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L'Irredentismo Italiano

 
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Daniele Italico




Registrato: 27/06/08 12:26
Messaggi: 5

MessaggioInviato: Dom Giu 29, 2008 5:40 am    Oggetto:  L'Irredentismo Italiano
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Col termine "irredentismo" si indica lo spirito di riunificazione alla madrepatria di tutti i territori e le popolazioni soggetti ad uno stato straniero ma che per ragioni geografiche, etniche, culturali e storiche appartengono – almeno in parte - ad essa. Tale fenomeno - in Italia ora scomparso ma molto vivo sul finire dell'Ottocento - è una diretta conseguenza della coscienza degli individui di una popolazione di essere accomunati da una stessa identità nazionale, sentimento che sintetizza in sé molti fattori come gli usi, i caratteri etnici, le tradizioni, la religione, ecc. Per quanto riguarda l'Italia, queste caratteristiche sono sempre state comuni - nel corso dei secoli - a gran parte delle popolazioni che vivevano nella Regione geografica italiana (ed in Dalmazia); quindi lo scopo principale dell'irredentismo era quello di far coincidere i confini politici d'Italia con quelli naturali, obiettivo che è stato realizzato solo in parte. Quali territori siano ricompresi geograficamente nella regione italiana a tutt'oggi pochi lo sanno; ciò comporta una generale ignoranza sui costumi e le tradizioni propri di quei territori d'oltreconfine che sono parte integrante della nostra cultura.

I territori analizzati qua sotto hanno avuto tutti un legame con l'Italia, che poteva essere etnico, storico o geografico; tale legame fino alla seconda Guerra mondiale è stato talvolta sentito dai politici italiani in modo non verace, venendo strumentalizzato per giustificare mire espansionistiche di carattere strategico. Ora invece si tende ad assumere la posizione opposta: si vuol far credere che l’acquisizione di certi territori era un’aspirazione politica dovuta solo ad un accrescimento della potenza nazionale. Si dimenticano così – a torto – le caratteristiche italiane di tali regioni nonché la passata volontà di tanti cittadini che si sono perfino immolati per essere ricongiunti o per difendere la nostra Patria.

Il problema dell’irredentismo è che in una regione possono coesistere più sentimenti irredentisti, soprattutto se la composizione etnica al suo interno è mista. In questo caso la questione è da affrontare in modo molto delicato e sempre con scopo pacifico. Invece non è detto che ogni regione mistilingue sia soggetta a più irredentismi. Infatti, il senso di appartenenza ad un certo stato può sussistere anche se si ha un’etnia diversa da quella della maggioranza della popolazione, oppure se lo stesso stato non è etnicamente uniforme; un esempio è la Svizzera, in cui gli abitanti, pur essendo di lingua tedesca, francese, italiana e romancia, si sentono svizzeri. Il senso di appartenenza ad uno stato non dipende quindi solo da una questione etnica o linguistica, ma anche da fattori storici (vedi l’italianissima Repubblica di San Marino), geografici, religiosi o addirittura dinastici (come nel caso del Principato di Monaco). Ciò che importa è che se uno stato ha in sé più etnie, deve salvaguardarle tutte nei loro costumi e nelle loro tradizioni. Purtroppo in Europa, da quando fu portato all’esasperazione il concetto di “stato nazionale”, ciò non è accaduto. Per rendersi conto di chi ha sbagliato e quanto, basti confrontare una cartina etnica dell’Europa odierna con una degli inizi del Novecento. L’Italia stessa nell’ultimo secolo e mezzo ha peccato in questo senso. Oggigiorno invece accade il contrario: tutto ciò che vi è di italiano all’estero non viene quasi mai rispettato, esaltato, riconosciuto.

Pensare un’Italia (non si vuol fare rivendicazioni territoriali, beninteso) con i confini politici coincidenti con quelli naturali oggi avrebbe ragione di esistere meno che in passato, dal momento che i nazionalismi – quelli evidenti e quelli che agiscono “sottobanco” – hanno cercato di offuscare le caratteristiche italiane di tali regioni; nazionalismi aiutati qui in Patria da un modo di pensare tutto italiano all’insegna del buonismo, secondo il quale è meglio tacere ogni cosa per non urtare la sensibilità dei nostri vicini. In realtà delle future modifiche confinali si potrebbero tenere in considerazione, ma si deve avere prima ben salda la coscienza del rispetto reciproco tra le nazioni e verso le minoranze del territorio oggetto di acquisizione o di cessione. D’altra parte la storia insegna che i confini, anche quelli più antichi, laddove non sono univocamente dettati dalla Geografia (come le isole), sono sempre soggetti a cambiamenti. Le vicissitudini storiche ne determinano le trasformazioni. Fermare i confini quindi significa fermare la storia; invece, cambiare i confini può non significare (e anche in questo caso la storia ne dà conferma), con una giusta volontà e con un reciproco impegno, andare incontro a guerre o contese.

Per concludere, qua sotto si dedicherà un breve capitolo anche sui confini regionali all’interno dell’Italia che sono stati più volte in passato manomessi artificialmente. Il problema dell’identità di alcuni paesi o aree territoriali è stato messo in secondo piano rispetto agli interessi economici, che hanno spinto i politici nell’ultimo secolo a ridefinire i confini di regioni e province senza tener conto dei costumi particolari né delle tradizioni e dei dialetti di cui esse sono permeate.

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