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Come si combatte l'antistato!

 
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Autore Messaggio
Marcus
Cittadino Fascista-Gruppo ADMIN
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Età: 44
Registrato: 02/04/06 11:27
Messaggi: 2594
Località: Palermo

MessaggioInviato: Ven Set 06, 2013 11:47 am    Oggetto:  Come si combatte l'antistato!
Descrizione:
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La Tensione Morale e la Dignità anelanti alla GIUSTIZIA per alcuni Uomini rappresentano tutto, tale rara virtù si misura in base alla determinazione nel mantenere fede al codice etico-comportamentale che disciplina l'esistenza di codesti Uomini vissuta all'insegna della Giustizia, anche a prezzo dei sacrifici più grandi; tale determinazione ha un nome: ONORE!
In nome dell'Onore è giusto e lecito soffrire, poiché la sua difesa costituisce la misura in base alla quale in primis la coscienza che Dio ha messo in ogni essere umano e poi la Storia ci giudicano. C'é chi, come noi fascisti de IlCovo, affronta con ONORE quotidianamente il Purgatorio di una lotta impari ma ricercata e affrontata comunque e sempre a viso aperto, con la certezza che tale testimonianza possa presto portare buoni frutti. C'è chi come Vincenzo Vinciguerra affronta l'Inferno del carcere politico con la certezza che mai più vedrà la luce del sole fuori dalla prigione, egli anzi sa che l'unica luce che ogni giorno illumina la sua esistenza è quella della "Via dell'Onore" che ha scelto di seguire fino in fondo e che sola lo riscatta degli errori commessi nel passato, rendendo davvero libero lui, ma anche noi tutti che grazie al suo esempio abbiamo l'ulteriore conferma che combattere l'antistato antifascista si può e si deve, anzi costituisce l'unica vera manifestazione possibile di autentica LIBERTA'...all'insegna dell'ONORE!
Ecco la sua personale riflessione...


COME SI COMBATTE UNO STATO

di Vincenzo Vinciguerra - carcere di Opera, 1 febbraio 2013 -


La domanda rivoltami di recente da un persona che è intelligente e preparata sul piano storico, “e i benefici?”, mi spinge a chiarire all'interessato e a tutti coloro che, in buona fede, si chiedono perché non abbia mai chiesto benefici di legge e attendono che magari, dopo 33 anni e 5 mesi, mi decida a chiederli, di riflettere sui “benefici” che ha ricavato lo Stato italiano ed il suo regime dalla mia azione politica, portata anche sul piano giudiziario per l'ovvia ragione che operando nel vuoto assoluto politico, culturale, etico che mi circondava solo gli uffici giudiziari per il proprio tornaconto potevano compiere quegli accertamenti e trovare quei riscontri che le mie dichiarazioni sollecitavano e pretendevano.
Renderò sempre merito al presidente della Corte di assise di Venezia, Renato Gavagnin, che dopo quattro mesi di dibattimento infuocato, dinanzi alla mancanza di richieste alla Corte e alla decisione di non proporre appello contro la condanna all'ergastolo, ne trasse il logico giudizio di trovarsi dinanzi ad un “soldato politico”.
Dopo di lui, il nulla.
Il linciaggio morale, all'esterno e all'interno dei mandamenti penali dell'associazione penitenziaria, organizzato da apparati dello Stato, dall'ufficio istruzione di Felice Casson, da partiti politici ed organi di stampa, giustifica solo in parte il convincimento di quanti ritengono che, pur nolente, io abbia potuto favorire uno Stato che, in tutte le sedi giudiziarie, (ultima la Corte di assise di Brescia nel mese di settembre del 2009) ho sempre definito “delinquente e terrorista”.
La propaganda, è noto, non fa appello all'intelligenza ed alla razionalità degli uomini bensì ai loro sentimenti, in particolare ai loro meschini sentimenti, così che è consolante per tanti rifugiarsi , per spiegare un comportamento etico e politico che dal basso livello in cui si trovano non riescono a comprendere, nel convincimento di avere a che fare con un anomalo “collaboratore di giustizia” che, chissà per quali recondite ragioni ha deciso di vivere e morire nei mandamenti penali dell'Italia della vergogna.
Dichiarazioni mie di pentimento ideologico, politico, morale, non ce ne sono. Ci sono quelle di disprezzo e di derisione per lo Stato ed il suo regime.
Non posso aver rifiutato, con buona pace di diffamatori alla De Lutiis e Imposimato, quei benefici che non ho mai chiesti.
Perché il mistero si risolva e svanisca, è sufficiente cosa ha ricavato in bene lo Stato delinquente e terrorista dalla mia battaglia.
Al processo di Venezia, la mia mera assunzione di responsabilità ha comportato la condanna di ufficiali superiori dell'Arma dei carabinieri e dei servizi segreti militari.
Ritenere che al Comando generale dell'Arma dei carabinieri, al ministero della Difesa e a Forte Braschi abbiano esultato guardando a me con gratitudine, è cosa che lasciamo pensare ai dementi.
Ho posto l'accento sulla “struttura parallela”, delineando in sede giudiziaria, storica e giornalistica, l'esistenza di una organizzazione che poi è stata identificata in “Gladio”.
Per quanti volessero registrare il gaudio sommo degli ambienti militari e di sicurezza, li rimandiamo alla lettura delle farneticazioni e avvelenate dichiarazioni contro di me, puntualmente rese ad ogni occasione dal generale Paolo Inzerilli, ex responsabile di “Gladio” ed ex capo di Stato maggiore del Sismi.
Ho indicato in Ordine nuovo una struttura clandestina dello Stato coinvolta in episodi di strage, compresa e per prima piazza Fontana.
A contrastare queste dichiarazioni si sono sempre mosse forze politiche di centro-destra e di sinistra, alleate con ambienti giudiziari di Milano e di Venezia dove il Felice Casson ha addirittura tentato di bloccare l'inchiesta sulla strage di piazza Fontana diretta dal giudice Guido Salvini, posto sotto accusa anche dal ministro della Giustizia, il comunista Oliviero Diliberto.
Ne sono usciti con le ossa rotte perché, oggi, nessuno dubita più che Ordine nuovo sia stata una struttura clandestina dello Stato e che, nel suo ambito, abbia agito il nucleo stragista.
Complimenti, pacche sulle spalle, premi, benefici? Figurarsi!
Sarebbe sufficiente vedere quello che combinano in questo mandamento penale di Opera per avere la concreta dimostrazione di quanto lo Stato abbia gradito e gradisca le mie dichiarazioni in merito alla sua responsabilità nella guerra politica.
Del resto, qual'è l'obiettivo di una battaglia che ho iniziata all'età di 13 anni, se non lo Stato, il regime politico, i loro alleati internazionali?
Se oggi un numero sempre maggiore di italiani acquisisce la certezza della responsabilità dello Stato, della Democrazia cristiana, dei partiti dello schieramento anticomunista, primo il Movimento sociale italiano; se oggi tanti storici, compresi quelli del “Cosa scrivo buana?” e del “quanto mi paghi?”, parlano sempre meno o non parlano più di orde fasciste che hanno attaccato lo Stato in odio alla democrazia, ma di “neofascisti” evoliani che hanno lavorato come informatori, “terroristi” e stragisti per conto dello Stato e della nato, rivendico il merito di essere stato il solo ad affermarlo per oltre venti anni.
E questo regime politico e lo Stato dovrebbero esprimermi la loro riconoscenza per quanto ho fatto offrendomi come ringraziamento benefici di legge che, peraltro, non ho mai richiesti?
L'idea che contro un regime politico, uno Stato, si debba combattere solo con le armi perché l'arma della verità lo favorisce e lo rafforza è una tesi che si può portare avanti, oggi, solo in perfetta malafede o per straordinaria stupidità.
Se questo Stato e questo regime si sono macchiati di delitti contro il popolo italiano, se hanno scatenato una guerra civile, se non hanno esitato a favorire massacri, nelle forze di polizia alle loro dipendenze, se hanno privato il Paese di ogni sovranità e della dignità nazionale, allora temono la verità come la peggiore delle sventure.
Chi cerca di affermare la verità è il nemico dello Stato e del regime.
E quale sia il trattamento che uno Stato senza dignità e senza onore può riservare ad un nemico politico, risulta da tutto ciò che ho scritto – e dovrò continuare a scrivere – sul conto dei mandamenti penali italiani e, in particolare, su questo di Opera dove, dopo oltre 19 anni, i secondini di alto e basso livello non hanno ancora preso atto del loro fallimento e della sconfitta dello Stato che li paga e li usa.
Contro lo Stato asservito al regime politico si combatte con le armi della verità, della dignità e dell'onore, a beneficio e nell'interesse del popolo italiano.

Vincenzo Vinciguerra
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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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