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ATTENZIONE! ESM o MSE il mostro partorito dalla plutocrazia!
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Marcus
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MessaggioInviato: Gio Feb 23, 2012 10:44 am    Oggetto:  ATTENZIONE! ESM o MSE il mostro partorito dalla plutocrazia!
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...ecco cosa si nasconde dietro le crisi economiche indotte dall'alto, dietro i dictat economici della banca centrale europea, dietro le manovre del banchiere massone Monti...ecco il mostro giuridico che annulla qualsiasi capacità decisionale degli stati nazionali eliminando formalmente e definitivamente qualsiasi concetto di sovranità popolare...ecco lo stadio ultimo della plutocrazia liberal-capitalista...si chiama Meccanismo di Stabilità Europeo...leggete per capire cosa ci aspetta se nessuno oserà ribellarsi!

LEGGETE IL TESTO, GUARDATE I VIDEO E DIFFONDETE A TAPPETO, OVUNQUE... CI RIGUARDA TUTTI QUANTI!!

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...potete scaricare in questa pagina il dossier di Lidia Undiemi su cos'é l'ESM

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MOBILITIAMOCI, IL PERICOLO È ESTREMO

Maurizio Blondet

22 Febbraio 2012

Dopo matura riflessione, invito i lettori ad aderire all’appello riportato qui:
L’Italia non deve aderire all'ESM. Ecco la mozione.
Scrivete in massa ai politici, parlamentari, ministri, eurodeputati, giornali, opinion makers in genere: è l’ultima possibilità di impedire la perdita definitiva e permanente della sovranità, o di quel che ne resta. Cancellata quella, finisce anche la libertà, una conquista che è costata secoli di lotte e sangue, e che i nostri figli e nipoti dovranno riconquistare con altre lacrime e sangue.
La mozione da inviare ai politici è già nel sito palermitano (grazie per una volta, siciliani!), e basta scaricarlo. I dettagli del pericolo estremo li spiega molto bene la giovane economista Lidia Undiemi (che non conosco di persona) nel video; chi ha tempo, legga il materiale in pdf.
Mi limito ad un sunto: i poteri finanziari stanno creando una entità finanziaria sovrannazionale sovraordinata non solo agli Stati, ma persino all’Unione Europea e financo alla Banca Centrale (BCE), che diverrebbe un’ausiliaria di questo «super-governo» di una qualità inaudita. Si tratta di un «governo dei creditori» contro gli Stati debitori che imporrà «rigori e austerità» per assicurarci che continuiamo a servire il debito.
Nella neolingua anodina, questa entità è denominata «Meccanismo Europeo di Stabilità» (ESM), e nel linguaggio demagogico del professor Monti, «Fondo Salva-Stati» (1).
Il suo vero nome è «Fondo Ammazza-Stati». Come dice benissimo la Undiemi, a questa entità gli Stati (sono 17, fra cui l’Italia) parteciperanno non come sovrani, ma «in qualità di soci e debitori»; e in qualità di debitori Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda riceveranno istruzioni su quali tagli, austerità e rigori applicare ai loro cittadini (sudditi) «al fine di ottenere la liquidità necessaria per evitare il default» (un default che sarebbe saggio fare subito)...
Nell’ultimo «accordo», gli europei-creditori hanno imposto alla Grecia di inserire nella sua Costituzione una norma che dà assoluta priorità al pagamento del debito su ogni altro tipo di spesa pubblica: sanità, istruzione, pensioni comprese.
Il destino che hanno riservato alla Grecia, commissariata dalla Troika, diventerà il nostro. Lo ESM avrà il potere di svuotare le casse degli Stati senza che governi, parlamenti e cittadini possano opporsi. Per sostenere un euro agonizzante e un sistema bancario che merita di subire le conseguenze del crack mondiale che ha provocato, comincia il saccheggio senza limiti e senza controllo democratico.
Questo farà anche a noi lo ESM. Una dittatura dell’Usura sui popoli europei.
Una dittatura permanente. Perchè, contrariamente al Meccanismo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria che già esiste, e spirerà nel 2013, questo ESM viene dotato di poteri vastissimi; che potrà esercitare per sempre.
Dotata della più totale impunità. Perché «nel trattato fondativo, si dichiara che l’ESM, il suo personale, i suoi dirigenti e i suoi beni, ‘godono dell’immunità da ogni forma di giurisdizione’», ossia nessuna magistratura potrà mai chiamarli in giudizio, qualunque magistratura europea. Anche la documentazione che l’ente produce durante le sue manipolazioni e i suoi affari, «non può essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca (...) derivanti da azioni esecutive, giudiziarie, amministrative e normative». Il segreto più assoluto coprirà i suoi atti.
Un simile livello di immunità supra legem, erano un tempo prerogative dei sovrani per diritto divino. Un tempo che si credeva del tutto passato. Invece, adesso le oligarchie ci restituiscono un monarca, il Re Usura.
Anzi, è peggio. Perchè lo ESM non è una pubblica istituzione di qualche genere. È un ente privatistico che «opera come un qualsiasi istituto finanziario, eroga prestiti, si rivolge ai mercati finanziari» per raccolta di fondi, «ed ha come scopo il profitto». In pratica, funzionerà come una banca. Nonostante ciò, godrà di totale esenzione fiscale sui suoi profitti. Ed avrà poteri totali sugli Stati indebitati.
E perchè mai un ente a scopo di lucro dovrebbe essere così totalmente insindacabile e superiore alle leggi di ogni Stato? Fino al punto di godere di totale esenzione fiscale? Soprattutto, perchè vuol essere dichiarato immune da ogni indagine giudiziaria in via preliminare? Evidentemente, ha in progetto di commettere azioni, che secondo i diritti vigenti in Europa, sono criminali.
Probabilmente, ipotizza la Undiemi, si prepara così a svendere senza aste e concorsi i beni degli Stati e dei privati, con sequestri e pignoramenti e grandi «privatizzazioni», per darli agli amici suoi. Violerà i diritti di proprietà, o anche peggio..
Si sta realizzando quel mostro finanziario anticristico che potrà obbligare «tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. E nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia» secondo Apocalisse 13:16-18.
Solo un ultimo ostacolo trattiene ancora questa Bestia: il trattato ESM, per entrare in vigore, deve essere ratificato dai parlamenti nazionali. Quello italiano non lo ha ancora ratificato.
Non c’è dubbio che, se noi elettori non gli facciamo paura, ratificherà anche quest’ultimo tradimento. Il Parlamento attuale non ci ha risparmiato alcuno spettacolo della sua vergognosa bassezza, nessuno scandalo, nessuna esibizione di ladrocinio e di viziostà, di avidità e disonestà. È la propaggine residuale di una classe politica che ci ha portato a questa condizione di schiavi passo passo: aumentando il debito pubblico a livelli abnormi per ingrassare clientele; ratificando tutte le direttive eurocratiche che ci hanno privato della sovranità – la sovranità che gli avevamo delegato perchè la difendessero; abolendo anche da noi le norme che vietavano la commistione fra attività bancaria creditizia e speculativa; non opponendosi ad una globalizzazione che oggi mostra la sua faccoia devastatrice; è la classe che ci ha fatto entrare nell’euro al solo scopo di continuare ad indebitarsi, approfittando dei tassi d’interesse più miti. Tutte le volte avrebbe potuto dire un «no», opporsi, rallentare il processo; non l’ha mai fatto. Ed ora, dopo il disastro provocato, di fronte agli interessi aggravati (lo spread), questa classe politica ha auto-certificato la propria indegnità e incapacità, cedendo il governo a «tecnici», a cui per giunta presta la foglia di fico democratica, sostenendo questo governo nominato dalle oligarchie e dai tedeschi, con il voto parlamentare. Una maggioranza parlamentare mai vista, e concordemente bipartisan.
Questa classe politica si adatta benissimo la sua nuova, vergognosa condizione di traditrice della nazione; la perdita della sovranità non la angoscia; conta di sopravvivere coi suoi emolumenti e prebende appunto nella nuova veste di votatrice automatica dei salassi e dei saccheggi che Monti esegue su ordine del supergoverno anonimo e pignoratore che si chiamerà ESM.
Proprio in queste settimane, la cricca parlamentare sta accordandosi dietro le quinte per confezionare una legge elettorale proporzionale, il cui solo scopo è di garantire a se stessa di sopravvivere alla propria inutilità certificata, di continuare ad esistere e a ricevere le prebende a dispetto della fine della democrazia e della sovranità popolare.
Dovrà solo votare per qualcosa che si avrà cura di nascondere all’opinione pubblica sotto il gergo anodino della flaccida dittatura eurocratica: «Modifica dell’articolo 136 del Trattato sul Funzionamento della UE». E la Bestia si leverà torreggiante su di noi.
Bisogna far paura a questi servi. Avvertirli che nessuno di loro – nessuno di coloro che oggi occupano un seggio nelle due Camere – sarà mai più votato. Bisogna scrivere ai giornali, esigere che rompano il loro complice silenzio sulla reale natura dello ESM.
Naturalmente, tutti i complici e i disonesti saranno lì a giustificare la cessione di sovranità invocando la «situazione obbiettiva» di enormi debitori che devono elemosinare il denaro ai «mercati»; implicheranno che la sovranità è un lusso che non possiamo più permetterci – come il posto fisso, salari decenti e assistenza sanitaria. Invocheranno la «forza maggiore».
Tutte balle. Recentemente, in una conferenza a Roma, m’è capitato di rievocare un caso (l’unico) in cui la sovranità italiana fu vittoriosamente difesa a dispetto di una «situazione obbiettiva» infinitamente più tragica dell’attuale, una economia bombardata, una penuria di mezzi che riduceva le capacità di reazione quasi a nulla, e la pesante tutela di una potenza europea rigida e spietata che ci stava sul collo. È un esempio estremo, politicamente scorretto, impronunciabile: la Repubblica Sociale Italiana.
Certo non era facile affermare la sovranità diuna repubblica creata dal nulla dai tedeschi, bisognosa del loro appoggio, nella condizione della disfatta, in un piccolo territorio di un Paese già largamente occupato (liberato) dagli Alleati, e per di più travagliato dalla guerra civile. Che potevano fare i ministri di quella repubblica prossima a sparire nel sangue (durò infatti venti mesi), se non adeguarsi alla condizione di Stato-fantoccio del tedesco, e pensare intanto a salvare la pelle propria, il proprio futuro, a mettere in salvo le famiglie?
Ebbene, non andò così. Un mese dopo la sua nomina, il ministro delle Finanze di quello Stato evanescente come il fumo, Domenico Pellegrini Giampietro (un napoletano), ingiunse ai tedeschi di ritirare immediatamente dalla circolazione i «marchi d’occupazione» (Reichskreidit Kassenscheine) con cui le truppe germaniche, ogni volta che entravano in una bottega a comprare le poche merci esistenti, commettevano di fatto un esproprio senza indennizzo (nel Meridione liberato, gli americani continuarono per anni a inondare il Paese della loro moneta d’occupazione, le AM-lire).
Ma la RSI non era più territorio occupato, era un alleato: dunque le truppe germaniche favorissero adempiere ad ogni pagamento esclusivamente in lire italiane. E di cessare requisizioni e prelievi di fondi dalle nostre banche. Anzi, visto che c’erano lavoratori italiani nel Terzo Reich, Pellegrini Giampietro pretese ed ottenne il trasferimento in Italia dei loro risparmi. Frattanto, impedì il trasferimento del Poligrafico di Stato a Vienna; fece restituire buona parte dell’oro che la Wehrmacht aveva sottratto alla Banca d’Italia, e mise al sicuro le sue riserve d’oro e valute a Fortezza, dove gli americani le trovarono intatte nel ‘45 (2).
Nello stesso tempo – e nonostante la repubblica dovesse versare ai tedeschi ogni mese 7 miliardi di lire come «contributo per le spese militari, fortificazioni, riattazione delle vie di comunicazione» –, il ministro riuscì a mantenere il potere d’acquisto della lira, anche con un ferreo controllo sui prezzi. Chi ha vissuto quei tempi al Nord, li ha ricordati, non senza motivo, come tempi di paura e di tessere alimentari da fame: ma i dati dicono che al Nord, nel periodo, gli alimentari rincararono del 50%, mentre nel Meridione liberato, del 400%. E la repubblica di Salò riuscì ad aumentare la razione di pane nei mesi invernali. La stampa di carta moneta fu oculatamente controllata: dei 137,8 miliardi autorizzati, ne stampò 110,9. Il Nord dunque non conobbe l’inflazione galoppante del Sud, dove infuriava inoltre il colossale mercato nero (alimentato dai surplus americani), la prostituzione per scatolette, sigarette e calze di nylon, la criminalità impunita e la fame – talchè si può dire che il collasso morale di Napoli, divenuta capitale del malaffare, risalga a quella «liberazione».
Con un introito fiscale devastato dalle distruzioni e dalla povertà (ma nei primi mesi del ‘45 Pellegrini Giampietro era riuscito ad aumentare il gettito a 2 miliardi al mese), ebbe perfino la capacità di restituire il valore di parità ai titoli di Stato (che dopo l’8 settembre erano crollati al 30% del loro valore facciale). Come fece? Personalmente non so. Ma forse una cattedra alla Bocconi, tralasciando lo studio delle meraviglie speculative di Wall Street e della City, potrebbe dedicare un «master in political economy» per capire i segreti della finanza pubblica in condizioni finanziarie ed economiche disperate, la scienza in cui Pellegrini Giampietro si rivelò maestro.
Il materiale documentale c’è: il ministro repubblichino riuscì a pubblicare, per l’esercizio finanziario, 1944-45, regolari bilanci di previsione e consuntivi, regolarmente pubblicati dalla Gazzetta Ufficiale. Vi si può constatare che le entrate dello stato di Salò (386,8 miliardi) superarono le uscite (359,6), configurando dunque un attivo di bilancio di quasi 21 miliardi. Sarebbe istruttivo apprendere come ci riuscì.
La cosa stupì anche gli americani. Il senatore Victor Wickersham, venuto a visitare le macerie d’Europa, dichiarò nell’agosto del ‘45: «La situazione economica dell’Italia settentrionale (quella su cui aveva governato la RSI) è molto migliore non solo rispetto alle altre regioni dell’Italia meridionale e centrale (quella occupata da loro), ma anche in confronto ad altri Paesi europei in precedenza visitati dalla Commissione di controllo... Germania, Olanda, Norvegia, Belgio e certe zone della Francia». (Il Popolo, 25 agosto 1948) (3).
E non si creda che l’affermazione della sovranità in qualche modo venisse da sè, fosse accettata con legalistico scrupolo dai tedeschi. No, ogni vittoria fu strappata dal piccolo (di statura) Pellegrini Giampietro in aspri confronti con l’ambasciatore Rahn, che si sentiva ovviamente il governatore della colonia, e finì per aver quasi paura di quel «neapolitaner» che si opponeva punto per punto con incredibile competenza e oratoria, che per ogni «contributo» che gli dava, li obbligava a firmare protocolli in cui si riaffermava la sovranità monetaria dello Stato, che i tedeschi dovevano riconoscere, quindi, nero su bianco. I tedeschi provavano continuamente a smantellare le industrie esistenti e trasferirle in Germania, a mettere le mani sull’oro pubblico, i comandi della Wehrmacht facevano requisizioni, sentendosi in diritto dato il «tradimento» di questo popolo di traditori. Si doveva ad ogni istante, con tutte le forze ed anche senza aver forze reali, lottare contro il disprezzo che trasudava da ogni azione e parola dell’«alleato», ahimè giustificato. No, non fu certo facile. Pellegrini era in qualche modo un tecnico, ma lo sosteneva qualcosa d’altro: coraggio personale e amor di Patria (4), entrambi inflessibili.
Due cose che la Bocconi non insegna. Due cose che i politici non hanno mai considerato necessarie ai loro successi. Per gente così, esiste sempre la «forza maggiore».

NOTE
1) Occorre constatare che persino in demagogia il professor Monti supera di gran lunga il Berlusconi. Tronca le pensioni e aggrava le tasse, e chiama il decreto «Salva-Italia». Non fa nulla per stroncare i parassitismi, se non un tentativo di disciplinare i tassisti, e chiama questo nulla «liberalizzazioni», anzi «Cresci-Italia». Quando impapocchia le sue «riforme», e le sue «liberalizzazioni», Monti e il suo governo tecnico stanno attentissimi a non toccare, nemmeno sfiorare, i gangli maggiori dei parassiti pubblici, vera causa del debito. Per esempio, si veda la furbesca «lotta» ingaggiata coi sindacati per l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Ciò che rende illicenziabili i fannulloni, gli assenteisti cronici e i ladri in azienda, non è in sè l’articolo 18: è il modo in cui lo interpreta la magistratura del lavoro, che continua a fare la Rivoluzione e la Lotta di Classe dai palazzi di giustizia, imponendo il reintegro dei suddetti ladri, assenteisti e fancazzisti. È quella che andrebbe abolita. Monti lo sa benissimo.
2) Intanto il ministro dell’Economia Corporativa, Angelo Tarchi, sventava i ripetuti tentativi dei tedeschi di trasferire gli impianti industriali del Nord nel Reich, con la plausibile scusa ce qui erano esposti ai bombardamenti. Già ANIC e Montecatini ed altre erano state trasferite. Il ministro Tarchi riuscì a far firmare ai tedeschi un accordo in cui questi garantivano la restituzione degli impianti il loro ripristino, la sostituzione (se necessario) con complessi di uguale potenzialità e caratteristiche nell’ipotesi di distruzione, con spese totali a carico del Reich, oltre alla restituzione di materie prime asportate, prodotti semilavorati e la fideiussione della Deutsche Bank secondo le norme previste dalle convenzioni (...). Sulla base di tale accordo, il governo della RSI emanava in data 31 maggio 1944 un documento (numero 340) che sanciva la competenza italiana in materia di politica industriale con valutazione degli impianti produttivi, per quanto atteneva alla loro capacità industriale, sulle materie prime, per la loro entità e quantità, sull’utilizzazione degli impianti in relazione alle commesse belliche, per le necessità civili, l’impiego della mano d’opera e le controversie relative in materia di tutela e decentramento degli impianti nel nord Italia (http://www.italia-rsi.org/uomini/giampietropellegrini.htm).
3) Dopo la «liberazione», il governo italiano antifascista (Bonomi) nviò nel Nord il ministro del Tesoro Marcello Soleri a constatare quel che aveva lasciato il collasso della Repubblica Sociale.
Soleri riconobbe: «L'importo della circolazione monetaria durante la RSI, è risultato notevolmente inferiore all’andamento previsto, poiché il governo repubblicano ha fatto più largo ricorso al debito fluttuante (...). Sono stati stampati e messi in circolazione soltanto lire 110.881.000.000 sul totale di lire 137.840.000.000 autorizzate. Tutto ciò è abbastanza confortante (...). Tali situazioni economiche-fìnanziarie, malgrado il protrarsi dell’occupazione tedesca, sono risultate meno disa-strose di quanto si temeva, cosicché gli oneri previsti per la ricostruzione, rimarranno limitati in misura inferiore a quanto previsto e la ripresa della produzione industriale dell’Alta Italia potrà essere rapida...» (confronta Il Globo numero 104 del 6 giugno 1945).
4) Il patriottismo di Pellegrini Giampietro fu riconosciuto da un testimone sorprendente: la Corte di Cassazione dell’Italia antifascista, che ovviamente processò il ministro di Salò con l’accusa di collaborazionismo. La Corte lo definì un «protagonista della difesa del tesoro nazionale», riconobbe che la sua opera aveva impedito che il Nord-Ialia «divenisse completa preda dei tedeschi», e concluse nella motivazione della sentenza di assoluzione: «La sua opera fu ispirata ad amor patrio, non già ad asservimento al nemico, tanto più meritevole in quanto svolta fra pericoli d’ogni genere». Nonostante l’assoluzione, Pellegrini Giampietro andò in esilio, prima in Brasile, poi in Argentina e Uruguay, dove fondò banche e diresse giornali, e dove la morte lo prese il 18 giugno 1970. Era nato nel 1899, adolescente aveva combattuto volontario nella Grande Guerra (era un «ragazzo del ‘99»), e poi nella guerra di Spagna.

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Ultima modifica di Marcus il Mer Giu 13, 2012 12:22 pm, modificato 2 volte in totale
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MessaggioInviato: Gio Feb 23, 2012 2:06 pm    Oggetto:  
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Marcus, sono mesi che mi sgolo a dirlo...Maurizio Blondet e' arrivato decisamente in ritardo...il famso patto di bilancio era gia' nell'aria da mesi, e il testo gia' approvato nel vertice dell'UE l'8 dicembre scorso a Bruxelles..Gli stati membri dovranno impegnarsi a mantenere un deficit e un debito pubblico rispettivamente inferiore al 3% e al 60% del pil in caso contrario scatteranno automaticamente sanzioni da parte della Commissione UE, che potranno essere bloccate solo se gli Stati aderenti riusciranno a trovarsi d’accordo in maggioranza qualificata!!

Le nuove regole dettate dall'UE per aumentare le tasse obbligatorie, per un pareggio ed un surplus di bilancio saranno inserite direttamente nella nostra Costituzione!!!

..ma tutto questo ormai si sa' da tempo....a marzo lo ratificheranno..e sara' finita!

ecco il link che avevo postato settimane fa'

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Per questo e' stato mandato come hai detto giustamente Monti....il bello e' che comunque e' stato fatto tutto alla luce del sole...non lo hanno mai nascosto. Dio solo sa' se ce lo meritiamo tutto!!

Scrivere appelli e' inutile, tutti ne sono gia' al corrente...l'unica soluzione sarebbe iniziare la RIVOLUZIONE, oggi stesso....

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MessaggioInviato: Gio Feb 23, 2012 5:34 pm    Oggetto:  
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Scrivere appelli e' inutile, tutti ne sono gia' al corrente...l'unica soluzione sarebbe iniziare la RIVOLUZIONE, oggi stesso....



Sì...

Se non ci trovassimo con questa gente, che solo per un equivoco si fregia del nome di "popolo"...

Con il risultato ottenuto ora dall'utilitarismo imperante, l'unica "rivoluzione" che la gente farebbe, potrebbe essere quella per il ripristino delle partite di calcio stabili al mercoledì..

...Tra l'altro quello che è descritto nell'articolo, già ampiamente anticipato da noi, è esattamente l'obiettivo a cui mira il LIBERISMO nei suoi fondamenti, in quanto ideologia ed economia CRIMINALE. Ed è l'obiettivo perseguito dalla metà del secolo scorso ad oggi..

Ora si è messo il piede sull'acceleratore..

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MessaggioInviato: Gio Feb 23, 2012 6:53 pm    Oggetto:  
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Citazione:

Sì...

Se non ci trovassimo con questa gente, che solo per un equivoco si fregia del nome di "popolo"...


Hai proprio ragione...infatti non credo che per adesso abbiamo speranze. Loro andranno avanti indisturbati....e noi intanto possiamo solo prepararci.

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MessaggioInviato: Gio Feb 23, 2012 7:55 pm    Oggetto:  
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...Tra l'altro vorrei farvi notare alcuni fatti.

Da un po' di tempo a questa parte c'è un "signore" che la fa da padrone nelle varie "tribune" televisive. Sapete chi è? Il "signor" Tremonti! Ebbene, l' "illustre" sta presentando a tutta mandata il suo ultimo libro: "Uscita di Sicurezza", edizioni RIZZOLI.

Su IBS c'è la seguente presentazione:

"Mettere l'ordine al posto del caos; separare l'attività produttiva dall'attività speculativa; chiudere la bisca della finanza, in modo che siano i i giocatori e non noi a pagare per le perdite sulle puntate; ristabilire il primato delle regole; pensare a investimenti pubblici in beni di interesse collettivo. Solo così, mettendo la ragione al posto degli spread, l'uomo al posto del lupo, il pane al posto delle pietre, si può uscire da questo mostruoso videogame in cui siamo entrati senza capirlo e senza volerlo. In questo libro c'è la traccia per arrivare insieme all'uscita di sicurezza. "

Il libro VA LETTO. No...Non mi sono bevuto il cervello, e nemmeno voglio infliggermi una pena temporale Smile . Il libro va letto perchè è una delle chiavi di volta della attuale situazione di transizione. Ed uno degli strumenti "tecnici" per trainarla verso l'obiettivo primiario che è ricordato anche in questo articolo (tutta l'economia nelle mani di pochi), convogliando e "incanalando" la rabbia e la reazione istintiva di alcune minoranze riottose.

Nel libro potrete leggere un Tremonti apparentemente inedito e casualmente dimenticatosi del proprio ruolo quale ministro dell'economia di pseudo-italia, che ci parla di potere ai popoli, di regole e di investimenti "statali" nell'economia, come di interventi "keynesiani" per i risanamenti dei buchi...

MA, ATTENTI! OVVIAMENTE E' SOLO UN PARAVENTO, SEBBENE INCREDIBILE. Infatti stamane, nell'intervista di Agorà, sulla terza rete, che cosa ha detto?

...che lui, bontà sua, condanna NON IL LIBERISMO. NO! Ma il RADICALISMO liberista! Infatti, cosa ha preso come "modello" di "vero" capitalismo "saggio"? INDOVINATE UN PO'? LA SOCIALDEMOCRAZIA TEDESCA!
Il buon Tremonti, socialdemocratico redivivo (e non fa una piega, infatti nel PDL ci sono ex craxiani, ad esempio!) !

Quindi la sua critica serrata, che riprende quasi tutte le tematiche di questo articolo (vi invito a vedere la puntata di Agorà on line:   ), a cosa porta? Al LIBERALISMO "perfetto"! Infatti,non a caso, fra poco ci sono le elezioni. Il silenzio non è un buon compagno elettorale... La crisi è evidente. Che fare? Ma è ovvio...Strumentalizzare! Cosa che ai politicastri bananari riesce benissimo, perchè davanti si ritrovano solo una massa di BUOI che muggiscono...

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MessaggioInviato: Mar Feb 28, 2012 1:13 pm    Oggetto:  
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...Blondet torna sul tema con un'analisi economica ed una parallelismo storico intelligenti e plausibili, sebbene inquietanti. Ricevo e vi inoltro.


Perché ripudiare il debito (l'’abbiamo già pagato)
Maurizio Blondet 25 Febbraio 2012

In un sito spagnolo, trovo questo dato: «Negli ultimi 10 anni, la Spagna ha rimborsato, interessi compresi, 1.020 miliardi di euro, ossia il triplo di quanto lo Stato aveva preso a prestito nel 2000, e continua a doverne pagare più del doppio».

1.020 miliardi! Cento miliardi di euro all’anno che la finanza, fra capitali e interessi, ha prelevato ad una nazione civile ma non certo ricca, ad un’economia non certo rigogliosa, ad uno Stato certo meglio governato che il nostro (1), il cui debito pubblico ammontava, prima della tempesta globale, a solo il 60% del PIL.

Cercare di stabilire quanto la finanza ha prelevato all’Italia, richiederebbe giornate di ricerche, che non ho tempo di fare. Ma sicuramente la tosatura che abbiamo subito nel decennio supera il doppio o il triplo di quella subita dagli spagnoli, data l’entità astronomica del nostro debito pubblico, e il fatto che è molto più «vecchio» di quello iberico, sicchè siamo al suo servizio da più anni. E ci sarebbe da ripetere i calcoli per la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda: risulterebbe che nell’insieme, abbiamo già pagato ai creditori non solo migliaia di miliardi, ma molte volte il nostro debito, e che dobbiamo continuare a pagarne ancora, all’infinito, a forza di austerità, tagli e rigori, perchè – come vediamo per la Grecia – gli Stati che non riescono a servire il debito, ricevono «aiuti», ossia altri prestiti ad interesse, su cui pagheranno sempre più interessi...

Restiamo dunque alla Spagna, caso-modello che vale più o meno per tutti noi nazioni in difficoltà a raccogliere altri prestiti sui «mercati, i quali chiedono ormai interessi proibitivi». Per capire come un debito pubblico che nel 2000 ammontava a 305 miliardi sia divenuto nel 2010 un esborso di 1.020 miliardi, bisogna prima ricordare che i debiti pubblici hanno una struttura diversa da quelli che accendono i privati, famiglie o imprese. In questi, i soldi che la banca ci presta (capitale) li rimborsiamo insieme agli interessi, via via, a misura della dilazione accordata. Nella rata mensile del mutuo che paghiamo, c’è una quota di restituzione di capitale e una di interessi, che variano nel tempo: all’inizio, il rateo poniamo di 900 euro è quasi tutto interessi, alla fine è quasi tutto capitale.

Nel caso degli Stati, solo gli interessi sui titoli di debito (a breve, medio o lungo termine) sono rimborsati regolarmente; fino alla scadenza del titolo (BOT, Bto, Bono, Bund…), allorchè il capitale deve essere rimborsato integralmente. Quando un BOT viene a scadenza, lo Stato rimborsa il valore facciale, anche se intanto, essendo il BOT di un Paese «a rischio» per la finanza e le agenzie di rating, sul mercato secondario, qualcuno l’ha comprato a 90, a 70 o 30 del valore facciale, lucrando più grassi interessi. Ma questo è un altro discorso.

Il fatto è che quando arriva la scadenza dei titoli, gli Stati non hanno i quattrini per rimborsarli integralmente; la loro soluzione abituale è stata di indebitarsi di nuovo per pagare le scadenze dei debiti vecchi. È il trucco che permette di dissimulare l’indebitamento a quelli che dovranno pagarlo (i contribuenti), perchè tutto si pareggia a livello contabile: le spese per pagare i titoli in scadenza equivalgono agli introiti ottenuti con l’emissione del nuovo debito.

Ma è un pareggio che non dice nulla: il debito aumenta per la gestione «politica» (platealmente clientelare nel caso italiano) del bilancio, sicchè aumentano ogni volta di più i pagamenti a scadenza, il che rende necessarie più grosse emissioni. Fino al momento – che è infine arrivato negli ultimi tempi – in cui le nuove emissioni devono essere emesse a tassi più alti per convincere i «mercati» a comprarle. Ciò sbocca nell’effetto-valanga che tutti subiamo: l’aumento del debito per l’effetto congiunto dei rincari dell’interesse e dei nuovi prestiti da accendere per pagare i vecchi. Fino all’insostenibilità.

Compreso questo meccanismo, si è in grado di capire la tabella postata dal sito spagnolo:

(VEDERE LA TABELLA PUBBLICATA PRESENTE SUL SITO DELL'AUTORE)

Ecco l’impressionante progressione degli esborsi di Madrid nell’ultimo decennio. Si vede che lo Stato ispanico ha già rimborsato più di tre volte la somma che aveva preso in prestito nel 2000 (305 miliardi), senza con ciò riuscire a ridurre l’ammontare del debito; anzi continua a doverne quasi il doppio (552).

È la catena della schiavitù usuraria senza fine, con cui un tempo il Fondo Monetario svuotava i Paesi poveri del Terzo Mondo (obbligandoli agli «aggiustamenti strutturali», ossia a smantellare le reti sociali, scuola, previdenza e sanità), e che adesso si applica agli europei mediterranei.

Nella tabella si constata anche come la Spagna, per quel debito iniziale di 305 miliardi, abbia pagato 200 miliardi di soli interessi nel decennio, e rimborsato 820 miliardi di capitale...

Così si arriva (capitale più interessi) all’immane cifra di 1.020 miliardi. Sono mille e 20 miliardi che hanno dovuto essere sottratti ai servizi pubblici, istruzione, sanità, previdenze sociali, infrastrutture, sostegni alla parte più vulnerabile della popolazione, giovani senza-lavoro, vecchi, malati.

È un enorme trasferimento di ricchezza dai poveri a ricchi, banche, fondi speculativi e rentiers in genere. E il blocco dei ricchi, dei creditori, s’è costituito in un Nuovo Ordine, dandosi istituzioni apposite per assicurarsi che questo trasferimento non abbia mai fine, anzi che consenta sempre più grassi lucri; perchè i più alti interessi richiesti sono nuovi profitti che gli speculatori succhiano da Paesi che hanno impoverito.

In questo senso, nella sua ultima intervista al Wall Street Journal (il giornale dei miliardari usurai), Mario Draghi ha decretato: «Il modello sociale europeo è già superato». Ci ha annunciato gli «aggiustamenti strutturali», ossia che il Nuovo Ordine Usuraio ci farà smantellare lo Stato sociale o quel che ne resta, per risparmiare i soldi con cui servire il debito, ossia pagare ancora e ancora i creditori, i ricchi: già stanno applicando il loro «risanamento» alla Grecia.

Ci portano verso il regime di salari, sindacalizzazione e di copertura sociale del loro modello: la Cina. Occorre continuare a pagare il debito, altrimenti «le banche collassano», eccetera.

Peccato che non ci sia nessuno che a Draghi e ai suoi pari chieda:

• Ma dove sono finiti quei 1.020 miliardi di euro che la Spagna ha pagato al sistema bancario-usurario e speculativo?

• E quei 3 o 4 mila miliardi pagati nel servizio del debito dagli italiani, per non parlare dei portoghesi e degli irlandesi?

• Come mai le banche e la speculazione «sono in pericolo», sono «esposte» al rischio di default greco e italiano o spagnolo, dopo aver incassato quelle astronomiche cifre, succhiandole dalle tasche dei lavoratori?

• Hanno già ricevuto tre volte almeno il capitale che hanno prestato: che cosa ne hanno fatto?

• Perchè ancor oggi dobbiamo privarci di investimenti essenziali per un miglior futuro, istruzione, ricerca, salute, a beneficio di ultraricchi i cui miliardi vanno in speculazioni e follie dell’avidità, produttrici di bolle, della immane bolla assoluta, quella dei derivati?

• Oggi si mettono sotto controllo gli Stati, per controllare come spendono i soldi e tagliarne gli sprechi veri o presunti; ma è da mettere sotto controllo il sistema bancario, creditizio-speculativo, per rispondere alla stessa domanda: come avete speso i soldi? Quali e quanti investimenti avete sbagliato, e perchè?

Per impedire che qualcuno ponga queste domande, il Sistema abolisce la democrazia. In Grecia, come abbiamo visto, in Italia, presto in tutti i Paesi indebitati, dove i governi saranno sotto la tutela dell’orwelliano «Meccanismo di Stabilità Europea», ESM.

Questo ESM, che dovrebbe avanzare fondi a Stati in difficoltà esigendo «severe condizionalità», è dunque una copia europea del Fondo Monetario.

Ma non è un’istituzione europea. Lo ESM, il nuovo supergoverno, è una società finanziaria, con sede nel paradiso fiscale chiamato Lussemburgo. I suoi azionisti sono i 17 Stati della zona euro. Sono «azionisti» e non sovrani alla pari, perchè ciascuno ha tante azioni quanto più ne sottoscrive. E dunque più potere decisionale degli altri. Lo Stato più ricco, la Germania, sottoscrive il 27% delle azioni. La Francia, il 20,5%. L’Italia il 18%. La Spagna il 12%, l’Olanda il 5,5, giù giù fino a Malta con lo 0,07%.

Già al primo sguardo si nota che Berlino e il suo satellite Paris-Sarko, insieme, hanno la maggioranza sostanziale dei voti: il 47,5%. Esattamente come nel FondoMonetario, dove USA e Gran Bretagna sono i due azionisti maggiori: basta che si mettano d’accordo i due compari, e nessuna maggioranza contraria può formarsi. Si fa quel che decidono i due.

Sarà bello vedere come farà la Francia a sborsare i 142 miliardi di euro richiestile per diventare il satellite di lusso di Berlino (Hollande ha già detto che non gli va). Quanto all’Italia, Monti ci farà sicuramente sputare, oltre le ipertassazioni che già ha assestato, i 130 miliardi richiesti per avere il terzo posto. Fra gli applausi di un’opinione pubblica tenuta all’oscuro dell’intera faccenda e della sua vera natura, grazie ai media che si sono superati in servilismo.

130 miliardi sono quattro o cinque finanziarie in più, che si aggiungono alle stangate in corso. È istruttivo constatare che l’Italia deve sborsare i 130 miliardi che non ha per entrare nell’organismo che la può «salvare dalla bancarotta» (meglio, salvare le banche a cui dobbiamo i soldi), e di cui non avrebbe bisogno se disponesse dei 130 miliardi.

È la logica del nuovo ordine usurario. In ogni caso, il pagamento allo ESM non si farà – bontà sua – tutto d’un colpo, ma per quote del 20% da versare in cinque anni, una finanziaria all’anno. A meno che intervengano difficoltà improvvise, nel qual caso i Paesi devono versare tutto entro 7 giorni.

Con i 700 mdi garantiti dagli Stati membri, lo ESM potrà acquistare parti del debito degli Stati in difficoltà, naturalmente «sui mercati», non direttamente dallo Stato (Orrore, orrore!). Secondo tutte le valutazioni, la cifra, benchè enorme, è ridicolmente inadeguata e rischia presto di consumarsi in «salvataggi». Ma i creatori dello ESM pensano di giocare sull’effetto-leva (ben nota causa primaria della rovina finanziaria attuale) per levare altri fondi, fino a 2 mila miliardi, sui mercati.

Lo ESM, insomma, conta di indebitarsi a tassi bassi (2-3%, 5% sui titoli trentennali che emetterà), per farne fruire, dietro pagamento di una commissione, gli Stati che, se si dovessero rivolgere direttamente ai mercati, dovrebbero pagare tassi gravosissimi, per via del loro rating degradato: il 23% la Grecia, 10% il Portogallo, 6% Spagna e Italia.

Perché lo ESM spunterà condizioni migliori sui «mercati»? Perchè conta di essere considerato un debitore sicuro: le agenzie non gli negheranno il rating massimo, AAA.

Così abbiamo la istruttiva situazione: gli Stati indebitati devono sottoporsi al super-governo, sacrificandogli la sovranità, dandogli il diritto di ingerirsi del loro bilancio, di tagliare le spese, di svendere i loro patrimoni; e da parte sua il super-governo si assoggetta alle agenzie di rating, da cui dipenderà totalmente. Se vale ancora il sillogismo, gli Stati europei sono totalmente assoggettati, più di prima, alle agenzie di rating e alle loro «opinioni».

Se non bastasse, la tripla A dello ESM è tutt’altro che assicurata. Fra gli Stati-azionisti che lo compongono, solo la Germania e i Paesi Bassi hanno per ora la tripla A, e insieme i due Paesi non rappresentano che il 32,5% del capitale. Tutto bene finchè i Paesi in difficoltà sono solo Grecia, Portogallo e Irlanda, che insieme pesano appena il 7%. Ma che cosa accade se Paesi come Spagna e Italia, già degradati dalle agenzie, perdono altri punti a loro giudizio? Insieme, questi due Paesi pesano il 30%.

Mettiamo che anche la Francia perda le A (ha già cominciato), e si arriva al 60% dell’azionariato dell’ESM in difficoltà. Come volete che i «mercati» prestino al 2-3% a una banca in cui azionisti sono in maggioranza in dissesto? Esigeranno anche dallo ESM tassi più alti.

Così, proprio nel momento in cui lo ESM dovrà far fronte a grossi Paesi in difficoltà, quei Paesi – proprio perchè in difficoltà – non potranno più contribuire allo ESM. I bisogni di finanziamento soverchieranno largamente le sue capacità, che a quel punto graveranno sulla sola Germania, sull’Olanda e su una Francia pericolante. Lo smagliante rating della Germania sarà esso stesso in pericolo. I titoli emessi dallo ESM non faranno che salire, il suo debito gonfiarsi, fino a che questo castello di liquidità (debito su debito a piramidi sovrapposte, come diceva Maurice Allais) crollerà.

È il mercato, ragazzi! E l’avete voluto voi.

Lo ESM avrà un consiglio di «governatori» (ministri delle Finanze dei 17) i quali nominato il consiglio d’amministrazione: 17 membri. Ma poichè queta è una ditta e non una democrazia, ciascun governatore dispone dei voti equivalenti alle azioni che il suo Paese possiede. Dunque, non c’è alcuna parità, come sarebbe in una riunione di Stati. Il potere è tedesco, i piccoli Stati non contano nulla, e infatti le «terapie» d’austerità applicate ai greci sono la ricetta tedesca, che tutti i competenti giudicano controproducente: infatti, sotto i rigori estremi, il debito greco è passato in soli due anni – dal 2008 al 2010, dal 113% al 98% del PIL. L’ultimo prestito di 130, non ha risolto e non risolverà nulla.

Nè i parlamenti nazionali, nè il parlamento europeo hanno il diritto ad esprimere un parere sulle azioni dello ESM. Quanto alle misure rigorose cui gli Stati indebitati dovranno piegarsi se accedono ai suoi prestiti, queste misure non sono applicate dallo ESM, bensì dalla «Troika»: Commissione Europea, Banca Centrale Europea, e Fondo Monetario Internazionale. Tre organi su cui i cittadini e i loro eletti non hanno alcuna voce in capitolo.

I tagli all’osso imposti alla Grecia (è vero, poco virtuosa) ma anche al Portogallo, che ha giocato secondo le regole, dicono che la Troika, nell’interesse supremo dei creditori, usa la mano pesante: massicce privatizzazioni, tagli dei salari, stroncamento del salario minimo, tagli alle pensioni, rimessa in discussione totale dei diritti dei lavoratori e delle protezioni sociali, rincari dell’IVA, eccetera.

Le austerità della Troika non potranno essere discusse, contestate e men che meno emendate. Votare diventa inutile, in Grecia, perchè «non ci possono essere emendamenti al programma e non ci saranno», come ha sibilato Angela Merkel.

Sembra ieri che la Merkel aveva espresso la vaga idea di «moralizzare» il mondo della speculazione selvaggia. Tutto finito. Paesi strangolati al servizio del debito, per far contenti i creditori. Con metodi che, come dice l’economista francese Michel Agliettà (ma è un coro unanime), aggravano la situazione debitoria invece di alleviarla.

«I piani di austerità sono fatti per pagare gli interessi sul debito. Ma austerità significa minor crescita, dunque minori introiti fiscali e aumento delle spese legate alla disoccupazione. Via via che gli Stati rinnovano le loro obbligazioni sui mercati per finanziarsi, i tassi d’interesse continuano ad aggravarsi. Il deficit della Grecia, invece di abbassarsi, s’è accresciuto a causa del peso del debito».
«Ogni volta che si indurisce il programma di austerità», dice dal canto suo Michel Fried, economista del Laboratoire Social d’Action, «la recessione viene aggravata. Il 60% delle esportazioni della economia europee avvengono nella zona euro. Se tutti questi Paesi applicano l’austerità nello stesso momento...».

Non è possibile che questa verità sfugga nei piani alti dello ESM, e della Banca Centrale. Lo sanno benissimo. Per questo è più chiaro che il loro scopo non è il «risanamento» delle economie, la «riforma» delle spese pubbliche, la «competitività» da aumentare, bensì la presa del potere da parte dei poteri forti.

Essi approfittano della ricorrente crisi della democrazia, del discredito in cui sono caduti i governi e i parlamenti per loro colpa, per porsi come salvatori «tecnici», insomma per il loro colpo di Stato.

Sanno che avvenne lo stesso nel 1929-33 in Germania. Stanno applicando la stessa «cura» con cui il cancelliere Bruening (2) cercò di obbligare la Germania a servire il debito del settore industriale, che s’era indebitato a credito – con dollari roventi americani, attratti dai più lucrosi tassi d’interesse vigenti in Germania che si stava ricostruendo dopo la grande Guerra – comprando terreni sopravvalutati (la bolla), impianti per «razionalizzare» la produzione, ossia aumentando la «produttività» con meno lavoratori. Industrie ad alta intensità di capitale scoprirono presto il lato oscuro della loro forza: le merci che producono, sempre più abbondanti, trovano sempre meno compratori, perchè i consumatori-lavoratori avevano perso potere d’acquisto.

I prezzi industriali calarono: s’innescava il ciclo tragico della deflazione. Nel 1931, nel disperato tentativo di sostenere i prezzi, gli industriali tedeschi ridussero la loro produzione di merci (in America, si gettarono a mare migliaia di tonnellate di granaglie e di latte, per sostenere i prezzi, mentre i disoccupati morivano di fame: la legge del «mercato» esigeva di ridurre l’offerta). Ma in Germania, siccome i costi fissi incomprimibili (interessi sul debito, tasse, ammortamenti, affitti) venivano così divisi tra un numero minore di beni, il costo di produzione crebbe in proporzione inversa ai profitti calanti, fino a divorarli.

Il sistema era ultra-liberista. La ricetta dell’ultraliberismo, allora come oggi, prescriveva: risparmiare il «costo fisso» del lavoro, il solo comprimibile. I lavoratori furono licenziati in massa. Ovviamente, non funzionò: per ogni lavoratore licenziato, era un consumatore che spariva.

Nel corso del 1931, molti industriali tedeschi non furono più in grado di pagare i debiti. «I cosiddetti costi incomprimibili erano diventati insopportabili, e cessarono di essere pagati». Con l’insolvenza dei debito, cominciarono i crack delle banche. Il cancelliere Bruening, andato al poter nel 1930, spese miliardi per salvarle: il libero mercato non si applica più, quando a soffrire è l’usuraio.

Allora torna di moda «l’intervento pubblico nell’economia». La mano invisibile del mercato viene sostituita dalla mano pesante dello Stato, a difesa dei creditori. Bruening lanciò la sua politica anti-deflazionista, secondo i dettami del liberismo: per legge, decretò un taglio generale dei salari del 15% (lo stesso che viene imposti ai greci, oggi).

Il calcolo era che, ridotto al lumicino il potere d’acquisto dei lavoratori, anche i prezzi sarebbero calati. La fame della classe operaia parve un prezzo agevole da pagare, per questo «risanamento» deflazionista. I prezzi non calarono, perche erano determinati da fattori ben diversi che i salari: essenzialmente, il costo del debito contratto per modernizzare, razionalizzare, retribuire il capitale a spese del lavoro.

Sette milioni di lavoratori – un terzo della forza produttiva – era disoccupato. La classe media spazzata via. L’economia tedesca era stata, solo un anno prima, un modello di prosperità capitalista in pieno boom, era devastata.

Anche allora, la democrazia s’era screditata fino all’impresentabilità, perchè s’era asservita al «mercato».

Il numero dei deputati nazisti passò da 8 a 107. Nel 1933, fu nominato cancelliere Adolf Hitler. Il suo programma, più volte esplicitato nei discorsi, affermava la centralità del lavoro nei confronti dei mezzi monetari, meramente strumentali: «La forza del lavoro germanico è il nostro oro. Solo il lavoro crea nuovo lavoro. Non è assolutamente il denaro che lo crea».

In pochi anni, violando tutti i dogmi liberisti, il nazismo assorbì completamente la disoccupazione e salvaguardò il potere d’acquisto dall’inflazione. Ma ovviamente le banche erano state asservite. La legge del 4 dicembre 1934 vietava alle banche di concedere prestiti sproporzionati rispetto alle riserve, fissandoli nel rapporto da 1 a 5. Le «operazioni rischiose» furono vietate, così come «la concorrenza sregolata e nociva», riportando il crdito al suo compito ausiliario di «fissare una liquidità conveniente».

I poteri forti transnazionali hanno la loro memoria storica. Sanno che sono di nuovo a questo punto. Sanno che la crisi della democrazia, il suo screditamento senza ritorno, è propizio all’emergere dell’uomo forte che li sbatte fuori dai profitti, che impone il controllo di Stato sui mercati.

Allora hanno anticipato i tempi: la democrazia fa schifo? Eccovi l’uomo forte, ve lo diamo noi: Monti, Papademos, Draghi, Goldman Sachs... Va bene abolire la democrazia, purchè siamo «noi» a farlo.

NOTE

1) Quando si guarda la situazione debitoria italiana, ci si trova davanti a un insolubile dilemma: da una parte si devono criticare le misure di austerità, i tagli e rigori impostici dai creditori internazionali attraverso il loro governo (Monti), perchè è ovvio che tagli e rigori riducono i consumi, aggravano la recessione, stroncando la crescita e dunque finendo per aumentare il debito pubblico, e più insostentibile il suo servizio.
D’altra parte, gran parte della spesa pubblica italiana (almeno i 30% dei 770 miliardi) è puro spreco, corruzione, parassitismo e clientelismo, che occorrerebbe effettivamente tagliare senza pietà. Non è certo un caso se in Francia un chilometro di ferrovia ad alta velocità costa quasi dieci volte meno che in Italia; al punto che non si costruiscono più infrastrutture necessarie, perchè il sistema delle tangenti le ha rese prima proibitive, ed oggi è arrivato alla paralisi.
Al punto da rendere auspicabile che non si comincino grandi opere (vedi Olimpiadi di Roma), sapendo che la torma divoratrice dei «politici» aprirebbe un buco nero incolmabile di inutilità edificatorie, subito in rovina perchè i marpioni hanno risparmiato il cemento per abbondare in mazzette. In Paesi come la Spagna o la Gran Bretagna, i tagli alla spesa pubblica incidono sulla carne viva; da noi inciderebbero solo sul grasso malsano, sul colesterolo cattivo. Ma come ovvio, nemmeno il governo Monti taglia quel grasso.
Il licenziamento dei 10 mila 500 forestali della Calabria, anzi la loro incriminazione (sono malavitosi assenteisti, inadempienti parassiti cronici che la Ndrangheta ha fatto assumere in Regione), farebbe risparmiare 160 milioni l’anno; da solo, questo provvedimento farebbe di più per la crescita che la «liberalizzazione» dei taxi. È solo un esempio fra mille, sarebbe possibile tagliare 200 miliardi di spesa pubblicva senza incidere sul funzionamento dei pubblici uffici, anzi migliorandolo. Ma Monti ha scelto la via più facile. La solita: aggravare le tasse anzichè tagliare le spese parassitarie. Ma così non ci sarà alcun «risanamento », snellimento, «liberalizzazione».
2) È stato Paul Krugman a denunciare nelle attuali austerità imposte agli europei la «cura» di Bruening e i suoi effetti politici: «It was the Brüning deflation, not the Weimar inflation, that brought you-know-who to power». È stata la deflazione di Bruening, non l’inflazione di Weimar, a portare al potere chi sapete.

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MessaggioInviato: Mar Feb 28, 2012 1:27 pm    Oggetto:  
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MessaggioInviato: Mar Feb 28, 2012 3:29 pm    Oggetto:  
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Citazione:

Allora hanno anticipato i tempi: la democrazia fa schifo? Eccovi l’uomo forte, ve lo diamo noi: Monti, Papademos, Draghi, Goldman Sachs... Va bene abolire la democrazia, purchè siamo «noi» a farlo.


Il paragone storico non so' quanto sia valido..Monti "l'uomo forte" che dovrebbe seguire alla "cura democratica ultra-liberista" stile Bruening ?
Mah...Hitler fece esattamente l'opposto, come scrive lui stesso
"..affermava la centralità del lavoro nei confronti dei mezzi monetari, meramente strumentali.."

Monti sicuramente oggi "rappresenta" almeno formalmente lo Stato, ma non credo che lo si possa paragonare ad alcuno...si pongono sicuramente come "salvatori" ma oggi il loro "fine" non e' lo stesso perseguito a suo tempo da Hitler.

Che il popolo non capisca la differenza e' probabile, com'e' probabile che dopo tutte queste riforme continuino a vedere in lui "l'uomo forte e giusto"...

Comunque analisi corretta...tutte quelle domande pongono un solo quesito...che fine fanno i soldi?? beh sicuramente Draghi la risposta la sa' eccome, ma del resto non e' un mistero dove finiscano i soldi che abbiamo gia' dato...e che continueremo a dare.

Ora ad esempio si fa' un gran parlare dell’articolo 35 del decreto legge dello scorso 24 gennaio sulle liberalizzazioni voluto proprio dal salvatore Monti, su richiesta di Bruxelles, ovvero l’obbligo di versare entro domani, mercoledì 29 febbraio, il 50 per cento delle disponibilità liquide delle tesorerie regionali a quella unica statale... ed ecco che di colpo si sono svegliati tutti. Ma dov'erano quando e' stato firmato ed approvato il decreto? Ovvio come sia tutto strumentale al fine elettorale..

Ma per noi "ignari" cittadini ovviamente questo si tramutera' in ulteriori tagli ai servizi sulla scurezza, sulla sanita', sull'assistenza ecc ecc....

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MessaggioInviato: Mer Feb 29, 2012 3:50 pm    Oggetto:  
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Fiscal Compact: referendum rischia di gettare l'Europa nel caos

New York - Ieri i mercati hanno accusato immediatamente il contraccolpo della decisione di Enda Kenny, primo ministro irlandese, di indire un referendum per chiedere al suo popolo se ha intezione di partecipare o meno al patto di Fiscal Compact europeo.

[......]

Per fare ricorso all'ESM, il fondo salva stati permamente dell'Eurozona, un paese deve infatti aver prima ratificato e aderito in toto al trattato. Che prevede una rinuncia parziale alla sovranita' di un paese nel caso in cui questo non rispetti gli obiettivi di pareggio di bilancio fissati. Con il Fiscal Compact all'Ue vengono dati poteri intrusivi di controllo degli stati debitori. Garantisce inoltre l'immunita' alle autorita' politiche.

[............]

Secondo la costituzione del paese, la gente ha il diritto di voto per ratificare qualsiasi trasferimento di sovranita' all'Europa.

[...]

A prescindere dal risultato, tuttavia, va detto che il progetto di unificazione fiscale non verra' compromesso. E' richiesta infatti la ratificazione di appena 12 stati membri per poter entrare in azione.

Qui l'articolo intero

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Tanto referendum o no, nulla cambia e comunque com'e' successo in passato anche se al referendum vincera' il no, faranno in modo di farlo passare successivamente....

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MessaggioInviato: Ven Mar 02, 2012 11:03 am    Oggetto:  
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Citazione:

Tanto referendum o no, nulla cambia e comunque com'e' successo in passato anche se al referendum vincera' il no, faranno in modo di farlo passare successivamente....


Esatto. La possibilità di un cambiamento reale sta solo nella misura in cui le Coscienze capiranno la gravità della situazione. E' per questo che bisogna lavorare alacremente...

Se tutti fanno "ascolti" in programmi che vendono fumo e mosche, anche criticando fatti reali, ma poi (come con Grillo) si arriva a santificare la repubblica, la UE e la costituzione, il cui problema sarebbe "solo" dovuto al fatto che tutto questo verrebbe applicato male...allora è assolutamente inutile lamentarsi...

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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...come già ebbe a dire Mussolini, LA CRISI "NON E' NEL SISTEMA MA DEL SISTEMA"!! ...e per l'ennesima volta possiamo solo riconoscere che aveva assolutamente ragione!
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Vertice Ue, firmato il patto di bilancio

BRUXELLES - I 25 leader Ue (fuori Gran Bretagna e Repubblica Ceca) hanno firmato il 'fiscal compact' o 'patto di bilancio', e il presidente Ue Herman Van Rompuy si è detto "molto fiducioso" che gli Stati lo ratificheranno. "Ora avete il compito di convincere i vostri Parlamenti", ha detto Van Rompuy. Il patto di bilancio "é un passo fondamentale verso una maggiore responsabilità degli Stati, che porterà benefici evidenti ed importanti", ha detto van Rompuy. Per il presidente della Commissione Ue José Barroso, il fiscal compact "ristabilirà la stabilità e la fiducia nella zona Euro", e sancirà "l'irreversibilità dell'Euro", che non è moneta di alcuni ma "un bene di tutta la Ue

[..........]

FONDO SALVA-STATI. I leader della Ue, come ha annunciato Van Rompuy al termine del Vertice, hanno deciso di rivedere la capacita' del fondo salva-Stati entro marzo e di accelerare il versamento delle quote nazionali nel fondo Esm. La decisione di aumentare il fondo, attraverso la 'fusione' tra il vecchio fondo Efsf (ha ancora 250 miliardi di euro) e il nuovo Esm (500 miliardi) potra' essere presa dai soli ministri delle Finanze. La decisione deve comunque essere presa entro la prossima riunione del G20 di aprile che vuole vedere lo 'sforzo' Ue prima di aumentare il suo contributo al fondo Eurozona del Fm


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Ora si passera' al teatrino politico in casa, ogni partito dira' la sua....con il finale scontato, quando alla fine tutti accetteranno il "salvataggio" Monti come unica alternativa possibile.

Siamo ufficialmente sulla via del non ritorno...

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"Ho tolto la libertà. Si, ho tolto quel veleno che i popoli poveri ingoiano stupidamente con entusiasmo. Ho fatto versare il sangue del mio popolo. Sì, ogni conquista ha il suo prezzo." Mussolini si confessa alle stelle.
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Fascio Littorio
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MessaggioInviato: Ven Mar 02, 2012 7:05 pm    Oggetto:  
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"Ora avete il compito di convincere i vostri Parlamenti"... insomma chi se ne frega dei popoli!
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Safra




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MessaggioInviato: Ven Mar 02, 2012 7:32 pm    Oggetto:  
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Fascio Littorio ha scritto:
"Ora avete il compito di convincere i vostri Parlamenti"... insomma chi se ne frega dei popoli!


Popolo? quale popolo? Very Happy

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Maurizio83
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MessaggioInviato: Lun Mar 05, 2012 5:54 pm    Oggetto:  
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Safra ha scritto:
Fascio Littorio ha scritto:
"Ora avete il compito di convincere i vostri Parlamenti"... insomma chi se ne frega dei popoli!


Popolo? quale popolo? Very Happy



...popolo? mavvà...il popolo si sta domandando ancora come mai non sia stato convalidato il goal di Muntari in Milan- Juve...figuriamoci se il "popolo" si preoccupa di queste cose...

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"O si riesce a dare una unità alla politica e alla vita europea o l'asse della storia mondiale si sposterà definitivamente oltre Atlantico e l'Europa non avrà che una parte secondaria nella storia umana! B. Mussolini
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