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teologia politica cristiana

 
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Dvx87




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MessaggioInviato: Mer Dic 10, 2008 3:12 pm    Oggetto:  teologia politica cristiana
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IL CRISTIANESIMO
Il cristianesimo è, inizialmente, un elemento di perturbazione all'interno dell'impero romano. Le persecuzioni nei confronti dei cristiani cominciano realtivamente tardi rispetto alla venuta di cristo ma, almeno inzialmente, l'astio è reciproco tra cristianesimo ed istituzioni romane. Recenti ricerche storiche dimostrano come, molto probabilmente, fu proprio un gruppo di estermisti cristiani a causare l'incedio di roma avvenuto sotto il principato di Nerone. Non si può tuttavia parlare di persecuzione dei cristiani sotto codesto principato perchè Nerone se la prese soltanto con i cristiani che riteneva coinvolti nell'incindio di Roma. La persecuzione più grossa si verificò, invece, sotto Diocleziano ed, in questo caso, possiamo parlare di una vera e propria persecuzione su larga scala. I motivi che portarono alla persecuzione dei cristiani furono molteplici: dalla accusa di non voler rispettare l'autorità imperiale, alla accusa di rapporti incestuosi ecc.
La'vvenimento che fece mutare questa situazione fu il fatto che il cristianesimo inserì nel suo disegno providenziale l'impero romano: quest'ultimo era visto come un elemtno di pace e stabilità, che avrebbe preceduto l'arrivo della città celeste.
A questo punto sia i cristiani che le istituzioni romane mutarono radicalmente i proprio atteggiamenti: il cristianesimo fu sempre più tollerato fino ad arrivare all'editto di costantino del 313 che mise fine a tutte le persecuzioni. Nel 380, sotto Teodosio, il cristinesimo diventò la religione ufficiale dell'impero andando a spodestare il paganesimo che ripoverà ad imposrsi sotto il regno di Giuliano l'Apostata ma inutilmente.
Il csristianesimo è una dotrina di salvazione priva di idee politiche. Queste ultime furono importate quasi per intero dal paganesimo e dalla filosofia classica. Lo stesso concetto di Divina Providenza è comune sia ai cristiani che ai pagani.
La prima differenza sta nel fatto che, nel cristianesimo, tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio, il quale è un dio unico ed indivisibile.
Altra differenza sta nella natura doppia degli esseri umani. Ne consegue una divisione tra potere temporale e potere spirituale, assente nel paganesimo.
Secondo i cristiani, l'autorità incarna il principio di giustizia sostanziale e l'obbedienza ad essa è considerata una virtù perchè il comportamento è legato sia ai dettami dell'autorità che a quelli divini con prevalenza di questi ultimi in caso di conflitto.
I tre personaggi più rappresentativi della teologia politica sono: San Polo, Sant'Agostino d'Ippona ed Eusebio da Cesarea.


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MessaggioInviato: Mer Dic 10, 2008 3:18 pm    Oggetto:  
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SAN PAOLO
San Paolo rilegge il Vangelo sopratutto nei rapporti tra Dio e l'uomo. La sua teoria più famosa è quella della redenzione: quest'ultima indica Gesù come cristo salvatore, la crocifissione come un momento fondamentale della storia ed il sacrificio di cristo come momento importante per le conseguenze che ha prodotto nella società.
Il progetto politico di San Paolo è espresso nelle "Lettere ai Romani" ed è nettamente antimperiale. Esso si divide in tre parti:

1) TRASCENDENZA: Il regno di Dio è trascendente rispetto a quello dell'imperatore. Il regno di Dio verrà a sostituire quello terreno. La verà città non è Roma ma la città di Dio.
2) CRISTOLOGIA: Gesù, in quanto figlio di Dio, è l'elemento mediatore tra uomo e divinità. Tramite il sacrificio salva l'umanitò ed unisce la comunità. Il progetto è di salvazione e redenzione degli individui, i quali sono tenuti a credere in Dio.
3) UGUAGLIANZA: Tutti gli esseri umani sono uguali di fronte a Dio e tale uguaglianza contribuisce a mantenere unità la comunità.

San polo prosegue con la teoria dell'ascendenza dell'autorità: l'autorità terrena è considerata come voluta a Dio e disobbedire ad essa è come disobbedire a Dio.


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MessaggioInviato: Mer Dic 10, 2008 3:26 pm    Oggetto:  
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EUSEBIO DA CESAREA
Eusebio da Cesarea pone una analogia tra il mondo celeste e quello terreno: l'universo è ordinato perchè creato da Dio, il quale ha creato il mondo dal nulla e lo regge con la sua forza providenziale.
L'ordine di Dio di realizza sulla terra tramite la figura mediatrice di Cristo, il quale deve riportare l'umanità alla unità perduta. In questo modo l'opera di rendenzione sarà completata.
Un ragonamento analogo viene fatto in campo politigo con tanto di paragona tra Cristo e l'imperatore: L'imperatore è luogotenente della legge divina e rappresenta Dio sulla terra e l'umanità nella storia. L'imperatore ha una duplice natura (umana e sovraumana) e regge l'impero esattamente come Dio regge il mondo.
L'imperatore è legato alla legge divina nelle sue azioni ed è interprete del verbo divino. In questo modo l'imperatore risulta avere una funzioen sacerdotale.
altro importante compito dell'imperatore è la funzione educativa: l'imperatore deve diffondere ed educare i sudditi al cristianesimo.

Eusebio da Cesarea è considerato il fondatore del cesaropapismo ovvero quella corrente politicofilosofica che considera l'imperatore come capo di tutti i cristiani ed avente le stesse funzioni del papa.


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MessaggioInviato: Mer Dic 10, 2008 4:00 pm    Oggetto:  
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SANT'AGOSTINO D'IPPONA
Sant'Agostino riuslta essere l'esatto opposto di Eusebio da Cesarea: qegli è famoso per la sua opera chiamata "Città Di Dio" e pubblicata nel 410 d.c. in corrispondenza con il primo sacco di Roma.

Primo ellemtno di novità fu dato dalla concezione del tempo: alla classica concezione ciclica del pensiero antico, Sant'Agostino propone una visione lineare. Il tempo è suddiviso in due parti: lA'eternitas che sarebbe una dimensione atemporale e caraterizzata da un eterno presente. Tale dimensione è la dimensione di Dio.
Gli uomini, invece, vivono nel Tempus, il quale è legato sia alla materia che alla interiotità degli uomini. E' legato alla materia perchè esso comincia con la fondazione della città terrestre ed è legato all'interiorità degli uomini perchè la divisione futuro e passato è un prodotto della coscienza umana.

Il male non è considerato come una forza attiva e separata ma come una degradazione di ciò che in origine era buono. Dal male, considerato mancanza di perfezione, ha origine la città terrestre.
L'origine della città terrestre sta negli angeli: questi ultimi sono copartecipi della vita eterna ma non sono eterni poichè creati da Dio. Gli angeli possono diventare cattivi se non sono persevaranti perchè il male ha origine dalla mancanza di perseveranza. La volontà di non perseguire il bene fa cadere gli angeli dalla città celeste a quella terrestre.

L'uomo è considerato un essere di duplice natuale dotato di corpo e spirito. Nello stesso modo l'uomo è cittadino di entrambe le città: lo spirito appartiene alla città divina mentre il corpo a quella terrestre.
Gli uomini sono considerati dotati di una luce interiore per mezzo della quale possono giudicare le cose finite, attingendo alla ragione universale. L'uomo è quindi considerato in grado di arrivare alla verità.

L'amore è per Agostino fonte di conoscenza: esso può essere di due tipi: amore in sè ed amore di Dio. Il primo amore è tipico della città terrestre e può portare alle tenebre. Esso, infatti, è considerato imperfetto e può degenerare nel vizio.
L'amore di Dio è, invece, tipico della città divina, la quale si basa sulla giustizia, l'ordine e la pace universale. Tale amore si raggiunge attraverso un percorso spirituale.

Il potere è considerato come derivato da Dio: l'autorità imperiale è anch'essa derivata da Dio ma gli uomini sono tutti uguali e possono decidere come scegliersi un capo per:
1) potere derivato da Dio.
2) sorteggio.
3) elezione.
4) ereditarietà.
Viene confermato il principio teodosiano, secondo il quale l'imperatore deve avere pietà, essere indulgente, moderato e conoscere il fine della azione umana nonchè educare gli uomini alla vita cristiana.
La providenza è la necessità storica che porta la moralità degli atti cristiani mentre il giusto è colui che conforma la propria azione alla morale naturale.
La giustizia è concepita come un valor trascendente che può realizzarsi o meno nella città terrestre.

Riguardo i rapporti stato e chiesa, Agostino riprende Gelasio I e la dottrina delle due spade. Vi sono tre elementi:
1) Dio: fonte di autorità.
2) Chiesa: salva le anime.
3) Impero: amministra la giustizia sociale.
I tre poteri sono autonomomi ma coordinati tra di loro poichè il vescovo è responsabile della azioni dell'imperatore, che va educato.

Riguardo la concezione di pubblico e privato viene ripreso pari pari Aristotele: la dimensione pubblica è costituita dal foro mentr wquella provata dalla casa e dalla famigali. Quest'ultiam dimensione è riservata alle donne, che hanno il compito di procreare ed allevare i figli.


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Dvx87




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MessaggioInviato: Mer Dic 17, 2008 11:02 pm    Oggetto:  
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LA RIFORMA PROTESTANTE
Il protestante nasce con l'affissione delle 95 tesi di Lutero sulla porta della chiesa di Wittemberg. Vari furono i fattori che portarono alla nascita di questo movimento i principali tra questi sono la necessità di rinnovare la fede e la dilagante corruzione del clero cattolico. La riforma potà dilagare facilmente, sopratutto nell'europa centrale e nel nord europa, poichè i principi locali volevano staccarsi sia dalla autorità del potere imperiale che dalla autorità della Chiesa romana.
La riforma dilagò in Germania, Svezia, Ungheria, Francia, paesi scandinavi per toccare persino la Spagna e l'Italia. Per i successivi due secoli la riforma protestante causò immensi problemi e scontri armati molto violenti che possono dirsi terminati soltanto con la pace di Westfalia del 1648. Dopo questo evento, il protestantesimo si stabilirà principalmente in Germania, Olanda, Svizzera e paesi scandinavi. Anche l'Inghilterra si unirà, dopo l'act of supremacy, alla schiera dei paesi protestanti (mantenendo sue particolarità).
In campo politico le tesi dei protestanti avranno conseguenze molto importanti poichè, d'ora in poi, l'autorità verrà messa in discussione così come il principio di primogenitura.
Lutero ha una vissione pessimista dell'uomo e della vita: non è possibile, infatti, raggiungere sulla terra nessuna forma di redenzione. Il mondo non è retto dal Vangelo ma dalla legge, la quale è voluta da Dio per proteggere la convivenza civile dall'ingiustizia.
Il cristiano partecipa alla vita politica per sua coscienza e può disobbedire alla autorità solo in caso di persecuzione.
Gli anabattisti si colocarono sulla scia di Lutero giungendo fino a separare la comunità civile da quella religiosa.
Per i calvinisti, lo stato ha compiti etico-religiosi mentre la chiesa deve formare in senso cristino la vita civile. Il lavoro è una occasione di santificazione mentre il potere ha origine in Dio: esso è vincolato alla legge naturale. Lo stato deve porsi come tutore della moralità pubblica e privata mentre la dispobbedienza è ammessa solo per motivi religiosi.
I puritani propongono una democraticizzazione della vita religiosa e politica. Essi teorizzarono l'uguaglianza e la giustizia sociale. La sovranità appartiene al popolo con i soli limiti istituzionali e contrattuali: essa è irrevocabile. L'autorità politica deve essere esercitata dal governo, il quale deve rispettare la legge e la religione.


Ultima modifica di Dvx87 il Gio Dic 18, 2008 12:34 pm, modificato 2 volte in totale
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Dvx87




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MessaggioInviato: Mer Dic 17, 2008 11:15 pm    Oggetto:  
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LA CONTRORIFORMA
La controriforma nasce con il concilio di Trento sia come risposta alle tesi di Lutero che come tentativo di rinnovo della Chiesa cattolica.
In campo politico produsse effetti importanti poichè si cercò di dare una risposta a tre importanti questioni: la formazione dello stato nazionale, il nuovo ruolo politico della Chiesa e la questione della Spagna come potenza cattolica dominante.
Prodotto della controriforma sarà la seconda scolastica, la quale darà vita a numerosi autori anche molto diversi tra di loro. Essa può, comunque, essere considerata una corrente unitaria sia per le questioni che cerca di risolvere sia per alcuni elementi comuni dei suoi autori. Questi elementi sono: la comunità civile concepita come istituzione di diritto naturale, il tema del rapporto tra la legge naturale, la legge divina e le isituzioni, l'ispirazione erasmiana e l'opposizione alla laicizzazione della politica.
La legge naturale è considerata assoluta, eterna ed indipendente dall'uomo ma non va identificata con la legge divina (altrimenti non sarebbe concepibile da tutti ma solo dai credenti) e nemmeno con la legge razionale (altrimenti si legitimerebbe la laicizzazione della politica). La legge naturale è accessibile a tutti tramite la ragione ma non con pari facilitò: vi sono, infatti, differenze di grado tra gli uomini.
La mutua obbligazione immanente ai rapporti tra gli uomini nega l'esistenza di un qualsiasi tipo di contratto sociale.
Riguardo la sovranità, lo stato è considerato qualcosa di naturale e l'autorità necessaria affinchè gli uomini possano compiere la loro essenza nella cooperazione.
L'istituto monarchico deriva dalla legge naturale perchè garantisce l'unità del corpo politico.
Stato e chiesa sono sovrani ne propri amibiti: la chiesa ha il compito di salvare le anime mentre lo stato deve provvedere alla felicità, il rapporto tra le due istituzioni deve essere di collaborazione.
Viene confermata l'idea medioevale della costituzione di una comunità universale fondata sulla legge naturale.
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