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SCOMODE VERITA' SUL DC 9 INABISSATOSI AD USTICA ?
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Marcus
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MessaggioInviato: Gio Apr 13, 2006 9:58 am    Oggetto:  SCOMODE VERITA' SUL DC 9 INABISSATOSI AD USTICA ?
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Ecco un’articolo interessante che trovai tempo addietro su internet e che destò la mia curiosità. La tragedia del Dc 9 inabissatosi sui fondali di Ustica merita di dover essere sempre ricordata a tutte le generazioni di italiani onesti come una delle pagine più vergognose della storia della repubblica delle banane pseudo-italiana. Leggetelo e commentiamolo insieme. E’ un doveroso omaggio alle vittime innocenti ed inconsapevoli di quell’apparato criminale che ci governa da più di 60 anni.

-----------

Lo scopo della rubrica letteraria "Voci Negate" è cedere la parola agli autori esclusi, per le ragioni più diverse, dal mondo dell'editoria o, più precisamente, dei grandi nomi del settore. Il caso del libro di Enrico Brogneri Ai margini di Ustica, per la gravità del tema che affronta e per il modo in cui il manoscritto è stato "accolto" dagli editori, merita un rilievo particolare.

L'autore, che può essere considerato l'unico testimone oculare di un fatto che si ha motivo di credere essere strettamente collegato con la strage di Ustica, si è assunto l'impegno di scrivere quest'opera "per rendere più tangibile il suo contributo in onore delle vittime".

Questa, brevemente riassunta, la drammatica vicenda avvenuta in quel triste 27 giugno del 1980:
– poco prima delle ore 21.00, un DC9 della Compagnia Aerea Itavia, partito da Bologna con destinazione Palermo, si inabissa per cause misteriose nel Mar Tirreno, nei pressi di Ustica
– le 81 persone a bordo muoiono nel disastro
– il 18 luglio dello stesso anno, sui monti della Sila viene rinvenuto un Mig 23, di probabile nazionalità libica, con all'interno un uomo la cui morte, in seguito a vari esami, è fatta risalire in un primo momento al 18 luglio e successivamente ad almeno quindici giorni prima. Secondo la versione ufficiale, accreditata dalle commissioni d'inchiesta, non vi sarebbe alcuna relazione fra il Mig libico e il disastro del DC9.
Il caso, però, ha voluto che la sera del 27 giugno, verso le ore 21.20, e cioè pochi minuti dopo l'incidente aereo nei pressi di Ustica, l'autore del libro, Enrico Brogneri, vedesse un aereo militare volare a bassissima quota e a luci spente sulla città di Catanzaro...
Questo fatto ha schiuso ai suoi occhi la possibilità di un collegamento con la strage del DC9 ed ha fatto sorgere in lui la volontà di far luce sulla vicenda per contribuire a far emergere una verità scomoda che si scontra con grossi interessi internazionali; una verità che le autorità hanno cercato di occultare col silenzio, se non addirittura ostacolando e depistando le indagini e negando l'evidenza. Ardua impresa, quella di Enrico Brogneri, quando si devono affrontare forze molto potenti: una vera e propria battaglia che richiede enorme coraggio.

L'autore ha cercato di ricostruire i fatti con approfondite ricerche che hanno richiesto anni di lavoro, collaborando instancabilmente con magistrati e giornalisti:
"Non bastano i resoconti giornalistici, non bastano le proteste dei parenti delle vittime, non bastano le investigazioni della magistratura, non bastano né dieci né quindici anni di attese più o meno utili. Per capire Ustica, bisogna chiudere gli occhi e immaginare di trovarsi seduto accanto a una qualsiasi delle ottantuno persone decedute; bisogna sentirsi accanto a loro per rivivere, insieme a loro, quegli attimi terribili; bisogna tornare indietro con la fantasia per ascoltare i loro dialoghi, cogliere le loro speranze, le loro emozioni nel ritrovarsi a contatto con le piccole cose di ogni giorno: il mare, la luce, gli affetti, le vacanze appena arrivate; bisogna trovarsi accanto al pilota per sentire la sua sorpresa, accanto alle donne, ai bambini che di schianto, straziati nelle carni, urlano il loro terrore e invocano un aiuto improbabile, in un susseguirsi di eventi a catena, inarrestabili eventi, sempre più traumatici, sempre più indomabili. Per capire Ustica, bisogna trovarsi tra i pochi non ancora deceduti, e insieme a loro annaspare in uno sforzo estremo, tanto sovrumano quanto inutile, nelle fredde acque del Tirreno, in quel mare che appena prima era azzurro e ora è nero; bisogna poi trovarsi a condividere coi genitori, coi figli, con i fratelli, i parenti e gli amici, l'angosciante attesa di un annuncio mai arrivato.
Capire Ustica, significa poter chiudere gli occhi e verificare se si ha la coscienza pulita.
Gli uomini giusti possono farlo. Gli altri sono i responsabili".

Il libro, che è molto ponderato e ben lontano dal tono sensazionalistico di certa stampa, e riporta il testo integrale di importanti documenti relativi alle ricerche condotte da Enrico Brogneri, è uscito lo scorso gennaio ed è stato edito a cura e spese dell'autore, dal momento che nessuna delle case editrici contattate, fra le più importanti del Paese, si è voluta esporre, accettando di pubblicare un'opera il cui contenuto, in un certo senso, si potrebbe rivelare "pericoloso".
Come ha osservato lo stesso autore: "l'omertà non appartiene solo alla gente comune... la mia delusione è stata cocente specie quando ho potuto verificare, a volte casualmente, altre per gentile concessione di consulenti e dipendenti, che alla base dei rifiuti dei vertici editoriali v'era la difficoltà di gestire l'argomento trattato, che è stato considerato troppo scottante...".
Affinché i lettori possano constatare quali sono state le difficoltà incontrate dall'autore per pubblicare il libro, riporto copia delle risposte delle varie case editrici a cui si è rivolto: le reazioni suscitate dalla lettura del manoscritto e le giustificazioni che sono state fornite per il suo rifiuto. Per ragioni che mi paiono ovvie, onde evitare all'autore spiacevoli complicazioni, non verrà indicato il nome delle case editrici e degli operatori in questione:
– Casa Editrice n. 1:
al telefono, il direttore editoriale della narrativa, il sig. (...) : "Il libro è bellissimo e davvero interessante". Riscontro scritto del 20.5.97 dalla Segreteria editoriale: "la decisione editoriale è stata purtroppo negativa. Mi dispiace, Le rendo il materiale e Le auguro di poter trovare una soluzione soddisfacente presso altri. Molto cordialmente...".
– Casa Editrice n. 2:
lettera dell'11. 4. 96 del sig. (...) : "Il suo (libro) naturalmente reca un contributo importante, che è stato non a caso valutato con la giusta attenzione dalla magistratura inquirente e, sia pure con le difficoltà da Lei documentate, dalla stampa... Sono perciò costretto - a malincuore - a declinare la Sua cortese offerta".
– Casa Editrice n. 3:
"Il testo che ci ha inviato è senza dubbio interessante, ma secondo noi occorrerebbe presentarlo a un editore che pubblica libri a caldo su problemi italiani attuali, la Casa Editrice n. 4, ad esempio...".
– Casa Editrice n. 4:
per telefono, il consulente signor (...). : "Sì, l'ho appena finito di leggere. E' un bel testo, mi ha colpito il capitolo del Mig perché è scritto bene. E tuttavia...".
– Casa Editrice n. 5:
lettera della Segreteria Editoriale: "Purtroppo dobbiamo dirLe che la nostra commissione di lettura non ha ritenuto il Suo lavoro adatto ad essere inserito nelle nostre collane". Dalla scheda di valutazione del 5.11.96 del suo direttore editoriale, il sig. (...), rinvenuta casualmente tra le pagine del dattiloscritto restituito, risulta tra l'altro testualmente: "... nacque così la decisione di scrivere questo libro, che vedo esservi stato spedito nello scorso aprile: spero non troppo tempo fa per poter rispondere, senza possibilità di appello e col minor numero possibile di parole per non restare invischiati dal tenacissimo entusiasmo dell'autore, che la proposta non può rientrare nei nostri programmi editoriali. Altrimenti, si potrebbe offrire all'autore di comprargli il testo".
– Casa Editrice n. 6:
"Le variazioni necessarie (ove compaiono cioè chiari e precisi riferimenti a nominativi e persone) snaturerebbero negativamente gli interessanti contenuti del testo originale. E' nostra ovvia politica cercare di evitare le questioni legali. Confermato il valore della Sua opera, se già non ha provveduto in tal senso, Le consigliamo vivamente di sottoporla in visione ad affermate case editrici che possano sostenerne la pubblicazione, sia in senso editoriale, sia sotto il profilo legale."
– Casa Editrice n. 7:
ha semplicemente negato di aver mai ricevuto il dattiloscritto. E ha continuato a negare anche in presenza del documento postale che ne comprovava l'avvenuta consegna a mani del titolare, il sig. (...).
– Casa Editrice n. 8:
risposta telefonica: "Il dattiloscritto è stato sottoposto alla valutazione personale della signora (...). Poi, nessun riscontro nonostante i ripetuti solleciti.
– Casa Editrice n. 9:
Dopo l'ennesimo sollecito telefonico: "Avevamo a suo tempo esaminato il Suo testo e deciso, in rapporto alla linea editoriale delle nostre collane, di non accogliere la Sua proposta di pubblicazione".
– Casa Editrice n. 10:
"In questo momento non ci è possibile procedere ad alcuna ulteriore iniziativa editoriale; conserveremo nel nostro archivio una dettagliata scheda del Suo lavoro nella eventualità di una futura utilizzazione".
– Casa Editrice n. 11 :
per telefono con la dott.ssa (...) (figlia del proprietario?): "No, non può rientrare nei nostri programmi". Subito dopo, avendole fatto notare che nei primi contatti si era detta interessata, la stessa mi ha risposto che la casa aveva cambiato linea editoriale solo da qualche giorno.
A questo punto, qualsiasi commento si rivelerebbe superfluo.

Ustica, però, non può essere dimenticata.

"Eppure, c'è ancora chi si muove per costringere altri a dimenticare; e in questo disegno prova a falsificare gli indizi e le prove, alza polveroni, produce delitti, commissiona 'suicidi'. Sangue, tanto sangue! Non importa se innocente! Purché scorra. E sia d'avvertimento a chi dovrebbe e non vuol capire ...
I militari e ministri hanno minacciato i giornalisti di reazioni anche giudiziarie se avessero continuato a porre in dubbio la loro parola sulla versione ufficiale del disastro di Ustica.
Chiaro? Reazioni anche giudiziarie. E non è che non abbiano poi mantenuto la 'promessa'. L'hanno mantenuta eccome!
Basterà tanta feroce determinazione a cancellare il nostro bisogno di verità? Sicuramente no. La gente, è vero, è disorientata, non sa più che cosa pensare, a chi credere. Gli italiani, in particolare, stanno combattendo, ormai da anni, una dura battaglia contro la corruzione; sono allo stremo delle forze, ma vogliono giustamente portare a termine la loro 'rivoluzione'. I più guardano con fiducia ad una magistratura che spesso, fatte salve talune lodevoli eccezioni, si muove secondo un copione che è frutto del formalismo più esasperato: fascicoli aperti, sospetti, analisi, depistaggi, archiviazioni, misteri. E poi, nuovi sospetti, altre analisi, altri polveroni, nuovi misteri. I tribunali scoppiano, la giustizia non funziona, il tempo passa inesorabile e i responsabili capiscono che, con un pizzico di fortuna, possono anche farla franca; si riciclano, fuggono ad Hammamet, aspettano in apnea prima di riemergere...
Un giorno il relitto del DC9 Itavia potrà essere considerato una sorta di monumento nazionale che serva di monito alle generazioni future. Ora, però, esso deve essere visto solo come reperto, e come tale va analizzato e studiato, proprio come fosse il principale testimone della tragedia.
M'è capitato, a volte, di raccontare questa vicenda ad amici o persone di provata fiducia. Vanni Valia, per ultimo, mi disse una sera: <<E' una storia estremamente interessante. Perché non provi a scriverla?>>
L'ho fatto."

Leggi l'intervista a Enrico Brogneri, apparsa su "La Gazzetta del Sud" del 28 aprile 1998 e quella pubblicata su "Il Quotidiano" del 22 ottobre 1998.
Per ulteriori informazioni ed eventuali commenti è possibile rivolgersi direttamente all'autore scrivendo al seguente indirizzo:   oppure visitare il suo sito internet in cui presenta il libro.

Chi è l'autore?
Enrico Brogneri è nato a San Pietro Apostolo (CZ) il 14 ottobre 1943 e risiede nella città di Catanzaro. Dopo la maturità ottenuta al Liceo Classico "P.Galluppi", accede agli studi superiori e consegue la laurea in giurisprudenza all'Università di Napoli.
A Catanzaro esercita la professione di avvocato civilista.
Nel tempo libero, la caccia e la pesca sono stati i suoi svaghi preferiti fino a qualche anno addietro. Ora, pur senza trascurarli del tutto, dedica più tempo ai viaggi.
Dopo "Ai margini di Ustica" ha in progetto di scrivere un secondo libro del quale, al momento, preferisce non anticipare l'argomento.

Morti sospette

Nel capitolo IX de "Ai margini di Ustica", Enrico Brogneri considera alcuni incidenti e coincidenze che sembrano "troppo numerose e strane per non doverle tenere in debita considerazione", fatti che spingono alla riflessione:
– la morte del maresciallo Zummarelli, travolto da una Honda 600 nel periodo in cui era impegnato nelle indagini sul Mig libico. Poco tempo prima aveva confidato ad un amico giornalista, Gaetano Sconzo, di temere per la propria vita
–la morte del maresciallo Antonio Muzio, ucciso con tre colpi di pistola nell'addome mentre si trovava nella sua casa di Pizzo Calabro, il quale aveva lavorato all'aereoporto di lamezia Terme: "uno scalo direttamente coinvolto nella vicenda del Mig libico, del suo recupero sulla Sila e della sua restituzione a Geddafi" (dal settimanale "Europeo" n. 9 del 28 febbraio 1992)
– la morte del colonnello Sandro Marcucci, precipitato col suo Piper il 2 febbraio 1992 sulle Alpi Apuane. L' "Europeo" riporta: "L'aereo brucia, va in fumo, c'è chi giura di aver visto l'aereo perdere stranamente quota e all'improvviso". "Poi, mistero nel mistero, nella bara viene ritrovato un pezzo del motore: è tutto fuso, tranne un tubicino di gomma. Il fuoco ha sciolto il metallo ma non la gomma. Ma chi l'ha nascosto nelle sue spoglie?" (dal testo del libro). Il quotidiano "Il Tirreno" parla di un'intervista in cui, appena cinque giorni prima della sua morte, il colonnello Marcucci aveva duramente attaccato, accusandolo di corruzione, il generale dell'Aereonautica Zeno Tascio, comandante dell'aereoporto di Pisa dal 1976 al 1979, responsabile dei servizi segreti dell'Aereonautica all'epoca del disastro di Ustica, e oggi inquisito nell'inchiesta del DC9.
In una nota del libro l'autore riferisce: "Le caratteristiche delle bruciature, riscontrate sui reperti del piccolo velivolo e sulla persona del colonnello Marcucci, hanno alimentato il sospetto di sabotaggio. La magistratura sta ancora indagando sulla possibilità che il Piper sia precipitato per lo scoppio di un ordigno al fosforo collocato sotto il pannello dei comandi"
– la morte, insieme a quella di Giorgio Alessio, dei capitani Ivo Nutarelli e Mario Naldini della pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori nella tragedia di Ramstein (Germania), in cui si sono contati fra i civili ben 51 morti e 400 feriti. L'ipotesi della collisione in volo sembra poco fondata: da un filmato risulta la presenza sospetta, su una terrazza, di due persone non identificate che, rimanendo appartate, maneggiano un telecomando; l'incidente pare sia avvenuto proprio sulla loro perpendicolare, in corrispondenza della loro posizione. Il fatto che i capitani Nutarelli e Naldini dovessero comparire davanti al giudice pochi giorni dopo perché erano in possesso di qualche importante informazione circa il disastro di Ustica - i giudici volevano infatti chiedere loro il motivo per cui, la notte del disastro, si erano levati in volo ed erano stati costretti a rientrare - e che lo scoppio e la fiammata si siano verificati dopo che le due pattuglie si erano incrociate, esclude l'ipotesi della collisione e fa sorgere il sospetto che l'incidente sia stato in realtà un attentato per ridurli al silenzio
– la morte del capitano Maurizio Gari, controllore di volo nel centro radar di Poggio Ballone, stroncato all'età di 32 anni da un misterioso e non verificato infarto
– la morte del maresciallo Alberto Dettori, dello stesso centro radar, impiccato ad un albero
– la morte del colonnello Giorgio Teoldi, comandante dell'Aereoporto Militare di Grosseto
– la morte del sindaco di Grosseto Giovanni Finetti, poco tempo dopo aver manifestato l'intenzione di volere raccontare ai giudici una circostanza appresa indirettamente
– la morte in un attentato del generale Licio Giorgieri
La lista delle morti sospette è molto lunga... Forse troppo lunga per sostenere la tesi delle coincidenze, dice l'autore.

Intervista a Enrico Brogneri, a cura di Francesco Kostener, tratta da "La Gazzetta del Sud" del 28 aprile 1998


Viaggio "Ai margini di Ustica"

Pur apparso in libreria da ormai tre mesi, ancora questo volume di Enrico Brogneri -pubblicato a proprie spese dall'autore per superare i "tentennamenti" dell'editoria non solo locale -non ha registrato l'attenzione che merita. Non che Brogneri, che vive e svolge la professione forense a Catanzaro, non sia riuscito a fornire elementi interessanti per una conoscenza più ampia dei fatti di Ustica. Tutt'altro.
Il suo, anzi, è un contributo non solo originale, ma carico di particolari e di contenuti nuovi, al punto da costituire un tassello illuminante nel complesso mosaico di cui si compone la storia del DC9 Itavia, inabissatosi nel Tirreno la sera del 27 giugno 1980.
Da allora, nonostante siano trascorsi ben 18 anni, la verità su quanto accadde a quell'aereo, con 79 persone a bordo, non è stata ancora definitivamente accertata. Si tratta di una delle vicende più controverse e misteriose tra le tante che hanno segnato la più recente storia italiana, cui Enrico Brogneri ha dedicato -e dedica tuttora- impegno e passione investigativi ammirevoli.
Un dovere civile, il suo -parallelo a quello dell'Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, presieduta da Daria Bonfietti, sorella di una delle persone scomparse quella sera -per impedire che quelle 81 persone finiscano dimenticate o sacrificate sull'altare di interessi che non devono invece prevalere. Ma perché Brogneri si è occupato di Ustica? Egli non avrebbe mai immaginato che, quell'aereo, visto la sera del 27 giugno 1980, mentre percorreva via Jan Palach, una stradina solitaria e periferica di Catanzaro, avrebbe cambiato la sua vita. Erano le 21.20 circa, mezz'ora prima era precipitato il DC9.
Né avrebbe potuto immaginare che, nove anni dopo -ascoltando l'allora Ministro della Difesa, Valerio Zanone, a conclusione delle indagini della Commissione Pisano, affermare sul proprio onore, "che la vicenda del Mig libico non ha nulla in comune con la caduta del DC9"- l'immagine di quell'aereo, a distanza di tanto tempo, gli sarebbe apparsa di colpo carica di significati e fosche interpretazioni. Fu così che, profondamente turbato, Brogneri si precipitò al telefono e compose il numero del quotidiano "La Stampa", chiedendo al centralinista del giornalista Ruggero Conteduca, che si era sempre interessato di Ustica.
La sua testimonianza, però, non produsse l'effetto sperato. Né maggiore fortuna ebbe la lettera che Brogneri, infastidito per essersi sentito dire che la questione era di scarso interesse e che nulla vietava di pensare che egli fosse un mitomane, decise di scrivere alla redazione del quotidiano torinese.
Diversamente andò col giornalista Franco Scottoni, de "La Repubblica" dal cui articolo, seppure in ritardo, arrivò la convocazione di Brogneri da parte del giudice istruttore Vittorio Bucarelli.
Ma ecco la testimonianza dell'avvocato catanzarese:
"Inviando quella lettera, sapevo bene che si sarebbe aperta una fase nuova e coinvolgente nella storia di Ustica. Ricordo che ero molto preoccupato, forse pure spaventato dalla prospettiva di dover fronteggiare una situazione delicatissima con autorità politiche e militari, già da tempo sotto accusa per i sospetti e le gravi perplessità che erano scaturite dalle loro risposte agli inquirenti. A quel punto, però, niente e nessuno avrebbe potuto indurmi a lasciar perdere. Ustica, col suo carico di misteri, non era una vicenda qualsiasi. Era, invece, e lo è ancora, una storia terribile che ha coinvolto potenze straniere sempre più determinate a impedire l'emergere di responsabilità inconfessabili, suscettibili di creare seri problemi alle loro diplomazie".

– Una storia alla quale lei ha dedicato ogni sua energia...

"Svolgendo la mia normale occupazione di avvocato, ho dovuto vivere un'esperienza parallela, fatta di normali incontri con giudici e giornalisti, ma anche di pericolose investigazioni da dilettante, finalizzate alla ricerca di possibili riscontri.
I rischi, memore delle numerose morti che avevano destato fondati sospetti, li ho sempre avuti ben presenti. Ma il sacrificio di tante vite, le sofferenze e il dolore urlato dai parenti delle vittime, potevano davvero essere soffocati da qualsivoglia ragione di opportunità?
Queste cose, in qualche modo, le ho dette anche al magistrato romano Bucarelli, quando finalmente si degnò di interrogarmi. Egli però, sarà stata una mia impressione, mi sembrò pieno di pregiudizi, quasi fosse infastidito dalla mia stessa presenza. Non ebbi di lui, insomma, l'impressione positiva che successivamente mi diede il giudice Priore.
Priore, invece, ha fatto un gran lavoro. E se un giorno sarà possibile conoscerla, questa benedetta verità, allora il merito dovrà essergli riconosciuto a buon diritto".

– Quando è nata il lei l'idea di scrivere un libro su Ustica?

"Non subito, anche se la mia ipotesi l'avevo ben chiara in mente. Probabilmente, fu dopo il dialogo avuto con il giornalista Claudio Gatti, corrispondente dagli Stati Uniti del settimanale "L'Europeo", che cominciai ad accarezzare l'idea di scrivere un libro sulla vicenda. Mi aveva chiamato per sapere se avevo letto il suo "Quinto scenario", da pochi giorni in libreria. Insistette perché gli chiarissi il mio pensiero, cosa che feci scrivendogli una lettera, nel marzo 1994. Mi richiamò per dirmi della sua certezza sul non coinvolgimento dei francesi e degli americani, che sarebbero rimasti estranei alla battaglia aerea".

– Perché, nel cielo di Ustica si verificò questo?

"Credo di sì. Ma spiegherò cosa avvenne tra un attimo. Dicevo che Gatti si mostrò molto interessato alla mia ipotesi, che aveva trovato assai suggestiva e verosimile, della possibile sostituzione dell'aereo di Castelsilano ad opera dei servizi segreti, tant'è che subito mi accennò alla probabilità che egli decidesse di proporre una seconda edizione modificata del suo volume.
Fu allora che mi lasciai sfuggire una vera e propria gaffe: "Forse bisognerebbe scrivere un altro libro", gli suggerii sorridendo".

– Aveva accennato alla battaglia aerea...

"Spetta naturalmente alla magistratura accertare cosa può essere accaduto quella notte del 27 giugno 1980. Io ho solo fatto un'ipotesi, con l'unica pretesa di provocare la risposta di quanti hanno titolo per interloquire sulla vicenda. L'ho fatto perché mai e poi mai avrei potuto sopportare una soluzione svincolata dagli apporti di testimoni, sulla quale sembra vogliano puntare coloro che avversano l'ipotesi della battaglia aerea".

– Qual è la sua idea?

"Agli atti dell'inchiesta vi sono innumerevoli elaborati peritali sul relitto del DC9, ma è troppo comodo pretendere di trarre argomenti solo da essi, confidando sull'opinabilità delle conclusioni dei periti. Esistono agli atti consistenti elementi indiziari che scaturiscono da spontanee dichiarazioni di gente comune; vi sono notevoli elementi di falsità dichiarate e reiterate da alcuni indiziati all'evidente scopo di depistare le indagini; vi sono pure le rogatorie che testimoniano le reticenze di alcune nazioni, che spesso si sono trincerate dietro ostinati silenzi, tanto assurdi quanto eloquenti".

– Una matassa ancora da sbrogliare del tutto?

"No, non credo. E' piuttosto l'ipotesi del complotto a rendere l'aria irrespirabile. Il complotto che evoca l'inganno, il tradimento, la consapevolezza delle probabili conseguenze, è qualcosa di sconvolgente e di indigeribile. Ma come può essere escluso nella concomitanza degli elementi emersi?
La pista della fornitura dell'uranio arricchito all'Irak non l'ha inventata nessuno. Qualcosa, ancor prima di Gatti, l'aveva casualmente accertato il giudice Carlo Palermo, che si era imbattuto, indagando su un misterioso traffico d'armi, su due strane fatture comprovanti il passaggio del materiale fissile dalla Libia all'Irak. E non è un mistero che il Mossad, il servizio segreto israeliano, si era già da tempo reso particolarmente attivo con atti di sabotaggio per impedire all'Irak di dotarsi della bomba atomica.
Si vuole insistere ancora sulla tesi della responsabilità lieve per semplice colpa? Ebbene, spieghino allora da che è scaturita la necessità di depistare, la decisione di negare ad oltranza e di lanciare volgari accuse di protagonismo contro coloro che avevano solo avvertito il dovere di testimoniare da uomini liberi".

– Ma lei cos'ha detto ai giudici?

"Io ho riferito ai giudici quel che ho visto, e nel mio libro ho scritto quel che ho pensato. Sia chiaro però che, piuttosto che dare certezze, ho inteso solo ampliare la rosa delle ipotesi, così come ho voluto riferirmi agli uomini deviati delle istituzioni anche quando ho genericamente parlato di francesi, americani, e così via".

– Ma come andrà a finire secondo lei?

"Non so dirlo. Il mio augurio è che siano accertate tutte le responsabilità, e non solo di quelli che hanno avuto interesse a depistare, tradendo il giuramento di fedeltà alla nazione. Sono tuttavia un po' demoralizzato per la caparbietà di una difesa gratuita, giornalmente reiterata anche in favore di coloro che sono rimasti ormai irrimediabilmente smentiti e contraddetti. Si tratta, come è evidente, di una difesa preordinata alla negazione fine a se stessa. E questo è un fenomeno inaccettabile e preoccupante, perché negare l'evidenza cozza contro ogni regola della società civile e, dunque, è violenza".



Intervista a Enrico Brogneri,
a cura di Giuseppe Cosco,
tratta da "Il Quotidiano" del 22 ottobre 1998.

Avvocato Brogneri, cosa ha visto esattamente, alle 21,20, la sera del 27 Giugno 1980?

Ero stato a trovare i miei genitori e mi stavo recando a prendere mia moglie quando, percorrendo via Jan Palach, ho visto un aereo militare sorvolare la città di Catanzaro a bassissima quota e a motori e luci spente, sembrava in planata. La circostanza potrebbe a prima vista sembrare del tutto banale ma non è così, specie se si considera che 20 minuti prima, capisce? Venti minuti prima era precipitato il DC9 ITAVIA, nel Tirreno.

– Nel suo libro sembra convinto che il DC9 sia stato abbattuto nel corso di una battaglia aerea. Cosa è accaduto secondo lei?

L'ipotesi della battaglia aerea, svoltasi in prossimità del DC9, non è nuova. Prima di me l'avevano sostenuta altri, per esempio Andrea Purgatori e Claudio Gatti. Non è questo il punto. La divergenza, invece, è nello scenario. Gatti nel suo libro attribuisce la tragedia ad un errore dell'aviazione israeliana. Io, al contrario, ho pensato ad un qualcosa di più complesso, nel quale è il complotto a determinare la tragedia.

– Qual è la sua teoria del complotto in proposito?

Nel mio libro: "Ai margini di Ustica", ho sostenuto l'ipotesi dell'abbattimento del DC9 nel corso di una battaglia aerea intrapresa per impedire che i francesi consegnassero l'uranio all'Irak. Devo premettere che, ogni qual volta ho fatto riferimento ai francesi, agli italiani o agli americani e così via, ho inteso sempre riferirmi ai rispettivi servizi segreti deviati. Ebbene, dicevo che i servizi segreti francesi, lo SDECE per intenderci, d'accordo con quelli italiani, avevano predisposto un piano ben preciso. Tale piano prevedeva che il trasporto dell'uranio dovesse avvenire proprio la notte della tragedia, per via aerea con un cargo camuffato, che doveva procedere sulla scia del DC9, ma a distanza di sicurezza per non correre i rischi, che si è invece voluto far correre agli ignari passegeri dell' ITAVIA. Capisce? La possibilità che gli israeliani potessero colpire il DC9 era stata preventivata. Qua sta il fattaccio. I francesi e gli italiani sapevano che quel che poi è accaduto aveva un alto margine di probabilità che si verificasse. Lo sapevano e non hanno fatto nulla per impedirlo. Lo sapevano e addirittura avevano reso ancora più probabile l'accadimento quando, da veri e propri professionisti del delitto, decisero di far scortare il DC9 da un loro aereo militare.

– Quindi, il DC9 è stato fatto scortare da un caccia militare per ingannare il Mossad, il servizio segreto israeliano?

Appunto. E' proprio questo che rende inconfessabile lo scenario. L'hanno fatto perché, in tal modo, se gli israeliani, vale a dire i sabotatori, avessero attaccato, molto probabilmente sarebbe stato, come è accaduto, proprio il DC9 a rimetterci le penne. Il DC9, non il loro cargo camuffato, che poi, dopo la battaglia aerea, passò indisturbato e portò a termine la missione.

– I politici italiani hanno avuto un ruolo rilevante in questo complotto?

Fu un complotto con conseguente proliferazione di intrighi, colpi di scena, depistaggi, false dichiarazioni, occultamento delle prove, furti e distruzioni di documenti, veleni, morti sospette. Per quanto concerne il ruolo dei politici, io non escludo che qualche personaggio, anche di grande rilievo, possa aver recitato una parte molto importante. Il mio scenario è senza dubbio agghiacciante, ma non sono stato io a sostenere per primo l'idea che dietro Ustica c'è qualcosa di inconfessabile, voglio dire che la tragedia può anche suggerire l'idea di un businnes oltre misura, di una tangentopoli irrispettosa di ogni regola e di ogni valore, compresa la vita umana. Quando sono questi gli argomenti, i politici ci sono sempre.

– Lei ha certamente svolto indagini su questa drammatica vicenda, di cui si interessa da oltre dieci anni. Cosa ha scoperto in concreto?

E' il depistaggio del Mig libico che mi ha consentito di intuire talune circostanze. Io sono convinto, l'ho sostenuto e lo sostengo con decisione, che lì, nel Comune di Castelsilano, non è caduto alcun Mig. Sono stati i nostri servizi, d'accordo con i francesi, che hanno voluto farci trovare quell'aereo militare. In realtà, a cadere è stato un altro aereo da guerra, forse proprio quello che ho visto io e che di certo non era il Mig libico ritrovato. Io ho visto un altro aereo, un aereo con una sagoma completamente diversa, un aereo da guerra che, con ogni probabilità, apparteneva ad una nazione il cui nome non doveva e non poteva essere rivelato. Questa è stata la consegna, non si doveva rivelare la vera nazionalità. E' nata così la messinscena della pista libica; bisognava comunque soddisfare l'esigenza dell'opinione pubblica e si è allora pensato di addossare la responsabilità a quel Gheddafi imprevedibile.

– Ma che tipo di aereo ha visto?

L'aereo, da me avvistato, aveva una sagoma triangolare e compatta simile a quella dei Mirage francesi o dei Kfir israeliani. Deduco che, probabilmente, c'entrano i francesi o gli israeliani o entrambi.

– In tutta questa faccenda hanno avuto un ruolo i mass media?

La sensazione che ne ho ricavato è che molti giornalisti possono essere stati anche essi depistati. E', però, prematuro che parli ora di quest'aspetto, di questa terza peculiarità del depistaggio del famoso Mig. Le anticipo, comunque, che esistono concrete possibilità che, dietro la faccenda di Castelsilano, si nasconda qualcosa che richiama il gioco delle scatole cinesi: un depistaggio che contiene un depistaggio che, a sua volta, contiene un altro depistaggio, ma di questo, ne parlerò in un'altra occasione.

– Un'ultima domanda. Molte persone, in qualche modo coinvolte col caso Ustica, sono misteriosamente decedute. Lei crede che questa gente sia stata assassinata? E se sì, lei, che con la sua testimonianza prova, tra l'altro, la stretta correlazione tra il Mig libico e la strage di Ustica, teme per la sua vita?

Lei mi pone interrogativi difficili e pericolosi. Credo che una buona parte di questi potenziali testimoni, che avrebbero potuto riferire circostanze interessanti per l'inchiesta, sono stati eliminati di proposito. Sarà un caso, ma a me i misteri che ruotano intorno al DC9 sono sempre sembrati qualcosa di più di una semplice fatalità, senza dire di altri strani episodi, non sufficientemente sospettati. Lei mi chiede se temo per la mia vita. Devo ammettere di avere avuto e di avere una grande preoccupazione per la mia incolumità. Come ho scritto nel mio libro, a volte penso di tutto: a mio padre che m'aveva consigliato la massima prudenza, all'elenco delle morti misteriose e alla qualifica di "testimone scomodo" che m'aveva attribuito "L'Espresso". La storia di Ustica, ad ogni buon conto, io l'ho solo raccontata. Loro invece, i responsabili, i carnefici ma anche i depistatori, l'hanno scritta col sangue delle loro vittime.

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MessaggioInviato: Gio Apr 13, 2006 12:28 pm    Oggetto:  
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Mi inchino alla grandezza e all'eroismo di questi Italiani del Meridione della nostra Patria! QUELLA VERA! Questi uomini come Enrico Brogneri, mi fanno ripensare ai vari Gentile, Pirandello e tutti gli eroi del più puro Sud Italia! E' dal Meridione che sono nati i più grandi eroi della Patria, in ogni ambito! E' prorpio vero. Io e Giacomo abbiamo una teoria. Il Meridione non conosce vie di mezzo! O dà il MEGLIO in assoluto...o il PEGGIO in assoluto!
Onore a quest'uomo che RISCHIA LA VITA OGNI GIORNO! Questo grazie a questo stato criminale! Questo straccio di stato delegittima la sua esistenza ogni giorno! E' uno stato illegale! Alla luce del diritto internazionale, QUESTO STATO E' ILLEGALE!

Ho però alcune perplessità, che forse porrò direttamente all'autore.
1. Visto lo scenario dell'epoca, perchè Italia e Francia vendono uranio all'Iraq??? Perchè lo armano? E lo armano con la bomba atomica?
2. Perchè c'entra "solo" Israele e non anche l'America?
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MessaggioInviato: Ven Gen 12, 2007 1:20 pm    Oggetto:  
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Non sapremo mai di questo passo la verità, almeno fintanto che questa ignominiosa classe politica di servi dello straniero rimane al suo posto. L'ipotesi di Brogneri non é poi così peregrina. A rigor di logica francesi ed italiani avrebbero potuto fare affari con lo scomodo alleato iracheno al fine di permettergli uno sviluppo civile della tecnologia nucleare, ovviamente in cambio di petrolio e dell'ostilità all'Iran, mentre gli americani avrebbero potuto far finta di non sapere del progettato attacco israeliano, per mantenere gli ottimi rapporti con l'alleato Saddam Hussein.
Ipotesi certo, forse molto plausibili, ma sempre ipotesi. Ciò che rimane certo é che la partitocrazia pseudo-italiana in ogni caso non vuole procurare rogne ai propri padroni ed ai loro alleati, anche se ciò significa strafregarsene del sacrificio di vite innocenti di cittadini italiani.


Ansa 2007-01-10 17:38
USTICA: UNA STRAGE SENZA COLPEVOLI

ROMA - La strage di Ustica resta senza colpevoli e non ci saranno azioni giudiziarie per il risarcimento ai familiari delle 81 vittime del disastro del Dc9 Itavia caduto in mare il 27 giugno del 1980. Dopo quasi 27 anni la prima sezione penale della Cassazione ha chiuso definitivamente la vicenda, dichiarando inammissibile il ricorso del Procuratore generale della Corte d'Appello di Roma che aveva chiesto una riformulazione della sentenza d'assoluzione, che avrebbe lasciato uno spiraglio per il risarcimento.

Una richiesta sostenuta anche dalla Presidenza del Consiglio, che si e' costituita parte civile. I generali dell'Aeronautica Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, accusati di aver omesso al governo informazioni sul disastro avvenuto 26 anni fa, sono stati assolti, in maniera definitiva, ''perché il fatto non sussiste''. Una soluzione che l' Avvocatura dello Stato e la procura generale della Corte d'Appello di Roma avrebbero voluto evitare puntando alla riformulazione dell'assoluzione perche' ''il fatto contestato non e' piu' previsto dalla legge come reato'', in base alla legge 85/2005, entrata in vigore tra la lettura del dispositivo della sentenza di secondo grado e la pubblicazione delle sue motivazioni.

''Amarezza e disagio'' sono stati espressi dal sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione, Luigi Ciampoli, in merito all'intera vicenda processuale legata alla strage di Ustica. Prima che la Corte di riunisse in camera di Consiglio, Ciampoli aveva detto ai giornalisti: ''Quel che e' certo e' che anni di vicende processuali non hanno stabilito come e perché sono morte 81 persone. Il processo era iniziato per accertare le cause del disastro, mentre oggi le imputazioni sono del tutto diverse e 81 vittime, insieme a tutta l'Italia, attendono ancora di sapere cosa e' successo".

Proprio i familiari delle vittime, pero', si sono dimostrati tra i meno interessati alla sentenza di Piazza Cavour: ''Non ci importa del risarcimento - ha commentato Daria Bonfietti, presidente dell' Associazione dei familiari della vittime - oggi il problema torna alla politica che deve difendere la dignita' nazionale. Il governo chieda conto ai Paesi coinvolti di quel che e' successo. Paesi che sino ad ora sono stati reticenti''. Secondo l'avvocato Alfredo Galasso, legale in precedenti processi dei familiari di alcune vittime, la sentenza della Cassazione ''consegna definitivamente alla storia come 'mistero' la strage di Ustica. Esprimiamo profonda amarezza e indignazione per cio' che e' accaduto. Una vicenda anomala sulla quale in 27 anni non e' stata fatta luce. Una vicenda su cui pero' noi conosciamo la verita', e cioe' che fu un atto di pirateria aerea per la quale non ha pagato nessuno".

Per i due generali che erano imputati nel processo, si e' trattato della ''fine di un incubo''. Il generale Lamberto Bartolucci ha espresso soddisfazione ''per la riconosciuta estraneita' e per quella che e' ormai una incontestata e accertata verita' ''. A parere del suo avvocato, Vincenzo Crupi, ''si e' trattato di un processo costruito solo su sospetti e, anche se attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza della Cassazione, possiamo con molta pacatezza descrivere tutta la vicenda processuale come una delle piu' gravi vicende giudiziarie, una ingiustizia inspiegabile che la storia finalmente giudichera' con obiettivita'". ''Finalmente la mia onesta' e' stata riconosciuta definitivamente'' ha commentato il generale Franco Ferri.

Secondo il suo avvocato, Enzo Musco, la sentenza ''dimostra che i generali hanno trovato finalmente il loro 'giudice a Berlino': in questo modo si chiudono per sempre tutte le manovre politiche''. Il capo di Stato maggiore dell' Aeronautica, generale Vincenzo Camporini, ha detto: "Attendevo serenamente il pronunciamento della Suprema corte che oggi ha scritto la parola fine a questa sofferta vicenda giudiziaria. Le ombre che per molti anni sono state ingiustamente gettate sulla Forza armata tramite l'imputazione dei suoi vertici si sono definitivamente dissolte".

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MessaggioInviato: Mer Giu 27, 2007 5:42 pm    Oggetto:  
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La partitocrazia della repubblica pseudo-italiana ipocritamente fa finta di struggersi per le vittime innocenti della Strage di 27 anni fa coperta dal segreto di Stato da tutti i governi pseudo-italiani.


ANSA 2007-06-27 13:46
USTICA: NAPOLITANO, COMMOVENTE IL MUSEO DELLA MEMORIA
BOLOGNA - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella ricorrenza del 27/o anniversario della strage di Ustica del 27 giugno 1980, ha scritto una lettera alla presidente dell'Associazione delle vittime, Daria Bonfietti, in cui ha rinnovato la propria "solidarietà". "Il loro dolore - è il messaggio del Capo dello Stato ai familiari, diffuso dall'Associazione - è quest'anno acuito dalla commovente iniziativa di aprire un 'Museo della Memoria' (nel pomeriggio l'inaugurazione a Bologna, ndr) nel quale è ricostruito il relitto del DC9 che è stato recuperato nelle acque del Tirreno. L'iniziativa, cui va il mio partecipe apprezzamento anche per la sua valenza artistica, rende ancora più intenso il ricordo e più determinato il desiderio di tutti di vedere accertata la verità sulle cause di un evento così drammatico per il paese".


PRODI, IDEALMENTE VICINO NEL GIORNO DELLA MEMORIA
''Nella giornata del ricordo desidero far pervenire alle autorita', all'on. Melandri, all'artista Christian Boltanski e a tutti i presenti il mio saluto piu' caloroso e la mia ideale sentita vicinanza''. E' il messaggio del presidente del Consiglio Romano Prodi all'associazione delle vittime della strage di Ustica, che ne ha diffuso il testo, nel giorno del 27/o anniversario della strage. Prodi ha annunciato che, per precedenti impegni, con rammarico non puo' essere presente all'inaugurazione del Museo della Memoria.


FASSINO, ARTE E MEMORIA INSIEME AIUTANO A RICORDARE
''Coniugare arte e memoria ritengo sia il modo migliore per ricordare e rendere omaggio alle vittime della strage del Dc-9 Itavia''. Si conclude cosi', con l'auspicio di poter ''visitare presto'' il Museo della memoria che oggi pomeriggio viene inaugurato a Bologna nel 27/o anniversario della strage di Ustica, il messaggio del segretario dei Ds, Piero Fassino, alla presidente dell'associazione dei familiari delle vittime, Daria Bonfietti. Una ''vicenda dolorosa - scrive Fassino - dove la verita' storica non si e' accompagnata fino ad oggi a una verita' giudiziaria, ma che ha messo in evidenza, agli occhi di tutti i cittadini, le connessioni tra stragismo eversivo e apparati deviati, o reticenti, dello Stato. I Ds ricorderanno sempre il sacrificio di quelle 81 vittime perche' le nuove generazioni sappiano e riflettano su un passato che ha visto atti di inaudita violenza i cui scopi restano oscuri''.


ORLANDO, SOLIDARIETA' A FAMIGLIE VITTIME
''Il ventisettesimo anniversario della strage di Ustica e' un momento di dolore e solidarieta' ma anche di speranza. Dolore per la perdita di vite umane, solidarieta' verso quelle famiglie che da oltre un lustro attendono di conoscere la verita' sui motivi e le responsabilita' per la morte dei propri cari''. Lo ha dichiarato Leoluca Orlando, presidente della commissione bicamerale per gli Affari regionali e portavoce nazionale di Italia dei Valori. ''Questo anniversario e' pero' anche un momento di speranza, proprio perche' quelle famiglie non hanno perso la voglia e la forza di chiedere verita' e giustizia e perche' dalla propria esperienza hanno costruito un percorso di crescita sociale rivolto alla collettivita', una lezione di coscienza civile e solidarieta' umana - conclude - che e' d'esempio per tutti''.


VELTRONI, RESTIAMO IN ATTESA VERITA'
''Ci sono nella vita di una persona alcuni eventi che hanno avuto un significato particolare, che hanno determinato un impegno al quale proprio non ci si poteva sottrarre. La strage di Ustica ha rappresentato tutto questo''. E' uno dei passi del messaggio che il sindaco di Roma Walter Veltroni ha inviato all'Associazione dei familiari delle vittime della strage del Dc9-Itavia inabissatosi nei mari di Ustica il 27 giugno 1980. Veltroni spiega che l'impegno di Torino ''che non posso proprio rimandare'' gli impedisce di essere presente all'inaugurazione del Museo della Memoria a Bologna, progetto in cui ''la citta' di Roma - scrive rivolto alla presidente Daria Bonfietti - ha creduto fortemente''. Quel Museo e' una delle ''molte cose'' che sono state fatte alla ricerca di verita' e giustizia, ''perche' i luoghi fisici hanno a volte l'incredibile forza di evitare che il tempo che passa porti via con se' il ricordo di cio' che non dovrebbe essere dimenticato. Non potrebbe comunque, il tempo, portare via con se' la verita' su quel 27 giugno 1980. Di quella per ora - e io desidero, nonostante tutto, sottolineare 'per ora' - restiamo tutti in attesa. Perche' c'e' sempre spazio per la verita'. Adesso a parlare di cio' che e' accaduto ci saranno anche il Museo, il relitto del Dc9 e l'opera di Chistian Boltanski''. Saranno il racconto della ''tragedia'' di 81 persone che non hanno ''neanche il diritto di conoscere il perche'''.


IPOCRITI! FATE VERAMENTE SCHIFO PURE ALL'ELEMENTO DEL QUALE SIETE COSTITUITI, OVVERO LA M....

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MessaggioInviato: Lun Giu 27, 2011 6:28 pm    Oggetto:  
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...gli anni trascorrono...la verità viene sempre tenuta nascosta... e la sostanza degli ipocriti e falsi politicanti governanti pseudo-italiani rimane sempre quella che denunciavo nel mio vecchio precedente messaggio...


'Chiarezza su Ustica' Colle: eliminare ombre
Messaggio del presidente della Repubblica nel 31mo anniversario del disastro


Ansa 27 giugno, 17:21
ROMA, 27 GIU - Sulla vicenda di Ustica "ogni sforzo deve essere compiuto, anche sul piano internazionale, per giungere finalmente a conclusioni che rimuovano le ambiguità, i dubbi e le ombre che ancora oggi circondano quel tragico fatto". ( CHE IPOCRISIA RIVOLTANTE! Ndr.) Lo afferma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, nella ricorrenza del trentunesimo anniversario del disastro di Ustica, ha inviato un messaggio alla Presidente dell'Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, Daria Bonfietti, rinnovando "ai famigliari delle vittime di quella terribile notte, la sua affettuosa e solidale vicinanza".

"L'iter tormentoso di lunghe inchieste e l'amara constatazione che le investigazioni svolte e i processi celebrati - scrive il capo dello Stato - non hanno consentito la esauriente ricostruzione della dinamica dell'evento e la individuazione dei responsabili non debbono far venir meno l'impegno convinto di tutte le istituzioni nel sostenere ( VERGOGNA!...SI SCRIVE SOSTENERE MA SI LEGGE OSTACOLARE!! Ndr.) le indagini tuttora in corso. La scelta dell'Associazione di celebrare l'anniversario attraverso un percorso artistico nello spazio antistante il 'Museo della Memoria' contribuirà ad accrescere la partecipazione collettiva al ricordo di una tragedia che resta viva nella coscienza dell'intero Paese e che esige una valida e adeguata risposta di verità e giustizia", conclude il presidente della Repubblica.

SCHIFANI, EPISODIO OSCURO,PRETENDERE CHIAREZZA - ''Anche quest'anno desidero rinnovare la vicinanza, mia personale e di tutti i colleghi Senatori, alle famiglie colpite, insieme al profondo cordoglio per quanti persero la vita nel disastro aereo. Non potremo mai dimenticare lo sgomento di quella notte. Per questo le Istituzioni e la societa' civile hanno il dovere di essere al fianco di chi e' stato colpito da questa assurda tragedia e pretendere che sia fatta chiarezza su uno degli episodi piu' terribili e ancora oscuri della storia recente del nostro Paese''. Cosi' il presidente del Senato, Renato Schifani, nel messaggio in occasione del 31/o Anniversario della Strage di Ustica.

 

...CHE DIRE, QUESTA E' LA REPUBBLICA CRIMINALE pseudo-italiana, OGNI ALTRO COMMENTO COL PASSARE DEGLI ANNI E' SUPERFLUO!...

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MessaggioInviato: Mer Giu 29, 2011 7:37 pm    Oggetto:  
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Quello che so è che nella giornata della strage di Ustica dalla Corsica sono stati visti alzarsi in volo dei caccia dell'esercito francese. Dalle perizie effettuate sul luogo dove venne recuperato quel che restava del DC9 è altamente probabile (praticamente certo) che il velivolo è stato abbattuto grazie ad un attacco aereo da manuale (probabilmente erano 3 caccia). I piloti del DC9 non hanno avuto modo di accorgersi dell'azione bellica in corso perchè, come da modulo, i caccia francesi si posizionarono di fronte al sole diventando "invisibili" e da quella posizione hanno lanciato i missili che in realtà avrebbero dovuto colpire l'aereo libico (che invece è riuscito ad evitare gravi danni, ha deviato rotta, ha forse anche fatto scalo nel mediterraneo [Malta?] prima di ripartire per la Libia). Il Mig(con Gheddafi a bordo?) pare stesse ritornando dai Paesi Balcanici (Croazia) e comunque aveva sostato a Trieste. Su indicazione (illegale e rischiosa) italiana il mig stava percorrendo un'esile striscia di "fallo" non coperta dai radar NATO e per sicurezza gli era stato indicato di "schierarsi" sotto la "pancia" del DC9.
L'attacco israeliano è da escludersi, gli aerei sicurissimamente non arrivavano da Sud. Inoltre il governo francese ha opposto un'ingiustificata chiusura a quasi tutte le richieste della magistratura italiana sul caso. Dalla base francese in Corsica si è dichiarato che quel giorno nessun aereo francese è decollato da lì, ma ci sono testimonianze rilevanti di persone, anche un ufficiale dell'EI, che, dalla Sardegna, hanno visto aerei che decollavano dalla Corsica. Al porto di Napoli era attraccata una nave americana che però ha negato l'accesso alle informazioni del proprio radar. Inoltre membri dell'esercito italiano che prestavano servizio al radar (di Marsala se ben ricordo) all'ora del compimento della strega, ebbero in seguito incidenti di varia natura, tutti mortali. Un soldato venne addirittura ritrovato impiccato in un bosco (non aveva mai manifestato tendenze suicide). Inutile dire che nelle registrazioni radar italiane c'è un buco che copre la durata dell'attacco Neutral
Scopo dell'attacco?
Dare una lezione all'Italia che aveva rivelato informazioni sensibili sui radar NATO alla Libia, che di nascosto a Trieste armava mezzi e veicoli libici e che, con gran frustrazione dei francesi, era riuscita ad imporre una forte egemonia nei legami con la Libia, soprattutto per quanto riguardava gas&petrolio, e naturalmente dare una bella lezione alla Libia ed a Gheddafi, di posizioni anti-francesi

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Il mondo avrà bisogno ancora dell'idea che è stata e sarà la più audace, la più originale e la più mediterranea ed europea delle idee.
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MessaggioInviato: Mer Set 14, 2011 4:56 pm    Oggetto:  
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...loro, i politicanti pseudo-italiani, insabbiano senza ritegno e pudore le trame ed i crimini dei propri padroni e/o alleati, il popolo bove poi è costretto a pagare la colpa di essere acquiescente verso la casta e complice inconsapevole dei propri aguzzini !


Ustica, da ministeri maxirisarcimento!
Oltre cento milioni di euro a 81 vittime in sede civile


(ANSA) - PALERMO, 12 SET - I ministeri della Difesa e dei Trasporti sono stati condannati dal Tribunale Civile di Palermo (Giudice Paola Protopisani) al risarcimento di oltre 100 milioni di euro per 81 parenti delle vittime della strage di Ustica.

Il Tribunale, ricostruendo i fatti accaduti la sera del 27 giugno 1980, ha ritenuto responsabili i ministeri per non avere garantito la sicurezza del volo civile della compagnia aerea Itavia, ma anche per l'occultamento della verita' con depistaggi e distruzione di atti.

 



Ustica, Giovanardi contro sentenza
'E' inaccettabile, non c'erano altri aerei vicino al Dc9'


13 settembre, 16:31

(ANSA) - ROMA, 13 SET - "Il Governo impugnerà una sentenza inaccettabile che butta a mare 31 anni di processi e perizie".

Lo ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, commentando la pronuncia del tribunale di Palermo che ha condannato i ministeri dei Trasporti e della Difesa a pagare cento milioni ai familiari delle vittime della strage di Ustica. "E' stato dimostrato - ha sottolineato Giovanardi - che non c'era alcun altro aereo in volo quella sera vicino al Dc9 precipitato".

 

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MessaggioInviato: Sab Mar 17, 2012 7:06 pm    Oggetto:  
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...ricapitoliamo! dopo 32 anni la repubblica delle banane pseudo-italiana non sa spiegare perché un aereo civile italiano è caduto nel proprio spazio aereo causando la morte di più di 80 cittadini di questo stato fantoccio tra uomini, donne e bambini; non sa spiegare perché la traccia radar dell'aereo poco prima e poco dopo essere precipitato sia magicamente sparita da tutti i documenti che pure dovrebbe possedere, non sa spiegare le reticenze, le omissioni ed i depistaggi dei propri militari nella vicenda in questione; non sa spiegare perché tutti i paesi della Nato si rifiutano di collaborare attivamente fornendo informazioni al riguardo che pure possiedono. Non sa spiegare un bel niente...e per di più si rifiuta persino di risarcire tardivamente le famiglie delle vittime...procrastinando un nuovo procedimento legale fra 3 anni!!! ... al danno si aggiunge dunque anche la beffa!
In uno Stato Civile i cittadini avrebbero già da un pezzo rovesciato lo pseudostato fantoccio criminale ed imbelle capace solo di succhiare il sangue dei propri cittadini...ma noi viviamo nella repubblica delle banane antifascista dove non ci sono dei veri cittadini !

Ustica, Corte appello: stop risarcimenti
Sospeso l'efficacia della esecutività della sentenza che ha condannato i ministeri dei trasporti e della difesa a risarcire con oltre 110 milioni di euro 81 familiari delle vittime


ANSA 16 marzo, 12:50

PALERMO - La corte d'appello di Palermo ha sospeso l'efficacia della esecutività della sentenza di primo grado che ha condannato i ministeri dei trasporti e della difesa a risarcire con oltre 110 milioni di euro 81 familiari delle vittime della strage di Ustica. I giudici palermitani, che hanno così accolto la richiesta di sospensione presentata il primo febbraio dall'avvocatura dello Stato, scrivono: "ritenuto che con l'appello principale non è contestato solo il quantum ma anche l'an (il se - ndr) della condanna risarcitoria; che avuto riguardo alla considerevole entità della somma oggetto della condanna ricorrono i gravi motivi richiesti per l'accoglimento dell'istanza avanzata; che in considerazione della solvibilità della parte appellante non ricorrono i presupposti per prevedere specifiche forme di cauzione a garanzia del credito, per questi motivi si dispone la sospensione dell'efficacia esecutiva della sentenza". La corte, che ha rinviato all'aprile del 2015 il processo, sottolinea che tra i gravi motivi che giustificano la sospensione della sentenza "va annoverato il grave danno che il debitore potrebbe ricevere dall'adempimento, a fonte di un'impugnazione che non evidenzia profili di evidente infondatezza".

 

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Settimio Severo



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MessaggioInviato: Lun Mar 19, 2012 10:11 pm    Oggetto:  
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È una vera e propria presa per i fondelli, che andrà ad aggiungersi alle numerosissime altre... Mi chiedo che cosa si possa dire in proposito che non sia già stato detto da altri in numerosissime altre circostanze analoghe...
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Aiuta chi ha bisogno: con la mente chi vuole apprendere, col cuore chi manca di affetti, con le sostanze chi ha fame, con la vita chi sta per perderla. BM
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MessaggioInviato: Mar Mar 20, 2012 12:48 am    Oggetto:  
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Che tristezza....sono proprio senza vergogna!
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"O si riesce a dare una unità alla politica e alla vita europea o l'asse della storia mondiale si sposterà definitivamente oltre Atlantico e l'Europa non avrà che una parte secondaria nella storia umana! B. Mussolini
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MessaggioInviato: Mar Mar 20, 2012 9:27 am    Oggetto:  
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Citazione:
In uno Stato Civile i cittadini avrebbero già da un pezzo rovesciato lo pseudostato fantoccio criminale ed imbelle capace solo di succhiare il sangue dei propri cittadini...ma noi viviamo nella repubblica delle banane antifascista dove non ci sono dei veri cittadini !


..appunto. E non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro.

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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MessaggioInviato: Ven Mar 23, 2012 6:42 pm    Oggetto:  
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...ecco uno spezzone dell'unico documentario che a mia memoria affronta senza reticenze l'intera vicenda, si intitola "USTICA, TRAGEDIA NEI CIELI" e non a caso è stato realizzato all'estero, precisamente in Germania nel 2010, trasmesso in Italia su History Channell ed una volta su La7. Purtroppo gli spezzoni presenti su youtube non ci sono più e l'unico frammento che sono riuscito a trovare liberamente in rete è quello presente sul sito del giornale L'Unità...se riuscite a trovarlo vi invito a visionarlo per intero...non so dove!

 

...anche l'intervista a questo giornalista risulta molto interessante ed in linea con quanto sostenuto nel documentario tedesco, del quale viene pure proposto un frammento, nella parte riguardante l'ipotetico scoppio (in realtà mai esistita) della presunta bomba nella zona del bagno...

 


...per concludere, almeno per il momento, VI ESORTO, a vedere TUTTO il breve filmato tratto da una trasmissione di 10 anni fa, alla fine, dopo aver ascoltato il lungo elenco delle 81 vittime e della loro implicita richiesta mai formulata verbalmente...alla fine dopo aver udito tutto, ritornate alla notizia dalla quale siamo partiti qualche giorno addietro, relativa allo slittamento ulteriore di altri 3 anni del procedimento relativo l'eventuale risarcimento ai parenti che la repubblica delle banane pseudo-italiana non vuole riconoscere loro...FORSE ALLORA AVREMO UN IMMAGINE CHIARA DI QUELL'ABISSO DI CRIMINALITA' INNOMINABILE CHE E' LA REPUBBLICA ANTIFASCISTA FONDATA SUL LATROCINIO

 

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MessaggioInviato: Mer Giu 27, 2012 2:18 pm    Oggetto:  
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Strage di Ustica, 32 anni e nessuna verità

A distanza di trentadue anni la verità sul disastro aereo di Ustica (27 giugno 1980, 81 morti) è ancora molto lontana, nonostante le inchieste, i processi e le indagini compiute nel tentativo di comprendere, fino in fondo, cosa avvenne quella notte nei cieli di Ustica. I familiari delle vittime, tuttavia, non si arrendono: proprio oggi, nel giorno del 32esimo anniversario, i loro legali presenteranno una nuova istanza con cui chiederanno ai pm della Procura di Roma, Maria Monteleone e Erminio Amelio, titolari di un fascicolo d’indagine sull’affaire Ustica, di rintracciare e interrogare l'ex primo ministro libico Abdel Salam Jalloud. La depositerà l’avvocato Alessandro Gamberini, legale dell'Associazione dei familiari delle vittime, secondo il quale Jalloud - per la posizione che ricopriva nel regime e per il ruolo giocato dalla Libia nel caso Ustica - potrebbe essere ancora a conoscenza d’informazioni utili a far luce su quello che accadde attorno al Dc9 Itavia la sera del 27 giugno di trentadue anni fa.
Quella notte i radar di Ciampino persero i contatti con il volo IH-870, che da Bologna andava a Palermo, e negli stessi istanti - come concluse nel ’99 anche l’istruttoria condotta dal giudice Rosario Priore - lungo l’aerovia percorsa dal Dc9 furono registrate le tracce di altri velivoli, certamente militari e alcuni dei quali mai identificati.
Il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, Daria Bonfietti, ha chiesto alla Procura di Roma di tentare anche la strada della rogatoria internazionale per sensibilizzare il Governo provvisorio della Libia a collaborare con le autorità italiane. Una strada percorsa già nel 2010, quando la Farnesina inoltrò a Stati Uniti, Francia, Belgio (Nato) e Germania i quesiti formulati dalla Procura di Roma proprio nell’ambito dell’inchiesta che era nata, due anni prima, dalle dichiarazioni di Francesco Cossiga. L’ex presidente della Repubblica, tirando in ballo direttamente la Francia, affermò che il Dc9 Itavia poteva essere stato colpito per errore nel tentativo di abbattere un aereo che trasportava il colonello Gheddafi.
Uno scenario credibile anche secondo il Tribunale di Palermo che lo scorso anno, in sede civile, ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire oltre 100 milioni di euro (pagamento sospeso in attesa dell'Appello) a 81 familiari dei passeggeri del volo Itavia. Secondo quella sentenza, infatti, si può “ritenere provato che l’incidente occorso al DC9 si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del DC9 viaggiavano parallelamente ad esso, di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del DC9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell’esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l’aereo nascosto oppure di una quasi collisione verificatasi tra l’aereo nascosto ed il DC9”.
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MessaggioInviato: Mer Giu 27, 2012 2:18 pm    Oggetto:  
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MessaggioInviato: Gio Nov 22, 2012 1:17 pm    Oggetto:  
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...devo dire che leggendo questo articolo sono rimasto particolarmente sconcertato, si sa che in tanti, troppi casi, i servitori della repubblica delle banane solo per aver obbedito agli ordini di chi comanda nell'entità pseudo-italiana hanno fatto una brutta fine, non é la prima volta, ma se la testimonianza di quest'uomo fosse vera aggiungerebbe dei particolari agghiaccianti sulla vicenda del Dc 9 abbattuto sui cieli di Ustica, che aggravano enormemente una vicenda la cui enormità è già di per sé indiscutibile.



Guglielmo Sinigaglia, da Ten.Colonnello a barbone. Il segreto di Ustica
mercoledì 14 novembre 2012 - 09:26


Quella che vi proponiamo di seguito é la storia di Guglielmo Sinigaglia, che nel suo profilo Facebook si presenta cosi

"ex Ten.Colonnello del Tuscania, ex Agente del SISMI," servizi segreti militari", TESTIMONE DI USTICA costretto a fare il barbone in San Babila (Milano), i ragazzi del "david icke meetup" mi aiutano per il collegamento internet.CERCATE LA MIA STORIA DIGITANDO SU GOOGLE :"Guglielmo Sinigaglia"

Era Colonnello, ha scelto di vivere come un barbone per scampare alla morte, quando vedeva gli altri testimoni morire nei classici tragici incidenti... ha dovuto abbandonare la sua vita... leggete questa storia allucinante tutta italiana, o meglio italo/francese/inglese/americana... Ecco la storia di Guglielmo Sinigaglia tratta da una serie di articoli usciti negli anni su diversi giornali. Cominciamo da qui: un estratto di quanto pubblicato su Repubblica, a pagina 21, sezione cronaca, il 6 novembre 1990.

"(...) ha 37 anni. E' stato arruolato nella legione Straniera (...) matricola numero 155666, nome in codice Licaone (...) Il Dc 9 dell' Itavia è stato abbattuto per errore. L' ha colpito un missile, lanciato da un Mirage o più probabilmente da un sottomarino. Entrambi delle Forze armate francesi. Il tragico errore si compie al culmine di una convulsa e frenetica battaglia aerea-navale nel basso Tirreno, ingaggiata dopo il fallito tentativo di distruggere il jet che trasportava Gheddafi da Tripoli a Varsavia. L' operazione era divisa in due fasi. La prima, nome in codice Tobruk, prevedeva il rifornimento di armi del Fronte rivoluzionario libico da una base in Sicilia, Petosino, piccolo centro a dieci chilometri da Mazara del Vallo. La seconda, nome in codice Eagles run to run, faceva scattare il piano per abbattere il jet che trasportava il colonnello libico. In Corsica, il legionario si allena a varie azioni. Eravamo circa duecento, ricorda, tutti del Gole, il Gruppo operativo Legione straniera. In tre iniziamo a volare con il Nimrod. Il 26 scatta l' allarme. Le centrali operative erano due, a Decimomannu e a Calvi. Sapevamo che le nostre operazioni erano coordinate da quattro eminenze grigie: i francesi, gli inglesi, i tedeschi e gli italiani. Alle 18 e 30 del 27 giugno, mentre eravamo in volo sul Nimrod, arriva il segnale stabilito: L' oiseau y vole, l' uccello vola, in francese. E cioè che Gheddafi o Jallud erano in volo, da Tripoli a Varsavia, su un aereo civile. L' abbattimento del jet doveva essere effettuato da un pilota libico lealista. Dai radar lo vediamo decollare con il suo Mig. Ma sorge un problema: il caccia non ha carburante sufficiente per attendere l' obiettivo ed abbatterlo. Scatta allora l' operazione di rincalzo. Dalla Corsica si alzano tre Mirage francesi con serbatoi supplementari e armati di missili capaci di centrare il bersaglio anche a 90 chilometri di distanza. Dalla Foch sarebbero partiti altri aerei di scorta e degli F 104 da Decimomannu. I Mirage della Foch dovevano soprattutto tenere fuori dall' azione un Airbus dell' Air France diretto a Barcellona, volo di cui noi eravamo a conoscenza. Nessuno, invece, ci aveva avvertito del Dc 9 che in quel momento stava volando da Bologna a Palermo. Dalla portaerei sovietica Kiev, che incrociava nel Golfo della Sirte, decollano intanto un Mig con i contrassegni libici e uno Yak 36 Stol. A noi ci viene ordinato di abbatterli. L'obiettivo proprio in quel momento vira verso Malta. Sugli schermi radar noi abbiamo due aerei: uno sappiamo essere l' Airbus dell' Air France, l' altro crediamo sia il jet con Gheddafi o Jallud. Invece è il Dc 9 Itavia. Intanto scatta l' ordine di colpire il Mig e lo Yak. L' ordine riguarda tutti: gli F 104, i Mirage, e anche i sottomarini che si trovano nella zona. Tre francesi e uno inglese. Il missile è partito da un mezzo francese, gli unici in grado di centrare anche a distanza l' obiettivo. L' azione è convulsa, tirano tutti: viene giù un Mirage, ma il pilota si salva, e viene giù il Dc 9.
La testimonianza di Guglielmo Sinigalia termina qui. L' ultimo capitolo di questa tragedia lo racconta tra i singhiozzi e le lacrime. Il pilota del Dc 9, spiega, è riuscito a far ammarare il suo aereo. La carlinga ha galleggiato fino alle 5,43 del mattino. Poi, una squadra di sommozzatori usciti dal sommergibile inglese l' hanno fatta affondare con due cariche d' esplosivo"
.

fonte:http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/11/06/il-dc9-ammaro-sub-lo-affondarono.html

Qualora qualcuno distrattamente, si chieda perchè la vita di questo testimone fu segnata per sempre e perchè ha dovuto allontanarsi da chi amava, lo invitiamo a leggere quanto segue.

"Nella sciagura di Ustica non ci sono solo le 81 vittime del DC 9. C’è una serie di morti sospette e di testimoni scomparsi che lo stesso giudice Rosario Priore definisce: «Una casistica inquietante. Troppe morti improvvise». Vediamola questa lista che secondo il magistrato è di una decina di morti strane, ma forse sono di più. 3 agosto 1980 - In un incidente stradale perde la vita il colonnello Pierangelo Tedoldi che doveva assumere il comando dell’aeroporto di Grosseto.9 maggio 1981 - Stroncato da un infarto muore il giovane capitano Maurizio Gari, capocontrollore della sala operativa della Difesa aerea a Poggio Ballone. Era di servizio la sera del disastro.23 gennaio 1983 - In un incidente stradale perde la vita Giovanni Battista Finetti, sindaco di Grosseto. Aveva ripetutamente chiesto informazioni ai militari del centro radar di Poggio Ballone.31 marzo 1987 - Viene trovato impiccato (la polizia scientifica dirà «In modo innaturale») il maresciallo Mario Alberto Dettori, in servizio a Poggio Ballone la sera del 27 giugno 1980. «Aveva commesso l’imprudenza di rivelare ai familiari di aver assistito a uno scenario di guerra», ha detto Priore.12 agosto 1988 - Muore in un incidente stradale il maresciallo Ugo Zammarelli. Era in servizio presso il SIOS (Servizio segreto dell’aeronautica) di Cagliari.28 agosto 1988 - Durante una esibizione delle Frecce Tricolori a Ramstein (Germania) entrano in collisione e precipitano sulla folla i colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli. Quest’ultimo due giorni dopo doveva essere interrogato da Priore. La sera del 27 giugno 1980 si erano alzati in volo da Grosseto e avevano lanciato l’allarme di emergenza generale. Perché? Cosa avevano visto? I comandi dell’aeronautica militare e la Nato non lo hanno mai rivelato.1° febbraio 1991 - Viene assassinato il maresciallo Antonio Muzio. Era in servizio alla torre di controllo di Lamezia Terme quando sulla Sila precipitò il misterioso Mig libico.13 novembre 1992 - In un incidente stradale muore il maresciallo Antonio Pagliara, in servizio alla base radar di Otranto.12 gennaio 1993 - A Bruxelles viene assassinato il generale Roberto Boemio. La sua testimonianza sarebbe stata di grande utilità per la sciagura del DC 9 e per la caduta del Mig libico sulla Sila. La magistratura belga non ha mai fatto luce sull’omicidio.21 dicembre 1995 - È trovato impiccato il maresciallo Franco Parisi. Era di turno la mattina del 18 luglio 1980 (data ufficiale della caduta del Mig libico sulla Sila) al centro radar di Otranto. Doveva essere ascoltato come testimone da Priore.

fonte:  

Penso che a questo punto non occorra una intelligenza superiore o extraterrestre, per comprendere quale motivo abbia indotto Guglielmo a diventare un senza tetto e allontanarsi dalle persone che ama.
E' per proteggerle: come fra l'altro riportato da questo articolo scritto da Enrico Fovanna:

MILANO - Era in servizio come colonnello del Sismi la sera del 27 giugno 1980, quando il Dc-9 Itavia precipitò nel mare di Ustica, con le sue 81 vittime. Oggi Guglielmo Sinigaglia, 46 anni, ex membro di Stay Behind, fa il barbone a Milano, pur risultando tra gli indagati eccellenti nell'inchiesta del giudice Priore. Il suo nome è finito nell'elenco degli inquisiti per reticenza, ma certo oggi lui sembra temere più qualcosa di oscuro e indecifrabile che la semplice violazione del segreto istruttorio. «Voglio stare ancora con mia moglie sussurra vedere mio figlio nascere e crescere. Ma quella sera fu guerra, sì, guerra vera. Priore ha ragione, tutto però finirà nel nulla tra meno di un anno, il 29 giugno del 2000. I reati militari cadono in prescrizione dopo 20 anni,un giorno e dodici ore». Corsa contro il tempo, dunque?
Nella borsa Guglielmo porta con sè fotocopie di documenti e tracciati radar, i cui originali sono in mani sicure, «avvocati e notai che li tirerebbero fuori nel caso mi succedesse qualcosa. Nomi da far tremare i palazzi romani, e non solo».
La carriera che porta Guglielmo dal Sismi allavita da clochard, comincia trent'anni fa, quando a soli 16 anni entra all'Accademia Militare di Modena, fiore all'occhiello nella formazione di giovani 007. Tra i primi per punteggio, viene messo in incubatrice da quello che allora si chiamava il Sid e addestrato per divenire membro attivo dei servizi segreti. A 21 anni, entra a tutti glieffetti in Stay Behind, organizzazione grazie alla quale potrà addestrarsi all'estero con i Seals americani, i giovani Sbs inglesi(gli stessi che poi un giorno avrebbe indicato come i veri autori materiali dell'affondamento del DC-9) e la Legione Straniera. In 24 anni di servizio, da giovane sottotenente otterrà cinquepassaggi di carriera, fino al grado di colonnello. Ma i suoi guaicominciano nel '93, quando Andreotti, in seguito ai fatti di via Monte Nevoso, per decreto scioglie sostanzialmente la struttura, collocando al di fuori dell'apparato militare tutti i suoi componenti.
Da lì Guglielmo continuerà a rivendicare con testardaggine la propria posizione, con clamorose, ma vane proteste. Fino all'esaurirsi degli ultimi risparmi e alla scelta obbligata, vivere di elemosina. Proprio poco dopo aver messo incinta sua moglie, Diana. Ha una spalla rotta e dolorante, Guglielmo, pantaloni corti, scarpe da tennis, calzini,canottiera e bendaggio rigido. Vestito come l'ultimo dei disperati, da quasi sei mesi ha scelto di vivere per strada, di prendere botte e coltellate, di farsi una doccia a diecimila lire una volta ogni quindici giorni, di stare lontano dalla donna che gli darà un figlio, raccogliendo l'elemosina in corso Vittorio Emanuele, sotto le insegne del cinema Astra. Al suo fianco, fin dall'inizio c'è sempre un collega clochard, Silvio Diligenti, coetaneo, compagno di sventure ed ex maresciallo della Folgore. A Guglielmo la spalla l'ha rotta un altro disperato, la notte di un mese fa. Uno che gli aveva visto tirar fuori un telefonino, quando la moglie l'aveva chiamato, e che doveva aver pensato: se un barbone ha il cellulare, che cavolo di barbone sarà mai? E chissà cos'altro nasconde nel portafogli. E invece no, quel telefonino con scheda ricaricabile era un regalo di sua moglie, Diana Moffa, che vive a La Spezia. La donna che lo chiama, per sapere come sta, se lui la ama ancora, se quel figlio lo vedranno insieme, se davvero è ancora deciso a fare quella vita e fino a quando. Eh sì, perché Guglielmo il barbone, l'ex colonnello del Sismi che sa molto diquello che avvenne quella notte, ha deciso di fare il clochard per amore. La strada, per Guglielmo, non è solo dormire sotto la luna, sul marmodei gradini di una chiesa con la spalla rotta e cercare di fermare i passanti con una frase di Esiodo, il primo poeta greco, su un pezzo di cartone («La vostra indifferenza uccide la nostra speranza»). La strada è soprattutto violenza. Pochi giorni fa, l'ultima aggressione: uno gnomo vestito di nero cerca di portargli via la scatola delle scarpe piena di monete, trentacinquemila lire in tutto. Lui, più alto di mezzo metro e largo il doppio, prova a reagire, brandendo l'unico braccio a disposizione.In tutta risposta l'altro gli punta un coltello alla gola. Intanto arriva Silvio, afferra il nano per le spalle e lo mette faccia a terra, ma nel frattempo una coltellata alla spalla e una al ginocchio di Guglielmo fanno in tempo ad arrivare lo stesso. «Ci si può fare una tal guerra tra poveri per l'elemosina?», sbraita ora Guglielmo. E se parlassimo della guerra, quella vera, che avvenne la sera del 27 giugno sui cieli di Ustica? Guglielmo Sinigaglia vorrebbe farlo il meno possibile. «Mi hanno preso troppo a lungo per mitomane». Già interrogato più volte, Guglielmo ha fornito la sua versione dei fatti: si trattò di un complotto occidentale per uccidere Gheddafi, che quella stessa sera era partito in aereo da Tripoli, e insediare in Libia un governo filo-occidentale. Le dichiarazioni, molte delle qualigià agli atti, scendono poi nel dettaglio. «Qualche politico italiano avvisò il leader libico, che così atterrò a Malta. Nel frattempo il Dc-9 Itavia si infilò nell'aerovia denominata «zombie» (che in codice sta per «capo di stato ostile»), una sorta di corridoio tre chilometriper cinque. Un sottomarino francese lanciò un missile Standard, concarica di prossimità, che costrinse l'aereo ad ammarare bruscamente. Sulla superficie fu affondato con esplosivo Dynagel dagli Sbsinglesi».

Ma c'è dell'altro.

«La strage di Bologna fu architettata per distogliere l'attenzione da Ustica». Da chi?

«Fate voi».
Cosa prova quando pensa alle 81 vittime? «Penso che le vittime siano 117».
In che senso? «Aggiungerei i 36 testimoni morti in circostanze misteriose.
Uno scivola sulla buccia di banana sulla scalla del metro a Termini, uno legge il giornale e non si avvede del paraurti di una macchina, un altro investito da un bambino di 4 anni col triciclo... Lasciando perdere quelli che si sono impiccati in casa».


fonte:  

Cominciate a capire? Noi a Guglielmo crediamo. E lo riteniamo un eroe. Uno dei tanti eroi invisibili, che per aver fatto il suo dovere, è ora obbligato a vivere lontano da chi ama, e in condizioni di vita che non merita. Che nessuno merita.

Adam Kadmon e il suo staff
tratto da  

(   )

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