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FINALMENTE NELL'"AREA" RIFIUTANO IL FASCISMO!
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Autore Messaggio
Marcus
Cittadino Fascista-Gruppo ADMIN
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Età: 44
Registrato: 02/04/06 11:27
Messaggi: 2595
Località: Palermo

MessaggioInviato: Gio Set 05, 2013 6:03 pm    Oggetto:  
Descrizione:
Rispondi citando

...ho letto con piacere di recente questo articolo di Vinciguerra scritto a suo tempo riguardo le esternazioni del "capoccia" delle "teste d'uovo" ...
esternazioni in buona parte "anticipate" proprio in questa discussione.
I casi della vita!


LE IDEE NON MUOIONO

di Vincenzo Vinciguerra - carcere di Opera, 6 aprile 2009 -


Nel quotidiano diluvio di scempiaggini che politici e giornalisti fanno piovere sull’indifeso popolo italiano, spicca, ultima in ordine di tempo, quella affermata dall’europarlamentare Roberto Fiore, capo di ‘Forza Nuova’.
Costui, dianzi alle telecamere, ha dichiarato che “fascismo e antifascismo sono superati”, ponendo sullo stesso piano un’ideologia e un composto confuso e disordinato di ideologie diverse e contrapposte a quella fascista.
L’antifascismo non è mai esistito come idea, perché ha rappresentato la coalizione di persone che per essere liberali, comunisti, socialisti, democristiani, si sono sentite impegnate ad avversare il regime fascista salvo, poi, caduto questo per cause indipendenti dalla loro azione, scannarsi fra di loro per oltre quarant’anni, fino all’autunno del 1989.
La “guerra fredda” non ha visto che la contrapposizione fra il capitalismo privato, rappresentato dagli Stati uniti e dai suoi alleati, e il capitalismo di Stato di cui era, alfiere principale l’Unione sovietica.
Fra gli attori di uno scontro planetario non stato il fascismo, magari, qui, in Italia, ci sono stati pseudofascisti, come appunto il Fiore sul finire degli anni Settanta, che si sono prestati, in nome dell’anticomunismo, a fare le “guardie bianche” del regime democratico italiano.
Il fascismo è rimasto confinato nei libri e nei cimiteri.
Difatti, le dichiarazioni del Fiore sono quella di uno che il fascismo non sa nemmeno cosa sia. In caso contrario, avrebbe convenuto che non è proponibile oggi la riedizione di un regime fascista, così come si è configurato dal 22 ottobre 1922 al 25 luglio 1943, se non altro perché mancano i fascisti per tacere che da Benito Mussolini siamo caduti in fondo ad un baratro dove, appunto, troviamo un Fiore, ed altri suoi simili.
Non c’è alcun proposito, quindi, di ricostituire il regime fascista, e nemmeno quella di combattere contro un inesistente antifascismo che viene utilizzato solo perché le contingenze politiche inducono i falliti del comunismo a ritenere che la presenza al governo delle brutte copie di Lino Banfi (Silvio Berlusconi), Franco Franchi (Ignazio La Russa) e Ciccio Ingrassia (Gianfranco Fini) possano costituire il tentativo di ricreare un regime autoritario che si arrogano il diritto di definire, tout court, fascista quando, eventualmente, sul piano ideologico esso è il suo esatto contrario.
Con buona pace del papalino Fiore, è invece giunto il momento di ricordare agli italiani che se vivono in un Paese disastrato e preda di un capitalismo rapace e predatorio, il solo modo di uscirne e di ricostruirlo è attingere a quello che è il patrimonio ideologico del fascismo.
Riscoprire, cioè, che le crisi economiche sono inevitabili nel capitalismo che vive sfruttando i popoli, reclamando la libertà assoluta di farlo in nome dell’iniziativa privata che deve essere sottratta al controllo dello Stato.
No, come oggi gli Stati stanno sborsando migliaia di miliardi per venire in soccorso di banche ed industrie, vale a dire che i popoli stanno pagando e salvando coloro che li hanno sfruttati perché quei soldi sono soldi nostri e non dei capi di Stato e di governo che con tanta generosità li stanno elargendo ad amici ed amici degli amici, è riproponibile il controllo dello Stato sulle imprese di interesse collettivo, che abbiano un numero di dipendenti superiore a 100.
La socializzazione delle imprese è oggi più che mai necessaria se non si vuole che, superata questa crisi, fra dieci anni se ne presenti un’altra e poi un’altra ancora, all’infinito, a spese dei popoli.
La socializzazione delle imprese, per chi non la conosce, vuole semplicemente che lo Stato ha il diritto e il dovere di avere un proprio rappresentante nei consigli di amministrazione, che possa verificare i bilanci, le strategie aziendali, gli investimenti ecc.
Lo Stato è il popolo, non appartiene a chi è al governo o agli alti burocrati, quindi è il popolo che chiede di seguire e di sapere cosa fanno i capitalisti nostrani nelle loro banche e nelle loro industrie.
Non solo, il fascismo non ritiene che le maestranze debbano solo lavorare per quattro soldi e subire tutte le decisioni degli imprenditori prese a loro insaputa e a loro discapito.
Il fascismo esige che le maestranze delle imprese di interesse collettivo siano poste nella condizione di partecipare alle decisioni dei vertici delle aziende ed anche alla ripartizione degli utili che provengono dal loro lavoro e non solo dal denaro investito dai proprietari dell’azienda.
In una parola, il fascismo chiede che ci sia pari dignità fra capitale e lavoro e, di conseguenza, chi investe il denaro in un’impresa deve avere gli stessi diritti e gli stessi doveri di chi lavora perché questa diventi produttiva, senza arricchire il solo “padrone” ma distribuendo in maniera equa i profitti che da essa derivano.
Non ci deve essere la sorpresa per le maestranze di trovarsi sul lastrico, licenziati, perché il padrone di turno ha deciso di trasferire la sua impresa in un paese dove la manodopera costa di meno e dove, di conseguenza, lui potrà guadagnare di più.
No, questo disprezzo verso le esigenze vitali dei lavoratori, tipico del capitalismo, non è più tollerabile.
Il comunismo aveva ritenuto di risolvere il problema togliendo tutto a tutti e attribuendo allo Stato il compito di distribuire la ricchezza in maniera uniforme, con il risultato che tutti abbiamo visto.
II capitalismo ritiene che il tutto debba appartenere a pochi i quali, però, per diventare sempre più ricchi devono dare le briciole alle “plebi” perché possano acquistare e consumare, rendendoli sempre più ricchi.
Una logica perversa che sancisce una subalternità che rischia di divenire eterna.
Le misure che si stanno prendendo attualmente sono grottesche e demagogiche. Ridurre i bonus a chi già detiene capitali spropositati non risolve il problema. Togliere un milione di euro a chi ne ha cento o mille, non lo penalizza come togliere cento o duecento euro a chi ci deve campare con mille, poco più e spesso poco meno.
La giustizia sociale, quella vera, pretende ed esige che non ci siano super ricchi e super poveri, pochi i primi, milioni i secondi, condannati a restare tali perché esclusi dalla possibilità di controllare come i primi si arricchiscono.
Da qui la necessità di imporre ai “padroni” un controllo che sia dello Stato e delle maestranze chiamate ad intervenire anche sulle strategie delle aziende, a verificare anch’esse i conti, a percepire quei profitti che il loro lavoro produce.
Il fascismo è stato combattuto e militarmente schiacciato anche perché rappresentava una minaccia per il capitalismo che, dapprima, si è sbarazzato di essa e, poi, di quella comunista che, però, ben poco poteva, fare per affermare la ”dittatura del proletariato” che intendeva sostituire il potere dei pochi, dei detentori della ricchezze aziendali, con quello dei funzionari di partito ai quali ben poco interessavano i bisogni reali dei popoli.
Parlare di superamento del fascismo, inteso come proposta per affermare una giustizia sociale, è demenziale, tipica di personaggi che vedono nel fascismo la sua esteriorità, e, manco a dirlo, la lotta all’emigrazione.
Ma anche qui, con buona pace di questi pseudo fascisti, il suggerimento è quello di aiutare gli italiani a riscoprire la dignità del lavoro, di qualsiasi lavoro, senza selezionare quelli “buoni” da tenersi per sé lasciando quelli “cattivi” agli stranieri che finiscono per essere forza lavoro dal cui apporto non si può prescindere.
Restituire agli italiani il senso della dignità del lavoro è compito di chi pretende di fare politica seria, per il popolo e non sé stesso; salvo poi riunirsi con quattro gatti protetti da 1.500 poliziotti che fronteggiano altri quattro gatti.
Questa è la politica degli sprovveduti che ritengono “superato” ciò che è più vivo e attuale che mai, quel messaggio fascista che, durante il Ventennio non trovò spazio per essere concretamente sperimentato, ma che rimane il lascito della Repubblica che voleva essere sociale di nome e di fatto.
Un’equa distribuzione della ricchezza non si ottiene riducendo di poco quel tanto che i capitalisti guadagnano, ma ridimensionando con i fatti loro profitti in eccedenza, quelli che, ad esempio, servono alle grandi imprese, alla industrie, alle banche per acquisire il controllo dei giornali e delle reti televisive, in modo da imporre ai popoli il loro modello di vita e divenire i controllori di sé stessi.
Quale sarebbe il compito della libera stampa se non quello di controllare il rispetto delle regole da parte di chi detiene il potere politico, economico, finanziario e statale?
Viceversa, con i profitti che indebitamente guadagnano sfruttando il lavoro e i bisogni dei popoli, costoro hanno assunto il controllo dei controllori che sono divenuti, per umana miseria, i loro servi più fedeli e ossequienti.
Non avremo il clone di Lino Banfi come presidente del Consiglio se questi non avesse acquisito il controllo di buona parte dei media italiani, con i soldi fatti sfruttando il lavoro degli altri senza che mai qualcuno abbia controllato come abbia potuto accumulare un capitale personale di 25 miliardi di dollari e ostentare la sua ricchezza come prova della sua capacità e della sua efficienza.
Il fascismo repubblicano cercò di interrompere la tradizione dei “baroni ladri” che, viceversa, gli sfruttatori della vittoria militare anglo-americana riportò in auge fin dall’immediato dopoguerra.
E non sono solo i provvedimenti giudiziari che possono evitare che di cloni di Lino Banfi se ne presentino altri negli anni a venire, ma il trionfo del concetto che uno Stato deve evitare che ci siano i super-ricchi che sfruttano gli altri per i loro interessi avendo, come unico fine, quello di accrescere sempre di più le loro già smisurate ricchezze.
Socializzare le imprese, controllare i bilanci, immettere controllori dello Stato e delle maestranze nei consigli di amministrazione, distribuire i profitti, vietare ai padroni il controllo della stampa che, guarda caso, non produce profitti finanziari e, quindi, secondo la logica del capitalismo non dovrebbe interessare chi invece vuole guadagnare dalle sue imprese, ma produce ben altro: l’asservimento dei popoli da porre al servizio di quanti possono far loro guadagnare molto di più, in ogni campo, di quello che perdono finanziando giornali con i bilanci sempre in rosso.
E tutto questo sarebbe “superato”?
Giustizia sociale e libertà, non appartengono al passato e, tantomeno a quelle ideologie che hanno vinto con la forza delle armi su quella che era la terza rivoluzione, quella che voleva dare al mondo quanto né la rivoluzione liberale né quella comunista, erano riuscite per difetti genetici a dargli. Riprendere, quindi, il cammino da quel messaggio che il sangue e la potenza delle armi nemiche hanno soffocato, ma non hanno cancellato, proclamando apertamente le origini specificando che non si tratta, di riproporre un regime autoritario e totalitario, ma di dare agli italiani e al mondo quella pace sociale, quella giustizia, quella libertà che il fascismo aveva sognato e che l’antifascismo coalizzato gli ha negato, al prezzo di 50 milioni di morti.
Questo è il presente. Questo è il futuro.

Vincenzo Vinciguerra
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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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MessaggioInviato: Sab Set 07, 2013 2:34 pm    Oggetto:  
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Certamente non si può dire che Vinciguerra non sia un Uomo d'Onore.
E che non sia degno di rispetto per le scelte che ha pagato in prima persona, quanto indegni sono tutti i pupazzi della "repubblica".

Rimane fermo, però, il suo personale "non-fascismo" (se vogliamo usare un eufemismo). E la sua convinzione di essere un "vero fascista" non può non scontrarsi sui contenuti che egli da al "suo" fascismo!

Vinciguerra potremmo definirlo, da quello che professa, un Socialista Nazionale (le cui "correnti" conosciamo bene). Egli non è, in realtà, contro i neofascisti per quello che volevano, ma perchè non l'hanno ottenuto vendendosi!
Il motivo per cui lui, oggi, può ancora parlare è proprio questo! La strumentalizzazione che "a destra e a sinistra" se ne può fare, e la sostanziale non definitività probante di quello che dice.

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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