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L'Unità? La fece il Duce (un Romano-papalino-fascista)

 
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avus3




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Messaggi: 1157

MessaggioInviato: Mar Gen 15, 2008 8:27 pm    Oggetto:  L'Unità? La fece il Duce (un Romano-papalino-fascista)
Descrizione:
Rispondi citando


Appendice a Fiaccole di Gioventù
(Un inserto di contestazione, di protesta, di incavolamento di più di un secolo, che mi ha trasmesso il mio nonno e bisnonno)

L’UNITA’ D’ITALIA
I miei due volti – quelli di Janus, il nazionale e il papalino Shocked

Ho detto che avevo due nonni, uno papalino per la pelle, il romano, e l’altro garibaldino-mazziniano tutto di un pezzo, a Perugia.
Tramite loro risalii di un paio di secoli nella conoscenza dei miei avi diretti e del paese prima diviso e poi riunito.
Finora ho trattato della Patria, dell’Italia, vista dalla parte del Duce e del nonno materno, laico per la pelle, anche se col Duce andava poco d’accordo. Ora provo ad immedesimarmi nell’animo del nonno paterno, il papalino doc, evidenziando in me lo spirito non del tutto occulto, anzi sempre presente, di chi un tempo sarebbe stato forse con Pio Nono e non con Garibaldi o coi Savoia di Chambery.
Non basta, il mio professore di psicologia torinese ci rammentava che in noi albergano sempre due personalità distinte, spesso in conflittualità fra loro. Semplificando diceva che abbiamo tutti due facce.
Precisava: …”andate da un buon fotografo, pratico in fotomontaggi, fatevi fare una foto grande del viso in diapositiva trasparente, tagliatela verticalmente a metà e poi, con un procedimento che lui saprà fare fategli impostare due volti, uno con le due metà contrapposte della parte destra, l’altro con le due contrapposte della parte sinistra.
Vi meraviglierete ma osserverete la presenza di due esseri enigmatici che poco hanno in comune con voi. Potrebbe pure essere che non vi riconosciate. Eppure siete sempre voi in entrambi i casi, in due realtà diverse dal consueto al quale vi siete ormai abituati”…
Affronto allora la mia doppia personalità di italiano un po’ fascista e, nel contempo, un bel po’ papalino, curiale e soprattutto insoddisfatto degli eventi che portarono a Roma Capitale:

Omaggio a Roma

Premessa
Roma è la mia città da quando sono nato e forse da sempre, compatibilmente col suo sorgere nell’VIII secolo aC, anno zero ab Urbe condita, più o meno duemilasettecentocinquanta anni or sono.
L’Italia nella sua globalità l’ho sempre ritenuta una grande madre, un ideale eccelso, superiore, una entità da difendere magari col sangue, ma Roma è stata ben più nel mio affetto e considerazione.
Per l’Unità d’Italia, concretata dopo quindici secoli di divisioni, io inizialmente non mi creai problemi.
Era uno sviluppo dovuto, ineluttabile. E poi non ci insegnavano ciò nelle scuole del Duce? Qualche dubbio però lo avevo.
Ci rimasi male quando accertai che in questa Unità il Duce non c’entrava affatto. Né poteva entrarci per ovvii motivi di data di nascita, pur se questo problema non ce lo ponevamo perché per quanto concerneva lui tutto ci sembrava possibile.
Altrettanto non mi era chiaro perché i garibaldini portassero camice dal colore rosso, quello dei bolscevichi di cinquanta anni dopo, e non quelle nere dei fascisti del ventidue e contemporanei. Ulteriori dubbi vennero con il conoscere le angherie, vere o presunte, compiute ai danni del Papa Pio IX, dei preti, dei frati, delle suore, delle chiese, degli istituti, scuole, ordini religiosi.
Infine grandicello, sui quattordici anni, sarà il mio amico “Professore”, calabrese d’origine, che mi rese edotto sulle realtà dell’aggressione da parte del nuovo Stato all’estremo sud italico, con le sue scie di ingiustizie, problemi irrisolti, migliaia di fucilati definiti “banditi” e non come disperati allo sbando, militari senza capi, fedeli alla corona borbonica. I miei dubbi crebbero considerevolmente.
Questa unione nazionale sulle punte delle baionette torinesi o savoiarde mi piaceva poco, anzi affatto, allora decisi di andare a fondo sull’argomento con serietà d’intenti e, per quanto possibile, voglia di chiarire. Ecco ciò che ne è derivato e mi ha fatto discutere vivacemente con parecchi contestatori delle mie idee, sicuri della positività delle azioni diciamo unificatrici svolte da Garibaldi e Vittorio Emanuele II.

L’Unità d’Italia vista da me
Ripresa di … coscienza
Ho cercato di risalire alle mie origini paterne e materne seguendo una spinta interiore e usufruendo di chi poté darmi una mano.
Così provai a interpellare in merito padre, madre, nonni, addirittura un bisnonno e, loro tramite, i miei bis e tris nonni.
Mi sono così proiettato in tempi più remoti prendendo atto che la linea di vita loro e mia abbia orbitato sempre nell’area papale per il settore paterno, in quella contestatrice garibaldina, repubblicana, anarchica, socialista, infine fascista, per quella materna. Resta però che, a parte la simpatia per i nonni e parenti perugini, il filone laico della famiglia, io abbia sentito più radicata in me la fedeltà allo Stato Pontificio, al Pio IX aggredito, al mondo della chiesa.
C’è da dire che un bel pezzo d’anima lo cedetti anche al Duce e allora la confusione di idee e tempi si fa pesante, non certo chiara.
Seguendo il filone papalino scrissi, anni or sono, una ballata sulla conquista sabauda della Roma di Pio IX, quasi per divertimento, oltre per partecipare ad un concorso poetico in vernacolo, ove ricevetti una modesta medaglia bronzea dal papà dell’attore Carlo Verdone.
Ne riporto il testo, augurandomi sia compreso da tutti, in quanto scritto in romanesco moderno, meglio dire romano, cioè soft, morbido, non più il dialetto del Belli e Trilussa. Sarei più soddisfatto se, oltre la forma semidialettale, sia capito anche come idee e concetti, considerandolo in chiave di contestazione innocua, senza altri fini se non il ricordo di eventi ormai trascorsi e inevitabilmente superati.
La “ballata” è una composizione popolare mai breve, con la quale i cantastorie si esibivano nei paesi raccontando al popolo gli eventi di maggior effetto del periodo, sia pubblici, sia privati.
Così erano cantate le vicende dell’uccisione del re Umberto primo, l’occupazione di Tripoli, la vittoria del 1918, l’ascesa del Duce, l’Abissinia, le vicende di Sacco e Vanzetti, di Bruneri – Canella, del rapimento del figlio di Lindberg e tanti altri avvenimenti, specie se di sangue e cronaca nera i quali, mancando allora la diffusione dei rotocalchi e gossip odierni, colpivano l’immaginazione popolare, specie nel contado, non disdegnando città e periferie. Il cantastorie aveva con se poster figurati rozzamente, con scene tipo ex-voto nelle chiese, issati su un paletto o su un muro, relativi ai fatti che andava esponendo e, mentre cantava, indicava ogni volta necessario con una canna.
Come ho detto la ballata era abbastanza lunga in quanto doveva attirare negli ascoltatori una attenzione crescente, sino al finale, espresso con foga travolgente, spesso applaudito o esecrato dai presenti.
Per il tono musicale il cantastorie si poggiava su qualche motivo-nenia, in mancanza declamava il testo cadenzandolo in una cantilena monotona, inframmezzata da qualche spunto vocale improvvisato.
La ballata era divisa in due – tre parti, con una – due pause nel corso delle quali il menestrello raccoglieva offerte e cantava stornelli.
Alla fine dell’esibizione, cappello o piattino in mano, solo o coadiuvato da un collaboratore-collaboratrice, raccoglieva fra i presenti l’offerta finale. Spesso egli distribuiva, contro qualche centesimo, anche un foglietto colorato con riportato quanto aveva declamato
Ricordo di aver visto in Perugia, almeno sessanta anni or sono, in casa dei nonni, un libricino con riportate le principali cantate-ballate che le genti umbre si dovettero subire. Almeno un paio di volte, in paesini come Giano e Pierantonio, assistetti anch’io allo show folcloristico della “ballata”, ma erano ormai le ultime esibizioni e con la guerra esse sparirono per non tornare più, o quasi. Il termine “ballata” si giustifica in quanto il cantastorie accompagnava la cantilena girando fra gli ascoltatori con l’accenno di un passo a lento saltello, come una rustica danza paesana. E’ con queste premesse che ho pensato di scrivere questa modesta composizione che parla della caduta di Roma in mano ai piemontesi, vista però dalla parte dello Stato Pontificio. Mi auguro piaccia.

La storia cantata - Assalto a Roma


Canteno li clericali:

Fiore de vita
La rapa, la cucuzza e la carota
sò li colori dell'Italia unita …

Risponneno li liberali:

Fiore de mosto
E voi papali che portate er basto
ciavete pé bandiera l'ovo tosto …

Ballata scommoda dopo centotrentacinquanni dar 1870

Oggi dicheno che vojeno staccasse
e ritornà a stà pé conto propio,
quanno che er casino de l'unione
loro sortanto l'aveveno voluto.

Io nun parlo pe er resto de l'Italia,
che ognuno faccia n’pò li c..zi sua,
ma chi jà chiesto mai a stì padani
de venì ner secolo passato

a rompe le balle ar Papa e a Roma,
approfittanno solo der momento
che Napoleone ciaveva l'ossa rotte
p'avé preso da li prussi tante botte?

E pensà ch'ereno amichi fra de loro
e voleveno n'Italia confederale,
cor Papa a capo, e Roma capitale.
Vatte a fidà de chi te chiede aiuto

e vince l'austriachi e li borboni
cò li crucchi, Garibardi e li zuavi,
che senza de loro non faceva gnente
e l'Italia jé passava da la mente;

defatti ogni vorta che li padani
vollero provà da soli a fà l'unione,
trovareno Radeski e Ceppo Peppe
a sbollije l'ardori e falli smette.

Era rimasta fora sortanto Roma,
cor Papa, cardinali, preti, frati,
ebrei, mign..tte, e tant'artra gente
che de l'unione nun je fregava gnente;

viveveno protetti da li francesi
che s'erano rotti de li compari vecchi,
mentre l'esercito der Papa, poveretto,
c'era sì, ma nun contava un cacchio.

Allora fu’ che li padani a cannonate,
sparate da Bixio nun se sa’ perché,
fecero sartà Porta Salara
e aprirono na’ breccia a Porta Pia.

(Pausa)

Entrareno de corsa fanti e bersajeri
fra squilli de fanfara, inni, strilli,
sicuri de fa’ l'Italia e pe’ la gloria,
trovanno quasi gnente dietro le mura;

defatti Papa Pio er giorno prima
aveva sciorto l'esercito a San Pietro,
chiedenno come urtimo favore
de resiste n’oretta a l'invasore.

E pé fortuna che in mezzo quer casotto,
de botti, spari e sciabbolate,
tra gomitate, porverone e le sassate,
ce scappò tra l'artro qualche morto,

pé l’esattezza sortanto na trentina;
che jé raccontavi sinnò a la storia
se pé espugnà Roma a caro prezzo
de morti nun ce ne fusse manco mezzo?

Era forse er caso, solo a fin de bene,
e nun dico ciabbieno provato,
de tirà, frammezzo a la cagnara,
un par de cannonate pé la gloria.

E pensà che sti galli e li compari,
che presero l'urbe de li Cesari e li Papi,
poteveno risparmiasse la parodia
s’avessero bussato a Porta Pia,

e s’invece de fa li bulli co’ li preti
trovaveno le legioni de na vorta,
sai che fuggi pe’ ripassà er Ticino
e tornà de corsa su a Torino!

(Pausa)

Come sempre er popolino paraculo
accettò tutto senza batte cijo,
perché pé lui Piemonte, Papa o Spagna,
chi se ne frega, purché se magna,

ma li principi romani restarono fedeli,
chiusero li palazzi, sbarrarono le porte,
e pé settantanni snobbareno la corte,
chi vortò gabbana e li nobili der norde.

Ora dimme se st'accrocco ingarbujato
poteva filà bene o annà a fa..ulo,
anche se st'unione ancora vive,
ma se regge cò madonne e batticore.

Vojéno divide er nord? E sai che pianto,
visto che nun c'è da spartì gnente
co’ chi prima rompe e poi se pente,
e nun capisce er groppo che ciavemo

pe’ li morti, li sorprusi, l'ammazzati,
der tipo d'unità che cianno imposto,
pé Crispi, Beccaris, Salandra, Mussolini,
le guere del quindici e der quaranta,

l'Abissinia, la Libia, la Spagna, l'Arbania,
er Re e Badojo che scappeno da Roma,
pe’ nà repubbrica de buffi e de cuccagna,
la grascia ar nord, ar sud solo micragna.

E poi stà spartizione è solo n'illusione,
cò li padani che so’ rimasti soli
e sarebbero spariti già da n'pezzo
si non c'ereno li nostri e l'immigrati;

ma se divisione fusse nun c'è problema,
ridaremo Roma ar Papa e poi vedremo,
e rifaremo cittadino er monno intero,
come Caracalla ar tempo de l'impero,

saremo de novo Capitale universale
pe’ cristiani, giudìi e l'altri pure,
pe’ la civilità, la storia, la cultura, l’arte,
pe’ la vita bona e le romane belle.

A CHIUSURA

Fiore de Lega,
Roma nostra a tutti strega,
parla chiaro, nun te frega,
Italia su, Italia giù,
Roma è sempre
un po’ de più ….

Janus (io), incazzato cò quarche nordista, scrisse la ballata, anche se la pensa diverso. Lui, oltre che papalino è italiano, e a li padani ja’ voluto sempre bene (specie a le padane).
Metrica e rime sò libere, ogni quartina cia’ quarcosa de definito che la lega a la precedente e successiva. Er testo ha avuto un riconoscimento e premio a “ECCO ROMA 97”
Insomma, contro ogni previsione, nun è che m’abbieno preso a carci ner sedere. Quanno m’hanno dato la medaja non ce credevo nemmeno io, figuramose li fiji e la moje.

Vicende e colore (note faziose ma sostanzialmente vere)

Per i papalini l'esercito assediante era il piemontese, non l'italiano, e i colori della bandiera italiana erano quelli della rapa (bianco), carota (rosso), cucuzza (verde); per i liberali la bandiera papale era invece un “ovo tosto” cioè il bianco dell’albume e il giallo del tuorlo;

La presa di Roma da parte dei sabaudi ebbe, a cose fatte, la scontata adesione del popolino, schierato come sempre con la parte vincente. Questi comunque né dimostrò entusiasmo, né diede partecipazione concreta all'impresa;

L’élite della nobiltà papale, la cosiddetta aristocrazia nera, si chiuse nei propri palazzi ed evitò, per quanto possibile, i rapporti con i nobili piemontesi e filosabaudi di altre regioni, nonché con la casa reale (neanche la Conciliazione del 1929 risolse del tutto ciò);

Garibaldi, oltre la presenza in città nel 1848 in occasione della Repubblica Romana, tentò per due volte di occupare Roma, nel 1862 (fermato dai piemontesi in Aspromonte) e nel 1866 respinto a Mentana dai pontifici e dai reparti del generale Oudinot;

Roma fu occupata profittando dell’impossibilità per i francesi, protettori del Papa, di intervenire in quanto impegnati nel finale della guerra contro la Prussia, che condusse all'abdicazione di Napoleone III, alla caduta della monarchia e alla nascita della repubblica;

Gli accordi di Plombières del 1858 tra Napoleone III e Cavour, non rispettati dal Piemonte, prevedevano la creazione di una confederazione italiana nord-centro-sud, capitale Roma, presieduta all’inizio dal Papa;

La prima guerra d’indipendenza (1848) non ebbe esito felice per i sabaudi (il re Carlo Alberto abdicò, andando in esilio in Portogallo).

Comunque il Papa Pio IX, in quell’epoca alquanto liberaleggiante, inviò in aiuto ai piemontesi un corpo di spedizione di ben 17.000 militari, non poca cosa per allora e per lo Stato Pontificio, anche se il contingente non poté cambiare l’esito del conflitto.

La II guerra d’indipendenza (1859) vedrà l'apporto determinante francese con 200.000 soldati, contro i 100.000 piemontesi.

A seguito dell'esito vittorioso del conflitto (armistizio di Villafranca) l'Austria rinunciò alla Lombardia a favore della Francia, e questa la cedette al Piemonte in cambio della Savoia e Nizza;

La terza guerra d’indipendenza (1866) vide il Piemonte alleato con la Prussia nel conflitto contro l’Austria. La vittoria dei prussiani a Sadowa comportò, con la pace di Vienna, la cessione all'Italia di Venezia e del Veneto, e ciò anche se i piemontesi furono duramente sconfitti in terra a Custoza e sul mare a Lissa;

Il cannoneggiamento delle mura Aureliane (decine di migliaia di colpi) venne disposto dal generale Nino Bixio, dopo il rifiuto a darne l’ordine del comandante Generale Cadorna, padre del Cadorma 1915 e nonno del Cadorna CLN 1945, timoroso di incorrere nella scomunica disposta a carico di chi avesse ordinato di colpire Roma;

Secondo i pontifici i morti piemontesi (poco più di una trentina) lo furono per lo più a seguito di incidenti nell'attacco. Di essi 14 caddero in via Nomentana (Villa Torlonia) per un colpo di artiglieria vagante. Ci fu pure qualche morto nell’esercito pontificio, comunque in misura molto limitata come per i sabaudi;

Per i papalini maligni i piemontesi potevano risparmiarsi il cannoneggiamento, sarebbero bastati pochi colpi per sfondare Porta Pia, o avrebbero potuto bussare al portone, forse nemmeno chiuso;

Come dettaglio insignificante (non per me) fra le truppe pontificie era presente anche un mio bisnonno del ramo paterno-romano. Non ho potuto accertare se con Nino Bixio ci fosse qualche mio avo perugino;

Pio IX il giorno prima (o alcuni prima) aveva benedetto e sciolto il suo piccolo esercito in piazza San Pietro, salvo il chiedere di assolvere l’impegno formale di un’ultima breve difesa della città;

Il comandante pontificio, generale Kanzler, diede ordine di resistere chi dice venti minuti, chi due ore, dovendo dimostrare al mondo che il Papa subiva violenza e Roma non veniva abbandonata all’attaccante;

Il popolo romano, e delle poche zone ancora dello Stato della Chiesa, con plebiscito maschile e limitato, votò l'unione all'Italia con circa 150.000 voti (pochi i contrari), prendendo atto della nuova realtà;

A seguito di ciò, data la limitatezza delle strutture pontificie, in larga parte ecclesiastiche, iniziò il trasferimento in Roma di ingenti masse di burocrati e militari sabaudi, lombardi, dell'ex regno di Napoli e altre parti italiane, che stravolsero la composizione della popolazione, di poco superiore alle 200.000 unità, portandola in poco vicina al milione;

L'occupazione del meridione da parte dei piemontesi avvenne con duri atti repressivi. Oltre ai morti negli scontri diretti vi furono circa seimila fucilati, definiti briganti, ma spesso solo disperati, o ibride figure di partigiani del re di Napoli Francesco II o del Papa Pio IX;

Il nuovo Stato, nato male e rimasto subito diviso, avviò odiose politiche fiscali, dispendiose campagne coloniali africane, un accentuato anticlericalismo;

Si ebbero nel periodo lo scandalo della Banca Romana (da far impallidire quelli odierni), l’esproprio dei beni della chiesa e lo scioglimento degli ordini religiosi, promossi da liberali estremisti e massonici, le cannonate del generale Bava Beccaris contro i milanesi insorti per fame (genereranno il regicidio del re Umberto I), la guerra del 1915 contro le già alleate Austria-Germania, voluta dal re e una élite di interventisti in opposizione al Parlamento;

Il nord ha portato un liberalismo ostico e asociale, il fascismo, buono o meno esso sia stato, portò il protezionismo, la stasi nello sviluppo del sud, varie guerre, di cui quella del 1940-43, contro anglo-americani e russi, perduta tragicamente e proseguita sino al 45 contro la Germania, ex nostra alleata;

E come dimenticare l'abbandono di Roma (8 Settembre 1943) da parte del re, della famiglia reale, di Badoglio, delle autorità civili e militari, nonché la successiva lotta fratricida in Italia e, dopo la guerra, la mattanza di italiani nel centro nord, nord, Iugoslavia, altrove?

La natalità nel nord (purtroppo non solo li) è a livelli penosi. Ai padani si sostituiranno genti del sud, dell'est, di colore, immigrati.

Da notare che nell’Italia del 1800, tra franco-italiani (i Savoia), gli Asburgo, i Lorena, i Borboni, e altri di origine straniera, l’unico italiano a regnare fosse proprio Pio IX, marchigiano, il quale non aveva alcuna ambizione di prevalere sugli altri. Egli poteva essere la figura rappresentativa di una confederazione italica, da vedere come laica, non trasmissibile né per istituzione, né per persona, dato che i Papi non hanno figli, almeno ufficiali, quindi non successori diretti.

La monarchia sabauda oggi non c’è più. Ma i problemi di questa annessione forzata ci sono sempre tutti.

Resta lo scempio subito dalla sconsiderata immigrazione interna di allora e foranea di oggi, alle quali solo Mussolini (l’ho detto che sono un po’ fascista) si poteva mettere un impossibile freno.

Una curiosità poco conosciuta: i francesi, pur laicissimi, edificarono la basilica del Sacro Cuore a Parigi, a Mont-Martre, in riparazione dell’occupazione di Roma da parte dei piemontesi e della fine dello Stato pontificio.

Ballata e commenti sono terminati

Ho esposto eventi, atti, persone, basandomi sul mio giudizio personale, parziale, però sempre e costantemente sincero.
So di andare controcorrente, la storiografia ufficiale non è d’accordo con me, ma la storia vista dalla parte dei vinti non se la sente nessuno di esporla e viene consapevolmente artefatta, se non occultata del tutto.
Ciò è sempre accaduto, a mo’ di esempio chi ha potuto conoscere le ragioni del paganesimo romano, teoricamente perdente, rispetto il cristianesimo trionfante impostosi con più o meno prepotenza e forzatura? Chi ha potuto conoscere il travaglio del sud italico, del regno borbonico, dello Stato della Chiesa, e per stare a tempi più recenti, del Fascismo nazionale e repubblicano, del Nazismo, del comunismo, dopo che questi regimi sono irrimediabilmente passati?
Io ho provato a far rivivere un po’ l’anima papale, vaticana, che mi trasfuse mio nonno paterno e con lui i bisnonni, trisnonni, e così via.
Non so’ se ci sia riuscito, né se sia riuscito a spiegarmi in misura tale da essere compreso da chi legge i miei scritti.
Per questa ballata ho assunto l’appellativo di Janus, a significare il doppio volto papalino e italiano, ciò al pari di Janus che guardava l’esterno e l’interno della domus romana.

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Ultima modifica di avus3 il Mer Gen 16, 2008 8:04 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Mer Gen 16, 2008 7:18 pm    Oggetto:  
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QUesto brano tratto dalle opere di Avus fa riflettere.

Ormai credo che tutte quante le persone serie siano convinte che quello che è chiamato "risorgimento" in realtà non lo fu affatto.

L'Unità d'Italia la stava portando a termine Mussolini conil Fascismo. Anzi, si può dire che la stava INIZIANDO.

Gli eventi c.d. "risorgimentali" sono da ascrivere purtroppo nel turbine delle espansioni di potere di Stati e Oligarchie ESTERNE all'Italia che appoggiavano o meno le aspirazioni unitarie ancora di Pochi (e di questi pochi, quelli illuminati erano ancora meno!), a secondo della convenienza espansionistica che tornava loro!

La tragadia del Sud massacrato dai Savoia la direbbe lunga! E il comportamento barbaro della "dinastia" offuscava anche grandi Pensatori Unitari quali ad esempio Gioberti e Mazzini!

Garibaldi non valeva, a mio avviso, un fico secco! Come soldato possiamo dire anche bene, ma come uomo politico non valeva veramente nulla!

Il solo pensiero di estromettere dal processo unitario la componente religiosa italiana, sapendo quanto sia determinante, è stato semplicemente IDIOTA!

COme ripeto, solo pochi avevano le idee chiare!

Mussolini stava cercando di arrivare alla sospirata Unità... Che fino a quel momento era solo una frase retorica!

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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MessaggioInviato: Mer Gen 16, 2008 9:32 pm    Oggetto:  
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Il brano di Avus fa riflettere anche perchè, a mio pare, ancora oggi non si sono fatti gli italiani.
Come diceva la mia prof alle medie: l'italia è stata fatta nel risorgimento ma l'unico che ha tentato di fare gli italiani è stato Mussolini ed il fascismo.
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