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I PADRONI DEL MONDO

 
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Marcus
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MessaggioInviato: Ven Nov 15, 2013 11:34 am    Oggetto:  I PADRONI DEL MONDO
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...esce un testo che promette davvero di essere molto interessante, incentrato sull'analisi delle vere ragioni della "crisi del sistema" che stiamo vivendo e subendo, scritto da una fonte assai autorevole che non abbiamo mancato di citare spesso nelle discussioni del nostro forum, ovvero il sito Wall Street Italia, nella fattispecie dal suo direttore. La disamina puntuale sul perché della crisi non ci trova pienamente concordi però sulla ventilata soluzione, in quanto abbiamo sempre sostenuto che essa, prima di tutto, va ricercata in campo POLITICO, dal cui ambito DISCENDONO poi i necessari provvedimenti economici.
Detto ciò, riteniamo sia un testo da consigliare vivamente.


"I PADRONI DEL MONDO - come la cupola della finanza mondiale decide il destino dei governi e delle popolazioni": libro di Luca Ciarrocca su capitalismo, bankster, debito, euro

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ROMA (WSI) - "Perché mai, noi cittadini che lottiamo per sopravvivere, dobbiamo essere condizionati da debiti creati da una élite al potere che li ha contratti a nostre spese?"

Murray Newton Rothbard, economista, storico, filosofo dell’anarcocapitalismo.

Un club esclusivo di poche migliaia di persone, non elette democraticamente, che decide i destini di intere popolazioni, in grado di manipolare i mercati finanziari e di imporsi sulla politica e sugli Stati. Chi sono, come agiscono e quali obiettivi hanno i banchieri che guidano i giochi delle banche centrali e vivono sulle spalle della classe media e dei ceti più poveri?
I «Padroni del mondo» guidano i giochi nelle banche centrali e nei grandi istituti commerciali di proprietà dei grandi ricchi privati che, pochi lo sanno, sono azionisti di Federal Reserve e Banca centrale Europea. Gli innominati che Ciarrocca chiama bankster, neologismo in Italia tabù – nato dalla fusione di banker e gangster – pronti a scaricare sulla collettività il peso delle crisi e l’onere di generare nuovo cash.

Hanno trasformato la Ue in una pseudodemocrazia dominata da «poteri forti» e l’Italia in un paese invivibile, senza futuro.

Coperti dalle sigle della Troika (Ue, Fmi, Bce) e approfittando della crisi, i nuovi tecnocrati hanno spadroneggiato «allocando» agli istituti di credito 15 trilioni di dollari (15.000 miliardi): una cifra senza precedenti nella storia. Con la connivenza dei politici, hanno socializzato le maxiperdite di banche destinate a fallire, e contemporaneamente salvato l’euro, tagliando con l’accetta welfare, pensioni, scuola ed elevando a livelli mai visti le tasse: un vero capolavoro. Sulla nostra pelle.

Come uscirne? La proposta c’è, e l’autore ce la illustra.

L’obiettivo di lungo termine, la soluzione proposta ne «I padroni del mondo», è di riformare il sistema bancario e ridimensionare il potere dei bankster. Bisogna togliere alle grandi banche commerciali, azioniste della Federal Reserve e della Banca centrale europea, il privilegio medievale, non più tollerabile, di gestire l’offerta di moneta.

Sottraendo alle banche lo speciale diritto di creare denaro dal nulla, si sconfiggerebbe il predominio esercitato da una casta di poche migliaia di persone sul resto della popolazione. A dispetto di qualsiasi principio democratico.

Pretesti:

"Dei vari modi per organizzare il sistema bancario, il peggiore è quello che abbiamo oggi." (Sir Mervyn Allister King, governatore della Banca d’Inghilterra dal 2003 al 2013).

"Chi guida i giochi nelle banche centrali e nei grandi istituti commerciali sono gli innominati che qui chiamiamo bankster, neologismo in Italia tabù – nato dalla fusione di banker e gangster."

"I controllori sono tutt’uno con i controllati, la Federal Reserve e l’omologa Banca centrale europea hanno come azionisti le più potenti banche commerciali in mano ad azionisti privati."

"I capitali in circolazione derivano dai profitti prelevati alla classe media; sono veramente i soldi della gente comune a generare il cash che poi arricchisce le caste."

"Il cervello, o cuore, del capitalismo contemporaneo risiede in 1318 aziende, in tutto il mondo, che hanno assetti azionari incrociati. Meno dell’1 per cento delle multinazionali guida il 40 per cento del totale."

"Il capitalismo finanziario non funziona perché i governi hanno ceduto la responsabilità della creazione di moneta alle banche. E non a quelle centrali, ma agli istituti di credito privati, le grandi Tbtf (too big to fail)."

"Non c’è speranza di vivere in uno scenario economico stabile e prospero finché l’offerta di moneta dipende interamente dalle attività di prestito delle banche. I bankster sono sempre a caccia di profitti a breve. E i politici di voti".

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I padroni del mondo

Internazionale, 14 novembre 2013


Un club esclusivo di poche migliaia di persone, non elette democraticamente, decide i destini di intere popolazioni, in grado di manipolare i mercati finanziari e di imporsi sulla politica e sugli Stati. Chi sono, come agiscono e quali obiettivi hanno i banchieri che guidano i giochi delle banche centrali e vivono sulle spalle della classe media? E come uscirne? La proposta del libro di Luca Ciarrocca.

Megabanche con i piedi d’argilla

Una banca è un posto dove ti prestano un ombrello quando c’è il sole e te lo chiedono indietro quando comincia a piovere.
Robert Frost

Il capitalismo sull’orlo dell’implosione

Metà settembre 2008. Il mondo è sul ciglio dell’abisso. Scoppia la grande crisi globale, la peggiore degli ultimi ottant’anni. Ne parliamo ancora perché l’apocalisse potrebbe ripetersi. Negli stessi identici termini. Un altro ≪cigno nero≫ come viene definito, secondo la teoria dell’epistemologo Nassim Nicholas Taleb, un avvenimento raro e imprevedibile che sconvolge l’ordine delle cose. Quasi nulla è cambiato rispetto a quei terribili giorni. Anzi, lo scenario è peggiorato. Mancò un soffio. Per l’esattezza tre ore. All’epoca nessuno aveva strumenti per capire, tutto si svolse in modo convulso, ma oggi sappiamo. Stati Uniti, Europa, i Bric (Brasile, Russia, India, Cina), l’intero blocco delle economie evolute, da Tokyo a Londra, da New York a Singapore, fu a centottanta minuti di orologio dall’implosione. Poi tutto sarebbe scoppiato, deflagrato, lasciando solo macerie e devastazione. Come in una catastrofica terza guerra mondiale.

La grande crisi andava in scena sugli schermi di oltre 300.000 terminali Bloomberg nei cinque continenti. Gli sherpa al servizio dell’oligarchia che guida il mondo – multinazionali, banche, hedge fund, speculatori – stavano per cambiare il destino di miliardi di persone. I prezzi crollavano, il tremendo virus ≪tossico≫ di non liquidità e insolvibilità che aveva attaccato le banche mondiali stava per esplodere.

Accadde il 18 settembre 2008, l’evento che solo poche altre volte nella storia economica ebbe un simile impatto: una eccezionale fuga di capitali dai depositi di banche americane (bank run) per un totale di 5,5 trilioni di dollari. Lehman Brothers era fallita quattro giorni prima, Wall Street aveva perso -30 per cento in poche settimane, e ora l’equivalente di un terzo del Prodotto interno lordo degli Stati Uniti stava evaporando dai depositi bancari. Niente code agli sportelli, tutto elettronico. Ancora tre ore a quel ritmo di fuga di capitali, testimonio in seguito un deputato al Congresso, ≪e il capitalismo come lo conosciamo sarebbe finito≫.

L’apocalisse fu evitata perche il governo presentò la prima bozza di un piano di salvataggio delle banche. Fu sufficiente a fermare in extremis la fuga dagli sportelli. In quei giorni di settembre a Washington circolavano voci assurde, l’atmosfera in cui viveva la superpotenza sull’orlo di una Grande depressione era da stato di guerra. Alcuni deputati (tutti repubblicani) volevano la legge marziale, un provvedimento mai approvato in tempi moderni che prevede la sospensione dei diritti civili e la pena di morte. Il capitalismo crollava e lo scenario di una presa di potere da parte dei generali del Pentagono direttamente sotto il controllo della Casa bianca diventava reale. Come in un film di Hollywood.

La riunione segreta dei banchieri

Non molto tempo dopo, il 13 ottobre 2008, a Washington fu convocato un vertice politico-bancario di emergenza. L’obiettivo non era cambiato: evitare il collasso dell’economia americana. Lo scenario rimaneva da stato di belligeranza: Borsa in caduta libera, disoccupazione in rapida crescita, quattro milioni di persone senza lavoro in due mesi, il Pil globale in crollo per la prima volta dai tempi della Seconda guerra mondiale, dopo decenni di sviluppo. Fu in tale clima che un piccolo drappello di bankster, i capi delle maggiori banche degli Stati Uniti (tutti azionisti ≪di peso≫ della banca centrale, la Federal Reserve), furono ≪comandati≫ dal segretario al Tesoro Henry ≪Hank≫ Paulson (ex Ceo di Goldman Sachs) per un vertice top secret fuori dai radar dei media. Appuntamento alle nove del mattino, al 1500 di Pennsylvania Avenue, sede del dipartimento del Tesoro, a poche decine di metri dalla Casa bianca.

Visi tirati per le notti insonni, abiti blu o grigioscuri d’ordinanza, nove tra i bankster piu influenti del capitalismo occidentale, i loro istituti di credito sull’orlo del fallimento, entrarono alla spicciolata nel palazzo dove si sarebbero decisi i destini dell’economia mondiale. L’architettura neoclassica dell’edificio, la grande statua di Alexander Hamilton, primo segretario al Tesoro Usa nel 1789, conferivano solennità al momento.

I boss di Bank of America, Bank of New York Mellon, Citigroup, Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Merrill Lynch, Morgan Stanley, State Street e Wells Fargo furono accolti dall’ex collega banchiere Paulson, ora ministro nell’amministrazione di George W. Bush, dal chairman della Federal Reserve, Ben Bernanke, e dal potente capo della Federal Reserve di New York, Tim Geithner (che qualche mese dopo, con la vittoria di Barack Obama alle presidenziali del 4 novembre 2008, avrebbe preso il posto di Paulson al vertice del dipartimento al Tesoro).
La tensione era palpabile, le notizie dai mercati finanziari in continuo peggioramento. Una giornata capitale, tanto quanto il 17 settembre 2001, quando Wall Street riaprì i battenti dopo molti giorni di chiusura in seguito all’attacco alle due Torri.

Anche il bank run e la crisi dei mercati erano una ≪questione di sicurezza nazionale≫. Cosi la considerava il presidente Bush. In netta contraddizione con i principi del libero mercato a cui, da repubblicano, si era sempre, in modo rozzo, appellato. La Casa bianca, con quel regista ex banchiere al Tesoro, stava per dare il via a un intervento storico dello Stato per salvare dalla morte il sistema bancario.

L’America in ginocchio, come sotto un tremendo e inatteso attacco militare da parte di un nemico feroce, preparava la propria difesa tramite un maxipiano di salvataggio delle banche. Con i soldi dei contribuenti. Avrebbe potuto farlo un qualsiasi governo statalista o socialista.

«Ecco, firmate»
Lavorando giorno e notte, gli avvocati del Tesoro avevano preparato il piano di bailout che i nove banchieri avrebbero dovuto sottoscrivere. Hank Paulson fu molto spiccio, perfino brusco. Andare subito al sodo era d’obbligo, fuori la guerra infuriava. A ciascuno di loro fu consegnato un solo foglio, poche righe, zero allegati e niente note. C’era scritto che le loro rispettive banche accettavano la vendita delle proprie azioni al governo degli Stati Uniti. Il ministro, senza perdere tempo, disse: ≪Ecco, firmate≫.

E i potenti Ceo obbedirono. Pochi secondi, e il golpe soft era compiuto, le maggiori banche statunitensi erano salve. Il governo di Washington entrava in forza nel capitale di giganti bancari sull’orlo del fallimento. Il sistema non sarebbe crollato, il capitalismo aveva vinto un’altra battaglia, anche se con l’infamia, utilizzando il denaro pubblico degli ignari contribuenti. Una dozzina di persone, nove banchieri, più i vertici di Fed e Tesoro, quel 13 ottobre 2008 avevano riscritto la storia economica.

Il patto prevedeva l’acquisto di azioni privilegiate da parte del governo. Cioè, in pratica, il Tesoro statunitense prestava denaro alle banche a un tasso d’interesse annuale iniziale del 5 per cento (molto piu basso rispetto a quello di mercato, anche se era previsto che salisse al 9 per cento dopo cinque anni) per un periodo di tempo ≪perpetuo≫. Le banche non avrebbero dovuto restituire il prestito, se non avessero voluto.

Fu quindi un ex banchiere di Goldman Sachs a generare il mostro che tuttora spadroneggia e ci ricatta. In un sussulto scaturito dall’emergenza e dall’istinto di sopravvivenza, subito prima dell’ineluttabile implosione del sistema, Paulson, la massima autorità politica e monetaria degli Stati Uniti, sotto la regia della Federal Reserve, con un atto senza precedenti decise di salvare il capitalismo americano e mondiale correndo in soccorso a un super network di banche che avrebbero dovuto quasi tutte portare i libri in tribunale. Erano nate le ≪Tbtf≫ (Too Big To Fail), un Frankenstein finanziario che continua a fare danni, diretti e collaterali, di proporzioni colossali, di cui tutti paghiamo le conseguenze.

Dal settembre del 2008, quindi, gli istituti di credito, anche se mal gestiti, indebitati e zeppi di titoli tossici, sono diventati ≪troppo grandi per fallire≫. Da oltre cinque anni, l’abnorme creatura e un monumento all’inefficienza, al rischio, all’azzardo morale, all’antieconomicita, all’asservimento ai poteri forti e – diciamolo – al sonno della ragione. Un moloch che sbeffeggia la pattuglia di estremisti fautori del libero mercato per i quali sarebbe stato meglio, in quei giorni da apocalisse, far collassare il sistema bancario americano, lasciando fallire gli istituti ormai compromessi. Darwinismo in economia, anche a costo di alterare per sempre lo scenario e i rapporti di forza. Si poteva azzerare e ripartire. Invece Tbtf e oggi il vero strumento grazie al quale i bankster prosperano e si arricchiscono impuniti, mentre la gente comune soffre. Un totem medievale di cui liberarsi.

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MessaggioInviato: Sab Nov 16, 2013 10:07 am    Oggetto:  
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..Siamo alle solite.
Alle giuste critiche di Marcus, do una connotazione più radicale.
La tara materialista, l'unica che deve essere rimossa per dare vere soluzioni ai problemi e non solo surrogati che permettono la continuazione sotto altre forme dello stesso male, risulta sempre presente e operante.

E' quella tara che rende indigesti anche lavori pregevoli. Del resto lo stesso attivismo politico di Paolo Barnard potrebbe essere affiancato a questo lavoro che qui recensiamo. Gli stessi Keynes, Roosevelt...che dopo aver visto la SCUOLA ITALIANA FASCISTA all'opera, e dopo aver appreso dagli ideologi Fascisti certe soluzioni, si sono limitati a ricopiare nemmeno troppo bene...

Se la soluzione del problema fosse solo nell'inserire certe regole per le banche e la finanza, o far diventare lo stato una specie di "banca a tempo pieno", dovremmo pensare che la panacea di tutti i mali sarebbe la Socialdemocrazia LIBERALE, già variamente applicata in diverse parti del mondo. O peggio dovremmo pensare che la panacea di tutti i mali dovrebbe essere un generico "socialismo", dove l'importante sarebbe "dare da mangiare" a quante più bocche possibile, ottenendo così la "docilità" della folla rendendola indifferente ad ogni altro valore...

Questo "rimedio" è peggiore del male. Perché lungi dall'essere un "rimedio", è un aiuto fattivo alla perpetuazione del Sistema materialistico, in tutte le sue forme. E' un palliativo che ridà fiato al male, garantendone l'assestamento, come è risultato già storicamente. E non solo con l'esempio del 1929, là dove il Liberalismo ha avuto la possibilità di assestarsi proprio grazie alle politiche "keynesiane" attuate in varie parti del mondo...MA NON IN ITALIA.

Per quanto mi riguarda, considero questi lavori PROPEDEUTICI alla stabilizzazione del sistema, che proprio in questi momenti ha bisogno dello "sfogo" Socialdemocratico per convogliare l'attenzione delle folle "affamate" verso il riempimento dello stomaco...Tra l'altro oggi sostituito dal consumismo più radicale (garantire il consumo è il palliativo che sostituisce il NUTRIMENTO...!).

Le critiche di Barnard, come queste, sono decisamente corrette economicamente parlando. Ma ciò che rende queste critiche FUNZIONALI al mantenimento dello Status Quo, è il "ritorno alla radice" del male...Che è appunto il materialismo. Per questo la NOSTRA critica acquisisce un aspetto UNICO ed inimitabile. Perché non verte su questo o quel provvedimento, su questa o quella legge, su questo o quell'assistenzialismo...Verte sulla SOSTITUZIONE di una (in)civiltà con un'altra CIVILTA'! Verte sul primato della Politica, ma non una politica qualsiasi... Ma la politica della Civiltà Fascista!

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MessaggioInviato: Mer Nov 27, 2013 1:31 pm    Oggetto:  
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…è lo stesso sito di WSI che conferma indirettamente a mezzo delle denunce ivi riportate come il problema sia essenzialmente e squisitamente POLITICO, e quando la politica è corrotta e corruttrice fin nel midollo, come avviene di consueto nella repubblica delle banane antifascista, gli squali della speculazione plutocratica non possono che farla da padrone sulla pelle del popolo bove.


Potere e soldi: i manager e politici corrotti con i fondi neri

di: Fiorenza Sarzanini Pubblicato il 27 novembre 2013| Ora 10:42

Milioni di euro elargiti a parlamentari e manager grazie ai costi gonfiati degli appalti. Il trionfo delle lobby in Italia.


MILANO (WSI) - Soldi «in nero» ricavati con le sovrafatturazioni che servivano a finanziare la politica. Milioni di euro elargiti a parlamentari e manager grazie ai costi gonfiati degli appalti.

Imprese «amiche» che dovevano vincere le gare, segnalate dagli stessi manager, ma anche dagli alti dirigenti dei ministeri coinvolti nei progetti. Sono soltanto alcune delle rivelazioni messe a verbale da Sabatino Stornelli, l’ex amministratore della «Selex service management» controllata da Finmeccanica, arrestato la primavera scorsa nell’ambito dell’inchiesta sul sistema di monitoraggio dei rifiuti, e di suo fratello Maurizio.

E adesso le verifiche dei magistrati di Napoli e Roma si concentrano sui nomi e sulle circostanze contenute nei verbali che entrambi hanno riempito in questi mesi. Un lavoro effettuato in piena collaborazione tra i due ufficiali giudiziari, che avrebbe già consentito di trovare riscontro rispetto ad alcuni fatti narrati. E nei prossimi giorni potrebbe portare a nuovi e clamorosi sviluppi.

È il 18 aprile quando i due fratelli finiscono in carcere con l’accusa di corruzione, sospettati di aver gestito il giro di tangenti pagate per il Sistri, sistema satellitare di tracciabilità dei rifiuti costato oltre 400 milioni di euro e mai entrato in funzione.

Gli uomini della Guardia di Finanza di Napoli guidati dal colonnello Nicola Altieri ricostruiscono il percorso dei soldi, individuano le aziende beneficiate da lavori in subappalto dal valore di milioni di euro che in realtà non hanno mai rispettato i contratti, identificano la «rete» dei funzionari di Stato che avrebbe consentito di snellire le procedure aggirando i controlli.

Qualche settimana dopo Sabatino e Maurizio Stornelli accettano di rispondere alle domande dei pubblici ministeri. Rivelano quali ditte abbiano accettato la sovrafatturazione per creare le provviste illecite e tra gli altri indicano «le società che fanno capo a Nicola Lobriglio». Indicano i nomi dei politici destinatari delle tangenti e forniscono elementi e dettagli per consentire agli inquirenti di far scattare gli accertamenti sull’effettivo passaggio di denaro. E svelano come «per l’affare Sistri c’era l’interesse della "Gsp Holding" gestita da Giovanni Sabetti che in realtà è un uomo legato al senatore Sergio De Gregorio».

Una delle aziende maggiormente tenute in considerazione in questo sistema di assegnazione delle commesse è, secondo gli Stornelli, la Italgo di Anselmo Galbusera. «La videosorveglianza delle discariche - si legge in uno dei nuovi verbali - è stata subappaltata ad una società di Elsag Datamat gestita da Francesco Subbioni che a sua volta l’ha affidata ad Anselmo Galbusera con la Italgo. Italgo mi venne imposta da Lorenzo Borgogni e Luigi Bisignani. La società è gestita da Galbusera che fa capo a Bisignani».

Esattamente lo stesso schema utilizzato, secondo l’accusa, nel 2010 per l’assegnazione dell’appalto sulla sicurezza delle comunicazioni di palazzo Chigi: la Italgo associata alla Selex service Management, grazie alla mediazione di Bisignani, se lo sarebbe aggiudicato illecitamente in cambio di favori al capo dipartimento della Presidenza del Consiglio, il generale Antonio Ragusa. In particolare «l’assunzione del figlio in Finmeccanica e la concessione di alcuni subappalti a ditte che a lui facevano capo».

Tra le società che compaiono nell’indagine c’è anche la Micheli Associati spa che fa capo al finanziere Francesco Micheli, attuale vicepresidente dell’Abi. L’azienda figura infatti tra i soci della Italgo e secondo l’ex presidente del Poligrafico Roberto Mazzei, che di Bisignani è stato socio e amico, «Micheli è molto legato a Bisignani ed è socio di maggioranza di Italgo».

Altro capitolo che i magistrati stanno esplorando riguarda la gestione degli appalti da parte del Ministero dell’Ambiente. Secondo Stornelli alcune ditte da far lavorare «mi furono imposte dal direttore generale Luigi Pelaggi», già comparso anche nell’inchiesta sull’Ilva per i suoi rapporti con la famiglia. Anche su questo il manager ha fornito nomi e circostanze che vengono adesso esaminate, soprattutto tenendo conto che il dicastero doveva essere il supervisore del progetto Sistri, assicurandone il funzionamento. Nel 2009 si decise che il sistema dovesse essere protetto apponendo il segreto di Stato. Ufficialmente il provvedimento doveva servire ad agevolare le procedure. In realtà il sospetto è che quel vincolo sia stato utilizzato per aggirare i controlli.

I fratelli Stornelli sono anche accusati di aver ottenuto a prezzi stracciati numerose case di Propaganda Fide. Affitti che in alcuni casi non raggiungevano gli 80 euro mensili per dimore da sogno nei quartieri più esclusivi di Roma che erano stati assegnati a loro oppure a alle loro amanti. Ma su questo non hanno voluto fornire alcun elemento avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Corriere della Sera - che ringraziamo - esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

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