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L'asso della torretta

 
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Registrato: 04/04/06 23:22
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MessaggioInviato: Dom Feb 06, 2011 6:09 pm    Oggetto:  L'asso della torretta
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3 medaglie d'argento, una di bronzo, una croce di guerra e una medaglia d'oro convertita, sua sua richiesta, in promozione ad Aiutante di battaglia e il passaggio in spe: questo il palmares dell'aviere scelto mitragliere Pietro Bonannini.

E’ il 25 ottobre 1941. I tre caccia Hurricane escono all’improvviso da un banco di nubi ed appaiono minacciosi in coda al pesante Cant Z 506, idro da ricognizione marittima, arrivandogli addosso ad una velocità doppia della sua.
La tragedia si svolge fulminea: una raffica, due raffiche, tre. Il capo pattuglia sbanda, barcolla nell’aria come un uccellaccio ferito. E’ un attimo: una fiammata improvvisa lo avvolge in un rogo immenso e precipita in mare tra fiotti di schiuma. Gli altri due giudicano assai più prudente abbandonare quella preda così dura e si allontanano rapidamente.

Ma, sull’idrovolante, Bonannini, l’armiere che ha fatto fuoco, quasi non crede ai propri occhi: ha abbattuto un aereo, ha colto la sua prima vittoria!

Così breve è stato il combattimento che neanche ha potuto rendersi ben conto di quello che ha fatto; ma i compagni di bordo sono entusiasti e lo coprono di abbracci.

(Il Diario Storico della 170ª Sq. di quel giorno registra, senza particolare enfasi, che “L’idro viene attaccato da una pattuglia di apparecchi da caccia del tipo Hurricane. Nel combattimento che ne seguiva un velivolo nemico veniva abbattuto e gli altri due ripetutamente colpiti venivano messi in fuga”; si registra altresì il consumo di 127 colpi di mitragliatrice sparati contro il nemico).

Qualcuno dirà in seguito trattarsi di un caso, qualcuno accennerà in tono un pò superficiale alla fortuna.

Ma lui li aspetta al varco, ché vuol confermare ciò che confusamente ha avvertito in quell’attimo che è durato il combattimento: la sua volontà di vincere e, soprattutto, la sua capacità di vincere. E non aspetta molto: l’occasione gli si presenta il 13 dicembre 1941.

Questa volta sono di scena due avversari temibili, i famosi « Spitfire », gli Sputafuoco, onore e vanto delle forze aeree di Sua Maestà Britannica, che Bonannini chiama scherzosamente "Spifferi"; avvistato il nostro ricognitore essi arrivano velocissimi all’attacco, per cogliere quella che pensano sia una facile preda. Si accostano, vengono giù.

Ma Bonannini attende vigile: una raffica, un’altra. Anche stavolta il combattimento è stato breve, e l’armiere sorride soddisfatto osservando uno degli Spitfire che va a baciare le onde mentre l’altro sparisce rapidamente dalla circolazione.

(Ancora il Diario Storico della 170ª Sq. di quel giorno registra che: “L’idro viene inseguito e quindi attaccato da cinque apparecchi da caccia di cui due da caccia del tipo Spitfire e tre da bombardamento. Nel combattimento che ne segue nonostante la netta inferiorità, il nostro apparecchio riesce ad abbattere un caccia nemico ed a fugare gli altri”. Saranno sparati 173 colpi di mitragliatrice contro il nemico – ndr).

Adesso gli equipaggi se lo contendono a bordo: da quel giorno tutti vorrebbero decollare con lui, Bonannini è un'assicurazione sulla vita.

E’ passata appena una settimana dal suo ultimo scontro: è il 20 dicembre 1941, il ricognitore sul quale egli è imbarcato sta tranquillamente volando ad alta quota, in cerca di navi nemiche. Ad un tratto spuntano fuori i caccia avversari: tre stavolta, e sono i temibili Spitfire, sempre loro!

Calano rabbiosamente, uno dietro l’altro: Bonannini sta all’erta, però, e signori nemici, se non lo conoscete ancora, imparerete presto.

Partono infatti le prime raffiche. L’aereo di testa continua la sua folle corsa e va ad infilarsi in mare. “Uno”, pensa trionfante l’armiere infallibile; e si china sull’arma mira il secondo, preme la leva di sparo. Niente. L’arma si è inceppata. Gli Spitfire effettuano intanto il primo passaggio e sforacchiano un’ala. Pregustano forse il sicuro successo? “Ah no”, dice Bonannini, “così non può andare”; smonta l’arma inutile dal cavalletto, corre alla postazione inferiore, vi leva la piccola mitragliatrice installata. Torna su e si accorge che è troppo piccola per adattarla al posto della vecchia. Lavora febbrilmente: ma gli Spitfire. stanno tornando minacciosi. E’ un attimo: la sua decisione è presa. Con la canna dell’arma sfonda la calotta di celluloide della torretta, e imbracciando la mitragliatrice spara così, meravigliosamente sicuro, come se si trovasse ad una partita di caccia ed avesse una doppietta invece della pesante arma.

I caccia nemici forse sono colpiti, sicuramente sono scoraggiati da tanta tenacia: allora se ne vanno, forse a malincuore, ma hanno capito che non c’è niente da fare con quell’aereo così validamente difeso.

Col sorriso del trionfatore Bonannini entra nella leggenda.

(Il Diario Storico della 170ª Sq. di quel giorno ci dice che: “Durante la missione all’altezza di Malta l’idro viene attaccato da tre velivoli da caccia nemici del tipo Spitfire. Nel combattimento seguitone un apparecchio viene abbattuto, un altro probabilmente ed il terzo fugato…Nell’impossibilità di continuare la missione per le avarie riportate e per aver esaurito le munizioni l’apparecchio rientra alla base” – ndr).

Ormai ci ha preso gusto, e la vittoria sembra compiacersi delle attenzioni di quel giovanotto biondo, perchè lo ha preso per mano e lo tiene stretto. Ed incomincia la serie dei suoi scontri.

Il 15 febbraio 1942 un Bristol-Blenheim segue i suoi pari negli abissi del Mediterraneo. Abbattuto alla seconda raffica. (Nella relazione della missione, di ricerca e soccorso dei naufraghi di un CZ 506B della stessa Squadriglia abbattuto in precedenza, contenuta nel D.S. della 170ª, così scrive il Comandante dell’83° Gruppo: “In particolare metto in evidenza lo spirito combattivo dell’armiere, il quale è al suo quarto combattimento con risultati positivi, dovuti alla calma e tempestività con cui controbatte l’offesa nemica” – ndr).

9 maggio 1942, il Fiat RS 14 dell'equipaggio del tenente Colli è in ricognizione al largo di Malta.
Due Spit della Royal Canadian Air Force sono appena decollati dalla portaerei americana Wasp diretti a rinforzare le difese aeree di Malta: non chiedono niente di meglio che trovare durante il tragitto una facile preda come il lento idrovolante italiano. Ma non sanno che c'è Bonannini a fare la guardia con la sua Breda-Safat 12,7.
Così il diario storico della squadriglia registra il rapporto del ten. Colli:
“…l’armiere vede apparire due apparecchi da caccia monoplani, monomotori in posizione defilata di coda. Il primo apparecchio giunto ad una distanza di circa 500 m. apre il fuoco contro di noi. L’armiere reagisce tempestivamente con la mitragliatrice da 12.7 all’attacco nemico. In seguito all’attacco il pilota reagisce con una forte picchiata virando stretto sulla sinistra…L’armiere inizia la raffica contro il secondo apparecchio che colpito si incendia e con un mezzo rovesciamento va ad investire, durante la caduta, il primo, che si trova in basso a sinistra sotto la coda del nostro apparecchio e precipitano entrambi in mare. Si fa un giro intorno al punto di caduta ben distinto da una chiazza di un diametro di una quarantina di metri; al di sopra di essa ancora ben visibile una colonna di fumo biancastro. Eseguo una fotografia del punto di caduta”.
Seguono parole di apprezzamento per il comportamento del valoroso armiere che ha raggiunto il suo 6° abbattimento
confermato più uno probabile).

A questo punto, il nostro armiere viene proposto per la più alta ricompensa al valor militare.
Ma Bonannini non dà tempo alla burocrazia di svolgere il suo iter, che nel frattempo un altro Blenheim viene spedito in fondo al mare...

"Armiere di velivolo plurimotore da R.M.L. partecipava a numerosissime azioni di guerra, dimostrando in ogni circostanza eccezionale sprezzo del pericolo, alto senso del dovere e sereno ardimento. In prossimità di munitissima base nemica in nove cruenti combattimenti sostenuti, abbatteva sette velivoli da caccia.

In una particolare azione di esplorazione, assalito da tre caccia nemici dopo averne abbattuto uno, resasi inefficiente l’arma principale di bordo, con estrema abilità e sangue freddo, smontava un’altra arma posta nel settore secondario e riportandosi nella torretta centrale azionando in condizioni difficilissime colpiva ripetutamente e metteva in fuga i rimanenti assalitori. Durante un’azione con bimotore di nuova dotazione, benché ferito alla mano destra, aggrappato alla sua arma, sventava i rabbiosi attacchi di due caccia nemici abbattendoli entrambi in fiamme. Magnifica tempra di soldato e fulgido esempio di eroismo che illumina di vivida luce le più alte vette dell’ardimento dell’Arma e della sua Specialità”.

Queste le parole con le quali la Regia Aeronautica sintetizzò l’operato dell’asso degli amieri, ancorché non pilota, affinché fosse concretizzata la volontà del Capo del Governo, il quale, colpito dalle sue gesta, intendeva concedergli la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Bonannini chiese, in luogo della decorazione, di poter essere promosso e di passare nel servizio attivo; per disposizione dello stesso Mussolini egli fu così promosso da Aviere Scelto al grado di Aiutante di Battaglia.

Il 5 novembre 1942 il RS 14 n. 7 della 170 sq. nei pressi di capo Bon viene attaccato da due Bristol Beaufighter. Una gragnuola di 30 colpi si abbatte sull'ala e sulla fusoliera. Il pilota, ten. Pruneti, si abbassa a pelo d'acqua: così l'idro acquista un po' di velocità e soprattutto Bonannini, che si trova nella torretta dorsale, può fare fuoco nella posizione migliore.
Ecco così che un Beaufighter viene colpito e si schianta in mare, l'altro, danneggiato, deve ritirarsi.
Afferma il diario storico: "All’inizio della missione il nostro aereo viene attaccato da due bimotori del tipo Bristol Beaufighetr. Nel combattimento che ne segue uno degli attaccanti viene abbattuto e l’altro, ripetutamente colpito, viene volto in fuga” .

6 gennaio 1943, al largo delle Baleari, due Blenheim avvistano un isolato Cant Z 506.

A bordo del nostro aereo tutti sono preoccupati: sarà difficile tirar fuori la pelle. Il marconista avverte la base, così sapranno trovarli se vanno giù e prepara già il cifrario segreto laminato di piombo da gettare in mare in caso di incidente. I piloti danno tutto gas: sperano, sperano di farcela ma sanno che non sarà facile.

I due bimotori inglesi aumentano di velocità…si preparano per l’attacco, serrano le distanze, cominciano a far fuoco...

Ma nemmeno per loro sarà facile, nonostante la superiorità, perchè hanno a che fare con uno come Bonannini: la mitragliera dorsale spara, spara, spara. L’armiere invincibile è tutt’uno con la sua arma, l’idrovolante italiano sputa fuoco come un dannato. Il Bristol di sinistra perde quota, rallenta, si fracassa in mare.
Sotto all’altro! Bonannini è raggiante, sorride alla velocità della corsa, ed alla carezza della vittoria. L’inglese arriva fulmineo ed apre il fuoco: Bonannini avverte un colpo duro alla gamba, sente il sangue che cola per la tuta. Ma non fa niente: mira deciso, preme i pollici sulla leva di sparo. Parte la raffica ed il Bristol vira, si abbassa, finisce in mare sollevando una grande ondata.

Bonannini respira di sollievo. Finalmente si può adagiare indietro; l’equipaggio corre a fargli festa, lo tirano giù, lo medicano. Per l’ennesima volta il “Mitragliere della Morte”, in nome dell’Italia, ha vinto. (Circa questi eventi purtroppo non è stato possibile reperire elementi di arricchimento perché il D.S. di Squadriglia, come di tutti i reparti dell’A.M., dell’anno 1943 non è disponibile, forse mai redatto o forse disperso in conseguenza degli eventi successivi all’8 settembre 1943 – ndr).

A differenza di tanti mitraglieri dei bombardieri alleati, è bene ricordare una cosa: mentre essi generalmente combattevano in grosse formazioni di velivoli che si difendevano l'un l'altro contro la caccia nemica (flying boxes), così che gli attaccanti venivano inquadrati da più mitraglieri di diversi velivoli, nel caso di Bonannini abbiamo un mitragliere che ha volato quasi sempre su un velivolo operante in missioni isolate e - come sovente in caso di mezzi italiani - meno armato e protetto di quelli avversari.
Ad esempio l'asso dei mitraglieri abbattitori inglesi, con 13 vittorie, operò su un caccia e non su un bombardiere, cioè sul Boulton Paul Defiant armato di una torretta con 4 mitragliatrici; mentre l'asso dei mitraglieri americani, con 17 vittorie, operò su un B17, bombardiere che da solo aveva 10-14 mitragliatrici (contro le 3 del Cant Z 506 o del Fiat RS 14) e che normalmente volava in grosse formazioni di velivoli si proteggevano a vicenda, così che il singolo attaccante si trovava di fronte alle mitragliatrici non solo del velivolo attaccato ma anche di quelle degli altri componenti della formazione (e infatte molte delle vittorie dell'asso americano vannoo condivise con altri mitraglieri delle formazioni).
Questo la dice lunga sull'ulteriore merito del nostro Bonannini.
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Età: 29
Registrato: 21/06/10 17:01
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MessaggioInviato: Lun Feb 07, 2011 2:27 pm    Oggetto:  
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Questo si un vero eroe e difensore della Patria a differenza di coloro che crepano nelle guerre imperialiste yankee.
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