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La Base dell'antisemitismo: Marx-La Questione Ebraica
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Dvx87




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MessaggioInviato: Mar Apr 20, 2010 12:45 am    Oggetto:  
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Citazione:
La tua è una analisi corretta, non vedo le contraddizioni che ci sono tra il mio discorso ed il tuo.
Allora, io sostengo, come anche Marx e Lenin sostenevano, che l'ebreo è ebreo per cultura, ovviamente quando una persona nasce in un contesto culturale assume quella cultura a causa di una sorta di egemonia della cultura dominante. Distinguere gli ebrei accusandoli di essere ebrei facendo rientrare il tutto in qual cosa di biologico è assurdo, e così la pensava invece hitler. Per questo Comunismo e Nazismo sono due cose diverse... in quanto il primo si basa sulla teoria del Materialismo Storico (vedere*) e Dialettico (Il Marxismo è una scienza, una concezione e un metodo di analisi, contemporaneamente!), il secondo invece ha una teoria infondata basata sulla differenza razziale.
Generalizzare e strumentalizzare gli scritti di Marx, come in questo caso è successo con ''La Questione Ebraica'', è stato fatto semplicemente per far crescere contraddizioni in seno al Movimento Comunista Internazionale... suvvia, impacchettano bene queste palle mega galattiche a cui solo i citrulli possono credere.
Noialtri Marxisti - Leninisti, che utilizziamo un metodo di analisi scientifico, individuiamo le contraddizioni in seno al popolo e le facciamo scomparire.
Mi sembra che, ora, tra il mio ed il tuo discorso, non ci siano contraddizioni di alcun tipo.

Che la discriminazione sia culturale o biologica ha poca importanza perchè a livello pratico il risultato è lo stesso ovvero la deisraelizzazione.
Inoltre se un determinismo è sbagliato sono sbagliati tutti i determinismi.
Ti ripeto ancora una volta che il determinsmo marxista è sbagliato come tutti i determinismi e che, a partire da freud, questo è stato ampiamente smetito. Anche in biologia (infatti nemmeno in medicina esiste il determinsimo). Quindi quello che ti si sta dicendo che nazismo e comunismo condividono il determinismo come elemento comune. E che tale determinismo non esiste in nessun settore della coscienza umana tantomeno nelle scienze sociali che proprio per questo sono chiamate "soft science". Dunque se il signor marx vuole spacciare la sua come una scienza significa che di scienze sociali non è che abbia capito molta e la storia lo ha ampiamente dimostrato (e tu non sei stato nemmeno in grado di replicare alle critiche rivolte dai sindacalisti rivoluzionari).



Citazione:
La mia affermazione è dovuta ad un infantile conoscenza da parte del tuo amico della distinzione tra il Socialismo scintifico, che è una cosa, ed il Comunismo, che è un'altra.
Stalin non ha realizzato nulla, ha portato avanti il lavoro del grande Lenin. Quest'ultimo ha realizzato il Socialismo! (Ripeto: Socialismoè una cosa, Comunismo è un'altra!)

Lenin ha al massimo realizzato la NEP dopo la fallimentare esperienza del comunismo di guerra che non può essere certo spacciata per socialismo. Inoltre Stalin non ha continuato sulla via di lenin ma semmai ha distrutto la nep per sostituirla con altro.

Citazione:
Alla base di questa strumentalizzazione del ''cristianesimo'' ci sta un affermazione: gesù era un ariano. Dicendo questo presupponi l'esistenza del figlio di dio. Per questo, ed altri punti di questa ''strumentalizzazione'' del cristianesimo, il cristianesimo positivo non è altro che una forma di cristianesimo adattata ed utilizzata da hitler per avere maggior consensi da parte del popolo e una conferma della sua teoria. (gesù ariano)

guarda che qua dentro non siamo fessi ed i metodi di goebbels puoi anche risparmiarteli. Very Happy Non hai risposto alle obiezioni che ti sono state mosse.

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MessaggioInviato: Mar Apr 20, 2010 1:42 pm    Oggetto:  
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Sottoscrivo Tribvnvs e Dvx87. Ma il Punto principale sta nella cecità di Marxista-Leninista su un fatto fondante. Cito me stesso nell'altro topic:

RomaInvicta ha scritto:

Quello che non riesci a capire è una cosa lampante: la complementarietà della teoria di Marx e di Hitler, entrambe materialistiche, l'una "storico-dialettica", l'altra potremmo dire "atomistica" nel senso più basso del termine.

Ebbene, questa complementarietà è data dalle teorie speculari della Lotta di Classe/Lotta di Razze.

Il metodo cambia, ma il risultato no. Il Metodo razziale di Hitler punta alla divisione del mondo in razze di cui vi sono quelle superiori e quelle inferiori. Quelle inferiori, recalcitranti all' "assorbimento" vanno eliminate perchè corruttrici delle nazioni. Marx usa LO STESSO METRO filosofico, ma applicandolo alle CLASSI (religiose, economiche, sociali, civili), che sono le "RAZZE SOCIALI". Le Classi che non si "piegano" o non si "annullano" vengono ELIMINATE.

L'eliminazione NON E' una opinione filosofica ma un mezzo CONCRETO che viene usato SEMPRE come "metodo permanente" (lotta continua), per creare la famosa "rivoluzione comunista"... Eliminazione FISICA, eliminazione a mezzo della violenza di MASSA, eliminazione a mezzo della PULIZIA ETNICO-SOCIALE. Forse non sai che spesso il gergo Comunista associava a varie etnie (COME QUELLA DEI COSACCHI) la "patente" di "controrivoluzionari", ergo di "capitalisti" (che lo fossero o meno!), da ELIMINARE. Storicamente i massacri di Cosacchi ad esempio, e non solo, sono stati abnormi e terribili.

Lo stesso dicasi per gli Ebrei, i quali insieme ad altri credenti, venivano associati alla Borghesia "controrivoluzionaria". Vi è un libro di un ebreo Russo, Louis Rapoport, splendido, che documenta solo alcuni dei Progrom Stalinisti contro gli ebrei.

Come si fa a non vedere il razzismo insisto e complementare in queste due "idee",nazismo e marxismo, è un mistero!

In specifico, ciò che accumuna le due idee di Marx ed Hitler è il DARWINISMO SOCIALE. Per Marx si applica ciò che Darwin ha espresso per le Razze, nell'Economia. E per Marx la "selezione" natuarale è selezione economica. Per Hitler la selezione naturale HA RISVOLTI SOCIALI. Ovvero, applica Darwin sia come base della Vita della Speice (superiore) che come ottenimento della potenza economico-sociale delle nazioni!


Inoltre, conosciamo benissimo la definizione di Materialismo, Materialismo Storico, Materialismo Dialettico. Si trova anche in questi topic:

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Inoltre, RIPETIAMO, è una affermazione del tutto arbitraria e priva di fondamento dire che il Marxismo è una Scienza! Il Marxismo è una filosofia che si atteggia a "scienza". La Scienza, per essere tale, deve basarsi sul dato EMPIRICO e sul raffronto delle proprie tesi in sede SPERIMENTALE.

Come dice Tribvnvs, se diciamo che il Marxismo è una scienza, allora diciamo che il "dato empirico" ha dimostrato l'ESATTO OPPOSTO perchè ha FALLITO SU TUTTI I FRONTI! Per cui, non solo il Marxismo non è scienza, ma anche volendo per forza definirlo tale, andando al riscontro sperimentale che è d'obbligo per le Scienze, vediamo che esso SMENTISCE la presunta scinetificità del Marxismo!

Per cui, davvero, di cosa stiamo parlando?

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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Dvx87




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MessaggioInviato: Mar Apr 20, 2010 2:26 pm    Oggetto:  
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tra l'altro ci sarebbe da puntualizzare che il metodo scientifico non viene utilizzato in scienze sociali. AL massimo si usa la comparazione, la descrizione di un singolo caso e, in alcuni casi, neanche troppi, il metodo statistico. Quindi cercare di approcciare le scienze sociali nello stesso modo in cui si approccia la chimica o la biologia è profondamente errato.
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Marxist-leninist




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MessaggioInviato: Mar Apr 20, 2010 3:03 pm    Oggetto:  
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Citazione:
Che la discriminazione sia culturale o biologica ha poca importanza perchè a livello pratico il risultato è lo stesso ovvero la deisraelizzazione.



Assolutamente no. Un conto è sterminare un intera popolazione di ebrei sia colpevoli sia incolpevoli. Così accadeva in Germania. In Urss nei gulag (Campi di lavoro e non di sterminio sistematico di persone, perché questi erano i lager) ci andavano solo quelli che erano ritenuti colpevoli e nemici del popolo... un conto è sterminare, un conto è far lavorare (Tra l'altro si rendevano utili allo stato).


Citazione:
Ti ripeto ancora una volta che il determinismo marxista è sbagliato



No. Questo capita alla gente che non vede il Marxismo - Leninismo come una teoria compatta, unica.
Leggi questo articolo:


SPONTANEISMO E DETERMINISMO IN MARX

La filosofia di Marx oscilla tra due estremi contrapposti: lo spontaneismo (fino al Manifesto del '4Cool e il determinismo (a partire dagli studi di economia svolti in Inghilterra, sino all'incontro coi populisti russi, dove si assiste a un certo ripensamento critico in direzione del recupero delle tradizioni rurali).

Il carattere spontaneistico dell'azione politica di Marx è visibile anche nel Manifesto, che in un certo senso rappresenta la quintessenza dell'azione politica del socialismo scientifico pre-bolscevico. Non esiste alcun capitolo dedicato all'organizzazione rivoluzionaria delle masse.

Il Manifesto chiede in sostanza alle masse di "auto-organizzarsi". Marx ed Engels non si pongono alla testa del movimento politico in quanto "organizzatori di partito" ma solo in quanto "intellettuali critici del sistema".

Nel Capitale si sostituirà lo spontaneismo del Manifesto col determinismo storico: il capitalismo ha in sé delle leggi che lo portano all'autodistruzione e il passaggio al socialismo diventa inevitabile.

L'assenza di una tattica e di una strategia per realizzare la rivoluzione politica sembra faccia da pendant allo scarso peso dato alla sovrastruttura. Di qui i rischi del determinismo economicistico nell'analisi della realtà e dello spontaneismo nell'organizzazione della rivoluzione.

Da questo punto di vista il Che fare? di Lenin costituisce un decisivo superamento del marxismo occidentale.

Marx non rappresenta solo l'analisi oggettiva del capitalismo e Lenin l'azione soggettiva del socialismo. Marx rappresenta anche, dopo il fallimento della rivoluzione del '48, il rischio di un'involuzione economicistica verso il determinismo. Esattamente come Lenin rappresenta anche il rischio di un'involuzione autoritaria verso il socialismo amministrato.

Determinismo e spontaneismo sono due facce di una stessa medaglia: si è tanto più "deterministi" in teoria quanto più si è "spontaneisti" nella pratica e viceversa.

In politica il determinismo porta al riformismo, lo spontaneismo invece porta all'estremismo, all'individualismo anarchico o anche al terrorismo. La principale differenza tra Marx e Bakunin riguardava appunto il fatto che Bakunin era solo uno spontaneista e un testo determinista come il Capitale non l'avrebbe mai scritto.

Il Marx economista spesso si limita più ad un'analisi fenomenologica dell'economia che non ad un'analisi storica vera e propria dei fatti, che tenga conto, in pari grado, delle strutture e delle sovrastrutture.

Marx non s'è mai sottratto alla tentazione, anche quando trattava di temi economici, di fare della "filosofia", cioè di fare delle generalizzazioni astratte (per quanto i suoi affreschi sintetici siano assolutamente dei capolavori), troppo astratte per poter essere verificate storicamente.

Marx spesso fa violenza alla storia, proprio allo scopo di dimostrare la fondatezza delle sue idee economiche e politiche. La stessa pretesa di definire "il contenuto della storia come una forma incessante di progresso", fa parte di questa violenza ai fatti storici, e quindi di una certa violenza al concetto di "libertà umana", che è l'elemento principe in grado di spiegare le cause degli eventi storici.

Se un evento storico apparentemente sembra non avere una causa specifica, ciò non può essere interpretato con la categoria della necessità, cioè con quella categoria che, di fronte all'impossibilità di determinare con sicurezza delle responsabilità, si affida in un certo senso all'idea di destino. Infatti, è una caratteristica fondamentale della libertà umana quella di non permettere una spiegazione assolutamente univoca dei fatti.

Marx è tanto "determinista" quando studia l'economia quanto "evoluzionista" quando studia la storia. Di qui il suo grande apprezzamento per le teorie scientifiche di Darwin.

SPONTANEITA' E CONSAPEVOLEZZA

Se la rivoluzione comunista avesse dovuto compiersi in maniera spontanea, prendendo semplicemente consapevolezza dell'antagonismo sociale, non sarebbe nata l'esigenza di organizzare politicamente la rivoluzione attraverso un'avanguardia partitica.

Questo significa che la critica più corretta che, da sinistra, si poteva muovere al marxismo, è già stata fatta dal leninismo.

Oggi il problema è quello di come fare una critica al leninismo, salvaguardando gli interessi della rivoluzione proletaria.

Una critica di questo genere probabilmente è già stata fatta dalla perestrojka di Gorbaciov, ma dal modo come è stata accolta vien da pensare che in tutta l'Europa, orientale e occidentale, non vi sia più la possibilità di un'operazione critica così profonda.

L'Europa non è sufficientemente matura per fare del fattore umano un elemento della politica. L'Europa continua a servirsi della politica nella maniera tradizionale, cioè per salvaguardare gli interessi di classe e non di popolo.

FORZE PRODUTTIVE E CLASSI

Una delle tesi più sbagliate del marxismo è quella secondo cui per ottenere l'estinzione delle classi è necessario il raggiungimento di un alto grado di sviluppo delle forze produttive.

Se il marxismo si fosse limitato a dire che per estinguere le classi è necessario socializzare la proprietà e l'uso degli strumenti produttivi, forse si sarebbero evitate le ambiguità del riformismo, quelle per cui si tende a rimandare sine die la realizzazione del socialismo proprio col pretesto che non s'è ancora raggiunto un livello sufficientemente "elevato" delle forze produttive (che è poi il limite fondamentale del trotskismo, con la sua idea della "rivoluzione permanente").

Se l'obiettivo è quello di socializzare la proprietà dei mezzi produttivi, il problema principale alla fine è soltanto quello di trovare il modo e i mezzi per farlo. E uno dei modi principali è quello di sviluppare la consapevolezza della necessità di realizzare tale obiettivo, coi mezzi più democratici possibili.

In realtà non occorre alcun "alto" grado di sviluppo delle forze produttive, anche perché, nelle condizioni del capitalismo, quanto più è "alto" questo livello di sviluppo, tanto meno si avverte la necessità di una transizione verso il socialismo, perché tanto maggiori sono i condizionamenti a favore della conservazione dell'esistente.

Il marxismo ha sempre detto che se si sviluppa il livello delle forze produttive, ad un certo punto sarà giocoforza scontrarsi con dei rapporti produttivi inadeguati, per cui la contraddizione irrisolvibile porterà all'esigenza della suddetta transizione.

In realtà, se è vero che può esistere un contrasto insanabile tra forze e rapporti produttivi, in quanto, a causa della concorrenza, le forze tendono continuamente a svilupparsi, mentre i rapporti di proprietà tra capitale e lavoro non cambiano affatto nella sostanza, è anche vero che il capitalismo tende a risolvere i suoi problemi di "politica interna" usando i mezzi della "politica estera", cioè facendo scoppiare conflitti d'ogni sorta, inventandosi nemici inesistenti ecc.

Questo senza considerare che anche internamente la propaganda del sistema è sempre più volta a ingannare le masse e che i monopoli, invece di promuovere le forze produttive, le ostacolano pesantemente.

Peraltro ormai è ben noto che la promozione d'uno sviluppo delle forze produttive, nell'ambito del capitalismo, non fa che peggiorare i rapporti col Terzo Mondo e con la natura in generale, che pagano enormemente il prezzo del nostro benessere.

In sintesi, l'idea che si debbano sviluppare le forze produttive prima di realizzare il socialismo, è nata proprio per il venir meno della spinta rivoluzionaria, che avrebbe dovuto essere gestita nell'ambito della sovrastruttura, quella dell'organizzazione politica.

Il fallimento del '48, poi della Comune di Parigi, e poi ancora della Repubblica di Weimar e del Biennio Rosso in Italia hanno portato il marxismo euro-occidentale su posizioni riformiste, che al massimo servono per rendere il capitalismo meno irrazionale.

L'unica corrente ad aver capito la vera essenza del socialismo democratico è stata il leninismo, tradito dallo stalinismo, che ha fatto coincidere "socializzazione" con "statalizzazione" della proprietà: un unico apparato burocratico, con una gestione verticistica del potere, che s'era andato sostituendo non solo alle aziende private capitalistiche ma anche alla gestione popolare delle risorse territoriali: i soviet.



Citazione:
Lenin ha al massimo realizzato la NEP dopo la fallimentare esperienza del comunismo di guerra che non può essere certo spacciata per socialismo. Inoltre Stalin non ha continuato sulla via di lenin ma semmai ha distrutto la nep per sostituirla con altro.



Ma cosa c'entra la Nep?
Io stavo parlando della meravigliosa opera di Lenin portata avanti perfettamente da Stalin.


Citazione:
guarda che qua dentro non siamo fessi ed i metodi di goebbels puoi anche risparmiarteli.



Questo è un tuo personale giudizio. Il mio te l'ho detto.


Citazione:
E come mai il vostro perfetto modello di non contraddizione è crollato? Perchè il dogma di IRREVERSIBILITA' di un sistema marxista una volta avviato, è crollato miseramente prima in Ungheria, dove è stato tamponato coi carri armati, e poi nella stessa URSS?



Semplicemente perché, dopo la morte di Stalin, hanno preso il controllo dell'Urss soltanto rinnegati, revisionisti e falsi comunisti. Kruscev faceva parte di quella cricca.


Una volta conquistato il potere politico, col socialismo, il proletariato non può che dominare e opprimere gli ex capitalisti, altrimenti questi ultimi riconquistano facilmente il potere politico. Proprio com'è accaduto in Urss e in Cina dal momento che i revisionisti hanno minato e abbattuto la dittatura del proletariato. Finchè esisteranno le classi, è inevitabile che una classe opprima l'altra. O domina la classe degli sfruttati, il proletariato, o domina la classe degli sfruttatori, la grande borghesia. Solo che nel socialismo si lavora per abolire le classi, e quindi anche l'oppressione del proletariato sulla borghesia.


L'Urss del 50' era vicinissima dal passare dal Socialismo al Comunismo. La morte del Compagno Stalin e la presa del potere da parte dei revisionisti ha allontanato l'Unione Sovietica dal Comunismo e l'ha fatta tornare al capitalismo.
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tribvnvs
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MessaggioInviato: Mar Apr 20, 2010 3:36 pm    Oggetto:  
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Marxist-leninist ha scritto:
Citazione:
Che la discriminazione sia culturale o biologica ha poca importanza perchè a livello pratico il risultato è lo stesso ovvero la deisraelizzazione.



Un conto è sterminare un intera popolazione di ebrei sia colpevoli sia incolpevoli. Così accadeva in Germania. In Urss nei gulag (Campi di lavoro e non di sterminio sistematico di persone, perché questi erano i lager) ci andavano solo quelli che erano ritenuti colpevoli e nemici del popolo... un conto è sterminare, un conto è far lavorare (Tra l'altro si rendevano utili allo stato).




Ahahahahaha!!! Insisti con le contraddizioni... Gli ebrei sono geneticamente colpevoli secondo i nazisti, mentre secondo i comunisti sono colpevoli tutti quelli che rifiutano la comunistizzazione. Come vedi non c'è differenza sostanziale. Anche gli ebrei poi lavoravano nei lager, mica stavano in vacanza. Anzi hanno preso esempio dai gulag per capire come far lavorare bene degli schiavi...
E INSISTI CON CON QUESTE RIDICOLE CONTRADDIZIONI. IL FATTO CHE TU LE RIPETA A NOIA NON LE RENDE VERITA', ANZI CONFERMA LA LORO INCOSISTENZA.
Dopo Stalin solo traditori? I trozkisti dicono peraltro che Stalin ha tradito il leninismo. Mettetevi d'accordo... che avete fallito tutti.
Anche Mao, Kim Il Sung e Enver Hoxa accusavano Kruscev di essere un traditore. Loro che sono rimasti ortodossi perchè hanno fallito anch'essi?
Per sommo paradosso la cina è adesso una plutocrazia con imprenditori privati che coincidono con le gerarchie del PC e i loro manutengoli...
Mao non era arrivato a tanto, si era limitato a esperimenti uno più fallimentare dell'altro.
Sei ridicolo, possibile che non lo capisci?
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MessaggioInviato: Mar Apr 20, 2010 3:44 pm    Oggetto:  
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tribvnvs ha scritto:

Sei ridicolo, possibile che non lo capisci?

Siete voi che non capite una cosa: dovete lasciarlo perdere. Avete riempito pagine e pagine tentando di farlo ragionare. Rammentate nuovamente che è inutile.

I troll son fatti così.
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MessaggioInviato: Mar Apr 20, 2010 4:48 pm    Oggetto:  
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Io invece vi esorto a mantenere la calma e smorzare un pò i toni. Da ambo le parti. Non è questo il caso di un troll, ed anche se la si pensa diversamente e non si arriva a un punto comune vi prego di non cadere in inutili e decadenti provocazioni. Non aggrediamoci e non aggrediamo, il Covo è un posto unico e lo è sempre stato in quanto a libertà di parola, espressione, e civiltà nelle discussioni, cerchiamo di non rovinarci sotto questo punto di vista.
Spero la discussione possa andare avanti nel modo più consono. Comunque si prosegua qui nessuno vuole convincere nessuno di qualcosa Marxist Leninist, cerca di rispondere sempre per intero alle domande che ti si volgono, ma ricorda anche che se una cosa la vediamo nel modo sbagliato e ce ne accorgiamo nessuno ci costringe a rimanere della nostra convinzione nonostante l'evidenza. Il bello di confrontarsi con persone di vedute diverse dalla nostra è proprio che possiamo venire a conoscenza di cose che prima non sapevamo o conoscevamo in modo diverso, serve a migliorarsi anche.
Se veramente ti ritieni Comunista non capisco perchè tu non debba riconoscere gli errori storici-ideologici-diqualsiasitipo della tua Ideologia come invece noi del Covo facciamo, serve per onestà, per l'Ideologia stessa anche.

Saluti
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Dvx87




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MessaggioInviato: Mar Apr 20, 2010 5:21 pm    Oggetto:  
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Citazione:
Assolutamente no. Un conto è sterminare un intera popolazione di ebrei sia colpevoli sia incolpevoli. Così accadeva in Germania. In Urss nei gulag (Campi di lavoro e non di sterminio sistematico di persone, perché questi erano i lager) ci andavano solo quelli che erano ritenuti colpevoli e nemici del popolo... un conto è sterminare, un conto è far lavorare (Tra l'altro si rendevano utili allo stato).

Guarda che i gulag non erano migliori dei campi di sterminio nazisti. Per molti versi le due cose coincidevano. Inoltre ti faccio presenti che molti ebrei (semplici commercianti o artigiani) furono deportati perchè non rinnegavano la propria religione. Quindi non si può dire che non furono uccisi degli innocenti. Anche se il tipo di discriminazione era diversa, i risultati furono gli stessi.

Citazione:
Ma cosa c'entra la Nep?
Io stavo parlando della meravigliosa opera di Lenin portata avanti perfettamente da Stalin.

Non hai risposto alla domanda. La nep c'entra eccome anche perchè essa, istutita da lenin, fu distrutta da Stalin. Quindi la continuità esiste solo fino ad un certo punto. Senza poi contare che non tutti i leninisti si riconobbero in Stalin.

Citazione:
Questo è un tuo personale giudizio. Il mio te l'ho detto.

relativizzare tutto non è un gran metodo di comunicazione. Wink

Citazione:

L'Urss del 50' era vicinissima dal passare dal Socialismo al Comunismo. La morte del Compagno Stalin e la presa del potere da parte dei revisionisti ha allontanato l'Unione Sovietica dal Comunismo e l'ha fatta tornare al capitalismo.

A me non sembra proprio. L'urss alla morte di Stalin era il paese dell'europa continentale con il reddito più basso in assoluto assieme a quasi tutti i paesi dell'est. Esistevano forti disuguaglianze economiche tra classe dirigente e resto del popolo. Tant'è vero che i successori di Stalin erano parecchio in imbarazzo quando dovettero confrontare i redditi dei loro cittadini con quelli dei cittadini occidentali. Al limite si può riconoscere a stalin il merito di aver portato a termine l'industrializzazione del paese ma non di certo di essere arrivato a creare una società comunista se non nei suoi sogni.

Citazione:

No. Questo capita alla gente che non vede il Marxismo - Leninismo come una teoria compatta, unica.
Leggi questo articolo:


SPONTANEISMO E DETERMINISMO IN MARX

La filosofia di Marx oscilla tra due estremi contrapposti: lo spontaneismo (fino al Manifesto del '4Cool e il determinismo (a partire dagli studi di economia svolti in Inghilterra, sino all'incontro coi populisti russi, dove si assiste a un certo ripensamento critico in direzione del recupero delle tradizioni rurali).

Il carattere spontaneistico dell'azione politica di Marx è visibile anche nel Manifesto, che in un certo senso rappresenta la quintessenza dell'azione politica del socialismo scientifico pre-bolscevico. Non esiste alcun capitolo dedicato all'organizzazione rivoluzionaria delle masse.

Il Manifesto chiede in sostanza alle masse di "auto-organizzarsi". Marx ed Engels non si pongono alla testa del movimento politico in quanto "organizzatori di partito" ma solo in quanto "intellettuali critici del sistema".

Nel Capitale si sostituirà lo spontaneismo del Manifesto col determinismo storico: il capitalismo ha in sé delle leggi che lo portano all'autodistruzione e il passaggio al socialismo diventa inevitabile.

L'assenza di una tattica e di una strategia per realizzare la rivoluzione politica sembra faccia da pendant allo scarso peso dato alla sovrastruttura. Di qui i rischi del determinismo economicistico nell'analisi della realtà e dello spontaneismo nell'organizzazione della rivoluzione.

Da questo punto di vista il Che fare? di Lenin costituisce un decisivo superamento del marxismo occidentale.

Marx non rappresenta solo l'analisi oggettiva del capitalismo e Lenin l'azione soggettiva del socialismo. Marx rappresenta anche, dopo il fallimento della rivoluzione del '48, il rischio di un'involuzione economicistica verso il determinismo. Esattamente come Lenin rappresenta anche il rischio di un'involuzione autoritaria verso il socialismo amministrato.

Determinismo e spontaneismo sono due facce di una stessa medaglia: si è tanto più "deterministi" in teoria quanto più si è "spontaneisti" nella pratica e viceversa.

In politica il determinismo porta al riformismo, lo spontaneismo invece porta all'estremismo, all'individualismo anarchico o anche al terrorismo. La principale differenza tra Marx e Bakunin riguardava appunto il fatto che Bakunin era solo uno spontaneista e un testo determinista come il Capitale non l'avrebbe mai scritto.

Il Marx economista spesso si limita più ad un'analisi fenomenologica dell'economia che non ad un'analisi storica vera e propria dei fatti, che tenga conto, in pari grado, delle strutture e delle sovrastrutture.

Marx non s'è mai sottratto alla tentazione, anche quando trattava di temi economici, di fare della "filosofia", cioè di fare delle generalizzazioni astratte (per quanto i suoi affreschi sintetici siano assolutamente dei capolavori), troppo astratte per poter essere verificate storicamente.

Marx spesso fa violenza alla storia, proprio allo scopo di dimostrare la fondatezza delle sue idee economiche e politiche. La stessa pretesa di definire "il contenuto della storia come una forma incessante di progresso", fa parte di questa violenza ai fatti storici, e quindi di una certa violenza al concetto di "libertà umana", che è l'elemento principe in grado di spiegare le cause degli eventi storici.

Se un evento storico apparentemente sembra non avere una causa specifica, ciò non può essere interpretato con la categoria della necessità, cioè con quella categoria che, di fronte all'impossibilità di determinare con sicurezza delle responsabilità, si affida in un certo senso all'idea di destino. Infatti, è una caratteristica fondamentale della libertà umana quella di non permettere una spiegazione assolutamente univoca dei fatti.

Marx è tanto "determinista" quando studia l'economia quanto "evoluzionista" quando studia la storia. Di qui il suo grande apprezzamento per le teorie scientifiche di Darwin.

SPONTANEITA' E CONSAPEVOLEZZA

Se la rivoluzione comunista avesse dovuto compiersi in maniera spontanea, prendendo semplicemente consapevolezza dell'antagonismo sociale, non sarebbe nata l'esigenza di organizzare politicamente la rivoluzione attraverso un'avanguardia partitica.

Questo significa che la critica più corretta che, da sinistra, si poteva muovere al marxismo, è già stata fatta dal leninismo.

Oggi il problema è quello di come fare una critica al leninismo, salvaguardando gli interessi della rivoluzione proletaria.

Una critica di questo genere probabilmente è già stata fatta dalla perestrojka di Gorbaciov, ma dal modo come è stata accolta vien da pensare che in tutta l'Europa, orientale e occidentale, non vi sia più la possibilità di un'operazione critica così profonda.

L'Europa non è sufficientemente matura per fare del fattore umano un elemento della politica. L'Europa continua a servirsi della politica nella maniera tradizionale, cioè per salvaguardare gli interessi di classe e non di popolo.

FORZE PRODUTTIVE E CLASSI

Una delle tesi più sbagliate del marxismo è quella secondo cui per ottenere l'estinzione delle classi è necessario il raggiungimento di un alto grado di sviluppo delle forze produttive.

Se il marxismo si fosse limitato a dire che per estinguere le classi è necessario socializzare la proprietà e l'uso degli strumenti produttivi, forse si sarebbero evitate le ambiguità del riformismo, quelle per cui si tende a rimandare sine die la realizzazione del socialismo proprio col pretesto che non s'è ancora raggiunto un livello sufficientemente "elevato" delle forze produttive (che è poi il limite fondamentale del trotskismo, con la sua idea della "rivoluzione permanente").

Se l'obiettivo è quello di socializzare la proprietà dei mezzi produttivi, il problema principale alla fine è soltanto quello di trovare il modo e i mezzi per farlo. E uno dei modi principali è quello di sviluppare la consapevolezza della necessità di realizzare tale obiettivo, coi mezzi più democratici possibili.

In realtà non occorre alcun "alto" grado di sviluppo delle forze produttive, anche perché, nelle condizioni del capitalismo, quanto più è "alto" questo livello di sviluppo, tanto meno si avverte la necessità di una transizione verso il socialismo, perché tanto maggiori sono i condizionamenti a favore della conservazione dell'esistente.

Il marxismo ha sempre detto che se si sviluppa il livello delle forze produttive, ad un certo punto sarà giocoforza scontrarsi con dei rapporti produttivi inadeguati, per cui la contraddizione irrisolvibile porterà all'esigenza della suddetta transizione.

In realtà, se è vero che può esistere un contrasto insanabile tra forze e rapporti produttivi, in quanto, a causa della concorrenza, le forze tendono continuamente a svilupparsi, mentre i rapporti di proprietà tra capitale e lavoro non cambiano affatto nella sostanza, è anche vero che il capitalismo tende a risolvere i suoi problemi di "politica interna" usando i mezzi della "politica estera", cioè facendo scoppiare conflitti d'ogni sorta, inventandosi nemici inesistenti ecc.

Questo senza considerare che anche internamente la propaganda del sistema è sempre più volta a ingannare le masse e che i monopoli, invece di promuovere le forze produttive, le ostacolano pesantemente.

Peraltro ormai è ben noto che la promozione d'uno sviluppo delle forze produttive, nell'ambito del capitalismo, non fa che peggiorare i rapporti col Terzo Mondo e con la natura in generale, che pagano enormemente il prezzo del nostro benessere.

In sintesi, l'idea che si debbano sviluppare le forze produttive prima di realizzare il socialismo, è nata proprio per il venir meno della spinta rivoluzionaria, che avrebbe dovuto essere gestita nell'ambito della sovrastruttura, quella dell'organizzazione politica.

Il fallimento del '48, poi della Comune di Parigi, e poi ancora della Repubblica di Weimar e del Biennio Rosso in Italia hanno portato il marxismo euro-occidentale su posizioni riformiste, che al massimo servono per rendere il capitalismo meno irrazionale.

L'unica corrente ad aver capito la vera essenza del socialismo democratico è stata il leninismo, tradito dallo stalinismo, che ha fatto coincidere "socializzazione" con "statalizzazione" della proprietà: un unico apparato burocratico, con una gestione verticistica del potere, che s'era andato sostituendo non solo alle aziende private capitalistiche ma anche alla gestione popolare delle risorse territoriali: i soviet.

Leggi bene. Io ti ho appena dimostrato che la realtà non può essere letta in maniera deterministica. Non mi interessa quale tipo di determinismo tu mi citi perchè ogni determinismo è sbagliato e questo è stato dimostrato persino dalle scienze "hard" tipo chimica, fisica e biologia. Figuriamoci le scienze sociali che deterministiche non lo sono mai state.
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MessaggioInviato: Mar Apr 20, 2010 7:02 pm    Oggetto:  
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MArxist-Leninist ha scritto:

Assolutamente no. Un conto è sterminare un intera popolazione di ebrei sia colpevoli sia incolpevoli. Così accadeva in Germania. In Urss nei gulag (Campi di lavoro e non di sterminio sistematico di persone, perché questi erano i lager) ci andavano solo quelli che erano ritenuti colpevoli e nemici del popolo... un conto è sterminare, un conto è far lavorare (Tra l'altro si rendevano utili allo stato).


Come già è stato detto, questa è proprio gorssa.

Anzitutto, bisognerebbe che prima studiassi la storia dei Gulag. Bisognerebbe che studiassi il metodo concentrazionario Comunista. E se per un qualche miracolo dovessero aprirtisi gli occhi, vedresti la perfetta consonanza metodologica tra Gulag e campi nazisti! Himmler STUDIAVA i metodi concetrazionari sovietici e ne IMPARAVA le applicazioni! Queste sono ammissioni STORICHE innegabili, portate all'evidenza dagli stessi nazisti e sovietici in tempi non sospetti!

L'altra "grossa", è la presunta "colpevolezza" degli STERMINATI (c'è poco da fare! I comunisti hanno STERMINATO, come i nazisit! Anzi PEGGIO! Che vi piaccia o no! ).

I nazisti avevano anche loro un METRO DI GIUDIZIO per la condanna, la "colpevolezza" degli ebrei! Gli ebrei per loro erano "sovvertitori" e nemici dell'Umanità! La loro "Razza" era portatrice, guarda un po', degli STESSI PREGIUDIZI SOCIALI che Marx ha elencato nella "Questione ebraica"! Basta leggere il Mein Kampf di Hitler per ritrovarli PARI PARI!

Quindi, secondo questo tuo concetto, dovremmo giustificare i nazisti? In teoria sì. Perchè o il "ritenere colpevoli" vale per tutti o per nessuno! Dove sta scritto che un ebreo è colpevole perchè è autoamaticamente "capitalista" o "nemico del popolo", E NON E' COLPEVOLE SE E' LA SUA RAZZA? Lo stabilisci tu?

Perchè l'altra cosa che non sai o non capisci è la seguente. L'ebreo era (ed è) "capitalista" o "nemico del popolo" in AUTOMATICO! Lo è IN QUANTO E' EBREO, non in quanto ci sia altro a suo addebito! Ovvero: EBREO=NEMICO DEL POPOLO. Infatti o l'ebreo RINNEGAVA quello che era, ovvero diventava carnefice dei suoi fratelli, OPPURE ERA ELIMINATO! STERMINATO.E questo è quanto. Valevole anche per le altre categorie o RAZZE SOCIALI, secondo Marx, NEMICHE per il solo fatto di essere tali!

Nel nazismo L'USO di Ebrei contro altri ebrei era un fatto acquisito! Se hai visto il film Shindler's List (che può piacere o meno), ne avrai avuto qualche accenno!
Quindi: dove sta la differenza SOSTANZIALE? Domanda a cui continui a non rispondere!

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MessaggioInviato: Mar Apr 20, 2010 7:06 pm    Oggetto:  
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UrbeAEterna ha scritto:
Io invece vi esorto a mantenere la calma e smorzare un pò i toni. Da ambo le parti. Non è questo il caso di un troll, ed anche se la si pensa diversamente e non si arriva a un punto comune vi prego di non cadere in inutili e decadenti provocazioni. Non aggrediamoci e non aggrediamo, il Covo è un posto unico e lo è sempre stato in quanto a libertà di parola, espressione, e civiltà nelle discussioni, cerchiamo di non rovinarci sotto questo punto di vista.
Spero la discussione possa andare avanti nel modo più consono. Comunque si prosegua qui nessuno vuole convincere nessuno di qualcosa Marxist Leninist, cerca di rispondere sempre per intero alle domande che ti si volgono, ma ricorda anche che se una cosa la vediamo nel modo sbagliato e ce ne accorgiamo nessuno ci costringe a rimanere della nostra convinzione nonostante l'evidenza. Il bello di confrontarsi con persone di vedute diverse dalla nostra è proprio che possiamo venire a conoscenza di cose che prima non sapevamo o conoscevamo in modo diverso, serve a migliorarsi anche.
Se veramente ti ritieni Comunista non capisco perchè tu non debba riconoscere gli errori storici-ideologici-diqualsiasitipo della tua Ideologia come invece noi del Covo facciamo, serve per onestà, per l'Ideologia stessa anche.

Saluti


Il problema sta nell'ignorare gli addebiti che sono stati mossi. Nel non voler rispondere nel merito alle domande e alle contestazioni poste.

Questo è effettivamente SNERVANTE e non è relativo alla apertura o meno che noi abbiamo! Perchè se questa discussione è stata intavolata ed è proseguita e prosegue, nonostante tutto, vuol dire che qui di apertura ce n'è a bizzeffe! Ma poi ad un certo momento occorre fare un somma. Se non si va avanti bisogna riconoscerlo! Ed evitare snervanti cicli fini a essi stessi!

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MessaggioInviato: Sab Apr 24, 2010 4:09 pm    Oggetto:  
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Dvx87 ha scritto:
tra l'altro ci sarebbe da puntualizzare che il metodo scientifico non viene utilizzato in scienze sociali. AL massimo si usa la comparazione, la descrizione di un singolo caso e, in alcuni casi, neanche troppi, il metodo statistico. Quindi cercare di approcciare le scienze sociali nello stesso modo in cui si approccia la chimica o la biologia è profondamente errato.


Lo stesso vale per la medicina. Anche qui si utilizza principalmente il metodo statistico principalmente, dato che fortunatamente esiste ancora l'ETICA(anche se...) e perciò non si applica il metodo scientifico.

Infatti secondo me la medicina non è una scienza nel senso stretto del termine.

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MessaggioInviato: Mer Mag 12, 2010 6:49 pm    Oggetto:  
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Citazione:
Leggi bene. Io ti ho appena dimostrato che la realtà non può essere letta in maniera deterministica. Non mi interessa quale tipo di determinismo tu mi citi perchè ogni determinismo è sbagliato e questo è stato dimostrato persino dalle scienze "hard" tipo chimica, fisica e biologia. Figuriamoci le scienze sociali che deterministiche non lo sono mai state.



Quindi tutto l'ottimo articolo sul ''Determinismo e lo spontaneismo'' va nel cesso perché ''tutti i determinismi sono sbagliati?!''.
Assurdo. Dimostra con tesi, dati e analisi ciò che dici.


P.s. Ti consiglio, se hai un minimo di buona volontà, a leggere l'articolo che ho postato; perché signore, lei fa una gran confusione.


Determinismo e spontaneismo sono due facce di una stessa medaglia: si è tanto più "deterministi" in teoria quanto più si è "spontaneisti" nella pratica e viceversa.


Citazione:
A me non sembra proprio. L'urss alla morte di Stalin era il paese dell'europa continentale con il reddito più basso in assoluto assieme a quasi tutti i paesi dell'est. Esistevano forti disuguaglianze economiche tra classe dirigente e resto del popolo. Tant'è vero che i successori di Stalin erano parecchio in imbarazzo quando dovettero confrontare i redditi dei loro cittadini con quelli dei cittadini occidentali. Al limite si può riconoscere a stalin il merito di aver portato a termine l'industrializzazione del paese ma non di certo di essere arrivato a creare una società comunista se non nei suoi sogni.



Posso argomentare tutto con dati e analisi.


Citazione:
Non hai risposto alla domanda. La nep c'entra eccome anche perchè essa, istutita da lenin, fu distrutta da Stalin. Quindi la continuità esiste solo fino ad un certo punto. Senza poi contare che non tutti i leninisti si riconobbero in Stalin.



Guarda che per sviluppare al meglio l'industria, in uno stato socialista, noialtri Marxisti - Leninisti dobbiamo centralizzare i mezzi di produzione e, nell'agricoltura, intramprendere la via della centralizzazione agricola (I Piani Quinquennali, ossia pianificazioni in ogni campo dell'economia, con determinati obiettivi da raggiungere in 5 anni).
La Nep venne disciolta perché non serviva più, aveva fatto il suo lavoro.


Citazione:
bisognerebbe che prima studiassi la storia dei Gulag.



Una ricorrenza importante, che permette a noi marxisti-leninisti italiani di compiere una riflessione di classe su questa esperienza storica compiuta dal primo Stato socialista del mondo, di confutare i cumuli di menzogne vomitati dalla borghesia, dai fascisti, dai trotzkisti, di difendere e rendere onore ancora una volta alle giuste indicazioni e attuazioni di Lenin e Stalin, di contribuire a fare chiarezza su un tema tanto delicato e il più delle volte di ostacolo nell'approccio dei giovani rivoluzionari al socialismo e al marxismo-leninismo-pensiero di Mao.
I Gulag nacquero come risposta socialista al problema delle carceri. Nell'Occidente capitalista la detenzione doveva avere, e l'ha tutt'oggi, un carattere punitivo. Nell'Urss di Lenin e Stalin rivestiva un carattere correttivo e rieducativo. Essi si ispiravano al principio sancito solennemente dalla prima Costituzione della Repubblica socialista federativa russa del 1918 che stabiliva che il lavoro era un dovere per tutti i cittadini della Repubblica dei soviet e proclamava la parola d'ordine: "Chi non lavora non mangia". Come nella società dove tutti, anche i borghesi, dovevano lavorare per vivere, anche nei Gulag il lavoro per la collettività dava diritto all'esistenza e vigeva il principio del socialismo attuato in tutto il Paese: "Da ciascuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo il suo lavoro". Come affermerà Stalin: "Da vergognoso e pesante fardello quale era considerato prima, in Urss il lavoro si è trasformato in questione di onestà, di gloria, di valore e di eroismo".
La stessa detenzione prevedeva tre categorie di lavoratori e tre regimi di rieducazione: privilegiato, leggero e di prima categoria o duro, previa l'esamine della commissione medica che stabiliva se i rieducandi erano in condizione di svolgere un lavoro pesante o un lavoro leggero. Tenendo conto di tali criteri l'amministrazione del campo assegnava quindi le mansioni a ogni detenuto e stabiliva una razione alimentare a seconda della percentuale dell'obiettivo che riusciva a realizzare nel suo lavoro: razione di base, di lavoro, rinforzata o punitiva.
Solo ventilare, se non proprio decretare, un parallelo tra i Gulag e i lager nazisti, come fanno in maniera subdola e criminale gli anticomunisti, è un falso storico a tutto tondo. Quelli hitleriani erano centri di sistematico sterminio, dove furono commessi i più efferati crimini contro l'umanità che la storia ricordi; nell'Urss di Lenin e Stalin chi sbagliava pagava non con la camera a gas o il forno crematorio ma provando, nella stragrande maggioranza dei casi, per la prima volta nella vita cosa volesse dire realmente lavorare, quanto fosse stato criminale tramare contro il proprio Stato, affamare il popolo, sfruttare il lavoro altrui.
Nei Gulag infatti venivano inviati i nemici del comunismo e della Patria sovietica: speculatori, incettatori, sabotatori dell'economia, oziosi, kulaki (contadini ricchi antisovietici), parassiti, borghesi privilegiati, ma anche terroristi, disertori, seguaci del vecchio regime zarista, collaborazionisti delle armate bianche durante la guerra civile e degli invasori nazisti nella seconda guerra mondiale, agenti della borghesia e dell'imperialismo occidentale infiltrati nel partito e nello Stato, fino ai delinquenti comuni. Come può quindi scandalizzare che nei campi di rieducazione sovietici c'erano i ricchi e gli anticomunisti, mentre nelle carceri occidentali e dei paesi reazionari a languire sono stati e sono tutt'oggi in prevalenza i poveri, i comunisti e chiunque si opponga al dominio di ferro del capitalismo e dell'imperialismo? E come si possono denigrare i Gulag, come fanno la borghesia e i suoi lacché, sparlando di regni delle malattie, morti per fame, bieco schiavismo, negazione dei più elementari diritti, quando giudicano e definiscono come il regno della democrazia gli Usa, dove impera la pena di morte fascista, dove i penitenziari come Alcatraz hanno fatto la peggiore storia detentiva, mentre a Guantanamo, Abu Ghraib e Bagram i prigionieri islamici vengono spesso uccisi senza che trapeli uno straccio di notizia, trattati come bestie, torturati e annientati psicologicamente. E si può non pensare ai boia sionisti israeliani che schiacciano e sfruttano i palestinesi in enormi campi lager nei territori occupati?
L'inferno di queste carceri davvero non ha nulla a che vedere con i Gulag. Certo che in quest'ultimi c'erano le malattie come il tifo e lo scorbuto, che infierivano anche nelle città russe durante l'aggressione imperialista occidentale e dei controrivoluzionari bianchi del 1917. Certo che il cibo era scarso in questo periodo o durante la seconda guerra mondiale, ma questa era la difficile e inevitabile situazione di tutto il Paese, di tutto il popolo sovietico, dove i prodotti alimentari erano giocoforza razionati. Insomma, nonostante la costruzione del primo Stato socialista, iniziata da Lenin e proseguita da Stalin, sia avvenuta in circostanze durissime, in mezzo all'accerchiamento imperialista che tentava di strangolarlo economicamente e politicamente dall'esterno, e con gli assalti delle armate bianche e dei revisionisti di destra e di "sinistra" dall'interno, anche l'esempio dato dai Gulag rappresenta un'esperienza storica importante e inedita. Ciò non toglie che siano stati commessi degli errori, in alcuni casi anche gravi. Come vedremo più avanti nel dettaglio, in Urss si è ripetuta ciclicamente un'applicazione errata della giusta linea dei Gulag. Ma ciò non va addebitato a Stalin e agli autentici bolscevichi, ma a elementi come Jagoda, Ezov e Beria che tramavano nell'ombra contro la costruzione del socialismo in Urss. Fu Stalin in prima persona a rimuovere dal posto di Commissario del popolo per gli affari interni prima Jagoda (1936), smascheratosi in seguito come seguace del destro Bucharin e per le sue azioni controrivoluzionarie condannato e giustiziato, poi il "sinistro" Ezov, destituito nel '38 e condannato e fucilato nel 1940, e a criticare pubblicamente più volte il megalomane, ambizioso e destro Beria, denunciandone gli eccessi e i tornaconti personali e ricordando loro scopi e natura dei campi di rieducazione e chi doveva realmente finirci.

La storia dei Gulag
Le origini del Gulag, abbreviazione di Glavnoje upravlenije lagerej (Amministrazione generale dei campi di lavoro correttivi), termine assunto nel 1930 per ribattezzare la riorganizzazione del dipartimento speciale per i campi dell'Urss, sono da ricondursi al 1919, quando un decreto del Commissariato del popolo per gli interni della Russia socialista stabilì le modalità di organizzazione dei campi di lavoro nei quali dovevano essere convogliate persone arrestate e condannate dai tribunali. Esso suggeriva che ogni capoluogo di regione allestisse un campo per non meno di trecento persone ai "confini delle città o in edifici dei dintorni come monasteri, proprietà terriere, fattorie ecc.". Prevedeva una giornata lavorativa di otto ore, mentre gli straordinari e il lavoro notturno erano autorizzati solo "in conformità al codice del lavoro".
Già nell'estate del 1918 Lenin aveva chiesto che gli elementi inaffidabili venissero rinchiusi in campi fuori dalle città più importanti; ci finirono aristocratici e commercianti. Il primo decreto bolscevico sulla corruzione emanato nello stesso anno recitava: "Se una persona colpevole di accettare o pagare tangenti appartiene alla classe agiata e si avvale della corruzione per mantenere o acquisire privilegi legati ai diritti di proprietà, dovrebbe essere condannata ai lavori forzati più gravosi e improbi e le andrebbero confiscate tutte le sue proprietà".
Nel febbraio 1919 Dzerzinski, a capo della Ceka (Commissione straordinaria per la lotta alla controrivoluzione, al sabotaggio e alla speculazione) pronunciò un discorso, ispirato dallo stesso Lenin, in cui spiegò la funzione dei campi nella rieducazione ideologica della borghesia. Queste nuove istituzioni dovevano "sfruttare il lavoro dei detenuti; dei signori che vivono senza lavoro; di tutti coloro che non sono capaci di lavorare senza una certa costrizione; o se prendiamo le istituzioni sovietiche, questo castigo dovrà essere applicato nei casi di lavoro poco coscienzioso, poco zelante, quando si verificano ritardi. Ciò che si propone, dunque, è la creazione di una scuola di lavoro". Nel 1921 c'erano 84 campi di prigionia disseminati in 43 province.
Come detto, il sistema sovietico di rieducazione basato sul lavoro prese corpo alle Solovetsky, nel campo istituito nel 1920. Tanto che nel 1930, quattro anni dopo l'avvio ufficiale delle nuove regole, a una riunione di partito alle Solovetsky il dirigente locale Uspenski, riportando le sensazioni di Stalin e del Partito comunista, dichiarò: "l'esperienza di lavoro dei campi sulle Solovetsky ha convinto il Partito e il governo che il sistema carcerario deve trasformarsi in tutta l'Unione sovietica in un sistema di campi correzionali di lavoro". Sarà il poeta Gorki a far conoscere al mondo questa inedita esperienza. Nel suo saggio, scritto subito dopo la sua visita personale alle Solovetsky del 20 giugno 1929, descrivendo le condizioni di vita e di lavoro dimostra ai lettori che i campi di lavoro sovietici non equivalgono affatto ai campi di lavoro capitalistici o a quelli dell'epoca zarista, ma sono un tipo di istituzione completamente nuovo. "Se una società europea cosiddetta colta - scriverà Gorki - osasse effettuare un esperimento come questa colonia e se questo esperimento desse dei frutti come ha fatto il nostro, tale paese darebbe fiato a tutte le sue trombe per vantarsi dei propri successi. Solo la modestia dei dirigenti sovietici ha impedito di farlo prima".
Fu l'immensa opera del canale del Mar Bianco a dimostrare quanto fosse vincente la politica dei Gulag. Con questa opera la rotta dal Mar Bianco ai porti commerciali del Baltico poteva essere compiuta senza un viaggio di migliaia e migliaia di chilometri nel Mar Glaciale artico, circumnavigando la grande penisola scandinava. Stalin fu il principale promotore del canale del Mar Bianco e desiderava esplicitamente che fosse posto in opera per mezzo del lavoro coatto dei rieducandi. Quando il canale fu finito, nell'agosto del 1933, i suoi direttori dei lavori gli attribuirono il merito di aver dimostrato "ardimento" nell'intraprendere la realizzazione del "mastodonte idrotecnico" e l'"impresa meravigliosa di non averlo fatto con la manodopera tradizionale". Lo stesso Gorki affermerà: "Stalin è stato l'artefice delle comunità di lavoro e di una politica di recupero attraverso il lavoro. E' stato Stalin a lanciare l'idea di costruire il canale tra il Mar Bianco e il Baltico con l'impiego di detenuti, poiché solo sotto la sua guida era possibile un tale metodo di recupero dei pregiudicati". Se in America c'erano voluti 28 anni per costruire il Canale di Panama, lungo 80 km, e in Asia la costruzione del Canale di Suez, lungo 160 km, aveva richiesto 10 anni, il Belomorkanal, lungo 227 km, era stato costruito in meno di due anni!
Oltre all'emulazione socialista, come avveniva in tutta la società sovietica, le autorità del campo introdussero anche la figura dell'udarnik, il lavoratore d'assalto. In seguito essi furono ribattezzati stachanovisti, in onore di Aleksej Stachanov, un minatore efficentissimo e molto produttivo. Gli udarnik e gli stachanovisti erano rieducandi che avevano superato la norma e perciò ricevevano un supplemento alimentare e altri privilegi. Gli operai più efficienti venivano anche rilasciati in anticipo; per ogni tre giorni di lavoro in cui la norma veniva realizzata al 100% ogni detenuto riscattava un giorno di pena. Quando poi il canale fu completato in tempo, vennero liberati 12.484 rieducandi. Molti altri ricevettero medaglie e premi.
Sempre in questo periodo con il contributo decisivo del lavoro coatto vennero creati grandi centri industriali negli Urali, nel Kuzbass e sul Volga; le città di Magnitogorsk e Komsomolsk sull'Amur sorsero su terre vergini. Nella Kolyma, in Siberia, il Gulag a poco a poco portava la civiltà. Venivano costruite strade dove prima c'erano solo foreste, sorgevano case nelle paludi. Nuove tecnologie furono portate nelle remote terre del Kazakhstan e del Caucaso. Fu costruita la gigantesca diga del Dnepr, che triplicò la produzione di energia elettrica. La stessa splendida e funzionale metropolitana di Mosca fu costruita grazie al lavoro dei rieducati del Gulag. I Gulag si espandevano dunque a macchia d'olio. L'Uhtpeclag produceva petrolio, la Kolyma oro, i campi della regione di Arcangelo legname.

La rieducazione socialista
I rieducandi si sentivano comunque parte integrante della cittadinanza sovietica, tanto più dalla fine degli anni '30 in poi, allorché venne applicato il principio secondo cui essi dovevano essere utilizzati in base alle loro particolari capacità e specializzazioni. Basti ricordare che lo stesso Tupolev, padre dell'aeronautica sovietica, iniziò a dare i suoi contributi lavorando nei Gulag e dopo aver pagato il suo tributo alla giustizia sovietica rientrò tranquillamente al suo posto di progettatore. Dopo il soggiorno nella Kolyma Sergej Korolev diresse il programma spaziale sovietico. Il generale Gorbatov, rieducato, fu uno dei comandanti dell'Armata Rossa che sferrò il glorioso attacco finale a Berlino. Come ha affermato nelle sue memorie egli non ebbe mai un attimo di esitazione all'idea di rientrare nelle forze armate sovietiche e neppure a combattere per conto del Partito comunista che lo aveva arrestato. Gorbatov scrive anche con orgoglio delle armi sovietiche di cui i suoi uomini potevano disporre "grazie all'industrializzazione del nostro paese" a cui avevano dato un contributo importante i rieducandi dei Gulag. Dopo la vittoria sul nazifascismo diversi ex detenuti furono insigniti del titolo di eroi dell'Unione sovietica, la massima onorificenza militare dell'Armata Rossa, moltissimi altri ricevettero medaglie e premi, nonché passaggi di grado nell'esercito e ammissione al Partito comunista.
Lo slogan "Tutto per il fronte! Tutti per la vittoria!" aveva suscitato un'eco calorosa nel cuore di chi lavorava nei Gulag, la cui produzione industriale contribuì enormemente allo sforzo bellico.
Nei limiti del possibile ai rieducandi veniva offerto quello a cui aveva diritto tutto il popolo: istruzione, scuola di Partito, asili nido per le detenute con prole, rappresentazioni teatrali, lettura e pubblicazioni di giornali. Il "Perekovka" (Rieducazione) ad esempio era scritto e pubblicato dai detenuti del canale Moscova-Volga, un progetto partito sulla scia del successo del canale del Mar Bianco, e vi si trovavano anche rubriche di dibattito e di proteste allo scopo di migliorare le condizioni di vita dei campi e la loro direzione. Dopo la morte di Stalin il caos e la disorganizzazione presero a dilagare nei Gulag. A Beria, che per assecondare il rinnegato e traditore Krusciov avallò l'idea dell'inutilità del lavoro collettivo coatto, la situazione sfuggì ben presto di mano. Rivolte e scioperi si susseguirono in tutti i campi del Paese, tanto che ci fu il ricorso ripetuto all'uso delle armi fino all'impiego dei carri armati contro gli insorti. I detenuti più attivi nelle sommosse erano quelli antisovietici: "fratelli della foresta" baltici, militanti nazionalisti ucraini, soldati dell'armata del generale Vlasov (che aveva collaborato attivamente con Hitler), membri di sette religiose. Con Krusciov i Gulag persero il loro significato originale. Non avevano più uno scopo rieducativo ma unicamente repressivo, gestiti con metodi arbitrari e clientelari.
Il rilascio dei prigionieri politici iniziò nel 1954 e si diffuse, accompagnandosi alle riabilitazioni di massa, dopo il colpo di Stato di Krusciov al XX Congresso del PCUS del 1956. Ufficialmente i Gulag furono soppressi dall'ordinanza del 25 gennaio 1960 del ministero degli interni sovietico.

Applicazione errata della giusta linea dei Gulag
Era naturale che nel corso di un'esperienza talmente inedita quale fu il Gulag venissero commessi degli errori. Questo lo avevano messo in conto Lenin prima e Stalin poi. Tuttavia in Urss si ripropose ciclicamente un'applicazione errata della giusta linea dei Gulag. Niente di particolarmente diverso da quanto avveniva nella società socialista sovietica, dove imperava ancora la lotta di classe tra proletariato al potere e borghesia spodestata, tra rivoluzionari e controrivoluzionari.
Già nel 1926 gruppi di detenuti meno privilegiati nel campo pilota delle Solovetsky nelle loro lettere al presidium del CC del PC denunciavano il "caos e la violenza" imperanti nel Gulag. Tanto che nel 1929 i dirigenti locali della Carelia furono richiamati all'ordine dai loro superiori perché ancora non avevano "capito l'importanza del lavoro coatto come strumento di difesa sociale e la sua utilità per lo Stato e la società". Di fatto nei primi tempi la negligenza, il caos, la disorganizzazione, fattori come la carestia, provocarono molte vittime. Dopo le punte raggiunte nel 1933 il tasso di mortalità calò decisamente, quando la carestia smise di essere acuta e i campi furono organizzati meglio. Non bisogna mai dimenticare comunque come la rapidità dell'industrializzazione, la mancanza di pianificazione e la penuria di specialisti esperti rendevano inevitabili incidenti e sprechi. Durante la costruzione del canale del Mar Bianco Jagoda, allora a capo dell'OGPU, il dipartimento di polizia segreta a cui facevano riferimento i Gulag, su insistenza di Stalin esortava i comandanti dei campi a trattare meglio i lavoratori coatti, a "provvedere in modo scrupoloso a fornire ai detenuti l'alimentazione, l'abbigliamento e la protezione adeguati".
Matvej Berman, capo del Gulag dal 1932 al 1937 fu accusato di aver diretto "un'organizzazione trotzkista di destra per il terrorismo e il sabotaggio" che aveva creato "condizioni privilegiate" per i detenuti dei campi, indebolito di proposito la "preparazione militare e politica" delle guardie (da cui il grande numero di evasioni) e sabotato i progetti edilizi del Gulag (da cui la lentezza dei loro progressi). Aleksandr Izrailev, vicecapo del Gulag di Uhtpeclag fu condannato per aver "ostacolato lo sviluppo dell'estrazione di carbone". Aleksandr Polisonov, un colonnello che lavorava nella divisione delle guardie armate del Gulag, fu accusato di aver creato per i suoi subordinati "condizioni impossibili". A Mihail Goskin, capo della sezione costruzioni ferroviarie del Gulag, venne imputato di aver "elaborato progetti irrealistici" per la linea ferroviaria Volocaevka-Komsomolec.
Isaak Ginzburg, capo della divisione medica del Gulag, fu ritenuto responsabile dell'alto tasso di mortalità tra i prigionieri e lo accusarono di aver concesso privilegi ad altri detenuti controrivoluzionari, facendo in modo che venissero rilasciati in anticipo per motivi di salute. Alcuni di questi furono condannati a morte, altri si videro commutata la pena da scontare nei campi. Molti dei primi amministratori del Gulag subirono lo stesso destino.
Fedor Ejhmans capo del dipartimento speciale dell'OGPU venne fucilato nel 1938. Lazar Kogan, secondo capo del Gulag, nel 1939. Il successore di Berman alla direzione del Gulag, Izrail Pliner, mantenne la carica per un anno appena, poi venne fucilato nel 1939.
Una situazione denunciata francamente da Stalin. Al XVIII Congresso del Pcus del marzo 1939 Stalin affermò che l'epurazione nella società come nei campi era stata accompagnata da "più errori di quanto ci si sarebbe potuti aspettare". Indicò alcune carenze dell'operazione, come le procedure d'indagine abbreviate, la mancanza di testimoni e di prove a conferma.
Jagoda, a cui era stata affidata la responsabilità dell'espansione del sistema dei campi, venne processato e fucilato nel 1938, anche se in una lettera indirizzata al Soviet supremo aveva implorato che lo risparmiassero. "E' duro morire. Mi butto in ginocchio di fronte al popolo e al Partito e chiedo loro di perdonarmi, di salvarmi la vita". Stessa fine per il suo successore Ezov, che nonostante le premure dello stesso Stalin per farne un quadro proletario rivoluzionario, fu destituito nel '38 e fucilato nel '40 dopo aver implorato anche lui la grazia: "Dite a Stalin che morirò con il suo nome sulle labbra".
Prima del 1937 le percosse ai rieducandi nei campi erano proibite. Ex dipendenti del Gulag hanno confermato che nella prima metà degli anni Trenta erano illegali. Nel '37-'38, periodo più acuto nella lotta contro i controrivoluzionari e sabotatori del socialismo, l'impiego della tortura fisica si diffuse sopra le righe, tanto che all'inizio del '39, lo stesso Stalin fu costretto a diramare una direttiva ai dirigenti della NKVD regionali confermando che "dal 1937 il Comitato centrale consentiva l'impiego della pressione fisica sui prigionieri nell'ambito delle procedure dell'NKVD". Ma spiegò che era permesso "soltanto con nemici del popolo così manifesti da approfittare dei metodi di indagine umani per rifiutare senza ritegno di tradire i cospiratori, con coloro che per mesi rifiutano di testimoniare e cercano di impedire lo smascheramento dei cospiratori ancora in libertà". Tuttavia Stalin ammetteva che talvolta era stata impiegata con "persone oneste arrestate per caso" e che tali casi andavano stigmatizzati e puniti i responsabili.
Dal 1939 sotto la direzione di Beria le cose sembrarono migliorare. Gran parte dei condannati in base ad accuse poi rivelatesi infondate furono liberati. Dai Gulag uscirono più di 300 mila rieducandi. Tuttavia nel marzo 1942 l'amministrazione del Gulag a Mosca fu costretta a inviare una lettera furibonda a tutti i comandanti dei campi, ricordando loro la norma per cui "ai prigionieri deve essere consentito di dormire non meno di otto ore". La lettera spiegava che molti comandanti avevano ignorato questa regola, concedendo ai loro detenuti solo quattro o cinque ore di sonno per notte. Perciò, sostenevano i dirigenti, "i prigionieri stanno perdendo la loro capacità di lavorare e stanno diventando 'lavoratori deboli' e invalidi".
Per tutta la durata dell'aggressione nazi-fascista e della guerra di Liberazione la giornata lavorativa era stata giustamente aumentata in tutto il Paese. La produzione doveva eroicamente supportare lo sforzo bellico della gloriosa Armata Rossa, ma ciò non poteva e non doveva essere preso a pretesto per abusi e vendetta personali, nel Gulag come in tutta la società.
Nel 1945 Vasilij Cernysev, allora dirigente del Gulag diramò una circolare a tutti i comandanti dei campi e ai capi regionali del NKVD manifestando il proprio disagio per lo scarsissimo livello delle guardie armate dei campi, tra cui si riscontrava un'alta frequenza di "suicidi, diserzioni, perdita e furto delle armi, ubriachezza e altri atti immorali", oltre a frequenti "violazioni delle leggi rivoluzionarie". Ancora nel 1952 un anno prima della sua morte, quando furono scoperti casi di corruzione ai massimi livelli della polizia segreta, la prima reazione di Stalin fu di esiliare gran parte dei principali responsabili.

Falsità e menzogne sui numeri
Un gran baccano velenoso viene sollevato artatamente sul numero dei detenuti nei Gulag, sposando cifre fantasiose di decine e decine di milioni avanzate da controrivoluzionari e anticomunisti storici russi e non solo.
In realtà nel 1921 erano 70 mila su una popolazione di oltre 135 milioni e nel momento della massima espansione, all'inizio degli anni '50, i detenuti furono all'incirca 2 milioni e mezzo su una popolazione di più di 200 milioni.
Basti pensare che dopo l'implosione dell'Urss nel '91 il numero dei detenuti delle colonie penitenziarie non ha smesso di aumentare e supera oggi il milione nella sola Federazione russa, assai meno popolata dell'Urss di Stalin.
I borghesi e gli anticomunisti non prendono volutamente in considerazione che dal 27 giugno 1929 il Politbjuro dell'Urss adottò il significativo provvedimento per cui tutti i detenuti condannati a una pena superiore ai tre anni sarebbero stati trasferiti, da quel momento in avanti, nei campi di lavoro collettivi. E nemmeno che la collettivizzazione delle campagne e relativa lotta di classe contro i kulaki, portò nel 1930 300.000 contadini ricchi antisovietici nel Gulag. Eppure per le teste d'uovo della borghesia anticomunista, fra cui spicca il "maoista" pentito, professore inglese nonché funzionario del ministero degli Esteri britannico a Sofia e New York, Robert Conquest, ben 6 milioni e 500 mila kulaki sarebbero stati "massacrati" nel corso della collettivizzazione forzata delle campagne.
5 milioni di internati politici nei Gulag, all'inizio del 1934, (in realtà erano tra i 127 mila e i 170 mila) più sette milioni arrestati durante le cosiddette "purghe" del 1937-1938 facevano dodici; Conquest aggiunge poi un milione di giustiziati e due milioni di morti per cause diverse durante quei due anni.
Sempre per costui ci sarebbero stati 9 milioni di detenuti politici nel 1939 "senza contare quelli comuni". Ma al 1° gennaio di quell'anno (vedi tabella pubblicata a parte) i rieducandi del Gulag erano poco più di 1.600.000!
Anche per Medvedev, ideologo del rinnegato e traditore Gorbaciov, "c'erano, quando Stalin era vivo, dai dodici ai tredici milioni di persone nei campi". Sotto Krusciov, che avrebbe fatto "rinascere le speranze di democratizzazione", le cose "andavano molto meglio" visto che nel "Gulag non c'erano più di 2 milioni di criminali comuni".
Per gli storici della borghesia ci sarebbero stati una media annua di 8 milioni di detenuti nei campi. In realtà, il numero dei detenuti politici oscillò tra un minimo di 127.000 nel 1934 e un massimo di 500.000 durante i due anni di guerra, nel 1941 e nel 1942. Dunque le cifre reali sono state moltiplicate di ben 16 volte.
Tra il 1937 e il 1938 i campi sarebbero straripati di 7 milioni di "politici", e ci sarebbero stati oltre 1 milione di esecuzioni e 2 milioni di morti. In realtà, dal 1936 al 1939, il numero dei detenuti nei campi aumentò di 477.789 persone (passando da 839.406 a 1.317.195). Un fattore di falsificazione pari a 14 volte. In due anni i decessi furono 115.922 e non 2.000.000. Là dove 116.000 persone erano morte per cause diverse, i denigratori del socialismo aggiungono 1.884.000 "vittime dello stalinismo".
Secondo Conquest e compagnia, tra il 1939 e il 1953, nei campi di lavoro ci fu il 10% di decessi all'anno, per un totale di 12 milioni di morti. Una media di 855.000 morti all'anno. In realtà, il numero reale, in tempi normali, era di 49.000. Solo durante i quattro anni di guerra, quando la barbarie nazista imponeva delle condizioni insopportabili a tutti i sovietici, la media dei decessi salì a 194.000.
Una delle calunnie più ricorrenti afferma che l'epurazione dei controrivoluzionari mirava a eliminare la "vecchia guardia bolscevica". Secondo lo storico russo anticomunista Brzezinski nel 1934 c'erano 182.600 "vecchi bolscevichi" nel Partito, cioè membri che vi avevano aderito al più tardi nel 1920. Nel 1939 se ne contavano 125.000. La grande maggioranza, il 69%, era quindi rimasta nel Partito. C'era stata, durante quei cinque anni, una perdita di 57.000 persone, cioè il 31%. Alcuni erano morti per cause naturali, altri erano stati espulsi, altri ancora giustiziati. E' chiaro che i "vecchi bolscevichi" cadevano, durante l'epurazione, non perché fossero "vecchi bolscevichi", ma a causa del loro comportamento politico revisionista, controrivoluzionario e antisocialista.
E' evidente come l'attacco ai Gulag è l'attacco al socialismo realizzato. Sì perché dietro alle cifre menzognere non c'è niente di "scientifico", c'è l'odio viscerale contro il socialismo e contro coloro che l'hanno elaborato e realizzato. Finché fu vivo Stalin, la borghesia interna e internazionale non ebbe alcun spazio in Urss e nel movimento comunista internazionale, fu denudata, sbugiardata, umiliata e sconfitta e visse nel terrore del suo tramonto storico, lei che si ritiene eterna e universale, mentre la realtà sovietica quotidiana mostrava quanto essa fosse superflua e inferiore rispetto alla nuova classe proletaria giunta al potere dell'economia, dello Stato e dell'intera società. E' stato grazie ai rinnegati Krusciov, Breznev fino a Gorbaciov e Eltsin in Urss e all'esperienza storica del PCI revisionista in Italia che la borghesia internazionale e nazionale ha potuto rialzare la testa e vomitare tutta la bile accumulata contro l'esperienza socialista realizzata da Lenin e Stalin in Urss e da Mao in Cina.
C'è altresì una differenza profonda tra gli errori di Stalin - alcuni dei quali da egli stesso denunciati e corretti - che riconosciamo anche noi marxisti-leninisti e gli errori presunti denunciati dai nemici di classe e dai loro lacché. Noi li riconosciamo per salvaguardare la linea marxista-leninista, essi lo fanno per attaccare, stravolgere e abbattere tale linea. Il problema vero allora è tanto sapere individuare gli errori veri da quelli presunti, quanto di saper ricercare le cause degli errori per imparare la lezione e per evitare di ricommetterli, quanto di sapere se sono stati commessi in buona fede (Lenin e Stalin) o con l'intenzione malevola di nuocere alla causa del proletariato e del socialismo (Jagoda, Ezov e Beria).
E' con questo spirito marxista-leninista che oggi rendiamo onore all'inedita esperienza socialista dei Gulag, denunciandone i casi di applicazione errata della sua giusta linea.



Citazione:
I comunisti hanno STERMINATO



Sei per caso parente di Berlusconi ? Perché sembra di sentire parlare lui, onestamente.


Citazione:
Quindi, secondo questo tuo concetto, dovremmo giustificare i nazisti? In teoria sì. Perchè o il "ritenere colpevoli" vale per tutti o per nessuno! Dove sta scritto che un ebreo è colpevole perchè è autoamaticamente "capitalista" o "nemico del popolo"



Da nessuna parte. Nel Marxismo - Leninismo si parte da una analisi che inizi dal suo nucleo, il suo nocciolo in quanto metodo di analisi e concezione, Il Materialismo Dialettico e Storico.
Il Nazismo non pone nessun tipo di analisi. è così perché è così. punto.
Ecco l'analisi dei nazionalsocialisti, non c'è nulla, ma proprio nulla, dietro i discorsi, con perspicace capacità oratoria, di hitler.


Citazione:
Perchè l'altra cosa che non sai o non capisci è la seguente. L'ebreo era (ed è) "capitalista" o "nemico del popolo" in AUTOMATICO! Lo è IN QUANTO E' EBREO, non in quanto ci sia altro a suo addebito! Ovvero: EBREO=NEMICO DEL POPOLO. Infatti o l'ebreo RINNEGAVA quello che era, ovvero diventava carnefice dei suoi fratelli, OPPURE ERA ELIMINATO! STERMINATO.E questo è quanto. Valevole anche per le altre categorie o RAZZE SOCIALI, secondo Marx, NEMICHE per il solo fatto di essere tali!



Ti consiglio caldamente di darti una ripassata di storia, e di leggere il seguente, importantissimo, articolo:



Gli Ebrei in U.R.S.S.

La trasmissione televisione di Rai 3, Enigma, di Venerdì 16. gennaio. 2004 dedicata alla questione ebraica, in un passaggio attribuisce al popolo ebraico in U.R.S.S. negli anni Trenta una condizione di ferocia e persecuzione e di massacro. Si parla infatti di massacro di milioni di ebrei ed esplicitamente di richiama alle persecuzioni ed ai massacri dello stalinismo.

I dati sperimentali non confermano affatto questa affermazione.
Riteniamo quindi doveroso riportare la testimonianza personale e diretta di Sidney e Beatrice Webb, scienziati di grande fama mondiale, che in un loro voluminoso lavoro sull’U.R.S.S. in due volumi, trattano anche della comunità ebraica in U.R.S.S. a partire dal novembre 1917.

Il lavoro di Sidney e Beatrice Webb viene pubblicato in Londra, New York, Toronto negli anni 1935, 1937 e 1942 ed edito in Italia nel 1950.
Il lavoro di Sidney e Beatrice Webb, come essi dichiarano, si basa su studi e indagini, inchieste e ricerche condotte in U.R.S.S. negli anni Trenta e poi redatto nella loro abitazione di Londra.
Da quel lavoro ricaviamo dal Capitolo secondo del volume primo, il paragrafo sugli Ebrei in U.R.S.S. nell’epoca, cosiddetta, staliniana.

Sidney e Beatrice Webb - Il Comunismo sovietico: una nuova civiltà Ed. Einaudi, 1950

volume primo - capitolo secondo: L’uomo quale cittadino

Gli Ebrei in U.R.S.S. -
Pagg. 254 – 259

Non possiamo far a meno di menzionare una importante e speciale minoranza razziale, religiosa piuttosto che nazionale, della quale l’Unione Sovietica ha dovuto pure occuparsi: quella degli Ebrei. Sotto gli zar la loro oppressione era stata dura ed ininterrotta. “ Quando cadde il regime zarista, il crollo echeggiò nelle orecchie ebraiche come il suono di tutte le campane della libertà. Con un tratto di penna il Governo Provvisorio soppresse la rete complicata di leggi dirette contro gli Ebrei. Improvvisamente le loro catene caddero. Divieti e discriminazioni volarono nel mucchio dei rifiuti… Gli Ebrei poterono rialzare la schiena e guardare al futuro senza paura.”[1]

Sfortunatamente essi dovevano ancora sopportare i tre o quattro anni di guerra civile e di carestie, durante i quali, per mano delle armate belligeranti, la massa della popolazione ebraica soffrì le peggiori angherie. Tutto quello che si può dire è che, in generale, le Armate Bianche furono le più brutali, mentre l’Armata Rossa fece del suo meglio per proteggere queste disgraziate vittime, nonostante che, per una ragione o per l’altra, la maggioranza degli Ebrei, per qualche tempo non fosse simpatica al governo sovietico. La sua condanna del commercio a scopo di profitto ed usura, ricadeva duramente sugli Ebrei della Russia Bianca e dell’Ucraina, le cui famiglie erano state escluse per secoli dall’agricoltura e dalle professioni, e confinate nei ghetti. Nel 1921 la Nuova Politica Economica abilitò temporaneamente molti di essi a riprendere i loro affari, ma già nel 1928 le imprese collettiviste dei trust e le società cooperative[2], che invadevano tutti i campi, aiutate dalle tassazioni penali e dalle drastiche misure di polizia, avevano praticamente ucciso tutte le speculazioni a scopo di profitto, a cui le famiglie ebree si dedicavano in maniera particolare. Gli artigiani ne uscirono un po’ meglio ed i più giovani almeno, poterono ottenere un impiego nelle fabbriche governative.

Il problema ebraico, come si presentava al governo sovietico, aveva due aspetti. Era importante sollevare dalla miseria e trovare un’occupazione alle famiglie dei commercianti e dei negozianti rovinati, delle piccole città della Russia Bianca e dell’Ucraina. Per di più, era naturalmente desiderabile assicurarsi la leale adesione al regime bolscevico degli interi tre milioni di Ebrei dell’U.R.S.S. Per la riabilitazione economica – a parte quelli che per istruzione e abilità erano in grado di avere nomine ufficiali o ingresso nelle professioni intellettuali – la massima risorsa consisteva nella fondazione di colonie agricole ebraiche, prima nell’Ucraina meridionale e nella Crimea, e successivamente nei vasti territori destinati a questo scopo a Biro Bidjan sul fiume Amur, nella Siberia orientale. Largamente aiutati dal governo con terre e credito, assistite da una serie di associazioni filantropiche promosse dagli Ebrei degli Stati Uniti ( principalmente il Comitato Ebraico di Soccorso ) come da quelli dell’U.R.S.S. nella grande Società Volontarie di Colonizzazione Ebraica, circa 40.000 famiglie ebree russe, comprendenti 150.000 persone sono entrate a far parte della popolazione agricola dell’Unione Sovietica nei quindici anni passati; un quarto di esse in Biro Bidjan, che è stata creata adesso “ regione autonoma” con il grado di oblast[3] e diventerà una “ repubblica autonoma ebraica” appena avrà raggiunto una popolazione sufficiente[4].

A tutti gli aggregati di Ebrei, anche se non riconosciuti come nazioni, il governo sovietico concede autonomia culturale di tipo ed ampiezza eguale a quella che esso accorda alle minoranze nazionali propriamente dette. “ Il soviet ebraico esiste dovunque vi sia un gruppo ebraico considerevole. Esso è stato formato in Crimea come nella Russia Bianca, vi sono là 18 piccoli sovieti, quattro dei quali rurali. Nell’Ucraina … un minimo di mille Ucraini o cinquecento non Ucraini è autorizzato a formare un soviet. U numero non inferiore a 25.000 Ucraini o a 10.000 non Ucraini può eleggere un soviet regionale. Il 1° Aprile 1927 vi erano 115 sovieti ebraici della categoria inferiore, rurali e semiurbani, ed un soviet regionale ebraico nel distretto di Cherson. La sede di quest’ultimo è nella vecchia colonia di Seidemenukka, adesso ribattezza Kolinivsjk, dal nome del Presidente dell’Unione. Esso fu convocato per la prima volta il 22. marzo. 1927, e la seduta fu accolta con molta soddisfazione… . La superficie del rayon è di 56.636 desiatine, 27mila delle quali occupate da coloni ebrei; e la popolazione di 18.000 abitanti comprende circa 16.000 ebre, tutti coltivatori. Convergono a questo soviet regionale delegati di sette sovieti rurali, sei dei quali sono ebrei.. . Vi è un Commissario di polizia ebreo, con una forza di tre uomini ai suoi ordini, senza contare una prigione di due stanze.. Ci si aspetta che altri sovieti come questo inizieranno la loro vita nel prossimo futuro nei distretti di Krivoi-Rog, Zaporoje e Mariupol… Nei sovieti ebraici praticamente tutte le transazioni orali e scritte, sono in yiddish, esso è il linguaggio delle riunioni, di tutti i documenti e della corrispondenza.. C’è anche un certo numero di tribunali di grado inferiore ( 36 nell’Ucraina e 5 nella Russia Bianca ) dove i dibattiti sono condotti interamente in yiddish. … L’yddish è naturalmente la lingua nella quale i ragazzi ebrei ricevono la loro istruzione, ed è impiegata anche in molte case ebraiche, dove vengono allevati ragazzi ebrei.. Della popolazione ebraica in Ucraina … un po’ più del 10% elegge i sovieti propri.”.[5]

La politica dell’Unione Sovietica nei confronti della sua popolazione ebraica non è stata universalmente approvata dai capi della comunità sparsi in tutto il mondo. La condizione di migliaia di famiglie ebree nella Russia Bianca e nell’Ucraina è ancora misera, alleviata solo dalle elemosine dei loro correligionari. Il vecchio popolo non può crearsi una nuova vita; essi soffrono tuttavia, non in quanto ebrei, ma in quanto bottegai ed usurai, il cui mestiere è diventato illegale. Sono protetti contro la violenza come mai prima d’ora; mantengono le loro sinagoghe e la loro lingua nazionale, ed i loro figli trovano aperte tutte le strade dell’istruzione e tutte le carriere. Molte migliaia di famiglie sono state aiutate a sistemarsi sulla terra, dove vi è un gruppo di famiglie ebraiche, esso ha il proprio governo locale e la propria autonomia culturale. Non hanno ostacoli al mantenimento delle loro abitudini razziali e delle loro cerimonie; ma tutto ciò è ancora molto lontano dagli ideali accarezzati da tanti ebrei, nell’U.R.S.S. come altrove. “La Repubblica Sovietica Ebraica – si è detto – auspicata dai comunisti ortodossi, differisce in modo fondamentale dalla politica di Herzl in Sion, come da Focolare Domestico dei Territorialisti. Non si pensa di concedere alla razza ebraica in tutto il mondo la vita politica di cui essa ha mancato per tanto tempo; né si intende diventare la sede della supposta civiltà della razza… Per il momento, lo Stato estende alle masse ebraiche quello che esso concede alle altre minoranze: istituzioni governative che usano la loro lingua , i istruzione interamente nella loro lingua. In contrasto con il fatto che ogni cosa che abbia attinenza con la religione è esclusa dalle scuole, i ragazzi che passano attraverso di esse sono imbevuti di spirito ebraico. L’esperienza razziale è trasmessa loro attraverso gli scritti yddish , sulle cui opere essi vengono istruiti, e la cui lingua essi adoperano, non solo in caso, ma anche nell’aula scolastica.”[6]

Nondimeno non si può negare che i vantaggi della sicurezza dai pogrom e della libertà di accedere alle professioni, che l’U.R.S.S. accorda agli ebrei, comportano in pratica l’accettazione da parte loro del regime sovietico; e indirizzano la massa verso l’assimilazione. La politica dell’Unione Sovietica si scontra di conseguenza con una continua opposizione ed anche con la denigrazione, da parte dell’organizzazione mondiale dei Sionisti, per i quali la costruzione del “ focolare nazionale” in Palestina non ammette rivali.



Note:
[1] Yarmolinskky, The Jews and the order National Minorities under the Soviets, New York 1928, pag. 194
[2] Per una disamina attenta dell’U.R.S.S. si rimanda al lavoro dell’Istituto “ Tutto il potere ai Soviet”, presentato nella Conferenza di Teramo del 7. novembre 2003. – nota dell’Istituto -
[3] L’oblast sostituiva l’antica provincia dell’epoca zarista. La popolazione che costituiva un oblast oscillava tra 1 a 10milioni di abitanti. – nota dell’Istituto.
[4] “ Per incoraggiare i coloni, il Governo sovietico ha offerto trasporti gratuiti, alloggi gratuiti e terra gratuita alle famiglie ebraiche in buona salute ed esperte nell’agricoltura, o in una delle professioni o industrie disponibili nella nuova repubblica, che sono desiderose di dedicarsi alla colonizzazione di Biro Bidjan e che sarebbero disposte a partecipare alla normale vita in comune di quella zona. “ ( Lord Marley, in ‘ Soviet Culture’). Vi sono già circa 100 scuole primarie, circa 50 fattorie collettive, 17 infermerie, e circa 50 medici pratici o assistenti, per una popolazione totale di quasi 50mila persone, in maggior parte ebrei, dove non sono indigeni.
[5] A. Yarmolinsky, op. cit.
[6] A. Yarmolinsky, op. cit


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MessaggioInviato: Mer Mag 12, 2010 8:31 pm    Oggetto:  
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Ma perchè marxistleninist può ancora scrivere? Non doveva essere bannato?

Chiedo allo staff di provvedere.
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Motivi? Indisposizione a rispondere, per caso?
Diventerebbe una ferrea dittatura, in caso di mio ban, questa !
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Motivi che già conosci benissimo, imbecille, e non hanno nulla a che fare col risponderti visto che lo si è fatto fino ad'ora senza alcun problema.
Qui siamo aperti a gente di qualsiasi ideologia, ma i mocciosi bimbiminkia li lasciamo volentieri a qualcun altro.
Ospitiamo ed abbiamo sempre ospitato tutti senza alcuna distinzione, ma se devi stare qui ad insultare vedi di andare a raccogliere un pò di cicoria che è sicuramente del tempo meglio impiegato.
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