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E' tutto "complottismo"? Vediamo i fatti
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MessaggioInviato: Dom Mar 13, 2011 11:42 am    Oggetto:  E' tutto "complottismo"? Vediamo i fatti
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Nella logica dualistica che ormai dalla Rivoluzione Francese si è impadronita del mondo, sembra quasi inevitabile che in ogni ambito della vita essa debba essere posta a base di ogni analisi.

Se non è A è B. Se non è Bianco è Nero. Se non è X è Y. Insomma il sistema binario dell'elettronica mutuato nella filosofia e viceversa...

Ebbene, noi da FASCISTI, da sempre tali, diciamo che la realtà non ha solo DUE metodi di lettura. Che è MULTIFORME e che deve essere analizzata in ogni suo aspetto CONCRETO per poi arrivare ad una conclusione.

Con questo topic, che prende le mosse da quello di Tribvnvs sulla Massoneria, vorrei portare la vostra attenzione sull'influenza delle Società Segrete di stampo Massonico nella vita politico-economico-sociale del Mondo.

Non è vero che ciò che non asseconda le "teorie ufficiali" è per forza "complottista". E non è detto che quello che affermano i "complottisti" sia per forza vero perchè discute le teorie ufficiali. La ricerca deve seguire la verità dei fatti.

In questo excursus inizio col parlare della Società Segreta Americana più "elitaria": la Skull&Bones.
Lo Stato Americano, non per "complottismo", si può dire fondato sulla Massoneria. Prova ne è la partecipazione alla setta di molti uomini politici, esponenti economici e presidenti.

Cosa "possono" queste sette? Ricordiamo che il Nazismo, che tante tragedie portò, fu emanazione della Società Iniziatica Thule.

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)


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MessaggioInviato: Dom Mar 13, 2011 11:45 am    Oggetto:  
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SKULL & BONES: SOCIETA' SEGRETE A YALE

«The Tumb» (la tomba), è la sede della Skull and Bones Society (Società del teschio e delle ossa), la più esclusiva delle associazioni segrete di Yale. Ogni anno quindici studenti dell'ultimo corso ricevono l'iniziazione per entrare a far parte di questo gruppo, vera e propria rampa di lancio verso il potere fin dalla sua fondazione, avvenuta centosettantadue anni fa. Oggi la Skull and Bones Society conta 800 membri a vita, uniti in una fedeltà a tutta prova anche dalla partecipazione a tutta una serie di riti più o meno tenebrosi. Tra i Bonesman figurano, oltre a George W. Bush e a suo padre, l'ex presidente George H. W. Bush, anche suo zio Jonathan Bush, gli zii paterni John Walzer e George Herbert Walzer III e il nonno, Prescott Bush. Inoltre, l'attuale [all'epoca dell'articolo] presidente degli Stati uniti ha chiamato almeno cinque membri dell'associazione ad occupare varie cariche nella sua amministrazione. Se però non fosse stato il candidato repubblicano a vincere le elezioni, al suo posto sarebbe subentrato un altro laureato di Yale e membro della Skull and Bones: John F. Kerry.Tra le altre cose, quest'associazione funge da cinghia di trasmissione in direzione della Corte Suprema, della Central Intelligence Agency (Cia) e dei più prestigiosi studi di avvocati e consigli d'amministrazione del paese.

RITO DI INIZIAZIONE
Per quel che se ne sa viene fatto un rituale usando delle ossa, che si dice siano del capo indiano Geronimo e che sarebbero in possesso di questo gruppo, conservate in una sala normalmente non accessibile a chiunque, a Yale, dove, appunto, viene celebrato questo rito annuale di iniziazione. E’ un rito, sicuramente, di stampo massonico, come stile, perché l'adepto deve stare in una bara, quindi è un rito di morte e rinascita simbolica. L’iniziando deve anche rivelare cose di cui si vergognerebbe a parlarne normalmente, riguardano il suo modo di vivere la sessualità in primo luogo, è una specie di purificazione, una parodìa della confessione cattolica.

La storia della società segreta Skull and Bones inizia a Yale, la prestigiosa università statunitense. Fu fondata nel 1832, da William Russell e Alphonso Taft, e risulta essere emanazione americana di logge massoniche tedesche, legate al culto degli Illuminati, dei Rosacroce e della tradizione templare. Insieme a tredici non allegrissimi commilitoni, Russell e Taft stabilirono codici e ritualità rispettati fedelmente fino a oggi. Ogni anno, quindici studenti particolarmente meritevoli vengono cooptati nell'associazione dei Teschi, ricevono un'iniziazione in stile massonico (vengono calati in una bara, coperta da un telo nero effigiato con un teschio e due femori incrociati: il noto simbolo dei pirati è mutuato dalla tradizione massonica, di cui la pirateria inglese fu un importante braccio operativo, tanto da avere tra i suoi più significativi condottieri un Gran Maestro massone come Sir Francis Drake). Ecco come viene descritto a Knight e Lomas (i massimi esperti dei Teschi, autori di La chiave di Hiram) un rito iniziatico della Skull and Bones:

RACCONTI DI UN BONESMAN
Avevo gli occhi bendati, indossavo indumenti abbondanti, di colore bianco, e semplici pantofole al piede (l'espressione usata è «a piede scalzato»), ma avevo il ginocchio sinistro nudo e, sullo stesso lato, il lembo sollevato della tunica mi scopriva il torace. A mia insaputa, mi era stato infilato un cappio intorno al collo e la corda pendeva lungo il corpo. Così vestito, e spogliato di qualsiasi oggetto metallico, ero pronto per essere ammesso nel tempio".
All'interno del tempio, l'aspirante Teschio viene calato nella bara ricoperta dalla bandiera piratesca. Dopo di che si dà inizio a un complesso percorso attraverso la loggia:

"Ripresa la cerimonia, la guida mi fece percorrere l'intero perimetro del tempio, arrestandosi tre volte per presentarmi come «umile aspirante immerso nelle tenebre». Benché inaccessibile alla mia vista, il pavimento al centro del tempio aveva un mosaico di piastrelle bianche e nere: sul lato orientato a est era posta la cattedra del maestro venerabile, mentre quelle del primo e del secondo sorvegliante, più basse, si trovavano sui lati orientati rispettivamente a sud e a ovest".

E' l'ultimo atto: scambi rituali di formule accolgono il nuovo adepto. La solenne cerimonia di affiliazione avviene all'interno della Tomba, l'inquietante palazzina che fa da sede alla Skull and Bones, e che è efficacemente riprodotta nel film di Rob Cohen. Conti bancari alle stelle, contatti inimmaginabili ad altissimo livello (politico, finanziario, militare e istituzionale): la Skull and Bones promette (e mantiene) quest'orizzonte di gloria ai suoi adepti. Basta scorrere i cognomi prestigiosi che sono presenti nei segretissimi (ma non poi tanto, evidentemente) albi d'oro dei Teschi: Lord, Whitney, Taft, Jay, Bundy, Harriman, Weyerhaeuser, Pinchot, Rockefeller, Goodyear, Sloane, Stimson, Phelps, Perkins, Pillsbury, Kellogg, Vanderbilt, Bush, Lovett. Per chi non li conosce, basti dire che si tratta della spina dorsale del Potere Americano.

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Ultima modifica di RomaInvictaAeterna il Dom Mar 13, 2011 11:53 am, modificato 3 volte in totale
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MessaggioInviato: Dom Mar 13, 2011 11:49 am    Oggetto:  
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Questa è la Sede (il "Tempio-Tomba") della Società Segreta.

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La Sede è senza finestre, costellata di simboli enigmatici-iniziatici, e immersa nel macabro..

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MessaggioInviato: Lun Mar 14, 2011 2:42 pm    Oggetto:  
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I massoni in Italia

Edito da L'Espresso, 1978
di Roberto Fabiani

Riportiamo un brano del libro sull''unificazione fra le obbedienze di Palazzo Giustiniani e Piazza del Gesù:
"Eppure come nel primo triennio della sua gran maestranza aveva colto il frutto maturo del riconoscimento da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra, anche all'inizio del secondo triennio Salvini realizzò un grosso successo che aveva tutte le caratteristiche per essere definito storico: la riunificazione con la Massoneria Universale di piazza del Gesù. Le due famiglie erano separate da 65 anni e per tutto quel tempo avevano vissuto ufficialmente ignorandosi a vicenda in realtà spiandosi, raccogliendo notizie una dell'altra, cercando di catturare gli uomini migliori. Avevano percorso strade all'apparenza simili, delimitate dalle stesse pietre di confine e lastricate dalle stesse antiche costituzioni, ma in realtà divergenti. Quanto a palazzo Giustiniani erano stati laici sempre e anticlericali spesso, tanto a piazza del Gesù avevano cercato e trovato contatti e dialogo con la chiesa già molti anni prima che il Paolino Rosario Esposito cominciasse l'evangelizzazione della libera muratoria. I "giustinianei" avevano sempre avuto una marcata impronta di sinistra arrivando ad aprire le porte dei templi ai socialisti rivoluzionari e agli anarchici; i "gesuiti" si erano sempre mantenuti sul moderato, cercando proseliti tra monarchici, liberali, socialdemocratici, democristiani e sconfinando frequentemente nel terreno reazionario dei fascisti. Gli epigoni di Adriano Lemmi avevano sempre coltivato la speranza di poter diventare un superpartito; i seguaci dello scissionista Fera erano sempre andati a chiedere ai partiti protezioni e favori. A palazzo Giustiniani la democrazia funzionava: il Gran Maestro e tutti i dignitari dell'Ordine e delle logge restavano in carica tre anni e dopo tre elezioni consecutive il Gran Maestro non poteva più ripresentarsi; a piazza del Gesù il maglietto del comando poteva essere mantenuto dalla stessa persona per tutta la vita. Palazzo Giustiniani aveva conosciuto tempeste, polemiche, battaglie intestine durissime ma bene o male era rimasto compatto; invece dal fianco di piazza del Gesù ogni tanto nasceva qualche nuova obbedienza. Fino a quando a capo dei "gesuiti " c 'era stato il medico Tito Ceccherini, ogni tentativo di dialogo era abortito sul nascere. Poi, morto Ceccherini, il suo posto era stato preso da Francesco Bellantonio. Siciliano, esperto commercialista, ex funzionario dell'ENI, Bellantonio si era trovato nelle mani un gruppo massonico che di certo aveva solo l 'indirizzo della sede a piazza del Gesù. Il resto era tutto discutibile, a cominciare dalla legittimità storica. Si era messo al lavoro di buona lena, facendo leva sui tradizionali punti di forza della famiglia: I 'atteggiamento politico moderato, la disposizione all'intesa con la chiesa cattolica, la fedeltà, maggiore che non quella dei giustinianei, alle origini della massoneria: lavoro in loggia, miglioramento dell'individuo, nessuna presa di posizione pubblica sui grandi temi della vita sociale verso i quali ciascun fratello poteva e doveva regolarsi secondo coscienza. Bellantonio indulgeva volentieri anche a qualche piccola scimmiottatura degli usi della massoneria inglese: amava vedere i fratelli riuniti nel tempio con i grembiulini, i collari e i guanti bianchi indossati sopra gli smoking e gli dispiaceva che qualche gruppo non fosse d'accordo con questa consuetudine e si presentasse, polemicamente, in camicia e maglione.

In pochi anni Bellantonio aveva fatto dimenticare la controversia circa la legittimità storica del suo gruppo e aveva messo insieme 3.500 fratelli distribuiti in circa 200 logge. Il nerbo degli iscritti era rappresentato da funzionari di livello medio alto, professionisti in ascesa, imprenditori e commercianti, alcuni militari, banchieri autorevoli, politici di razza. Anche a piazza del Gesù, come in tutte le massonerie del mondo, esisteva una loggia coperta, destinata a riunire i fratelli più in vista. Si chiamava Giustizia e Libertà e in passato aveva visto una comparsa (rapida) dell'ex presidente del Senato e senatore a vita Cesare Merzagora, dei generali Giuseppe Aloja e Giovanni De Lorenzo; perfino il caporione fascista Giulio Caradonna era entrato e uscito diverse volte. Da qualche anno la Giustizia e Libertà era stata affidata a Giorgio Ciarrocca, direttore centrale della RAI, libero docente dell'Università di Roma. In quel forziere Ciarrocca aveva concentrato un materiale di primissima scelta, Franziskus Konig, arcivescovo di Vienna e cardinale tra i prelati. Tra i politici: Giacinto Bosco, Marcello Simonacci, Eugenio Gatto, democristiani; Luigi Preti socialdemocratico e perfino il dirigente comunista, speranza del partito Gianni Cervetti. Formidabile la presenza dei grandi e inamovibili condottieri delle industrie e delle banche pubbliche, dai boiardi di Stato di personaggi usi a trattare col potere da pari a pari, Eugenio Cefis, primo tra i primi, iscritto dal 15 settembre 1961, Leopoldo Modugno, dirigente delle Partecipazioni Statali, in loggia dal 9 giugno 1965, Giuseppe Arcaini, iniziato il 15 luglio 1963, Guido Carli, tra i liberi massoni dal 19 settembre 1967. E un altro grande e riservatissimo personaggio del mondo bancario non solo italiano ma internazionale, Enrico Cuccia, amministratore delegato di Mediobanca, seduto tra le colonne del tempio fin dal 27 marzo 1955. Il più importante di tutti costoro, da un punto di vista massonico, era Raffaele Ursini, che aveva la carica di luogotenente del Sovrano Gran Commendatore del Rito. Contenuta ma di altissimo livello la presenza militare: Corrado Sangiorgio, generale di corpo d'armata, comandante dei carabinieri, massone dal 14 febbraio 1961 e Arnaldo Ferrara, capo di stato maggiore dell'Arma, avvicinatosi alla libera muratoria e iniziato il 15 luglio 1969. Oltre ai due generali ormai in disarmo Aloja e De Lorenzo. L'immarcescibile stirpe dei costruttori romani era rappresentata da Fortunato Federici e da Aladino Minciarone. Non mancava un intimo del Quirinale, il presidente della Compagnia Italiana Grandi Alberghi, Alberto Mircangeli e due intimissimi di casa Fanfani, Ettore Bernabei e Stelio Valentini genero del presidente del Senato. L'avvocato Francesco Buccellato rappresentava il mondo delle libere professioni e Salvatore Comes, direttore generale per l'insegnamento universitario al ministero della Pubblica Istruzione quello della burocrazia. Il potere giudiziario aveva tra le fila dei liberi muratori di piazza del Gesù uno dei magistrati all'epoca più potenti d'ltalia, Carmelo Spagnuolo, massone dal 1947. Siccome Bellantonio era parente di Michele Sindona, in quegli anni lanciato alla conquista di traguardi sempre più ambiziosi, anche l'intraprendente finanziere era stato arruolato. Dopo di lui era arrivato un personaggio scontroso e taciturno: quel don Agostino Coppola, economo della cattedrale di Monreale che sarebbe stato condannato a diciotto anni di prigione sotto l 'imputazione di appartenere alla banda di Luciano Liggio. Nessuno sa spiegare come potessero convivere nella stessa organizzazione ed in spirito di fraternità personaggi che si odiavano a morte come Cuccia e Sindona, Aloja e De Lorenzo, ognuno dei quali avrebbe dovuto assistere alla rovina dell'altro e le cui lotte avrebbero segnato non solo la cronaca ma addirittura la storia d ltalia. E Dio solo sa cosa facessero insieme lo stalinista Gianni Cervetti, il socialdemocratico Luigi Preti e il democristiano di destra Marcello Simonacci. Alla Giustizia e Libertà facevano le cose per bene e ogni fratello iscritto aveva il suo codice, vagamente somigliante al codice fiscale. Gianni Cervetti: OKL-0321-L/3; Luigi Preti: OKL-056/B18; Giuseppe Arcaini: OHNM-796/R.18; Leopoldo Medugno: OHN-1531/R.6; Aladino Minciaroni: OHN0634/F.18; Marcello Simonacci: OKL-0261/R14; Arnaldo Ferrara: OK-056/R.27; Stelio Valentini: OKN-051/F.2/1; Guido Carli: OHN-I9.11; Eugenio Cefis: OHN-05371/5.15; Corrado Sangiorgi: OK-1521/F.55; Ettore Bernabei: OKN-64915/3F; Enrico Cuccia: OHN-071/MI; Francesco Buccellato: OHT-5531/F; FortunatoFederici: COP-6945/R.50. Con una loggia coperta di quel calibro, 200 logge ordinarie, 40 templi, 3500 fratelli, Francesco Bellantonio avrebbe potuto camminare tranquillo per la sua strada. Ma anche lui aveva voglia di passare alla storia della massoneria con un gesto che lasciasse il segno .E anche lui, come già subito dopo la guerra il gruppo guidato da Arturo Labriola, aveva capito che era sciocco, prima che tatticamente sbagliato, continuare a tenere divise le pur imponenti forze. Del resto molti degli antichi motivi di contrasto si potevano considerare superati: da sempre vicini alla chiesa, i dirigenti di piazza del Gesù sapevano benissimo che palazzo Giustiniani aveva cominciato da tempo un confronto serrato con qualificati emissari del Vaticano. Sapeva anche che i giustinianei si mostravano sempre più restii a prendere posizione sui temi che animavano il dibattito civile: Salvini aveva tenuto una reclamizzata conferenza stampa per annunciare che la massoneria era schierata a favore del divorzio, contro il referendum e contro il concordato, ma lo aveva fatto di malavoglia praticamente costretto a quel gesto dalla battagliera opposizione interna. Da ultimo, Francesco Bellantonio nutriva la speranza, non del tutto segreta ne'inespressa di poter diventare Gran Maestro di una grande famiglia massonica finalmente riunita negli uomini e nelle strutture. E tutti insieme in marcia, con spirito di concordia e fraternità, alla ricerca della verità e della vera luce. Per questi motivi il Gran Maestro di piazza del Gesù aveva ripreso con palazzo Giustiniani un dialogo che era stato iniziato e interrotto più volte. E era arrivato a un accordo con Salvini: la sua obbedienza si sarebbe presentata al completo per fondersi con quella di palazzo Giustiniani. I fratelli avrebbero mantenuto i gradi raggiunti nella famiglia d'origine; neppure a parlarne di selezione, esame, controlli e altre trafile del genere. Il tesoro sarebbe stato riversato in quello di palazzo Giustiniani. Il Gran Maestro di piazza del Gesù una volta realizzata la fusione sarebbe stato acclamato Gran Maestro aggiunto del Grande Oriente. La loggia coperta Giustizia e Libertà avrebbe preso contatti con la consorella P2 per il passaggio degli iscritti "all'orecchio del Gran Maestro". In tutta questa trattativa Francesco Bellantonio portava una dose di calcolo, un grande entusiasmo e una grandissima ingenuità. Era talmente convinto che l 'accordo stipulato con Salvini avrebbe funzionato che si bruciò i vascelli alle spalle e cedette al Gran Maestro di palazzo Giustiniani il contratto d 'affitto dell'appartamento di piazza del Gesù.

Può sembrare un particolare poco importante, ma non è così. Come il Grande Oriente aveva legato il suo nome al palazzo che ne ospitava il governo, così la Massoneria Universale aveva la culla a piazza del Gesù, dove era andato a installarsi Saverio Fera nel l908; nessuno aveva mai chiamato quella comunione con il nome ufficiale di Gran Loggia Nazionale Italiana degli Antichi Liberi e Accettati Massoni ma semplicemente con il nome della piazza dove c'era la sede. In un corpo perennemente sferzato da tentazioni scissioniste come è sempre stato quello della massoneria italiana, restare ancorati alle pietre dell'antico palazzo garantiva agli occupanti la possibilità di richiamarsi alla tradizione, montare se necessario un bluff; stendere cortine di fumo difficili da diradare. Bellantonio tutto questo non lo capì e rinunciò con leggerezza al patrimonio rappresentato da quel semplice indirizzo. Se ne sarebbe amaramente pentito due anni più tardi quando, naufragata l'intesa con il Grande Oriente, avrebbe cercato di ridare vita al suo antico gruppo senza però poter rimettere piede nella sede storica. Il contratto lo aveva in mano Salvini; fraternamente se lo tene. Ma nel l973 tutti pensavano a costruire ed era lontano il sospetto che il nuovo edificio sarebbe rimasto in piedi 24 mesi appena. Il patto diffusione venne stilato e firmato a primavera; comunicati trionfalistici vennero spediti a tutte le famiglie massoniche del mondo per annunciare lo storico evento, il secondo nel giro di soli due anni, che aveva riportato all'abbraccio e alla concordia due grandi obbedienze separate da più di mezzo secolo. Se nei saloni di palazzo Giustiniani Lino Salvini gustava quel trionfo che gli apparteneva a titolo pieno, all'albergo Excelsior di Roma Licio Gelli guardava con soddisfazione crescere a dismisura la potenza della sua loggia segreta: era stato lesto a muoversi e aveva catturato quasi tutti gli iscritti alla Giustizia e Libertà di piazza del Gesù. Adesso sotto la volta stellata del tempio della P2 era concentrata una forza imponente, quale in Italia non si vedeva dai tempi di Lemmi e forse non si sarebbe vista più: non era mai successo che molti degli uomini che tengono in mano una nazione stessero riuniti nella stessa sala a celebrare gli stessi riti e professare le stesse idee: il padrone del Quirinale, che non era il presidente della Repubblica ma il volitivo e inamovibile segretario generale Nicola Picella; il padrone dei servizi segreti Vito Miceli; il padrone della Banca d'Italia, Guido Carli; il padrone della RAI Ettore Bernabei; il padrone della più importante Procura della Repubblica d'Italia Carmelo Spagnuolo; il padrone del pozzo senza fondo Italcasse, Giuseppe Arcaini; il motore immobile della Camera dei Deputati, Francesco Cosentino; il potente capo di stato maggiore dei carabinieri Arnaldo Ferrara; il padrone di una banca di importanza internazionale, Enrico Cuccia. E un uomo furbo e ambizioso che teneva strette in mano le chiavi del cuore di Giulio Andreotti, Michele Sindona. Per questa eletta compagnia la sede di via Cosenza non andava più bene; oltre tutto si era dimostrata poco sicura perché c'era stato un misterioso e non riuscito tentativo d 'effrazione che Miceli e Spagnuolo avevano subito classificato come "operazione tendente a inserire microfoni d'ambiente e mezzi d'ascolto elettronici". Allora Gelli fece preparare un codice dal fido generale De Santis e mise in chiave i nomi degli iscritti. Poi trovò una sede adeguata a via Condotti a un passo dalla scalinata di Trinità dei Monti, sopra la gioielleria di Gianni Bulgari, e ci trasferì la P2. Per qualche mese la massoneria italiana brillò di luce vivissima, mentre tutto sembrava funzionare alla perfezione: la fusione con i fratelli di piazza del Gesù procedeva senza intoppi ed erano pochi i dissidenti che non condividevano la riappacificazione e si mettevano in sonno; la pace con la chiesa mancava ancora di una qualche pronuncia pubblica e solenne ma era ormai cosa fatta; le grandi logge straniere con le quali erano stati stabiliti costanti rapporti sommavano a più di 140; l'opposizione interna alla gran maestranza di Salvini era sempre vigile ma aveva smorzato i toni della polemica e, all'ordine nei templi mostrava di rispettare le regole del gioco democratico; la P2 dava lustro alla famiglia con tutti i suoi altolocati aderenti, anche se di questo nelle logge ordinarie se ne sapeva poco o nulla. Come non si sapeva che il capo della P2 Licio Gelli aveva ormai scalato il colle del Quirinale e si incontrava abbastanza spesso con il presidente della Repubblica Giovanni Leone. Per Gelli non era stato difficile farsi ammettere al cospetto della massima autorità dello Stato: dentro al Quirinale aveva già un amico fratello fidatissimo, L'onnipotente segretario generale Nicola Picella ed aveva allacciato rapporti cordiali con un intimo di casa Leone, quel professore Antonio Lefebvre che, sconosciuto a tutti nel 1973, sarebbe diventato celeberrimo tre anni dopo in seguito allo scandalo Lochkeed. Picella o Lefebvre avevano fatto credere a Leone che la sua elezione era stata propiziata da un signore distinto e riservato che comandava a bacchetta 110 parlamentari ai quali, nel momento cruciale delle votazioni, aveva ordinato di votare ad oltranza Giovanni Leone. E questa era solo una delle cose che il misterioso personaggio era in grado di fare: il suo potere si estendeva dal mondo bancario a quello diplomatico a quello militare e dei servizi segreti. Poteva essere utile, valeva la pena di incontrarlo. E si incontrarono. Gelli cominciò subito a battere un tasto per lui abituale: la famiglia massonica, ramificata com'è nei gangli vitali del paese è forse l'unica organizzazione ad avere costantemente sottomano e aggiornata la situazione dell'ltalia. E' anche in condizione di stendere relazioni su argomenti specifici basati su dati assolutamente esatti. Desidera mettere questa capacità a disposizione del presidente della Repubblica che stando tanto in alto e isolato forse non sempre sa con precisione come vanno le cose."

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Ultima modifica di RomaInvictaAeterna il Sab Mar 19, 2011 4:36 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Mar Mar 15, 2011 5:07 pm    Oggetto:  
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Elenco presidenti americani SICURAMENTE MASSONI e non massoni:

01. George Washington (si)
02. John Adams (?)
03. Thomas Jefferson (probabile)
04. James Madison (no)
05. James Monroe (si)
06. John Quincy Adams (no)

07. Andrew Jackson (si)

08. Martin Van Buren (si)
09. William Harrison (no)
10. John Tyler (no)
11. James K. Polk (si)
12. Zachary Taylor (si)
13. Millard Fillmore (no)
14. Franklin Pierce (si)
15. James Buchanan (si)
16. Abraham Lincoln (no) ma si dice appartenne alla Società Rosacruciana.
17. Andrew Johnson, (si)
18. Ulises S. Grant (no)
19. Rutherford B. Hayes. (no)
20. James A. Garfield, (si)
21. Chester A. Arthur (no)
22. Grover Cleveland (no)
23. Benjamín Harrison (no)
24. Grover Cleveland (no)
25. William McKinley (si)
26. Theodore Roosevelt (si)
27. William Howard Taft (si)
28. Woodrow Wilson (?)
29. Warren G. Harding (si)

30. Calvin Coolidge (no)
31. Herbert Hoover (no)
32. Franklin Delano Roosevelt (si)
33. Harry S. Truman (si)
34. Dwight D. Eisenhower (no)
35. John F. Kennedy (no)
36. Lyndon B. Johnson (no)
37. Richard M. Nixon, (no)
38. Gerald R. Ford (si)
39. James E. Carter (no)
40. Ronald Reagan (si)
41. George Bush, (si)
42. William J. Clinton, (si)
43. George Bush Jr. (?)
44. Barac Obama (no)

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MessaggioInviato: Mar Mar 15, 2011 6:39 pm    Oggetto:  
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I massoni e la sinistra italiana
Andrea Cinquegrani – tratto da "La Voce della Campania"

Il Gruppo Bilderberg nasce nel 1952, ma viene ufficializzato due anni più tardi, a giugno del 1954, quando un ristretto gruppo di vip dell’epoca si riunisce all’hotel Bilderberg di Oosterbeek, in Olanda. Da quel momento le riunioni si sono svolte una o due volte all’anno, nel più totale riserbo. In occasione di una delle ultime, nella splendida e appartata resort di Sintra, in Portogallo, il settimanale locale News riportò una notizia secondo cui il Governo avrebbe ricevuto migliaia di dollari dal Gruppo per organizzare «un servizio militare compreso di elicotteri che si occupasse di garantire la privacy e la sicurezza dei partecipanti». Ma torniamo agli esordi. I primi incontri si sono svolti esclusivamente nei paesi europei, ma dall’inizio degli anni ’60 anche negli Usa. Tra i promotori – precisano alcuni studiosi della semi sconosciuta materia – occorre ricordare due nomi in particolare: sua maestà il principe Bernardo de Lippe, olandese, ex ufficiale delle SS, che ha guidato il gruppo per oltre un ventennio, fino a quando, nel 1976, è stato travolto dallo scandalo Lockheed; e Joseph Retinger, un faccendiere polacco al centro di una fittissima trama di rapporti con uomini che per anni hanno contato sullo scacchiere internazionale della politica e dell’economia.
«La loro ambizione – viene descritto – era quella di costruire un’Europa Unita per arrivare a una profonda alleanza con gli Stati Uniti e quindi dar vita a un nuovo Ordine Mondiale, dove potenti organizzazioni sopranazionali avrebbero garantito più stabilità rispetto ai singoli governi nazionali. Fin dalla prima riunione vennero invitati banchieri, politici, universitari, funzionari internazionali degli Usa e dell’Europa occidentale, per un totale di un centinaio di personaggi circa».

Ecco cosa hanno scritto alcuni giornalisti investigativi inglesi nel magazine on line di Bbc News a pochi giorni dal meeting di Stresa. «Si tratta di una delle associazioni più controverse dei nostri tempi, da alcuni accusata di decidere i destini del mondo a porte chiuse. Nessuna parola di quanto viene detto nel corso degli incontri è mai trapelata. I giornalisti non vengono invitati e quando in qualche occasione vengono concessi alcuni minuti a qualche reporter, c’è l’obbligo di non far cenno ad alcun nome. I luoghi d’incontro sono tenuti segreti e il gruppo non ha un suo sito web. Secondo esperti di affari internazionali, il gruppo Bilderberg avrebbe ispirato alcuni tra i più clamorosi fatti degli ultimi anni, come ad esempio le azioni terroristiche di Osama bin Laden, la strage di Oklaoma City, e perfino la guerra nella ex Jugoslavia per far cadere Milosevic. Il più grosso problema è quello della segretezza. Quando tante e tali personalità del mondo si riuniscono, sarebbe più che normale avere informazioni su quanto sta succedendo».
Invece, tutto top secret. Scrive un giornalista inglese, Tony Gosling, in un giornale di Bristol: «Secondo alcune indiscrezioni che ho raccolto, il primo luogo nel quale si è parlato di invasione dell’Iraq da parte degli Usa, ben prima che ciò accadesse, è stato nel meeting 2002 dei Bilderberg». Di parere opposto un redattore del Financial Times, Martin Wolf, più volte invitato ai meeting: «L’idea che questi incontri non possano essere coperti dalla privacy è fondamentalmente totalitaria; non si tratta di un organismo esecutivo, nessuna decisione viene presa lì». Fa eco uno dei fondatori, anche lui inglese, lord Denis Healey: «Non c’è assolutamente niente sotto. E’ solo un posto per la discussione, non abbiamo mai cercato di raggiungere un consenso sui grandi temi. E’ il migliore gruppo internazionale che io abbia mai frequentato. Il livello confidenziale, senza alcun clamore all’esterno, consente alle persone di parlare in modo chiaro».

Ed ecco cosa scrive un altro studioso di ordini paralleli e di gruppi e associazioni che agiscono sotto traccia, Giorgio Bongiovanni. «Bilderberg rappresenta uno dei più potenti gruppi di facciata degli Illuminati (una sorta di super Cupola mondiale, ndr). Malgrado le apparenti buone intenzioni, il vero obiettivo è stato quello di formare un’altra organizzazione di facciata che potesse attivamente contribuire al disegno degli Illuminati: la costituzione di un Nuovo Ordine Mondiale e di un Governo Mondiale entro il 2012. Sembra che le decisioni più importanti a livello politico, sociale, economico-finanziario per il mondo occidentale vengano in qualche modo ratificate dai Bilderberg».
«Il Gruppo – scrive ancora Bongiovanni – recluta politici, ministri, finanzieri, presidenti di multinazionali, magnate dell’informazione, reali, professori universitari, uomini di vari campi che con le loro decisioni possono influenzare il mondo. Tutti i membri aderiscono alle idee precedenti, ma non tutti sono al corrente della profonda verità ideologica di alcuni membri principali». I veri ‘conducator’- secondo questa analisi – i quali a loro volta fanno anche parte di altri segmenti strategici nell’organigramma degli Illuminati. Due in particolare: la Trilateral e la Commission of Foreign Relationship, nata nel 1921, la quale riunisce a sua volta tutti i personaggi che hanno fra le loro mani le leve del comando negli Usa. «Questi membri particolari – prosegue Bongiovanni – sono i più potenti e fanno parte di quello che viene definito il ‘cerchio interiore’. Quello ‘esteriore’, invece, è l’insieme degli uomini della finanza, della politica, e altro, che sono sedotti dalle idee di instaurare un governo mondiale che regolerà tutto a livello politico e economico: insomma, le ‘marionette’ utilizzate dal cerchio interiore perché i loro membri sanno che non possono cambiare il mondo da soli e hanno bisogno di collaboratori motivati e mossi anche dal desiderio di danaro e potere». Passiamo, per finire, alla Trilateral, vero e proprio luogo cult del Potere nascosto, in grado comunque di condizionare i destini del mondo. Ovviamente ‘sponsorizzato’ della star dell’imprenditoria multinazionale, come Coca Cola, Ibm, Pan American, Hewlett Packard, Fiat, Sony, Toyota, Mobil, Exxon, Dunlop, Texas Instruments, Mutsubishi, per citare solo le più importanti.

L’associazione nasce nel 1973, sotto la presidenza “democratica” di Jimmy Carter e del suo consigliere speciale per la sicurezza, Zbigniew Brzezinsky, il vero deux ex machina. A ispirare il progetto, le famiglie Rothschield e Rockfeller, i Paperoni d’America. Un progetto che ha irresistibilmente attratto i potenti del mondo, a cominciare proprio dai presidenti Usa, con un Bill Clinton in prima fila. Così descriveva Giovanni Agnelli la Trilateral: «Un gruppo di privati cittadini, studiosi, imprenditori, politici, sindacalisti delle tre aree del mondo industrializzato (Usa, Europa e Giappone, ndr) che si riuniscono per studiare e proporre soluzioni equilibrate a problemi di scottante attualità internazionale e di comune interesse». Il solito ritornello.
Di diverso avviso il giornalista Richard Falk, che già nel 1978 – quindi a pochissimi anni dalla nascita – scrive sulle colonne della Monthly Review di New York: «Le idee della Commissione Trilaterale possono essere sintetizzate come l’orientamento ideologico che incarna il punto di vista sopranazionale delle società multinazionali, che cercano di subordinare le politiche territoriali a fini economici non territoriali». E’ la filosofia delle grandi corporation, che stanno privatizzando le risorse di tutto il pianeta, a cominciare dai beni primari, come ad esempio l’acqua: non solo riescono a ricavare profitti stratosferici ma anche ad esercitare un controllo politico su tutti i Sud – e non solo – del mondo. La logica della globalizzazione. E i bracci operativi di questo turbocapitalismo sono proprio due strutture che dovrebbero invece garantire il contrario: ovvero la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale.
«Entrambi – scrive uno studioso, Mario Di Giovanni – sotto lo stretto controllo del ‘Sistema’ liberal della costa orientale americana. Agiscono a tutto campo nell’emisfero meridionale del pianeta, impegnate nella conduzione e ‘assistenza’ economica ai paesi in via di sviluppo». E proprio sull’acqua, la Banca Mondiale sta dando il meglio di sé: con la sua collegata IFC (Internazionale Finance Corporation) infatti sta mettendo le mani sulla gran parte delle privatizzazioni dei sistemi idrici di mezzo mondo, soprattutto quello africano e asiatico, condizionando la concessione dei fondi all’accettazione della privatizzazione, parziale o più spesso totale, del servizio. Del resto, è la stessa Banca a calcolare il business in almeno 1000 miliardi di dollari… Scrive ancora Di Giovanni: «Le decisioni assunte dai vertici della Trilateral riguarderanno sempre di più quanti uomini far morire, attraverso l’eutanasia o gli aborti, e quanti farne vivere, attraverso un’oculata distribuzione delle risorse alimentari. Decisioni che riguarderanno l’ingegneria genetica, per intervenire nella nuova ‘umanità’. In una parola, tutto ciò che definitivamente distrugga il ‘vecchio’ ordine sociale, cristiano, per la creazione di un nuovo ordine. Ma tutto questo senza particolari scossoni. Non vi sarà bisogno di dittature, visto che le democrazie laiche e progressiste, condotte da governi di ‘centrosinistra’, servono già così efficacemente allo scopo. Governi che riproducono – conclude – una formula già sperimentata lungo l’intero corso del ventesimo secolo e plasticamente rappresentata dal passato governo Prodi-D’Alema: l’alleanza fra la borghesia massonica e la sinistra, rivoluzionaria o meno».

Tutti i nomi degli italiani in Bilderberg
Pubblichiamo l’elenco delle personalità italiane che hanno preso parte almeno una volta dal 1982 ad oggi, si summit internazionali dei Bilderberg. Sotto a ciascun nome, la qualifica che ricoprivano al momento dell’ultima partecipazione. Con l’asterisco rosso, i nomi dei partecipanti al summit del 2004 di Stresa. Con quello azzurro, coloro che vengono indicati come “membri” o che hanno rivestito cariche di vertice all’interno della lobby.

AGNELLI GIOVANNI *
AGNELLI UMBERTO *
AMBROSETTI ALFREDO * Presidente Gruppo Ambrosetti
BERNABE’ FRANCO * Ufficio italiano per le iniziative sulla Ricostruzione nei Balcani
BONINO EMMA Membro della Commissione Europea
CANTONI GIAMPIERO Presidente BNL
CARACCIOLO LUCIO * Direttore Limes
CAVALCHINI LUIGI G. Unione Europea
CERETELLLI ADRIANA Giornalista, Bruxelles
CIPOLLETTA INNOCENZO Direttore Generale Confindustria
CITTADINI CESI GIAN C. * Diplomatico USA
DE BENEDETTI RODOLDO * CIR
DE BORTOLI FERRUCCIO * RCS libri
DE MICHELIS GIANNI Ministro degli Affari Esteri
DRAGHI MARIO Direttore Min. Tesoro
FRESCO PAOLO Presidente FIAT
GALATERI GABRIELE Mediobanca
GIAVAZZI FRANCESCO * Dicente Economia Bocconi
LA MALFA GIORGIO Segretario nazionale PRI
MARTELLI CLAUDIO Deputato – Ministero Grazia e Giustizia
MASERA RAINER S. Direttore generale IMI
MERLINI CESARE * Vicepresidente Council for the United States and Italy
MONTI MARIO * Commissione Europea
PADOA SCHIOPPA TOMMASO * BCE Banca Centrale Europea
PASSERA CORRADO * Banca Intesa
PRODI ROMANO * Presidente UE
PROFUMO ALESSANDRO Credito Italiano
RIOTTA GIANNI * Editorialista La Stampa
ROGNONI VIRGINIO Ministero della Difesa
ROMANO SERGIO Editorialista La Stampa
ROSSELLA CARLO Editorialista La Stampa
RUGGIERO RENATO * Vicepresidente Schroder Salomon Smith Barney
SCARONI PAOLO * ENEL Spa
SILVESTRI STEFANO * Istituto Affari Internazionali
SINISCALCO DOMENICO Direttore Generale Ministero Economia
SPINELLI BARBARA Corrispondente da Parigi – La Stampa
STILLE UGO Corriere della Sera
TREMONTI GIULIO * Ministro dell’Economia
TRONCHETTI PROVERA MARCO * Pirelli Spa
VELTRONI VALTER Editore L’Unità
VISCO IGNAZIO * Banca d’Italia
VITTORINO ANTONIO Commissione Giustizia UE
ZANNONI PAOLO * FIAT


I principali vip esteri al summit 2004

DAVIGNON ETIENNE (Suez-Tractebel)
TAYLOR MARTIN (Goldman Sachs International)
ACKERMANN JOSEF (Deutsche Bank AG)
BARNAVIE ELIE (Department of History, Tel Aviv)
BOLKESTEIN FRITS (Commissione Europea)
BOOT MAX (Wall Street Journal)
BOREL DANIEL (Logitech International)
BURGMANS ANTONY (Unilever)
CAMUS PHILLIPE (European Aeronautics Defence and Space)
CLARKE KENNETH (British American Tobacco)
COLLINS TIMOTHY C. (Yale School of Management, Trilateral Commission)
DAVID GEORGE A. (Coca-Cola Hellenic Botting Company)
DE CASTRIES HENRI (AXA Insurance)
DE VRIES GUS (UE coordinatore antiterrorismo)
DERVIS KEMAL (Banca Mondiale GR)
DIAMANTOPOULOU ANNA (Comm. Europea Affari Sociali)
EDWARDS JOHN (Senatore, candidato alla presidenza USA)
GATES MELINDA F. (Gates Foundation)
GEITHNER TIMOTHY F. (Presidente Federal Reserve Bank of New York)
GRAHAM DONALD E. (Washington Post Company)
HEIKENSTEIN LARS (Governatore Swedish Central Bank)
HUBBARD ALLEN B. (Presidente E&A Industries)
ISSACSON WALTER (Presidente Aspen Institute)
KERR JOHN (Direttore Shell)
KISSINGER HENRY A. (Kissinger Associates Inc.)
LONG YONGTU (Boao forum for Asia)
LOPES PEDRO M. SANTANA (Sindaco di Lisbona)
MYKLEBUST EGIL (Scandinavian Airline)
NOOYI INDRA K. (Presidente Pepsi Cola Inc.)
OLLILA JORMA (Presidente Nokia Corporation)
ROCKEFELLER DAVID (JP Morgan International Council)
ROSS DENNIS P. (Washington Institute for Near East Policy)
SIKORA SLAWOMIR (Presidente Citibank Handlowy)
SOCRATES JOSE (Membro del Parlamento Europea)
TRICHET JEAN-CLAUDE (Presidente European Central Bank)
UNDERDAL AROLD (Rettore Università di Oslo)
VASELLA DANIEL L. (Presidente Novartis AG)
VERWAAYEN BEN J. M. (British Telecom)
WEBER JURGEN (Deutche Lufthansa AG)
WOLF MARTIN H. (Commentatore economico Financial Times)
WOLFENSON JAMES D. (Presidente Banca Mondiale)

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MessaggioInviato: Mar Mar 15, 2011 7:16 pm    Oggetto:  
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Video-Intervista ai politici bananari con degli intermezzi testuali (ad opera del "montatore" del video) ASSOLUTAMENTE GRANDIOSI!

Vengono nominati direttamente gli "Illuminati", che nel contesto dell'intervista non è affatto un sinonimo di "intelligenti"...

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MessaggioInviato: Gio Mar 17, 2011 1:37 pm    Oggetto:  
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Tiè beccate pure questa, segnalata alla fine del video precedente. DA VEDERE!

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MessaggioInviato: Mer Mar 23, 2011 8:24 pm    Oggetto:  
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Ma sbaglio o avete bannato i miei commenti?
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MessaggioInviato: Mer Mar 23, 2011 8:25 pm    Oggetto:  
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Sono stati spostati su "Dibattito sui principi dell'89"
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MessaggioInviato: Mer Mar 23, 2011 8:26 pm    Oggetto:  
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RomaInvicta ha scritto:
Sono stati spostati su "Dibattito sui principi dell'89"

Grazie per la prontezza nel rispondere andrò subito a leggere là
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MessaggioInviato: Gio Gen 05, 2012 4:42 pm    Oggetto:  
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Riferimenti espliciti al NWO:
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Ultima modifica di RomaInvictaAeterna il Dom Lug 28, 2013 10:53 am, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Gio Gen 05, 2012 5:03 pm    Oggetto:  
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Un video interessante che segnala alcuni importanti fondamenti della FUNZIONE e della IDENTITA di certi movimenti politici e di "pensiero" come quello dei GRILLINI o di ANTONIO DI PIETRO:

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A voi la verifica di quanto affermato nel video.

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