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Prosecuzione dibattito:inviato nuovo articolo a Rinascita

 
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RomaInvictaAeterna
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MessaggioInviato: Mar Mag 30, 2006 11:37 am    Oggetto:  Prosecuzione dibattito:inviato nuovo articolo a Rinascita
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Ma qual é l’ Identità ritrovata?
Di Stefano Fiorito


Cari Amici di Rinascita, nel cogliere l’occasione per ringraziarvi dello spazio che mi avete gentilmente offerto, che per me ha costituito l’ulteriore conferma dell’assoluta indipendenza e “liberalità” della vostra testata, desidero anch’io fare delle precisazioni che ritengo doverose. Anzitutto voglio sottolineare la valenza propositiva del mio intervento, che non era in nessun modo diretto “contro” di voi quanto casomai verso gli schieramenti facenti riferimento alla cosiddetta Destra o Sinistra ( radicale e non) italiana. Osservo con interesse le vostre considerazione da tempo. So bene che vi identificate in un pensiero antagonista “alternativo” sia al sistema partitocratrico attuale in genere, che ai vari radicalismi di destra che popolano la variegata scenografia politica italiana. Vi ho scritto (non mancando di farlo anche a quella che voi giustamente chiamate “Zona” e che non ha esitato a cestinare il mio intervento) perché a conoscenza del fatto che volentieri vi definite “Socialisti Nazionali”. Proprio in relazione a tale concetto politico, alla sua travagliata storia ed al progetto politico che ad esso si ispira, ho notato delle antinomie di fondo a cui ritengo non sfuggano le vostre pur lodevoli posizioni. Soprattutto mi da molto da pensare questo “ritorno” a Sorel che, sebbene non esente da “cambiamenti di rotta” che voi avete sempre affermato essere frutto dell’ “andare dei tempi” e ribadito anche nella vostra precisazione al mio intervento, e pur nel rispetto che storicamente si deve comunque tributare al teorico sindacalista francese per aver tratto fuori il Socialismo dal pantano del cosiddetto materialismo scientifico Marxista in cui si era ficcato, appare comunque come una visione politica, a mio giudizio, incompleta e non ancora in grado di rispondere pienamente ai problemi posti in essere dalla società material-liberista all’umanità del XXI° secolo. Come credo si evinca chiaramente dal mio scritto precedente, sono convinto di una cosa, che ritengo invece sia stata fin troppo frettolosamente liquidata in modo netto e sbrigativo: ovvero della validità e futuribilità del pensiero dottrinario e della prassi Mussoliniana rispetto ai problemi della collettività attuale. Nessuno, come di certo a voi non sfugge, men che meno tra i gruppi della frastagliata galassia pseudofascista che dicevano a parole di rifarvisi, ha mai pensato di riproporre codesta dottrina politica concretamente. Io vorrei proporla a voi ed ai vostri lettori come possibile argomento di discussione. Lo voglio fare perché sono convinto fortemente della sua validità e adattabilità profonda ai tempi che viviamo. Allo scenario Nazionale, Europeo, addirittura Mondiale. In concreto, i nomi di capi di Stato elencati da U.Gaudenzi in risposta a quanto argomentavo, che ragionevolmente ritengo rappresenti la linea editoriale di Rinascita, richiamano alla mente tutta una serie di esperimenti politici tanto meritevoli di essere conosciuti, quanto oggettivamente diversi tra loro, spesso accomunati dall’essersi tutti “esauriti” in temporanee risoluzioni di stampo materialista dei problemi sociali, le quali hanno obiettivamente generato a loro volta problemi peggiori rispetto a quelli che teoricamente volevano “risolvere”. Credo poi vi sia una ulteriore questione di fondo da dirimere rispetto a quanto emerso dalla vostra risposta. Ovvero che la Socializzazione delle imprese fu un intervento, il più significativo, iscrivibile in pieno nella logica dell’attuazione dello Stato Etico Corporativo fascista. Una lettura interpretativa differente di tale provvedimento ne snaturerebbe in pieno il suo reale valore, storicamente e politicamente.

Dal punto di vista storico infatti lo stesso De Felice affermò che … “senza parlare di Salò, si potrebbe fare riferimento a un episodio del Marzo 1943, a mio avviso molto significativo per capire la prospettiva socialistica del totalitarismo fascista. Di fronte agli scioperi operai di quei giorni, non si diede corso unicamente ad azioni di tipo repressivo ma si cercarono risposte anche politiche e fu in quella occasione che Tullio Cianetti, uomo appartenente più al movimento che al regime nonostante l’incarico di ministro delle Corporazioni, propose la socializzazione delle fabbriche, ottenendo il consenso di Mussolini. Questo per dire che la socializzazione non fu una invenzione di Salò; al di la del carattere parzialmente strumentale che essa ebbe, Cianetti si richiamava a caratteristiche antiche e profonde presenti nel movimento. La proposta Cianetti non poté concretarsi soprattutto per la ferma opposizione del guardasigilli De Marsico – fiancheggiatore del regime e uomo estraneo al movimento - , che ne comprese la portata sovvertitrice e ingaggiò con il ministro delle Corporazioni un braccio di ferro che si sarebbe protratto fino al 25 Luglio”. Politicamente poi gli stessi fascisti mostravano di avere le idee abbastanza chiare, come riporta il seguente documento, estratto da " Repubblica Sociale " (rassegna mensile di problemi politico sociali economici e giuridici n° 3 -4, 1944) …



“ E veniamo, dunque, al concreto: veniamo, cioè, a definire uno dei termini che vanno posti a confronto: il contenuto della nostra socializzazione. Questo contenuto non è difficilmente individuabile essendo riducibile tutto a due principi fondamentali:

1. Riconoscimento del valore dell'iniziativa individuale; da cui deriva come corollario che normalmente l'attività produttiva continua ad essere svolta dai singoli e non viene assunta dallo Stato se non quando si ritenga che l'iniziativa individuale non sia sufficiente o che motivi di ordine politico lo consiglino (statalizzazione delle industrie appartenenti a settori - chiave), e che, sempre normalmente, la proprietà dei mezzi di produzione resta al singolo;

2. l'iniziativa non è più solo iniziativa del capitale e la proprietà dei mezzi di produzione non è più decisiva nella determinazione del processo produttivo: in questo ha parte fondamentale il lavoro, in tutte le sue forme, da quelle organizzative e direttive a quelle esecutive; ed al lavoro in quanto tale deve essere affidata la gestione dell'impresa e la disciplina della produzione; da cui poi deriva la conseguenza che il lavoro debba anche partecipare agli utili che dalla gestione dell'impresa, ed in genere della produzione, derivano.

Per chi ben guardi, in questi due principi, di così semplice enunciazione, è contenuto in nuce tutto un programma di politica economica e sociale. Ed infatti in essi vi è il riconoscimento dell'iniziativa individuale, ma vi è anche l'affermazione della necessità di un programma produttivo, di un piano, poiché la produzione non è e non può essere condotta più in base all'esclusivo arbitrio individuale ed in vista del solo utile individuale, che sono poi l'arbitrio e l'utile del capitalista; ma deve rispondere alla volontà ed all'interesse di tutti i fattori che intervengono nel processo produttivo, cioè della collettività produttrice. Per cui la partecipazione del lavoro parte dall'impresa, ma non si ferma ad essa, bensì diviene partecipazione a tutta la disciplina del processo produttivo attraverso la partecipazione attiva agli organi dello Stato a ciò destinati. E la distribuzione degli utili d'impresa non è, a sua volta, fine a se stessa, ma si dilata in un più vasto principio che si pone a base della distribuzione di tutto il complesso del reddito nazionale, con obiettivo l'accorciamento delle distanze fra redditi massimi e minimi ed il miglioramento delle condizioni di vita delle categorie più basse. Ora questo programma economico-sociale su quali principi filosofico-politici trova la sua base? Questo quesito va risolto, se non si vuole che ci si limiti ad una mera soluzione pratica ed empirica di problemi economico-sociali; il che non possiamo, per un assunto spiritualistico del nostro pensiero, al quale i problemi si presentano, prima che in veste economica, in veste morale e politica. Per cui il riconoscimento dell'iniziativa individuale, prima che sul piano economico, ha un significato, per noi, sul piano etico, come riconoscimento del valore della personalità e della libertà; l'affermazione che la proprietà degli strumenti di produzione non è, da sola, decisiva del processo produttivo, ma deve essere integrata dal principio della partecipazione di tutti i fattori di questo, implica e presuppone un principio di etica non materialistica che postuli l'esistenza di un valore universale della personalità e della libertà, indipendente dalla manifestazione materiale della proprietà, e per cui nessun individuo può essere considerato come mezzo, ma ognuno è esso stesso un fine, e vale non in quanto ha,ma in quanto si attua compiutamente, realizzando, con la sua azione, un suo fine superiore e collettivo; e finalmente l'ammissione di un limite all'assoluto ed egoistico prevalere dell'iniziativa individuale, implica il riconoscimento del valore della società come concreta realtà trascendente l'individuo e pure espressa da questo, e ad esso immanente, realtà autonoma non intesa come somma atomistica e materialistica di individui, ma come sintesi ideale del momento individuale in una superiore individualità avente propri fini e volontà. Dunque , un punto ci sembra chiaro: che non si possa parlare, per noi, di marxismo, né nella teoria né nella prassi. Se è vero, come abbiamo chiarito, che la nostra posizione teoretica è rigidamente spiritualistica, risulta chiaramente che non ci è possibile accettare nessuno dei fondamenti filosofici del marxismo ovvero il materialismo storico, il determinismo e la teoria della lotta di classe. Ma se la nostra socializzazione non è sul piano del marxismo (poiché cardine dell'esperimento bolscevico è l'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione ) essa non è neppure per dottrina e per metodo su quello delle sue filiazioni, più o meno revisionistiche, in quanto espressione non materialistica. Lo Stato del lavoro è nel nostro pensiero lo Stato di tutti i lavoratori, del braccio e della mente, senza distinzione, fra questi, di classe e senza alcun attributo classistico, è, insomma, lo Stato Corporativo. Tali concezioni politiche possono a buon diritto essere definite " Socialismo ", ma, parafrasando Mussolini, "Socialismo Nostro"; nel senso che, dietro la nostra dottrina sta oltre un secolo di elaborazioni ideologiche e di esperienza Socialista, con la sua radicale critica del mondo capitalistico e con la sua ricerca di un ordine nuovo,con il suo bagaglio di errori e con la sua visione unilaterale dei problemi e delle possibili soluzioni,ma anche con la sua fondamentale esigenza di giustizia e con la rivendicazione,a volte drammatica,dei diritti del lavoro. Noi non possiamo, certamente,ignorare il valore di questa lunga lotta;ma appunto per questo,la nostra dottrina e la nostra azione non possono non superare quegli elementi del socialismo che alla nostra più matura esperienza ed alla nostra più acuta indagine appaiono insufficienti e insoddisfacenti. Nello stesso modo superiamo le nostre esperienze inadeguate di ieri,appunto,con la socializzazione che deve dare al corporativismo quella forza realizzatrice che ad esso è mancata nella sua prima attuazione. Per questo dobbiamo e possiamo dire che la nostra socializzazione, costituisce la ripresa, il perfezionamento ed il compimento del pensiero e della prassi corporativa”.

Dunque una piena attuazione della prassi corporativa fascista e non la sua antitesi.

Ciò risulterebbe in modo chiaro per chi solo si prendesse la briga di andare a spulciare la Legge sulla Socializzazione delle imprese, avendo un quadro generale chiaro in merito alla legislazione precedente. Più in concreto, ritengo necessario poter andare oltre una certa visione di stampo “storicista” della realtà politica che non permette a mio giudizio di considerare il potenziale e la validità di un pensiero politico se non alla luce della sua fedele applicazione pratica, tanto più poi se un tale criterio si applica esclusivamente nei confronti del progetto politico fascista. Anche infatti nell’ipotetico caso di una completa mancata applicazione del Corporativismo sul piano pratico, perché mai precludersi a priori l’analisi storica, politica nonché lo studio delle possibili potenzialità di un tale progetto nell’odierna società? Non faccio mistero di essere persuaso che la Liberazione Nazionale sia una condizione necessaria, ma non sufficiente, per poter cambiare la società attuale, poiché sono altrettanto incrollabilmente convinto che questa liberazione debba passare necessariamente attraverso un principio politico fondante che ne legittimi concretamente le aspirazioni e garantisca la successiva ricostruzione della società su quelle basi nazionali, europee e mondiali di cui appunto discutiamo! Tale forza ritengo si possa e si debba riconoscere progettualmente nello Stato Etico Corporativo fascista mussoliniano, che rappresentò l’essenza politica della prassi e della dottrina del fascismo. Proprio tale concetto dell’idea di Stato può costituire quel necessario presupposto per l’inveramento dell’Europa degli Stati nazionali e la nascita dell’assemblea mondiale delle nazioni, come la Famiglia a sua volta è presupposto essenziale di qualunque Società. L’attuale realtà economica “globalizzata” costituisce un virus da debellare e non con cui venire a patti. Il fatto che le cosiddette “Liberal-democrazie” abbiano stabilito autonomamente che gli Stati Nazionali siano scomparsi come soggetti politici non mi convince della loro inutilità per l’oggi. Bisogna anzi ripartire da qui, affinché, come ebbe ad affermare lo stesso Mussolini, si possa arrivare al fausto giorno in cui i beni del mondo saranno condivisi da tutte le nazioni nella concordia. Ma per far ciò é indispensabile raggiungere la suddetta concordia. La pacifica convivenza sociale non può raggiungersi se non mediante l’ unione dei produttori di tutte le categorie, che a sua volta può essere soltanto il frutto dell’azione educatrice dello Stato Etico Corporativo. Questo era il limite del Socialismo di Sorel, di quello di Alceste De Ambris in Italia, e di tutte le varie forme di socialismo più o meno reale sperimentate ovunque nel mondo da un secolo a questa parte. E a me sembra che si voglia ritornare a quei “socialismi limitati nelle loro risposte e perciò sbagliati”. Il problema, cari amici di Rinascita, rimane sempre lo stesso: il Materialismo. Dove c’è materialismo c’è una visione utilitarista e economicista della vita. Ma l’uomo non ha come scopo della vita quello di “riempirsi la pancia per non avere fame”. Anche se si raggiungesse questo scopo, non si eliminerebbe la sua “alienazione” dalla Società. L’uomo è un Essere Sociale. Come affermava Giovanni Gentile, che dello Stato Etico Corporativo fu il massimo teorico, esso ha bisogno che la Legge Morale sia alla base del suo vivere nella Comunità, che da questa discenda il Diritto, che la dimensione Spirituale, la quale lo eleva, sia tutelata e anteposta a quella meramente materiale. Solo così, con la Concordia, La Giustizia e la Legge, in virtù dell’azione dello Stato Latino Moderno, in cui tutti concorrono al Benessere Collettivo, Morale e Materiale, mediante il quale, con gli Istituti di cui lo stesso Stato si dota, si armonizza la vita Nazionale, l’uomo potrà Liberarsi veramente. E’ questa la Liberazione Nazionale di cui auspico l’avvento e che in quanto fascista mussoliniano condivido. Ne vogliamo discutere insieme? …

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)


Ultima modifica di RomaInvictaAeterna il Mar Mar 04, 2008 7:30 pm, modificato 2 volte in totale
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Marcus
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MessaggioInviato: Ven Giu 02, 2006 8:15 pm    Oggetto:  
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Carissimo Roma Invicta trovo splendido questo articolo che chiarisce numerosi punti controversi rispetto ai quali la linea politica di Rinascita non sembra ancora essersi pronunciata chiaramente. A tal proposito mi sembra che questo articolo non sia ancora stato pubblicato a meno che io mi sia perso il numero in questione. Qualcuno di voi sa qualcosa di preciso in merito?
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MessaggioInviato: Dom Giu 04, 2006 1:43 pm    Oggetto:  
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Caro Marco, ti confermo che ad oggi l'articolo non è stato ancora pubblicato.
La qual cosa suona strana vista la linea del Quotidiano degli uomini "liberi".
Mi viene da pensare che in redazione abbiano dovuto disbrigare la pubblicazione di materiale giornalistico precedente per obbedire alla loro "scaletta"...

Anche perchè è l'unica motivazione che mi viene in mente che possa legarsi alla mancata pubblicazione della precisazione e della richiesta di prosecuzione del dibattito su Rinascita, senza pensar "male"...
L'altra motivazione la voglio scartare perchè è l'ambiguità...

Ma non posso credere che la tollerante Rinascita, che anche nel numero di oggi ha dato voce alle più variegate anime nostaligco-destrorse come vetero-sinistrorse non dia voce al mio intervento che non è nostalgico ma propositivo...

Spero di non dovermi ricredere...

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MessaggioInviato: Ven Giu 09, 2006 11:05 am    Oggetto:  
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Il mio articolo è stato pubblicato sia sul quotidiano che sulla testata Web, all'indirizzo
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Ma credo che sia il termine del "dibattito"..

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MessaggioInviato: Ven Giu 09, 2006 7:25 pm    Oggetto:  
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Bene, felicissimo per te Stefano!
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Il culto delle memorie è indice sicuro del grado di civiltà di un Popolo e della coscienza che esso ha della propria forza.
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MessaggioInviato: Sab Giu 10, 2006 7:39 pm    Oggetto:  
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Temo di non aver capito una cosa: se non attraverso il corporativismo, come pensano di realizzare il socialismo nazionale di cui tanto parlano?
Che io sappia questo giornale ha più volta esaltato la figura di Chavez e del Venezuela ma, da quel poco che so, non so quanto sia veramente socialismo nazionale quello di Chavez...
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MessaggioInviato: Lun Giu 12, 2006 11:24 am    Oggetto:  
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Sono assolutamente d'accordo con Daniele.
A parte il fatto che Chavez può essere più o meno "simpatico" per il suo "orgoglio nazionale" e per il suo "populismo", non è assolutamente esente da critiche e non è assolutamente Corporativista. Socialmente, quindi, è lungi dall'aver "risolto" le problematiche nazionali con una ricetta valida e quindi è altrettanto lungi dall'aver dato un "modello" da seguire.

Inoltre il problema di Rinascita e della sua linea politica è proprio questo: ritornare a concetti classistici e "internazionalistici" che fanno pensare, questi SI', ad un ritorno a sperimentazioni fallimentari del socialismo, solo rimaneggiate per la attualità dei tempi!

Non è il marxismo che va evoluto ed adattato! SEMMAI E' IL CORPORATIVISMO A DOVER ESSERE RIPRESO E ADATTATO!

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MessaggioInviato: Mar Giu 13, 2006 11:24 pm    Oggetto:  
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Inoltre non mi pare che la socializzazione superi il corporativismo anzi mi sembra che la socializzazione sia un "approfondimento" del corporativismo: si applica a livello aziendale ciò che già si applica a livello politico con la creazione di una camera delle corporazioni...
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