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Il Federale Aviatore. L'eroico Aristide Sarti

 
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Autore Messaggio
tribvnvs
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Registrato: 04/04/06 23:22
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MessaggioInviato: Sab Lug 07, 2012 3:03 am    Oggetto:  Il Federale Aviatore. L'eroico Aristide Sarti
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Aristide Sarti era nato a Bologna il 24 febbraio 1917, rampollo di una nota famiglia proprietaria di distillerie di liquori (quella del liquore Biancosarti per intenderci).
Aristide era fascista, come pressochè tutti alla sua epoca, ma non si era occupato attivamente di politica più di quanto facessero tanti suoi coetanei negli anni '30. Sicuro però che la questione sociale e i nuovi principi etici fascisti non lo avevano lasciato affatto indifferente, come dimostrerà.
Nel 1944, laureatosi in economia, lui figlio di imprenditori discusse una tesi intitolata "Crisi del capitalismo e della borghesia". Il relatore, il fascistissimo prof. Fortunati, divenne poi senatore del PCI.
Ma Aristide era di altra pasta. Pur essendo "borghese" di nascita, non lo era certo di spirito. Lui sapeva che lo spirito e non la materia fruttifica. Avrebbe potuto trovare mille scuse e buoni appoggi per occuparsi dell'azienda di famiglia evitando di servire la Patria in guerra. Ma questo per lui sarebbe stato inconcepibile: decadenza borghese appunto.
Amante del volo, si arruolò in aereonautica, tenete pilota, servendo in Tunisia e Sicilia.
Quando scoppiò il 25 luglio, si ebbe il primo segnale di un suo intervento attivo in politica. Pretese che venisse pubblicato un suo intervento sul Resto del Carlino (direttore Giorgio Pini): il contenuto, neppure a dirlo, era che non c'era proprio nulla da rinnegare nell'appena caduto regime.
Ecco, come nei cieli, anche in politica, nel momento del pericolo Aristide esce dalle schiere per farsi avanti nell'arena della battaglia. Gli altri scappino pure, lui no.
Così l'anonimo tenentino della RA si presentò ai fascisti, ridotti in clandestinità o quasi, e agli antifascisti già pronti alla guerra civile.
L'8 settembre, per lui Soldato e Cittadino, è una infamia cui bisogna opporsi. Non può più opporsi col suo aereo, colla sua squadriglia, sbandata - come il resto delle FFAA - dal tradimento di Badoglio.
E allora lo farà con la politica, sì: il concetto è sempre quello: difendere la Patria, con le armi; e con le Idee.
Il tenente, nuovo alle gerarchie fasciste, solo grazie al coraggio, all'onestà e al merito, alla genuinità accattivante, fonda il Fascio Repubblicano di Bologna. E ne diventa reggente dal 18 settembre al 15 novembre 1943.
Il Federale Sarti si propone un programma politico semplice: evitare la guerra civile, continuare la guerra all'invasore, riunificare le varie anime del fascismo.
Per questo propose tra l'altro a Mussolini di riprendere con sè l'ex vicesegretario del PNF Arpinati.
Così racconta il tentativo Giorgio Pini:
"Da poco avevo conosciuto il federale di Bologna Aristide Sarti, giovane e valoroso tenente pilota, il quale, durante il periodo badogliano, aveva indirizzato al “Carlino” una coraggiosa lettera a nome dei combattenti che nulla avevano da rimproverarsi per il passato (...).
Sarti volle presentarsi a Mussolini insieme a Goffredo Coppola per risolvere la questione Arpinati, e siccome nessuno dei due era ancora personalmente conosciuto dal Duce, mi chiese un biglietto di presentazione. Del seguito degli accordi fui solo genericamente informato perché ero di continuo impegnato nella lontana sede del giornale e non avevo tempo di frequentare uffici ed amici in città. Ma seppi che un giorno l'incontro fra Mussolini e Arpinati era effettivamente avvenuto alla Rocca. I due si erano abbracciati come vecchi amici ed erano rimasti lungamente a colloquio dopo oltre dieci anni di separazione. Tuttavia Arpinati non tornò alla politica e continuò a dirigere la sua azienda agricola alla Malacappa, presso Bologna, là dove fu assassinato nell'aprile del '45 insieme al noto avvocato Nanni."
Spiega meglio lo storico Duilio Susmel: "Subito dopo il suo ritorno al potere, Mussolini si rivide con Arpinati, e per l'ultima volta. Era stato il rettore dell'Università di Bologna, Coppola, acceso fascista “repubblichino” a convincere Giorgio Pini, direttore del “Resto del Carlino”, a parlare a Mussolini della convenienza di richiamare alla ribalta Arpinati, allo scopo di impegnarlo con la repubblica e di rafforzare le adesioni in Bologna. (Già Farinacci aveva suggerito, invano, di nominarlo ministro dell'lnterno). Mussolini non aveva mostrato di apprezzare troppo la proposta. Allora erano tornati alla carica il prefetto di Bologna, Montani, il professor Coppola e il federale Sarti, fin che erano riusciti, il 6 ottobre 1943, a far pervenire ad Arpinati questo biglietto autografo di Mussolini: “Caro Arpinati, domattina, giovedì 7, ti aspetto alla Rocca. Parleremo insieme sulla situazione. Cordiali saluti”.
Il destinatario accolse l'invito e il colloquio fu lungo e formalmente cordiale. I due romagnoli non parlarono del passato, e il Duce invitò l'uomo che gli era stato fedelissimo per molti anni a riprendere la sua collaborazione. Ma, prevenuto contro le annunciate direttive sociali, contro i tedeschi, in sostanza contro il fascismo, Arpinati si sottrasse ad ogni impegno col pretesto di essere troppo impegnato nella direzione della sua azienda agricola. Mussolini non insisté e l'incontro ebbe termine.
Più tardi, al giornalista Giovannini, ricevuto in udienza, il Duce disse: “Se il vostro amico Arpinati non fosse stato cosi cocciuto, forse molte cose non si verificherebbero ora. - Poi aggiunse: - Per ciò che riguarda Arpinati, la colpa è mia. Se non ci fossimo incontrati, sarebbe probabilmente rimasto un bravo e innocuo anarchico. Si era trasformato in un cattivo fascista ed è ora liberale, in ritardo di cinquant'anni. Mi dicono che treschi coi partigiani. Non so se spera qualcosa; in tal caso non ha capito niente”.
Sarti alla prima assemblea generale del PFR di Bologna, il 28 ottobre 1943, chiese la pena di morte per il re e i membri del Gran consiglio del fascismo che avevano tradito Mussolini e per i generali e gli ammiragli «complici dell’infame tradimento». Chiese la riforma della burocrazia, che dalle forze armate «sia cancellato ogni spirito di casta», che «alla stampa
sia restituita la piena libera consapevolezza» e la riforma della scuola.
In ogni caso, una volta stabilizzato il fronte delle Idee, e fatto ciò che politicamente il soldato-cittadino Sarti riteneva utile per la Patria, egli chiese di essere ridestinato al fronte, nella sua specialità: la caccia.
Aristide si sentiva pur sempre un soldato; dopo aver fatto ciò che riteneva utile, giusto e doveroso come cittadino fascista, chiese e ottenne di lasciare la toga per riprendere il gladio. Ricostituita l'Aereonautica sotto il comando dell'eroico Botto "Gamba di Ferro", Sarti chiese di tornare a combattere nei reparti da caccia. Trovando anche il tempo per completare gli studi.
Assegnato al 2° gruppo da Caccia dell'ANR, cadde in combattimento contro caccia americani il 2 aprile 1945, a 28 anni. Aveva guadagnato 2 MAVM, 2 MBVM e 1 croce di guerra.
Sul luogo dello schianto la famiglia pose una lapide con la scritta: "mortuus ut Patria vivat".
Successivamente la lapide venne sostituita da un vero e proprio piccolo monumento, tuttora visibile, con inciso "caduto per la sua Patria".


Ultima modifica di tribvnvs il Lun Giu 06, 2016 12:06 am, modificato 4 volte in totale
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MessaggioInviato: Mer Lug 11, 2012 5:25 pm    Oggetto:  
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..che cattivo dittatore che era Mussolini, eh?
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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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MessaggioInviato: Gio Feb 12, 2015 2:57 pm    Oggetto:  
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Il federale Sarti aveva un fratello maggiore, Luigi, anche lui aviatore, caduto in azione nella primavera del 1943. L'università di Bologna, della quale era studente, gli ha concesso nel dopoguerra la laurea honoris causa alla memoria, come a molti altri ex studenti caduti nell'adempimento del dovere.
Riuscirà mai quella rossa città ad onorare questi suoi valorosi figli?
Fa piacere cmq constatare che dopo la comparsa sul Covo di questo articolo sul federale aviatore sia comparsa anche su wikipedia - prima non c'era - una sua biografia largamente ispirata dalle nostre righe... Very Happy
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