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La "questione ebraica"
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AquilaLatina




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MessaggioInviato: Lun Lug 14, 2008 1:55 pm    Oggetto:  La "questione ebraica"
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La "questione ebraica"

Una delle armi preferite della Vulgata – e in questo pienamente aiutata dai radicalisti dell’area che contribuiscono a legittimarla – è quella derivante dalla deriva antisemita “assunta” dal Fascismo a partire dal 1938.
Vicenda sicuramente squallida, moralmente condannabile, ma su cui parecchi “storici” e moralisti hanno conseguito notevoli fortune (per fini politici ovviamente), facendo del Fascismo una sorta di corresponsabile dell’Olocausto.
“L’Identità Fascista”, che prende le mosse dalla “Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo” di Renzo De Felice, illustra in maniera chiara i motivi dell’introduzione delle leggi razziali (una manovra di realpolitik volta ad avvicinarsi alla Germania), la mancanza di tratti di “razzismo biologico” presente nelle leggi razziali che, anzi, si qualificano come leggi di discriminazione politica e che concedevano agli ebrei parecchie vie di scampo inconciliabili col razzismo biologico. Infine il libro illustra il comportamento tenuto dal Governo Mussolini a partire dal 1938: dal tentativo perseguito di creare uno Stato ebraico in una ricca zona d’Etiopia, al comportamento tenuto durante la seconda guerra mondiale volto a proteggere gli ebrei braccati dal nazismo, alla posizione della RSI che non mutò la politica di salvataggio degli anni precedenti (finché poi non fu costretta con la forza a consegnare gli ebrei).
Insomma, il lavoro de “l’Identità fascista” è uno dei pochi completi e obiettivi al riguardo.
Per ragioni oggettive, non sono stati ovviamente inseriti molti e molti altri documenti per cui occorrerebbe una trattazione specifica. Mi riprometto, in questa discussione, di inserire ciò che ho a disposizione. Possono essere definiti questi “documenti complementari” che, spero, forniscano un ulteriore approfondimento sulla tematica del rapporto “fascismo/ebraismo”.

Vediamo di analizzare anzitutto la posizione di Mussolini nei confronti degli ebrei.

Scrive Renzo De Felice: <<Sino al 1937 l’idea di un antisemitismo di Stato fu lontanissima da lui: gli ebrei italiani godevano sotto il fascismo né più né meno della stessa “libertà” che godevano gli altri italiani; gli ebrei stranieri perseguitati trovarono in lui se non proprio un protettore, un uomo politico che a più riprese li aiutò e aprì loro le porte d’Italia come – bisogna onestamente riconoscerlo – non fecero molti altri capi di Stato per i loro Paesi…. Certo verso “gli ebrei” Mussolini ebbe sempre una certa diffidenza, ma si trattava della diffidenza tipica di tutti i nazionalisti: era la differenza tipica del provinciale insofferente per tutto ciò che sapeva di cosmopolita e di internazionale… L’alta banca e l’internazionale ebraica erano per lui una realtà, una realtà con il quale però non voleva scontrarsi e che, in ogni caso, non riteneva avesse in Italia agganci molto potenti. Gli ebrei italiani erano per lui italiani: erano stati buoni combattenti nella prima guerra mondiale (spesso irredentisti), molti erano stati ed erano buoni fascisti>>.

La tesi di De Felice è confermata dal famoso docente dell'Università ebraica di Gerusalemme, il maggior storico tedesco Georg L. Mosse.
Quando il 28 marzo 1933 il partito nazista in Germania emanò il proclama antiebraico, Mussolini il 31 inviò a Berlino il diplomatico Vittorio Cerruti con la consegna di recare al Fuhrer il suo messaggio. Consigliava al governo tedesco di invitare il partito a non dare corso al suo proclama, nell’attesa che lo stesso governo, valendosi di tutti i mezzi a sua disposizione, dalla radio alla stampa e alla diplomazia, ristabilisse la verità sulle denigrazioni giudaiche:

<<Credo che il governo deve invitare il partito a non dar corso pratico al suo proclama. Gli stessi ebrei tedeschi devono essere sollecitati a dire la verità, ma, dopo il proclama, per essi è assai difficile farlo. Ogni regime ha non solo il diritto ma il dovere di eliminare dai posti di comando gli elementi non completamente fidati, ma per questo non è necessario, anzi può essere dannoso, portare sul terreno della razza, semitismo e arianesimo, quello che è invece semplice misura di difesa e di sviluppo di una rivoluzione>>, concluse affermando: <<Voglio credere che Hitler comprenderà la portata esatta del mio intervento e soprattutto lo spirito dal quale è animato. La questione dell’antisemitismo può sollevare contro lui i nemici, anche cristiani della Germania>>.

Cerruti afferma che dopo la lettura del messaggio di Mussolini, Hitler <<andò eccitandosi sempre di più sino ad urlare come un ossesso>>.
Dopo aver ribadito la sua ammirazione per Mussolini, Hitler affermò:

<<Mi consenta di affermare che Mussolini non capisce nulla del problema ebraico che io invece conosco a fondo avendolo studiato per anni interi, da ogni lato, come nessun altro. Voialtri avete, sembra, la fortuna di avere pochi ebrei. Me ne felicito, ma non è una ragione perché non scorgiate il pericolo che costituisce l’ebraismo intimamente legato al bolscevismo nel mondo intero>>.

“Il duce si prodigò per favorire il transito e concedere asilo agli ebrei che, perseguitati dal nazismo, abbandonavano la Germania. Ne accolse duemila e si adoperò per sburocratizzare i trasferimenti monetari. Fondò per loro diverse scuole agricole, e impiantò un istituto marinaro a Civitavecchia per i marinai ebrei di diciotto nazioni, compresi naturalmente i profughi dalla Germania”. (fonte: “Mussolini”, di Antonio Spinosa, pag 338).

Emblematica la sezione ebraica della scuola marittima di Civitavecchia (1934), i cui allievi diverranno i futuri ufficiali della Marina da guerra israeliana.

Quattro anni prima in occasione del dibattito del 1929 alla Camera sull’approvazione dei trattati con la Santa Sede Mussolini aveva affermato:

<<E’ ridicolo pensare che si debbano chiudere le Sinagoghe. Gli ebrei si trovano a Roma dai tempi dei Re, forse fornirono gli abiti dopo il ratto delle Sabine. Erano 50.000 ai tempi di Augusto e chiesero di piangere sulla salma di Giulio Cesare. Assicuro che rimarranno indisturbati>>.

Di li a un anno il duce farà approvare la “Legge Falco” sulla Comunità israelitiche italiane, accolta molto favorevolmente dagli ebrei italiani.

Tre anni più tardi, nel 1932, all’intervistatore Emil Ludwig che gli chiedeva se credesse all’esistenza di razze pure in Europa e se ritenesse che l’unità della razza servisse a rinsaldare le forze nazionali, Mussolini rispose:

<< Naturalmente non esiste più una razza pura, nemmeno quella ebrea. Ma appunto da felici mescolanze deriva spesso forza e bellezza ad una Nazione. Razza: questo è un sentimento, non una realtà; il 95% è sentimento. Io non crederò che si possa provare biologicamente che una razza sia più o meno pura. Quelli che proclamano nobile la razza germanica sono per combinazione tutti non germanici: Gobineau francese, Chamberlain inglese, Woltmann israelita, Lapouge nuovamente francese: Chamberlain è arrivato perfino a chiamare Roma la capitale del Caos. Una cosa simile da noi non succederà mai […] l'orgoglio nazionale non ha affatto bisogno dei deliri di razza>>.

E l’intervistatore, ebreo, rispose: << La migliore dimostrazione contro l’antisemitismo>>, e il duce ribadì: <<L'antisemitismo non esiste in Italia. Gli Ebrei italiani si sono sempre comportati bene come cittadini, e come soldati si sono battuti coraggiosamente. Essi occupano posti elevati nelle Università, nell’esercito, nelle banche. Tutta una serie sono generali; comandante della Sardegna è il generale Modena, un altro generale è nell’artigleria>>.

Né la personale convinzione di Mussolini cambiò con l’introduzione in Italia delle leggi razziali.

In una lettera alla sorella Edvige nel 1938, in piena campagna razziale, il duce le scrisse:

«Che in Italia si faccia del razzismo e dell' antisemitismo è cosa tanto importante nella sua apparenza politica quanto priva di peso nella sua sostanza reale. La purità della razza in questo popolo sul quale sono passate tante invasioni e che ha assorbito tante genti dai quattro punti cardinali, e il pericolo semita in una Nazione come la nostra dove perfino l' alta finanza, e perfino se manovrata dagli ebrei, non può non diventare qualcosa di cattolico, sono evidentemente fandonie da lasciar scrivere a certi zelatori. Se le circostanze mi avessero portato a un Asse Roma-Mosca anziché a un Asse Roma-Berlino, avrei forse ammannito ai lavoratori italiani, intenti alla loro fatica con tanta alacrità e però con un distacco che i razzisti potrebbero chiamare mediterraneo, l' equivalente fandonia dell' etica stakanovista».

E ancora all’amico Spampanato nel dicembre 1943:

<< Il manifesto della razza poteva evitarsi. Si è trattato di una astruseria scientifica di alcuni docenti e giornalisti. C’è molta distanza da quanto io ho detto, scritto e firmato in materia. Io ho sempre considerato il popolo italiano un mirabile prodotto di diverse fusioni etniche sulla base di una unitarietà geografica, economica e specialmente spirituale. E’ lo spirito che ha messo la nostra civiltà sulle strade del mondo.[/b. Uomini che avevano sangue diverso furono i portatori di un’unica splendida civiltà. Ecco perché io sono lontano dal mito di Rosenberg. Anche quella è una posizione da rettificare>>.

E una sincera confessione al medico tedesco Georg Zachariae nel 1944:

<< Per L’Italia non esiste un problema ebraico, poiché in Italia vi sono pochissimi ebrei ed essi in generale non sono mai riusciti ad occupare i posti chiave dell’economia, che possiedono invece in America e negli altri paesi europei, e possedevano specialmente in Germania prima che Hitler andasse al potere… [b]Io non sono anti-semita e riconosco che scienziati e tecnici ebrei hanno dato al mondo delle individualità eccezionali, però giudico necessario tentare di limitare la decisiva influenza ebraica e il predominio degli ebrei in ogni campo della produzione e del capitale, riducendola a una partecipazione equa che corrisponda proporzionalmente alla loro importanza numerica. Non posso approvare la maniera con cui è stato risolto in Germania il problema ebraico, poiché i metodi adottati non sono conciliabili con la libera vita del mondo civile e ridondano a danno dell’onore tedesco; devo tuttavia riconoscere che alcuni incidenti sono stati provocati da parte ebraica, comunque non certo in modo tale da giustificare la violenza nazista>>
.

La domanda sorge dunque spontanea: perché le leggi razziali? Fu una mossa cinica di Mussolini volta ad ingraziarsi la Germania e a favorire il funzionamento dell’Asse Roma-Berlino. Questo è ribadito da quasi tutti gli storici seri, da Renzo De Felice ad Arrigo Petacco! Furono, in sostanza, le contingenze internazionali che seguirono il conflitto etiopico a determinare l’avvicinamento alla Germania e, di conseguenza, l’introduzione di una legislazione antisemita che cozza col Fascismo Pensiero, mai proclamatosi razzista. De Felice nota anche che il Governo fascista voleva evitare il paradosso di vedere seduti su uno stesso tavolo un diplomatico ebreo ed uno nazista.
Scrivono gli autori de “l’identità fascista”:

<< la causa principale che determinò l’introduzione della legislazione antisemita va ricercata in una specifica necessità del governo fascista osservata dallo stesso Renzo De Felice, ovvero l’impossibilità per l’Italia di avere altrimenti rapporti diplomatico-politici paritetici con la Germania nazista e quindi la necessità di acquisire fiducia da parte del governo tedesco. Fiducia che era necessaria nell’ottica italiana per conseguire il ruolo di fattore determinante nelle decisioni di politica estera del “reich” germanico e così rimanere in una posizione di sostanziale equilibrio all’interno del già precario scacchiere europeo>>.

Non vale la pena di soffermarsi oltre su questo punto, sia perché non rientra nello scopo di tale monografia, sia perché è perfettamente chiarito dalla già citata “Identità fascista”.
Interessante notare anche una concausa del motivo di tanto astio verso gli ebrei:

<< Il Gran Consiglio del Fascismo ricorda che l’ebraismo mondiale – specie dopo l’abolizione della massoneria – è stato l’animatore dell’antifascismo in tutti i campi e che l’ebraismo estero o italiano fuoriuscito è stato – in taluni periodi culminanti come nel 1924-25 e durante la guerra etiopica – unanimemente ostile al Fascismo>>.

In questo scritto che è il preambolo della “Dichiarazione della Razza”, si legge la motivazione “ufficiale” delle leggi razziali, ovvero l’odio unanime di gran parte dell’ebraismo estero contro il fascismo.
Questo è confermato da una dichiarazione di Vittorio Emanuele III ad Italo Balbo:

<< Senta Balbo, io ho la consuetudine di non metter mai carne al fuoco prima del tempo ma per questa storia ho prevenuto Mussolini e gli ho detto un paio di volte "Presidente, gli ebrei sono un vespaio, non mettiamoci le mani dentro". Lui mi ha dato ragione ed è andato più in là: li ha fatti entrare in Italia a frotte. Non le dico le lagnanze dei nostri professionisti e uomini d'affari. E Mussolini zitto, li tollera.Ora però li vuole cacciare perché durante la guerra d'Etiopia gli ebrei in America, in Inghilterra e in Francia si sono schierati contro di noi con un'acredine da non dire. Lei, Balbo, lo conosce meglio di me: è vendicativo, se l'è legato al dito questo atteggiamento ostile. Ed è geloso che l'antisemitismo dei tedeschi sia piaciuto tanto alle Nazioni arabe del Levante mediterraneo>>

Si tratta ovviamente di una concausa priva di valore ideologico, mai il Fascismo avrebbe agito in maniera così sproporzionata senza il contesto storico testè citato.
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AquilaLatina




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MessaggioInviato: Lun Lug 14, 2008 2:22 pm    Oggetto:  
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Storie d'ordinaria menzogna
"IN ITALIA NON ESISTE UNA "QUESTIONE EBRAICA"
(Mussolini)
di Filippo Giannini


Proverò a spiegare i motivi delle mie divergenze verso gli ebrei, che nulla hanno a che vedere con la “questione della razza. E non intendo trattare in questa sede l'argomento su l'esistenza o meno delle "camere a gas" e dei cosiddetti "campi di sterminio"; ma pretendere un riesame di una verità che da quasi 60 anni viene ad arte manipolata o, per meglio dire, ribaltata.
Non voglio neanche soffermarmi più del dovuto sulla legge del 1931 riguardante le comunità israelitiche, che risultò tanto favorevole agli ebrei che i rabbini elevarono nelle Sinagoghe lodi di ringraziamento al Duce.
Voglio richiamare all'attenzione del lettore la più falsa, la più infamante accusa che da decenni la storiografia ufficiale riversa su Benito Mussolini: l'essere stato complice della morte di centinaia di migliaia di ebrei.
Doveva essere l'anno 1992 o 1993 (non ricordo esattamente), quando partecipai ad un dibattito in una saletta di Palazzo Chigi, il tema era: "Mussolini, il fascismo e gli ebrei" . Era presente Renzo De Felice.
Sin dall'inizio gli oratori non fecero che rinnovare quanto da protocollo: Mussolini era complice di Hitler nello sterminio degli israeliti.
Quando la parola passò al pubblico alzai la mano per parlare, cosa che mi fu concessa.
Dissi che desideravo rivolgermi al Professor De Felice e gli ricordai che ci sono centinaia di testimonianze che attestano il contrario, e cioè che Mussolini si oppose in ogni modo alle richieste tedesche e gli citai un solo caso: l'ordine che impartì nel Febbraio del '43 al Generale Robotti: < inventate tutte le scuse che volete per non consegnare neppure un ebreo ai tedeschi >.
De Felice mi rispose che avevo ragione e che Mussolini mai consegnò un ebreo ai tedeschi. Nella sala scoppiò un putiferio, le urla si intrecciavano. Un giovane che era accanto a me, certamente israelita, gridò che quando "qualcuno parla bene di Mussolini si sente male" io, con calma gli risposi che se avessi avuto la sua età anch'io avrei accusato gli stessi sintomi.
Quando nella sala tornò la calma mi si avvicinò una signora, una bella signora, che si qualificò giornalista del "Jerusalem Post" e mi chiese il numero telefonico per un'intervista. Superfluo aggiungere che mai più l'ho vista, né sentita. L'ordine era: addormentare l'"incidente".
Non sono nuovo nel trattare questo argomento quindi conosco perfettamente la tecnica dell'assorbire argomenti scabrosi che se trattati dovrebbero far crollare un castello di menzogne; con tutto quel che porterebbe con sé.
Approfondiamo l'argomento citando studiosi non davvero fascisti o, addirittura israeliti.
Trattare l'argomento "fascismo-ebrei" è stato (e lo è tuttora) come accostare un fiammifero ad una polveriera, ma andando avanti con una indagine, anche se sommaria e assolutamente incompleta, a domande che sorgono naturali, con altrettanta spontaneità vengono date le risposte.
Ad esempio: come mai gli ebrei che negli anni '39-'43 fuggivano dalla Germania, dall'Austria o dai Paesi occupati dai tedeschi anziché rifugiarsi in Francia o in Inghilterra o, negli Stati Uniti (Paesi democratici) venivano in Italia? Eppure, qui in Italia erano in vigore le "leggi razziali".
"Nulla di nuovo sotto il sole", ammonisce Oscar Wilde: tutte le storie vanno riscritte.
Scrive Rosa Paini, ebrea, nel suo libro "I sentieri della speranza": < Era la fine del 1939 (la Germania aveva già invaso, con la Russia, la Polonia e l'Italia era alleata del Terzo Reich, n.d.a.) e nasceva in Italia la "Delegazione Assistenza Emigrati" (DELASEM), un organizzazione ebraica che avrebbe salvato migliaia di israeliti profughi dai Paesi dell'Est Europeo e, in particolare, dalla Germania e dai territori che i nazisti andavano occupando (…) >.
Nel 1939 (!) vennero aperte delle aziende di addestramento agricolo, le "haksharoth" - Tecniche poi trasferite in Israele - che entrano in funzione ad Airuno (Como), Alano (Belluno), Osciano e Cevoli (Pisa). Così, sempre in quegli anni dove vigevano le "leggi razziali", nei locali della Capitaneria di Porto, la Scuola Marinara di Civitavecchia ospitava una cinquantina di allievi israeliti che poi diverranno i futuri ufficiali della Marina da Guerra israeliana.
Allora, perché i fuggitivi non raggiungevano la Francia, o la Gran Bretagna, o gli Stati Uniti? Erano paesi che non accettavano ebrei, anche se in pericolo mortale. Roosevelt fece intervenire la "U.S. Navy" per impedire con la forza l'approdo sulle coste statunitensi di un piroscafo carico di ebrei fuggiti da Amburgo; gli inglesi in Palestina fucilavano e impiccavano gli ebrei. A Salina, nel Mar Nero, era salito a bordo di un piroscafo carico di fuggiaschi, il console britannico ad informare che il suo governo li considerava immigrati illegali: se si fossero avvicinati alle Coste della Palestina sarebbero stati silurati. In Francia, nel settembre 1940, nel solo Dipartimento della Senna, la Suretè consegnò ai tedeschi lo schedario di 150 mila ebrei, a cui fecero seguitola cattura e le deportazioni. Sempre in Francia 4.500 gendarmi furono sguinzagliati alla caccia dell'ebreo.
Nel 1979 in occasione della presentazione del film: "Olocausto", la televisione francese "Antenne 2", riunì un gruppo di scampati dai "Campi di sterminio". Fra loro c'era Simone Veil che, qualora non fosse un caso di omonimia, dovrebbe essere l'ex Presidentessa del Parlamento europeo. Le domande dell'intervistatore vertevano sul tema: è vero che in Francia nella zona di occupazione italiana non ci fu alcuna persecuzione? E’ vero che sulla Costa Azzurra i carabinieri italiani impedirono ai poliziotti francesi l'arresto degli ebrei? La risposta fu unanime: sì, è proprio così, rispose per tutti la signora Veil.
Un attento storico dell'"Olocausto ebraico", Mondekay Poldiel, israelita, ha scritto: "l'amministrazione fascista e quella politica, quella militare e quella civile si diedero da fare in ogni modo per difendere gli ebrei, per fare in modo che quelle leggi rimanessero lettera morta".
Sino all'8 settembre 1943 non sono mai esistiti, in Italia, campi di concentramento per ebrei, ma campi di internamento per cittadini i cui Paesi erano in guerra con l'Italia. Uno di questi campi, forse il più noto, era quello di Ferramonti e qui fu internato il Dottor Selim Diamond, autore del libro "Internment in Italy, 1940-1945" , nel quale tra l'altro, l'autore ha scritto: < Non ho mai trovato segni di razzismo in Italia (…). Nel campo controllato dai carabinieri e dalle Camicie Nere gli ebrei stavano come a casa loro > . Il Dottor Diamond attesta che il Governo Fascista concedeva 8 lire al giorno agli internati i quali potevano spenderle come desideravano.
Ancora più interessante quanto ha scritto il famoso docente dell'Università ebraica di Gerusalemme, George L. Mosse, nel suo libro: "Il razzismo in Europa": < Come abbiamo già detto, era stato Mussolini stesso a enunciare il principio: discriminare non perseguire. Tuttavia l'esercito italiano si spinse anche più in là, INDUBBIAMENTE CON IL TACITO CONSENSO DI MUSSOLINI (…) >.
Osserva il giornalista Franco Monaco: < I giovani Vittorio e Bruno Mussolini difesero a spada tratta i loro amici israeliti e fecero sapere che, se necessario, li avrebbero ospitati a Villa Torlonia >. Non è un mistero che dopo l'8 settembre 1943, quando lo "scudo protettivo" eretto da Mussolini si fece più difficile da sorreggere, l'opera di salvataggio continuò; il "cattivo" Roberto Farinacci nascose una famiglia di ebrei nella sua tipografia a Cremona, così Giorgio Almirante ospitò nella sua casa un'altra famiglia di ebrei, quella stessa famiglia che "nelle radiose giornate" salvò la vita al futuro segretario del MSI.
Ecco perché non sono d'accordo con gli ebrei: la menzogna è sempre e comunque un'infamia che diventa ben più grave quando tende a colpire un "giusto", un "giusto" che rischiò addirittura la rottura con i tedeschi, pur di salvare coloro che poi lo avrebbero accusato di ogni nefandezza.
Quanto sopra riportato sono solo alcuni esempi di una ben più vasta e documentata letteratura.
Guido Gerosa, storico, ha scritto: < I primi episodi di vere persecuzioni di deportazioni e massacri avvennero dopo l'8 settembre 1943 >. Se tutto ciò è vero è azzardato concludere che solo l'antifascismo fu il responsabile dei suddetti massacri e deportazioni; quando cioè lo "scudo protettivo" venne, parzialmente a mancare.
Altro che andare ad elemosinare un incontro con il Governo israelita; gli israeliti dovrebbero andare ad inginocchiarsi dinnanzi alla tomba di Predappio!
Questo per la Verità e la per Giustizia; se invece si vuol continuare ad alimentare la menzogna, il discorso è un altro.
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MessaggioInviato: Dom Lug 20, 2008 4:29 am    Oggetto:  
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QUALCHE INFORMAZIONE IN PIU’ SUL COMPORTAMENTO DEGLI ITALIANI VERSO GLI EBREI DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE

“In Tunisia i tedeschi si trovarono di fronte a un aspetto del regime italiano che non era certo di loro gradimento. <<Nei confronti degli ebrei gli italiani dimostrano un estremo lassismo>>, scrisse Goebbels nel suo diario il 13 dicembre, e proseguì spiegando: <<Proteggono gli ebrei italiani sia in Tunisia che nella Francia occupata e non permettono che vengano arruolati per il lavoro forzato né che vengano obbligato a portare la Stella di Davide>>. E gli italiani non erano neanche d’accordo col deportare ad Auschwitz né gli ebrei della Francia e della Croazia occupate, né quelli che vivevano in Italia. I tedeschi riuscivano a deportare gli ebrei soltanto da quei Paesi dove le forze locali di polizia erano pronte a cooperare almeno ai rastrellamenti e all’incarcerazione nei campi di transito”.

(FONTE: “La grande storia della seconda guerra mondiale”, Martin Gilbert – Mondadori. Pag. 446)

Continua a pagina 535:

“Con l’occupazione tedesca dell’Italia si erano aperti nuovi spazi alla deportazione, mentre, sotto Mussolini, nessun ebreo era stato deportato o ucciso”.

ED ECCO QUALCHE SPUNTO SU CUI DISCUTERE TRATTO DA “LA REPUBBLICA DI MUSSOLINI”- GIORGIO BOCCA –

“Secondo Julius Evola il razzismo tardivo di Mussolini <<è una contromisura contro l’atteggiamento antifascista dell’ebraismo internazionale>> ma resta qualcosa di diverso <<dal materialismo zoologico dei tedeschi>>, qualcosa che <<gli permetteva di essere alleato della Germania ma con alcune differenze>>.
Quali differenze? Si può affermare che il Mussolini della repubblica ignorasse il genocidio? E’ difficile rispondere: non vi è un solo documento della repubblica in cui di accenni anche velatamente alla strage totale, ma è difficile credere che un capo di Stato non ne abbia avuto notizia. I nazisti, questo è vero, nascondevano a tutti la <<soluzione finale>> e c’è la prova che nelle visite ufficiali ai capi fascisti mentivano sull’argomento. Durante una visita a Mussolini nel 1942 Himmler, il capo delle SS, si limita a dire: <<In Russia abbiamo dovuto fucilare un numero rilevante di ebrei uomini e donne poiché colà anche le donne e i bambini erano diventati informatori dei partigiani>>. <<Era l’unica soluzione possibile>> dice Mussolini. La diversità sembra dunque ridursi a questo: Mussolini non sa del genocidio ma se lo sapesse non protesterebbe”.

(FONTE:”La Repubblica di Mussolini”, Giorgio Bocca – Mondadori. Pag. 204)
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MessaggioInviato: Dom Lug 20, 2008 4:46 am    Oggetto:  
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Tra l'altro Giorgio Bocca, partigiano antifascista, è stato uno tra i sostenitori più fanatici del "Manifesto della razza". Ecco infatti una semplice fonte, wikipedia, per constatarlo:

Intellettuali e personalità che pubblicamente sostennero le leggi razziali

Diverse fonti riportano un elenco di personalità, stilato da alcuni storici e giornalisti, tra cui il saggista Franco Cuomo nel libro "I Dieci. Chi erano gli scienziati italiani firmatari del manifesto della razza", che aderirono ufficialmente al manifesto oppure sostennero pubblicamente le leggi razziali fasciste. I più noti sono:

Giacomo Acerbo
Dino Alfieri
Giorgio Almirante
Ermanno Amicucci
Mario Appelius
Gaetano Azzariti
Pietro Badoglio
Piero Bargellini
Giorgio Bocca
Gino Boccasile
Carlo Borsani
Giuseppe Bottai
Guido Buffarini Guidi
Luigi Cabrini
Emilio Canevari (Maurizio Claremoris)
Aldo Capasso
Giovanni Cazzani
Luigi Chiarini
Tullio Cianetti
Galeazzo Ciano
Arnaldo Cipolla
Giuseppe Cocchiara
Gioacchino Colizzi (Attalo)
Carlo Cossio
Carlo Costamagna
Alfredo Cucco
Pier Lorenzo De Vita
Ludovico di Caporiacco
Julius Evola
Amintore Fanfani
Roberto Farinacci
Cesare Frugoni
Luigi Gedda
Agostino Gemelli
Giovanni Gentile
Alessandro Ghigi
Niccolò Giani
Domenico Giuliotti
Ezio Maria Gray
Rodolfo Graziani
Giovannino Guareschi
Telesio Interlandi
Ugo Lanza
Paolo Lorenzini
Giuseppe Maggiore
Mario Missiroli
Walter Molino
Romolo Murri
Benito Mussolini
Umberto Notari
Biagio Pace
Antonino Pagliaro
Domenico Paolella
Giovanni Papini
Alessandro Pavolini
Federico Pedrocchi
Nicola Pende
Raffaele Pettazzoni
Concetto Pettinato
Angelo Piccioli
Giovanni Preziosi
Massimo Scaligero
Furio Scarpelli
Sergio Sergi
Ardengo Soffici
Arrigo Solmi
Achille Starace
Giuseppe Tucci
Emilio Villa
Paolo Zerbino

_________________________________________________________________

Scrisse Giorgio Bocca su "La provincia Granda" il 4 agosto 1942:

"Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza sarebbe una vittoria degli ebrei.
A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l'idea, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?"

Facile saltare sul carro del vincitore...
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MessaggioInviato: Dom Lug 20, 2008 10:39 am    Oggetto:  
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Lodevole lavoro. Fa piacere che tu stia attingendo (anche se non solo ovviamente) a ciò che ormai da anni diffondiamo e ne stia facendo sintesi
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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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MessaggioInviato: Lun Lug 21, 2008 7:53 pm    Oggetto:  
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Grazie Stefano. In effetti gli studi da voi condotti risultano ormai essere imprescindibili, come ben sanno il professor Gregor ed il professor Griffin, per qualsiasi studioso che voglia confrontarsi ed aprire simili dibattiti.

Ma proseguiamo...

Ecco un articolo interessante redatto dalla più esperta studiosa EBREA emigrata dalla Germania a causa delle persecuzioni. Mi riferisco ad Hannah Arendt.

1) "L'Italia era uno dei pochi paesi d'Europa dove ogni misura antisemita era decisamente impopolare". Infatti aggiunge, "l'assimilazione degli ebrei in Italia era una realtà". La condotta italiana "fu il prodotto della generale spontanea umanità di un popolo di antica civiltà". Un popolo che dai tempi dei Romani conviveva con gli ebrei, e continuò a convivere anche all'ombra della Chiesa cattolica: il cattolicesimo trasmise agli italiani il germe di una antica e diffusa diffidenza verso gli ebrei, considerati popolo deicida; ma trasmise agli italiani anche maggiore temperanza e maggiore comprensione umana verso gli ebrei, rispetto ai paesi di estrazione protestante, più decisamente antisemiti.

2) "La grande maggioranza degli ebrei italiani - scrive la Arendt - furono esentati dalle leggi razziali", concepite da Mussolini "cedendo alle pressioni tedesche". Perché gran parte degli ebrei erano iscritti al Partito Fascista o erano stati combattenti, nota la Arendt, e i pochi ebrei veramente antifascisti non erano più in Italia. Perfino il più razzista dei gerarchi Fascisti, Farinacci, notava la Arendt, "aveva un segretario ebreo".

3) A guerra intrapresa "gli italiani col pretesto di salvaguardare la propria sovranità si rifiutarono di abbandonare questo settore della loro popolazione ebraica; li internarono invece in campi, lasciandoli vivere tranquillamente finché i tedeschi non invasero il paese". E quando i tedeschi arrivarono a Roma per rastrellare gli ottomila ebrei presenti "non potevano fare affidamento sulla polizia italiana. Gli ebrei furono avvertiti in tempo, spesso da vecchi Fascisti e settemila riuscirono a fuggire". Alcuni, va aggiunto, anche con l'aiuto del Vaticano. I nazisti, aggiunge la Arendt, "sapevano bene che il loro movimento aveva più cose in comune con il comunismo di tipo staliniano che con il Fascismo italiano, e Mussolini, dal canto suo, non aveva né molta fiducia nella Germania né molta ammirazione per Hitler".

4) L'Italia Fascista adottò nei confronti dei nazisti antisemiti un sistematico "boicottaggio". Nota la Arendt "il sabotaggio italiano della soluzione finale aveva assunto proporzioni serie, soprattutto perché Mussolini esercitava una certa influenza su altri governi Fascisti, quello di Pétain in Francia, quello di Horty in Ungheria, quello di Antonescu in Romania, quello di Franco in Spagna. Finché l'Italia seguitava a non massacrare i suoi ebrei, anche gli altri satelliti della Germania potevano cercare di fare altrettanto… Il sabotaggio era tanto più irritante in quanto era attuato pubblicamente, in maniera quasi beffarda". Insomma il caso di Giorgio Perlasca, il Fascista che salvò la vita a 5 mila ebrei, non era isolato e autarchico.

5) Quando il Fascismo, allo stremo della sua sovranità politica, cedette alle pressioni tedesche, creò un commissariato per gli affari ebraici che arrestò 22 mila ebrei, ma in gran parte consentì loro di salvarsi dai nazisti, di rifugiarsi, come scrive la studiosa ebrea. Nota la Arendt, eccedendo perfino in indulgenza, che "un migliaio di ebrei delle classi più povere vivevano ora nei migliori alberghi dell'Isère e della Savoia". Risultato fu che "gli ebrei che scomparvero non furono nemmeno il dieci per cento di tutti quelli che vivevano allora in Italia". Le citazioni sono tratte dal libro "La banalità del bene" (Feltrinelli). E' permesso aggiungere che morirono più italiani nelle foibe comuniste che ebrei italiani nei campi di sterminio?

6) Passiamo alle origini culturali dell'antisemitismo che la Arendt riconduce in larga parte a sinistra. Nelle Origini del totalitarismo (Comunità), la Arendt ricorda che fino all'affare Dreyfus in Francia, "le sinistre avevano mostrato chiaramente la loro antipatia per gli ebrei. Esse avevano semplicemente seguito la tradizione dell'illuminismo del XVIII secolo, considerando l'atteggiamento antiebraico come una parte integrante dell'anticlericalismo". In Germania, ricorda la Arendt, i primi partiti antisemiti furono i liberali di sinistra guidati da Schonerer e i socialcristiani di Lueger.
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MessaggioInviato: Dom Apr 19, 2009 8:01 pm    Oggetto:  
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Segnalo a tutti questo video sul rapporto fascismo-ebrei



Questo documentario è una rarità. Tra i consulenti figura Emilio Gentile, e viene posto in rilievo come causa delle leggi razziali il totalitarismo fascista e la mancata assimilazione volontaria degli ebrei alla comunità nazionale.
Vi consiglio di guardarlo Wink
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MessaggioInviato: Lun Apr 20, 2009 3:02 pm    Oggetto:  
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Nella lista manca Eugenio Scalfari...
che alla fine fu buttato fuori dai GUF per indegnità (servilismo ed estremismo spudorati ed insinceri). Naturalmente poi se ne è fatto un vanto facendosi passare per "antifascista" ante litteram...
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MessaggioInviato: Ven Apr 24, 2009 3:36 pm    Oggetto:  
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Che cappero c'entra, nel video, lo spezzone finale dove il Mussolini del 1934 parla della condizione del Mediterraneo e dei rapporti con Albione!?!? Bah...

Comunque denoto, e me ne compiaccio, che il video non è contaminato da subdoli dettami antifascisti.
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MessaggioInviato: Sab Nov 20, 2010 7:16 pm    Oggetto:  
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Riporto su la discussione per segnalarvi questo articolo che considero molto obiettivo al riguardo.

Storia - L'Italia e la sua svolta antiebraica del 38
di Gianfredo Ruggiero


Le leggi del ‘38 furono una vergogna nazionale la cui responsabilità ricade interamente su Mussolini e su quanti, per ignavia o servilismo, nulla fecero per evitarle. Il rispetto per le vittime della discriminazione razziale non può e non deve però impedirci di affrontare l’argomento con il dovuto distacco e la necessaria serenità di giudizio. Per troppi anni la storia è stata viziata da pregiudizi e comodi schematismi che ci hanno portato lontano dalla verità.
La stessa storia del popolo ebraico è costellata di stragi e persecuzioni a causa di un pregiudizio - accusa dei cattolici di aver ucciso Gesù - cui se ne sono aggiunti altri nel corso dei secoli (usura, internazionale ebraica per dominare il mondo attraverso il controllo delle economie nazionali, devianza sessuale per la pratica della circoncisione definita un patto con Cristo attraverso il pene, ecc.). Hitler in definitiva non ha inventato nulla, ha semplicemente portato alle estreme conseguenze, in modo raccapricciante e disumano, quell’antiebraismo figlio del pregiudizio, ancor oggi presente.
Come hanno riconosciuto autorevoli storici del calibro di George L. Mosse, docente dell’Università ebraica di Gerusalemme, l’autore de “la nazionalizzazione della masse” la più completa opera sul fenomeno dei totalitarismi contemporanei (ed. il Mulino, Bologna 1975), Renzo De Felice, il più profondo conoscitore della storia degli ebrei sotto il fascismo (ed. Einaudi, Torino 1993) e il rabbino Elio Toaff nel suo libro “ essere ebreo” (ed. Bompiani, Milano 1996, pag. 134), tra i Paesi europei l’Italia è uno di quelli che meno ha conosciuto il razzismo.
A differenza del nazionalsocialismo che trae la sua essenza nella purezza della razza (razzismo biologico, di origine illuminista e darwiniana), il Fascismo non fu ideologicamente razzista. Nella carta di Piazza San Sepolcro del ‘19, vero e proprio manifesto ideologico cui s’ispirò il fascismo nelle sue tre fasi - movimento, regime e sociale - di razzismo non vi è traccia. Mussolini stesso ebbe a dichiarare in più occasioni che in Italia non esisteva una questione ebraica e guardò con sufficienza alle teorie hitleriane (“Trenta secoli di storia ci permettono di guardare con sovrana pietà talune dottrine di oltr’Alpe…” afferma nel ’34 a Bari).
Che nel bagaglio ideologico e culturale del fascismo non vi fosse alcuna forma di antisemitismo lo dimostrano la presenza di ben cinque ebrei tra i partecipanti alla fondazione dei fasci di combattimento (embrione del futuro Partito Fascista) del 23 marzo 1919, la partecipazione alla “Marcia su Roma” di molti ebrei e l’iscrizione al Partito fascista fino al 1933 - data dell’ultimo censimento del dipartimento della demografia e razza - di oltre diecimila ebrei (cfr R. De Felice – storia degli ebrei italiani sotto il fascismo), senza contare la presenza ebraica in tutti i settori dell’economia e della vita pubblica e politica italiana fino ai primi mesi del 1939.
Diversi ebrei occuparono posti di grande rilievo nelle strutture del Regime, basti pensare, solo per citarne alcuni, all’ebrea Margherita Sarfatti che fino al 1936 diresse la rivista ufficiale del Fascismo “Gerarchia”, a Ettore Ovazza direttore del giornale “La nostra Bandiera” punto di riferimento dell’ebraismo fascista; Guido Jung, ebreo, fu a capo del Ministero delle Finanze dal 1932 al 1935 e Maurizio Rava, anch’egli ebreo, fu vicegovernatore della Libia e Generale della Milizia fascista.
Il “Manifesto degli intellettuali fascisti” del ’25, redatto dal filosofo Giovanni Gentile, veniva sottoscritto da ben trentatré esponenti della cultura di religione ebraica.
I rapporti tra istituzioni ebraiche - che godettero d’ampia autonomia - e regime fascista furono sempre improntati al reciproco rispetto. Diversi furono i colloqui tra Sacerdoti, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, e Mussolini che portarono, ad esempio nel campo dell’insegnamento, all’istituzione di sezioni elementari ebraiche nelle scuole comunali e alla modifica dei manuali di religione ad uso dei bambini ebrei nelle scuole statali. La “Legge Falco” del 1930 sulle comunità israelitiche italiane, voluta da Mussolini per salvaguardare il patrimonio artistico, storico e culturale ebraico, fu giudicata favorevolmente dagli stessi ebrei italiani.
Quando, con l’ascesa al potere di Hitler, riprese vigore in tutta Europa l’antiebraismo, l’Italia fascista, a differenza delle democratiche Francia e Inghilterra che si chiusero a riccio, aprì le sue frontiere agli ebrei: furono circa diecimila i profughi provenienti da Germania, Polonia, Ungheria e Romania che trovarono rifugio nel nostro Paese; altri quattromila ebrei poterono emigrare in Palestina attraverso il porto di Trieste grazie alla collaborazione delle autorità italiane.
Mussolini, per un certo periodo, abbozzò anche l ’idea di costituire in Etiopia, colonia italiana dove viveva, tutelata dal Governo italiano, una folta comunità di falascià (ebrei africani), l’embrione della futura nazione ebraica.
Uniche voci dissonanti di un certo rilievo proveniv ano da Giovanni Preziosi e dalla sua rivista “La vita italiana”, il cui antisemitismo si collocava nella tradizione cattolica (non a caso Preziosi era un ex sacerdote) e da Interlandi che attraverso le pagine del “Tevere” riproponeva i luoghi comuni dell’antiebraismo classico. Argomenti che, in ogni caso, ebbero scarsa presa sull’opinione pubblica italiana e ancor meno considerazione da parte della cultura fascista.
Improvvisamente (in verità qualche accenno vi fu nel corso dell’anno precedente) nel 1938, a seguito di una deliberazione del Gran Consiglio del Fascismo del 6 ottobre, furono emanate le famigerate e mai tanto deprecate leggi razziali la cui essenza spirituale mirava tuttavia ad emarginare gli ebrei senza perseguitarli, contrariamente a quanto avveniva in Germania, in Europa orientale e, in maniera strisciante, in alcune democrazie occidentali.
Durante la guerra, nonostante le pressanti richieste da parte tedesca, Mussolini si rifiutò sempre di consegnare gli ebrei italiani ai nazisti e diede disposizioni per attuare nelle zone controllate dall’esercito italiano (Tunisia, Grecia, Balcani e sud della Francia) vere e proprie forme di boicottaggio per sottrarre gli ebrei ai tedeschi (era sufficiente avere un lontanissimo parente italiano, spesso inventato, per ottenere la cittadinanza italiana e sfuggire in questo modo alla deportazione). Fino a quando Mussolini ebbe il pieno controllo dell’Italia, questo fino al 25 luglio del ’43, nessun ebreo fu deportato in Germania.
Solo successivamente con la Repubblica Sociale Italiana essendo, di fatto, l’Italia centro settentrionale un protettorato tedesco, i nazisti poterono imporre facilmente la loro volontà fatta di rastrellamenti e deportazioni di massa.
Ma a differenza di altri paesi occupati, come ad es empio la Francia di Vichy, dove i tedeschi poterono attuare il loro programma di persecuzione degli ebrei con il pieno appoggio delle autorità locali (che superarono per zelo gli stessi nazisti), in Italia i tedeschi dovettero provvedere in prima persona per la ferma opposizione del governo fascista che negò sempre la sua collaborazione. La partecipazione dei fascisti ai rastrellamenti degli ebrei fu, infatti, sporadica e opera di formazioni irregolari che sfuggivano ad ogni controllo.
E’ vero che molti italiani, fascisti e non, fecer o opera di delazione e contribuirono attivamente per consegnare gli ebrei agli aguzzini tedeschi, spesso per motivi personali; ma è altrettanto vero che moltissimi altri italiani, fascisti e non, si adoperarono per salvarli, rischiando per questo la loro vita (il caso Perlasca, ufficiale fascista che salvò in Ungheria migliaia di ebrei, è uno dei tanti). Purtroppo la proverbiale e provata generosità del nostro popolo è spesso contraddetta da episodi di pura cattiveria e grande meschinità che si sono manifestati anche in epoca recente: sul finire della guerra contro gli ebrei e dopo la guerra in Italia contro fascisti o presunti tali compresi i loro famigliari, come ampiamente documentato nei libri di Pansa, Pisanò ed Ellena (solo per citarne alcuni).
Cosa indusse Mussolini ad imboccare la strada dell'antiebraismo che portò alla espulsione degli ebrei dagli incarichi pubblici e a negare loro molti diritti civili, è ancora oggi oggetto di discussione tra gli storici onesti. Scartata la tesi marxista della contiguità ideologica con il nazismo che, come abbiamo visto, è totalmente priva di fondamento (De Felice afferma che le differenze ideologiche tra i due regimi sono ben maggiori delle affinità), quella più accreditata fa riferimento all’alleanza con la Germania e al conseguente influsso nefasto che le teorie di Rosenberg ebbero sul finire degli anni trenta anche in Italia e che andarono a risvegliare il mai sopito antisemitismo di matrice cattolica (accusa di deicidio).
Fin qui l’Italia. Proviamo ora ad allargare lo sg uardo e a vedere cosa accadeva nel resto del mondo negli stessi anni. La Svezia, ad esempio, nello stesso periodo inviò in Germania una delegazione del suo Parlamento per studiare la legislazione razziale tedesca e, insieme a Norvegia e Danimarca, attuò una politica eugenetica che portò tra il 1934 e il 1976 alla sterilizzazione coatta di oltre 106.000 persone, in prevalenza donne - disadattate, con problemi psichici o zingare - ritenute geneticamente pericolose per la purezza della razza (Gianni Moriani “ il secolo dell’odio” ed. Marsilio Padova, 1999).
In Sud Africa gli Afrikaner, i bianchi di origine europea, istituivano la segregazione razziale, rimasta in vigore fino al 1994.
L’America, quella ipocritamente rappresentata dalla statua della libertà, dopo aver sterminato milioni di pellirosse, ritenuti esseri inferiori, e ridotto in schiavitù altrettanti neri prelevati a forza dalla loro terra e trattati alla stregua di animali domestici su cui esercitare diritto di vita e di morte, manteneva, sempre nei confronti dei neri, un regime di rigida separazione razziale. Si dovettero attendere gli anni sessanta per vedere abrogate queste odiose misure razziste per le quali nessuno mai pagò, neppure davanti al tribunale della storia.
Stalin non pago di aver massacrato milioni di contadini russi (Kulaki) contrari alla collettivizzazione forzata e altrettanti oppositori politici eliminò, come ha documentato lo storico russo Arkaly Vaksberg, nel suo libro “Stalin against Jews”, non meno di 5 milioni di ebrei. Eppure tra i giudici di Norimberga figurava anche la Russia di Stalin.
Un capitolo a parte riguarda le responsabilità dei vincitori. America, Inghilterra e Russia sapevano, vedevano e lasciavano fare. La Germania era ridotta ad un ammasso di rovine ad opera dei bombardamenti alleati, ma le linee ferroviarie (i famosi binari 21) da dove partivano i vagoni carichi di ebrei per i campi di concentramento rimanevano inspiegabilmente intatti e neppure un solo campo di prigionia fu sfiorato dalle bombe che giorno e notte martellavano ogni angolo della Germania.
In precedenza i tentavi di espatrio degli ebrei dalla Germania nazionalsocialista furono sempre violentemente contrastati dalle Nazioni democratiche. Come ci ricorda lo storico Filippo Giannini in un suo recente articolo, Roosevelt fece intervenire la "U.S. Navy" per impedire con la forza l'approdo sulle coste statunitensi di un piroscafo carico di ebrei fuggiti da Amburgo, Churchill minacciò di silurare a Salina, nel Mar Nero, un’altro carico di ebrei in navigazione verso la Palestina. Nella Terra Promessa gli inglesi fucilavano e impiccavano gli ebrei riottosi per scoraggiare ulteriori sbarchi (e gli ebrei rispondevano con atti di terrorismo come la distruzione l'albergo Re David a Gerusalemme).
Dopo il processo di Norimberga, dove furono giudicati i crimini nazisti e dove non avrebbero sfigurato sul banco degli imputati coloro che nulla fecero per evitare la Shoa, i vincitori decretarono la nascita di Israele, scaricando di fatto sui palestinesi - che furono costretti ad abbandonare la loro terra e le loro case per fare posto agli ebrei - il peso delle loro responsabilità… e la storia continua.
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MessaggioInviato: Dom Nov 21, 2010 3:02 pm    Oggetto:  
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E la storia continua e non avrà mai fine...
Bellissimo articolo.
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MessaggioInviato: Dom Nov 28, 2010 5:27 pm    Oggetto:  
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GAD LERNER, SARAI PURE UN BELL’UOMO, MA DI STORIA…

DEDICATO AI LETTORI CHE HANNO VISTO LA TRASMISSIONE L’INFEDELE DEL 22 NOVEMBRE 2010

di Filippo Giannini

Stavo tranquillamente sdraiato sul divano a gustare un filmetto, quando squillò il telefono (caro Meucci, perché l’hai fatto?!); era Ubaldo, un caro amico. <Filippo> mi disse <vai su canale 7, Gad Lerner stà trattando di Mussolini>. <Ubaldo> risposi <quel personaggio mi fa venire il mal di fegato. Tuttavia…>. Abbandonai il filmetto e mi spostai su Canale 7 e, in men che non si dica, avvertii l’incipiente mal di fegato. Pensate: sullo schermo apparve l’immagine di Mussolini affiancata a quella di Berlusconi. Accoppiamento che da solo, denota la profonda conoscenza (ma quando mai!) della storia degli ideatori del programma L’infedele.

Lerner era circondato da una ventina di spettatori e, fra questi, c’erano ex partigiani, la solita staffetta partigiana (ma quanto correvano) giovani iscritti all’Associazione dei Partigiani, Marcello Dell’Utri e altri personaggi che non conosco. A questo punto, solo per attenuare il mal di fegato ho deciso di scrivere questo articoletto per contestare le solite, tante frescacce (malevole) che ho dovuto ascoltare. Non potendo seguire un ordine nelle contestazioni, andrò per capitoletti, cominciando dalla bramosia, tutta mussoliniana per la guerra. Per iniziare proporrò delle domande alle quali seguiranno delle risposte. Prima domanda: il partigiano con i baffetti bianchi, quello super avvelenato contro il truce tiranno, e la staffetta partigiana, non erano quel 10 giugno 1940 a Piazza Venezia ad urlare <Guerra…guerra>? Certamente consci della massima massonica che il fascismo si poteva abbattere solo a seguito di una guerra persa. Quindi la guerra era necessaria. D’altra parte eravate in buona compagnia, sapete cosa sosteneva a maggio del 1940 Vittorio Emanuele III: <Mussolini, quel cretino non approfitta delle conquiste tedesche, che cosa aspetta?>.

Andiamo avanti.

Chi scrisse: <Nei rapporti con le grandi potenze, il fascismo si presenta come un regime pacifico, un regime che, quando Hitler va al potere, non sente le sirene del Führer, anzi gli si oppone (…)>. Risposta: Renzo De Felice, il più noto studioso del fascismo.

Chi salvò la pace a Monaco nel 1938? Risposta: E’ noto il determinante ruolo di mediazione svolto da Mussolini. Il Ministro degli Esteri francese George Bonnet notò il grande ascendente che il Duce esercitava su Hitler: <Presso il quale sembra svolgere un compito moderato­re, proponendo formule conciliative nei momenti in cui il Cancel­liere, cedendo ad uno dei suoi momenti di collera, rimetteva tutto in discussione>. Ed ecco il parere di Alan Bullock (Hitler. A Study in Tiranny, pag. 428): <È quasi certo che fu l'intervento di Mussoli­ni a pesare sulla bilancia>.

Il più grande giornalista svizzero, Paul Gentizon ha scritto: <Giustamente a Mussolini fu decretato, in quei giorni, il titolo di grande artigiano della Pace>.

Domanda: Nella Conferenza di Ginevra nel febbraio 1932 cosa propose Dino Grandi su mandato di Benito Mussolini? Risposta: <Nella Conferenza di Ginevra sul disarmo alla quale parteciparono sessantadue Nazioni, l'Italia era rappresenta­ta da Dino Grandi e da Italo Balbo. Grandi, a nome del popolo italiano, sostenne il progetto di una parificazione al livello più basso degli armamenti posseduti dalle singole Nazioni. Venne inoltre esposto il progetto mussoliniano tendente all'abolizione dell'artiglieria pesante, dei carri armati, delle navi da guerra, dei sottomarini, degli aerei da bombardamento, in altre parole la mes­sa al bando di tutto ciò che avrebbe potuto portare ad una guerra di distruzione>.

Di fatto, la Conferenza non trovò sbocco alcuno per l’oppo­sizione di Francia e di Germania.

Chi scrisse: <Precisiamo che fino all’ultimo Mussolini si adoperò attivamente per una soluzione pacifica. La volontà di mantenere la pace fu in Mussolini sincera, sia per l’idea della pace in sé, sia perché percepiva chiaramente, in caso contrario, l’inevitabilità di una guerra generale di lunga durata>. Risposta: Emilio Faldella, L’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, pag. 51.

Chi scrisse: <E l'Italia, che per la sua posizione geografica poteva impedire i nostri contatti con l'Austria e coi Paesi balcanici, fu gettata in braccio alla Germania (…)>. Risposta: George Trevelyan, storico inglese (Storia d’Inghiletrra, pag. 834). <Adesso che la politica inglese aveva forzato Mussolini a schierarsi dall’altra parte, la Germania non era più sola>. Domanda: sono parole di? Risposta: Winston Churchill (La Seconda Guerra Mondiale, Vol.2°, pag. 209).

Vedo che non siete molto ferrati in Storia, quella documentata, di conseguenza non formulerò più domande, ma solo citazioni. E se poi qualcuno di voi volesse contestarle, rimango in attesa. Torniamo a Paul Gentizon: <Solo Mussolini si levò non soltanto a parole ma a fatti contro Hitler, il nazionalsocialismo, il pangeramanesimo. Se le democrazie occidentali lo avessero ascoltato, le sorti del mondo sarebbero state ben diverse>. A questa osservazione di Gentizon risposndo io: <Le democrazie occidentali volevano la guerra, come la vogliono oggi, per raggiungere il controllo del mondo ed imporre il sistema capitalistico mondiale>.

Ora mi rivolgo al signor Lerner: ha mai sentito parlare dei due Rapporti Luca Pietromarchi? No? Ma come? Tanto saputone! Allora la informo: Luca Pietromarchi era un Ministro del Governo Mussolini, Pietromarchi stilò due documenti, il primo era datato 11 maggio 1940, il secondo 8 giugno 1940. I due documenti, poi presentati al Duce, elencavano 1340 casi di fermo (date le modalità possiamo chiamare sequestro) di mercantili e navi di linea italiane, che sotto la minaccia delle armi erano costretti a trasferirsi nei porti britannici e lì trattenuti per settimane fino alla putrefazione delle merci che trasportavano. E necessario indicare il danno economico che subivano le nostre industrie e l’enormità della provocazione esercitata sul nostro Paese? I due Rapporti Pietromarchi, erano uno dei tanti casi che si sommavano ad altri per costringerci alla guerra.

A questo punto pongo una domanda alla scienza di Gad Lerner, partendo da una premessa. Siamo a fine primavera del 1940, i tedeschi avevano occupato i tre quarti dell’Europa ed erano ai nostri confini, al Brennero, con un esercito fortissimo, vincitore ed intatto, alleati dell’Urss, con Roosevelt, che mentendo, aveva garantito <parlo a voi, madri e padri, non un americano morirà per la guerra europea>; dopo queste premesse, ecco la domanda: di fronte a Mussolini si ponevano tre e solo tre soluzioni; neutralità, ma la Germania aveva occupato altri Paesi neutrali; guerra contro la Germania; una pazzia; guerra a fianco della Germania, anche perché Mussolini da sempre diffidente di Hitler aveva ripetutamente confidato che Hitler <non doveva vincere troppo e soprattutto non doveva vincere da solo>.

Più volte ho presentato a tanti saputoni questo quesito ed ora lo pongo a Gad Lerner: allora, signor Lerner, quale soluzione avrebbe scelta come giusta?

Ed ora parliamo degli eroici partigiani. Prima cosa, ma quanti erano? Gad Lerner affermerà che fu tutto un popolo alla macchia. E voi ci credereste? Ma quando mai! Risponde Renzo De Felice, Mussolini l’alleato, pag. 55: <Contrariamente a quanto ha sempre sostenuto la vulgata filoresistenziale, soprattutto comunista, non è possibile considerare la Resistenza un movimento popolare di massa: il movimento partigiano si fece moltitudine pochi giorni prima della capitolazione tedesca, quando bastava un fazzoletto al collo per sentirsi combattente e sfilare con i vincitori>. Sempre secondo De Felice il numero dei partigiani <raggiunse un massimo di 110.000 unità nel mese di ottobre 1944>. E bene evidenziare (a scanso di equivoci) che Renzo De Felice da giovane aveva aderito al Pci (tanto che finì in prigione), poi, man mano che si addentrava negli studi sul fenomeno fascismo si ravvide.

Ed ora vediamo quanti erano i combattenti della Rsi. Le forze in armi sono stimate in 800 mila. Grandissimo fu l’afflusso di volontari. Quale era la tecnica di lotta? Ce la indica Beppe Fenoglio ne Il partigiano Johnny: <Alle spalle, beninteso, perché non si deve affrontare il fascista a viso aperto: egli non lo merita, egli deve essere attaccato con le medesime precauzioni con le quali un uomo (?) deve procedere con un animale>.

Il partigiano era un legittimo combattente? Sinteticamente le Convenzioni Internazionali di Guerra dell’Aja del 1889 e di Ginevra del 1907, ratificate a Ginevra nel 1927, stabilivano che il legittimo combattente, per essere considerato tale doveva: 1) portare apertamente le armi, 2) indossare una divisa riconosciuta dal nemico; 3) dipendere da ufficiali responsabili; 4) attenersi alle convenzioni di guerra. Il combattente della Rsi rispettava tutte e quattro le condizioni, quindi era un legittimo combattente; il partigiano, al contrario, non rispondeva a nessuna delle quattro condizioni; di conseguenza era un illegittimo combattente. Ma le Convenzioni di guerra sancivano un altro diritto, la cui conoscenza è necessaria per meglio comprendere le finalità della lotta partigiana; il ricorso all’atroce Diritto di rappresaglia, con queste parole: <(…). La rappresaglia, condotta obiettivamente illecita, diventa, per le particolari circostanze in cui viene attuata, condotta lecita (…). Una reazione all’atto illecito e non mero atto lecito (…). La scelta delle misure da infliggere spetta allo Stato offeso>. In altre parole se un legittimo combattente, di un qualsiasi Stato, subiva un danno da parte di un illegittimo combattente, lo Stato offeso aveva il diritto di avvalersi del diritto di rappresaglia. Le Convenzioni stabilivano (Par. 4): <Gli illegittimi combattenti vengono dovunque perseguiti con pene severissime e sono generalmente sottoposti alla pena capitale>.

Ora vediamo come i partigiani (specialmente quelli comunisti) hanno saputo approfittare di questo ignobile diritto. Il democristiano Zaccagnini lasciò scritto: <La rappresaglia che veniva compiuta era un mezzo per suscitare maggiore spirito di rivolta antinazista e antifascista (…)>. Ancora più specificatamente l’ex fascistissimo, poi super antifascista e capo partigiano Giorgio Bocca ci spiega il perché degli attentati: <Il terrorismo ribelle non è fatto per prevenire quello dell’occupante, ma per provocarlo, per inasprirlo. Esso è autolesionismo premeditato: cerca le ferite, le punizioni, le rappresaglie per coinvolgere gli incerti, per scavare il fosso dell’odio. E una pedagogia impietosa, una lezione feroce>. Ecco il motivo per cui mai, e sottolineo mai nessuno si presentò per salvare dei poveri ostaggi che stavano per essere uccisi. Alt! Un momento uno si presentò, solo che non aveva commesso alcun attentato, signor Lerner, vuol sapere il nome? Salvo D’Aquisto. Ma qualcuno potrà sollevare il dubbio che lo fece per danneggiare la causa partigiana; d’altra parte Salvo D’Aquisto era notoriamente di sentimenti fascisti.

Caro Lerner, che santifichi in televisione, è giusto capovolgere i meriti; qualcuno nel dopoguerra ha provato a trasformare l’eroe in vile e il vile in eroe.

A proposito, vale ancora il principio che <uccidere un fascista non è reato>? Sempre alle spalle, beninteso, perché ecc.
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MessaggioInviato: Dom Nov 28, 2010 5:28 pm    Oggetto:  
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Caro Filippo,



Semplicemente MAGISTRALE!

Grazie

Salvatore



Il 28 aprile 1945 mio padre era appena uscito dal portone di Via Leone Tolstoi, 11 a Milano. Era in borghese. Secondo il racconto del padre di un vicino di casa, padre di un'ausiliaria (rapata a zero, dileggiata e della quale non seppe più nulla,si chiamava RAGAZZI), quando due "partigiani" che io ho sempre ritenuto due assassini, lo spinsero con un MAB contro un muro. Mio padre cercò di reagire tentando di strappare il mitra a chi lo impugnava ma fu bloccato da una raffica di nove pallottole. Lo caricarono insieme ad altri corpi su un carro di immondizie e lo portarono all'ospedale Fatebenefratelli di Milano, dove un medico doveva certificarne il decesso. Il caso volle che il medico riconobbe mio padre: miracolosamente non era ancora morto. Sapeva che era stato ufficiale della Muti e, per evitare che qualche zelante "partigiano" in ispezione negli ospedali per dare il colpo di grazia ai fascisti feriti lo potesse riconoscere, riuscì a farlo operare quasi clandestinamente (in seguito riuscii a conseguire la cartella clinica...) e a nasconderlo.

Riuscì ancora a sopravvivere quattro anni e morì il 25 aprile 1949.

Mia madre, con me e mio fratello, eravamo da mia nonna a Margherita di Savoia, dove mio padre aveva preferito che andassimo, per sottrarci ai massicci bombardamenti "alleati" su Milano -li ricordo benissimo, anche se avevo solo quattro anni...

Un giorno o l'altro dovrò decidermi a scrivere quanto seguì.

Una storia che non credo sia mai stata scritta è quella dei figli, delle vedove, delle famiglie degli assassinati dagli eroici assassini come quelli che spararono a mio padre in eroica azione di guerra

Resistenza?

Il primo processo al quale fui sottoposto, in Corte d'Assise fu per la solita "apologia" per aver pubblicato due articoli (i partigiani che mi querelarono mi accusarono di "omertà", perché come direttore responsabile della rivista non volli fare il nome degli autori: uno era un ex marò della X e l'altro avrebbe intrapreso una brillantissima carriera diplomatica e non avevo nessuna intenzione di comprometterla.

Una cosa che non hai sottolineato è che il numero dei partigiani in montagna aumentava d'estate e diminuiva d'inverno e che erano, almeno in Piemonte, odiati dai contadini ai quali per sopravvivere erano costretti a sottrarre galline, pecore e quanto necessitavano...D'altra parte sono le regole della guerra di guerriglia, con tutte le conseguenze che hai ben illustrato.















Fra le mail ricevute ce ne sono alcune che mi rimproverano di non aver trattato il tema Mussolini, il Fascismo e gli Ebrei, argomento invece riportato da Gad Lerner nella trasmissione L’Infedele. Il motivo è semplice, avevo già scritto diversi articoli sull’argomento e alcuni molto recentemente.

Ne riporto uno per tutti in modo che se un lettore non ne fosse a conoscenza può approfittare e sapere come vedo l’argomento dopo attenti e lunghi studi.

Sono sul punto di partire per un lungo viaggio in Australia, approfitto per augurare a tutti (anche a Gad Lerner), anche se in anticipo, un buon Natale e un migliore 2011.

Filippo Giannini











MUSSOLINI STERMINATORE DI EBREI?

(Con intervento su articolo del Prof. Francesco Perfetti)

di Filippo Giannini



Ho ricevuto una E-Mail che di seguito riporto integralmente, omettendo, ovviamente, la firma dell’autore che sarà indicato con: Signor X.

<Caro Giannini, grazie per il suo impegno a ristabilire una verità storica tanto orrenda che pochi hanno il coraggio di approfondire. Grazie per il suo appassionato e ingrato lavoro, ma nulla fra le innumerevoli stragi precedenti (Caino in un solo colpo, uccidendo Abele, sterminò un quarto dell’umanità dell’epoca) e per citarne qualcuna sotto l’imp. Tito nel ’70 d.c. furono eliminati 600 mila dei 900 mila ebrei di Palestina…

Quanto tempo avrebbe impiegato l’apparato di Himmler a scoprire che la mia bisnonna era ebrea e quindi io, con la mia famiglia, essere destinato ai campi di concentramento ed ai forni crematori? Il fatto di non essere ariano – e neppure Himmler lo era – giustifica tanto orribile accanimento? Se Tamerlano, per fare un solo esempio, ha passato a fil di spada 18 milioni di persone in dieci anni, anche se erano suoi nemici irriducibili, si giustifica per questo? Un conto, caro Giannini, è essere storico e un altro essere politico. Cerchi, se possibile, di rimanere imparziale. Nel nome della verità storica. Grazie. XX>

Forse mi sbaglio, ma se ho ben capito, il Signor X vorrebbe che i miei scritti convalidassero quanto la “vulgata resistenziale” da quasi sette decenni va sostenendo, e cioè che <Mussolini faceva parte della macchina della soluzione finale>. Se questo è quanto il Signor X pretende, mi obbligherebbe a scrivere non solo una falsità, ma addirittura una cosa esattamente contraria alla verità.

Per una volta sola mi voglio avvalere del giudizio di una personalità dichiaratamente fascista, Giorgio Pisanò. Questi nel suo libro “Noi fascisti e gli Ebrei” ha scritto: <Si giunse così al 1939, vale a dire allo scoppio della guerra e fu allora che, all’insaputa di tutti, Mussolini diede inizio a quella grandiosa manovra, tuttora sconosciuta o faziosamente negata anche da molti di coloro che invece ne sono perfettamente a conoscenza, tendente a salvare la vita di quegli ebrei che lo sviluppo degli avvenimenti bellici aveva portato sotto il controllo delle forze armate tedesche>. Giorgio Pisanò: un pazzo? un mentitore fascista? No, Signor X, Giorgio Pisanò ha scritto il vero: non Hitler (è ovvio), né Stalin (per lo stesso motivo, è altrettanto ovvio), non Roosevelt, né Churchill, né Pétain, nessuno di questi ultimi, pur avendo le possibilità di farlo, si adoperarono per mettere in salvo gli ebrei: solo Mussolini lo fece.

Chi scrive queste note ha un difetto: prima di scrivere si documenta e solo su documenti scrive.

Il mio libro sull’argomento “Gli Ebrei nel Ventennio Fascista” riporto una frase dello storico israeliano Léon Poliakov, frase che ho estrapolato dal suo libro “Il nazismo e lo sterminio degli ebrei>. Se il Signor X andasse a pag. 219-220, potrebbe leggere: <Mentre in generale i governi filofascisti dell’Europa asservita non opponevano che fiacca resistenza all’attuazione di una sistematica deportazione, i capi del fascismo italiani manifestarono in questo campo un atteggiamento ben diverso. Ovunque penetrassero le truppe italiane, uno schermo protettore si levava di fronte agli ebrei (…). Un aperto conflitto si determinò tra Roma e Berlino a proposito del problema ebraico (…). Appena giunte sul luogo di loro giurisdizione, le autorità italiane annullavano le disposizioni decretate contro gli ebrei>.

Prima di addentarci nell’argomento è bene ricordare che i calunniatori di Mussolini e dei suoi, per rendere le accuse più plausibili hanno coniato il sostantivo “nazifascista”, termine dispregiativo tendente ad accomunare in un’unica responsabilità fascismo e nazismo nelle atrocità commesse da quest’ultimo, sia che esse fossero reali, esagerate o immaginarie.

Le diversità dottrinali fra fascismo e nazionalsocialismo sono state evidenziate da diversi studiosi e tra questi Renzo De Felice: <Fra fascismo italiano e nazismo tedesco ci sono semmai più punti di divergenza che di convergenza, più differenze che somiglianze> (“Intervista sul fascismo”, pag. 8Cool. Se questo è vero e se è vero che la spina dorsale della dottrina nazionalsocialista era costituita dal principio della superiorità della razza, anche biologica e dall’antisemitismo, il Signor X mi potrebbe chiedere: perché, allora, le “leggi razziali” del 1938? Per dare una risposta a questo interrogativo dovremmo riportarci alla situazione politica internazionale degli anni ’30, il che ci condurrebbe troppo lontano. Accontentiamoci, al momento, di citare di nuovo De Felice (ibidem, pagg. 101-102): <Il fascismo fece propria la dottrina razziale più per opportunità politica – evitare una difformità così stridente all’interno dell’Asse – che interna necessità della sua ideologia e della sua vita politica>. Oppure, sempre dello stesso autore: <Una volta che Mussolini fu gettato nelle braccia (attenzione alle parole, nda) della Germania di Hitler, era impensabile che anche l’Italia non avesse le sue leggi razziali>.

Trattare l’argomento “fascismo-ebrei” è stato (e lo è tuttora) come accendere un fiammifero in una polveriera. La verità è che anche intorno a quei drammi è stata costruita una cortina di falsità i cui scopi sono facilmente intuibili, per chi vuol capire.

Mordekay Poldiel ha scritto: <L’Amministrazione fascista e quella politica, quella militare e quella civile, si diedero da fare in ogni modo per difendere gli ebrei, per fare in modo che quelle leggi rimanessero lettera morta>.

Nel 1934, in occasione dell’incontro con Weizmann, Mussolini concesse tremila visti a tecnici e scienziati ebrei che desideravano stabilirsi in Italia. Nel 1939 (!) vennero aperte alcune aziende di addestramento agricolo, le “haksharoth” (tecniche poi trasferite in Israele) che entrarono in funzione ad Airuno (Como), Alano (Belluno), Orciano (Pisa) e Cavoli (Sardegna). Così, sempre in quegli anni la scuola marinara di Civitavecchia ospitò una cinquantina di allievi ebrei che diverranno poi i futuri ufficiali della Marina da guerra israeliana.

Il Signor X ha mai sentito parlare della Delasem e delle sue funzioni?

Dato, e ne sono certo, che pochi conoscono questo “miracolo all’italiana”, proverò a tracciarne le linee principali e i suoi scopi, avvalendomi dello scritto della storica ebrea Rosa Paini (“I sentieri della speranza”, pag. 2Cool: <Era la fine del 1938 (quindi la Germania aveva già invaso la Polonia e l’Italia era alleata del Terzo Reich, nda) e nasceva in Italia la Delegazione Assistenza Emigrati (DELASEM), un’organizzazione ebraica che avrebbe salvato migliaia di israeliti profughi dai Paesi dell’Est europeo e, in particolare, dalla Germania e dai territori che i nazisti andavano occupando>.

Una domanda pongo al Signor X: perché gli ebrei che fuggivano dai territori occupati dai tedeschi anziché rifugiarsi nei Paesi democratici, a migliaia venivano in Italia, dove, ripeto, erano in vigore le leggi razziali? Erano tutti poveri bischeri? Oppure…?

Osserva Daniele Vicini (“L’Indipendente” del 26 luglio 1993): <Meno schizzinosa, l’Italia accoglie tutti, dall’operaio comunista…Ebrei e comunisti sciamano verso il Brennero, frontiera che possono varcare senza visto a differenza di altre (americana, sovietica, ecc.) apparentemente più congeniali alle loro esigenze>. E di seguito il giornalista elenca una lunghissima sequenza di nomi. Conoscendo i fatti e quindi la storia, quella vera (non quella propinataci da sette decenni), la risposta è semplice: i Paesi democratici respingevano i fuggiaschi, Roosevelt fece intervenire la Usa Navy per impedire con la forza l’approdo alle coste statunitensi di piroscafi carichi di ebrei: ebrei che, come ha scritto il giornalista Franco Monaco <vennero accolti in Italia (…)>. A Solina, nel Mar Nero salì a bordo di un piroscafo il Console britannico informando gli infelici che il suo governo li considerava immigrati illegali: se si fossero avvicinati alle coste della Palestina sarebbero stati silurati. In Francia, nel settembre 1940, nel solo Dipartimento della Senna, la Sureté consegnò ai tedeschi lo schedario di circa 150 mila ebrei (François Feijto, da “Un’intervista allo storico Serge”). Sempre in Francia 4.500 gendarmi furono sguinzagliati alla caccia dell’ebreo: 12.884 persone vennero catturate, delle quali 5.802 donne e 4051 bambini; tutti consegnati ai tedeschi. Tutto ciò (e tanto, tanto altro ancora) fa concludere a Daniele Vicini: <Strana dittatura quella fascista. Strana democrazia quella americana>.

Voglio anche ricordare, in queste succinte note, un esempio di come sia stata condotta la storia nell’interminabile dopoguerra. Nel gennaio 1998 il giornalista della televisione italiana Paolo Frajese, conduttore di un servizio sulla vita degli ebrei nelle zone occupate dalle truppe italiane durante l’ultimo conflitto, ricordando il “Nulla Osta” concesso da Mussolini alla richiesta di Ribbentrop e commentando il fatto, con voce di rimprovero e condanna, disse all’incirca. <Così il Duce dette l’ordine di consegnare gli ebrei ai nazisti>. Frajese, evidentemente per rimanere entro i limiti del politicamente corretto, trascurò un piccolo particolare, ricordato da De Felice e da altri studiosi seri con queste parole: <Ma subito dopo il Duce – parlando con il generale Robotti – confessò il suo disappunto: “E’ stato a Roma per tre giorni e mi ha tediato in tutti i modi il Ministro Ribbentrop che vuole a tutti i costi la consegna degli ebrei jugoslavi. Ho tergiversato, ma poiché non si decideva ad andarsene, per levarmelo davanti, ho dovuto acconsentire. Ma voi inventate tutte le scuse che volete per non consegnare neppure un ebreo”> (Renzo De Felice, “Rosso e Nero”, pag. 160-161).

Così fu. Sino a quando Mussolini rimase Capo del Governo non un ebreo fu consegnato ai tedeschi, né agli ustascia.

E’ opportuno ricordare che in Italia, sino all’8 settembre 1943, giorno dell’annuncio della capitolazione, non esistevano campi di concentramento per ebrei, ma campi di internamento per cittadini appartenenti a quei Paesi con i quali l’Italia era in guerra. Uno di questi campi, forse il più noto, era quello di Ferramenti: qui fu internato il dottor Salim Diamand, autore del libro “Internment in Italy (1940-1945), nel quale è scritto: <Non ho mai trovato segni di razzismo in Italia (…). Nel campo controllato dai Carabinieri e dalle Camicie Nere (!) gli ebrei stavano come a casa loro>. Il dottor Diamand attesta che il Governo fascista concedeva 8 lire al giorno agli internati i quali potevano spenderle come desideravano.

C’è un altro grande storico, sempre israeliano, George L. Mosse dell’Università ebraica di Gerusalemme, che conferma quanto sostenuto da Giorgio Pisanò e, modestamente dal sottoscritto; infatti a pag. 245 del suo libro “Il Razzismo in Europa” si legge: < Come abbiamo già detto, era stato Mussolini stesso a enunciare il principio: discriminare non perseguire. Tuttavia l’esercito italiano si spinse anche più in là, indubbiamente con il tacito consenso di Mussolini>.

Ma la storia riguardante il binomio Ebrei-Fascismo è ben più ricca di quanto, per motivi di spazio, sono costretto qui ad esporre. Desidero, comunque, terminare con una domanda che il Signor X mi potrebbe porre. <E allora i mille e più ebrei razziati dai tedeschi nel ghetto di Roma?>. Non si possono ricordare solo quelli razziati nel Ghetto di Roma, ma anche quelli residenti nei territori occupati dalle nostre truppe, cioè quelli che, grazie alla caduta del Governo Mussolini vennero catturati dai tedeschi, e furono decine di migliaia. Signor X, guardi la data: 16 ottobre 1943. E indovini chi trovarono le SS a difendere gli ebrei del Ghetto. Non gli eroici partigiani, ma un fascista, in camicia Nera, Ferdinando Natoni, che con energia pretese la liberazione, poi ottenuta, di alcuni ebrei e fece passare per sue figlie due ragazze ebree, Mirella e Marina Limentani.

Se tutto ciò è vero, non è azzardato sostenere che gli ebrei, sino a quei giorni tenuti dietro “Lo schermo protettore”, furono poi consegnati allo sterminio dall’ignominia (se poi mai è, esistito) del primo Governo antifascista?

Perché questo morto che non vuol morire viene ucciso mille volte al giorno tutti i giorni? Lo lasciò scritto lui stesso: <Perché le nostre idee hanno spaventato tutto il mondo>. Ovviamente si riferiva al mondo della grande Finanza e del grande Capitale: quelli, cioè che ci costrinsero alla guerra per poter abbattere quelle “idee” che si stavano espandendo in tutto il mondo e che, di conseguenza, avrebbero messo in dubbio lo status quo instaurato dai padroni delle casseforti mondiali.

Mi creda, Signor X, le traversie di Sua bisnonna addolorano tutte le persone civili, ma non per questo si debbono addossare le colpe ad un uomo che fece l’impossibile per evitargliele.

Se tutto quanto ho scritto corrisponde a verità, io denuncio un altro scempio della Giustizia: per i motivi sopra accennati il Sindaco di Roma inaugurerà il prossimo anno un Museo della Shoà che sarà locato a Villa Torlonia. Perché proprio a Villa Torlonia, già residenza della famiglia Mussolini?

La risposta è ovvia. Vero Signor X?





P.S. Avevo appena terminato l’articolo quando ho avuto occasione di leggere su Libero del 6 agosto un intervento di Francesco Perfetti sullo stesso argomento. L’Autore, facendo perno sulle Carte di Dino Grandi, addossa le colpe delle leggi razziali a Benito Mussolini. Mi meraviglio che un ottimo ricercatore come Perfetti non estenda le sue indagini su due argomenti:

a) il perché delle leggi razziali;

b) l’attendibilità del personaggio Dino Grandi.

E mi spiego: 1) Mussolini aveva una notevole considerazione degli ebrei (come è noto), e da questi era ampiamente ripagato, tanto che la stragrande maggioranza degli ebrei italiani era di fede fascista. Fra l’altro aveva loro concesso, con le leggi del 1930 e 1931, riconoscimenti unici al mondo. E allora, perché le leggi razziali? Ne La Seconda Guerra Mondiale di Winston Churchill, Vol. 2°, pag. 209, si legge: <Adesso che la politica inglese aveva forzato Mussolini a schierarsi dall’altra parte, la Germania non era più sola>. Più o meno con le stesse parole lo storico inglese George Trevelyan condanna la politica inglese nei confronti di Mussolini. Il sopra citato Franco Monaco ha scritto: <Le leggi razziali del 1938 furono, comunque una conseguenza diretta ed esclusiva del nefasto Asse Roma-Berlino di cui eravamo stati costretti a gravarci come di una croce>. L’“aver forzato”, l’essere “stati costretti” sono affermazioni che convalidano, a loro volta, quanto già sopra esposto da Renzo De Felice. E, del resto, il giornalista svizzero Paul Gentizon nel 1945 scrisse: <Solo Mussolini si levò non soltanto a parole ma a fatti contro Hitler, il nazionalsocialismo, il pangermanesimo. Se le democrazie occidentali lo avessero ascoltato, il destino del mondo sarebbe stato ben differente>. Ma le democrazie occidentali non vollero ascoltarlo, non potevano!

2) Dino Grandi fu l’autore principale del defenestramento di Mussolini il 25 luglio 1943. Grandi aveva necessità di passare come contestatore del Duce; quindi, quale migliore occasione che apparire oppositore delle odiose leggi razziali? Anche moralmente (almeno questo è il mio punto di vista) la figura di Grandi è discutibile. Pochi sanno che, venuto a conoscenza di un’indagine in corso per la sua precedente attività di fervente fascista, Grandi chiese a Winston Churchill un attestato delle sue benemerenze quale deciso oppositore di Mussolini. L’ex Premier inglese gli inviò questa lettera, datata 26 febbraio 1947: <Caro Grandi, Voi avete la mia piena autorizzazione a usare e pubblicare la mia lettera indirizzatavi nell’ottobre 1939 in qualsiasi modo Voi crediate più opportuno. LA VOSTRA AZIONE NEL LUGLIO 1943 FU DI GRANDE AIUTO PER IL PROCESSO VITTORIOSO DELLA CAUSA DEGLI ALLEATI. Vostro fedelmente, Winston Churchill>. Il maiuscolo è nel testo. Anche questa lettera proviene dalle Carte di Dino Grandi conservate nell’Archivio Storico del Ministero degli Esteri di Roma. Un personaggio simile non deve essere ridimensionato da un serio ricercatore? E Francesco Perfetti è un serio ricercatore.
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Safra




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MessaggioInviato: Ven Set 02, 2011 9:18 am    Oggetto:  
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scusate io pero' non capisco una cosa....ho letto gli articoli in cui si dice che non ci sono state questioni ebraiche in italia, e che Mussolini fece un patto con la Germania per questioni politiche piu' che ideologiche...e fin qui ok! ma non e' ipocrito comunque affermare che Mussolini non fu' partecipe del massacro degli ebrei comunque anche se non materiale? insomma io non credo che Mussolini sia stato cieco ne' cosi' ingenuo da non sapere cosa accadeva nei lager, e comunque ha di fatto autorizzato la cattura degli ebrei (e non solo) in italia.
Questo mi sembra di aver capito in completa contraddizione con lo spirito fascita e quindi contro i suoi stessi principi.

Non credo sia sbagliato dire che Mussolini contribui' con il suo patto con la Germania a causare l'olocausto...e in quest'ottica non capisco come possiate basare le vostre ideologie pacifiche proprio in suo nome.

Ho letto anche i suoi discorsi e in effetti mi sembra difficile credere che un'uomo cosi' giusto abbia poi commesso quest'enorme errore tattico cosi' lontano dai suoi principi, che di colpo ha cancellato tutto cio' che di buono aveva fatto, facendolo rimanere sui libri di storia solo come uomo spietato e crudele.

Come anticipato nella mia presentazione..sono ignorante in materia, e vorrei capire!! Wink

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MessaggioInviato: Ven Set 02, 2011 1:27 pm    Oggetto:  
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...Mussolini non era al corrente di quella che ufficialmente viene definita "soluzione finale", cioè lo sfruttamento materiale ai fini lavorativi e la successiva eliminazione fisica degli ebrei prigionieri nei campi di concentramento tedeschi nell'europa orientale, ma aveva ricevuto chiari rapporti dai diplomatici italiani all'estero su gravi episodi di violenza e fucilazioni di massa avvenute nei ghetti ebraici in Polonia e Ucraina etc.
La legislazione razziale italiana non ha mai puntato all'eliminazione fisica degli ebrei non fascisti, ma alla loro separazione dalla società al fine di favorirne l'emigrazione, mentre per coloro che avevano dimostrato la loro fedeltà e condivisione del Fascismo era un modo per dare prova ulteriore che lo Stato Fascista veniva prima dell'appartenenza religiosa. L'ideale Fascista prima di tutto. Ciò si tradusse a livello politico nel diverso trattamento riservato agli israeliti dalle truppe italiane nei territori di "nostra" pertinenza occupati dall'Asse. A Mussolini infatti non interessava eliminare fisicamente i prigionieri israeliti, anzi voleva dimostrare alle popolazioni assoggettate che gli italiani erano diversi e migliori dei tedeschi. La situazione cambiò radicalmente, e non certo per volontà del Duce, col suo arresto da parte del re savoiardo e la successiva firma della resa incondizionata da parte italiana agli anglo-americani. Con la nascita della RSI che già doveva cercare di fungere da scudo verso la popolazione italiana non solo dagli attacchi criminali dell'aviazione alleata ma anche dall'ira cieca e ugualmente criminale delle truppe tedesche, i margini di manovra di Mussolini si restrinsero drasticamente ed anche il tentativo di raggruppare i prigionieri israeliti in campi vigilati solo dagli italiani fallì a causa delle pressioni germaniche, nonostante ciò Mussolini continuò quando potè a cercare di salvare ed a favorire il salvataggio di tanti prigionieri senza che i tedeschi se ne avvedessero. Da qui ad affermare che fu un corresponsabile consenziente della Shoah ritengo che ne corra e parecchio. Certamente, suo malgrado, la situazione politica che lui aveva gestito ed aveva portato alla guerra, indirettamente contribuì alla successiva deportazione in Germania ed alla morte di circa 7 mila ebrei italiani, ma è altrettanto sicuro che finché fu la guida suprema dell'Italia ciò che fece l'Italia Fascista per salvare la vita degli ebrei presenti nei territori occupati dall'Asse non lo fece nessuno altro.

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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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