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Critica di Marx alla Religione, esposta da un Marxista
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Autore Messaggio
Marxist-leninist




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Messaggi: 76

MessaggioInviato: Sab Giu 26, 2010 2:51 pm    Oggetto:  
Descrizione:
Rispondi citando

Citazione:
Stai continuando nel tuo estenuante e estremamente fastidioso percorso apologetico.



Questo è assolutamente falso.
Se non altro quello che è fastidioso è la vostra acritica nei confronti della mia critica.


Citazione:
Non stai considerando, praticamente, tutti i fondamenti della criticha di Michels, definiendolo quello che non è. Rispondi con la semplificazione propagandistica marxista, la calssificazione insita nel tuo modo di "ragionare", escludendo che si possa esercitare la facoltà della critica.



La ''critica'', se così vogliamo chiamarla, di Michels non prende in considerazione i capisaldi della teoria marxista e non considera una cosa fondamentale invece per quanto riguarda l'organizzazione e il partito: il Leninismo.
Prendere il Marxismo da sé non basta, perché non ha vissuto nel capitalismo monopolistico, mentre Lenin sì, quindi ha potuto constata le contraddizioni insite nell'imperialismo.
E qui veniamo a noi. Michels, non considerando il leninismo, sbaglio l'intera critica perché considera solo il marxismo. è da perfetto esempio constatare come non consideri assolutamente l'organizzazione del partito che è composta dall'avanguardia del proletariato, e non dagli elementi della borghesia!!! sarò noioso, fastidioso, nel continuare a ripetere questa cosa, ma è un errore che sta alla base di tutto il ragionamento del professore.


Citazione:
Tra l'altro ti comporti con una arroganza, che è tollerabile solo per la tua giovane età, presumendo di sapere tutto del marxismo, quando in realtà conosci solo ciò che il partito comunista apologizza.



Io non sono un dio del marxismo, altrimenti non sarei venuto qua a discuterne con voi. La mia età, poi, non mi permette di ''sapere tutto del marxismo'', ma anzi cercare di approfondire e meglio comprendere la teoria marxista-leninista. Sono sempre disponibile a discuterne con voi e mai cerco di polemizzare e insultare qualcuno. Rispetto chi mi rispetta.


Citazione:
Per esempio, criticando quello che tu definisci l'idealismo borghese di Michels ignori due cose: non è idealista e non è nemmeno borghese. L'Idealismo è una filosofia fondata da Hegel, sulle basi delle speculazioni precedenti che sono anche di Kant, prima ancora di Cartesio se vogliamo.



Mi oppongo a questa affermazione! Con idealista cosa intendo? Anzi, cosa intendiamo tutti? Questo: L'idealismo afferma che la materia è un prodotto dello spirito, capovolgendo così la realtà. [...] Tra le condizioni sociali che resero possibile lo sviluppo della filosofia idealista, la principale sta nel fatto che riflette gli interessi della classe sfruttatrice.
E ancora: Tutti gli idealisti sostengono - e Michels con la teoria della psicologia delle masse da prova di stretta affinità con l'idealismo - che la coscienza, lo spirito o le idee sono realtà oggettive che esistono indipendentemente dall'uomo che pensa. E ora leggete bene la parte successiva: Partendo da ciò gli idealisti ingigantiscono la forza creatrice delle idee dell'uomo quando sono messe in pratica nella società e non possono ammettere la verità dei materialisti che la coscienza è limitata dalla materia. Essi anzi sostengono che solo la coscienza è attiva, mentre la materia non è che un aggregato inerte di oggetti. (Mao, Materialismo dialettico)
Michels sostiene proprio l'idealismo, la teoria delle ''variabili economiche'', la concezione che l'economie non è la base fondante da cui deriva poi l'intera società, e ancora il pensiero che nel partito ci sono elementi borghesi, che la coscienza dell'uomo non è prodotta dalle proprio condizioni sociali ecc... fanno di quest'uomo un idealista con i baffi!
Di conseguenza è borghese perché rispecchia gli interessi della classe sfruttatrice.


Citazione:
Questa filosofia, guarda un po', da le basi al TUO "materialismo dialettico". Sai che cosa significa "Dialettica"? Sai chi l'ha pensata? Sai da chi deriva (vedi
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Ancora una volta, a rispondere a te e al professore Michels, ci pensa il Grande Presidente Mao:



L’unità di concezione del mondo e di metodo nel materialismo dialettico
Il materialismo dialettico è la concezione del mondo del proletariato. Esso è
nello stesso tempo il metodo usato dal proletariato per conoscere il mondo
circostante e il metodo usato da esso per compiere azioni rivoluzionarie. La
concezione del mondo e il metodo del materialismo dialettico costituiscono un
sistema unico e indivisibile16.
Quelli che revisionano il marxismo in senso idealista credono che il materialismo
dialettico sia essenzialmente un metodo. I seguaci di questa scuola separano
il metodo dalla concezione del mondo, separarono la dialettica dal materialismo.
Essi non comprendono che il metodo dialettico marxista è qualcosa di differente
dalla dialettica idealista di Hegel. Esso è una dialettica materialista. Il metodo
marxista non può essere mai separato dalla sua concezione del mondo.

D’altra parte, i seguaci del materialismo meccanicista riducono la filosofia
marxista alla concezione del mondo al pari di una qualsiasi filosofia generale,
cancellando la sua componente dialettica. In sostanza essi ritengono che la
concezione del mondo della filosofia marxista non sia altro che la concezione del
mondo derivata dalla scienza naturale meccanica. Essi non comprendono che il
materialismo marxista non è solo materialismo, ma materialismo dialettico.
Ambedue queste concezioni amputano la filosofia marxista di una sua parte e
sono sbagliate. La concezione del mondo e il metodo del materialismo dialettico
costituiscono un sistema unico e indivisibile.

(Il grassetto è mio)



Citazione:
Continui a non confutare Michels, perchè alle sue obiezioni rispondi con la retorica marxista: borghese, falso (perchè borghese), capitalista, il proletariato è la maggioranza e per questo vince (!!!!), ecc, ecc, ecc..



Tutto ciò che rispecchia gli interessi della borghesia, e con esso la teoria di Michels dell'organizzazione che porta ad un ''gerarca'' ad un ''dittatore'', è legato alle teorie idealiste. Una cosa se è borghese non è falsa. Ma è una cosa che riguarda strettamente la realtà sociale della borghesia e della sua classe sociale, quindi è giusto che la borghesia coltivi l'idealismo come i proletari il materialismo.


Citazione:
Non una risposta alle obiezioni di Michels, che fa delle argomentazioni particolareggiate che meriterebbero una risposta altrettanto particolareggiata NEL MERITO



Peccato che queste ''argomentazione particolareggiate'' non siano altro che una visione limitata e puramente idealista propria degli intellettuali borghesi. E, ripeto, non prende nemmeno in considerazione il Leninismo, cioè il Marxismo nell'epoca dell'imperialismo. Quindi, se vogliamo chiamarla ''critica'', è anche incompleta.



Citazione:
Inoltre, la tua concezione di "Storia" è alquanto assurda. Negare la giustissima osservazione di Michels, che dice che la Storia viene fatta non solo e non fondamentalmente per le vicissitudini economiche ma anche e soprattutto per i Valori Etici che spingono l'Uomo, ravvisando la possibilità di un fondamento razionale nel socialismo solo a causa di una necessità etica, è pressochè incredibile! Significa negare almeno 6000 anni di storia delle Civiltà! Milioni di volte nella Storia gli Uomini si sono mossi a grandi cambiamenti non sulla spinta di motivi economici ma Morali, Civili, Etici, Religiosi. Menenio Agrippa, Costantino Magno, Giustiniano, Carlo Magno, la Firenze medievale (di cui Dante è esempio), la Sicilia, e potrei andare avanti per secoli....



Io non ho mai negato le vicissitudini economiche che spingono alla ribellione e quindi allo sviluppo e allo sviluppo della storia dell'umanità.
Ma nella società divisa in classi la concezione materialista, quindi quella proletaria, è la seguente: Lotta di classe - certe classi sono vittoriose, altre vengono eliminate. Questa è la storia, la storia delle civiltà, da millenni. Interpretare la storia da questo punto di vista è quel che si dice materialismo storico; porsi all'opposto di questo punto di vista è idealismo storico.

"Respingete le vostre illusioni e preparatevi alla lotta" (14 agosto 1949), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.


E ancora: ........le trasformazioni della società sono generate soprattutto dallo sviluppo delle contraddizioni esistenti all'interno di questa, cioè delle contraddizioni tra le forze produttive e i rapporti di produzione, delle contraddizioni tra le classi, delle contraddizioni tra il vecchio e il nuovo. Lo sviluppo di queste contraddizioni spinge la società in avanti, conduce alla sostituzione della vecchia società con una nuova.

"A proposito della contraddizione" (agosto 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.


L'esistenza delle classi sociali nel capitalismo porta dietro di sé una classe sociale povera, quella senza i mezzi di produzione, quella dei proletari. Questi proletaria non saranno strettamente connessi a una realtà sociale tutta loro, e non saranno legati a delle vicissitudini economiche? La risposta è ovviamente sì. Ma le vicissitudini economiche sono causate dalle contraddizioni insite nel capitalismo. Come la citazione di Mao sopra riportata.


Citazione:

L'altro grande limite che mostri è la mancanza di capacità di confronto con la realtà vera che non può essere filtrata dalla propaganda marxista.



Vediamo, a proposito, le tue critiche:


Citazione:
Le cosiddette "rivoluzioni proletarie" del mondo, in primis quella Cinese, avrebbero fatto cosa? Cosa sarebbe "cambiato" rispetto al Sistema Capitalista?



Il sistema socialista nasce dalle contraddizioni insite nel capitalismo monopolistico dell'epoca imperialista...
Il socialismo è dittatura del proletariato, prendo a questo proposito alcune frasi che la Strong, giornalista americana che visse nell'Unione Sovietica di Stalin:
...Durante i molti anni trascorsi nell'URSS, mai ho sentito parlare di "decisioni di Stalin", di suoi "ordini", ma sempre e soltanto di "ordinanze del Governo", di "linea del Partito", cioè di elaborazioni collettive. Parlando di Stalin, se ne elogiava semmai la "chiarezza", la "capacità di analisi"; si diceva: "Stalin non ha una visione individualistica delle cose".....non si salutò mai in lui "il sommo duce", bensì il "maestro", colui che additava la via da seguire. Ciò lo distingue dai despoti di cui pullula la storia....
Per non parlare poi dell'entusiasmo del popolo sovietico:
…Le officine di Kharkov presentavano un problema speciale. Esse venivano costruite “fuori dal piano”. I contadini entravano nelle fattorie collettive più rapidamente del previsto, e bisognava trovare il modo di far fronte alle impetuose richieste di trattori: così Kharkov, orgogliosa cittadella dell’Ucraina, aveva deciso di costruire la sua fabbrica, “al di fuori del piano quinquennale”. E’ difficile immaginare, da noi in America, cosa significasse: tutte le assegnazioni di acciaio, mattoni, cemento, mano d’opra, erano già state fissate per cinque anni. Kharkov poteva ottenere il suo acciaio, per esempio, solo inducendo qualche acciaieria a lavorare “oltre il piano”. Per sopperire alla scarsezza di mano d’opera comune, decine di migliaia di persone – impiegati, studenti, professori – si offersero di lavorare volontariamente nei giorni di riposo. Poiché la settimana moscovita a quell’epoca era di cinque giorni, con turni di riposo alternati, un quinto della popolazione aveva giornata libera ogni giorno.
“Ogni mattina alle sei e mezzo – mi diceva Mr Raskin – arriva il treno speciale, che porta, musiche e bandiere in testa, volontari tutti giorni diversi, ma sempre ugualmente allegri”…..

Tra l'altro anche moltissime persone che sotto il capitalismo erano costrette alla segregazione. Come l'esempio della Baghirova, un operaia cotoniera dell'azerbaigian. Venne però un giorno che la classe operaia prese il potere e dichiarò la nascita dell'Unione Sovietica e, aggregandosi ad una delle aziende collettive appena nate. Essa riportò il record mondiale di produzione con 142,9 quintali di cotone per ettaro. Si diffuse presto la sua fama nell'Unione Sovietica e nel 1937 i popolo la elesse come uno dei proprio deputati al soviet supremo dell'URSS.
Tra l'altro anche i capitalisti dovettero ammettere come il sistema socialista era nettamente migliore in tutto rispetto al sistema capitalista,Gibson Jarvice, presidente della banca United Dominion, nell'ottobre 1932 dichiarò:


Citazione:
"Tengo a dichiarare che non sono né comunista, né bolscevico, sono capitalista e individualista convinto... La Russia progredisce, mentre troppe nostre fabbriche sono chiuse e circa 3 milioni di persone del nostro popolo cercano disperatamente lavoro. Il piano quinquennale è stato deriso e si è predetto il suo fallimento. Ma siate certi che in regime di piano quinquennale hanno fatto di più di quanto si ripromettevano... In tutte le città industriali che ho visitato sorgono nuovi quartieri, costruiti secondo un piano determinato, con vie larghe, adorne di alberi e di giardini, con case del tipo più moderno, scuole, ospedali, circoli operai e con gli immancabili nidi e giardini d'infanzia, dove si ha cura dei bambini delle madri che lavorano... Non cercate di sottovalutare i russi e i loro piani, e non fate l'errore di sperare che il potere dei Soviet possa crollare... La Russia d'oggi è un paese che ha un'anima e un ideale. La Russia è un paese di un'attività sorprendente. Credo che le aspirazioni della Russia siano sane. La cosa più importante, forse, è che tutta la gioventù e gli operai in Russia posseggono una cosa che purtroppo oggi manca nei paesi capitalistici: la speranza".


La dittatura del proletariato, il socialismo, non ha dato solo record di produzione, benessere, divertimento, musica e sicurezza, ma ha dato anche la speranza dell'emancipazione dell'umanità, nella fine dei conflitti tra le classi sociali. nella pacifica convivenza tra gli esseri umani e nella fine dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Cosa che nella nostra situazione attuale, nel nostro sistema capitalista, è del tutto estranea.


Citazione:
a proposito di cina, sarebbero questi gli scenari tipici di un paese che si definisce comunista?
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Ho sempre precisato che quando parlo di Cina socialista parlo delle Cina maoista. Dopo la morte del presidente Mao e la direzione di Deng in cina è stato restaurato gradualmente il capitalismo allo stesso modo di come è successo in Unione Sovietica alla morte d Stalin.
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MessaggioInviato: Sab Giu 26, 2010 2:58 pm    Oggetto:  
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Citazione:
Ho sempre precisato che quando parlo di Cina socialista parlo delle Cina maoista. Dopo la morte del presidente Mao e la direzione di Deng in cina è stato restaurato gradualmente il capitalismo allo stesso modo di come è successo in Unione Sovietica alla morte d Stalin.

Anche perchè la cina dopo la morte di Mao era un paese disastrato dove i contadini morivano di fame e l'economia era in stati pietosi.
Paradossalmente la Cina se la stava passando meglio prima del "grande balzo" che alla fine non ha portato a nulla se non a portare via la terra ai contadini.
Altra assurdità Marxista, tra l'altro, è quella di applicare le stesse leggi dell'industria alla agricoltura senza capire che si tratta di due universi completamente diversi ed in nessun modo accomunabili. Ed i disastri di Stalin in Ucraina e quelli di MAo in cina dimostrano proprio questo!
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MessaggioInviato: Sab Giu 26, 2010 3:05 pm    Oggetto:  
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Citazione:
Moltissimi fautori della rivoluzione francese furono degli aristocratici eppure essi aderirono al giuramento della pallacorda. Secondo il tuo ragionamento questo sarebbe impossibile in quanto essi avrebbero dovuto sostenere la loro classe.



La rivoluzione francese fu una rivoluzione borghese:

Nel secolo decimonono, trasmesso dal medioevo, si sviluppava "il potere statale centralizzato, con i suoi organi dappertutto presenti: esercito permanente, polizia, burocrazia, clero e magistratura". A misura che l'antagonismo di classe tra capitale e lavoro si accentuava, "il potere dello Stato assumeva sempre più il carattere [...] di forza pubblica organizzata per l'asservimento sociale, di uno strumento di dispotismo di classe. Dopo ogni rivoluzione che segnava un passo avanti nella lotta di classe, il carattere puramente repressivo del potere dello Stato risaltava in modo sempre più evidente". Dopo la rivoluzione del 1848-1849 il potere dello Stato diviene uno "strumento pubblico di guerra del capitale contro il lavoro". Il Secondo Impero non fa che consolidarlo.
La rivoluzione francese sviluppò la centralizzazione:
Il potere statale centralizzato, proprio della società borghese, apparve nel periodo della caduta dell'assolutismo. Le due istituzioni più caratteristiche di questa macchina statale sono: la burocrazia e l'esercito permanente. Marx ed Engels parlano molte volte, nelle loro opere, dei mille legami che collegano queste istituzioni appunto con la borghesia. L'esperienza acquisita da ogni lavoratore gli spiega in modo estremamente evidente e convincente questi legami. La classe operaia impara a conoscerli a proprie spese. Per questo essa afferra con tanta facilità ed assimila così bene la scienza che afferma l'ineluttabilità di questi legami, scienza che i democratici piccolo-borghesi negano per ignoranza o per leggerezza, quando non abbiano la leggerezza ancora maggiore di ammetterla "in generale", trascurando però di trarne le corrispondenti conclusioni pratiche.
"...La Francia - scriveva Engels nella prefazione alla terza edizione del 18 Brumaio - è il paese in cui le lotte di classe della storia vennero combattute sino alla soluzione decisiva più che in qualsiasi altro luogo; e in cui quindi anche le mutevoli forme politiche, dentro alle quali quelle lotte si svolgono e in cui si riassumono i loro risultati, prendono i contorni più netti. Centro del feudalesimo nel medioevo, paese classico, a partire dal Rinascimento, della monarchia unitaria a poteri limitati, la Francia ha, con La Grande Rivoluzione, distrutto il feudalesimo e fondato il puro dominio della borghesia, in forma classica come nessun altro paese europeo. Anche la lotta del proletariato in ascesa contro la borghesia dominante assume qui una forma acuta, che altrove è sconosciuta" [14] (p. 4, edizione del 1907).

Quest'ultima osservazione è invecchiata, poichè dopo il 1871 la lotta rivoluzionaria del proletariato francese ha subíto una interruzione; interruzione però che, per quanto lunga, non esclude affatto che la Francia possa, nel corso della futura rivoluzione proletaria, rivelarsi ancora una volta come il paese classico della lotta delle classi condotta risolutamente fino in fondo.
(Lenin, Stato e rivoluzione)
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MessaggioInviato: Dom Giu 27, 2010 7:46 pm    Oggetto:  
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Sei pregato di rispondere alle domande che ti vengono poste.
Il fatto che la rivoluzione francese sia una "rivoluzione borghese" non è pertinente con l'obiezione che ho mosso.
Sei pregato di rispondere alle domande che ti vengono poste invece di fare propaganda.

Citazione:

Questo è assolutamente falso.
Se non altro quello che è fastidioso è la vostra acritica nei confronti della mia critica.

Scusami ma come facciamo a risponderti quando tu ci imponi il materialismo storico e dialettico come unico metodo di indagine della realtà.
Mi pare ovvio che se io non condivido un metodo di analisi allora non mi metterò nemmeno a discutere utilizzando questo metodo.
Piuttosto sarebbe meglio rispondessi alle domande che ti vengono mosse piuttosto che ripetere sempre gli stessi contenuti in maniera goebbelsiana.
E' inutile che tu mi continui a postare il fatto che mao, lenin e compagnia cantante sostengano che l'economia sta al centro di tutto quando io è proprio questo a non convincermi (con valide motivazioni già portate tra l'altro).
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MessaggioInviato: Dom Lug 11, 2010 6:21 pm    Oggetto:  
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Citazione:
Sei pregato di rispondere alle domande che ti vengono poste.



Quando non rispondo, caro mio, non è per mia volontà, ma per la mancanza di tempo a disposizione per farlo.



Citazione:
Il fatto che la rivoluzione francese sia una "rivoluzione borghese" non è pertinente con l'obiezione che ho mosso.



Invece è pertinente perché, come saprai bene, non si passa dall'autocrazia, dalla dittatura o dalla monarchia, con ''uno schiocco di dita''.
La borghesia vuole essere libera nella democrazia dove nell'autocrazia non lo è. Lenin si esprimeva così:
L'odierna "libertà di riunione e di stampa" nella repubblica "democratica" (democratica borghese) tedesca è una menzogna e un'ipocrisia, perché è di fatto la libertà per i ricchi di comprare e corrompere la stampa, la libertà per i ricchi di intossicare il popolo con le menzogne dei giornali borghesi, la libertà per i ricchi di avere in "proprietà" particolari dimore, i migliori edifici, ecc.
(Vladimir Lenin)
Nell'autocrazia tante libertà alla borghesia vengono negate perché una classe di aristocratici è al potere. La rivoluzione democratico borghese diventa essenziale per rendere più netto il conflitto tra le grande classi della storia post-rivoluzione industriale: La Borghesia e il Proletariato.
La rivoluzione francese ha concesso, di naturale conseguenza, vantaggi infiniti alla borghesia di sfruttare i proletari, ma quest'ultimo hanno acquistato la libertà di riunione e di organizzazione che sotto una dittatura era completamente negata.
Alla rivoluzione francese, ovviamente, hanno partecipato anche i proletari, anche se i borghesi ne sono stati i protagonisti.


Citazione:
Lenin proveniva da una famiglia di aristocratici russi. Stalin non era un operaio ma apparteneva proprio alla classe borghese. Fidel Castro era un avvocato così come Palmiro Togliatti apparteneva alla classe borghese. Marx stesso era originario di una famiglia borghese. Insomma ben pochi dei leader del comunismo furono degli operai.



Parliamo di grande maestri comunisti! Togliatti era un revisionista moderno, la ''via italiana al socialismo'' era una travisamento del marxismo-leninismo.
Ognuno non appartiene sistematicamente ad una classe sociale per tutta la vita. Marx ed Engels (Quest'ultimo ricchissimo), i grandi fondatori del socialismo scientifico, criticarono, analizzarono il capitalismo e si schierarono dalla parte del proletariato. Non esiste una legge universale che non permette di farlo! Idem per il grande maestro del proletariato Lenin! Stalin, invece, per quanto mi concerne, aveva umili origini e non era un ''sangue blu''. Come ci si schiera dalla parte del proletariato? Ovviamente lottando contro la borghesia e alimentando la lotta di classe. Questo ovviamente unito allo studio e alla comprensione dei testi dei Grandi Comunisti.


Citazione:
Ciò sopra scritto dimostra come le rivoluzioni comuniste siano, spesso, state portate avanti non da operai ma da membri della classe borghese o aristocratica.



Il dirigente del partito proviene dall'avanguardia del proletariato, è stato utile anche sfruttare l'intelletto dei Grandi Comunisti che, come per esempio Lenin, avevano frequentato e superato gli studi con il massimo dei voti, per servire la causa del proletariato. Chiunque, e ripeto, chiunque, può abbracciare la causa del proletariato per la rivoluzione socialista.
La storia ha, infine, dimostrato che la classe operaia (Vedere: rivoluzione d'ottobre) può conquistare tutto solo e soltanto sotto la guida di un partito organizzato e idealmente puro. (Come in Russia ha dimostrato essere il POSDR)


Citazione:
Questo perchè il concetto di "classe operaia" non esiste ma è solo una astrazione frutto di una filosofia (quella di marx).



L'hai sentita da Berlusconi questa frase? Laughing


Citazione:
Interessante notare che, a dispetto delle previsioni di marx, i regimi comunisti si sono presentati soltanto nei paesi arretrati e non nei paesi giunti al culmine della propria industrializzazione. Infatti non mi pare che la cina e la russia fossero paesi industrializzati. Al contrario erano paesi semi-feudali popolati da aristocratici e masse enormi di contadini.



Marx, negli ultimi anni della sua vita, si accorse di ciò e si corresse. Lenin teorizzò e amplio la correzione di Carlo.


Citazione:
Scusami ma come facciamo a risponderti quando tu ci imponi il materialismo storico e dialettico come unico metodo di indagine della realtà.



Il Materialismo storico e dialettico è la concezione del mondo da parte del proletariato! Io, seguendo gli insegnamenti dei Maestri riguardo alla filosofia marxista, applico come metodo d'analisi e concezione il Materialismo Dialettico. Stalin è più preciso e vi chiarirà ogni dubbio:



Il materialismo dialettico è la concezione del mondo del partito marxista-leninista. Si chiama materialismo dialettico perché il suo modo di conside rare i fenomeni della natura, il suo metodo per investigare e per conoscere i fenomeni della natura è dialettico, mentre la sua interpretazione, la sua con cezione di questi fenomeni, la sua teoria, è materialistica. Il materialismo storico estende i princìpi del materialismo dialettico allo studio della vita sociale, li applica ai fenomeni della vita sociale, allo studio della società, allo studio della storia della società.
Definendo il loro metodo dialettico Marx ed Engels si riferiscono di soli to a Hegel, come al filosofo che ha fissato i tratti fondamentali della dia lettica. Questo però non vuol dire che la dialettica di Marx e di Engels sia identica a quella di Hegel. In realtà Marx ed Engels hanno preso dalla dialettica di Hegel solo il suo "nucleo razionale", gettando via la cortec cia idealistica hegeliana e sviluppando la dialettica, per imprimerle un carattere scientifico moderno.

"Il mio metodo dialettico — dice Marx — non solo differisce dal metodo hegeliano nella base, ma ne è diametralmente l'opposto. Per Hegel il processo del pensiero, che egli trasforma perfino, sotto il nome di Idea, in un soggetto indipendente, è il demiurgo (il creatore) della realtà, la quale è solo la manifestazione estrinseca dell'Idea. Per me, al contrario, l'elemento ideale non è che l'elemento materiale, trasportato e trasposto nel cervello dell'uomo".

Definendo il loro materialismo Marx ed Engels si riferiscono di solito a Feuerbach, come al filosofo che ha ristabilito nei suoi diritti il materiali smo. Questo però non vuol dire che il materialismo di Marx e di Engels sia identico a quello di Feuerbach. Marx ed Engels, in realtà, hanno preso dal materialismo di Feuerbach solo il "nucleo essenziale", sviluppandolo in una teoria filosofica scientifica del materialismo e respingendone le sovrapposizioni idealistiche ed etico-religiose. È noto che Feuerbach, pur essendo fon­damentalmente materialista, insorgeva contro il termine materialismo. Engels ha dichiarato più di una volta che Feuerbach "malgrado la 'base' [materialistica], non si è ancora liberato dai vecchi impacci idealistici", che "il vero idealismo di Feuerbach salta agli occhi non appena si arriva alla sua filosofia della religione e alla sua etica".

Dialettica deriva dalla parola greca dialego, che significa conversare, pole mizzare. Per dialettica si intendeva, nell'antichità, l'arte di raggiungere la verità, scoprendo le contraddizioni racchiuse nel ragionamento dell'avversario e superandole. Alcuni filosofi dell'antichità ritenevano che la scoperta delle contraddizioni nel pensiero e il cozzo delle opposte opinioni fossero il mezzo migliore per scoprire la verità.
Questo modo dialettico di pensare, esteso in seguito ai fenomeni della natura, è diventato il metodo dialettico di conoscenza della natura, metodo secondo il quale i fenomeni della natura sono perpetuamente in moto e in trasformazione e lo sviluppo della natura è il risultato dello sviluppo delle contraddizioni nella natura, il risultato dell'azione reciproca delle forze opposte nella natura. Nella sua essenza, la dialettica è diametralmente l'opposto della metafisica.

*


Citazione:
E' inutile che tu mi continui a postare il fatto che mao, lenin e compagnia cantante sostengano che l'economia sta al centro di tutto quando io è proprio questo a non convincermi (con valide motivazioni già portate tra l'altro).



D'altro canto, Marx scriveva:


“Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cossiché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. le idee dominanti non sono altro che l'espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l'espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio...
Se ora nel considerare il corso della storia si svincolano le idee della classe dominante dalla classe dominante e si rendono autonome, se ci si limita a dire che in un'epoca hanno dominato queste o quelle idee, senza preoccuparsi delle condizioni della produzione e dei produttori di queste idee, e se quindi s'ignorano gli individui e le situazioni del mondo che stanno alla base di queste idee, allora si potrà dire per esempio che al tempo in cui dominava l'aristocrazia dominavano i concetti di onore, di fedeltà, ecc., e che durante il dominio della borghesia dominavano i concetti di libertà, di uguaglianza, ecc. Queste sono, in complesso, le immaginazioni della stessa classe dominante. Questa concezione della storia che è comune a tutti gli storici, particolarmente a partire dal diciottesimo secolo, deve urtare necessariamente contro il fenomeno che dominano idee sempre più astratte, cioè idee che assumono sempre più la forma dell'universalità. Infatti ogni classe che prenda il posto di un'altra che ha dominato prima è costretta, non fosse che per raggiungere il suo scopo, a rappresentare il suo interesso come interesse comune di tutti i membri della società, ossia, per esprimerci in forma idealistica, a dare alle proprie idee la forma dell'universalità, a rappresentarle come le sole razionali e universalmente valide.
La classe rivoluzionaria si presenta senz'altro, per il solo fatto che si contrappone ad una classe, non come classe ma come rappresentante dell'intera società, appare come l'intera massa della società di contro all'unica classe dominante.”

(L'Ideologia tedesca)



Citazione:
Anche perchè la cina dopo la morte di Mao era un paese disastrato dove i contadini morivano di fame e l'economia era in stati pietosi.
Paradossalmente la Cina se la stava passando meglio prima del "grande balzo" che alla fine non ha portato a nulla se non a portare via la terra ai contadini.
Altra assurdità Marxista, tra l'altro, è quella di applicare le stesse leggi dell'industria alla agricoltura senza capire che si tratta di due universi completamente diversi ed in nessun modo accomunabili. Ed i disastri di Stalin in Ucraina e quelli di MAo in cina dimostrano proprio questo!



Cerchiamo di non andare off-topic, quest'interessantissimo argomento meriterebbe di essere trattato in un topic a parte. Wink


Comunque, consiglio la lettura di quest'articolo intitolato ''Sul culto della personalità'' di Stalin:


La Strong, la giornalista americana che ha vissuto molti anni nell'URSS diretta da Stalin racconta:
...Durante i molti anni trascorsi nell'URSS, mai ho sentito parlare di "decisioni di Stalin", di suoi "ordini", ma sempre e soltanto di "ordinanze del Governo", di "linea del Partito", cioè di elaborazioni collettive. Parlando di Stalin, se ne elogiava semmai la "chiarezza", la "capacità di analisi"; si diceva: "Stalin non ha una visione individualistica delle cose".....non si salutò mai in lui "il sommo duce", bensì il "maestro", colui che additava la via da seguire. Ciò lo distingue dai despoti di cui pullula la storia....
Inoltre si sa bene che la classe operaia, alleata ai contadini deteneva le leve del potere: i sindaci di tutte le più grandi città erano operai, nelle varie assemblee statali, da quella costituente a quelle parlamentari, gli operai ed i contadini erano la quasi totalità dei membri eletti.
Ti porto l'esempio della Baghirova, operaia cotoniera che è ammirata in tutta la sua terra nativa, l’Azerbaigian.
La sua vita sotto la dominazione zarista non differiva affatto da quella di migliaia di alre donne dell’Azerbaigian: segregazione, velo, obbedienza cieca ed implicita al marito, analfabetismo ed ignoranza abbrutente. Ma venne il giorno in cui la sua vita come quella delle altre donne, fu rivoluzionata dall’avvento al potere della classe operaia. Nel 1931 Baghirova, che si era aggregata ad una delle prime aziende collettive organizzate nel suo distretto, aveva già raggiunto non solo un livello straordinariamente alto di produzione, ma una notevole conoscenza specifica di tutti i processi dei sistemi moderni di coltura del cotone. Applicando con sistematicità e persistenza le sue capacità alla coltivazione del pezzo di terra assegnatole, essa riportò il record mondiale di produzione con 142,9 quintali di cotone per ettaro. La sua fama si diffuse rapidamente attraverso l’Unione Sovietica. Nel 1937 il suo popolo la scelse come uno dei propri deputati al Soviet Supremo dell’URSS.
Oppure quello di Nedezda Grek, presidente del Soviet Supremo della Repubblica Socialista Sovietica della Bielorussia: Nedezda Grigorevna Grek raccontava com’essa incominciò a lavorare all’età di dieci anni come guardiana di porci per un ricco fattore e come una volta, perché mancava un maiale, il padrone, infuriato, la batté fino a ridurla in fin di vita.
Per non parlare di esempi di entusiasmo popolare come quello descritto sempre dalla Strong:
…Le officine di Kharkov presentavano un problema speciale. Esse venivano costruite “fuori dal piano”. I contadini entravano nelle fattorie collettive più rapidamente del previsto, e bisognava trovare il modo di far fronte alle impetuose richieste di trattori: così Kharkov, orgogliosa cittadella dell’Ucraina, aveva deciso di costruire la sua fabbrica, “al di fuori del piano quinquennale”. E’ difficile immaginare, da noi in America, cosa significasse: tutte le assegnazioni di acciaio, mattoni, cemento, mano d’opra, erano già state fissate per cinque anni. Kharkov poteva ottenere il suo acciaio, per esempio, solo inducendo qualche acciaieria a lavorare “oltre il piano”. Per sopperire alla scarsezza di mano d’opera comune, decine di migliaia di persone – impiegati, studenti, professori – si offersero di lavorare volontariamente nei giorni di riposo. Poiché la settimana moscovita a quell’epoca era di cinque giorni, con turni di riposo alternati, un quinto della popolazione aveva giornata libera ogni giorno.
“Ogni mattina alle sei e mezzo – mi diceva Mr Raskin – arriva il treno speciale, che porta, musiche e bandiere in testa, volontari tutti giorni diversi, ma sempre ugualmente allegri”…..
Gli stessi capitalisti di allora dovevano con preoccupazione ammettere l'entusiasmo del popolo sovietico nell'edificazione del socialismo. Gibson Jarvice, presidente della banca United Dominion, nell'ottobre 1932 dichiarò:

"Tengo a dichiarare che non sono né comunista, né bolscevico, sono capitalista e individualista convinto... La Russia progredisce, mentre troppe nostre fabbriche sono chiuse e circa 3 milioni di persone del nostro popolo cercano disperatamente lavoro. Il piano quinquennale è stato deriso e si è predetto il suo fallimento. Ma siate certi che in regime di piano quinquennale hanno fatto di più di quanto si ripromettevano... In tutte le città industriali che ho visitato sorgono nuovi quartieri, costruiti secondo un piano determinato, con vie larghe, adorne di alberi e di giardini, con case del tipo più moderno, scuole, ospedali, circoli operai e con gli immancabili nidi e giardini d'infanzia, dove si ha cura dei bambini delle madri che lavorano... Non cercate di sottovalutare i russi e i loro piani, e non fate l'errore di sperare che il potere dei Soviet possa crollare... La Russia d'oggi è un paese che ha un'anima e un ideale. La Russia è un paese di un'attività sorprendente. Credo che le aspirazioni della Russia siano sane. La cosa più importante, forse, è che tutta la gioventù e gli operai in Russia posseggono una cosa che purtroppo oggi manca nei paesi capitalistici: la speranza".
E il dott. E. J. Dillon, che aveva vissuto in Russia dal 1877 insegnando in molte università, alla sua partenza, nel 1918, scrisse:” Nel movimento bolscevico non c’è l’ombra di un’idea costruttiva o sociale. Il bolscevismo è lo zarismo a rovescio. Impone ai capitalisti un trattamento altrettanto iniquo di quello riservato dallo zar ai suoi servi”. Ma quando Dillon ritornò in Russia dieci anni dopo scrisse:”Dappertutto il popolo, pensa, lavora, si organizza. Mai si è stati testimoni di una cosa simile o che le assomigli, nella varietà, intensità, tenacia nel perseguimento degli ideali. L’ardore rivoluzionario dissolve ostacoli colossali e fonde insieme elementi eterogenei in un solo grande popolo….I bolscevichi hanno realizzato molto di quello che avevano proclamato e più di quello che sembrava realizzabile da qualsiasi organizzazione umana nelle condizioni difficili nelle quali hanno dovuto operare”
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Stalin fu sempre contrario al culto della personalità, ed eccone alcune testimonianze:

Devo dirvi con tutta sincerità, compagni, di non meritare neppure la metà degli elogi che qui mi avete tributato. Sembrerebbe che io sia l’eroe dell’Ottobre ed il capo del partito comunista sovietico, un colosso e chi sa che cosa ancora. Ma è una sciocchezza, compagni, una esagerazione assolutamente superflua.
Werke, vol.8, 154

Sono contrario al fatto che ti definisci allievo di Lenin e di Stalin. Non ho allievi; definisciti allievo di Lenin…Non hai motivo di dire che sei allievo dell’allievo di Lenin. E’ sbagliato, è inutile.
Werke, vol.9, 133

Tu parli della tua devozione verso di me. Può darsi che queste parole ti siano sfuggite cos’, per caso. Può darsi…Ma se non ti sono sfuggite per caso, ti consiglierei di buttare a mare il principio della devozione per le persone. Non rientra nello stile bolscevico. Sii piuttosto devoto alla classe lavoratrice, al tuo partito, al tuo Stato. Questo è necessario ed è bene. Ma non confondere questa devozione con la devozione per persone con un simile vuoto ed inutile fraseggiare intellettualistico.
Werke, vol.13, 17

Gli inni di lode a Stalin fanno male alle orecchie…E’ semplicemente penoso leggerli
Weg und Ziel, Vienna 1947, 266

« Mi oppongo energicamente alla pubblicazione del "Racconto sull'infanzia di Stalin". Questo libro contiene innumerevoli affermazioni che non corrispondono ai fatti, deformazioni, esagerazioni e lodi immeritate. Gli autori finiscono per confondere i lettori, sono bugiardi (seppur, forse, in buona fede) e adulatori. So che queste considerazioni risulteranno dolorose per loro, ma un fatto resta un fatto. E non è questo il punto il più importante. Il punto il più importante è che il libro tende ad instillare nella coscienza dei bambini sovietici (e degli uomini in generale) il culto della personalità, il culto del dirigente, il culto degli eroi che non sbagliano mai. Ciò è pericoloso e nocivo. La teoria degli "eroi" e della "massa" non è una teoria bolscevica, ma una teoria dei socialdemocratici. Gli eroi danno risalto al popolo, lo trasformano da una massa in un popolo - affermano i socialdemocratici. È il popolo a dare risalto agli eroi – rispondono i bolscevichi ai socialdemocratici. Ogni libro di questo tipo aiuterà il lavoro dei socialdemocratici, e danneggerà l'insieme del nostro lavoro bolscevico. » (La lettera di Stalin, pubblicata nel 1953 nel "Voprosy istorij" (Domande della storia) N°11, è citata e tradotta da noi sulla base di J.W.Stalin, Werke, Erganzungsband 1929-1952, Berlino)

" ... Ecco, ho qui davanti a me il programma sul leninismo per i gruppi di studio del partito. Ci sono undici temi; forse ne siete a conoscenza anche voi. Primo tema: lezioni su Marx, Engels, Lenin e Stalin. Perché c'è qui Stalin? Non riesco ancora a capirlo ... "
dal discorso di Stalin a una riunione di propagandisti il 1° ottobre 1938

Su Kruscev possono soltanto parlare i fatti. Ha promesso il comunismo in una decina d'anni ed invece abbiamo riavuto il capitalismo in Russia e la scomparasa dell'Unione Sovietica. Ha contraddetto tutti i consigli di Stalin espressi nella geniale opera "Problemi economici del socialismo in URSS", ha ripristinato il profitto d'impresa, ha trasformato il Partito da organizzazione della classe operaia a "Partito di tutto il popolo", ha permesso la restaurazione di rapporti di produzione borghese con l'arricchimento personale (in parte si trattava del vecchio programma buchariniano) e così via - il forum è pieno delle citazioni e delle stronzate di questo guitto ucraino anticomunista.

Krusciov si è circondato di revisionisti della sua fatta, eliminando i marxisti-leninisti dai posti di comando nel Partito e nello Stato. Ha messo revisionisti a capo della gran parte dei partiti socialisti "fratelli". Ha emarginato tutti i veri marxisti-leninisti ed ha cacciato di galera una marea di delinquenti che vi erano finiti per aver abusato dei loro posti di comando.
A tal proposito ti cito la testimonianza di un ingegnere americano che andò in URSS negli anni trenta: John Littlepage era un ingegnere minerario americano che fu chiamato nell'Urss del I piano quinquennale come specialista soprattutto nell'estrazione dell'oro. In questa veste fu testimone oculare di certi sabotaggi. Scrisse il libro: "Alla ricerca delle miniere d'oro della Siberia (1928-1937)". Da questo libro traggo un brano. La parte appena precedente al testo che io riporto, narra, con dovizia di particolari tecnici, di atti deliberati di sabotaggio. Ed ora arriviamo ai responsabili....

"... il primo segretario del Partito Comunista della regione degli Urali, Kobakov,ricopriva quella carica dal 1922 (Littlepage sta narrando un episodio accaduto dieci anni dopo, nel 1932. n.d.carre). Era considerato talmente potente che lo chiamavano "il vicerè bolscevico degli Urali". Niente giustificava la sua reputazione. Sotto il suo lungo governo, l'area deli Urali, una delle regioni minerarie più ricche della Russia e che aveva ricevuto fondi illimitati per lo sfruttamento dei giacimenti, non aveva mai prodotto ciò che avrebbe dovuto.
La commissione di Kalata, i cui membri più tardi ammisero il loro intento di sabotaggio, era stata inviata direttamente dai quartieri generali di quest'uomo. Feci notare allora, a certi amici russi, che negli Urali ci dovevano essere molti più intrighi che non erano stati rivelati e che dovevano venire dall'alto.
Tutti questi incidenti divennero più chiari, per quel che mi riguarda, dopo il processo per cospirazione che si svolse nel gennaio del 1937, quando Pjatakov e parecchi suoi soci confessarono, di fronte al tribunale, che avevano ordito un sabotaggio organizzato delle miniere, delle ferrovie e di altre imprese industriali fin dall'inizio del 1931. Qualche settimana più tardi, il primo segretario del Partito per gli Urali, Kabakov, che aveva lavorato in stretta alleanza con Pjatakov, fu arrestato per reato di complicità nel medesimo complotto".

Kabakov è stato citato da Kruscev, nel suo famigerato Rapporto Segreto (spedito a tutti i capitalisti, ancor prima di essere letto al congresso), come esempio di dirigente meritevole, "iscritto al Partito dal 1914" e vittima "di repressioni che non si basavano su niente di tangibile".



*: Se avete buona volontà vi leggete l'intero scritto Materialismo storico e materialismo dialettico di Giuseppe.
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MessaggioInviato: Dom Lug 11, 2010 6:26 pm    Oggetto:  
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P.s. Dato che la discussione ''La questione ebraica'' è stato chiusa, posto quì di seguito questa citazione presa dalla scritto di Carlo:


[...] il giudaismo si è mantenuto a lato del cristianesimo non soltanto come critica religiosa del cristianesimo, non soltanto come dubbio vivente sulla nascita religiosa del cristianesimo, ma parimenti perché lo spirito pratico-giudaico, perché il giudaismo si è mantenuto nella società cristiana, anzi vi ha ottenuto la sua massima perfezione. L'ebreo, che sta nella società civile come membro particolare, è solo la manifestazione particolare dei giudaismo della società civile. Il giudaismo si è conservato non già malgrado la storia, bensì per la storia. Dalle sue proprie viscere la società civile genera continuamente l'ebreo. Qual era in sé e per sé il fondamento della religione ebraica? Il bisogno pratico, l'egoismo. Il monoteismo dell'ebreo è perciò, nella realtà, il politeismo dei molti bisogni, un politeismo che persino della latrina fa un oggetto della legge divina. Il bisogno pratico, l'egoismo, è il principio della società civile, ed emerge come tale puramente, non appena la società civile abbia completamente partorito lo Stato politico. Il Dio del bisogno pratico e dell'egoismo è il denaro. Il denaro è il geloso Dio d'Israele, di fronte al quale nessun altro Dio può esistere. Il denaro avvilisce tutti gli Dei dell'uomo e li trasforma in una merce. Il denaro é il valore universale: per sé costituito, di tutte le cose. Esso ha perciò spogliato il mondo intero, il mondo dell'uomo come la natura, del valore loro proprio. Il denaro è l'essenza, fatta estranea all'uomo, del suo lavoro e della sua esistenza, e questa essenza estranea lo domina, ed egli l'adora. Il Dio degli ebrei si è mondanizzato, è divenuto un Dio mondano. La cambiate è il Dio reale dell'ebreo. Il suo Dio è soltanto la cambiale illusoria. La concezione che si acquista della natura sotto la signoria della proprietà privata e del denaro, è il reale disprezzo, la pratica degradazione della natura, che esiste bensì nella religione ebraica, ma esiste soltanto nell'immaginazione. In questo senso Tommaso Münzer dichiara insopportabile "che tutte le creature siano diventate proprietà, i pesci nell'acqua gli uccelli nell'aria, le piante sulla terra: anche la creatura dovrebbe diventar libera". Ciò che si trova astrattamente nella religione ebraica, il disprezzo della teoria, dell'arte, della storia, dell'uomo come fine a se stesso, è il reale, consapevole punto di partenza, la virtù dell'uomo del denaro. Lo stesso rapporto sessuale, il rapporto tra uomo e donna ecc., diviene un oggetto di commercio! La donna è oggetto di traffico. La chimerica nazionalità dell'ebreo è la nazionalità del commerciante, in generale dell'uomo del denaro. la legge, campata in aria, dell'ebreo è soltanto la caricatura religiosa della moralità campata in aria e del diritto in generale, dei riti soltanto formali, dei quali si circonda il mondo dell'egoismo. Anche qui il rapporto più alto dell'uomo è il rapporto legale, il rapporto verso le leggi, che per lui valgono non perché siano le leggi della sua propria volontà ed essenza, ma perché esse dominano e perché la loro trasgressione viene punita. Il gesuitismo giudaico, il medesimo gesuitismo pratico che Bauer indica nel Talmud, è il rapporto del mondo dell'interesse individuale con le leggi che lo dominano, la cui astuta elusione è l'arte suprema di questo mondo. Invero, il movimento di questo mondo entro le sue leggi è necessariamente una costante soppressione della legge. Il giudaismo, come religione, non ha potuto, da un punto di vista teorico svilupparsi ulteriormente, poiché la concezione del bisogno pratico è per sua natura limitata e si esaurisce in pochi tratti. La religione del bisogno pratico, per la sua essenza, poteva trovare il compimento non nella teoria ma soltanto nella prassi, appunto perché la sua verità è la prassi. Il giudaismo non poteva creare un nuovo mondo; esso poteva solo attirare nell'ambito della propria attività le nuove creazioni ed i nuovi rapporti del mondo, perché il bisogno pratico, il cui intelletto è l'egoismo, si comporta passivamente e non si amplia a piacere, ma si trova ampliato con il progressivo sviluppo delle condizioni sociali. Il giudaismo raggiunge il suo vertice col perfezionamento della società civile; ma la società civile si compie soltanto nel mondo cristiano. Soltanto sotto la signoria del cristianesimo, che rende esteriori all'uomo tutti i rapporti nazionali, naturali, etici, teoretici, la società civile poteva separarsi completamente dalla vita dello Stato, lacerare tutti i nostri legami dell'uomo con la specie, porre l'egoismo, il bisogno particolaristico, al posto di questi legami con la specie, dissolvere il mondo degli uomini in un mondo di individui atomistici, ostilmente contrapposti gli uni agli altri. Il cristianesimo è scaturito dal giudaismo. Nel giudaismo esso si è nuovamente dissolto. Il cristiano era fin da principio l'ebreo teorizzante, l'ebreo è perciò il cristiano pratico, ed il cristiano pratico è diventato nuovamente ebreo. Solo in apparenza il cristianesimo aveva superato il giudaismo. Esso era troppo nobile, troppo spiritualistico per rimuovere la grossolanità del bisogno pratico in altro modo che mediante l'elevazione nel puro aere. Il cristianesimo è il pensiero sublime del giudaismo, il giudaismo è la piatta applicazione del cristianesimo, ma questa applicazione poteva diventare universale soltanto dopo che il cristianesimo in quanto religione perfetta avesse compiuto teoricamente l'autoestraneazione dell'uomo da sé e dalla natura. Appena allora il giudaismo poteva pervenire alla signoria universale e fare dell'uomo espropriato, della natura espropriata oggetti alienabili, vendibili, caduti sotto la schiavitù del bisogno egoistico, del traffico. L'alienazione è la pratica dell'espropriazione. Come l'uomo, fino a che è impigliato nella religione, sa oggettivare il proprio essere soltanto facendone un estraneo essere fantastico, così sotto il dominio del bisogno egoistico egli può operare praticamente, praticamente produrre oggetti, soltanto ponendo i propri prodotti, come la propria attività, sotto il dominio di un essere estraneo, e conferendo ad essi il significato di un essere estraneo: il denaro. Il cristiano egoismo della beatitudine nella sua pratica compiuta si capovolge necessariamente nell'egoismo fisico dell'ebreo, il bisogno celeste in quello terreno, il soggettivismo nell'egoismo. Noi spieghiamo la tenacia dell'ebreo non con la sua religione, ma piuttosto col fondamento umano della sua religione, il bisogno pratico, l'egoismo. Poiché l'essenza reale dell'ebreo nella società civile si è universalmente realizzata, mondanizzata, la società civile non poteva convincere l'ebreo della irrealtà della sua essenza religiosa, che è appunto soltanto la concezione ideale del bisogno pratico. Non quindi nel Pentateuco o nel Talmud, ma nella società odierna noi troviamo l'essenza dell'ebreo odierno, non come essere astratto ma come essere supremamente empirico, non soltanto come limitatezza dell'ebreo, ma come limitatezza giudaica della società. Non appena la società perverrà a sopprimere l'essenza empirica del giudaismo, il traffico e i suoi presupposti, l'ebreo diventerà impossibile, perché la sua coscienza non avrà più alcun oggetto, perché la base soggettiva dei giudaismo, il bisogno pratico si umanizzerà, perché sarà abolito il conflitto dell'esistenza individuale sensibile con l'esistenza dell'uomo come specie. L'emancipazione sociale dell'ebreo è l'emancipazione della società dal giudaismo.


tratto da Sulla Questione Ebraica - Karl Marx 1844



E per dimostrare il rispetto dell'ebraismo dimostrato da Stalin:


Ecco Birobidjan, città di 77.000 abitanti, capitale dell'Oblast ebraico russo creato da Stalin nel 1934 per permettere agli ebrei sovietici che avessero voluto risiedervi di vivere in pace e nel rispetto della loro lingua, cultura e tradizione, un esempio valido ancora oggi di rispetto di una minoranza culturale e linguistica all'interno di uno stato multietnico. Basta visitare il sito ufficiale dell'Oblast' (http://eao.ru/eng/?p=sitemap_eng) per comprendere che si tratta di una realtà tranquilla che vive in pace, ed il contrasto con lo Stato di Israele, che ha reso la Palestina un inferno di terrore sia per gli arabi sia anche per gli ebrei, non potrebbe essere più stridente. Nella foto si vede la fontana nella piazza principale di Birobidjan, città che ha come stemma una Menorah (Candelabro a sette bracci) stilizzato. Quì i simboli dell'ebraismo convivono in pace con i simboli di qualsiasi altra cultura, lingua e nazionalità, e convissero per tanti anni insieme con i simboli del socialismo, e tante decine di migliaia di ebrei sovietici ringraziarono Stalin! Anche in questo è la superiorità etica del sistema socialista su quello capitalista.
DI CESIDIO MONTATORE.
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MessaggioInviato: Mar Lug 13, 2010 9:55 am    Oggetto:  
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Citazione:
Invece è pertinente perché, come saprai bene, non si passa dall'autocrazia, dalla dittatura o dalla monarchia, con ''uno schiocco di dita''.
La borghesia vuole essere libera nella democrazia dove nell'autocrazia non lo è. Lenin si esprimeva così:
L'odierna "libertà di riunione e di stampa" nella repubblica "democratica" (democratica borghese) tedesca è una menzogna e un'ipocrisia, perché è di fatto la libertà per i ricchi di comprare e corrompere la stampa, la libertà per i ricchi di intossicare il popolo con le menzogne dei giornali borghesi, la libertà per i ricchi di avere in "proprietà" particolari dimore, i migliori edifici, ecc.
(Vladimir Lenin)
Nell'autocrazia tante libertà alla borghesia vengono negate perché una classe di aristocratici è al potere. La rivoluzione democratico borghese diventa essenziale per rendere più netto il conflitto tra le grande classi della storia post-rivoluzione industriale: La Borghesia e il Proletariato.
La rivoluzione francese ha concesso, di naturale conseguenza, vantaggi infiniti alla borghesia di sfruttare i proletari, ma quest'ultimo hanno acquistato la libertà di riunione e di organizzazione che sotto una dittatura era completamente negata.
Alla rivoluzione francese, ovviamente, hanno partecipato anche i proletari, anche se i borghesi ne sono stati i protagonisti.

Qui non stiamo discutendo se la rivoluzione francese abbia visto o meno la partecipazione della borghesia ma se il materialismo storico riesce a spiegare questo evento storico. E per i motivi già citati la risposta è no. Il resto è un'altro discorso. Wink

Citazione:
Parliamo di grande maestri comunisti! Togliatti era un revisionista moderno, la ''via italiana al socialismo'' era una travisamento del marxismo-leninismo.
Ognuno non appartiene sistematicamente ad una classe sociale per tutta la vita. Marx ed Engels (Quest'ultimo ricchissimo), i grandi fondatori del socialismo scientifico, criticarono, analizzarono il capitalismo e si schierarono dalla parte del proletariato. Non esiste una legge universale che non permette di farlo! Idem per il grande maestro del proletariato Lenin! Stalin, invece, per quanto mi concerne, aveva umili origini e non era un ''sangue blu''. Come ci si schiera dalla parte del proletariato? Ovviamente lottando contro la borghesia e alimentando la lotta di classe. Questo ovviamente unito allo studio e alla comprensione dei testi dei Grandi Comunisti.

Nel momento in cui dici che una persona non appartiene ad una classe sociale per tutta la vita distruggi il rapporto deterministico che dovrebbe reggere tutto ciò. Dicendo che "ci si può schierare dalla parte del proletariato senza essere proletari" confermi ancora una volta che non esiste un rapporto deterministico tra individuo, classe sociale di appartenenza e condizione economica. Anzi, dal tuo ragionamento si deduce chiaramente che esiste qualcos'altro oltre a tutto ciò che può cambiare completamente le carte in tavola e che non è conseguenza della condizione sociale ed economica.
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MessaggioInviato: Mar Lug 13, 2010 10:10 am    Oggetto:  
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Io ancora non riesco a capire come sia possibile definire "risposta", caro il mio Marxista, la tua riproposizione PERPETUA dei dogmi della TUA FILOSOFIA, che non è affatto una scienza come pretendi (lo stesso Dvx87 ha sottolineato alcuni fattori che lo dimostrano dalle tue stesse affermazioni)! Riproposizione assurda in quanto se uno la critica fondatamente, come prova della sua presunta validità tu NON PUOI RIPROPORLA sic et simpliciter! Questo "metodo" rasenta la psicopatia, lo capisci? Se io critico una tua risposta, e chiedo spiegazioni sulla sua presunta validità usando determinati argomenti, come quelli presenti in questa discussione messi in campo da molti di noi, tu non puoi dire che mi sbaglio RIPROPONENDO CONTINUAMENTE LA TUA STESSA IDENTICA RISPOSTA! Così si rasenta la psicopatia e si inaugura un ciclio INFINITO in cui il problema non verrà mai preso in considerazione ma magari si arriverà allo SFINIMENTO!

L'approccio al discorso che fai è ILLOGICO. Lasciando da parte le nsotre idee, tu stai applicando il metodo della TORTURA CINESE (del tuo grande amico e "benefattore" Mao!)!

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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MessaggioInviato: Mar Lug 13, 2010 10:51 am    Oggetto:  
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...un'affermazione errata, rimane logicamente tale anche se ripetuta infinite volte e le affermazioni inerenti la presunta scientificità ed ineluttabilità della cosiddetta "lotta di classe" o del "materialismo storico" sono ampiamente smentite come ti abbiamo fatto notare dalla Storia, dove non é mai esistito il cosiddetto proletariato se non nelle elucubrazioni datate di Marx e dove gli unici personaggi che hanno voluto credere (un atto di pura fede) a tali idee, i cosiddetti maestri, erano tutti provenienti da classi antagoniste rispetto al cosiddetto proletariato stesso ed hanno fatto le loro rivoluzioni imponendo con la forza e la violenza le loro idee agli stessi operai che di fare rivoluzioni non hanno mai voluto saperne, in contesti economici che da soli smentivano le datate e fallaci previsioni del barbuto filosofo di Treviri. Ma tu insisti pure... la convinzione é peggio della malattia.
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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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MessaggioInviato: Mer Lug 28, 2010 9:51 pm    Oggetto:  
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Nel momento in cui dici che una persona non appartiene ad una classe sociale per tutta la vita distruggi il rapporto deterministico che dovrebbe reggere tutto ciò. Dicendo che "ci si può schierare dalla parte del proletariato senza essere proletari" confermi ancora una volta che non esiste un rapporto deterministico tra individuo, classe sociale di appartenenza e condizione economica. Anzi, dal tuo ragionamento si deduce chiaramente che esiste qualcos'altro oltre a tutto ciò che può cambiare completamente le carte in tavola e che non è conseguenza della condizione sociale ed economica.



Non solo il mio discorso non intralcia la teoria e la scienza marxista ma dimostra una razionalità eccelsa.
Il Materialismo Dialettico è per natura contro il dogmatismo. Chi sa cosa è capirà perfettamente.
Negli anni dell'autocrazia russa, della schiavitù, del feudalismo, della servitù della gleba, delle torture ecc... l'elemento avanzato intellettualmente non poteva che venire dalla classe dominante, cioè quella che disponeva dei fondi per permettere ai figli dei ricchi di frequentare istituti e di istruirsi. In Russia esisteva ed spopolava una cosa chiamata analfabetismo. Lenin, che proveniva per l'appunto dalla classe borghese, aveva le possibilità economiche per frequentare le scuole e l'università ed è uscito sempre con il massimo dei voti, un genio, insomma. Abbracciando la causa del proletariato ha cessato di essere con la borghesia. Guidando la grande rivoluzione d'ottobre e lavorando per l'edificazione del socialismo, con la teoria infallibile che ha dato vita al marxismo-leninismo.
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MessaggioInviato: Gio Lug 29, 2010 1:14 pm    Oggetto:  
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amen! Laughing
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Già, infatti, mi sta dando ragione. Lenin ha compiuto una scelta indipendente dal suo status economico!
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MessaggioInviato: Ven Lug 30, 2010 11:01 am    Oggetto:  
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...potremmo dire Michels docet, poi Lenin cercò addirittua la quadratura del cerchio , tanto é vero che lo stesso Gregor definì il comunismo sovietico e più in generale i socialismi panafricani o latino-americani come una imitazione contraddittoria e malriuscita del fascismo, ma questa é tutta un'altra storia che il nostro utente marxista-leninista non accetterà mai... Laughing
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MessaggioInviato: Mar Ago 03, 2010 12:25 am    Oggetto:  
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Già, infatti, mi sta dando ragione. Lenin ha compiuto una scelta indipendente dal suo status economico!



Sarebbe irrazionale, non scientifico, anti marxista dire il completo contrario.
Stalin definì così il marxismo:


Il marxismo è la scienza delle leggi di sviluppo della natura e della società, la scienza della rivoluzione delle masse oppresse e sfruttate, la scienza della vittoria del socialismo in tutti i Paesi, la scienza dell'edificazione della società comunista. Il marxismo, come scienza, non può restare immobile, ma si sviluppa e si perfeziona. Nel suo sviluppo il marxismo non può non arricchirsi di nuove esperienze, di nuove conoscenze, e pertanto le sue singole formule e conclusioni non possono no mutare nel corso del tempo, non possono non essere sostituite da nuove formule e conclusioni, corrispondenti ai nuovi compiti storici. Il marxismo non conosce conclusioni o formule immutabili obbligatorie per tutte le epoche e per tutti i periodi. Il marxismo è nemico di qualsiasi dogmatismo.
(Josif Stalin)


Insomma, il Padre dei Popoli dice che il marxismo non è statico, ma dinamico.
Il Marxismo è scienza e Lenin ha avuto la fortuna di comprenderla, purtroppo questo dono oggi spetta a pochi. Very Happy


Citazione:
...potremmo dire Michels docet, poi Lenin cercò addirittua la quadratura del cerchio , tanto é vero che lo stesso Gregor definì il comunismo sovietico e più in generale i socialismi panafricani o latino-americani come una imitazione contraddittoria e malriuscita del fascismo, ma questa é tutta un'altra storia che il nostro utente marxista-leninista non accetterà mai...


Imitare la dittatura del pelatone di predappio ahahah Laughing
Il Socialismo, dittatura del proletariato, è esistito nell'Unione Sovietica di Lenin e Stalin e nella Cina di Mao. Basta. Tutti gli altri ''socialismi'' sono semmai stati instaurati da fascisti, opportunisti, traditori del proletariato mascherati sotto il nome del marxismo-leninismo-pensiero di Mao. L'analisi marxista ha dimostrato ciò. Infatti Lenin, Stalin e Mao sono i nomi, insieme a Pol Pot, che più sono stati infangati dalla borghesia. Lenin lo prevedé: Le classi dominanti hanno sempre ricompensato i grandi rivoluzionari, durante la loro vita, con incessanti persecuzioni;la loro dottrina è stata sempre accolta con il più selvaggio furore, con l'odio più accanito e con le più impudenti campagne di menzogne e di diffamazioni. Ma, dopo morti, si cerca di trasformarli in icone inoffensive, di canonizzarli, per così dire, di cingere di una certa aureola di gloria il loro nome, a "consolazione" e mistificazione delle classi oppresse, mentre si svuota del contenuto la loro dottrina rivoluzionaria, se ne smussa la punta, la si avvilisce. La borghesia e gli opportunisti in seno al movimento operaio si accordano oggi per sottoporre il marxismo a un tale "trattamento". Si dimentica, si respinge, si snatura il lato rivoluzionario della dottrina, la sua anima rivoluzionaria. Si mette in primo piano e si esalta ciò che è o pare accettabile alla borghesia.
(Vladimir Lenin)
Ma, come dice Mao, la pratica ha dimostrato come il marxismo sia l'unica via di scampo dalla crisi e un processo di sviluppo naturale dell'umanità,oltre che una concezione del mondo e un metodo di analisi:
Ciò che noi chiamiamo esperienza, è il processo d'applicazione di una politica e la conclusione di questo processo.
Soltanto attraverso la pratica del popolo,cioè attraverso l'esperienza, noi possiamo verificare se una politica è giusta o errata, e stabilire in quale misura è giusta e in quale misura è errata!

(Mao Tse Tung)

L'opera di Lenin rimane immensa: Possono sbraitare quanto vogliono, ma con l'Ottobre il marxismo ha vinto!
A fare del marxismo-leninismo-pensiero di Mao la teoria dello sviluppo scientifico dell'umanità e il suo futuro, della lotta di classe, della concezione del mondo proletaria e del proletariato come classe sociale, della scienza marxista ecc... si uniscono i grandi contributi teorici e pratici di Marx ed Engels, il grande contributo nell'edificazione del primo stato socialista del mondo da parte di Stalin e la liberazione dal nazi-fascismo, oltre che il suo ruolo da scienziato marxista, da grande maestro del proletariato, da fedele discepolo di Lenin. I cinque Maestri del proletariato sono come cinque dita della stessa mano, uno legato all'altro, e la classe dei lavoratori, dei proletari, di chiunque sia un fautore del socialismo deve ringraziare il grande contributo all'umanità che essi hanno fornito. Insomma: "Ringraziamo Marx, Engels, Lenin e Stalin per averci fornito un'arma. Quest'arma non è una mitragliatrice, ma è il marxismo-leninismo". ☭ Mao Tse-Tung
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MessaggioInviato: Mar Ago 03, 2010 10:35 am    Oggetto:  
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No, no per carità! Manteniamo le distanze! Non confondiamo l'oro (il fascismo di Mussolini) con il catrame (il marxismo)
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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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