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Primavera araba o TURCA?Fratelli musulmani e simili
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RomaInvictaAeterna
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MessaggioInviato: Dom Giu 10, 2012 2:32 pm    Oggetto:  Primavera araba o TURCA?Fratelli musulmani e simili
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Obama e Fratelli musulmani convergenza sulla Turchia

Il presidente, pronto a “sdoganarli”, li riceve a Washington

MAURIZIO MOLINARI

CORRISPONDENTE DA NEW YORK
Casa Bianca, Dipartimento di Stato, Georgetown University e Fondazione Carnegie: le porte di Washington si sono aperte in aprile a una delegazione dei Fratelli musulmani egiziani segnando il formale momento di inizio di un dialogo con l’amministrazione degli Stati Uniti d’America che rientra nella strategia di Barack Obama di consolidare i rapporti con i partiti islamici considerati «più moderati» nonché protagonisti della stagione della Primavera araba.

La scelta di far cadere il tabù dei rapporti con l’Islam fondamentalista risale al 2009, quando Obama scelse il podio dell’Università cairota di Al Azhar, loro roccaforte, per aprire una nuova stagione di dialogo con i musulmani traducendo in politica il suggerimento che nel febbraio precedente l’opinionista Fareed Zakharia gli aveva dato dalle colonne di «Newsweek»: «Dobbiamo imparare a vivere con l’Islam radicale». Il rovesciamento di Hosni Mubarak in Egitto, nel febbraio 2011, ha offerto un concreto terreno di incontro fra l’amministrazione Obama e l’Islam politico perché mentre la Casa Bianca spingeva il Raiss ad abbandonare il potere i Fratelli musulmani erano in piazza a sostenere la rivolta popolare. I contatti diretti sono iniziati poco dopo la caduta di Mubarak e la vittoria dei Fratelli musulmani nelle elezioni parlamentari terminate lo scorso gennaio ha spinto la Casa Bianca ad accelerarli, in vista delle presidenziali che potrebbero portare a prevalere proprio un candidato islamico.

Da qui la decisione di accogliere a Washington una delegazione del partito Libertà e Giustizia, espressione diretta dei Fratelli musulmani, che si è presentata alla Casa Bianca con le parole di Sondos Asem: «Rappresentiamo il punto di vista dei musulmani moderati, centristi, e le nostre priorità sono economiche e politiche, vogliamo preservare gli ideali di giustizia sociale della rivoluzione e garantire la sicurezza del nostro popolo».

Da quanto trapelato, durante i colloqui gli ospiti egiziani hanno scelto di tacere del tutto sui temi più spinosi: aiuti statunitensi all’esercito egiziano e trattato di pace con Israele. Sebbene l’amministrazione Obama non abbia mai specificato i nomi dei funzionari che hanno ricevuto Asem e gli altri componenti della delegazione, la svolta avvenuta si spiega con la scelta della Casa Bianca di raccogliere le indicazioni giunte da due dei Paesi mediorientali più vicini e ascoltati: la Turchia e il Qatar. Se l’Emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa al-Thani, è stato il primo, dopo la caduta di Gheddafi a Tripoli, a suggerire a Obama di «aprire il dialogo con i partiti islamici nel mondo arabo perché sono le forze che guideranno la primavera di riforme», la Turchia guidata dal primo ministro Recep Tayyp Erdogan è considerata da Washington il modello di democrazia islamica da promuovere in Medio Oriente.

Tantopiù che un sondaggio appena pubblicato dalla Brookings Istitution testimonia che la nazione straniera più ammirata dagli egiziani è con una percentuale del 61 per cento proprio la Turchia. Erdogan è anche il leader straniero con cui il presidente Obama registra il maggior numero di contatti fra incontri e telefonate - perché in comune c’è l’approccio alla Primavera araba, confermato dal fatto che durante una riunione a Washington fra islamici tunisini, marocchini ed egiziani si è discusso proprio di «modello turco».

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)


Ultima modifica di RomaInvictaAeterna il Dom Giu 10, 2012 2:46 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Dom Giu 10, 2012 2:46 pm    Oggetto:  
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Ormai lo scenario è chiaro.

La cosiddetta "primavera araba", tanto "araba" non sembra affatto. Come al solito le "tattiche" messe in atto sono 2: quella del "blocco occidentale", che sta mettendo in atto nè più nè meno che il suo SOLITO metodo dell' "indirect rule", ed un esempio fu proprio l'ascesa dei TALIBAN in Afghanistan (i Taliban sono Musulmani "radicali". Eppure il "blocco occidentale" non ha avuto nessuna remora ad allearsi con loro!); e quella del blocco "russo".

Oggi questa tecnica "occiedentale" sta mettendosi in atto di nuovo. Ma questa volta la "leva" per l' "alleanza" con l'Islam "radicale" è costituita dalla "collaborazione" con i partiti ispirati e/o guidati dai Fratelli Musulmani.

In Africa settentrionale, la cosiddetta "Primavera araba" ha come fondamento politico la TURCHIA. Ormai, dalla Tunisia, passando per la Libia e l'Egitto, i partiti "rivoluzionari", nelle vesti dei loro capi, dichiarano esplicitamente (venendo ben RICAMBIATI) la loro filiazione politica TURCA, quindi "politicamente occidentale".

Inizialmente era già chiara la "stranezza" di questa "primiavera" e la mancanza di trasparenza sia nell'informazione che negli atti delle minoranze rivoltose.

Eh sì, perchè i "fuochi rivoluzionari" nei vari stati sono cominciati da forti minoranze.... Armate COME? E da chi? Da dove venivano le armi e i fondi di queste minoranze? Era chiaro che, il presunto "cambiamento" era finanziato da forze politiche estere.

"Rivoluzionari" e "Contro-Rivoluzionari" erano e sono foraggiati dai due blocchi. Chi per un motivo chi per un altro.

Oggi la Siria si trova ad essere terra di conquista, esattamente come negli altri casi. La Russia ha già fatto sapere che se vi sarà, come ormai sembra certo, un "cambiamento" di regime, non si opporrà... A patto che ci metta le mani insieme agli altri!

Ma, a questo punto, viene spontaneo chiedersi: chi sono i "Fratelli Musulmani"? Che ruolo hanno nella "primavera araba", CHE METODO USANO NEL MONDO, e che legami hanno con la Turchia?

Risponderemo a queste domande.

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MessaggioInviato: Lun Giu 11, 2012 1:12 pm    Oggetto:  
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..."Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi".

G. Tomasi di Lampedusa, "Il Gattopardo".

...più calzante di così!! ...e che nessuno pensi che un simile modo di gestire la politica da parte statunitense non ci riguardi molto direttamente, negli ultimi anni potremmo annoverare nelle fila dello "spontaneismo primaverile" probabilmente anche tutto ciò che è avvenuto dopo il 1992, per non parlare poi più di recente di Grillo e compagnia danzante.

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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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MessaggioInviato: Mar Giu 12, 2012 9:55 am    Oggetto:  
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RomaInvictaAeterna ha scritto:


Oggi la Siria si trova ad essere terra di conquista, esattamente come negli altri casi. La Russia ha già fatto sapere che se vi sarà, come ormai sembra certo, un "cambiamento" di regime, non si opporrà... A patto che ci metta le mani insieme agli altri!

Di questo non è sono sicuro. La Russia non vuole fare gli stessi errori fatti con l'Irak e la Libia, e sta volta non mollerà l'osso tanto facilmente, dato che in Siria sono in gioco i suoi interessi geopolitici, in quanto a Tartus ha la sua unica base nel Meditteraneo. Mosca ha più volte ribadito che non vuole e non appoggiera mai un cambio di regime per vie militari ma solamente una pacifica transizione. Inoltre la Russia sa bene che se gli U.S.A e gli stati sunniti del golfo metterano le mani sulla Siria niente gli fermera da andare ad attaccare l'Iran, quindi andando ad intaccare la sicurezza della stessa Federazione.
In questi giorni la Russia ha fatto capire agli Stati Uniti ed alleati di stare attenti a non tirare troppo la corda, se no ci saranno terribili conseguenze.
Infatti il 7 luglio ha effetuato due test missilistici a lungo raggio, in dei quali è stato testato il nuovo missile continentale R-30 Bulava di nuova generazione lanciato da uno sottomarino della nuova classe Borei.
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MessaggioInviato: Mar Giu 12, 2012 12:13 pm    Oggetto:  
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... se vi è qualcosa attinente alle vicende umane su cui storicamente non si può mai essere TOTALMENTE SICURI di nulla, quella è proprio la politica. La notizia è ghiotta, lascio a voi interpretarne il senso strettamente geopolitico...

Esercitazioni militari congiunte Russia-USA
Negli Stati Uniti sono iniziate le prime esercitazioni congiunte antiterroristiche dei paracadutisti russi e quelli americani.

Secondo un rappresentante del Ministero della Difesa le operazioni congiunte delle forze speciali americane e dell’unita’ di ricognizione delle truppe aviotrasportate russe si svolgono nella base militare di Fort Carson (Colorado) e prevedono lanci dal paracadute e simulazioni di cattura e uccisione di un capo di un'organizzazione terrorista asserragliato nel proprio covo.

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L'esercitazione fa parte di un accordo siglato un anno fa da Russia e Stati Uniti.

Le due superpotenze intendono creare un rapporto stabile di collaborazione in campo militare. Questa collaborazione oggi è ritenuta vitale sopratutto in due settori: le azioni anti-terrorismo e gli interventi umanitari o di peace-keeping. I ventidue parà arrivati in Colorado per ora hanno effettuato insieme ai loro colleghi americani lanci con il paracadute ed esercitazioni di tiro. Un passo successivo prevede operazioni più complesse di antiterrorismo, come prove di blitz tipiche da truppe speciali, con uso di elicotteri ed evacuazioni di feriti e ostaggi.

Leggi il resto:
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MessaggioInviato: Mar Giu 12, 2012 1:43 pm    Oggetto:  
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...inoltre desidero portare alla vostra attenzione questo interessante articolo pienamente attinente al discorso. Al di là degli evidenti accenti anti israeliani contenuti e che secondo me lo spingono verso quelle che definirei delle forzature ideologiche (vedi le paventate mire di riconquista del Sinai da parte dell'esercito con la stella di davide) , ritengo comunque che tratteggi molto realisticamente le modalità con cui vengono politicamente eterodirette dagli Stati Uniti tutte le cosiddette rivolte arancioni, viola o di primavera nelle varie zone del pianeta in cui sono in gioco interessi americani...


COME CONQUISTARE L’EGITTO SENZA SFORZARSI TROPPO

06/01/2012 di Keith Johnson
dal blog Revolt of the Plebs

traduzione di Gianluca Freda



Il mese scorso, la polizia egiziana ha fatto irruzione negli uffici di 17 dei cosiddetti “gruppi per la democrazia e i diritti umani”. Tra di essi vi erano l’International Republican Institute (IRI), il Freedom House (FH) e il National Democratic Institute (NDI), tutti con sede negli Stati Uniti. Tutte queste organizzazioni sono largamente finanziate dal Dipartimento di Stato americano e vengono utilizzate per tenere allineati i gruppi di opposizione politica alle ambizioni di politica estera occidentale.

In risposta a ciò, il Dipartimento di Stato USA ha definito queste irruzioni “incompatibili con la cooperazione bilaterale che c’è stata fra noi per molti anni” e ha invitato le autorità egiziane a porre immediatamente termine a qualunque “vessazione” contro i dipendenti delle Organizzazioni Non Governative. La portavoce del Dipartimento di Stato, Victoria Nuland, è arrivata ad affermare che potrebbe essere difficile far approvare al Congresso altri aiuti militari se la situazione non dovesse migliorare.

Wow! Ma allora questo vuol dire che gli Stati Uniti non avevano poi tutto quel controllo sul governo egiziano come all’inizio avevamo pensato, vero?...
SBAGLIATO!
Questo è quel che vogliono farvi credere. E’ solo un altro po’ di fumo e specchi. Questi raid non sarebbero mai avvenuti senza prima ottenere la luce verde – o perfino ordini diretti – dagli USA.

Tutte queste ONG, in Egitto, erano ormai servite al loro scopo, bisognava trovare un sistema credibile per farle uscire di scena e così se ne è inventato uno. Ora gli Stati Uniti hanno messo gli egiziani esattamente nella posizione in cui li volevano e non possono permettersi di avere dei cani sciolti – addestrati da loro – che cambino direzione ponendosi in contrasto con un obiettivo lungamente pianificato. Potete star certi che non c’è neppure un viso pallido tra coloro che sono stati arrestati. Si trattava solo di egiziani ormai sacrificabili, “figli dei fiori” i cui servigi non sono più richiesti.

Avete notato che le irruzioni hanno avuto luogo appena prima delle elezioni? Ciò è fortemente indicativo dell’esistenza di un’effettiva confluenza d’interessi tra la Fratellanza Musulmana e i generali al potere. Nessuno voleva interferenze da parte di attivisti laici (ubriachi di DEMOCRAZIA!!), i quali avrebbero potuto mettersi in testa la brillante idea di creare disordini o di monitorare i risultati elettorali, che è poi precisamente il tipo di attività promossa da IRI, FH e NDI.

Negli ultimi giorni, gli attivisti hanno iniziato a sospettare sempre di più della possibilità di un’alleanza Fratellanza/militari. Ecco cosa ha dichiarato recentemente uno di loro ad un giornalista della Associated Press:

“I militari vogliono poter ritornare in sicurezza alla propria vita del passato, lontano dai riflettori, conservando gli stessi privilegi e lo stesso prestigio, e gli islamisti vogliono il potere. Tra le due parti esiste un accordo a danno di tutti gli altri.”.

E’ un buon riassunto della situazione. Noi avevamo cercato di avvisarvi... ma non ci avete ascoltato. Le vostre preziose ONG vi hanno venduto sulla riva del fiume. Ora è tempo che la Fratellanza Musulmana cinga la corona. Credevate che con Mubarak si stesse male? Preparatevi alla sofferenza vera, cari combattenti per la libertà!

Oggi su Haaretz si può leggere questo articolo:

“La Fratellanza Musulmana ha fornito garanzie agli Stati Uniti circa il mantenimento degli accordi di pace con Israele, ha dichiarato giovedì scorso un alto funzionario americano, nonostante i recenti commenti di alcuni capi di partito secondo i quali il trattato del 1979 non sarebbe più vincolante per l’attuale regime del Cairo”.

“I commenti cui si fa riferimento sono quelli del vice-capo della Fratellanza, Rashad Bayoumi, il quale aveva detto “Non riconosceremo Israele in nessun caso; stiamo parlando di un’entità d’occupazione e di un nemico criminale”.

Santo cielo! Queste cose non si sentono nemmeno in bocca ad Assad di Siria, eppure è lui a prendersi tutti i calci nel sedere!

Nel frattempo, la portavoce del Dipartimento di Stato USA, Victoria Nuland (ancora lei), ha glissato sulle dichiarazioni di Bayoumi sentenziando: “Direi che si tratta dell’opinione di un unico membro della Fratellanza Musulmana. Abbiamo avuto dal partito altre rassicurazioni riguardo la loro devozione non solo ai diritti umani universali, ma anche agli obblighi internazionali che il governo egiziano ha sottoscritto”.

La difesa d’ufficio della Fratellanza Musulmana da parte della Nuland è un regalo divino ai sionisti e avrà sicuramente larga eco sulla stampa israeliana e pseudo-conservatrice. Mi pare già di sentirli: “Obama ha di nuovo buttato Israele sotto l’autobus!” e “Gli Stati Uniti hanno di nuovo voltato le spalle a Israele!”.

Continueranno, ancora e ancora, con la solfa che la politica americana sta mettendo a rischio la sicurezza di Israele e che i consiglieri di Obama non vedono i segnali di avvertimento che porteranno presto ad un confronto militare. Ma è proprio questo il piano. In realtà, Israele ha bisogno della Fratellanza Musulmana e della violenta retorica di una parte dei suoi membri. Israele progetta di rioccupare il Sinai. Non potrebbero giustificare una cosa del genere finché esiste un trattato di pace. Hanno bisogno di una provocazione... e datemi retta... ne avranno una non appena la Fratellanza Musulmana riceverà l’OK dalla CIA.

La stretta relazione tra la Fratellanza Musulmana e l’Occidente è vecchia di decenni. Nel suo libro “A letto col diavolo: come Washington ha venduto la nostra anima per il greggio saudita”, l’ex agente della CIA Robert Baer spiega nel dettaglio in che modo questa relazione si è evoluta nel corso della Guerra Fredda:

“La Casa Bianca guardava ai Fratelli come a un silenzioso alleato contro il Comunismo (che altro, se no). Queste operazioni segrete iniziarono negli anni ’50 con i fratelli Dulles – Allen alla CIA e John Foster al Dipartimento di Stato – quando venne approvato il finanziamento dell’Arabia Saudita ai Fratelli egiziani contro Nasser”.

“La logica della Guerra Fredda portava ad una sola conclusione: ‘Se Allah vuole combattere al nostro fianco, bene. Se Allah ha deciso che l’assassinio politico è ammissibile, va bene anche questo, purché nessuno ne parli nei salotti beneducati’”.

“Come ogni altra operazione veramente segreta, anche questa era strettamente non ufficiale. Non ne esistono riscontri alla CIA, nessun memorandum, nessuna informativa al Congresso. Nemmeno un penny è uscito dal Tesoro per finanziarla. In altre parole, nessuna prova. Tutto ciò che la Casa Bianca doveva fare era una strizzatina d’occhio ai paesi che ospitavano la Fratellanza Musulmana”.

“Come ha dichiarato Tom Twetten, il nemico del mio nemico è sempre mio amico. E’ una regola ferrea in Medio Oriente”.

Questa relazione esiste ancora oggi ed è viva e vegeta in Egitto, Siria, Libia, Yemen, ecc. La Fratellanza rappresenta alla perfezione il volto che l’Occidente vuole dare all’Islam. Sono violenti, appariscenti e pazzi; e sebbene affermino di essere musulmani, tutti i loro leader hanno svolto un apprendistato presso i wahabiti in Arabia Saudita.

Nel caso non lo sapeste, il Wahabismo è una perversione dell’Islam, disprezzata allo stesso modo tanto dai sunniti quanto dagli sciiti. Fu creato nel 18° secolo da un ebreo Donmeh di nome Muhammad ibn Abdul Wahhab (suo nonno era Tjen Shulman, membro della comunità ebraica di Basra, in Iraq). Il wahabismo ha molti più elementi in comune col Talmud ebraico che col Corano. Se volete potete chiamarlo “giudeo-islamismo”, così come possiamo chiamare il sionismo cristiano “giudeo-cristianesimo”.

Mettere la Fratellanza Musulmana a capo dell’Egitto e poi chiamare “islamico” questo paese è un po’ come mettere la gang messicana centro-americana nota come MS 13 a capo degli USA e poi definirli un paese cattolico.

E’ un incubo in lavorazione, ma è anche un sogno diventato realtà per Stati Uniti e Israele. Sono riusciti ad abbattere l’Egitto senza nemmeno impegnarsi. Niente truppe inviate sul terreno... niente munizioni sprecate. Lo avevano già fatto prima. Come racconta, nel libro summenzionato, lo stesso Robert Baer parlando dei finanziamenti USA alla Fratellanza per combattere l’occupazione sovietica dell’Afghanistan:

“Washington ha sempre fatto un punto d’orgoglio della propria capacità di combattere guerre con poca spesa. Se il successo viene misurato in soldati sovietici abbattuti per ogni dollaro speso, allora la Fratellanza Musulmana fu un affare favoloso”.

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MessaggioInviato: Mar Giu 12, 2012 1:43 pm    Oggetto:  
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Si trattava di esercitazioni militari già previste da un'anno, prima che la situazione l'insurrezione armata in Siria era agli inizi e non era tornata in auge la questione dello scudo antimissile NATO, e
non erano scoppiati i casini pre-elezioni presidenziali.
Proprio a causa del discusso scudo, che potrebbe interferire con l'apparato missilistico russo, che i rapporti tra le due superpotenze son diventati di nuovo freddi. Inoltre la probabile vittoria repubblicana, viste le fallimentari politiche economiche democratiche, nelle elezioni presidenziali americane del prossimo novembre che sicuramente riporterebbero alla casa bianca i neo-con, dichiaratamente russofobi, potrebbe peggiorare la situazione.
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MessaggioInviato: Mar Giu 12, 2012 1:48 pm    Oggetto:  
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Come si suole dire...chi vivrà, vedrà! Wink
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MessaggioInviato: Mar Giu 12, 2012 3:28 pm    Oggetto:  
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Molto, molto, molto interessante.

Tolte le venature anti-sioniste che portano l'articolista a forzature tutte da dimostrare, il fatto certo, e confermato, è relativo al ruolo della Fratellanza Musulmana nella "primavera USA...ops..Araba". E per questo l'influenza TURCA, vista l'evidente filiazione della suddetta Fratellanza.

E tra l'altro non credo proprio che il regime interno americano, come quello Russo, entrambi MAI CAMBIATI, facciano granchè differenza nella spartizione del piatto ghiotto.

Si è visto a Yalta. Le differenze, in certi casi, si vaporizzano. Dipende sempre dagli interessi ECONOMICI.. E da come possono essere raggiunti.

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MessaggioInviato: Mar Giu 12, 2012 5:15 pm    Oggetto:  
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Certamente riveste sempre la sua importanza, ma in questo caso, a mio parere, l'aspetto economico è secondario, la Russia è preoccupata delle conseguenze che un regime change in Siria avrebbe sulla propria sicurezza nazionale, dato che dopo la Siria il prossimo bersaglio sarebbe l'Iran, quindi le forze atlantiche si troverebbero alle porte della federazione. Inoltre Mosca temme che un vuoto di potere possa avantaggiare i gruppi islamico fondamentalisti, vedesi il caso delle Libia o dell'Irak, e possono utilizzare il paese come campo d'addestramento internazionale, nel quale potrebbero formarsi anche militanti di gruppi islamisti provenienti dal Caucaso, in particolare dalla Cecenia, particolarmente ostili allo stato centrale russo. Il progetto di Cecenia indipendente ed islamica non è mai tramotato, nonostante la dura repressione dello stato russso.

Non dimentichiamo che i vari circoli atlantici (o mondialisti) hanno sempre il pallino di instaurare in Russia, e anche in Biellorussia, una classe dirigente fedele agli interessi di Washigton, come avvenuto in Georgia o in Ucraina (anche se adesso è tornata nell'orbita russa). Vedesi le varie rivoluzioni colorate nelle varie repubbliche ex-sovietiche, e il supporto americano politico e finanziario alle psuedo opposizione russa.
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MessaggioInviato: Gio Giu 14, 2012 9:31 am    Oggetto:  
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La Russia si prepara ad inviare l’esercito in Siria

Dato il peggioramento della crisi in Siria, secondo il quotidiano Nezavisimaja Gazeta, l’esercito russo sta apparentemente preparando una missione in Siria. Citando fonti anonime nella leadership militare, il giornale ha detto che il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato allo stato maggiore di elaborare un piano per delle operazioni militari al di fuori della Russia, anche in Siria.
Le unità in preparazione per un intervento sono la 76.ma Divisione Aerotrasportata (una unità particolarmente efficiente dell’esercito russo), la 15.ma Divisione dell’esercito, così come una brigata delle forze speciali della flotta del Mar Nero, che ha una base nella porto siriano di Tartus.
I dettagli del piano operativo sono in preparazione presso i gruppi di lavoro dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, a cui la maggior parte degli stati post-sovietici aderisce, così come alla Organizzazione della Cooperazione di Shanghai, a cui Cina e Russia aderiscono.
Secondo il quotidiano, l’implementazione dipende dalla decisione del governo russo e dall’ONU. Tuttavia, i piani prevedono anche che le truppe possano intervenire senza l’approvazione dell’ONU. Il governo russo non ha finora confermato la notizia.
La settimana precedente, tre navi da guerra russe erano state avvistate al largo delle coste siriane. Una fonte anonima del governo russo, ha detto al quotidiano iraniano Tehran Times che Mosca vuole dimostrare alla NATO che non permetterà alcuna operazione militare contro Damasco, con il pretesto di una missione umanitaria.
In precedenza, il Segretario Generale dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, Nikolai Bordjuzha, aveva avanzato la possibilità di utilizzare dei ‘peacekeeper’ in Siria. “Il compito in Siria è probabile sia imporre la pace, in primo luogo contro gli insorti, che usano le armi per risolvere i problemi politici“.
Russia e Cina si oppongono con forza a un intervento militare della NATO in Siria, e hanno già bloccato due risoluzioni delle Nazioni Unite sulla questione. Gli Stati Uniti e i loro alleati, in particolare la Turchia, l’Arabia Saudita e la Francia, hanno alimentato la guerra civile in Siria e armano sistematicamente i cosiddetti ribelli, che consistono principalmente in islamisti, ex-membri del governo o terroristi di al-Qaida. La Turchia va sempre più nella direzione della guerra per procura degli Stati Uniti in Siria.
Nelle ultime settimane è sempre più invocato l’intervento militare in Siria. Dopo la strage di Houla, il presidente francese Francois Hollande ha parlato a favore di un intervento militare. L’Occidente ha accusato il governo di Bashar al-Assad di questo massacro, senza alcuna prova evidente. Anche l’elite tedesca sta apertamente discutendo di un possibile intervento militare; Berlino ha cercato senza successo di spingere la Russia a fare concessioni sulla questione.
La Russia non ha escluso una “soluzione politica”, cioè il lento passaggio dal regime di Assad a un altro governo. A tutti i costi, tuttavia, il Cremlino vuole evitare il rovesciamento violento di Assad ad opera dell’Occidente, per diverse ragioni, sia attraverso un intervento militare diretto della NATO o per mezzo dei ribelli armati dall’Occidente. Due settimane prima, il primo ministro russo Dmitrij Medvedev aveva avvertito che un intervento militare in Siria potrebbe rapidamente degenerare e provocare l’uso di armi nucleari.
Sin dai tempi sovietici, Mosca e Siria hanno mantenuto stretti legami, soprattutto nel campo militare ed economico. Più importante, tuttavia, una guerra contro la Siria sfocerebbe nell’aggressione degli Stati Uniti al Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno già significativamente esteso la loro influenza nella regione attraverso le guerre contro l’Afghanistan e l’Iraq. Hanno anche basi militari in quasi tutti i paesi della zona: Pakistan, Kuwait, Bahrain, Qatar, Turchia, Uzbekistan, Kirghizistan, Arabia Saudita, Oman e Turkmenistan, così come in alcuni altri stati più piccoli. Nel frattempo, la Siria e l’Iran, che sono praticamente circondati da basi militari statunitensi, sono diventati gli ultimi bastioni della Russia e della Cina in Medio Oriente contro l’invasione degli Stati Uniti.
Un cambiamento di regime a Damasco probabilmente porterà al potere un governo sunnita, che collaborerà strettamente con l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti contro la Russia e la Cina. Inoltre, una escalation della guerra civile in Siria, che è stata già avviata, e un intervento militare potrebbero incendiare l’intero Medio Oriente. Una guerra della NATO contro la Siria sarebbe il preludio immediato ad una guerra contro l’Iran. Un attacco contro l’Iran significherebbe un altro passo verso un’escalation delle tensioni militari tra Washington e Beijing.
Mentre la Cina trae una parte significativa delle sue importazioni di materie prime dall’Iran, Tehran è il più importante alleato della Russia nel Caucaso e nel Mar Caspio, nel contrastare l’influenza degli Stati Uniti e di Israele. Sia Mosca che Teheran si oppongono alla costruzione di un gasdotto trans-caspico dall’Occidente. Rifiutano anche il massiccio riarmo militare dell’Azerbaijan, promosso da Stati Uniti, Israele e Turchia. La regione del Caspio è di fondamentale importanza geopolitica. perché lega la ricca Asia centrale con l’Europa, e perché ha anche estesi giacimenti di petrolio e gas.
La crescente minaccia di guerra in Medio Oriente, e il fatto che i paesi europei, tra cui Germania e Francia, siano schierati con gli Stati Uniti, spinge sempre più la Russia a un’alleanza militare con la Cina.
È significativo che il primo viaggio all’estero di Vladimir Putin, dopo la rielezione, sia stato in Bielorussia, e che poi abbia trascorso solo poche ore a Berlino e Parigi, prima di recarsi in Asia Centrale. Il punto culminante della sua visita all’estero è stato in Cina, dove ha incontrato il presidente cinese, e poi ha preso parte al vertice della Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO) il 6 e 7 giugno. Oltre a Russia e Cina, anche gli stati dell’Asia centrale Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan appartengono a questa organizzazione, mentre Iran, Afghanistan, Pakistan e India hanno lo status di “osservatore”.
Come è avvenuto nella precedente riunione dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, la discussione al vertice della SCO era centrato sulla cooperazione militare ed economica. Il vertice ha adottato una dichiarazione sulla “creazione di una regione di pace duratura e prosperità comune”. L’intervento militare contro la Siria o l’Iran è stato esplicitamente respinto.
La dichiarazione condanna anche l’istituzione del sistema di difesa antimissile della NATO in Europa, che è diretto principalmente contro la Russia, ed ha aggravato le tensioni tra Washington, l’Europa e Mosca. In futuro, la Organizzazione della Cooperazione di Shanghai ha intenzione di cooperare militarmente in modo più stretto sulle questioni di “sicurezza regionale”.
Durante la sua visita a Beijing, Putin aveva precedentemente concordato con il presidente cinese Hu Jintao il comune rafforzamento “della sicurezza nella regione Asia-Pacifico“. Entrambi i paesi intendono effettuare frequenti esercitazioni militari congiunte nel Pacifico, dopo aver tenuto esercitazioni navali congiunte nel Mar Giallo, in primavera. Gli Stati Uniti stanno sempre più concentrando la propria forza militare nella regione asiatica del Pacifico, in preparazione a un confronto militare con la Cina.
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MessaggioInviato: Gio Giu 14, 2012 7:47 pm    Oggetto:  
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A nessuno dei contendenti potrebbe giovare uno scontro militare diretto.

Queste strategie sono FOTOCOPIE della strategia della tensione e della pressione politico-militare.

Alla Russia interessa che la regione si stabilizzi, cercando magari di ottenere che sia una "zona franca". Perchè altrimenti vorrebbe la "transazione indolore"?
Ma semplice! Perchè il margine di trattativa si amplia!

Una guerra ORA, dopo tutto quello che è successo in quelle zone e quello che succede dall'altra parte dell'oceano, certamente non è una soluzinone praticabile da entrambi i contendenti. E' più plausibile che si lavori dietro le quinte (anche con la fornitura di ARMI), nei rispettivi schieramenti. I "vincitori" si vedranno lì.

Infatti:


Siria: Hague, no a intervento militare
Ministro esteri a Islamabad, si' a transizione pacifica
(ANSA) - ISLAMABAD, 12 GIU - L'intervento militare in Siria non e' da prendere in considerazione, gli sforzi internazionali sono finalizzati ad una transizione pacifica. Lo ha detto il ministro degli Esteri britannico William Hague in una conferenza a Islamabad. "Non stiamo cercando l'intervento militare. Non dobbiamo pensare alla Siria come ad un'altra Libia", ha detto Hague.

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E:


...Infatti lo stesso segretario della Nato Rasmussen ha dichiarato che l’intervento militare è impossibile, e Hillary Clinton sembra spingere soprattutto perché i russi accettino l’idea di una transizione politica, di cui potrebbero poi rivendicare i meriti
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MessaggioInviato: Ven Giu 15, 2012 6:07 pm    Oggetto:  
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RomaInvictaAeterna ha scritto:
A nessuno dei contendenti potrebbe giovare uno scontro militare diretto.

Queste strategie sono FOTOCOPIE della strategia della tensione e della pressione politico-militare.

Alla Russia interessa che la regione si stabilizzi, cercando magari di ottenere che sia una "zona franca". Perchè altrimenti vorrebbe la "transazione indolore"?
Ma semplice! Perchè il margine di trattativa si amplia!

Una guerra ORA, dopo tutto quello che è successo in quelle zone e quello che succede dall'altra parte dell'oceano, certamente non è una soluzinone praticabile da entrambi i contendenti. E' più plausibile che si lavori dietro le quinte (anche con la fornitura di ARMI), nei rispettivi schieramenti. I "vincitori" si vedranno lì.

Vi sono motivazioni di tipo tecnico-militare che al momento precludono un operazione militare in Siria. L'esercito siriano è meglio organizzato, addestrato ed equipaggiato di quello libico. Inoltre è dotata di sistemi SAM (anti-aereo), antinave e radar di produzione russa molto più sofisticati di quelli in dotazione alle defunte forze libiche. Farsi abbattere decine di aerei da milioni di dollari per USA e alleati sarebbe politicamente ed economicamente sconveniente. Proprio gli alleati europei, impalagati con la crisi dell'euro, non è vogliono sapere. La politica di rigore e riduzione della spesa pubblica predicata dalla cancelliera tedesca e dal primo ministro inglese mal si concilierebbe con una costosa operazione militare. Il neo eletto presidente francese non vuol dare l'impressione a chi lo ha votato di essere in politica estera come il predecessore Sarkozy. L'ammazza-italia Monti segue a ruota. La NATO
prima di affrontare una nuova guerra in grande scala deve prima uscire dal pantano afghano.
L'azione degli insorti è decisiva fino ad un certo punto dato che negli scontri diretti con le forze di sicurezza prendono mazzate, e l'unica arma efficace che hanno è attribuire stragi di civili compiute da loro allo stato siriano, che i media occidentali e delle petromonarchie elevano a verità assoluta. La loro unica funzione è fare pressione – appunto strategia della tensione – fino a quando il governo non cede.
Se fallirebbe tale strategia alla fine l'unica soluzione per imporre un cambio di regime sarebbe l'intervento militare diretto NATO-GCC.
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MessaggioInviato: Mar Giu 19, 2012 5:50 pm    Oggetto:  
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Siria: incontro Obama-Putin al G20 , si' a transizione e stop violenze
19 Giugno 2012 - 10:00
(ASCA) - Roma, 19 giu - ''Il popolo siriano deve, in modo indipendente e democratico, determinare il suo futuro. Per fermare lo spargimento di sangue in Siria chiediamo l'immediata cessazione delle violenze ed esprimiamo pieno sostegno agli sforzi delle Nazioni Unite e degli Stati arabi, compreso l'inviato speciale Kofi Annan, e al progredire di una transizione politica verso una societa' democratica e pluralista che dovrebbe essere attuata dagli stessi siriani nel quadro della loro sovranita', della loro indipendenza, unita' e integrita' territoriale''. E' la Siria a tenere banco nel primo incontro fra Barack Obama e il rieletto presidente russo Vladimir Putin, che si conclude con un compromesso riassunto nel testo di un comunicato congiunto diffuso dall'agenzia Ria Novosti. Nessuna menzione, nell'appello, del futuro di Bashar al-Assad.

Obama ottiene da Putin il sostegno ad una ''transizione verso un sistema politico democratico'' mentre Putin incassa un appello alla ''cessazione immediata di tutte le violenze'', incluse quelle commesse dai ribelli.

I due leader, in sostanza, ribadiscono il proprio ''sostegno al piano Annan'', nel corso di un faccia a faccia avuto a margine del vertice G20 di Los Cabos tenuto in seguito al forfait di Putin confezionato al vertice Nato di Chicago e al G8 di Camp David.

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MessaggioInviato: Ven Giu 22, 2012 5:57 pm    Oggetto:  
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RomaInvictaAeterna ha scritto:

E' più plausibile che si lavori dietro le quinte (anche con la fornitura di ARMI), nei rispettivi schieramenti. I "vincitori" si vedranno lì.

Infatti..
Siria, le armi vengono dalla CIA

di Michele Paris

Nel conflitto siriano, gli Stati Uniti sono impegnati a livello ufficiale soltanto fornendo aiuti di natura umanitaria ai “ribelli” armati che da oltre un anno si battono per il rovesciamento del regime di Bashar al-Assad. Gli sforzi sul campo da parte di Washington, tuttavia, appaiono ben più significativi e, come ha rivelato un recente articolo del New York Times, comprendono il dispiegamento di operativi CIA con il compito di facilitare il trasferimento di ingenti quantità di armi all’opposizione, alimentando la violenza in un paese ormai piombato nella guerra civile.

Il pezzo pubblicato giovedì dal quotidiano newyorchese si basa sulle rivelazioni di anonimi esponenti dell’intelligence americana e di alcuni paesi arabi, i quali descrivono come nel sud della Turchia, al confine con la Siria, siano attivi da qualche settimana svariati agenti della CIA, incaricati appunto di coordinare il traffico di equipaggiamenti militari destinati ai guerriglieri anti-Assad.

Come è risaputo da tempo, i finanziamenti per l’acquisto e la fornitura di armi - tra cui fucili automatici, granate e missili anti-carro - provengono principalmente dalla Turchia e, soprattutto, da Arabia Saudita e Qatar, cioè dai due regimi che si stanno maggiormente adoperando per rimuovere Assad per ragioni geo-strategiche.


Le fonti statunitensi del Times sostengono che il compito degli agenti della CIA sarebbe in particolare quello di evitare che le armi dirette in Siria finiscano nelle mani di gruppi integralisti o legati ad Al-Qaeda che negli ultimi mesi si sono già resi protagonisti di sanguinosi attentati nel paese.

In realtà, nonostante il sostegno pubblico al piano di pace promosso da Kofi Annan, fin dall’inizio della crisi l’amministrazione Obama ha cercato in tutti i modi di rafforzare militarmente i ribelli siriani, senza curarsi delle conseguenze in termini di violenza, e perciò il ricorso ai servizi della principale agenzia di intelligence a stelle e strisce appare come un modo più affidabile per assicurare l’afflusso di armi all’opposizione tramite i più fedeli alleati di Washington nella regione.

Quella rivelata giovedì dal New York Times è probabilmente una delle più importanti prove pubblicate finora da una testata “mainstream” del crescente impegno USA in Siria e conferma come gli americani intendano muoversi verso una qualche forma di intervento armato esterno per risolvere il conflitto.[

Al di là delle dichiarazioni pubbliche, infatti, l’assistenza ai ribelli siriani da parte statunitense risulta sempre maggiore. Nello stesso articolo del Times, ad esempio, i membri dell’intelligence intervistati hanno aggiunto che la Casa Bianca sta valutando anche la fornitura ai ribelli di immagini satellitari e altre informazioni sulle posizioni e i movimenti delle forze di sicurezza di Damasco, nonché l’appoggio per creare un “rudimentale servizio di intelligence”.

Tali progetti dimostrano, se mai fosse necessario, come gli Stati Uniti abbiano da tempo preso le parti dell’opposizione in un conflitto che poco o nulla ha ormai a che vedere con la lotta per la democrazia in Siria e che appare invece sempre più uno scontro di natura settaria, sfruttato dalle potenze regionali e mondiali per avanzare i propri interessi strategici in Medio Oriente.

L’impegno degli USA in Siria, oltretutto, contraddice anche quanto sostengono gli ambienti delle Nazioni Unite responsabili della missione degli osservatori, sospesa qualche giorno fa proprio a causa dell’aggravarsi delle violenze. Annan, l’attuale segretario generale, Ban Ki-moon, e i vertici della missione in Siria si appellano infatti puntualmente a entrambe le parti del conflitto per porre fine alle violenze. Washington, invece, continua ad accusare unicamente Damasco per il deteriorarsi della situazione nel paese, dipingendo tutta l’opposizione al regime come civili disarmati sottoposti ad una spietata repressione.

L’articolo del Times che rivela la presenza della CIA in Turchia è apparso inoltre pochi giorni dopo la polemica sollevata dal Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, con il governo russo, accusato senza fondamento di fornire nuovi elicotteri da combattimento ad Assad. Le pressioni su Mosca sono proseguite anche questa settimana dopo l’incontro di lunedì tra Obama e Putin a Los Cabos a margine del fallimentare G20 messicano. Qui, il vice consigliere per la sicurezza nazionale, Benjamin Rhodes, ha infatti ribadito che gli USA “vogliono che la vendita di armi al regime di Assad abbia termine”, con un evidente riferimento alla Russia.

Dichiarazioni simili intendono alimentare una campagna mediatica volta ad isolare il Cremlino e indicarlo come il principale ostacolo alla risoluzione della crisi siriana. Nel frattempo, però, dietro le quinte gli Stati Uniti e i loro alleati continuano a fare in modo che i ribelli anti-Assad siano ben armati e intensifichino le loro operazioni, contribuendo così in maniera determinante a gettare il paese nel caos.

D’altra parte, a differenza di quanto riportato quotidianamente dai principali media occidentali, l’aumentato livello delle violenze in Siria da qualche mese a questa parte non è dovuto alla repressione da parte del regime di un movimento democratico dirompente, bensì appare la diretta conseguenza della maggiore intraprendenza dei gruppi di opposizione grazie alla disponibilità di armamenti letali, ottenuti con le modalità descritte ieri dal New York Times.

Che le cose stiano in questo modo lo confermano ormai apertamente anche gli stessi membri dell’opposizione, come ad esempio quelli del Consiglio Nazionale Siriano, alcuni dei quali hanno affermato allo stesso giornale americano che “i sempre più intensi assalti aerei e con l’artiglieria da parte del governo sono dovuti alla necessità di contrastare i progressi fatti dalle forze di opposizione in termini di coordinamento, tattica e disponibilità di armamenti”.
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