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"Storia della cultura fascista"di A. Tarquini

 
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Marcus
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MessaggioInviato: Mar Lug 05, 2011 12:09 pm    Oggetto:  "Storia della cultura fascista"di A. Tarquini
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Chiaro, essenziale, una pietra miliare nella ricerca storiografica sul fascismo… questo il mio giudizio dopo la prima lettura (mi riprometto infatti di rileggerlo nuovamente per catturarne possibilmente ogni dettaglio) del nuovo libro della dottoressa Alessandra Tarquini intitolato “Storia della cultura fascista” edito da IlMulino
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à/dp/8815149589/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1309860030&sr=8-1. Chiaro, perché il linguaggio, pur trattando temi alti inerenti lo sviluppo storico della politica culturale attuata dal regime mussoliniano su diversi piani, dalle arti figurative all’architettura, alla filosofia, l’ideologia, la letteratura, la pedagogia etc. per realizzare il proprio modello di società, lo fa utilizzando un linguaggio sobrio ed estremamente comprensibile anche per i non specialisti, pur non scadendo mai nella banalità e soprattutto senza mai venire meno alla necessaria scientificità. Essenziale, perché senza lungaggini in poco più di 200 pagine affronta di petto la questione fondamentale inerente quale fosse il progetto politico fascista, dimostrando indiscutibilmente che, ad onta delle pur presenti conflittualità (inerenti esclusivamente il metodo , giammai il fine ultimo) tra gli elementi di maggior prestigio della cultura fascista, tutti indiscutibilmente si riconoscevano nel fascismo quale movimento politico totalitario profondamente permeato di religiosità e tutti riconoscevano quale essenza del movimento mussoliniano la missione di costruire lo Stato Etico corporativo e l’Uomo Nuovo fascista. Una pietra miliare perché, oltre a quanto già osservato, il testo riassume in modo magistrale le interpretazioni del fascismo che nei decenni si sono avvicendate, rilevandone pregi e difetti, arrivando con questa analisi ad elaborare quella che probabilmente costituisce la parola ultima sul tema. Dunque vi consiglio vivamente di comprarlo, leggerlo, studiarlo! Dopo la lettura di questo libro infatti si potrà ancora certamente dissentire riguardo gli scopi ma non sarà più possibile per nessuno equivocare sul fine ultimo della Rivoluzione Fascista.

ALESSANDRA TARQUINI "Storia della cultura fascista", Il Mulino, 2011.

Nel tratteggiare l'universo culturale fascista questo libro segue tre direttrici: la politica culturale del regime, la condizione delle diverse arti e discipline, l'ideologia che contrassegnò lo stato totalitario. Guardando alla politica culturale messa in atto dal partito e dal governo fascista l'autrice individua le scelte della classe dirigente al potere in Italia dal 1922 al 1943; concentrandosi sugli intellettuali e sugli artisti chiarisce la portata del contributo da essi fornito al fascismo. Viene così delineata l'ideologia fascista come un sistema di visioni, di ideali e soprattutto di miti, capace di orientare l'azione politica e di promuovere una precisa concezione del mondo.

Alessandra Tarquini ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia politica all'Università di Pisa. E' stata assegnista presso l'Università di Firenze. Ha curato l'edizione del carteggio Croce-Tilgher (Il Mulino, 2004) e del carteggio Gentile-Prezzolini (Edizioni di Storia e Letteratura, 2006). Per il Mulino ha pubblicato "Il Gentile dei fascisti. Gentiliani e antigentiliani nel regime fascista" (2009).

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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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Lictor Adriano



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MessaggioInviato: Mer Lug 06, 2011 1:08 pm    Oggetto:  
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Interessante, appena finiti quelli che sto leggendo lo comprerò.
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"Noi pensiamo che lo Stato sia la stessa personalità dell'individuo, spogliata dalle differenze accidentali, sottratta alla preoccupazione astratta degl'interessi particolari[..]"
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Marcus
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MessaggioInviato: Mer Ago 03, 2011 11:41 am    Oggetto:  
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...ecco una buona recensione del testo, il dato particolare risiede nel fatto che l'autrice l'ha scritta per il quotidiano L'Unità!!...
Date tempo al tempo...

Il «metodo ventennio». I «tentacoli» dell’ideologia fascista per radicare la fede totalitaria

FONTE : ANNA MARIA LORUSSO - L'UNITA' - 20 LUGLIO 2011

In un libro di Alessandra Tarquini i meccanismi del consenso messi in moto dal Regime. L’illusione rivoluzionaria inculcata con la formazione: dalla scuola allo sport, dal teatro alla radio. La pianificazione del consenso nel Ventennio è descritta nel saggio «Storia della cultura fascista» (Il Mulino). E le ragioni di quella «mobilitazione diffusa e convinta» da parte degli italiani al mito di rifondazione.

Storia della cultura fascista, pagine 248 euro 18,00 Il Mulino

Nel tratteggiare l’ideologia fascista il libro segue tre direttrici: la politica culturale del regime, la condizione delle diverse arti e discipline, l’ideologia che contrassegnò lo stato totalitario. Guardando alla politica culturale messa in atto dal partito e dal governo fascista l’autrice individua le scelte della classe dirigente al potere in Italia dal 22 al 43; concentrandosi sugli intellettuali e sugli artisti chiarisce la portata del loro contributo al fascismo. Si delinea l’ideologia fascista come un sistema di visioni, di ideali e di miti, che orienta l’azione politica e promuove una precisa concezione del mondo.

Solo 12 su poco più di 1.200 furono i professori universitari che non accettarono di fare il giuramento di fedeltà al fascismo. È cosa nota ed è una delle ragioni di disagio della nostra Storia, che ogni tanto riemerge e che è bene non dimenticare. Il libro di Alessandra Tarquini, Storia della cultura fascista, da poco uscito per il Mulino, ci aiuta a capire perché tutto ciò sia potuto succedere, come sia potuto sembrare normale agli altri circa 1.190 professori aderire al Regime, e per questo ci vien detto merita di essere letto anche da chi, come la sottoscritta, non fa lo storico di mestiere.
Tarquini non crede affatto che gli Italiani, tanto meno gli Italiani colti, abbiano aderito al Fascismo inconsapevolmente, o per inerzia, o per costrizione. Tutto il libro, anzi, cerca di spiegare le ragioni di una mobilitazione diffusa e convinta, ragioni identificabili nel fatto che il Fascismo ha dato agli italiani un mito di palingenesi, il senso di una grande impresa di rifondazione che ha motivato e stimolato le energie del Paese a partecipare attivamente.
Entro questo quadro, ciascuno ha risposto a proprio modo, e questa è anche la ragione di una certa eterogeneità interna al fascismo (tra statalismo e autoritarismo, tra tradizionalismo e realismo in letteratura, tra razionalismo e neoclassicismo in architettura, etc.) eterogeneità che però non ha intaccato la sostanziale identità e identificabilità della cultura fascista.
Se tale identità è riuscita a imporsi, nonostante le differenze, è stato grazie alla politica culturale del regime, che non ha lasciato nulla al caso. Mossa dal sogno antropologico di costruire un uomo nuovo, ha in modo tentacolare regolato ogni passo della formazione degli italiani: a scuola (con la riforma Gentile, per quanto rivista in seguito), nel tempo libero (non solo con la valorizzazione dello sport, ma perfino nella gestione dello svago e del turismo; basti pensare alle colonie estive), nel dopolavoro una volta diventati adulti, e attraverso una mirata gestione dei finanziamenti alle società e alle istituzioni dell’ambito dei media (la radio e il teatro anzitutto). Così facendo, il Fascismo ha promosso e controllato un numero sempre crescente di ambienti, fascistizzando nel momento stesso in cui alfabetizzava.
Anche per questo la politica fascista è stata una politica totalitaria, perché l’identificazione di fascismo e politica, e poi di fascismo e vita, era totale. Il fascismo costituiva una fede (e richiedeva rituali e liturgie) e come ogni fede prevede, o l’adesione è totale o la fede non è.
Questo progetto via via più pervasivo ha lasciato un’evidente traccia in alcune denominazioni e rinominazioni che il Regime ha imposto: da Ministero dell’Istruzione a Ministero dell’Educazione (dove il campo semantico dell’educazione come Tarquini rileva ha confini molto più ampi di quello dell’Istruzione), da ufficio stampa della Presidenza del Consiglio a Ministero della Cultura Popolare.
Così ha preso forma e si è istituzionalizzata un’ideologia che ha nutrito la popolazione italiana tutta, consentendole di riconoscersi in una serie di miti che la galvanizzavano e le attribuivano potenzialità di sorti magnifiche e progressive che solo certe rivoluzioni radicali (la Rivoluzione Francese, il Risorgimento) avevano saputo alimentare: miti di eternità, potenza, perfezionamento che guardavano a un uomo nuovo, non alla restaurazione delle tradizioni per gusto passatista. La fede fascista era una fede rivoluzionaria perché rifondativa, anche quando riorganizzava l’esercito secondo le vuote gerarchie delle antiche milizie romane.
In questo humus, si sono collocati gli intellettuali (da Sironi a Bontempelli, da Marcello Piacentini a Leo Longanesi e Curzio Malaparte), tutti impegnati, ciascuno a suo modo, a nutrire ed esprimere al meglio il nuovo mondo che il Duce aveva reso immaginabile. Nessuno degli intellettuali citati da Tarquini si salva; nessuno è esente dalla fede in quel sogno e tutti sono al contempo produttori e consumatori di quell’universo valoriale e mitologico che definisce il Fascismo.
E questa, forse, è la lezione migliore del libro: questa sintesi di rispetto e implacabilità che Tarquini usa verso la cultura fascista: una cultura di straordinaria complessità e rilevanza (anzitutto dal punto di vista estetico e pedagogico) dalle cui sirene, però, tutti sono rimasti non incantati ma entusiasti. Una lezione che induce a stare attenti noi, oggi a ogni facile, populistico, entusiasmo.

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MessaggioInviato: Mer Ago 03, 2011 11:57 am    Oggetto:  
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Devo ammettere che dopo aver letto le righe iniziali in grassetto mi sono infastidito e non sono andato avanti...
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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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Lictor Adriano



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MessaggioInviato: Mer Ago 03, 2011 11:59 am    Oggetto:  
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Roma invece è molto obbiettivo, se leggi il resto converrai anche tu.
Considerando poi che è stampato su un quotidiano nazionale, per di più estremamente antifascista, è tutto dire.

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MessaggioInviato: Mer Ago 03, 2011 12:14 pm    Oggetto:  
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...vi dico di più, se la signora in questione ha fornito un'indirizzo di posta elettronica le manderei il pdf del nostro ultimo libro...non sarebbe clamoroso se magari ci scappasse una recensione su L'Unità?? Laughing
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MessaggioInviato: Mer Ago 03, 2011 1:22 pm    Oggetto:  
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Sembrerebbe interessante.
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"Il Fascista... comprende la vita come dovere, elevazione, conquista; la vita deve essere alta e piena: vissuta per se, ma soprattutto per gli altri vicini e lontani, presenti e futuri." Mussolini, La Dottrina del Fascismo
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MessaggioInviato: Ven Set 02, 2011 6:41 pm    Oggetto:  
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...ecco un'intervista radiofonica inerente il libro che l'autrice di recente (24 agosto 2011) ha rilasciato ai microfoni di "radio 3"...se si esclude certo becerume espresso dal conduttore che definisce erroneamente il Fascismo come di "destra" o che parla impropriamente di esperimento politico destinato a scomparire con la morte del Duce, o che peggio ancora in tema di razzismo fascista azzarda un ridicolo paragone manifestamente falso e tendenzioso tra il comportamento di Gentile e quello di Heichmann, ebbene l'intervista risulta abbastanza interessante, sebbene poco approfondita...buon ascolto!

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Safra




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MessaggioInviato: Mar Nov 15, 2011 8:21 pm    Oggetto:  
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Ecco un'altro libro da comprare.. appena finisco quelli che ho, lo prendo Smile
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"Ho tolto la libertà. Si, ho tolto quel veleno che i popoli poveri ingoiano stupidamente con entusiasmo. Ho fatto versare il sangue del mio popolo. Sì, ogni conquista ha il suo prezzo." Mussolini si confessa alle stelle.
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