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Chi sono i "socialisti nazionali" di Rinascita?

 
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RomaInvictaAeterna
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MessaggioInviato: Ven Lug 07, 2006 8:42 am    Oggetto:  Chi sono i "socialisti nazionali" di Rinascita?
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Carissimi utenti del Covo e semplici lettori, sulla scia degli ultimi sviluppi della situazione politica dell’ “area” e dei “raggruppamenti” che le orbitano attorno o che vogliono essergli “alternativi” (ma che alla fine le sono funzionali), in relazione ai dibattiti e agli interventi del sottoscritto e di alcuni altri utenti del presente forum VERAMENTE LIBERO, in specifico pubblicati dal quotidiano Rinascita (a cui comunque va il nostro riconoscimento), posso portarvi a conoscenza di alcuni miei approfondimenti.

Dalla analisi della posizione di Rinascita e del movimento politico neonato che utilizza questa tribuna, il movimento “Socialisti Nazionali”, si può estendere il discorso alla metamorfosi, sicuramente annunciata, dell’ “area di destra radicale”. Metamorfosi che, in mezzo a mille contraddizioni, cerca di presentarsi come “alternativa” all’ “area” stessa ma che, nei fatti, è oltre che funzionale anche sperato “altro” fattore aggregante, presentato formalmente come fattore “esterno”. Mi spiego.
Dai tempi di Base Autonoma, scissione interna all’ “area”, si è iniziato a diffondere un “interesse” politico per il Socialismo Nazionale… Di per sé sarebbe stato non solo creativo ma anche auspicabile che si portasse l’attenzione su questa categoria di pensiero, sia per “depurare” l’ “area” dalla prassi politica missina e dalle contaminazioni reazionarie evoliane, sia per riesaminare il fondamento dottrinale di quel “fascismo” a cui molti a parole dicevano di rifarsi o si proclamavano “moderni” continuatori, dando in realtà ad esso forme assolutamente incompatibili, contenuti antitetici all’idea dell’ Uomo di Predappio.
Da questo iniziale “interesse”, sono nati però mostri terribili! Perché, comunque, l’impostazione politica rimaneva (e rimane) vetero-missina, quindi orientata più a un pragmatismo esasperato che ad una sintesi efficace del binomio “Pensiero e Azione”.
Anche per “Socialismo Nazionale” si profilava il purgatorio che ha subito il fascismo. Significava tutto e il suo contrario. Al suo interno si “Mischiavano” istanze confusamente socialisteggianti (e direi marxisteggianti) con orientamenti tradizionalisti che spesso negavano (e negano) la stessa prassi adottata. Con il solito dogma che per essere veramente fascisti del duemila, bisogna considerare l’essenza del fascismo come il risultato di fusioni continue e assurde tra le più diverse concezioni politiche (che spesso fanno a pugni tra di loro!), da operare sull’altare dell’ “antagonismo al sistema”, anche per il socialismo nazionale, considerato il “superatore” del fascismo stesso, idea ormai vecchia e inadatta ai tempi, si è verificata la stessa situazione.
Dopo che l’ “area” si è resa conto di non aver prodotto l’ “alternativa” e l’ “innovazione” che realmente auspicava, dopo aver constatato di non aver raggiunto i miti che l’animavano e fomentavano le fantasie di quanti in buonissima fede (me compreso) speravano in una realizzazione e in una “tattica” adottata per tale realizzazione, dopo tutto questo l’ area ha voluto “evolvere” se stessa.
Questa “evoluzione” si è palesata per quello che i suoi presupposti dicevano: ora si è radicata la convinzione della necessità del “Socialismo Nazionale”. Si è andati “avanti”. Ma sorge una domanda immediata: CHE COSA VUOL DIRE? CHE COSA RAPPRESENTA “SOCIALISMO NAZIONALE”? CHE COSA AUSPICA?
Dicevo prima che basta fare una panoramica di coloro che si “ispirano” a questa “categoria politica” per rendersi conto che se c’è una certezza quella è la confusione! Come anche specificato a Rinascita nei miei articoli, il Socialismo Nazionale è il primo stadio della risposta approfondita non materialista al socialismo marxista, insieme al socialismo mazziniano. Socialismo NAZIONALE, di cui in Italia MAZZINI, in Francia Sorel, furono “padri” fu la risposta all’indefinito e APPIATTITO internazionalismo classista di Marx, al materialismo edonista che lui utilizzava teoricamente come arma contro il materialismo edonista liberale! Ci si rendeva immediatamente conto che Marx aveva preso una colossale cantonata e che la Giustizia Sociale che non c’era (unico dato di fatto condiviso non solo da Marx!), si poteva ottenere solo non eliminando tutte le diversità (nazionali, sociali) ma rendendole Creative, Positive, dirigendole al bene comune! Fare delle diversità una potenzialità per l’avvenire e non un simbolo di contrasto eterno. I limiti di Sorel erano meno marcati in Mazzini. Perché l’Italia Romana aveva in se il bagaglio di 30 secoli di Storia e di Valori Morali e Spirituali. Sorel rimaneva ancorato ad una visione comunque economicista. La vita era comunque determinata da come l’economia funzionava e da quanto le persone riuscivano ad ottenere per la propria soddisfazione. Così, anche se era auspicata una collaborazione produttiva, la vita Nazionale doveva basarsi su questa economia e nel caso in cui questa non fosse stata possibile, l’arma della lotta di classe avrebbe dovuto funzionare. In realtà quella di Sorel è una società di “Armistizio Sociale”. Che riconosce l’Idea di Nazione (quindi di Popolo unito) come fattore aggregante ma che fa prescindere questa dall’economia che è il vero fine della vita. Mazzini ha consentito al Socialismo Nazionale, in Italia, di essere Etico e Cooperativo. Latino insomma. E il Socialista Benito Mussolini, leggendo Marx, Sorel e Mazzini, ha pensato, condividendo l’analisi di quest’ultimo, di sviluppare l’idea di Socialismo in una sintesi Romana ed Etica. Quindi Nazionale e Sociale. E, dopo la fondazione dei Fasci, si può parlare, parallelamente al Socialismo di Marx e di Sorel, del SOCIALISMO NAZIONALE DI BENITO MUSSOLINI!
Un Socialismo tutto nuovo e allo stesso tempo rispondente alle esigenze della Realtà e della Storia, in primis del nostro Popolo, poi di tutti i popoli del mondo! Questo perché mette a base della dottrina non una serie di elucubrazioni formali su istituzioni, regimi, consigli, camere, non un dogmatismo avulso dalla Realtà, che vuole piegarla a se stesso, ma un Principio fondante che è quello dello Stato Etico Corporativo. Un Principio che è interclassista, che vuole la collaborazione Etica delle categorie Sociali, che vuole fondare lo Stato Nazionale del Lavoro sull’ Etica,sulla Morale, sulla Giustizia e sul trionfo dei Valori Spirituali Umani! Un Principio che fa sentire l’individuo parte di un “armonico collettivo”, partecipe ed attivo alla vita dello Stato Nazionale, e portatore del suo mattone al consesso mondiale! Un principio che vuole il Sindacalismo Corporativo come base del Lavoro Nazionale. La CoGestione delle Imprese, in una visione non di abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, ma della ripartizione equa degli utili, e della gestione coordinata e attiva dell’azienda, con la mediazione Statale. Mantenendo gerarchie e ruoli. Non abolendoli ma rendendoli utili a tutti. Imprenditori compresi. La costituzione di una Assemblea Nazionale del Lavoro, dove il popolo possa partecipare effettivamente al Governo della Nazione, in una visione Veramente Democratica e Liberale, visione dello Stato di Popolo vaticinato da Mussolini. Come vedete non c’è una sola considerazione “dogmatica formale” in questi concetti che sono la base del fascismo. E mai la troverete. Solo in questo senso il fascismo non è una dottrina nel senso tradizionale del termine! Non si pone limiti di mezzi! Ma di FINI!
E proprio per questo la sua validità, oggi, dopo che la storia ha fatto drammaticamente constatare la nullità di ogni altro tipo di pensiero politico, la inadeguatezza e a volte il crimine di esperimenti sociali come quello del materialismo storico, deve essere ribadita! Soprattutto perché le eventuali “alternative” si dimostrano sterili rimaneggiamenti o “evoluzioni” di pensieri o fatti che già nella loro sostanza stretta hanno dimostrato di essere inadeguati e criminali! Inadeguati fin già dalle analisi della realtà, proprio perché la realtà non è stata analizzata ma “piegata”! E già solo per questo, per la validità fino ad ora indiscussa della analisi del fascismo, lo Stato Etico Corporativo deve essere, lui sì, messo alla base dell’ulteriore cammino!

Continua..

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)


Ultima modifica di RomaInvictaAeterna il Gio Giu 21, 2012 6:42 pm, modificato 3 volte in totale
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MessaggioInviato: Ven Lug 07, 2006 8:42 am    Oggetto:  
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Per rispondere alle domande su cosa significhi, OGGI, “Socialismo Nazionale”, ho consultato il programma politico della “punta di diamante” di questi gruppi: il movimento “Socialisti nazionali” di cui è voce Rinascita. Essendo la mia una sintesi, focalizzerò nei punti principali la dottrina dei “Socialisti nazionali”. Viene da se che questa sintesi contenga già una critica, quindi allegherò il documento originale,in modo che poi ognuno possa verificare se condividere o meno quanto analizzo.
La visione complessiva della dottrina dei “Socialisti Nazionali”, alla fine della lettura, dà una sensazione di caos. Di unione di tante istanze con una volontà di adattamento per cercare di dare una visone unitaria della società. Vi è una “prima parte” che tratta della, diciamo così, dottrina sociale, una seconda che si riferisce al concetto “nuovo” di “nazionale” e “nazione”. E’ qui che emergono, alla mia vista le più cocenti contraddizione e la volontà di conciliare l’inconciliabile: l’ “evoluzione” del concetto marxista di “nazione” con quello evoliano…
La prima parte la suddivido in quella che loro chiamano la dottrina delle tre liberazioni: Liberazione Nazionale, Liberazione Sociale, Liberazione Culturale. Queste “tre liberazioni”, vengono prima elencate, con una breve descrizione, poi approfondite. Inizialmente ci può essere anche un accordo su parte (e dico solo PARTE) dell’analisi. Ma arrivati all’approfondimento, ovvero cosa si propone, allora si va in due direzioni antitetiche! Nelle righe di questi scritti, come ripeto, si vede continuamente un germe di contraddizione che fa e disfa in modo rocambolesco. Se da un lato c’è una critica al “nazionalismo” inteso in modo unitario senza distinguo di sorta, anche se i distinguo esistono e fanno parte della storia, dall’altra si identifica la Nazione come terra dove l’uomo “diventa erede di un patrimonio che lo ricollega ad una catena ininterrotta di antenati: non è una tabula rasa ma porta in sé, nel suo DNA un patrimonio genetico che lo rende unico. E anche il suo carattere è un unicum a cui, con la nascita, l’educazione e l’esperienza, aggiunge un patrimonio culturale specifico: una lingua madre, un insieme di nozioni, l’esperienza diretta di un paesaggio circostante e di un habitat, clima compreso, un’alimentazione particolare adatta al suo standard di vita, delle convinzioni etico-morali”….
Il quale ragionamento farebbe immediatamente pensare alla famosa identità di razza tanto cara ai nazionalismi che allo stesso tempo SN contesta (e che il fascismo contesta)! La “liberazione nazionale” passa dunque attraverso la riconquista dell’autonomia politica ed economica. E su questo non si discute. Si passa, lasciando per ora in sospeso la definizione definitiva di nazione, alla “liberazione sociale” che dovrebbe avvenire instaurando uno Stato semi-collettivista. La proprietà privata verrebbe riconosciuta come consentita solo al di fuori dei servizi che hanno una utilità per la collettività (quali non ne hanno?): trasporti, scuola, energia, informatica,assicurazioni,telecomunicazioni, ecc… In questi ambiti non è ammessa l’esistenza di proprietà privata (quindi alla fin fine si potrebbe essere proprietari solo della abitazione)! La “nazionalizzazione” dei mezzi di produzione è d’obbligo e la partecipazione del lavoratore si concretizza nella gestione della azienda in modo univoco! Il controllo della produzione avverrebbe reintroducendo la figura di Commissari Politici, responsabili dell’indirizzo della produzione dell’azienda!
Nel capitolo “Per un nuovo Internazionalismo”, si evince che SN vuole sviluppare il concetto marxista di “Internazionale” per applicarlo a quello di Internazionale Eurasiatica! Ovvero, si vorrebbe una fusione dei continenti dell’Europa e dell Asia (e l’Africa dove la mettiamo?) da contrapporre al continente Americano! Di Marx si capiscono i limiti, ma si vuole svilupparlo e purificarlo dai suoi errori di PRASSI. Auspici di questa fusione, allo stesso tempo si chiede un ritorno alle proprie radici (?????) locali (localismo) per poi realizzare, una volta liberato ogni popolo, la fusione dei popoli in un organismo geopolitico chiamato Eurasia! Si parla di contrapposizione di “Imperium” per l’Eurasia, con l’Impero americano-centrico! Senza però far capire bene cosa si intende (sarò io cretino! Provateci voi!). Quindi se da un lato Eurasia sarà “Impero”, dall’altro sarà anti-imperialista contro l’America! E’ vero che specificano che sono contro l’impero americano capitalista (presumo quindi sia quello il significato di “anti-imperialista”) ma allora quale modello di Impero propongono? Che deve fare questa fantomatica “Eurasia”? Chi è? Come è Governata? Da chi? Con quale presupposto, oltre questo neomarxismo pratico? Dopo aver ribadito ciò che Gaudenzi ci ha ampiamente detto, ovvero che gli Stati Nazionali non possono più esistere (maddechè?), SN fa sapere che è per uno sviluppo del comunismo in una specie di comunismo nazionale eurasiatico, dove la “nazione” è l’Eurasia! Dice così: “Il marxismo insomma non ha saputo superare il suo vero handicap iniziale di una critica tutta interna alla logica capitalistica. In questo senso alla fine il “padre” ha ucciso il figlio e non viceversa. La disintegrazione dei popoli in favore dell’individualismo edonista, fino alla più recente teorizzazione dei cosidetti “diritti umanitari” universali da difendere (a scapito e anche contro le singole comunità nazionali d’appartenenza) ,è funzionale unicamente alla distruzione di ogni forma organizzata che ancora faccia da scudo alla libertà vera dell’uomo, di ogni uomo, ponendolo solo e nudo alla mercé del Potere mondiale del Capitale; e chiamando poi questo rapporto “libero mercato”, “libertà di concorrenza” e similari. Una libertà economica globale ed un diritto d’ingerenza “umanitaria” disapplicati e respinti proprio dalla superpotenza americana che vorrebbe imporli al resto del mondo. E se questo processo disintegrativo si è realizzato più a fondo e celermente ad Ovest che non nell’Est “sovietico” e nei paesi del “Terzo Mondo” che adottarono almeno ufficialmente il marxismo, ciò è dovuto al fatto che, istintivamente, quei popoli e le loro élites realizzarono ben presto, nei fatti, una qual forma di NAZIONALCOMUNISMO, pratico se non teoretico, che (ribaltando i rispettivi ruoli assegnati all’origine dall’ideologia trionfante) seppe inquadrare la dottrina marxiana stessa ai singoli interessi nazionali, ricollegandosi, nonostante i presupposti teoretici materialistici, alle rispettive culture e civiltà talvolta plurimillenarie. E’ stato il caso di Cuba, della Cina, del Vietnam, della Corea del Nord, della Yugoslavia, oggi fra gli ultimi baluardi di difesa dei popoli dalla mondializzazione; come già fu per la Russia di ieri..
IL COMUNITARISMO EUROPEO QUALE ATTUALIZZAZIONE E SUPERAMENTO DEL NAZIONAL-COMUNISMO” .
A questo punto verrebbe da domandarsi come fa il nazional-comunismo eurasiatico, per SN “Comunitarismo Europeo” che dir si voglia, ad essere la forma attuale e allo stesso tempo il superamento del nazional comunismo stesso! A parte il fatto che definire il materialismo solo entro il riconoscimento o meno delle identità nazionali è riduttivo, perché si può essere rispettosi della identità della nazione e allo stesso tempo, senza alcun problema, materialisti, quale sarebbe questo superamento? Quello che propone nella sua dottrina SN? Se è quello non esiste superamento. Questa dottrina cerca il connubio tra marxismo del 2000 e istanze nazionali, volendo “espandere” la nazione in una forma geopolitica monolitica, opporre una globalizzazione ad un’altra, arrendendosi alla volontà conformista di distinguere la realtà secondo i dogmi e non viceversa!
Merita particolare attenzione un altro brano di approfondimento sul concetto di “patria”. Eccolo: “la formulazione più perfetta è quella che definisce la “Patria il luogo dove si combatte per la propria Idea”, per la Visione del Mondo, sul piano storico essa rappresenta nell’Immaginario Collettivo di una Comunità “la Terra dei Padri”, degli Avi: quella che fu conquistata con la Lotta, fruttificata con il Lavoro, sacralizzata dalla presenza dei Lari, degli Antenati. Infine, sotto l’aspetto politico-programmatico quella nazionale è “Comunità di Destino” nella Storia e nello Spazio geografico, entrambe analizzati e studiati nelle direttive strategiche di lungo periodo dalla GEOPOLITICA.”
Il connubio tra istanze tradizionaliste e evoluzioni “eurasiatiche” persiste ai miei occhi. E la contraddizione di fondo, che rende il connubio impossibile, rimane.
Nell’ultima parte del documento, si inserisce un ulteriore esperimento di fusione tra tradizionalismo religioso e paganesimo classico…:
“Abbiamo accennato all’inizio della Dottrina delle Tre Liberazioni ad una QUARTA LIBERAZIONE: la Liberazione Spirituale.
Essendo il presente un documento propriamente politico a carattere comunitario, faremo solo un breve accenno ad una questione che riguarda la sfera più intima e riposta di ogni uomo, e solo per quanto concerne la sua proiezione politica e sociale, che invece coinvolge tutta la comunità.
Lo Stato comunitario tutela, difende e propone i Valori spirituali del singolo come di tutto il popolo. Riconosce libertà di culto e anzi favorisce ogni manifestazione di “pietas” pubblica e di devozione popolare. Basandosi sulla convinzione dell’Unicità originaria della Tradizione primordiale, articolatasi nella varie forme ed espressioni “cultuali”, l’Europa Unita di domani non solo garantirà le varie religioni presenti sul suo territorio, ma si farà essa stessa portatrice di una FUNZIONE ANAGOGICA E SACRALE.
Ognuno sarà libero di adorare il Principio Superiore in cui si identifica, con il solo limite delle leggi dello Stato e dell’interesse vitale della Comunità nel suo insieme, la cui libertà non deve essere sottoposta ad attacchi, pressioni o ingerenze di sorta in tutti i campi del politico e del sociale che ad essa competono: difesa, istruzione, salute, campo sociale, cultura, ecc.
Rifiutando una visione “laica”, o peggio materialista, lo Stato Comunitario non solo si pone a difesa di tutte le fedi compatibili con i suoi Valori fondanti, ma si fa Egli stesso PORTATORE DI VALORI SPIRITUALI, “ponte” verso un superiore Piano dell’Essere, anche con cerimonie e Riti di Stato, come fu nella prisca romanità e in tutte le società Tradizionali.
Massimo valore sarà dato al Culto degli Avi, così ricollegandosi alla propria Storia, alla catena ininterrotta della stirpe della Comunità di Destino radicata nella Terra propria ai popoli europei.
La quale considerazione ci riporta circolarmente all’inizio del nostro excursus: alla LOTTA DI LIBERAZIONE DELL’EURASIA, la nostra TERRA DEGLI AVI.”

Concludo, per ora, dicendo che secondo il mio modesto parere, questi progetti che vorrebbero essere innovativi e fare proseliti a “destra e a manca” dando il famoso colpo al cerchio e alla botte, sono soltanto l’attestazione che non si vuole adottare l’unica idea veramente innovativa, riesumando esperienze superate e spesso criminali! Lo Stato Etico Corporativo è attaccato da tutti. Anche da quelli che un tempo usavano durante le elezioni il nome del suo Fondatore!

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Dvx87




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MessaggioInviato: Sab Lug 08, 2006 2:48 pm    Oggetto:  
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Mi che sono 'sti qua degli appassionati di orwell??? Very Happy
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ripa43




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MessaggioInviato: Mer Lug 14, 2010 10:36 am    Oggetto:  
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ciao RomaInvicta scusa la mia ignoranza in materia Sad ,ma potresti spiegarmi più precisamente questi punti riguardanti lo stato etico corporativo ? :

1- Come venivano ripartiti gli utili delle industrie durante il fascismo (con lo stato etico corporativo) ?

2- Come si riusciva ad arrivare ad una collaborazione tra datori di lavoro e lavoratori per arrivare alla cogestione dell' impresa ?

3- Cos'è il "contratto collettivo di lavoro " ?
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MessaggioInviato: Mer Lug 14, 2010 4:14 pm    Oggetto:  
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ripa43 ha scritto:
ciao RomaInvicta scusa la mia ignoranza in materia Sad ,ma potresti spiegarmi più precisamente questi punti riguardanti lo stato etico corporativo ? :

1- Come venivano ripartiti gli utili delle industrie durante il fascismo (con lo stato etico corporativo) ?

2- Come si riusciva ad arrivare ad una collaborazione tra datori di lavoro e lavoratori per arrivare alla cogestione dell' impresa ?

3- Cos'è il "contratto collettivo di lavoro " ?


Come abbiamo più volte dimostrato, gli atti del governo fascista storico, nel suo iter legislativo sociale, vanno visti secondo una logica di sviluppo che vuole raggiungere un fine: lo stato etico corporativo fascista. Per questo i provvedimenti vanno visti non tanto sotto il profilo dell'eternità, quanto come attuazioni specifiche di passi volti a raggiungere la meta prefissata all'epoca. Del resto questo è sempre (sempre!) stato affermato dagli ideologi del fascismo, Mussolini in testa.

La legge della Carta del Lavoro, ad esempio, va vista proprio in questo senso. Come ribadì anche Bottai, in tempi non sospetti, la Carta del Lavoro stabiliva una serie di provvedimenti pratici a livello sociale, come punto di INIZIO del percorso Corporativo.

Il Concetto fondante la natura dello Stato etico Corporativo è la Collaborazione "interclassista". Anzi, la cancellazione del concetto di "classe". Per arrivare a quello di "categorie" unitarie. Questo concetto non è solo un principio "filosofico" ma dirige la conseguente azione legislativa nel senso di una collaborazione paritetica di tutte le parti sociali e politiche nazionali!

Iniziando dalla Carta del Lavoro, essa stabiliva la suddetta parità Sociale delle categorie del Lavoro, istituiva alcuni Organi, chiamati Organi Corporativi, per disciplinare la collaborazione tra datori di lavoro e lavoratori che venivano chiamati prestatori d'Opera. Per sottolineare di più la loro caratteristica di pariteticità. A questo scopo veniva creata la Magistratura del Lavoro, ad es.,per rendere giustizia nelle controversie, ma più di tutto i Contratti Collettivi Nazionali. I quali sono Contratti PUBBLICI che hanno valore di LEGGE NAZIONALE, e nei quali vengono stabiliti i diritti-doveri dei contraenti delle varie categorie! Questi Contratti Sociali, che hanno valore di Legge, danno il criterio di Giustizia tra le parti sociali e impongono alle categorie interessate di obbedire alla Legge Nazionale senza poter "modificare" privatamente le condizioni contrattuali!

Lo Stato, nel frattempo, coordina e controlla la dimensione economico-sociale, per mezzo degli Organi Corporativi. Che nel ventennio di chiamavano proprio "Corporazioni di Categoria". Ognuna, se vogliamo, poteva essere vista come una Confederazione Sindacale che gestiva al suo interno i sindacati della Categoria Lavorativa in senso unitario, sia dei datori di lavoro di quella determinata categoria che dei prestatori d'opera.

Questo è il concetto principale del Corporativismo Fascista. L'Unione Nazionale del Lavoro e la sua partecipazione al Governo della Nazione.

Per cui: lo Stato supervisona e interviene nelle vesti degli Organi Sindacali Corporativi. Organi ISTITUZIONALIZZATI. Essi hanno la funzione di coordinare, sviluppare, armonizzare i rapporti interni alle categorie secondo i "piani economici" nazionali. Soprattutto di far rispettare la Legge corporativa che vale per tutti.

In seguito, nel 1938 si costituisce la Camera dei Fasci e delle Corporazioni, che concretizza il passo successivo per garantire l'ingresso del Lavoro al governo della Nazione (come da principio fascista) e per sancire la definitiva istituzionalità degli organi sindacali corporativi. Rappresentati Politici e Sindacali, in modo UNITARIO dunque, si trovano in una Camera Nazionale del Lavoro, per il governo della nazione!

Nel 1939, si introducono i Fiduciari di Industria, ovvero rappresentanti Sindacali che debbono organizzare il Sindacato per iniziare ad entrare nella gestione dell'Azienda. Entrano nei consigli di amministrazione nella veste della categoria che rappresentano, ma non gestiscono ancora l'azienda in modo paritetico e non percepiscono ancora gli utili.

Ciò che avviene dal febbraio del 1944 in poi, dopo aver approvata la legge redatta già nel 1943, legge sulla Socializzazione delle imprese.

Gli organi sindacali, ovviamente, percepivano una quata partecipativa da parte degli associati. Ma queste quote dovevano essere proporzionali al reddito e avevano dei massimali bassi. Inoltre i Sindacati, avrebbero potuto rappresentare il lavoratore anche se non iscritto!

Si costituiscono, dunque, i consigli di Gestione Aziendale (per aziende che abbiano un numero di dipendenti non basso), dove i Datori di lavoro e lavoratori gestiscono insieme, sebbene con la differenza ovvia di ruoli, l'Impresa. I Sindacati vengono uniti in un Istituto Statale generale, chiamato Confederazione generale del lavoro,Della tecnica e delle arti.
In essa, secondo il principio corporativo sempre espresso e messo in pratica, sebbene in modi diversi, confluivano i Sindacati delle varie categorie del Lavoro e dell'Impresa.

Si stabiliscono, sempre proporzionalmente al capitale guadagnato, al numero dei lavoratori e alle necessità produttive, le quote di utile da ripartire nell'impresa fra tutti i partecipanti.

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ripa43




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MessaggioInviato: Mer Lug 14, 2010 11:35 pm    Oggetto:  
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Shocked grazie mille sei stato molto esaustivo ! Hai chiarito tutti i miei dubbi Very Happy volevo sapere,vista la tua esperienza,se puoi consigliarmi qualche libro in materia per aprrofondire ancor di più l'argomento.

Credo che il corporativismo sia il miglior modo possibile per gestire il lavoro ed i lavoratori abolendo qualsiasi sfruttamento dei datori di lavoro verso i lavoratori(a differenza del capitalismo) ma nel rispetto dei primi che comunque devono sempre mantenere un ruolo più elevato essendo coloro che investono il capitale e ci mettono la faccia (a differenza del comunismo),pure loro lavorano ! . E c'è ancora gente che riesce a dire che il fascismo difendeva spudoratamente la borghesia Neutral .....
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Località: Stato Nazionale Fascista

MessaggioInviato: Gio Lug 15, 2010 12:46 am    Oggetto:  
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Citazione:

grazie mille sei stato molto esaustivo ! Hai chiarito tutti i miei dubbi volevo sapere,vista la tua esperienza,se puoi consigliarmi qualche libro in materia per aprrofondire ancor di più l'argomento.


A breve inserirò nel forum un estratto di un libro scritto da Ugo Spirito, uno dei maggior teorici del Corporativismo Fascista. Abbi un po di pazienza Mr. Green

Citazione:

Credo che il corporativismo sia il miglior modo possibile per gestire il lavoro ed i lavoratori abolendo qualsiasi sfruttamento dei datori di lavoro verso i lavoratori(a differenza del capitalismo) ma nel rispetto dei primi che comunque devono sempre mantenere un ruolo più elevato essendo coloro che investono il capitale e ci mettono la faccia (a differenza del comunismo),pure loro lavorano ! . E c'è ancora gente che riesce a dire che il fascismo difendeva spudoratamente la borghesia .....


Il dualismo capitale-lavoro viene risolto dal fascismo attraverso una unità organica in cui ambedue si dissolvono nella Corporazione. Non più quindi "lavoratori" e "datori di lavoro", ma Produttori responsabili di fronte la Nazione.

Per approfondire, leggi l'ordinamento sindacale-corporativo in regime fascista:
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MessaggioInviato: Ven Nov 26, 2010 9:25 am    Oggetto:  
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RomaInvicta ha scritto:
Per rispondere alle domande su cosa significhi, OGGI, “Socialismo Nazionale”, ho consultato il programma politico della “punta di diamante” di questi gruppi: il movimento “Socialisti nazionali” di cui è voce Rinascita. Essendo la mia una sintesi, focalizzerò nei punti principali la dottrina dei “Socialisti nazionali”. Viene da se che questa sintesi contenga già una critica, quindi allegherò il documento originale,in modo che poi ognuno possa verificare se condividere o meno quanto analizzo.
La visione complessiva della dottrina dei “Socialisti Nazionali”, alla fine della lettura, dà una sensazione di caos. Di unione di tante istanze con una volontà di adattamento per cercare di dare una visone unitaria della società. Vi è una “prima parte” che tratta della, diciamo così, dottrina sociale, una seconda che si riferisce al concetto “nuovo” di “nazionale” e “nazione”. E’ qui che emergono, alla mia vista le più cocenti contraddizione e la volontà di conciliare l’inconciliabile: l’ “evoluzione” del concetto marxista di “nazione” con quello evoliano…
La prima parte la suddivido in quella che loro chiamano la dottrina delle tre liberazioni: Liberazione Nazionale, Liberazione Sociale, Liberazione Culturale. Queste “tre liberazioni”, vengono prima elencate, con una breve descrizione, poi approfondite. Inizialmente ci può essere anche un accordo su parte (e dico solo PARTE) dell’analisi. Ma arrivati all’approfondimento, ovvero cosa si propone, allora si va in due direzioni antitetiche! Nelle righe di questi scritti, come ripeto, si vede continuamente un germe di contraddizione che fa e disfa in modo rocambolesco. Se da un lato c’è una critica al “nazionalismo” inteso in modo unitario senza distinguo di sorta, anche se i distinguo esistono e fanno parte della storia, dall’altra si identifica la Nazione come terra dove l’uomo “diventa erede di un patrimonio che lo ricollega ad una catena ininterrotta di antenati: non è una tabula rasa ma porta in sé, nel suo DNA un patrimonio genetico che lo rende unico. E anche il suo carattere è un unicum a cui, con la nascita, l’educazione e l’esperienza, aggiunge un patrimonio culturale specifico: una lingua madre, un insieme di nozioni, l’esperienza diretta di un paesaggio circostante e di un habitat, clima compreso, un’alimentazione particolare adatta al suo standard di vita, delle convinzioni etico-morali”….
Il quale ragionamento farebbe immediatamente pensare alla famosa identità di razza tanto cara ai nazionalismi che allo stesso tempo SN contesta (e che il fascismo contesta)! La “liberazione nazionale” passa dunque attraverso la riconquista dell’autonomia politica ed economica. E su questo non si discute. Si passa, lasciando per ora in sospeso la definizione definitiva di nazione, alla “liberazione sociale” che dovrebbe avvenire instaurando uno Stato semi-collettivista. La proprietà privata verrebbe riconosciuta come consentita solo al di fuori dei servizi che hanno una utilità per la collettività (quali non ne hanno?): trasporti, scuola, energia, informatica,assicurazioni,telecomunicazioni, ecc… In questi ambiti non è ammessa l’esistenza di proprietà privata (quindi alla fin fine si potrebbe essere proprietari solo della abitazione)! La “nazionalizzazione” dei mezzi di produzione è d’obbligo e la partecipazione del lavoratore si concretizza nella gestione della azienda in modo univoco! Il controllo della produzione avverrebbe reintroducendo la figura di Commissari Politici, responsabili dell’indirizzo della produzione dell’azienda!
Nel capitolo “Per un nuovo Internazionalismo”, si evince che SN vuole sviluppare il concetto marxista di “Internazionale” per applicarlo a quello di Internazionale Eurasiatica! Ovvero, si vorrebbe una fusione dei continenti dell’Europa e dell Asia (e l’Africa dove la mettiamo?) da contrapporre al continente Americano! Di Marx si capiscono i limiti, ma si vuole svilupparlo e purificarlo dai suoi errori di PRASSI. Auspici di questa fusione, allo stesso tempo si chiede un ritorno alle proprie radici (?????) locali (localismo) per poi realizzare, una volta liberato ogni popolo, la fusione dei popoli in un organismo geopolitico chiamato Eurasia! Si parla di contrapposizione di “Imperium” per l’Eurasia, con l’Impero americano-centrico! Senza però far capire bene cosa si intende (sarò io cretino! Provateci voi!). Quindi se da un lato Eurasia sarà “Impero”, dall’altro sarà anti-imperialista contro l’America! E’ vero che specificano che sono contro l’impero americano capitalista (presumo quindi sia quello il significato di “anti-imperialista”) ma allora quale modello di Impero propongono? Che deve fare questa fantomatica “Eurasia”? Chi è? Come è Governata? Da chi? Con quale presupposto, oltre questo neomarxismo pratico? Dopo aver ribadito ciò che Gaudenzi ci ha ampiamente detto, ovvero che gli Stati Nazionali non possono più esistere (maddechè?), SN fa sapere che è per uno sviluppo del comunismo in una specie di comunismo nazionale eurasiatico, dove la “nazione” è l’Eurasia! Dice così: “Il marxismo insomma non ha saputo superare il suo vero handicap iniziale di una critica tutta interna alla logica capitalistica. In questo senso alla fine il “padre” ha ucciso il figlio e non viceversa. La disintegrazione dei popoli in favore dell’individualismo edonista, fino alla più recente teorizzazione dei cosidetti “diritti umanitari” universali da difendere (a scapito e anche contro le singole comunità nazionali d’appartenenza) ,è funzionale unicamente alla distruzione di ogni forma organizzata che ancora faccia da scudo alla libertà vera dell’uomo, di ogni uomo, ponendolo solo e nudo alla mercé del Potere mondiale del Capitale; e chiamando poi questo rapporto “libero mercato”, “libertà di concorrenza” e similari. Una libertà economica globale ed un diritto d’ingerenza “umanitaria” disapplicati e respinti proprio dalla superpotenza americana che vorrebbe imporli al resto del mondo. E se questo processo disintegrativo si è realizzato più a fondo e celermente ad Ovest che non nell’Est “sovietico” e nei paesi del “Terzo Mondo” che adottarono almeno ufficialmente il marxismo, ciò è dovuto al fatto che, istintivamente, quei popoli e le loro élites realizzarono ben presto, nei fatti, una qual forma di NAZIONALCOMUNISMO, pratico se non teoretico, che (ribaltando i rispettivi ruoli assegnati all’origine dall’ideologia trionfante) seppe inquadrare la dottrina marxiana stessa ai singoli interessi nazionali, ricollegandosi, nonostante i presupposti teoretici materialistici, alle rispettive culture e civiltà talvolta plurimillenarie. E’ stato il caso di Cuba, della Cina, del Vietnam, della Corea del Nord, della Yugoslavia, oggi fra gli ultimi baluardi di difesa dei popoli dalla mondializzazione; come già fu per la Russia di ieri..
IL COMUNITARISMO EUROPEO QUALE ATTUALIZZAZIONE E SUPERAMENTO DEL NAZIONAL-COMUNISMO” .
A questo punto verrebbe da domandarsi come fa il nazional-comunismo eurasiatico, per SN “Comunitarismo Europeo” che dir si voglia, ad essere la forma attuale e allo stesso tempo il superamento del nazional comunismo stesso! A parte il fatto che definire il materialismo solo entro il riconoscimento o meno delle identità nazionali è riduttivo, perché si può essere rispettosi della identità della nazione e allo stesso tempo, senza alcun problema, materialisti, quale sarebbe questo superamento? Quello che propone nella sua dottrina SN? Se è quello non esiste superamento. Questa dottrina cerca il connubio tra marxismo del 2000 e istanze nazionali, volendo “espandere” la nazione in una forma geopolitica monolitica, opporre una globalizzazione ad un’altra, arrendendosi alla volontà conformista di distinguere la realtà secondo i dogmi e non viceversa!
Merita particolare attenzione un altro brano di approfondimento sul concetto di “patria”. Eccolo: “la formulazione più perfetta è quella che definisce la “Patria il luogo dove si combatte per la propria Idea”, per la Visione del Mondo, sul piano storico essa rappresenta nell’Immaginario Collettivo di una Comunità “la Terra dei Padri”, degli Avi: quella che fu conquistata con la Lotta, fruttificata con il Lavoro, sacralizzata dalla presenza dei Lari, degli Antenati. Infine, sotto l’aspetto politico-programmatico quella nazionale è “Comunità di Destino” nella Storia e nello Spazio geografico, entrambe analizzati e studiati nelle direttive strategiche di lungo periodo dalla GEOPOLITICA.”
Il connubio tra istanze tradizionaliste e evoluzioni “eurasiatiche” persiste ai miei occhi. E la contraddizione di fondo, che rende il connubio impossibile, rimane.
Nell’ultima parte del documento, si inserisce un ulteriore esperimento di fusione tra tradizionalismo religioso e paganesimo classico…:
“Abbiamo accennato all’inizio della Dottrina delle Tre Liberazioni ad una QUARTA LIBERAZIONE: la Liberazione Spirituale.
Essendo il presente un documento propriamente politico a carattere comunitario, faremo solo un breve accenno ad una questione che riguarda la sfera più intima e riposta di ogni uomo, e solo per quanto concerne la sua proiezione politica e sociale, che invece coinvolge tutta la comunità.
Lo Stato comunitario tutela, difende e propone i Valori spirituali del singolo come di tutto il popolo. Riconosce libertà di culto e anzi favorisce ogni manifestazione di “pietas” pubblica e di devozione popolare. Basandosi sulla convinzione dell’Unicità originaria della Tradizione primordiale, articolatasi nella varie forme ed espressioni “cultuali”, l’Europa Unita di domani non solo garantirà le varie religioni presenti sul suo territorio, ma si farà essa stessa portatrice di una FUNZIONE ANAGOGICA E SACRALE.
Ognuno sarà libero di adorare il Principio Superiore in cui si identifica, con il solo limite delle leggi dello Stato e dell’interesse vitale della Comunità nel suo insieme, la cui libertà non deve essere sottoposta ad attacchi, pressioni o ingerenze di sorta in tutti i campi del politico e del sociale che ad essa competono: difesa, istruzione, salute, campo sociale, cultura, ecc.
Rifiutando una visione “laica”, o peggio materialista, lo Stato Comunitario non solo si pone a difesa di tutte le fedi compatibili con i suoi Valori fondanti, ma si fa Egli stesso PORTATORE DI VALORI SPIRITUALI, “ponte” verso un superiore Piano dell’Essere, anche con cerimonie e Riti di Stato, come fu nella prisca romanità e in tutte le società Tradizionali.
Massimo valore sarà dato al Culto degli Avi, così ricollegandosi alla propria Storia, alla catena ininterrotta della stirpe della Comunità di Destino radicata nella Terra propria ai popoli europei.
La quale considerazione ci riporta circolarmente all’inizio del nostro excursus: alla LOTTA DI LIBERAZIONE DELL’EURASIA, la nostra TERRA DEGLI AVI.”

Concludo, per ora, dicendo che secondo il mio modesto parere, questi progetti che vorrebbero essere innovativi e fare proseliti a “destra e a manca” dando il famoso colpo al cerchio e alla botte, sono soltanto l’attestazione che non si vuole adottare l’unica idea veramente innovativa, riesumando esperienze superate e spesso criminali! Lo Stato Etico Corporativo è attaccato da tutti. Anche da quelli che un tempo usavano durante le elezioni il nome del suo Fondatore!


Lotta di liberazione dell'eurasia?? Shocked Shocked Mi pare di ricordare che l'operazione "barbarossa " di Hitler fosse sorretta da principi simili (la cd. teoria dello spazio vitale) ...mah! Confused Confused

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MessaggioInviato: Lun Dic 27, 2010 6:27 pm    Oggetto:  chiarimento
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salve ragazzi,
passavo di qua e ho intercettato questo msg.

diciamo che c'è un po' di confusione.

il Socialismo Nazionale in italia è portato avanti da 2 realtà "differenti" (anche se cmq sicuramente non antagoniste fra di sè anzi molto "vicine")
che sono il

CENTRO STUDI SOCIALISMO NAZIONALE

e

SINISTRA NAZIONALE (con relativo mensile RINASCITA)

ognuno dei 2 gruppi ha un proprio sito e un proprio programma,
con varia documentazione presente.

non si può certo limitare il discorso socialismo nazionale al discorso "eurasia" che adesso è proprio l'ultimo dei problemi degli italiani.


un saluto

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Marcus
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MessaggioInviato: Lun Dic 27, 2010 7:27 pm    Oggetto:  
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...ma infatti il dibattito-polemica che intrattenemmo a suo tempo con il direttore del giornale "Rinascita" e con alcuni dei suoi lettori ( un foglio al quale comunque abbiamo tributato il nostro dovuto ringraziamento per aver ospitato alcuni nostri interventi ) verteva su tutte le evidenti differenze che esistono tra il loro progetto politico ,in verità alquanto fumoso e ricco di antinomie che a dispetto dei proclami scade comunque nel materialismo ed il nostro, che senza fronzoli ha un nome chiaro e tanto inequivocabile quanto lo sono i suoi contenuti:
Stato Etico Corporativo Fascista.

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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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