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Il Fascismo, rivoluzione tradizionale (1942)
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Autore Messaggio
Dvx87




Registrato: 04/04/06 07:04
Messaggi: 2336

MessaggioInviato: Mar Dic 09, 2008 5:01 pm    Oggetto:  
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Citazione:
Le famiglie sono ovviamente vittime del modello di culturale che viviamo, il quale porta a desiderare l'acquisto spasmodico a qualunque costo. L'attuale tenore di vita è assolutamente sostenibile se comincia a basarsi sulla necessità e su un desiderio posto entro i limiti dell'accettabile. Ad esempio se il cellulare si rompe è cosa comune ricomprarlo piuttosto che ripararlo, un esempio banale di come noi sprechiamo a causa di un desiderio fittizzio messo nella nostra mente dal modello culturale consumista.

Anche io penso che un certo livello di vita sia mantenibile purchè non si oltrepassi il confine tra buon livello di vita e consumismo esasperato. Nel secondo caso si degenera verso le "bellurie" dei nostri giorni...

Citazione:
Personalmente ritengo che le ideologie sono figlie di un determinato tempo, passato il quale c'è bisogno di nuove ideologie.

questo è vero però spesso nuove ideologie sono figlie di rielaborazioni di vecchie ideologie.
Ovvio poi ce se sono completamente cambiate le epoche allora tale affermazione non è più valida: per sempio, dubito che oggi quacuno recupererebbe il pensiero cristocentrico! Very Happy
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Registrato: 02/09/11 07:55
Messaggi: 570
Località: Venezia

MessaggioInviato: Mer Gen 11, 2012 9:47 am    Oggetto:  
Descrizione:
Rispondi citando

Dvx87 ha scritto:
Citazione:
Vedi io il problema lo vivo in maniera diversa, secondo te con un educazione adeguata è possibile attuare una rivoluzione, usando la struttura economica come mezzo, ma mai come fine.
Ora io credo che per attuare una rivoluzione intellettuale in grado di cambiare realmente la società bisogna necessariamente creare una società in grado di garantire un certo livello di benessere agli individui.
Senza la garanzia di un livello di sussistenza elevato il sistema di educazione non potrà mai decollare verso la rivoluzione “etica”, perché la gente cercherà sempre e comunque di garantirsi prima i bisogni che considera immediati, cosa anche logica dopotutto perché nessuno vuol fare le rivoluzioni intellettuali se ha la pancia vuota. Il sistema capitalista liberale mantiene in bilico la situazione, facendo in modo che il benessere sia una sorta di lotta per la sopravvivenza, per accedere al benessere diventa necessario dedicare quasi tutti gli sforzi della propria esistenza, conducendo quindi l’individuo ad una vita in cui per l’elevazione morale c’è poco “tempo”. Per superare questa empasse è necessario che un governo, chiamiamolo rivoluzionario, che voglia cambiare questa situazione psicologica deve garantire a tutti il massimo benessere possibile. Quando la gente avrà la certezza di una vita agiata, non dico senza sforzo ma sicuramente senza la sofferenza che il liberalismo causa per trovarla, allora potrà cominciare a concentrarsi sul salto rivoluzionario “culturale”. Per questo ti ho sempre detto che è la struttura economica a determinare l’eventuale successo della rivoluzione, l’Italia quando ha cominciato a perdere la fede nel fascismo? Nel momento in cui l’economia di guerra (1936) ha iniziato a impoverire il paese, ora in questo post non credo sia il caso di discutere delle cause di questo impoverimento, ma è un fatto che c’è stato e che ha assunto proporzioni fenomenali con la guerra mondiale. Il discorso è analogo per l’URRS e i paesi socialisti, fino alla fine degli anni’60 anche se la ricchezza era inferiore a quella dei paesi europei i paesi socialista avevano standard di vita relativamente uguali ai nostri, quando questo benessere è cominciato a venire meno la gente ha lentamente perso la fede nel socialismo, specialmente in URRS dove era comunque l’edificazione della società socialista era un sentimento assai concreto prima dell’era Breznev.
Per questo pongo molto l’accento sulla struttura economica e ti dico che determina tutto, non è in dubbio che bisogna avere come fine quello dell’elevazione culturale e l’eticità (anche se ovviamente i miei valori etici magari sono diversi dai tuoi) ma il fatto che essa dipenda dalla struttura economica in cui cresce secondo me è una quasi-verità.

Helmut scusa se mi intrometto però ci sarebbe una cosa da chiarire, divido in due punti per semplicità:
1) RIGUARDO LA QUESTIONE ECONOMICA.
E' fuori discussione che l'economia sia importante purchè sia vista in funzione organica nei confronti delle altre componenti.
Il ragionamento che fai è corretto nel senso che, come diceva Mazzini, se non si pensa prima a sfamarsi è impossibile fare qualsiasi altra cosa. Mi sembra che questo ragionamento lo stia facendo anche tu se non ho capito male. L'unica puntualizzazione che faccio è che l'economi ha il compito di garantire il nostro benessere materiale (almeno nei bisogni fondamentali). Questa è la sua funzione e non, come si crede ai nostri giorni, quella di garantire la felicità perchè la feclicità è frutto, in primis, di un processo individuale e non solo meramente economico.
Certo, garantire un certo livello di vita al popolo è fondamentale per poter compiere la rivoluzione ma non è che l'intera rivoluzione sia un prodotto dell'economia e basta. Non so se hai inteso quello che sto cercando di dirti: non nego l'importanza dell'economia ma la considero funzionale ed organica alla rivoluzione.


Credo che Helmut qui abbia scritto una mezza verita'.... per come la gente e' abituata a vivere oggi, difficilmente rinuncera' ad avere la pancia piena per andare incontro ad una rivoluzione culturale-etica.
Ed il concetto di "pancia piena" oggi e' ben lontano dalla semplice garanzia dei bisogni fondamentali.

Smontare l'illusione ricchezza=felicita', perno sul quale ruota la societa' odierna e' sicuramente l'ostacolo piu' difficile da superare, e forse possibile solo quando, a causa di forze maggiori, si arrivera' al giorno in cui le pancie vuote saranno la maggioranza della popolazione.... forse forse in questo l'Europa ci sta' dando una mano....

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"Ho tolto la libertà. Si, ho tolto quel veleno che i popoli poveri ingoiano stupidamente con entusiasmo. Ho fatto versare il sangue del mio popolo. Sì, ogni conquista ha il suo prezzo." Mussolini si confessa alle stelle.
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