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La verità definitiva sull'omicidio del Magg. Visconti

 
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Autore Messaggio
tribvnvs
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Registrato: 04/04/06 23:22
Messaggi: 2097

MessaggioInviato: Mar Nov 22, 2011 10:15 pm    Oggetto:  La verità definitiva sull'omicidio del Magg. Visconti
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Scaricatevi questo file pdf, anche in sola lettura, contiene un articolo molto interessante con documenti poco o nulla noti che mette fine ai dubbi (quali? Very Happy ) sulla fine già "predestinata" dell'Asso degli Assi della caccia italiana nella seconda guerra mondiale.

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Legionarivs




Registrato: 09/07/11 01:34
Messaggi: 162

MessaggioInviato: Mar Nov 22, 2011 10:35 pm    Oggetto:  Re: La verità definitiva sull'omicidio del Magg. Visconti
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tribvnvs ha scritto:
(quali? Very Happy )


Hahaha! Laughing Laughing CLAP CLAP!

_________________
"Il Fascista... comprende la vita come dovere, elevazione, conquista; la vita deve essere alta e piena: vissuta per se, ma soprattutto per gli altri vicini e lontani, presenti e futuri." Mussolini, La Dottrina del Fascismo
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tribvnvs
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Registrato: 04/04/06 23:22
Messaggi: 2097

MessaggioInviato: Gio Feb 12, 2015 10:40 pm    Oggetto:  
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Chiarito che dietro l'omicidio di Visconti e del suo secondo Stefanini c'è la mano di Aldo Aniasi, futuro sindaco di Milano (l'esecutore materiale fu il suo guardiaspalle) è giusto sentire la testimonianza del fratello di Stefanini:

Racconta il fratello di Valerio Stefanini, Aldo Stefanini:
Da bambini, a quei tempi, 5 anni di differenza erano molti e quindi Valerio per me non poteva essere un compagno di giochi, però ricordo che molte volte mi seguiva nei compiti e quando, da parte mia, la distrazione si faceva evidente, volava qualche scapaccione.
Non c'erano rivalità infantili ma anzi un senso di protezione da parte sua, anche nei momenti più strani. Lui praticava da tempo iniziato lo sport della Scherma quando io iniziavo ad affacciarmi a questo sport. Lui stava finendo il liceo scientifico al "Cavour" di Roma quando io stavo finendo il ginnasio. Anche il tipo di scuola era diverso, quindi non potevamo completarci 1'uno con l'altro. Ricordo la mia presenza alle sue gare di scherma (foto qui sotto) e la sua presenza con incitamenti ai miei primi incontri di scherma. Avevamo lo stesso maestro e la palestra era la gloriosa "Audace" di Roma che aveva sfornato atleti olimpionici quali Gaudini, Sarocchi, Lucarelli ed altri. Mio Padre aveva praticato questo sport, e lo trasmise a tutti e tre i figli (Alberto, Valerio e Aldo).
Il suo carattere era molto deciso (lo giustifica anche il tipo di sport intrapreso), aveva un sensomolto elevato dell'amicizia e del rispetto dell'avversario, senza mai cedere a compromessi (odiava l'ipocrisia). Amava la vita sportiva che praticava anche in altri settori (nuoto e tuffi).
Parlava spesso di aeronautica e rendeva molto evidente la sua passione per il volo. Per entrare in Accademia fece sacrifici enormi, nello studio e nello stato di salute. Da giovane
aveva sofferto di asma bronchiale periodica. Quando fu vicino alla visita medica per entrare in aeronautica, si riempì di medicinali per superare così il concorso per entrare all'accademia di Caserta. Amava la divisa e la indossava con orgoglio A quei tempi, vedere in giro per Roma, un accademista in compagnia della fidanzata era uno spettacolo oggi incomprensibile.

Logicamente i miei genitori e la fidanzata Giuliana, non accolsero volentieri una scelta che a uei tempi era considerata quanto meno temeraria. Ma Valerio era così deciso che non fu possibile dissuaderlo.

Valerio aveva nella mente anche un futuro ben chiaro e precursore dei tempi, legato sempre all'Aeronautica, - "un giorno - diceva - diventerò pilota nelle linee aeree per avere un mestiere che assicuri mio futuro".
Sicuramente, entrando in Accademia, avrà anche pensato e valutato i rischi ai quali andava incontro un pilota, specialmente in tempo di guerra, ma mai avrebbe potuto immaginare quella morte alla quale sarebbe poi andato incontro.
Della vita in Accademia raccontava che era molto dura, per la disciplina e per le lunghe lezioni
in aula, ma quando poi raccontava delle esperienze pratiche sui velivoli, la sua voce si trasformava a tal punto che trasmetteva le emozioni di quel momento.
In licenza, a Roma, dedicava il suo tempo libero alla sua ragazza, poi agli amici di liceo, incontrandoli tutti con grande affetto. Non fece mai nessuna considerazione, che io rammenti, sull'esito della guerra, forse con mio padre!
Nati e cresciuti sotto quel regime dove sembrava tutto funzionare per il meglio (bonifiche, abitazioni per i lavoratori, il foro Mussolini, conquiste aeree, lavoro per tutti) a noi sembrava, non comprendendo il vero valore della libertà, di vivere in una nazione degna di rispetto di fronte al mondo intero. In verità non sentii mai considerazioni di Valerio sulla figura di Mussolini e sul fascismo anche se, come ripeto, nati in quel periodo non avevamo il confronto con altri mondi.
Il 7 luglio 1943, effettuò il primo volo da solo, senza istruttore. Credo che quello sia stato il più bel momento della sua vita, pilotare da solo nello spazio del cielo, godere della propria "libertà" così tanto desiderata. Quel giorno ci mandò una cartolina con la semplice frase, che racchiudeva tutti i suoi sentimenti ed emozioni, "finalmente solo lassù!". Si susseguirono le dure vicende di guerra, lo sbarco in Sicilia, i bombardamenti su Roma, la caduta del Fascismo. Fu allora che l'Accademia fu trasferita a Forlì per poi spostarsi ancora più a nord. Valerio voleva quel brevetto di ufficiale pilota e lo conseguì nel terzo anno di accademia trasferita al Nord d'Italia.
Valerio aderì alla Repubblica Sociale (RSI) perché era estremamente coerente e nel suo animo viveva quello spirito mai spento di amor di Patria e della parola data nel giuramento all'Aeronautica italiana. Su ciò si possono fare tutte le deduzioni più comode, ma è certamente vero che lui amava la sua terra e la sua Patria e con tale sentimento ha difeso questo ideale fino all'ultimo (vedi frase che ha voluto per ricordo della sua morte).
Valerio, insieme ad altri suoi colleghi, fu assegnato al 1 ° gruppo caccia "Asso di Bastoni" del comandante Visconti. Per il suo carattere vivace, l'intelligenza viva, e la sua ottima conoscenza della lingua tedesca, il Magg. Visconti lo volle come aiutante di campo ed egli si sentì fortemente legato al suo comandante tanto da seguirlo ovunque egli volesse, soprattutto nei colloqui con gli ufficiali tedeschi.
Purtroppo non ci pervennero sue notizie, per tutto il periodo in cui l'Italia fu divisa in due. Successivamente, in contatto con i genitori del Magg. Visconti, venimmo a conoscere la verità sul particolare legame fra Valerio e il Magg. Visconti e sulla loro morte solo ad evento concluso grazie alle testimonianze dei suoi colleghi sopravvissuti.
Dopo il 4 giugno 1944, con l'arrivo degli americani a Roma, io e i miei genitori non abbiamo più visto Valerio. Non ricordo che la mia famiglia abbia avuto sue notizie in quel periodo, qualche rara novità l'avevamo tramite la famiglia Visconti residente a Roma.
Nei giorni precedenti la morte di Visconti e Stefanini. avemmo notizie confortanti da avieri, che erano rientrati a Roma. i quali assicurarono che dopo la loro liberazione i partigiani avrebbero rilasciato anche gli ufficiali. Noi con il cuore pieno di ansia aspettavamo questo ritorno a casa di Valerio che non si verificò mai. Dopo qualche giorno venne a casa nostra il parroco della chiesa Madonna dei Monti e ci comunicò con parole. che allora ci sembravano assurde ed incomprensibili, dell'assassinio crudele di Valerio e del Magg. Visconti. A distanza di poco tempo, sempre dal parroco, ci venne recapitato un piccolo baule con gli effetti personali di mio fratello, raccolti dai compagni del 1° Gruppo e spediti da Don Botto cappellano militare del gruppo stesso. Credo che quello, specialmente per i miei genitori. sia stato il momento più terribile della loro vita. Dover rivedere attraverso indumenti e cose, la vita spezzata del proprio figlio ventitreenne. per mano di gente spregiudicata e priva di ogni sentimento cristiano.
Quell'assassinio fu un atto di estrema "vigliaccheria", contro chi non aveva mai partecipato a rastrellamenti di partigiani o violenze contro persone. Il solo compito che Valerio assolse con lealtà fu quello di contrastare in volo gli indiscriminati attacchi aerei contro la popolazione inerme di Milano e provincia; in difesa quindi della stessa popolazione civile colpita dai bombardamenti.

Dove erano allora i baldanzosi partigiani che poi si atteggiarono a eroici vincitori?
Il S.Ten. Fioroni, rientrato dal nord Italia, raccontava che, durante le ronde intorno all'aeroporto, capitava di catturare partigiani che tentavano di compiere atti di sabotaggio. Condotti al comando, per l'interrogatorio. Qui i partigiani che avrebbero dovuto essere fucilati immediatamente come sabotatori, si lasciavano andare ad accorate implorazioni di pietà, unite alla mostra di foto di mogli e figli, e venivano rilasciati in libertà dietro promessa di non commettere nuovamente in tali azioni.
Successivamente queste stesse persone dettero sfogo a odio e a un desiderio di vendetta senza alcun motivo, ben diverso dall'atteggiamento sottomesso e implorante di quando chiedevano benevolenza. Le ricerche sui motivi e i dettagli della morte dei due valorosi ufficiali d'Aviazione si sono sempre fermate davanti a un muro di omertà da parte delle autorità.
Io stesso, quando ero ufficiale dell'Aeronautica, trovai, all'ufficio del personale, il libretto con lo stato di servizio di Valerio, che terminava con queste parole "deceduto a Milano il 29/04/1945", senza altro commento!
Anche se l'armamento in possesso dei reparti e l'efficienza di alcuni aerei avrebbero consentito al gruppo Visconti di resistere ai partigiani, Visconti fu indotto a negoziare la resa, cedendo ad interventi di parroco ed altri con la scusa che era meglio arrendersi a italiani che agli Alleati. Ma non sapeva di avere a che fare con "partigiani", cioè guerriglieri senza bandiera e senza disciplina; non si aveva a che fare con soldati, ma solo "feccia umana" rabbiosa, irresponsabile e largamente coperta e protetta sia dagli "Alleati" che dalle autorità italiane del Sud.
L'odio partigiano voleva cancellare l'ideale rappresentato dal 1 ° gruppo caccia che, dimostrando coraggio e amor di patria, seppe contrastare nei cieli, combattendo uno contro cento, i bombardieri nemici. In uno dei penultimi combattimenti aerei, il Magg. Visconti fu abbattuto, salvandosi con il paracadute. Certamente il Magg. Visconti avrebbe preferito morire in leale combattimento nei cieli che tanto amava; sicuramente non avrebbe mai dovuto cedere le armi a dei sanguinari fuorilegge che consideravano la "parola data" come carta straccia.
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