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A.J. GREGOR: FASCISMO E NEOFASCISMO (IMPORTANTE)
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Dvx87




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MessaggioInviato: Mar Giu 08, 2010 5:45 pm    Oggetto:  A.J. GREGOR: FASCISMO E NEOFASCISMO (IMPORTANTE)
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Propongo la lettura di questo interessante capitolo tratto dal libro "The Search for Neofascism: The use and Abuse of Social Scinces". Trattasi del capitolo n°3 intitolato "Neofascism: Some Presumptive Candidates".
Per il momento mi limito a postare soltanto la parte del capitolo che riguarda l'Italia senza spaziare alla altre realtà.


IL NEOFASCISMO: ALCUNI PRESUNTI CANDIDATI


Come già visto, negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale, alcune persone, giornalisti ed accademici, cominciarono a parlare di “neofascismo”per identificare quei piccoli gruppi di individui, in maggior parte nazisti o fascisti, che erano sopravvissuti alla carneficina del conflitto e che continuavano a identificarsi, in qualche modo, con i passati regimi. Per questioni di propaganda, abbiamo già visto perché, durante la guerra, è diventata una abitudine elencare sotto il nome di fascismo sia il regime fascista italiano che il nazionalsocialismo tedesco (1). Nonostante le evidenti differenze tra i due movimenti e regimi, tale consuetudine continuò anche dopo la fine della guerra. Come conseguenza, negli anni immediatamente successivi alla guerra, tutti coloro (incluse le loro attività politiche) che potevano essere collegati in maniera diretta o indiretta con la Germania di Hitler o l'Italia di Mussolini venivano classificati genericamente sotto il termine “neofascismo”, una definizione che generalmente significava poco se non che gli individui coinvolti avessero una qualche forma di simpatia per i regimi politici passati della loro nazione. In genere il termine fu utilizzato per indicare gli individui ed associazioni in cui questi ultimi si ritrovarono. Poca importanza fu data alla coerenza, alla integrità o alla qualità del sistema di pensiero di questi personaggi. Essi erano semplicemente dei neofascisti, identificati per mezzo delle loro storie individuali e uniti tra loro dalle motivazioni più casuali. Negli anni successivi alla fine della guerra, vi era un certo numero di piccoli gruppi, di solito composti da reduci delle milizie o del partito. In Italia, per esempio vi era l'Unione Proletaria di Giuseppe Albano, che raccoglieva i legionari di Mussolini sopravvissuti alla carneficina che si verificò nel nord della Italia dopo la fine della guerra. Dozzine di questi gruppi sorsero in Italia durante i primi anni dopo la fine della guerra. Vi era la Lega di Unione Patriottica Anticomunista, per esempio, ed il Partito Nazionale Fusionista, che raccoglieva alcuni dei più famosi membri iniziali del PNF. C'erano anche le Squadre d'Azione di Mussolini. Centinaia di sopravvissuti del periodo fascista cercarono di associarsi tra di loro e proprio grazie a loro le piccole formazioni politiche proliferavano (3). Tali gruppi furono tutti identificati come neofascisti. I loro membri erano persone che erano già state legate in passato al movimento fascista. La loro appartenenza al fascismo era garantita dal loro passato. Le loro storie individuali erano direttamente associabili con il fascismo storico. Essi erano stati membri del partito fascista oppure avevano servito il governo fascista. Vi erano anche altri che non erano così qualificabili ma che erano vicini ai personaggi sopra citati. Queste persone non erano molte. La guerra era costata così tanto ed aveva lasciato ferite così profonde che molti italiani preferirono prendere le distanze dal fascismo. L'intenzione di questi reduci era quella di associarsi per costruire tra le montagne qualcosa che avrebbe potuto ricordare agli italiani, un giorno, quelli che erano gli obiettivi del fascismo. In questo ambiente vi erano anche dei gruppi dissidenti che non si identificavano né con il fascismo né con i vincitori e che avevano sempre rifiutato l'adesione a qualsiasi gruppo politico ma anche questi furono etichettati come neofascisti. Uno di questi gruppi, per esempio, era il Movimento dell'Uomo Qualunque di Filippo Giannini, una associazione politica intenta a difendere l'uomo comune dagli abusi dei politici di professione. Questi persone, dette qualunquisti, sfruttavano ogni occasione per protestare, mettersi in vista e per accattivarsi il favore delle masse. Nella storia della ricerca sul neofascismo, il caso di Giannini è interessante per una svariata serie di ragioni. In primo luogo Giannini aveva un passato antifascista. Egli era stato un antifascista prima della caduta del regime. Ancor di più egli era un “anti-politico”. Egli diffidava dei politici di professione e riteneva di dover liberare l'uomo comune dall'oppressione fiscale e da ogni concezione di tipo collettivista. Nella sua struttura ideologica molto caotica e confusa spiccava un forte anarchismo ed individualismo che non aveva proprio niente a che fare con il fascismo. Giannini, infatti, era un sostenitore dello stato manchesteriano tanto caro ai liberali. Per i qualunquisti, il vero nemico era lo Stato e la sua presenza avrebbe dovuto essere ridotta al minimo (4). Tutto ciò fu così evidente che Giannini non ebbe alcun problema ad invitare pubblicamente Benedetto Croce ad assumere un ruolo importante all'interno del partito (5). Croce era stato il punto di riferimento per gli intellettuali antifascisti sin dalla metà degli Anni Venti. Giannini si aspettava che Croce aderisse sicuramente al suo movimento poiché, sin dalla sua nascita, esso era classificabile come liberale (6). Essi erano dei conservatori di vecchia scuola. Tuttavia Giannini era un “a-fascista” cioè un non fascista che intese l'antifascismo dei politici del dopoguerra come uno stratagemma per attribuirsi dei meriti. Giannini criticò coloro che si dichiararono antifascisti soltanto dopo la caduta del fascismo e deplorava coloro che sventolavano accuse di “simpatie fasciste” al fine di abusare del loro potere. Al tempo molte persone, sia fasciste che non, capirono che il pensiero di Giannini rispecchiava alcune delle concezioni prevalenti subito dopo la fine della guerra. Alcuni fascisti aderirono al suo movimento (anche se ancor di più aderirono al PCI o alla DC (7). Si cominciò a parlare di neofascismo quando alcuni industriali che formalmente erano stati fascisti ( 8 ) cominciarono a finanziare il movimento di Giannini. Il programma politico di Giannini non aveva quasi niente di fascista. Egli invitava gli italiani a lavorare affinché potessero fare il loro interesse ed al fine di rimettere in piedi l'economia. In difesa di una politica basata sul libero mercato, Giannini propose di abbassare la pressione fiscale in modo da attrarre i capitali d'investimento stranieri e favorire lo scambio tecnologico. Egli difese una economia di mercato condannando ogni interventismo statale. Tutto questo fu sufficiente per identificarlo come un uomo “di destra”. Nel linguaggio dell'Italia antifascista, con una liberazione nazionale identificata in gran parte con i partigiani comunisti, essere di destra significava essere fascisti. Invece il fascismo aveva violato in più di una occasione i diritti della proprietà privata, togliendo agli industriali molta della loro influenza sulle istituzioni, cercando di governare gli italiani attraverso un regime totalitario(9). La tendenza di identificare il fascismo come “bastione del capitalismo” emerse subito dopo la fine della guerra e non fu mai interamente abbandonata. Si può benissimo capire le conseguenze di questo atteggiamento: qualsiasi movimento o partito che abbia scelto di difendere la proprietà privata o il libero mercato fu bollato come fascista. Così ogni partito politico occidentale che non fosse basato sull'ideologia marxista era potenzialmente fascista. Oltretutto qualsiasi idea anche vagamente simile a quelle sopra elencate, venne classificata come “tipicamente fascista” al di là del fatto che ciò corrispondesse al vero o meno (10). Il fascismo di Mussolini , in realtà, non fu mai di destra e non fu mai un bastione del capitalismo. La difesa della proprietà privata e le regole di mercato furono rispettate nella misura in cui erano utili al programma di sviluppo proposto dal fascismo. Non vi fu mai un legame profondo tra proprietà privata, economia di mercato e fascismo. L'immagine di Mussolini come difensore del capitalismo e fantoccio dei potentati economici è una idea marxista che non è mai stata provata in maniera convincente. Ancora oggi alcuni marxisti sostengono questa tesi ma sono davvero pochissimi gli analisti sociali disposti a dare credito a questa teoria (11). La tesi secondo la quale il fascismo sarebbe la guardia bianca del capitalismo o un movimento di estrema destra non apparve mai nelle prime considerazioni sulla nascita del neofascismo. Non era necessario. L'identificazione dei neofascisti non richiedeva una appropriata definizione da parte delle scienze sociali. Alcuni fascisti semplicemente si organizzarono in associazioni politiche chiaramente filofasciste: il Movimento Sociale Italiano fu la principale tra queste. I fondatori ed i primi membri del MSI erano tutti dei sopravvissuti della RSI, la quale fu il prodotto dell'ultimo sfortunato sforzo politico di Mussolini , dopo la caduta del regime, di proseguire in quella che era ormai diventata una causa persa. Gli italiani che aderirono alla RSI non erano tutti fascisti. Molti aderirono perché pensavano che l'onore della nazione fosse stato messo in pericolo (12) . L'Italia, essendo entrata a pieno titolo nell'Asse non avrebbe dovuto firmare una pace separata. Molti non fascisti erano convinti che l'Italia avrebbe dovuto rispettare gli impegni presi. Questi membri non fascisti aderirono alla RSI come apolitici e combatterono per difendere l'onore dell'Italia. Oltre ai non fascisti, vi erano anche parecchi socialisti all'interno della RSI, i quali vedevano in essa la possibilità di veder realizzati quei progetti sociali, politici ed economici alla base delle loro convinzioni. Tra i non fascisti vi erano anche dei liberali come Vittorio Rolandi Ricci (13). Nessuno di essi si identificò nel fascismo come ideologia politica o sistema istituzionale. Il fascismo aveva un programma politico ed ideologico ben preciso ed alcuni di questi punti sono stati messi in evidenzia nel Manifesto di Verona, la costituzione provvisoria della RSI (14). Il manifesto di Verona non fu una goccia in un fiume. Era il culmine della elaborazione ideologica di più di due decenni di fascismo (15). Non tutti i partecipanti ed i sopravvissuti alla RSI riuscirono a capire questo. Con la sconfitta del fascismo, i seguaci sopravvissuti, quelli più famosi e quelli meno famosi, si trovarono in mezzo ad dominato dai partigiani antifascisti, comunisti e liberali. Durante le prime settimane della “liberazione” migliaia di fascisti che si erano arresi furono massacrati per spirito di vendetta come conseguenza di una sanguinosa guerra civile che aveva visto accadere molte brutalità commesse da entrambe le parti. Subito dopo la fine della guerra parecchi fascisti furono costretti a nascondersi per fuggire dalle violenze e dalle prigione. Alla fine, dopo l'amnistia del 1946, cominciarono a riunirsi per aiutarsi tra di loro. Molti erano giovanissimi che avevano a mala pena venti anni. Pochi avevano reale consapevolezza di ciò che stava succedendo. Essi sapevano solo di aver combattuto per la grandezza di una Italia che ora era in rovina. Molti di loro non conoscevano bene l'ideologia fascista. Molti conobbero soltanto il fascismo durante la guerra, alleato della Germania nazista. Molti di coloro i quali servirono con le armi il regime fascista accettarono la sconfitta e tornarono a casa cercando di riprendere la loro vita privata meglio che potevano. Solo un piccolo numero di sopravvissuti tentò di reagire per punire coloro che, a loro giudizio, avevano tradito la patria, cospirando con il nemico e chi, nel corso della guerra civile, era responsabile della morte dei loro compagni ed amici. Si trattava di quegli individui che diedero vita, subito dopo la fine della guerra, ad una pletora di piccoli gruppi. Alcuni di questi gruppi erano composti da fanatici pronti ad utilizzare la violenza contro chiunque fosse in qualche modo collegato all'antifascismo. Molti gruppi erano animati dalla vana convinzione di dover fare tutto il necessario per restaurare il regime fascista attraverso atti che avrebbero dovuto destabilizzare la democrazia italiana al fine di screditarla agli occhi della masse che, in realtà, non avevano ancora dimenticato Mussolini. Quasi tutti questi gruppi durarono molto poco. Soltanto il MSI pareva essere più solido e capace di avere un qualche peso politico nella nuova Italia. Essendo composto da coloro che avevano combattuto con Mussolini, il MSI fu considerato sin da subito neofascista. Fu neofascista perché provvide a dare una collocazione istituzionale a quegli italiani nostalgici del regime fascista. In Italia, dopo la fine della guerra, essi non erano molti. Nei decenni successivi alla guerra il MSI non ottenne mai più del 4% o 6% alle elezioni (16). Il MSI fu sempre una organizzazione politica marginalizzata e marginale. Il MSI fu fondato il 26 dicembre del 1946 in un clima politico nel quale la ricostruzione di un partito fascista era considerata una offesa grave ed un reato. Una legge al riguardo fu promulgata dal governo provvisorio subito dopo la fine del conflitto. L'articolo numero 17 del trattato di pace introdotto dagli alleati prevedeva, inoltre, qualcosa di simile. Una ulteriore legge (la 1546) fu promulgata dalla assemblea costituente. Per finire una prescrizione provvisoria della costituzione italiana metteva al bando qualsiasi tentativo di ricostruzione del defunto PNF(17). La guerra e le sue devastazioni aveva esaurito la nazione. Gli italiani desideravano solo ricostruire le loro vite meglio che potevano. Per gli antifascisti non era possibile lasciare semplicemente che tutto tornasse alla normalità. Per quasi un quarto di secolo la normalità fu il fascismo. Dopo la guerra gli antifascisti desideravano che questa normalità non ritornasse più. Quindi è pienamente comprensibile la scelta degli antifascisti di voler isolare ed escludere il fascismo dalla vita politica della nazione. Nell'Italia antifascista era impossibile superare i rancori lasciati dalla guerra civile. Sia fascisti che antifascisti vissero in un atmosfera avvelenata dall'odio. Di conseguenza il MSI venne perseguito legalmente. A causa di queste costrizioni, esso non fu mai realmente libero di sviluppare le sue concezioni ideologiche. Non potremmo mai sapere quale ideologia avrebbe sviluppato questo movimento se non fosse stato etichettato in questo modo. L'unica cosa che possiamo dire è che la ideologia del MSI è stata condizionata dall'ambiente politico del secondo dopoguerra italiano.
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MessaggioInviato: Mar Giu 08, 2010 5:47 pm    Oggetto:  
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Ciò che è evidente sono le simpatie del movimento per il ventennio fascista (ma solo il ventennio) ma i documenti ufficiali non furono mai realmente fascisti. Il primo documento programmatico del partito contiene un appello ai tre elementi di base del fascismo: la nazione, lo stato e la rivoluzione sociale. Questo appello si concretizzava nella preoccupazione per la perdita dei territori acquisiti durante la prima guerra mondiale. Il discorso sullo Stato ruotava intorno alla sovranità ed alla sua funzione di guardiano pubblico. Il discorso sulla rivoluzione sociale, invece, ruotava attorno allo stato corporativo ed alla partecipazione dei lavoratori alla gestione dell'impresa. Tutto ciò può essere considerato fascista ma al di là di questi pensieri vi era anche la rivendicazione alla libertà dei cittadini di scegliere i loro governati ed il diritto ad essere giudicati da una magistratura indipendente. Si rivendicava anche la libertà di stampa, di associazione e di parola. Si trattava di rivendicazioni non propriamente fasciste ( 18 ). L'ambiente politico del tempo inserì queste posizioni in una logica ovvia: se i neofascisti avessero voluto sopravvivere nel mondo politico post bellico, avrebbero dovuto fare appello alla protezione della costituzione vista la generale indifferenza o inimicizia delle persone. C'era di più. Alla fondazione del partito erano presenti persone con orientamenti politici anche molto differenti. Vi erano moderati e radicali. In ogni caso alla fondazione del MSI non era ancora ben chiara come avrebbe dovuto essere l'ideologia neofascista. Tutti i membri del partito dicevano di identificarsi nel fascismo. Non avrebbero potuto fare altrimenti. Ciò che non era ancora ben chiaro era l'ideologia che avrebbero elaborato. Era chiaro ad ogni membro del MSI che l'Italia post-bellica non era più l'Italia degli anni '20, '30, '40. L'Italia postbellica soffriva di problemi che Mussolini non avrebbe mai potuto immaginare. Nella metà degli anni '70, Giorgio Almirante, uno degli elementi più rappresentativi del neofascismo italiano, trasse tutte le implicazioni di queste realtà politiche. I dirigenti del partito tentarono diverse strategie: tutte prive di successo. A metà degli anni '70 l'Italia si era trasformata. C'era stato il boom economico che aveva trasformato il paese in una realtà post-industriale con tutte gli aspetti negativi e positivi che ciò comportava. Ciò che era chiaro per Almirante è che l'MSI non avrebbe più potuto guardare al passato fascista. Il neofascismo italiano non poteva più essere nostalgico. Egli permise che i membri del MSI fossero nostalgici nella misura in cui ciò non avrebbe compromesso di scendere a patti con la nuova realtà. I membri del partito avrebbero dovuto rispettare il passato fascista della nazione ma avrebbero dovuto concentrarsi su altro per risolvere i problemi del futuro. In quel tempo l'ideologia fascista italiana si era consolidata attorno ad alcuni principi: Tutti avevano capito che, dopo più di quindici anni dalla fine del fascismo, l'Italia era stata trasformata dallo sviluppo economico. Se il fascismo avesse voluto suscitare l'interesse degli italiani avrebbe dovuto proporre soluzione per i problemi più immediati degli italiani. Mentre i missini dovevano rispettare il passato fascista della nazione ed il sacrificio di una generazione, Almirante ricordava loro che sarebbe stato grottesco e sciocco proporre soluzioni del passato per problemi del presente (19). In questo senso il MSI era neofascista. Inizialmente animato da sentimenti fascisti era animato da sentimenti nazionalisti. La sua preoccupazione era la sovranità nazionale e le sue tendenze erano anticomuniste. Vi era un senso di ammirazione nei confronti del fascismo storico, un forte nazionalismo e la richiesta di un esecutivo forte per la nazione. A parte i ritratti di Mussolini, l'esposizione di simboli fascisti, o i racconti di qualche parente che aveva servito il Duce, vi era ben poco di fascista. Questa era l'unica principale differenza del MSI rispetto agli altri italiani. Questo diventò sempre più evidente quando Almirante cominciò ad imporre la sua politica al partito. Negli Anni Settanta era ormai chiaro che il MSI cercava di essere legittimato all'interno del sistema partitico italiano. I dirigenti vedevano il partito come il mezzo per prendere parte alla competizione democratica. Almirante spiegò bene quello che era il suo pensiero (20). Almirante scrisse che l'Italia del suo tempo non era più l'Italia degli Anni Venti. Non avrebbe potuto esserci una ribellione armata o un colpo di stato rivoluzionario come ai tempi di Mussolini, dove la violenza degli squadristi era tollerata come rimedio al pericolo di una rivoluzione bolscevica. La maggior parte degli italiani era ora soddisfatta dell'equilibrio trovato dalla Democrazia Cristiana, il Partito Socialista ed il PCI. La presenza militare statunitense garantiva agli italiani che non ci sarebbe mai stata una rivoluzione comunista. In queste circostanze Almirante disse che quei piccoli gruppi di neofascisti intransigenti disposti ad atti di violenza contro cose e persone non erano solo dannosi ma pure criminali (21). Degli atti di codardia che rimanevano tali e che nessun episodio del passato avrebbe potuto rivalutare. Ancora più importante, tali atti alienavano le simpatie degli italiani al di là di tutti gli sforzi (22). Almirante chiese ai giovani del partito di mantenere la serenità e di mantenere tale serenità in nome dei loro compagni caduti. Egli affermò che nessuno può combattere per la civiltà utilizzando le armi dei barbari per sconfiggerli. (23) Verso la metà degli Anni Settanta era chiaro che la violenza era stata funzionale alle strategie politiche del MSI ma era evidente almeno da tre decenni che tale violenza era controproducente . Il riconoscimento di ciò segnò l'evoluzione ideologica del MSI. Almirante non era stupido. Egli si era ben reso conto che il termine fascista era stato messo addosso al suo partito dalla opposizione. A suo parere i neofascisti avevano perso la battaglia delle parole. Essere identificati come fascisti o neofascisti significava essere identificati come criminali, violenti, tirannici e totalitari (24). Come risposta, Almirante cercò di guidare il partito verso l'abbandono del nostalgismo. Egli volle che il MSI si identificasse come partito di destra più che come partito fascista (25). La Destra Storica italiana aveva una tradizione del tutto rispettabile diversamente da come era considerato il fascismo. Egli sostenne l'abbandono di quegli aspetti del fascismo che non erano più compatibili con le decisioni politiche del presente. Egli parlò, per esempio, di rifiuto della dittatura e del totalitarismo. Si espresse a difesa della libera stampa, della libertà di pensiero. Egli sostenne anche una politica capace di risolvere quelli che erano i problemi attuali ed immediati della nazione (26). Ancora di più, Almirante ebbe parole di stima per gli amici ebrei che lo avevano protetto quando era un fuggitivo subito dopo la fine della guerra. Egli parlò con gratitudine della loro assistenza e si dichiarò loro debitore. Egli definì come immorali le leggi razziali emanata dal fascismo e condannò le sofferenze che procurarono con le loro conseguenze (27). Ciò che era chiaro negli Anni Settanta era che non ci sarebbe stata alcuna restaurazione del fascismo in Italia. Almirante insisteva sul fatto che non vi era nessuna intenzione di restaurare il fascismo ma nemmeno quella di arrendersi alle logiche dell'antifascismo. Essi avrebbero dovuto essere gli architetti di una era post-fascista ( 28 ). In sostanza ciò che emerge è che Almirante era pronto a relegare alla storia la parola fascismo. Invece di trattare i temi tipici del fascismo (29), egli scelse di identificare il partito con il termine di “Destra Nazionale” allineandosi con tutti quei gruppi che risultavano compatibili a questa politica. Soltanto una cosa teneva uniti tutti questi gruppi: l'anticomunismo (30). Tale decisione si basava non solo sulla convinzione che il comunismo fosse una ideologia oppressiva ma anche il marxismo avrebbe distrutto le capacità produttive della nazione (31). Dopo Almirante, Gianfranco Fini, suo protetto, prese le redini del partito. La condotta politica di Fini seguì le linee che erano già state impostate da Almirante. Durante gli Anni Novanta parecchi membri del MSI riuscirono a farsi eleggere nei rispettivi territori. La nipote di Mussolini, Alessandra, riuscì ad ottenere la maggioranza a Napoli mentre Fini ottenne il 47% dei voti alle elezioni per il sindaco di Roma. In una Italia funestata dallo scandalo di tangentopoli, Gianfranco Fini emerse come candidato attendibile poiché non coinvolto negli scandali di corruzione. Egli richiamò l'attenzione di Silvio Berlusconi, uno dei più ricchi industriali italiani, a capo di una delle più grandi televisioni del paese. Di conseguenza il giovane Fini venne messo sempre più di frequente al centro dell'attenzione. Nel 1994 Fini, favorito dalla sua popolarità in ascesa, seguì il sogno di Almirante di qualche decennio prima, scegliendo un nuovo nome per il suo partito post-fascista: Alleanza Nazionale. Allo stesso tempo i dirigenti del partito promulgarono un documento chiamato “Pensiamo l'Italia: il domani c'è già” (32) nel quale il movimento definiva il suo programma politico. Non vi è nulla da sorprendersi sul fatto che il documento proponesse ciò che Almirante aveva pensato già qualche decennio prima. Il documento rifiutava chiaramente ogni alternativa fascista. Esso sosteneva la riforma di quello che veniva considerato come un sistema rappresentativo corrotto ma nei limiti della democrazia liberale. Nel documento si rifiutava qualsiasi forma di totalitarismo e dittatura. Si rifiutava qualsiasi forma di razzismo ed antisemitismo così come qualsiasi forma di anti-sionismo o di polemica sullo stato di Israele (33). Allo stesso tempo il documento non denigrava il passato fascista della nazione. Come già sostenuto da Almirante, non vi era nessun per chi, al di là degli errori politici, aveva reso grande la nazione. Il partito mantenne il suo legame sentimentale per coloro che erano caduti per il fascismo. Alleanza Nazionale proponeva degli aspetti che a lungo avevano caratterizzato il MSI: la necessità di un forte esecutivo per la nazione e l'utilizzo di strumenti populistici per coinvolgere maggiormente le masse alla partecipazione pubblica. Vi era anche un forte enfasi sui valori della famiglia e della integrità della sovranità nazionale. Nel giugno del 1994, Alleanza Nazionale ottenne undici seggi al parlamento europeo. Al congresso del partito nel gennaio del 1995, Fini annunciò che Alleanza Nazionale avrebbe fatto suoi i valori della giustizia, della libertà e della democrazia. Con un solo voto contrario, il partito rifiutò ogni forma di totalitarismo e razzismo. Il partito prese le distanze da ogni forma di antisemitismo denunciando nello specifico tutti quei gruppuscoli, più nazisti che fascisti, che gravitavano ancora intorno al partito (34). Dopo le elezioni del 2001 che videro come vincitore Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini ottenne la carica di vicepresidente del consiglio. Mentre Berlusconi creò scandalo facendo alcune affermazioni che furono interpretate come meno critiche nei confronti di Mussolini, Fini fu esplicito nella sua reazione al più disdicevole capitolo della storia italiana che includeva le leggi razziali fasciste (35). Di fatto, Fini e Berlusconi furono i più stretti amici di Israele in Europa. Con questo cercavano di coprire il loro passato fascista o neofascista. Qualcuno insistette sul fatto che esisteva una sorta di cripto-fascismo dietro i documenti e le affermazioni pubbliche. Altri sosteneva che un “fascismo democratico” era insostenibile nei fatti: si sarebbe inevitabilmente dissolto in quelle che erano le sue caratteristiche costituenti (36). Altri sostenevano che il partito pur essendo anticomunista, filoamericano e difensore del libero mercato rimanesse comunque neofascista. Alleanza Nazionale sarebbe rimasta per sempre neofascista, cripto-fascista o quasi fascista indipendentemente da cosa affermasse e da cosa facesse (37). Vi era ben poco delle posizioni politiche di Gianfranco Fini che non potesse essere ritrovato nelle posizioni di Giorgio Almirante di qualche decennio prima. Ciò che è chiaro è che, nei fatti, il neofascismo del MSI si concretizzava nel nostalgismo. Infatti le politiche del partito era tutt'altro che basate sul fascismo mussoliniano. Gran parte delle idee di Alleanza nazionale appartenevano ad Almirante. Il partito diventò progressivamente più conservatore in campo economico e fece sua la democrazia rappresentativa ma i punti di continuità con il MSI rimangono presenti. Quanto fascismo sia presente in Alleanza Nazionale nel ventunesimo secolo è qualcosa di ancora discusso ma con il ricambio dei suoi membri, il partito è pressochè uguale agli altri partiti conservatori europei. Alleanza Nazionale è il discendente diretto del MSI, originariamente composto dai superstiti fascisti della seconda guerra mondiale. Un gruppo che è diventato un partito fortemente legato alla democrazia europea. Al di fuori del quale, sono rimasti quei piccoli gruppuscoli, politicamente irrilevanti, che scandalizzano l'opinione pubblica facendo saluti romani, indossando camicie nere e facendo graffiti antisemiti. Si tratta di forme infantili di nostalgia che, con i loro proclami sovversivi, furono già bollati da Almirante come psicologicamente disturbati ( 38 ). Gli studiosi delle scienze sociali, che avrebbero il dovere di studiare il neofascismo dei nostri giorni, sembrano riluttanti a capire che ciò che tali gruppi dicono non va confuso con la dottrina originale. Se poniamo Alleanza Nazionale sullo stesso piano di tutti i gruppuscoli neonazisti presenti nella penisola, otteniamo una classificazione priva di significato. Come possiamo definire questo gruppo come neofascismo? I movimenti neofascisti europei di maggiore rilevanza sembrano essere molto distanti dal fascismo e molti dei gruppuscoli presenti nelle scene politiche nazionali, oltre ad essere irrilevanti, sono solo una caricatura coreografica di ciò che fu il fascismo. Per molteplici ragioni assistiamo al tentativo disperato di voler mettere assieme tutto questo insieme diverso di movimenti politici. Qualcuno afferma che, nonostante ciò che dissero, Almirante e Fini rimanevano sempre e comunque dei fascisti e che, in realtà, essi furono dei sostenitori del totalitarismo e del terrorismo (39). La nozione di “criptofascismo” fu fondata in queste circostanze. L'intero tentativo di identificare il neofascismo nel mondo contemporaneo è scaduto in una strategia di denigrazione reciproca. Qualsiasi cosa un gruppo dica o faccia è neofascista. Il più grosso errore commesso da chi adotta questa strategia è di mettere sullo stesso piano Alleanza nazionale con i movimenti appartenenti al neofascismo italiano. I gruppi neofascisti, o considerati tali, sono criminali perché di estrema destra. Le loro caratteristiche vengono direttamente trasmesse ad Alleanza Nazionale. Tutto ciò viene fatto perché tutti questi movimento sono considerati neofascisti quindi, se i neofascisti sono criminali, allora lo deve essere anche Alleanza Nazionale. Il prezzo pagato per questo tipo di strategia politica è l'impossibilità di isolare quelle caratteristiche che ci permetterebbero di classificare un movimento come neofascista. In qualche modo, tutti siamo capaci di identificare i movimenti ed i regimi marxisti sulla base di semplici principi. Tuttavia, nonostante Fidel Castro sia diverso da Mao o Stalin, tutti possiamo dire che essi sono dei marxisti. Così come i sanguinari khmer rossi sono marxisti tanto quanto Enver Hoxha. Pochi analisti seri hanno sottolineato quanto sia inutile tutto ciò. Tutti questi regimi furono alleati per poco tempo e le maggiori potenze occidentali li usarono in maniera strategica come capri espiatori fino alla loro caduta. Questi regimi, inoltre, si combattevano reciprocamente con accuse di essere opportunisti, controrivoluzionari o reazionari. Pochi accademici occidentali sapevano cosa fare. Non di meno, questi regimi continuarono ad essere catalogati come marxisti o leninisti dalla letteratura ed ora non siamo più sicuri a quali categorie ascriverli. Ai nostri giorni nessun si sogna di classificare la Cina come un paese comunista. Le categorie fino ad ora usate non sono risultate utili per capire bene l'universo politico mondiale. Questo vale anche per gli studi sul neofascismo. L'unica differenza è che mentre molti movimenti politici, che lo fossero o meno, erano ben felici di dichiararsi marxisti, quasi tutti i movimenti politici classificati come neofascisti rifiutarono tale etichetta. Le organizzazioni politiche contemporanee che sono ansiose di definirsi fasciste o neofasciste si contano sulle dita di una mano. Il loro neofascismo è generalmente attribuito dagli altri movimenti quando vi sono delle difficoltà a trovare una categoria a questi movimenti. Solo all'inizio del ventunesimo secolo cominciamo a scoprire quelle che sono le differenze tra il fascismo ed i cosidetti movimenti neofascisti. E tutto ciò viene fatto facendo ricorso a quella che è la descrizione di Mussolini delle istituzioni e della ideologia fascista. Nel 1933 egli scrisse riguardo a quelli che sono i fondamenti dello Stato e della dottrina fascista. Si tratta di uno Stato rivoluzionario ed antiliberale. L'economia fascista è, inoltre, sia antiliberista che antimarxista. Il corporativismo fascista richiede inevitabilmente una economia regolata e controllata sostanzialmente diversa da quella marxista e da quella capitalista. Sempre citando Mussolini, il sistema politico fascista richiede necessariamente tre elementi: il primo è la presenza di un partito egemonico al fine di mantenere il necessario controllo politico ed economico sulla nazione. Il secondo è l'istituzionalizzazione dello stato totalitario che richiede l'assorbimento delle energie , degli interessi e delle aspirazioni del popolo al fine di realizzarle ed amplificarle. E la terza ma non meno essenziale condizione è il mantenimento di una alta tensione ideale (40). Tutti questi elementi possono già essere ritrovati nella prima letteratura fascista. Il fascismo è una sintesi del radicalismo nazionale del sindacalismo rivoluzionario e della filosofia neoidealista di Gentile, di cui il partito egemonico, l'economia regolata e lo stato totalitario sono il naturale prodotto. Il neofascismo italiano condivide ben pochi di questi elementi enunciati da Mussolini. Si tratta di una peculiarità di non scarsa rilevanza. Di tutti i movimenti politici postbellici accusati di essere fascisti, soltanto uno , il MSI, avrebbe potuto avere le credenziali per esserlo poiché molti dei suoi membri avevano combattuto ed erano stati parte del regime fascista. Tuttavia, sin dal momento della sua fondazione, il MSI presentava caratteristiche anomale. Tuttavia, a causa delle sue simpatie fasciste, il partito fu subito tacciato di fascismo anche se non lo era. Il MSI e la sua naturale evoluzione in AN non rappresentano nessuna forma di fascismo. Ancor di meno essi hanno mai cercato la distruzione del sistema liberale, il quale veniva tollerato e tollerava loro. Essi cercarono di cambiare il sistema esistente, di proteggere l'integrità territoriale della nazione e di permettere qualche forma di rappresentanza corporativa ma si tratta dell'unica similitudine con il fascismo. Con l'avvento del nuovo secolo, anche a causa del cambiamento degli obiettivi politici, Alleanza nazionale diventò un partito conservatore che nulla aveva a che fare con il fascismo totalitario, antiliberale ed anticonservatore di Mussolini (41). Per questa ragione possiamo capire perché i commentatori odierni usano le locuzioni di “parafascismo” o “criptofascismo” con una certa regolarità. L'abuso della parola “fascismo”, quando conveniente, produce inevitabilmente conseguenze nefaste. La sua funzione emotiva è evidente. Il termine fascista viene usato come peggiorativo. Esso invoca l'immagine della guerra, della violenza e della brutalità. La dilatazione del termine fascista al neofascismo ha comportato l'abbandono del rigore analitico e descrittivo. Il termine è diventato sinonimo di conservatorismo, nazionalismo e di orientamenti politici di destra radicale o estrema. Spesso ha finito per includere chiunque fosse antimarxista, antiliberale, anticomunista o chiunque si opponesse alla liberalizzazione dell'immigrazione. Spesso il termine fu usato anche per identificare che protestava contro l'eccessiva pressione fiscale. Allo stesso modo furono classificati come neofascisti gli hooligans, gli skinhead ed i vandali che odiavano gli ebrei. Tutte queste persone furono, in una maniera o nell'altra, etichettate come neofascisti.
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MessaggioInviato: Mar Giu 08, 2010 5:48 pm    Oggetto:  
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1) See the discussion in Renzo De Felice, Rosso e Nero (Milano: Baldini&Castoldi,1995), pp. 157-9.
2) One of the better accounts of "neofascists" discovered by connecting them throught the most transient of connections is that of Kevin Coogan, Dreamer of a Day: Francis Parker Yockey and the Postwar Fascist International (Brookling, N: Automedia;1999).
3) See the discussion in Mario Giovana, Le Nuove Camicie Nere (Turin: Edizioni dell'Albero, 1966) cap. 3.
4) One can find nothing specifically fascist about Giannini's political opinions. Even in the summary accounts made aviable in the discussion of neofascism one finds nothing. See, for example, Roberto Chiarini, "The Movimento Sociale Italiano": A Historical Profile, in Luciano Cheles, Ronnie Ferguson, and Michalina Vaughan (eds.), Neofascismo in Europe Fascismo in our Time (New Brunswich, NJ: Transactio, 1999), pp 12-13.
5) Angelo Del Boca and Mario Giovana, Fascismo Today: A World Survey (New York: Pantheon, 1969), p 129.
6) See Mario Tedeschi, Fascisti dopo Mussolini (Rome: L'Arnia, 1950). pp 150-1.
7) Many books are aviable listening the neames of many fascists, often prominent during the years of the regime, who joined either the Communist Party or the Cristina Democrats immediately after the end of the Second World War. See, for example, the book written anony mously, Camerata Dove Sei? (Rome, B&C,, 1976); see G. Silvano Spinetti, Vent'Anni dopo: Ricominciare da Zero. (Rome: edizioni di Solidarismo, 1964), cap 6.
8 ) One must ask oneself how many industrialist of any importance had not been fascists during the fascist ventennio?
9) See the discussion in A.J. Gregor, Mussolini's Intellectuals: Fascist Social and Political Thought (Princetown University Press, 2005) and Italian fascism and developmental Dictatorship (Princetown, NJ, Princetown University Press, 1979), chaps 5,6.
10) Del Boca and Giovana, Fascismo Today, p.130.
11) See the interesting comments by Francois Furet, The Passing of an Illusion: The Idea of Communism in the Twentieth Century (Chicago: University of Chicago Press, 1999) pp. 177-9.
12) See the account of the presonalities involved in the RSI in Fabio Andriola, Uomini e Scelte della RSI: I protegonisti della Repubblica di Mussolini (Foggia:Bastogi, 2000).
13) See, for example, the case of the liberal Vittorio Rolandi Ricci, ibid, pp. 209-15.
14) See "The Program Manifesto of the Fascisti Republican Party" in A.J. Gregor, The Ideology of Fascism: The rationale Totalitarianism (New York: Free Press, 1969), Appendix b, pp. 387-91
15) See the account in Gregor, Mussolini's Intellectuals, particulary cap. 10.
16) See the figures in Chiarini, "The movimento sociale Italiano", p. 19.
17) see the discussion in Giuseppe Maggiore "il delitto di ricostruzione del disciolto Partito Fascista" Rivista Penalae, fasc. 7, July 1950, pp. 3-21.
18 ) See the account in Giorgio Almirante, Autobiografia di un "Fucialtore" (Milan:Edizioni Borghese, 1974, pp 44-5; the references in Leonard B. Weinberg, After Mussolini: Italian Neofascism and the nature of fascism (Washinton, DC, University Press of America, 1979, p. 17.
19) See Almirante's speech, Il Secolo d'Italia,, 7 April 1970, p.3
20) See Almirante's account of the role of "nostalgia" in the party program in Autobiografia di un Fucilatore pp. 43-4.
21) However frequently the claim is repeated , in it si not true violence was simply violence for its own sake, or that it was terroristic in charachter and intents. Stanley Payne correctly afferms that "ordinary terrorism...was rare in historic fascism". Stanley Payne, A History of fascism 1914-1945 (Madison, WI,: University of Wisconsis Pres, 199) p.498 Sergio Panunzio who was to became one of the principals ideologues of Fascism, and who was directly connected with Itali Balbo, one of the major leaders of the squadristi, wrote an entire tratise on the use of violence, in witch he sepeared revolutionary violence from counterproductive terrorism. See Sergio Panunzio, Diritto, Forza e Violenza: Lineamenti di una Teoria della violenza (Bologna Licinio Capelli, 1921).
22) While critics have consistely maintained that almirante either tolerated of secretly supported neofascist violence, the Italian courts never convicted him of any such offense.
23) Almirante "Autobiografia di un Fucilatore" pp. 155,1881, 185, 241.
24) Ibid. pp.225-8.
25) This was something fascists, in thei time, were reclutant to do. See Payne. A History of Fascism, p497.
26) Almirante, Autobiografia di un Fucilatore pp. 30,55,57,199-50.
27) Ibid. pp. 133-6. This was particulary important since Almirante, as a joung journalist, had served a minor functionary for the scurrilous pubblications Difesa della Razza, publisched by fascists after 1938, in whitch the most indifensible antisemitic material was printed. Whatever evidence we have indicates that as a functionari in the Social Republic, Almirante sought to mitigate the antisemitism insisted upon by the nazi authorities. See ibid pp. 123.
28 ) ibid p. 34.
29) See, for example, the work of Istitute of Corporative Studies, whitch published the journal Rivista di Studi Corporativi in a serioous of volumes, including Gaetano Rasi, La Società Corporativa: Partecipazione Programmazione( Rome: istituto di Studi Corporativi, 1973), in which one found technical referenced literature of istitutional arrangerment of a corporative state. The journal regulary referenced literature and authors of the fascists period and andressed the questions of differences rhat would obtain between the corporative structure of the fascist statte an the anticipated state of the future.
30) Almirante, Autobiografia di un fucilatore, p. 233.
31) See, for example, the discussion in Libro bianco sulla politica economica del MSI-DN. (Rome: Settore Sociale ed Economico, 1977) particulary Almirante's comments on pp. 88-91.
32) Pensiamo l'Italia: il Domani c'è già. Valori, Idee e progetti per l'Alleanza Nazionale. Tesi politiche approvate dal congresso di Fiuggi (Rome: Alleanza Nazionale, 1995).
33) ibid, pp. 4,10.
34) See the account in Roger Eatwell, Fascism: A History (New York: Penquin,1997),pp.266-71.
35) See Mussolini not a killer, Says italian leader, "San Francisco Chronicle, 12 september 2003, p.A14, "Italian Official Reaches Out to Israelis" ibid., 25 november 2003, p. A10.
36) See the discussion in Roger Griffin "The Post-Fascism" of the Alleanza Nazionale. A Case study in ideological Morphology "Journla of political ideologues I, no. 2 (1996), pp. 142-5.
37) See, for example, Jane Kramer, "All He Surveys: Silvio Berlusconi Liked Italy so much he bought the Country", New Yorker, 10 November 2003, pp.95-105.
38 ) See Almirante's discussion of "ridiculous nostalgics" in Autobiografia di un Fucilatore pp. 149-181.
39) Luciano Cheles provides a fairly elaborate argument tjat the MSI sought to address two different audiences in its propaganda: those who were intransigent Fascists, and those of the general public. The MSI, and presumibly the Alleanza Nazionale by entailment, apparently remained cryptofascist harboring a segret fascist agenda. See the accounts in L. Cheles "Nostalgia dell'Avvenire". The New propaganda of the MSI between Tradition and Innovation. "in Cheles, Freguson, and Vaughan (eds), Neofascism in Europe, pp.43-65.
40)Benito Mussolini, "Discorso per lo Stato Corporativo" Opera Ominia (Florence: La Fenice, 1958), 26, pp. 93-6.
41) Mussolini's Fascism was based on the idea of a charismatic leader, on corporativism, on utopia of the "fateful destiny of Rome" on the imperialistic will to conquer new lands, on inflammatory notions, on the ideal of an entirely regimented nation of blackshirts, on the rejection of parliamentary democracy...I admit that Alleanza Nazionale, whitch sprang form the Movimento Sociale Italiano, is certainly a right-wing party but it has little to do with the old fascism." Umberto Eco, Five Moral Pieces (New York: Harcourt, 1997))p.69.


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MessaggioInviato: Mar Giu 08, 2010 5:54 pm    Oggetto:  
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Un carattere poco poco più grande sarebbe meglio Dux Very Happy
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MessaggioInviato: Mar Giu 08, 2010 5:55 pm    Oggetto:  
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così a 12 va meglio? Non mi andava di rubare troppo spazio con le note...
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MessaggioInviato: Mar Giu 08, 2010 5:59 pm    Oggetto:  
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Ora va meglio, sono sufficientemente visibili.
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MessaggioInviato: Mar Giu 08, 2010 8:01 pm    Oggetto:  
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Illuminante...
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MessaggioInviato: Mer Giu 09, 2010 11:56 am    Oggetto:  
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Gregor è un genio
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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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MessaggioInviato: Mer Giu 09, 2010 2:22 pm    Oggetto:  
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Da incidere a caratteri cubitali:

I movimenti neofascisti europei di maggiore rilevanza sembrano essere molto distanti dal fascismo e molti dei gruppuscoli presenti nelle scene politiche nazionali, oltre ad essere irrilevanti, sono solo una caricatura coreografica di ciò che fu il fascismo. Per molteplici ragioni assistiamo al tentativo disperato di voler mettere assieme tutto questo insieme diverso di movimenti politici

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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MessaggioInviato: Sab Giu 12, 2010 12:05 pm    Oggetto:  
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...come sempre il professor Gregor mostra grande rigore scientifico uniti ad una non comune padronanza dell'argomento e ad una magistrale chiarezza espositiva. Nel panorama accademico internazionale é semplicemente unico...purtroppo!
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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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MessaggioInviato: Dom Giu 13, 2010 10:28 am    Oggetto:  
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Il brano prosegue con l'elencazione di tutta una serie di movimenti europei che sono stati classificati come fascisti o neofascisti senza però essere tali. Tra questi troviamo, in prima fila, il Front National di Jean Marie e la Novelle Droite di De Benoist, accusati di essere fascisti perchè, essendo antiatlantisti ma non marxisti, uscivano fuori dagli schemi prestabiliti.
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MessaggioInviato: Dom Giu 13, 2010 7:35 pm    Oggetto:  
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E di quella cagata del British National Front dice niente?
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MessaggioInviato: Lun Giu 14, 2010 3:28 pm    Oggetto:  
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Il saggio di Gregor è stato tradotto fino a pagina tot perchè, per quel che riguarda le nostre esigenze, era utile una traduzione integrale fino a quel punto. Tuttavia Gregor sostiene che il meccanismo utilizzato in italia è stato utilizzato anche in altri paesi europei dove assistiamo ad un tentativo di mettere insieme una miriade di movimenti politici che non posso essere classificati come marxisti o liberldemocratici ortodossi. Tutti questi movimenti vengono definiti fascisti o neofascisti con l'unica conseguenza di creare una enorme confusione attorno a questi termini che, oggi come oggi, sono stati svuotati di significato per diventare, spesso, semplici insulti.

FRANCIA
In Francia vi sono ben quattro movimenti politici che sono stati classificati come fascisti o neofascisti principalmente dal mondo culturale ma, in alcuni casi, anche da quello politico. Quasi sempre tali classificazioni, quando non usate in maniera strumentale per motivi politici, sono state attribuite da studiosi marxisti.

1) RASSEMBLEMENT DU PEUPLE FRANCAIS. Si tratta del Movimento politico creato dal generale Charles De Gaulle. I motivi che portarono a considerare De Gaulle un fascista furono molteplici e qui li elencherò brevemente.
- De Gaulle era nazionalista e conservatore.
- La politica di De Gaulle era filocapitalista e favoriva sia le banche che le grosse imprese nazionali.
- De Gaulle rimase al potere fino alla sua morte monopolizzando il potere.
- Il padrino di battesimo del figlio di De Gaulle era il maresciallo di Francia Philippe Petain, ex leader della repubblica di Vichy.
- La politica di De Gaulle ricevette apprezzamenti pubblici da perte del MSI.

2) POUJADISMO: Pierre Poujade fu un sindacalista francese che organizzò una lega dei commercianti e degli artigiani, il quale si scagliava contro il sistema tributario francese, al fine di modificarlo e renderlo più favorevole alle esigenze della piccola impresa. Per certi versi il movimento era simile a quello di Giannini ma con vene liberiste e più sindacaliste. Poujade fu accusato di essere fascista perchè:
- era considerato un populista.
- sostenne che la rappresentanza corporativa e professionale avrebbe garantito maggiore efficenza produttiva rispetto a quella territoriale tutt'ora vigente in Francia.
- Pojade era contrario al sistem dei gruppi di interessi in nome di un ideale di stato unitario.

3) FRONT NATIONAL DI JEAN MARIE LE PEN: Le Pen iniziò la sia carriera politica nel movimento di Poujade e nel 1972 egli fondò il FN che ebbe, nel giro di una dozzina di anni anche un certo successo politico sopratutto tra la classe operaia e medio-bassa. Fu accusato di essere fascista perchè:
- Le Pen proponeva la rivalutazione della Repubblica di Vichy.
- Le Pen raccolse voti scippando il consenso di quelle persone che, fino alla fine degli anni '80, avevano sempre votato il partito comunista francese.
- Il FN è anticomunista e non contrario al capitalismo.
- Il FN ha una visione olistica della società basata su una sorta di razzismo culturale, derivante dalla modificazione del pensiero di De Benoist (a sua volta considerato fascista).

LA NOVELLE DROITE DI ALAIN DE BENOIST. De Benoist è un intelletuale francese. Egli non è mai stato fascisti ed in più occasioni ha ribadito la sua estraneità ad ogni concezione totalitaria. Tuttavia De Benoist non si riconosceva nella destra tradizionale (cattolica, conservatrice, filocapitalista e filoatlantista). De Benoist, infatti, era antiamricano e sosteneva che la rovina della Francia non sarebbero stati gli immigrati ma il dominio culturale americano. Compito della Francia, dunque, era quello di impedire l'egemonia culturale americana in Europa. L'argomentazione di De Benoist prese il nome di etnocentrismo e nacque in opposizione alla globalizzazione considerata uno strumento di dominio culturale in mano agli Stati Uniti. Le Pen utilizzò l'etnocentristmo sostituendo gli immigrati al dominio culturale USA ma De Benoist prese sempre le distanze da Le Pen. Secondo de Benoist, infatti, gli immigrati erano utili perchè con essi si poteva instaurare un idalogo che avrebbe favorito il rafforzarsi della identità francese.
De Benoist fu accusato di essere fascista perchè:
- L'etnocentrismo fu considerato una forma di nazionalismo.
- L'etnocentrismo fu utilizzato anche dal FN.
- De Benoist era antiatlantista ed antiamericano.
- De Benoist venne considerato populista in quanto in più occasioni ebbe dialoghi profocui con l'estrema sinistra ed con il PCUS di cui fu ospite a Mosca.
. De Benoist espresse un scetticismo sempre crescente per il parlamentarismo e per la classica divisione destra-sinistra, secondo lui figlia soltanto dell'americanizzazione della politica.
- La Nuova Destra fu cosidera sciovinista e razzista. Il fatto di non essere sionista costo a De Benois l'accusa di antisemitismo e quindi di nazismo.

GRAN BRETAGNA.
1) CONSERVATIVE PARTY CON MARGHARET TATCHER. La famosa leader conservatrice fu niminata per ben tre volte primo ministro inglese e, in pratica, governò per tutti gli anni ottanta. Non ebbe nulla a che fare con il fascismo perchè si trattava di una leader attaccata ai valori del neoliberismo molto vicina alle politiche reganiane. Fu accusata di fascismo perchè:
- L'episodio della guerra delle Facklands.
- Politica che favoriva i privati, la grossa industria e le banche.
- Programmi di riduzione della immigrazione di massa.
- Ricevette l'ammirazione del MSI prima e di AN poi.

2) WORLD UNION OF NATIONAL SOCIALIST: considerati fascisti perchè antisemiti e razzisti.

ALTRI PAESI.
Gregor cita una serie di altri movimenti che qui riporto brevemente.
1) Il movmento politico di Codreanu, impopriamente considerato fascista quando in realtà si trattò di una formazione politica ultraconservatrice ed integralista religosa.
2) La coalizione di governo tenuta in piedi da Francisco Franco che non fu mai fascista ma soltanto una serie di movimenti di destra (conservatori e cattolici in prevalenza) tenuti uniti tra di loro da un leader conservatore ed anticomunista. Soltanto gli aiuti militari ricevuti dall'Italia, la forma di governo autoritaria e la presenza de la JONS hanno permesso l'identificazione di questo regime col fascismo.
3) Le varie dittature sudamericane, le quali erano in realtà molto spesso movimenti militaristi animati da ideali di tipo liberista.

Gregor conclude il capitolo scrivendo che la parola fascismo è stata spesso usata come sinonimo di violenza di massa, razzismo, autoritarismo e sciovinismo. Chiunque presentasse queste caratteristiche era passibile di essere accusato di fascismo. Tuttavia queste caratteristiche non sono affatto adatte a classificare un regime come fascista perchè, sotto queste caratteristiche, potremmo ricondurre anche molti regimi marxisti (stalinismo, maoismo, i khmer rossi ecc.).
Gregor sottolinea che tale confusione si è verificata anche nella classificazione dei movimenti marxisti con l'accostamento tra comunismo ed estrema sinistra. L'unica differenza sta nel fatto che mentre molto movimenti politici non rifiutarono mai, magari perchè conveniente, l'etichetta di marxisti, quasi tutti i movimenti politici accusati di essere neofascisti o fascisti hanno rifiutato questa etichetta sia perchè sconveniente sia perchè non corrispondente ai valori professati.
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MessaggioInviato: Mer Giu 23, 2010 5:23 pm    Oggetto:  
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RomaInvicta ha scritto:
Da incidere a caratteri cubitali:

I movimenti neofascisti europei di maggiore rilevanza sembrano essere molto distanti dal fascismo e molti dei gruppuscoli presenti nelle scene politiche nazionali, oltre ad essere irrilevanti, sono solo una caricatura coreografica di ciò che fu il fascismo. Per molteplici ragioni assistiamo al tentativo disperato di voler mettere assieme tutto questo insieme diverso di movimenti politici

Giusto, questi vari groppuscoli dell'estrema destra sono un'emerita BUFFONATA (per non dire di peggio), e con il loro oltranzismo e con la loro passiva ostentazione dei riti e delle frasi fasciste, banalizzano ciò che è stato il Fascismo.
Coloro che credono di considerarsi Fascisti, e a loro dire del III millennio, solo perchè fanno il saluto romano, indossano magliette con iscritti motti fascisti, e issano la bandiera della RSI, e schiamazzano "Viva il DUCE", e fanno richiamo, nei loro incocludenti progammi politici, qualche riferimento al fascismo dimostrano di non avere compreso pienamente l'ideologia Fascista.

L'analisi del professor Gregor fa capire bene cosa è stato l'MSI: nient'altro che un partito di Destra reazionario e fiancheggiatore del sistema, ed AN è stata continuatrice di tale politica.
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MessaggioInviato: Gio Giu 24, 2010 11:25 am    Oggetto:  
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e schiamazzano "Viva il DUCE"


...tra l'altro gridando "DUCE" verso sua emittenza il messia Silvio...!

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