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A.B.Mariantoni e l'intervista sul "suo" fascismo!
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tribvnvs
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MessaggioInviato: Ven Mag 01, 2009 2:09 pm    Oggetto:  
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Squadrista ha scritto:
Incollo qui la risposta che mi ha mandato Mariantoni al riguardo delle polemiche sulla sua (ma anche mia) visione del Fascismo mussoliniano:








- “(…) il fascismo è un principio nel quale convivono inscindibilmente Pensiero ed Azione, la formula tanto cara già al Mazzini” (sic!).

Che volete, per loro, ‘Azione e Pensiero’ o ‘Pensiero ed Azione’ è la stessa cosa…

Ed invece, non lo è! Questo, per la semplice ragione che se è l’Azione (‘pensiero pensante’ o ‘azione’ tout-court, è sempre un ‘atto’, quindi una prassi!) che precede il Pensiero (la teorizzazione, post-eventum, di quanto si sarà riusciti a compiere o a realizzare), abbiamo a che fate con qualcosa che è ‘dinamico’ ed ‘operante’ (un Fascio di forze, ad esempio, che si riunisce, per perseguire uno scopo comune); se, al contrario, è il Pensiero (quindi, necessariamente, un ‘pensiero pensato’, quindi statico!) che precede l’Azione, abbiamo a che fare con una “Setta ideologica” (di uguali o tendenti all’uguale…) che pur affermando di perseguire uno scopo comune, resta invariabilmente immobilizzata su se stessa, in quanto – ispirandosi di una visione cristallizzata ed inoperante dell’uomo, della società e del mondo (l’ideologia) – non è mai in grado di intervenire sulla realtà, né per cambiarla, né per modificarla.


Alberto B. Mariantoni


Mi limito a sottolineare questo punto della riflessione del prof. Mariantoni, perchè mi sembra quello più pregnante dal punto di vista dell'attualità politica (o antipolitica) della cosiddetta "area" che queste discutibili posizioni intendono de facto, almeno implicitamente, giustificare. Cominciamo a lasciare da parte i convenevoli e andiamo subito al sodo.
Già Aquila Latina aprile ha egregiamente posto la domanda nel suo punto 2, cu si aggiunge XXI Aprile che ha chiesto al prof. se secondo lui esistano altri fascismi oltre quello mussoliniano-gentiliano. Chiaramente la questione è fondamentale, non è "settarismo".

Perchè lo dice la logica, per riprendere l'espressione del professore, "un fascio di forze che si riunisce per perseguire uno scopo comune" deve prima chiarire qual è questo scopo comune. Per farlo, deve prima avere un pensiero - perchè se pensiero e azione nella concezione mazziniana e fascista vanno pari passo - tuttavia necessariamente il pensiero precede l'azione. Perchè un'azione priva di pensiero, è solo disordine, spesso funzionale a chi sa (e dunque pensa) come utilizzare a proprio uso e consumo le vuote azioni di "automi" che agiscono senza pensare. Altri pensano per loro... credo che la storia recente e passata del MSI e dei suoi degni eredi siano ampiamente indicative.
Per favore risparmiateci l'impossibile giustificazione ideologica dell'esitenza dell'accozzagli appunto non meglio definibile di "area" che col fascismo ha poco a che vedere e quasi esclusivamente solo esteriormente, mentre nella sostanza è molto funzionale a chi si serve delle sue azioni (come detto non pensate da essa, ma pensate al suo posto da chi se ne serve. L'area agisce, il sistema pensa...).

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Mi permetto di aggiungere che a livello personale ho avuto modo di leggere alcuni articoli geo-economici del prof. Mariantoni e li ho apprezzati decisamente di più delle sue discutibili affermazioni politologiche in tema di fascismo.


Ultima modifica di tribvnvs il Ven Mag 01, 2009 4:26 pm, modificato 1 volta in totale
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Marcus
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Messaggi: 2598
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MessaggioInviato: Ven Mag 01, 2009 4:14 pm    Oggetto:  
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Rispondi citando

Squadrista ha scritto:
Incollo qui la risposta che mi ha mandato Mariantoni al riguardo delle polemiche sulla sua (ma anche mia) visione del Fascismo mussoliniano:

Chi mi conosce, sa bene che non mi tiro mai indietro quando si tratta di replicare.

Il replicare, naturalmente, presuppone che ci siano degli argomenti a cui rispondere.

Nel Forum che mi avete suggerito di visitare – a parte qualche sgarbata invettiva, qualche malcelata manifestazione di disprezzo, una puerile ironia e tre citazioni fuori tema (Niccolò Giani - uno dei fondatori della Scuola di Mistica Fascista di Milano che era dedicata a Sandro Italico Mussolini; Agostino di Tagaste - attualmente Souk-Ahras, in Algeria - e Johannes Gottlieb Fichte: gli ultimi due autori, la dicono lunga con chi abbiamo a che fare!) – non mi sembra di avere trovato argomenti da controbattere.


Bene, se il professor Mariantoni dice di non volersi tirare indietro nel replicare a delle critiche é pregato in primis di voler rispondere direttamente e non per interposta persona. Se non trova argomenti per controbattere alla mole consistente di documenti presenti su IlCovo e che smentiscono la sua personalissima e fantasiosa interpretazione del fascismo allora vuol dire semplicemente che o non ha navigato in modo adeguato tra le diverse sezioni del forum e dunque non ha letto nulla o più probabilmente non ha validi argomenti per replicare. Che poi il professore non riesca a comprendere il motivo per cui vengano citati all'interno di un forum dedicato allo studio del fascismo mussoliniano Niccolò Giani, (padre della scuola di Mistica Fascista) o Johann Fichte (il primo a teorizzare il concetto di Stato Etico nel cui solco si inserì la riflessione filosofica e politica di Giovanni Gentile) o Agostino di Ippona (le cui riflessioni sulla spiritualità e sui reali motivi della decadenza del tardo impero romano costituiscono una pietra miliare nella conoscenza umana) la dice lunga sulla reale comprensione del fenomeno fascista da parte di costui.

Squadrista ha scritto:

Purtroppo, è il problema che – ai giorni nostri – incontrano tanti giovani:

1. la maggior parte, non leggono;

2. coloro che leggono, molto spesso, non posseggono le ‘chiavi di lettura’ per comprendere realmente il significato ed il senso delle parole che declamano;

3. tra questi ultimi, in fine, ci sono coloro che – presi dal vortice delle loro stesse convinzioni mentali e preconcette (e, quindi, per quella ragione, assolute ed indiscutibili!) – fanno dire alle parole, ciò che essi stessi desidererebbero che debbano esprimere!


Riguardo il primo punto spero di tranquillizzare subito il professore informandolo che qui su IlCovo siamo lettori molto assidui e facciamo un ampio utilizzo di saggi storici e fonti storiografiche primarie pertinenti un tema per noi essenziale quale lo studio del fascismo, ma certamente egli se ne sarebbe accorto se nella fretta di rispondere non gli fosse involontariamente sfuggito di leggere l'ampia documentazione che il forum mette a disposizione di tutti. Riguardo i punti 2 e 3 temo che il professore, sempre a causa della foga di rispondere, si sia confuso ed abbia descritto le esatte condizioni in cui egli ha prodotto la sua replica, come nelle righe successive avrò modo di dimostrare.

Squadrista ha scritto:

Esempio sintomatico di quanto voglio dire, lo troviamo nella nota (la citazione+il commento) che, tramite Antonio, sono stato pregato di leggere.

A. Citazione: « Scrive giustamente Mussolini insieme a Gentile nella ufficiale dottrina del fascismo datata 1932:

"Come ogni salda concezione politica, il fascismo è prassi ed è pensiero, azione a cui è immanente una dottrina, e dottrina che, sorgendo da un dato sistema di forze storiche, vi resta inserita e vi opera dal di dentro. Ha quindi una forma correlata alle contingenze di luogo e di tempo, ma ha insieme un contenuto ideale che la eleva a formula di verità superiore del pensiero” ».

B. Commento: « In italiano cosa significano queste parole? Che il fascismo è un principio nel quale convivono inscindibilmente Pensiero ed Azione, la formula tanto cara già al Mazzini, ma Azione a cui è immanente una dottrina. Che cosa significa immanente? Qui ovviamente dovremmo ricollegarci al concetto dell’immanenza gentiliana, ma tralasciando tale accezione specifica, in generale immanente è un aggettivo che deriva dal participio presente della voce latina immanere, letteralmente significa “che sta dentro - che è interno in un essere”. Dunque l’azione ha come suo fondamento un principio ideale e non il contrario. Vi è dunque logicamente una forma che si adatta alle contingenze, ma vi è insieme, come sta scritto chiaramente, un contenuto ideale, la dottrina per l’appunto, che eleva la forma a formula di verità superiore del pensiero. Successivamente sempre nella stessa voce enciclopedica viene specificato in modo inequivocabile qual é il fondamento! su cui si fonda tutto il sistema ideologico fascista … appunto lo Stato Etico ».

Insomma, per capire che questi Signori sono completamente “fuori strada”, è sufficiente analizzare la prima frase della citazione e quella del loro commento.

Mussolini e Gentile scrivono:

- “(…) il fascismo è prassi ed è pensiero”...

Come interpretano, questo passo, i suddetti Signori?

- “(…) il fascismo è un principio nel quale convivono inscindibilmente Pensiero ed Azione, la formula tanto cara già al Mazzini” (sic!).

Che volete, per loro, ‘Azione e Pensiero’ o ‘Pensiero ed Azione’ è la stessa cosa…

Ed invece, non lo è! Questo, per la semplice ragione che se è l’Azione (‘pensiero pensante’ o ‘azione’ tout-court, è sempre un ‘atto’, quindi una prassi!) che precede il Pensiero (la teorizzazione, post-eventum, di quanto si sarà riusciti a compiere o a realizzare), abbiamo a che fate con qualcosa che è ‘dinamico’ ed ‘operante’ (un Fascio di forze, ad esempio, che si riunisce, per perseguire uno scopo comune); se, al contrario, è il Pensiero (quindi, necessariamente, un ‘pensiero pensato’, quindi statico!) che precede l’Azione, abbiamo a che fare con una “Setta ideologica” (di uguali o tendenti all’uguale…) che pur affermando di perseguire uno scopo comune, resta invariabilmente immobilizzata su se stessa, in quanto – ispirandosi di una visione cristallizzata ed inoperante dell’uomo, della società e del mondo (l’ideologia) – non è mai in grado di intervenire sulla realtà, né per cambiarla, né per modificarla .

Naturalmente, se questa non dovesse essere considerata la giusta interpretazione del Fascismo (non solo di quello che fu ma, soprattutto, di quello che verrà!), i suddetti Signori abbiano la gentilezza, allora, di spiegarmi, per cortesia, per quale ragione Giovanni Gentile realizzò dapprima la “Riforma della scuola italiana” (1923) e, poi, redasse la seconda parte della “Dottrina del Fascismo” (1932 – l’elaborato filosofico). E Benito Mussolini, fondò, prima di tutto, i “Fasci Italiani di Combattimento” (1919); diede una risposta al “biennio rosso” (1919-1921); inaugurò il “Partito Nazionale Fascista” (1921); organizzò ed effettuò la “Marcia su Roma” (1922); realizzò la "Riforma dello Stato" (1924-1926) e, poi, dulcis in fundo, si dilettò ugualmente a formulare, in chiaro, nella prima parte della medesima “Dottrina” (1932 – il saggio politico), il significato ed il senso della sua Rivoluzione.

RingraziandoVi dell’informazione, ed in attesa di eventuali contro-repliche, vogliate gradire i miei più cordiali saluti.

Alberto B. Mariantoni


Ed arriviamo al punto centrale della discussione dove il nostro interlocutore dimostra chiaramente quanto essendo impossibilitato a controbattere con argomentazioni sensate abbia preferito invece costruire un castello interpretativo senza alcun senso, basato su una deliberata forzatura del nostro scritto, forzatura che egli articola semplicemente estrapolando un brano ed omettendo volutamente il seguito dello scritto, che già da solo rispondeva alle sue elucubrazioni e che per tanto ha semplicemente evitato di prendere in considerazione.
Il nostro scritto chiaramente dice quanto segue:

« Scrive giustamente Mussolini insieme a Gentile nella ufficiale dottrina del fascismo datata 1932:

"Come ogni salda concezione politica, il fascismo è prassi ed è pensiero, azione a cui è immanente una dottrina, e dottrina che, sorgendo da un dato sistema di forze storiche, vi resta inserita e vi opera dal di dentro. Ha quindi una forma correlata alle contingenze di luogo e di tempo, ma ha insieme un contenuto ideale che la eleva a formula di verità superiore del pensiero” ».

B. Commento: « In italiano cosa significano queste parole? Che il fascismo è un principio nel quale convivono inscindibilmente Pensiero ed Azione, la formula tanto cara già al Mazzini, ma Azione a cui è immanente una dottrina. Che cosa significa immanente? Qui ovviamente dovremmo ricollegarci al concetto dell’immanenza gentiliana, ma tralasciando tale accezione specifica, in generale immanente è un aggettivo che deriva dal participio presente della voce latina immanere, letteralmente significa “che sta dentro - che è interno in un essere”. Dunque l’azione ha come suo fondamento un principio ideale e non il contrario. Vi è dunque logicamente una forma che si adatta alle contingenze, ma vi è insieme, come sta scritto chiaramente, un contenuto ideale, la dottrina per l’appunto, che eleva la forma a formula di verità superiore del pensiero. Successivamente sempre nella stessa voce enciclopedica viene specificato in modo inequivocabile qual é il fondamento! su cui si fonda tutto il sistema ideologico fascista … appunto lo Stato Etico ».


E' del tutto evidente (per chi naturalmente ha la volontà di leggere) che nel brano riportato precedentemente il Mariantoni non si avvede di proposito che non abbiamo mai scritto, come lui va invece affermando, che pensiero ed azione sono la stessa cosa o che si equivalgano; si inventa presumibilmente tale fanfaluca poiché non ha come controbattere alle stesse parole che Mussolini e Gentile elaborano riguardo alla dottrina fascista e che noi abbiamo correttamente ripreso nella nostra risposta quando scriviamo testualmente che..."il fascismo è un principio nel quale convivono inscindibilmente Pensiero ed Azione, la formula tanto cara già al Mazzini, ma Azione a cui è immanente una dottrina..."con quel che segue. Ma evidentemente al professore non interessa affatto rispondere alle argomentazioni ineccepibili formulate nella dottrina fascista poiché si é costruito una sua personalissima teoria sul fascismo secondo la quale, ad onta dello stesso scritto di Mussolini e Gentile (bontà sua!) di cui non tiene assolutamente conto, esso sarebbe invece contro ogni logica Azione dalla quale si sviluppa successivamente un Pensiero, lasciando intendere che l'azione in barba ad ogni progetto filosofico e politico verrebbe prima di tutto. Teorie assurde che sanno di scuola radical-destrorsa lontano un miglio. In tal senso é palese l'assoluta incomprensione della dottrina fascista da parte del nostro interlocutore che ci invita poi a spiegare la logica del perché di una formulazione ufficiale della dottrina posteriore a tutta una serie di provvedimenti politici intrapresi dal regime fascista. E' del tutto evidente per chi ha studiato la parabola storico-ideolgica del regime che tali provvedimenti corrispondessero alla realizzazione di una serie di principi che, sebbene elaborati in una forma sistemica compiuta soltanto in una fase successiva della storia del movimento fascista, risultavano in tutto e per tutto coerenti con i principi affermati fin dalle origini del suo travagliato percorso politico. Tutto ciò storicamente non può autorizzare logicamente nessuno a credere che l'impianto ideolgico che necessariamente sovrintende a tali fatti non fosse ben presente e chiaro nelle menti sia del Capo del Fascismo che del Filosofo Ideologo ovvero di Mussolini e Gentile, i quali proprio con la stesura della dottrina suggellarono ufficialmente e definitivamente tali concetti nello Stato Etico corporativo, quale principio primo e fine ultimo del fascismo. Che poi una tale dottrina, in quanto ideologia compiuta, possa essere implicitamente definita sempre dal nostro dotto amico come..."una visione cristallizzata ed inoperante dell’uomo, della società e del mondo"...mi pare ne certifichi la assoluta incomprensione, ma questo é vizio assai comune tra gli pseudofascisti che si atteggiano a modernizzatori ed evolutori di principi che semmai avessero casualmente letto di certo in nulla hanno compreso. Ma questa é un'altra storia. Mi unisco anch’io al suggerimento offerto al professor Mariantoni di andarsi a leggere qualche buon saggio sul fascismo come quelli che gli ha proposto il nostro utente Aquila Latina.

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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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MessaggioInviato: Sab Mag 02, 2009 11:58 am    Oggetto:  
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Mi unisco alle considerazioni già espresse dagli utenti.

Vorrei, però, dare anche un mio contributo focalizzando alcune parti di un clichè che sopravvive, come è ormai risaputo, sposato anche dal Professor Mariantoni.

Egli dice:

Citazione:

Naturalmente, se questa non dovesse essere considerata la giusta interpretazione del Fascismo (non solo di quello che fu ma, soprattutto, di quello che verrà!), i suddetti Signori abbiano la gentilezza, allora, di spiegarmi, per cortesia, per quale ragione Giovanni Gentile realizzò dapprima la “Riforma della scuola italiana” (1923) e, poi, redasse la seconda parte della “Dottrina del Fascismo” (1932 – l’elaborato filosofico). E Benito Mussolini, fondò, prima di tutto, i “Fasci Italiani di Combattimento” (1919); diede una risposta al “biennio rosso” (1919-1921); inaugurò il “Partito Nazionale Fascista” (1921); organizzò ed effettuò la “Marcia su Roma” (1922); realizzò la "Riforma dello Stato" (1924-1926) e, poi, dulcis in fundo, si dilettò ugualmente a formulare, in chiaro, nella prima parte della medesima “Dottrina” (1932 – il saggio politico), il significato ed il senso della sua Rivoluzione.

RingraziandoVi dell’informazione, ed in attesa di eventuali contro-repliche, vogliate gradire i miei più cordiali saluti


Mi unisco a Marcus, in merito ai rilievi giustamente posti in essere. Più precisamente riguardo all' evidentemente fortuita "disattenzione" del Professore sulle Argomentazioni probanti (e verrebbe da dire inoppugnabili), presenti in abbondanza sul forum, la vera e non presunta Identità Fascista di cui si dibatte.

Come già abbondantemente dimostrato, la Logica stessa, prima ancora che la Politologia e la Storiografia, contraddicono le Teorie simili a quelle espresse dal Professore. Che, lo ricordiamo, sono le Teorie fondanti l'antifascismo di Stato, il quale in senso negativo e spregiativo identifica il fascismo come "cieca prassi".

La sottile differenza con i rappresentanti Culturali simili al Professore, referenti diretti o indiretti di una precisa fazione politica (destra radicale), sta nel suddetto "senso" interpretativo di una stessa, identica, teoria. La teoria è comune: quella dell'antifascismo di stato. Il Senso è difforme. Il senso dato a tale teoria, sottointeso anche dall' intervista del Professore, si trasforma "positivamente".

E' quel senso "positivo" che si tende a dare anche alle aberrazioni più bieche, quali quelle contenute nella dottrina di Hitler ad esempio, rovesciandone il significato intrinseco e cercando una "giustificazione" storica "inevitabile" (è il caso del negazionismo del c.d. Olocausto, come della giustificazione delle persecuzioni razziali, che sarebbe fondata su una non meglio definita "ostilità" dei perseguitati).

Il discorso della "giustificazione storica" lo fanno a parti inverse anche i marxisti, con la loro "etica soggettivistica", per cui sono "storicamente inevitabili" determinati abomini come quelli da loro professati. Al pari di quelli Hitleriani.

Per il fascsimo mussoliniano si è trovato il comune denominatore antifascista di stato, dando l'opportunità di modificarne l'interpretazione. In questo modo il Fascismo Mussoliniano è definito "dogmaticamente" sempre e comunque come l'Oligarchia regnante vuole. Anche (direi soprattutto) da coloro che se ne auto-nominano "continuatori/evolutori".

E' scientificamente provato che se ci si fregia di un Nome o di una Idea, e si accoglie la sostanza della "vulgata", del dogma, della definizione costruita su quella stessa Idea, il risultato ottenuto è una granitica autenticazione del dogma pronunciato sull' Idea in oggetto!

L'interpretazione di questo dogma, ovviamente, passa in secondo per non dire ultimo piano. Un piano lasciato al dibattito della fazione interessata, a cui l'oligarchia concede di dire o fare quel che più l'aggrada, rimanendo fermo lo schema immutabile in cui si deve stare e a cui la fazione obbedisce.

In ultima analisi, dunque, la fazione interessata (nel nostro caso la destra radicale), si presenta come una gigantesca conferma alla interpretazione sostanziale dell' antifascismo ufficiale.

Questo è un fatto documentato anche da queste stesse pagine in modo copioso e direi inoppugnabile. Ma prima di tutto è documentato dalla realtà.
Fatto che genera una altrettanto normale e consequenziale Teoria: la destra radicale, nei suoi rappresentanti politici e culturali, è il fondamento dell'antifascismo di stato. Teoria che ha dalla sua un volume di prove storiche e politiche monumentale, che si confronta con lo zero assoluto di prove contrarie. O meglio, con le strida insultanti di coloro che "difendono" ciò che a ben vedere risulta indifendibile.

Lei, Professore, ha manifestato un modus operandi che ho incontrato spesso. Mi permetta di dirle che prima di rispndere occorre avere un quadro, se non dettagliato, almeno generale degli argomenti che vengono opposti alla sua teoria.

Mi rendo conto che risulta difficile consultare le abbondantissime argomentazioni presenti nel nostro Forum. Ma una ricerca mirata, ad un "addetto ai lavori" come Lei, non poteva e non doveva sfuggire.

Proprio per non incorrere in ciò a cui poi è incorso: smentite e sottolineature di disattenzione.

Ma, come le dicevo, troppo spesso in certi ambienti emerge una specie di "nonnismo gerarchista".
E' un retaggio presente in tutti gli ambienti di questa Oligarchia, ma principalmente in quelli della destra.

La stizza, che anche lei ha manifestato, scatta "automaticamente" appena l'Uomo di Cultura in questione si sente messo in discussione da persone o da Testi che Lui solo considera meno di zero.

E' una abitudine inveterata che prima degli Argomenti e prima del Peso delle Ipotesi e delle Tesi, in modo molto poco Scientifico da parte di tanti "scienziati", si anteponga il "censo", la "schiatta", il "grado"!

Forse inavvertitamente, questo è quello che ha fatto anche lei.
Senza soffermarsi a leggere quell'immediato brano che è stato citato anche da Marcus. Poche righe che DA SOLE, smontano totalmente l'impianto della sua replica, che, effettivamente, mostra ben poco fondamento. E soprattutto non da nessuna risposta.

Infatti, la sostanza del suo argomento si riduce ad una contumelia infastidita nei nostri confronti, compresa di chiosa ironica.

Le possiamo confermare, senza timore di alcuna smentita seria, che prima dei Titoli che tutti cercano con affano, ci sono gli argomenti.

Tali argomenti sono inoppugnabili, sviscerati in studi certamente non eseguiti al mercato ortofrutticolo.

Il Fascismo è un Pensiero Politico compiuto, organicamente sviluppato e chiaramente perseguito.
Non è (mi dispiace per la Vulgata!) una "cieca prassi". Non è nemmeno una "buona prassi" (ecco la famosa differenza interpretativa a cui mi riferivo, che però rende incrollabile la vulgata di stato!)

Il Fascismo, dalla disamina Storico-Politologica, quindi non dalle interpretazioni SINGOLE di persone poco avvedute, risulta essere un Modello Politico tenacemente Coerente con i proprio principi, mai rinnegati.

Il fatto che la raccolta sistemica di detti principi sia avvenuta in un periodo posteriore alla nascita del Pensiero, non inficia minimamente tale assunto.

Tanto è vero che, il fondatore del Fascismo, Uomo Politico che non viene minimamente preso in considerazione da Lei come da tutti coloro che pretendono di interpretare il fascismo...senza il fascismo, dichiara e opera il suo proprio modello di pensiero e azione in modo cristallino. Come si può chiaramente e direttamente constatare dalla Antologia Politologica da Egli Prodotta!

Affermare a proprio sostegno che una Dottrina sia Presente solo DOPO la sua sistematizzazione diretta in un documento equivale ad asserire una delle più grandi corbellerie che il pianeta possa conoscere!

Sarebbe come dire che il Cristianesimo che va dal 30 (ca) al 55 (ca) dopo Cristo non avesse avuto nessuna dottrina, finchè gli Apostoli ed Evangelisti non avessero dato disposizione di redigere in modo sistemico il Nuovo Testamento!

Ciò vuol dire che le Lettere Pastorali dei Vescovi Cattolici e del Primo Papa, precedenti a quella sistemizzazione, dovrebbero essere considerate come frutto di una PRASSI diretta, frutto del MOMENTO, frutto della SEMPLICE INTUIZIONE pastorale!

Il paragone con il fascismo forse è poco consono, perchè si parla di Politica, e non di religione. Ma certamente il Pensiero Politico che è fondamento del Fascismo, formato in modo sostanziale, è riscontrabile da SUBITO nei Programmi e nelle posizioni mai mutate del fascismo stesso. Da queste posizioni, da queste idee, da questi programmi CHIARI, coerenti nel filo che li lega con grande evidenza, si è giunti al COMPENDIO DOTTRINARIO del 1932. Che ha appunto sistematizzato in modo univoco ciò che è il nerbo del Pensiero Fascista.

Un compendio che non fa che ribadire ciò che sempre ha ribadito il fondatore in tempi non sospetti. Il Fascismo si distingue egregiamente dalle altre idee politiche per il fondamento. Il fascismo vuole ottenere non un sistema economico particolare, o una rappresentaza politica determinata, come fine del suo essere. Il fascismo vuole ottenere, in linea con la Cultura Romana, UN NUOVO MODELLO DI CIVILTA'. Per cui i mezzi per raggiungerlo saranno supportati da un nuovo tipo di Economia, ETICA FASCISTA, da un nuovo tipo di Rappresentanza Politica, CORPORATIVA, che scaturisce da quella stessa Civiltà che si vuole perseguire.

Per cui, l'approccio al fascismo non può non tener conto della nettissima distinzione che il fondatore fa tra FINI E MEZZI. I primi granitici, i secondi modificabili.
In realtà non si potrebbe esaminare il fascismo, politologicamente, senza considerare colui che lo ha fondato! Ed è quello che invece si fa studiandolo e analizzandolo! Il grande assente del Fascismo è proprio Mussolini, a cui non si da a priori la capacità e la stessa realtà di Uomo Politico.

Espunto Mussolini dal fascismo, si fa presto ad arrivare a un miliardo di fascismi! Esistenti a causa della "prassi".

In realtà il nodo della "prassi" viene sciolto proprio dalla lettura Politologica di Mussolini. Il quale in modo tanto semplice, quanto incredibilmente ignorato, spiega coerentemente il peculiare modello di sviluppo che egli presume debba portare all'avvento della nuova civiltà.

Ma il nodo non si scioglie proprio perchè a sciogliero è Mussolini-Uomo Politico.

Se dovesse sciogliersi il nodo, crollerebbe la fasulla impalcatura creata da 60 anni di antifascismo tirannico.
Si scoprirebbe che il modello fascista ha delle fondamenta valoriali forti, che il razzismo gli è estraneo, che le contingenze storiche hanno inciso sul suo percorso di sviluppo. Come del resto è scientificamente riconosciuto per ogni altro evento sulla terra. Ovviamente escluso il fascismo-male assoluto. O prassi, che dir si voglia.

Ricollegandomi al discorso di prima, le assicuro Professore che oltre gli argomenti, i quali soli bastano, qui abbiamo anche i tanto cercati "titoli" per definire il fascismo in modo univoco.

Se avrà la pazienza di analizzare le posizioni e le argomentazioni qui presenti, forse riuscirà a comprendere. E a scendere dalla Cattedra..

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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MessaggioInviato: Mer Mag 06, 2009 10:17 pm    Oggetto:  
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Replica di Mariantoni:

Per quanto mi riguarda non ho problemi a "scendere dalla cattedra"...

Loro, invece, prima di pretendere "insegnare", dovrebbero - al posto di leggere Zeev Sternhell e James Gregor - studiarsi prioritoriamente Giovanni Gentile. In particolare, le differenze che passano tra il 'pensiero pensante' ed il 'pensiero pensato'.

Se vogliono discutere con me, non ci sono problemi: ad esempio, via skype o personalmente. Ma prima, abbiano la gentilezza e la franchezza di qualificarsi con il loro nome e cognome, e non con comodi e vili pseudonimi da partigiani!
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MessaggioInviato: Mer Mag 06, 2009 11:30 pm    Oggetto:  
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immagino che Marco e Stefano non avranno problemi ad ogni modo cosa c'entra il pensante ed il pensato di Gentile? Affermare che il pensiero pensante sia, di fatto, la mancanza di pensiero e quindi una azione senza precedente pensiero significa non avere capito un tubo del pensiero di Gentile (che ha pensato tanto poco da scrivere interi libri)e tantomeno dell'idealismo...
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MessaggioInviato: Gio Mag 07, 2009 12:00 am    Oggetto:  
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Squadrista ha scritto:
Replica di Mariantoni:

Per quanto mi riguarda non ho problemi a "scendere dalla cattedra"...


Allora avrebbe già potuto essere qui, invece di mandare un portavoce... Non mangiamo nessuno...

Squadrista ha scritto:

Loro, invece, prima di pretendere "insegnare", dovrebbero - al posto di leggere Zeev Sternhell e James Gregor - studiarsi prioritoriamente Giovanni Gentile. In particolare, le differenze che passano tra il 'pensiero pensante' ed il 'pensiero pensato'.


Prendiamo atto della non risposta del professore, che svicola buttandola fuori tema... e anche con un po' di saccenza. Aggiungo che noi abbiamo semplicemente criticato la tesi politologica di Mariantoni, è lui che pretende di "insegnare" senza scendere dalla cattedra quando qualcuno dell'uditorio non condivide e porta solidi argomenti (evidentemente non smontabili, da cui la non risposta...).
Infine noi Gentile lo abbiamo letto, citandolo con cognizione di causa a differenza di quanto ha fatto lui con questa non risposta.

Squadrista ha scritto:

Se vogliono discutere con me, non ci sono problemi: ad esempio, via skype o personalmente. Ma prima, abbiano la gentilezza e la franchezza di qualificarsi con il loro nome e cognome, e non con comodi e vili pseudonimi da partigiani!


I nomi dei 2 fondatori e moderatori del forum sono qui noti a tutti e pubblici, essendo ben in vista sulla copertina del libro "L'Identità Fascista" e avresti dovuto saperlo. Ma ancora una volta ribadisco che professore sarebbe potuto venire qui e chiederli invece di buttarla in "pseudonimi partigiani"...
Ma a questo punto sbagli tu a fare da staffetta portavoce... perciò ti inviterei a parlare per te stesso su questo forum d'ora innanzi. Lo dico nell'interesse tuo e di una dialettica sincera e costruttiva che da sempre anima gli intenti di questo forum: non ci interessano più di tanto oscuri responsi di oracoli lontani... che evidentemente non hanno una risposta.
Per quanto mi riguarda prendo atto che ancora una volta nessuno ha potuto contrapporre argomenti ai nostri granitici dati di fatto.
In fin dei conti non chiedamo niente altro che l'eterogenea accozzaglia d'area la smettesse di occuparsi di "fascismo". Si occupassero dell'mmagine scoop del loro ultimo candidato di prestigio piuttosto... Laughing Laughing
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Marcus
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MessaggioInviato: Gio Mag 07, 2009 11:13 am    Oggetto:  
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...ciò che ha già scritto Tribunus esprime integralmente anche il mio personale pensiero ma senza alcun dubbio anche quello di tutti i Cittadini Fascisti de IlCovo e ritengo illustri in modo cristallino una situazione di per sé chiarissima. Alla logica delle nostre argomentazioni, che poi sono quelle ufficialmente esposte da Mussolini e Gentile, non vi è concretamente nulla di pertinente e razionale da opporre...in barba a tutte le fantasiose ed inesistenti anime del fascismo immaginario che gli antifascisti di tutte le colorazioni e latitudini si sono inventati. Questo é quanto.
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MessaggioInviato: Mar Mag 10, 2011 11:20 pm    Oggetto:  
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Assieme, per risorgere!

La Storia ci insegna che – nel contesto della vita umana – ci sono due sole maniere di potersi aggregare con altri nostri simili per tentare, assieme, di fare qualcosa:

1. la prima, quella naturale e tradizionale (in senso greco e romano), suggerisce che – indipendentemente dalle idee o dai punti di vista di ciascuno (quot homines tot sententiae) – è sufficiente stare (fisicamente e psicologicamente) bene assiemenella vita di tutti i giorni (ciò che, ovviamente, non è possibile verificare in chatt o per mail!) ed avere la comune volontà di perseguire un medesimo obiettivo: ad esempio, il bene comune della societas a cui si appartiene;

2. la seconda – che io considero innaturale, astratta e totalmente sovvertitrice dei principi e dei valori fondamentali delle antiche societas naturali – è quella che ci è suggerita dalla visione ideologica della vita e della storia; “visione” che è stata studiatamente ed interessatamente inculcata alle nostre popolazioni dallacolonizzazione culturale che stiamo subendo, ormai, da all’incirca 17 secoli, e di cui la stragrande maggioranza, per semplice “riflesso condizionato”, continua ad essere direttamente o indirettamente vittima.

La prima maniera – che si inserisce perfettamente nella dinamica della vita e della Storia – è fondata sulla constatazione che gli uomini sono tutti unici, originali, irripetibili ecomplementari (in questo caso, se intelligenti…). E’ nella differenza (incontro, scontro),infatti – purché si sia coscienti di fare parte della medesima societas (esse ergo sum), e ci si impegni a perseguire il bene comune (koinos bios) – che c’è lo scambio. Dunque, l’affinamento, il perfezionamento e la crescita. In altre parole, la Civiltà.

La seconda maniera – che è palesemente in totale contraddizione e contrasto (anche se molto pochi, ormai, ai nostri giorni, sembrano accorgersene…) con la dinamica della vita e della Storia – pretende che gli uomini siano tutti uguali, e che l’aggregazione umana possa realizzarsi, a partire da una (presupposta) comune idea o da un (ipotizzato)comune punto di vista.

Dove risiederebbe, dunque, in quest’ultimo caso, la contraddizione in termini e l’assurdo e drammatico contrasto con l’effettiva dinamica della vita e della Storia?

Se si riflette un attimo, ci si accorge immediatamente che se, per pura ipotesi, riuscissimo davvero a convincere tutti a pensarla allo stesso modo, ci ritroveremmo, tutti, a far parte di un medesimo, statico ed inanimato “museo delle cere”. Insomma, non avremmo più nulla da dirci!

Se, invece, come spesso avviene, riuscissimo soltanto a convincerne una parte(convenzionalmente, in quanto nessuno, in realtà, può pretendere riuscire esattamente a pensarla come un altro…), contribuiremmo esclusivamente a creare una nuova ed aggiuntiva “fazione ideologica”, a quelle che, purtroppo, già esistono. E che, dal 313 delle nostra era, hanno direttamente e particolarmente contribuito alla distruzione verticale, orizzontale ed obliqua delle nostra antiche Società.

Se è questo che vogliamo… Continuiamo pure, a lunghezza di giornata (e qualche volta, pure di notte…) a chattare anonimamente ed impersonalmente sul Web con i nostri simili ed a litigare tra di noi (ognuno, evidentemente, credendo di essere l’unico possessore visibile e tangibile della “verita” assoluta ed indiscutibile!), come degli utili idioti, da dietro la comoda tastiera del nostro inanimato e virtuale computer, alimentando contemporaneamente e stoltamente la nostra individualizzazione e compartimentazione forsennata, fino alla nostra completa ed inevitabile autodistruzione psichica.

Se non lo vogliamo, prendiamo il Web per quello che effettivamente è: una maniera come un’altra per entrare occasionalmente in contatto con persone terze. Ed una volta stabilito il contatto formale, tornare nella realtà, incontrarsi e conoscersi fisicamente,per verificare concretamente se si sta bene assieme, oppure no.

L’anthropos che è in noi e l’istinto che lo caratterizza – grazie alle radiazioni, ai feromoni, alle cariche emotive, etc. che il nostro corpo emette o trasmette – ci indicheranno se“l’altro” conviene o meno alla nostra natura.

Se ci accorgeremo che stiamo bene assieme (insomma, che non ci facciamo reciprocamente schifo, disgusto, orrore o repulsione), avremo constatato il pares cum paribus facillime congregantur dei Latini. E se riusciremo ugualmente a fissare unobiettivo comune da raggiungere, qualsiasi traguardo diventerà immediatamente possibile. Anche quello di riuscire immancabilmente ed efficacemente a ricostruire, pietra su pietra (ed ognuno portando la “sua” pietra al cantiere…), il tessuto connettivo della nostra antica ed imperitura Civiltà.

Alberto B. Mariantoni


Di recente mi è capitato di leggere questa ennesima “perla”del sign. Alberto Mariantoni, nella quale torna a”deliziarci” con uno dei suoi articoli dove, dopo averne già scritti di diversi in cui tentava di “spiegarci” il suo fascismo immaginario che abbiamo a più riprese smentito su “ilCovo”, cerca adesso di illustrarci il concetto di “civiltà”; su come la si debba intendere correttamente, mettendoci in guardia da ogni “visione ideologica della vita e della storia” che intenda aggregare gli uomini tramite “una comune idea o da un comune punto di vista”. Direi che non è il caso di scomodare eccessivamente la Dottrina Fascista, (che è bene comunque ricordare definisce la Nazione come “moltitudine unificata da un’idea”) per smentire le deliranti considerazioni espresse in tale articolo privo di ogni serio riferimento culturale. Basta per lo più la semplice logica per smontare le personalissime teorie sulla civiltà che, secondo il Mariantoni, sarebbe il risultato, in senso naturalistico e tradizionalista, di una somma di individui che, pensando tra loro in maniera diversa, cercano di raggiungere un obiettivo comune. Ci si chiede come possa un gruppo di uomini con idee diverse e con diversi modi di pensare, raggrupparsi insieme per raggiungere un “bene comune” che in tal caso, a rigor di logica, comune non ha proprio i presupposti per poterlo essere, a meno di non considerarlo un dato acquisito a priori ma senza senza alcuna possibilità di dimostrazione! L’esempio delle società classiche non regge e riproporlo ai nostri giorni è semplicemente anacronistico. La posizione fascista esprime un suo concetto di Civiltà. Come scrisse Renzo Pandolfo su “Gerarchia” nel 1942: “Per il Fascismo civiltà significa insieme la conquista che un popolo compie dei valori supremi dello spirito e che trovano pertanto forma di espressione nella sua vita politica, civile, giuridica, morale, sociale; e, perciò, il modo di vivere, di operare, di pensare, di creare; il modo suo, particolare, intrinseco di esistenza”. Per creare una civiltà bisogna quindi creare un costume, un ethos, un modo di vivere e di pensare, come affermò Mussolini: “Il segno certissimo che permette agli artefici grandi e minori della gigantesca fatica di chiamarsi senza false modestie costruttori di una nuova civiltà, è di natura squisitamente morale e spirituale: è la trasformazione del carattere, della mentalità, degli usi e costumi del popolo italiano; è insomma il nuovo modo di vita dell'italiano fascista”. Quindi la civiltà è caratterizzata dalla formazione pedagogica, spirituale e totale (= totalitaria) del popolo sulla scorta di principi etici di una ideologia palingenetica che aspira a diventare “concezione religiosa” della comunità (vedi Giovanni Gentile). Centrale in tal senso nel fascismo è la volontà di formare l’ ”Uomo Nuovo Fascista”, l’italiano nuovo di Mussolini, educato e cresciuto sulla scorta dei valori etici del Fascismo, presupposto indispensabile per creare una Civiltà solida e moderna; la volontà di cementare in chiave idealistica e totalitaria l’identificazione del Popolo nello Stato. La civiltà che postula il Mariantoni invece è atomistica e si ridurrebbe in ultima analisi nell’espressione naturalistica di una massa amorfa di individui, di liberale memoria, priva di una reale volontà unificante (data nel Fascismo dalla concezione dello Stato Etico, quindi dotato di una volontà normativa che è quella fascista) e dunque sempre pronta a cedere all’egoismo ed al materialismo. Non si tratta per il fascismo, checché ne dica il professore in questione, di imbonire un gregge di pecore e di imbrigliarlo in una struttura dove tutti la pensano allo stesso modo, ma di formare un popolo conscio dei suoi destini, pronto a Credere nelle proprie verità fondamentali, a Obbedire alle consegne che da esse derivano ed a Combattere per la loro realizzazione. Mariantoni, in ultima analisi, non fa altro che ripetere le risibili teorie dell’area destrorsa “neofascista” inerenti il "fascio" come presunto aggregato di uomini con idee diverse, volendo tornare così, seppure nel suo caso indirettamente e per vie traverse, a degradare il fascismo ad una agnostica e cieca prassi politica disgiunta da qualsiasi principio ideale fondamentale, come invece affermato nella Dottrina redatta per mano di Mussolini e Gentile. In breve la solita solfa della destra radicale fintofascista, sempre intenta a svolgere il compito impartitole dall'antifascismo di Stato di svilire e mortificare il fascismo.
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MessaggioInviato: Mer Mag 11, 2011 10:02 am    Oggetto:  
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Una contraddizione in essere, questo articolo del Mariantoni.

Citazione:
La Storia ci insegna che – nel contesto della vita umana – ci sono due sole maniere di potersi aggregare con altri nostri simili per tentare, assieme, di fare qualcosa:

1. la prima, quella naturale e tradizionale (in senso greco e romano), suggerisce che – indipendentemente dalle idee o dai punti di vista di ciascuno (quot homines tot sententiae) – è sufficiente stare (fisicamente e psicologicamente) bene assieme nella vita di tutti i giorni (ciò che, ovviamente, non è possibile verificare in chatt o per mail!) ed avere la comune volontà di perseguire un medesimo obiettivo: ad esempio, il bene comune della societas a cui si appartiene;


1.Come si fa a "stare insieme" e per di più "fisicamente", indipendentemente dal "motivo" di questo "stare insieme"? Cosa porterebbe questo indistinto "stare insieme"? Il momento di un bagordo?

2.Come si fa ad avere la "comune volontà di perseguire un obiettivo", come il Bene Comune della Società, se questo "comune obiettivo" non è "comune"? Poichè dovrebbe prescindere dalle idee e dai punti di vista? E quale società classica avrebbe mai concretizzato questo assunto così astruso?

3. Il mezzo di comunicazione della Rete, come i giornali o il Cinema a suo tempo, oggi permette di raggiungere capillarmente le persone in ogni capo del mondo e proprio di condividere e confrontare le idee. Crescendo.Ovviamente non è un assoluto. L'assolutizzazione in positivo od in negativo, o la "reductio ad unum" dello strumento come se fosse unicamente un mezzo di "chat o mail" denota un pregiudizio di fondo uguale e contrario a quello esaltatorio.

Citazione:
2. la seconda – che io considero innaturale, astratta e totalmente sovvertitrice dei principi e dei valori fondamentali delle antiche societas naturali – è quella che ci è suggerita dalla visione ideologica della vita e della storia; “visione” che è stata studiatamente ed interessatamente inculcata alle nostre popolazioni dalla colonizzazione culturale che stiamo subendo, ormai, da all’incirca 17 secoli, e di cui la stragrande maggioranza, per semplice “riflesso condizionato”, continua ad essere direttamente o indirettamente vittima.


Che cosa si intende per "visione ideologica della vita e della storia"?

Noi, da fascisti, ci opponiamo alla visione "ideologica della vita e della storia" NEL SENSO COMUNE DEL TERMINE. Infatti noi ci distinguiamo per un punto fondamentale da questa visione NEL SENSO COMUNE DEL TERMINE: noi aspiriamo all'avvento di una Civiltà, in continuazione proprio a quella Civiltà Latina che qui si vorrebbe rievocare! La nostra visione Ideale, non è quella che piega e livella la realtà della Vita, ma è quella che la RIFORMA (Gentile Docet!) nel senso della Civiltà CONDIVISA che si vuole raggiungere! Una Civiltà dei Valori e del Lavoro.

Un Visione UNITARIA della Politica e dello Stato è esattamente ciò che ha permesso all'Impero Romano, ad esempio, di prosperare e di epsandersi. Il che come la storia, che il professore chiama a suo testimonio, dimostra chiaramente, non implica affatto la negazione delle multiformità sociali (come Roma ha dimostrato nei fatti!), ma la collaborazione di queste, nella direzione dell'Unità Statale, Civile.

Citazione:
La prima maniera – che si inserisce perfettamente nella dinamica della vita e della Storia – è fondata sulla constatazione che gli uomini sono tutti unici, originali, irripetibili ecomplementari (in questo caso, se intelligenti…). E’ nella differenza (incontro, scontro),infatti – purché si sia coscienti di fare parte della medesima societas (esse ergo sum), e ci si impegni a perseguire il bene comune (koinos bios) – che c’è lo scambio. Dunque, l’affinamento, il perfezionamento e la crescita. In altre parole, la Civiltà


Questa è la fiera della contraddizione. Gli Uomini sono certamente diversi e complementari. La differenza fa crescere, il confornto-scontro anche, lo scambio pure. Ma la Civiltà non si fonda e non cresce sull'indistinto! La storia lo certifica, oltrechè la logica!
Per impegnarsi a perseguire il "bene comune", proprio sulla base della diversità tra ognuno, e quindi della constatazione di soddisfare EQUAMENTE diverse esigenze MORALI E MATERIALI, c'è bisogno di uno SCOPO COMUNE e di un COMUNE MEZZO EQUO per raggiungerlo! Condiviso in modo eguale, sebbene nella multiformità delle differenze.

Citazione:
La seconda maniera – che è palesemente in totale contraddizione e contrasto (anche se molto pochi, ormai, ai nostri giorni, sembrano accorgersene…) con la dinamica della vita e della Storia – pretende che gli uomini siano tutti uguali, e che l’aggregazione umana possa realizzarsi, a partire da una (presupposta) comune idea o da un (ipotizzato)comune punto di vista.


Chi ha detto che "la seconda maniera" pretenda per forza che "gli uomini siano tutti uguali"? Di quale maniera parla? La maniera delle ideologie "sacramentali"! Del "bipolarismo perfetto"! Del materialismo storico. Maniera che NON CI APPARTIENE. Se ancora non si fosse capito!

Il fatto che l'aggregazione umana possa realizzarsi solo sul fondamento di un comune "obiettivo", di una comune "idea di Civiltà" (poichè noi è quella che vogliamo, non altro!), è certificato dalla storia del mondo! Non dalle elucubrazioni di qualcuno!

Citazione:
Se si riflette un attimo, ci si accorge immediatamente che se, per pura ipotesi, riuscissimo davvero a convincere tutti a pensarla allo stesso modo, ci ritroveremmo, tutti, a far parte di un medesimo, statico ed inanimato “museo delle cere”. Insomma, non avremmo più nulla da dirci!


Questo vale per la visione materialistica della Vita. CHE NON E' LA NOSTRA. Guardare il mondo in modo MANICHEISTICO, DUALE, come sta facendo il professore, genera queste elucubrazioni. Non esiste solo A o B. Noi abbiamo sintetizzato una visione differente, e su questa ci basiamo. Una visione che, a quanto pare, si dimostra non CONOSCERE AFFATTO.

Il perno infatti non sta nel "convincere tutti a pensare allo stesso modo", ma nell'EDUCARE in modo unitario chi si unisce, appunto. Se non c'è un'educazione unitaria, non c'è unione. E se non c'è unione non c'è convivenza civile e non c'è "bene comune". Noi non crediamo che il "bene comune" sia la somma del perseguimento soggettivo del bene del singolo slegato dal contesto della società!
Condividere un principio unitario non significa diventare uno zombi. Ma essere cosciente del fatto che non siamo soli! E che c'è un modo EQUO perchè il mio interesse non si contraponga a quello di un altro! Ma soprattutto c'è un modo "morale", alto, di vivere per perseguire questo interesse generale, nel quale c'è anche il mio e dove in fondo a ciascun IO c'è sempre un NOI, Gentile docet!

Citazione:
Se, invece, come spesso avviene, riuscissimo soltanto a convincerne una parte(convenzionalmente, in quanto nessuno, in realtà, può pretendere riuscire esattamente a pensarla come un altro…), contribuiremmo esclusivamente a creare una nuova ed aggiuntiva “fazione ideologica”, a quelle che, purtroppo, già esistono. E che, dal 313 delle nostra era, hanno direttamente e particolarmente contribuito alla distruzione verticale, orizzontale ed obliqua delle nostra antiche Società


Ennesima contraddizione! Prima fa il panegirico dell'individualismo che INEVITABILMENTE genera fazione, poi fa il panegirico dell' anti-fazione! Contraddicendosi ancora, perchè la fazione verrebbe creata dal "convincimento parziale" della Società alla presunta "idea livellante"! L'idea "livellante" è esattamente quella che combattiamo! Perchè è esattamente emanazione del materialismo! L'Idea livellante è idea Individualistica e insieme materialistica. Per cui la radice genera i frutti. Questo insegnano la Storia e le scienze Politiche.

Incredibile il riferimento al 313, data che avrebbe sancito la DISTRUZIONE delle "antiche società"! Non credo che meriti di essere commentato, visto il volume incredibile di personaggi e fatti che smentiscono potentemente questa frase assurda!


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Periodo senza senso. Di nuovo l'assolutismo di cui sopra, che non concepisce l'equilibrio interpretativo. I mezzi sono mezzi. Non sono assoluti. Sono appunto strumenti. L'eccesso, in ogni strumento, è sempre presente. Chiamasi "estremisimo". Ma questa eventualità non può eliminare la realtà in toto. Questo si chiama contro-estremismo! Decisamente improponibile come "interpretazione dei fatti". E soprattutto vuoto esercizio retorico che non considera la realtà e non risponde alle domande che suscita.

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Questa è un'ovvietà. E questo pistolotto morale a che serve? Le obiezioni sollevate e le risposte dove sono? Tra l'altro sempre la storia mostra il valore che hanno avuto le famose "riviste" POLITICHE E FILOSOFICHE. Da quelle sono partite le revisioni delle società, che si sono potute concretizzare AL MOMENTO OPPORTUNO, attraverso contingenze positive, proprio perchè PRIMA erano state sintetizzate.

Un articolo che non dice nulla di nuovo, comunque.
Un articolo che ripopone la solita solfa della formazione di destra.

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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MessaggioInviato: Mer Ott 24, 2012 10:36 am    Oggetto:  
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...temo che l'opportunita di una replica finalmente argomentata in modo serio da parte del Mariantoni da ieri sia sfumata definitivamente, mi è giunta infatti notizia che il teorico dei radical-destrorsi è deceduto.
Pace all'anima sua!

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MessaggioInviato: Mer Ott 24, 2012 3:26 pm    Oggetto:  
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Requiem Aeterna...
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