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I.N.C.F. - L'Ortodossia del sapere fascista!

 
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Marcus
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Messaggi: 2589
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MessaggioInviato: Mer Set 18, 2013 11:59 am    Oggetto:  I.N.C.F. - L'Ortodossia del sapere fascista!
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L'Ortodossia del sapere fascista al servizio del P.N.F.

I.N.F.C. – I.N.C.F. l’Istituto nazionale fascista di cultura / di cultura fascista 1925 - 1943

L'Istituto nazionale fascista di cultura (Infc) fu fondato dalla direzione del Pnf il 1 ° giugno 1925: all'indomani dunque del Convegno per le istituzioni fasciste di cultura tenutosi il 29-30 marzo a Bologna, che assieme al «Manifesto degli intellettuali italiani fascisti» del 21 aprile costitui l'avvio di una organica politica culturale da parte del fascismo. Per statuto, l'Infc ebbe lo scopo di sviluppare «la formazione di una coscienza politica nazionale salda e organica», e in particolare «la tutela e la diffusione della cultura nazionale e delle idealità fasciste» all'interno e all'estero. Il suo carattere politico era evidenziato — oltre che dalle finalità ufficiali — dalla sua stessa struttura: l'Istituto venne posto sotto l'alta vigilanza del capo del governo e il suo presidente fu membro di diritto del Gran Consiglio del fascismo. Primo presidente fu Giovanni Gentile, rimasto in carica sino al 1937; si succedettero alla vicepresidenza nel 1925 Giorgio Masi, capo dell'Ufficio propaganda del partito, e Alfredo Rocco nel '26, quando entrarono nel Consiglio direttivo il segretario del partito Augusto Turati, Giuseppe Bottai e Edmondo Rossoni; sotto la presidenza di Gentile fu direttore Arturo Marpicati, nel 1931-34 vicesegretario del Pnf. Non si trattava di un'accademia, affermò Gentile inaugurando l'Istituto il 19 dicembre 1925 in Campidoglio, alla presenza di Mussolini. Nell'occasione, Gentile ribadì la sua concezione militante della cultura — non distinta dalla politica, come avrebbe voluto l' antimanifesto crociano —, e accompagnò l'invito a utilizzare l'opera degli intellettuali non fascisti con la raccomandazione di usare un'« intransigenza assoluta» nei loro confronti quando occorreva attribuire responsabilità direttive. Tuttavia, il nome dell'Istituto — «fascista di cultura», non «di cultura fascista» — intendeva riflettere la concezione gentiliana, favorevole a una cultura non di partito ma della «nazione, con cui il partito fascista aspira a coincidere, e con cui virtualmente già coincide», come il suo presidente precisò nel 1927. L'Infc assorbi il patrimonio della Fondazione Leonardo, costituita nel 1921 dall'editore Formiggini, mentre suo organo fu la rivista «Educazione politica», che per volontà di Mussolini assunse nel '27 il nome di «Educazione fascista», per diventare nel '34 «Civiltà fascista». Nel 1930 l'Infc inglobò l'ente nazionale Italica, fondato nel '23, e nel '31 si collegò alla Società Dante Alighieri: due istituti dediti alla propaganda culturale all'estero. Sempre nel 1931, l'Infc promosse la nascita dell'Istituto italo-germanico di Colonia — inaugurato dal borgomastro Konrad Adenauer — e nel '32 la nascita dell'Istituto italiano di studi germanici di Roma: presieduto dal solito Gentile, questo si avvalse del lavoro di germanisti italiani come Giuseppe Gabetti, favori gli studi di Carlo Antoni e di Delio Cantimori, ospitò conferenze di studiosi tedeschi come Karl Lówith, Carl Schmitt e Martin Heidegger. Con altri enti da esso coordinati — l'Istituto nazionale del dramma antico, lo Studio di diritto e politica internazionale, il Centro italiano di studi per le scienze amministrative — l'Infc svolse quell'attività di alta cultura rivolta ai ceti medi che Gentile cercò sistematicamente di privilegiare. Non trascurò tuttavia un'opera di propaganda politica diffusa. Espressione di tali diversi livelli di intervento furono le sue pubblicazioni, che secondo Gentile dovevano corrispondere ai due compiti dell'Istituto, «culturale» e «politico». A un pubblico di élite si rivolsero la «Biblioteca di cultura politica» inaugurata nel 1928 con Fascismo e cultura di Gentile stesso, la «Collana di studi giuridici e storici» diretta da Pier Silverio Leicht, e i «Classici del pensiero politico» avviati nel '30 e diretti da Rodolfo De Mattei. Rivolti al «gran pubblico» furono invece i «Quaderni», volumetti su temi di attualità pubblicati dal 1928 in ampie tirature, e finalità propagandistiche ebbero la « Bibliotechina corporativa» apparsa nel '35, i «Quaderni di cultura politica» e i «Quaderni di divulgazione» inaugurati rispettivamente nel '40 e nel '41. L'Infc, che all'inizio degli anni trenta arrivò a coordinare una vasta rete di istituti provinciali e a contare un considerevole numero di soci ( oltre 210.000 nel '42), mirava a diffondere in maniera capillare l'ideologia del fascismo, esaltando le sue realizzazioni interne e il ruolo imperiale dell'Italia e individuando sempre piú nel bolscevismo il suo obiettivo polemico. Il suo legame con il Pnf risultò ulteriormente rinsaldato nel gennaio del 1937, quando per volontà di Mussolini e di Starace il suo nome cambiò significativamente — da «fascista di cultura» a «di cultura fascista» — ed esso fu posto per statuto alle dipendenze del Direttorio del partito. Gentile venne riconfermato presidente, ma si dimise nel marzo di quello stesso 1937, in polemica col segretario del Pnf che aveva rinnovato a sua insaputa il consiglio di amministrazione. Al filosofo siciliano succedette, fino al marzo 1940, l'ex ministro della Giustizia Pietro De Francisci, rettore dell'Università di Roma e membro del Direttorio del partito. A lui segui Camillo Pellizzi, già attivo nella diffusione dei Fasci italiani in Gran Bretagna, che accentuò il ruolo di educazione politica di massa e di acquisizione del consenso degli intellettuali richiesto all'Istituto nel corso del conflitto. Nel luglio 1943 Pellizzi fu sostituito da Giuseppe Maggiore, che non riuscì tuttavia a prendere possesso della carica per la caduta di Mussolini e la soppressione dell'Incf il 2 agosto successivo. […]

(estratto da Dizionario del Fascismo, A – K, Torino, 2002, pp. 692 – 693)

La STRUTTURA

L'Istituto nazionale di cultura fascista era retto da un consiglio d'amministrazione così composto: presidente, nominato da Mussolini su proposta del segretario del Partito Nazionale Fascista (PNF); 4 vice presidenti, nominati da Mussolini su proposta del segretario del PNF;
14 consiglieri, nominati dal segretario del PNF su proposta del presidente dell'Istituto stesso.
Sul territorio vi erano le sezioni provinciali, nei capoluoghi di provincia, guidate da un presidente, in stretto contatto con le federazioni provinciali del PNF.

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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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MessaggioInviato: Mer Set 18, 2013 2:06 pm    Oggetto:  
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...mi sa che era un organo ufficiale Smile
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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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