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Maggioranza o minoranza rivoluzionaria?

 
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Autore Messaggio
AquilaLatina




Registrato: 07/05/07 21:34
Messaggi: 1482
Località: Stato Nazionale Fascista

MessaggioInviato: Mar Ago 31, 2010 2:01 pm    Oggetto:  Maggioranza o minoranza rivoluzionaria?
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Ho trovato questo articolo interessante, scritto nel Ventennio, e ho deciso di inserirlo sul Covo. Leggetelo e commentate.

Maggioranza o minoranza rivoluzionaria?

Rivoluzione che si basa su una massa estesa di aderenti o su un'aristocrazia accuratamente selezionata? Questo è stato il dilemma di tutti i partiti e in modo particolare dei partiti unici che, investiti della responsabilità di organi motori della vita di un Paese, hanno sempre dimostrato una preoccupazione proporzionata alle funzioni che il carattere totalitario attribuiva loro, chiamandoli alla ribalta della storia quale dinamica espressione della volontà di un popolo di conseguire i suoi obiettivi fondamentali, di risolvere i suoi problemi più assillanti. Quando una rivoluzione muove all'assalto di un castello di ordini, di istituti superati dalle incalzanti esigenze dei popoli e queste esigenze riassume ed esprime, facendole bandiera della sua opera, quando alla breve premessa annientatrice intenda far seguire una feconda fase costruttiva, necessita dell'adesione fanatica di una pattuglia eroica, nucleo di arditi che supera ogni ostacolo e resiste impavido a tutti i ritorni offensivi dell'antirivoluzione, o per agire con speranza di successo deve contare su una grande massa inquadrata che con il suo stesso peso bruto costituisca un fattore decisivo nelle oscillazioni della bilancia politica?

Noi siamo per l'aristocrazia, siamo contro l'imbolsimento di una rivoluzione, inevitabile conseguenza dell'immissione di energie opache, pigre, mosse da calcolo meschino, agganciate alla dinamica di un partito con gli uncini della persuasione interessata. Siamo per la minoranza perché la storia ci ha insegnato che uno dei maggiori mali del partito è stato quel suo pigro adagiarsi nella prassi organizzativa, perdendo di vista gli accenti rivoluzionari che l'avevano ispirato, quasi che la battaglia fosse finita e fosse da escludere una seconda fase violenta, un ritorno alla piazza e alla trincea. In altri termini il partito per un certo periodo ha fatto la politica del piede di casa, ha perduto la coscienza dell'universalità dei suoi princìpi che, valicando i confini e urtando contro gli interessi coalizzati delle forze minacciate dalla loro prorompente vitalità, determinarono l'accumularsi di un odio sordo che si sarebbe inevitabilmente tradotto in un subdolo tentativo di rivincita ai suoi danni.

In Italia questo tentativo ha fatto leva sulle correnti capitalistiche e borghesi, invischiate nella pania massonica, imbevute di quel decadentismo morale, veleno corrosivo delle coscienze, risultato della commistione del materialismo ottuso negatore di ogni valore dello spirito con il tenace irrigidimento antisociale e conservatore.

Gli elementi, facile preda di queste esche nemiche, erano purtroppo in gran numero nelle nostre file e non tutti, anzi la maggioranza di essi, non aveva alcuna intenzione di sabotare e di tradire, ma la loro stessa struttura morale, non ancora epurata delle pericolose storture, li ha portati a cedere di schianto al primo colpo sferrato a tradimento dai tenaci avversari delle nostre dottrine.

Il nostro torto dunque è consistito nell'aver accolto nelle nostre file una massa non sufficientemente educata, che ha avvolto con le sue molli adiposità il corpo un tempo tutto nervi e muscoli dell'organismo rivoluzionario, facendogli perdere la ginnastica e l'amore alla lotta e al moto incessante che è condizione di vita per un partito deciso a incidere pagine di nuova storia.

Non riteniamo superfluo ricordare che il comunismo leninista, il quale a un osservatore superficiale può sembrare l'esaltazione incondizionata della massa come fattore-forza del movimento ed elemento determinante del trionfo dell'idea politica, fa dei sottili “distinguo” tra avanguardia rivoluzionaria e grosso.

Lenin paventa che l'immissione nel partito delle masse non ancora permeate di spirito rivoluzionario provochi «la creazione di un corpo amorfo, disorganizzato e diluito, perduto in un mare di simpatizzanti e, cancellando la linea di demarcazione tra il partito e la classe, frustri il fine del movimento che è quello di elevare le masse disorganizzate al livello dell'avanguardia».

Anche se i fatti hanno dimostrato che la maggioranza del popolo russo, pur essendo macinata in un ingranaggio politico che non consente deviazioni dai princìpi fissati dal Cremlino e colpisce senza misericordia chiunque non osservi i dogmi del falso cenacolo proletario, non ha, nell'intimo della coscienza, affatto raggiunto quel livello di tensione rivoluzionaria, auspicato da Lenin, è interessante rilevare come l'insopprimibilità delle minoranze sia stata sentita anche nel tempio del feticcio della massa bruta.

Aristocrazia, dunque elemento motore del partito, nucleo spigliato, spregiudicato e gagliardo, che della sua fede fa una consegna di vita e che vita e avvenire e personale tornaconto sacrifica sull'altare di un'idea, che di se stessa fa specchio di morale intransigenza e funge da tessuto connettivo e vivificatore dell'organismo nazionale, educando la massa ai princìpi rivoluzionari, inducendola ad accostarsi a essi con forza persuasiva che, più che dalla verità insita nella dottrina, scaturisce dalla limpida buona fede e dalle rivelate qualità morali dei suoi missionari.

La massa non si avvicina ai princìpi se nei loro esponenti trova elementi sgraditi, difetti biasimevoli, tratti morali repellenti. Le idee sono al di sopra degli uomini, ma per propugnarle e diffonderle non si può prescindere dal veicolo uomo. Ne nasce dunque la necessità di essere severi prima di tutto verso noi stessi, uomini di punta di una rivoluzione, di sottoporre a un continuo, torturante vaglio le nostre coscienze, acuendo fino all'esasperazione l'autocritica e cercando di costituire un evidente esempio di modello morale, condizione indispensabile per poter insegnare agli altri, senza tema di essere tacciati del noto peccato di padre Zappata.

La nostra intransigenza non ci deve però indurre ad assumere atteggiamenti ascetici che ci isolino dal resto del mondo e ci inducano a escludere, con lo stesso sacro orrore del cenobita per l'uomo caduto nelle spire del peccato, ogni contrasto con individui e ambienti sordi alle nostre prediche.

L'isolamento e le sterili manifestazioni di un puritanesimo che esaurisce la sua opera nel limitato perimetro della nostra coscienza e di un abbagliante castello ideale, non è seme fecondo che fa fiorire l'idea nelle coscienze altrui e le avvicina al nostro dettato di verità.

Minoranza dunque selezionata e purissima che educhi la massa con umanità comprensiva, con tenace amore, con fervore di fede e l'immetta gradualmente nel vivo della rivoluzione solo quando coll'assoluta certezza della sua maturità spirituale e dell'adesione intima, incondizionata all'idea, quando non avverte, anche nelle più minute sfumature del carattere e della concezione di vita una disparità di vedute, né riserve e tendenze divergenti da quell'ordine politico in cui la dottrina si identifica e si eterna.

L'avanguardia minoritaria ingrosserà così le sue file senza perdere l'audacia, la spregiudicatezza del reparto d'assalto e diventerà massa d'urto che travolgerà ogni ostacolo, non più in virtù del gesto temerario di uno o di pochi, ma della sapiente organizzata manovra di un esercito, che della massa ha il peso e della minoranza l'agilità di movimenti, la solidarietà dell'uno per tutti e tutti per uno, lo spirito di sacrificio nell'ora difficile in cui gli uomini che amano la vita sanno apprezzare anche la morte se questa serve a trasmettere una consegna di fede e a rivendicare per i sopravvissuti il diritto sacrosanto di continuare la rivoluzione.

CAPRINO SEBASTIANO
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Safra




Registrato: 02/09/11 07:55
Messaggi: 570
Località: Venezia

MessaggioInviato: Lun Gen 23, 2012 8:40 am    Oggetto:  
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Un'articolo emozionante davvero!!

Citazione:

Aristocrazia, dunque elemento motore del partito, nucleo spigliato, spregiudicato e gagliardo, che della sua fede fa una consegna di vita e che vita e avvenire e personale tornaconto sacrifica sull'altare di un'idea, che di se stessa fa specchio di morale intransigenza e funge da tessuto connettivo e vivificatore dell'organismo nazionale, educando la massa ai princìpi rivoluzionari, inducendola ad accostarsi a essi con forza persuasiva che, più che dalla verità insita nella dottrina, scaturisce dalla limpida buona fede e dalle rivelate qualità morali dei suoi missionari


Vi ha descritti perfettamente Very Happy

Citazione:
.. lo spirito di sacrificio nell'ora difficile in cui gli uomini che amano la vita sanno apprezzare anche la morte se questa serve a trasmettere una consegna di fede e a rivendicare per i sopravvissuti il diritto sacrosanto di continuare la rivoluzione


quando le parole danno un senso alla grandezza dei sentimenti...

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"Ho tolto la libertà. Si, ho tolto quel veleno che i popoli poveri ingoiano stupidamente con entusiasmo. Ho fatto versare il sangue del mio popolo. Sì, ogni conquista ha il suo prezzo." Mussolini si confessa alle stelle.
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