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pensiero politico moderno anglosassone

 
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Dvx87




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MessaggioInviato: Gio Feb 05, 2009 12:01 am    Oggetto:  pensiero politico moderno anglosassone
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PENSIERO POLITICO ANGLOSASSONE

Sebbene esprimano contenuti diversi, inserisco tutti insieme gli autori
inglesi poichè hanno alcune caratteristiche comuni che li rendono peculiari nei confronti degli altri loro contemporanei.
I due elementi che distiunguono il pnesiero politico anglosassone sono l'ipotizzare l'esistenza di uno stato di natura usato come ipotesi operativa e "l'individualismo possessivo" ovvero un particolare modo di pensare che vede l'uomo come inevitabilmente egoista e portato a badare esclusivamente al proprio interesse.

THOMAS HOBBES

Hobbes lesse le opere di galileo e ne rimase molto colpito tanto da pensare di applicare nel pensiero politico le teorie galileiane. Quindi Hobbes parte dal pressupposto che la natura è regolata da leggi che l'uomo può scopirire così come può scoprire le leggi che regolano il suo comportamento.
Hobbes parte da una ipotesi: all'inizio dei tempi l'uomo viveva allo stato di natura ed in tale situazione non esistevano istituzioni statali. Per costituzione naturale l'uomo è portato ad acquistare il più potere possibile anche a costo di sopraffare gli altri (homo homini lupus). La vita allo stato naturale diventa difficile perchè la propria sicurezza è costantemente a rischio.
Dalla necessità della sicurezza nasce l'esigenza di un contratto che istituisce lo stato. Lo stato è chiamato da Hobbes "leviatano" ed è definito come un uomo o assemblea a cui affidare e conferire il proprio diritto ad autogovernarsi ed autorizzando ad esso tutti gli atti.
La socranità non spetta solo a chi formalmente può reclamare il titolo di sovrano: occorre anche vi sia l'effettivo potere di esercitarla. Coseguenza di ciò è nel momento in cui il sovrano non è più in grado di garantire la sicurezza allora i sudditi non sono più vincolati all'obbedienza.
I doveri dello stato, secondo Hobbes, consistono nel:
1) garantire l'uguaglianza davanti alla legge.
2) garantire la sicurezza.
3) garantire ed occuparsi dell'istruzione e della educazione.
4) garantire la prosperità materiale.
5) impedire la formazione di monopoli.

Il ruolo della religione è considerato secondario ed essa è soltanto un elemento dell'ordine civile. Il sovrano, infatti, è considerato come fosse Dio in terra ed in generale lo stato gode di una condizione di superiorità nei confronti della chiesa.
Hobbes condanna la stregoneria in quanto essa potrebbe compromettere la lealtà dei sudditi. Egli però ammette l'esistenza di una società matriarcale poichè la donna non è inferiore per natura ma soltanto la sconfitta di uno scontro per il dominio che ha visto prevalere l'uomo.
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MessaggioInviato: Gio Feb 05, 2009 10:12 am    Oggetto:  
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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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Dvx87




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Messaggi: 2336

MessaggioInviato: Gio Feb 05, 2009 12:21 pm    Oggetto:  
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JOHN LOCKE
Locke è considerato il fondatore della liberaldemocrazia ed un sostenitore della rappresentanza parlamentare, dello stato di diritto e della divisione dei poteri.
Allo stesso modo di Hobbes, locke parte da una ipotesi operativa: lo stato di natura. Lo stato di natura lockiano, però, è caraterizzato da auomini collaborativi, liberi ed eguali. Essi sono spinti a stipulare il contratto sociale per migliorare ulteriormente la loro condizione. Tale contratto è il calcolo comparato di vantaggi e svantaggi per i singoli individui ed è un voncolo puramente funzionale.
Nel pensiero lockiano, la società è comcepita come costituita da esseri uguali ed indifferenziati ma anche costituita da due classi diffferenti per livello culturale e razionalità: questo porterà locke ad essere favorevole alla limitazione del diritto di voto in base al censo.
Il popolo è considerato l'insieme dei cittadini aventi diritto al voto che conferiscono potere legislativo ad una assemblea per un determinato periodo di tempo.
Il potere politico consiste nel diritto di fare leggi con penalità di morte, e per conseguenza con ogni penalità minore, per il regolamento e la conservazione della proprietà e di impeigare la forza della comunità nell'esecuzione di tali leggi e nella difesa della società politica da offese straniere e tutto questo unicamente per il bene pubblico.
La proprietà riveste un ruolo importantissimo nel pensiero lockiano: essa è considerata come un diritto fondamentale perchè l'uomo estende la sua personalità, attraverso il lavoro, negli oggetti che produce e che possiede.
La ribellione è lecita poichè il contratto sociale è determinato unicamente da un vincolo funzionale: se il potere è gestito inadeguatamente deve essere revocato.
La libertà è intesa come sottomissione al potere legislativo fondato per comune accordo nello stato ed alle leggi emanate da tale potere in conformità al mandato conferitogli.
Locke riconosce la differenza tra società civile e stato sancendo l'esistenza di natura per la società e l'obligo dello stato di proteggerla. I rapporti sociali sono consolidati dallo sviluppo economico.
I doveri dello stato consistono in:
- fare leggi positive.
- prelevare le tasse e le imposte.
- protezione militare.
- politica estera.
- decidere a maggioranza.
I principi del liberalismo lockiano possono essere riassunti in sette punti:
a) imperatività della legge naturale che deriva da Dio e dalla ragione.
b) la legge naturale è fonte di ispirazione per la legge positiva.
c) lo stato è una associazione di uomini volti a conseguire gli interessi civili di comune rilievo.
d) la chiesa è una associazione di uomini liberi senza poteri coercitivi sugli aderenti.
e) l'interesse personale è il principale vincolo sociale e la vita associativa trae disciplina da quella economica.
f) l'uomo deve potersi realizzare come animale razionale per potersi realizzare come animale politico.

Da questi principi nascono i quattro grandi diritti

1) DIRITTO ALLA VITA.
2) DIRITTO ALLA SICUREZZA.
3) DIRITTO ALLA LIBERTA'.
4) DIRITTO ALLA PROPRIETA'.

Locke fu anche autore di una critica alla primogenitura ed all'assolutismo sopratutto quando la legittimazione di tale potere avveniva su base religiosa. La legittimazione su base religiosa prevedeva che il rapporto tra re e sudditi fosse simile a quello tra adamo ed i suoi figlio quindi il potere del re derivava dal potere conferito ad Adamo da Dio.
Locke sostenne che adamo non ha nessuna autorità sui discendenti e, anche l'avesse avuta, non avrebbe potuto tramandare questa autorità ai suoi discendenti. La successione è poi impossibile da definire con certezza vista l'enorme quantità di tempo trascorsa. Inoltre nessun governo trae beneficio da una ipotetica autorità di adamo quindi la primogenitura è una pretesa basata sul nulla.
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Dvx87




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MessaggioInviato: Sab Feb 21, 2009 1:00 pm    Oggetto:  
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DAVID HUMES
Humes critica il giusnaturalismo di Locke, sostenendo che il contratto sociale si basa su semplici convenzioni sociali.
Humes arriva a questa conclusione attraverso questo ragionamento: la ragione produce tre azioni.

1) RELAZIONI DI IDEE: posta una promessa, ne conseguen una ed una sola deduzione.
2) NESSO CAUSALE: se ad un evento ne consegue un'altro con regolarità non per forza i due eventi sono l'uno la causa dell'altro.
3) COMPORTAMENTO: propensione di una persona ad accettare un certo regolamento.

La conseguenza dell'ultimo punto è che i giudizi valoriali sono sempre diversi da persona a persona.
Altra conseguenza è che gli studi sociali sono diversi dalle scienze deduttive e fattuali quando danno giudizi valoriali quindi la legge naturale non esiste.
Secondo Humes il contratto basato sul consenso è una convenzione sociale basata sulla esperienza empirica della sua utilità.
L'interesse comune non è nient'altro che una convenzione ritenuta valida poichè i singoli vogliono mantenere la proprietà per egoismo e per abitudine.
Questo tipo di contrattualismo empirico rende inutile qualsiasi ipotesi di sulla natura umana.
Egli non modifica le conclusioni di Locke ma ne critica solo il principio di natura. Così come Humes non si allontana dal principio dell'individualismo possessivo.
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