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IMPORTANTE A.J. GREGOR - JULIUS EVOLA
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msdfli




Registrato: 13/01/10 09:40
Messaggi: 36

MessaggioInviato: Ven Apr 30, 2010 4:19 pm    Oggetto:  
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Rispondi citando

tribvnvs ha scritto:
Marcus ha scritto:
...da notare il relatore di "Casa Padella", se non erro lo stesso Adinolfi che spacciava nazismo e fascismo come fossero la stessa cosa


No, Carlomanno è il figlio... spero per lui che non segua le gesta del vecchio informatore dei servizi fuggito in Inghilterra insieme a Fiore per sfuggire alla "giustizia" di Fioravanti...
Herrneklub, tanto lo so che sei di Casapound... questa è una vecchia fissa mia, ti prego di rispondermi:

a Casapound avete fatto venire cani e porci a conferenzare di tutto... perchè l'unico che non avete chiamato è Fioravanti? Che Adinolfi e Fiore c'hanno ancora paura che voglià finì il compito?
Fateglielo raccontare perchè voleva farli fuori... (il numero tre di III posizione l'aveva già fatto fuori, i numeri 1 e 2 scapparono giusto in tempo).... Laughing
Così scopriamo anche che tipi avete dietro... quelli che da sempre fanno il doppio gioco al servizio del sistema o dei suoi utili idioti... al punto da far ****** perfino gli utili idioti!



finalmente leggo delle parole chiare sui pirati della tortuca.
il doppiogiochismo in salsa romana con il pdl e i finti piagnistei
sulla manifestazione del 7 maggio mostrano tutta la loro collusione.

E qualcuno sfrutta anche dei ragazzi in buona fede per propinare
il fascismo del nuovo millennio oppure per riciclarsi dopo aver fatto
il pirata da giovane.
Il problema è che molti giovanotti si fanno manipolare e dietro lo slogan
CARICA AL MUTUO SOCIALE non vedono che i propri capoccia
flirtano con il pdl.

sveglia

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Marcus
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Registrato: 02/04/06 11:27
Messaggi: 2594
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MessaggioInviato: Ven Apr 30, 2010 4:50 pm    Oggetto:  
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Rispondi citando

...qui su IlCovo pur essendo notoriamente gente civile diciamo sempre le cose in modo chiaro e senza giri di parole...leggere per constatare Very Happy
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_________________
" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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JeunesseDorèe89



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MessaggioInviato: Ven Mag 14, 2010 11:52 am    Oggetto:  
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Rispondi citando

Mi è stato detto di commentare questo articolo, quindi procederò a darne una mia opinione in merito ad alcune parti particolarmente controverse, segno di una parziale incomprensione dei libri di Evola. Senza nulla togliere ai meriti di Gregor riguardo la politologia e lo studio del fascismo, mi sembra esagerato riferirsi a lui in maniera unilaterale su ogni questione. Qui mi sembra evidente come non abbia compreso (o compreso solo in parte) ciò che dai suoi libri, Evola volle trasporre (e non mi riferisco mai ad un "pensiero di Evola" o una filosofia di Evola, perchè di questo non si tratta).

Nella fretta di distanziare nettamente Evola dal fascismo, Gregor qui ha voluto dargli un aspetto cristallino, secondo un evoluzione del suo pensiero che apparirebbe omogenea nel suo aspetto quasi grottesco (e la Tarquini, l'allieva di De Felice, nel suo saggio spiega bene la discontinuità che in effetti la vulgata continua ad additare ad Evola)...

Citazione:
Niente nella sua gioventù fa pensare a lui come ad uno di quei pochi che avrebbero potuto e dovuto scrivere articoli o libri apologetici sul fascismo. Il dicianovenne Evola servì l'esercito italiano nella Grande Guerra. Ma contrariamente a coloro che sostenevano l'intervento in quella guerra e che sarebbero poi entrati e far parte dei ranghi del fascismo subito dopo, egli obiettava l'alleanza della sua nazione con le democrazie industrializzate. Egli preferiva l'alleanza con la più tradizionalista Germania guglielmina e la monarchia Austriaungarica. Già a diciassette, Evola cercava di sostenere il tradizionalismo che identificava nelle credenze e nella politica degli imperi centrali.

Non si capisce dove il Gregor abbia tirato su una idea simile, per il quale Evola non avrebbe potuto in futuro scrivere scritti apologetici sul fascismo. Molti intellettuali del tempo - con bagagli culturali differenti - videro l'ascesa del fascismo con grande benevolenza.
Inoltre l'obiezione sostenuta da Evola riguardo l' alleanza dell'Italia con le democrazie plutocratico-liberali mi pare molto coerente, soprattutto a confronto di tutti quelli che in futuro si diranno anti-democratici, anti-liberali, anti-massonici (un’alleanza con Francia e Inghilterra, culla delle idee più abiette e avversate dal fascismo stesso non mi sembra una scelta così anti-fascista, anzi).

Citazione:
Evola rifiutò esplicitamente il movimento artistico dominate in quel momento nel suo ambiente: il futurismo, la singolare creazione di Filippo Tommaso Marinetti. Evola trovava il futurismo inaccettabile perché Marinetti usava il movimento per difendere il rapido sviluppo industriale e tecnologico dell'Italia.
In realtà qui ci sono da fare alcune precisazioni. Come si legge nel "Cammino del cinabro" Evola inizialmente partecipò al futurismo, aggregandosi ai giovani artisti che si incontravano presso lo studio di Giacomo Balla,del quale Evola - come scrive Crispolti - fu praticamente allievo. Si distanziò dal futurismo solo quando questo venne influenzato sempre più dal marinettismo sul quale Evola scisse: <<In esso mi infastidiva il sensualismo, la mancanza di interiorità, tutto il lato chiassoso ed esibizionistico, una grezza esaltazione della vita e dell’istinto curiosamente mescolata con quella del macchinismo e di una specie di americanismo, mentre, per un altro verso, ci si dava a forme sciovinistiche di nazionalismo>> Anche qui non mi sembra nulla di anti-fascista, dato che si da risalto all'aspetto anti-spirituale, vitalistico ed edonistico del marinettismo (e come ben si sa il fascismo fu un movimento, come ebbe a dire più volte Mussolini, spirituale e caratterizzato da un profondo senso dell'ethos, al di la della retorica di regime).

Riguardo certe posizioni intransigenti di gioventù, Evola si fece più accondiscendente, riguardo ad esempio al progresso tecnologico (citando più volte il Giappone imperiale, classico esempio di stato organico fortemente tradizionale e spirituale, non contaminato però dal forte progresso tecnologico)

Citazione:
Ciò che Evola cercava non era la potenza materiale che egli era convinto fosse una esistenza desacralizzata ma la potenza che ognuno può “democraticamente” acquisire imparando a conformarsi alle leggi naturali. Evola cercava la potenza superiore, il prodotto di entrambe le conoscenze noetica e metafisica, accessibili attraverso speciali facoltà che sono solo il risultato di un lungo ed indispensabile allenamento occulto.
Questa parte mi sembra fortemente arbitraria; intanto la parola “democraticamente” è fuori luogo, perché non c’è assolutamente nulla di democratico nel pensiero di Evola (che ricordiamo, è l’esaltazione del numero e della quantità). Questo continuo rimando poi all’occultismo è un’improprietà di linguaggio che si concede il Gregor per trasmettere un determinato pregiudizio – che il significato della parola stessa ha ormai assunto – nelle pratiche ascetiche auspicate da Evola (che ricordiamo ancora una volta non sono da lui inventate ex abrupto, ma vengono semplicemente esposte per quelle che sono sempre state).

Citazione:
L'esoterismo di Evola era incentrato su un individualismo radicale che trovò espressione nel solipsismo epistemologico, nel antinominalismo politico assieme a delle convinzioni sociali ed economiche reazionarie.
la definizione di solipsismo epistemologico poi è completamente errata e da chiaro segno di non aver compreso l’espressione dei concetti da lui esposti. Se si tratta di una Verità intrinseca all’uomo –come vorrebbe il solipsismo- essa non perviene comunque di per sé per ogni individuo, scaturendo nel soggettivismo anarchico, l’uomo perviene alla Verità in base al corollario che essa è assoluta ed è ontologicamente legata all’uomo, in quanto parte di un progetto compiuto in base appunto a Verità (e giustizia ovviamente, dato che ciò che è vero è giusto); questa definizione rimarca ancora una volta il considerare il pensiero di Evola una filosofia (ecco la classificazione forzata in un’epistemologia), cosa che invece non è, poiché si può parlare al massimo di “interpretazione” di verità assolute insite nell’uomo e nelle sue civiltà fin dall’alba dei tempi.

Citazione:
Evola fu, ricordiamolo, sempre un antinazionalista per tutta la sua vita.
anche qui non è corretto, e basta andarsi a rileggere gli uomini e le rovine o fascismo e terzo reich per rendersi conto che Evola non fu affatto antinazionalista, fu semmai contro una nazione di stampo massonico, riconducibile al vago concetto di patria intesa come popolo o territori (elementi eterogenei e alquanto transeunti) in favore di una preminenza assoluta dello Stato sulla nazione (come anche il fascismo riteneva; sono di Mussolini infatti le inequivocabili parole <<Senza lo Stato non vi è nazione. Ci sono soltanto degli aggregati umani, suscettibili di tutte le disintegrazioni che la storia può infliggere loro>> e ancora: <<solo lo Stato da l’ossatura ai popoli>> e: <<non p la nazione a generare lo Stato. Anzi la nazione è creata dallo stato che dà al popolo una volontà e quindi un’effettiva esistenza>> infine: <<il popolo è il corpo dello Stato e lo Stato è lo spirito del corpo>> etc…)

C’è da notare inoltre che ampio spazio nell’articolo si lascia al primo Evola, che poi non è quello che venne seguito dagli ambienti della destra radicale (se così si può dire); l’Evola di imperialismo pagano ha sicuramente aspetti discutibili ma che comunque non trovano spazio in seguito, dato che l’effettiva svolta avviene con “Rivolta contro il mondo moderno”, quindi tutta questa disquisizione sul primo Evola fa chiaramente capire l’intento del Gregor nel voler dare una continuità paradossale con il suo pensiero e non fu certo “un cambio strategico” come afferma subito dopo per cercare di aggiustare l’incoerenza dei fatti. Indi per qui mi asterrò dall’analizzare tutto questo lungo discorso su imperialismo pagano (dato che in questa sede si vogliono esporre i contatti e le discordanze con Evola e il fascismo e il fascismo mussoliniano dal “neofascismo”, anche se tale termine è del tutto improprio).

Citazione:
Così egli parlò della sua spirituale “razza solare iperborea” come razza nordica ed ariana. Egli enfatizzò il ruolo negativo dei semiti e degli ebrei. Egli parlò dei nordici-ariani come una razza virile, eroica e creazione di cultura bionda. Egli parlò male della mescolanza tra razze e fu entusiasta riguardo le virtù degli antichi germani e romani. Egli sembrava aver articolato una forma di razzismo biologico che il mondo riconobbe come quella riscontrabile nel Mein Kampf di Hitler.
su questa parte una precisazione però è d’obbligo. Prima di tutto non c’è una sua razza iperborea dato che, come bene espresso in Rivolta, Evola si limita a citare fonti antiche di varie tradizioni che, pur non essendosi mai incontrate o avuto contatti di sorta tra loro nel periodo che va ascritto come “storia”, hanno tutti in comune il ricordo di una discendenza nordica, di una civiltà sia tecnologicamente che spiritualmente progredita che discese dal nord a seguito di un cataclisma naturale (e le nuove scoperte sia antropologiche, che genetiche, che paleontologiche attestano ampiamente questo). Il razzismo biologico poi non ha assolutamente nulla a che spartire con quello esposto da Evola, in quanto meramente materialista (già dalla definizione appare paradossale come qualcuno possa attribuire ad un Evola un razzismo “biologico”, il cui materialismo zoologico è evidente fin dal nome stesso), e anzi Evola fu sempre critico nei confronti di questo razzismo, persino quando lo adottò nei primi tempi il fascismo, rettificandolo (criticò ampiamente il manifesto della razza per le sue logiche abborracciate e materialistiche ). Sul Volksgemeinshaft hitleriano poi non ci può essere nessun punto in comune in quanto l’idea del popolo-razza, oltre a essere un assurdo, è un’idea fortemente democratica e collettivizzante, senza che della razza si dia alcun connotato qualitativo.

Citazione:
Così come i termini di gerarchia, eroismo, misticismo, anti-intellettualismo, leadership, antiparlamentarismo, disciplina, ascetismo, lotta ed imperialismo significavano qualcosa nel lessico del fascismo, Evola prese questi termini e li mise al proprio servizio, dandogli dei significati completamente diversi.
Il credere che tali termini nascano e si sviluppino integralmente nell’orbita fascista è sintomo di ristrettezza mentale, perché come è evidente che essi sussistano di per sé, Evola non mise a suo servizio proprio niente, poiché “espose” (e qui si ritorna sempre all’errore di considerare le considerazioni di Evola un ideologia o qualcosa di soggettivo e da lui inventato di punto in bianco) significati che tali termini ebbero sempre avuti. Molti saggi precedenti, anche del secolo precedente, attestano ciò, quindi mi sembra quantomeno grottesco tacciare Evola di essere un demiurgo della semantica.

Citazione:
I nordici ed i latini sono quanto di più vicino agli Iperoborei. Con l'aumentare del mischiarsi ad altri popoli, essi diminuirono il loro talento creativo.
anche qui c'è un errore palese. I latini non c'entrano nulla. Se si parla delle prime migrazioni nordiche e indoeuropee si deve parlare di Dorico-spartano, romano e germanico. La confusione con i latini e con le genti mediterranee è segno, ancora una volta, di studi affrettati o consultazioni di seconda mano. Anche il riferimento ai germani è incompleto in quanto, come le recenti ricerche antropologiche dimostrano, il tratto ariano caratteristico del DNA è presente iin misura maggiore in Italia e in Inghilterra, che in Germania ad esempio (e in misura ancor maggiore tra i pellirosse e gli esqimesi); quindi anche se somaticamente i germani possono apparire "più puri" (dovuto in quanto discendenti delle ultime migrazioni indoarie) in realtà presentano caratteristiche spirituali atrofizzate (e questo Evola lo descrisse bene quindi non si comprende come il Gregor possa aver frainteso in maniera così netta)

Citazione:
L'antipatia di Evola per gli ebrei ha origine nella sua giovinezza. Ve ne sono tracce in imperialismo pagano, dove egli parla di contaminazione ebraica che è espressa nel corpo. Niente di tutto ciò pare particolarmente illuminante. Il suo antisemitismo diventò più forte in Rivolta contro il mondo moderno per diventare pervasivo in Sintesi di dottrina della Razza.
anche qui c’è faziosità; il rozzo antisemitismo venne sempre avversato da Evola, criticato negli scritti sul terzo reich e nella stessa dottrina della razza citata dal Gregor (per non parlare del libretto 3problemi della questione ebraica); dove si capisce chiaramente che non esiste avversione per l’ebreo in quanto tale o in quanto essere umano, alla stregua di un antisemitismo ottocentesco positivista, si parla qui di Weltangshauung semita, come concezione di vita, come culto del denaro, come antropologizzazione spinta del divino in terra, come concezione vittimistica della vita ottenebrata dal senso “di colpa”. Si parla di un qualcosa che trascende il mero antisemitismo (chiarificato in parte successivamente nell’articolo).

Peraltro il Gregor sembra abbia scordato di scrivere, sul tema razza, che Evola nel gennaio 34’ (quando ancora non eran state promulgate neanche le leggi razziali) ricevette il plauso di Mussolini in merito ad un articolo su un razzismo “culturale e spirituale” concernente “la forma interna” di un vero razzismo; così come quando Mussolini, avendo letto il libro sintesi di “dottrina della razza”, convocò il 12settembre 41 a Palazzo Venezia Evola con Pavolini (ministro della cultura popolare) confessando di approvarne le tesi esposte incondizionatamente, e che dovessero essere divulgate attraverso varie iniziative come la rivista bilingue “sangue e spirito” e un indagine sulle componenti razziali del popolo italiano (interrotta però dalla guerra). Per non parlare dell’articolo di Evola del 28settembre 1943 su Politica Nuova, che piacque talmente tanto a Mussolini che lo fece ripubblicare in forma di opuscolo per un’ampia diffusione.

E trincerarsi dietro affermazioni del tipo “fu pragmatismo” o “il razzismo non faceva originariamente parte della dottrina” è antiscientifico (se si vuol fare della politologia e un’analisi storiografica le interpretazioni non vanno supposte in base a ciò che uno pensa ma ci si deve riferire ai fatti) perché talmente tanti sono le prove a dimostrare il contrario che non entro nel merito. Sarebbe come fare alla maniera dei marxisti, ove la realtà non rispetta il loro determinismo, rigirarlo e interpretarlo a proprio piacimento.
Giusto qualche citazione dello stesso Mussolini per non dare adito a dubbi:

<< il fascismo è un profondo, perenne bisogno di questa stirpe ariana e mediterranea che ad un dato momento si è sentita minacciata nelle ragioni stesse della sua esistenza>> (aprile 1921,discorso a Bologna, un periodo di cui non si può certo parlare di influenze hitleriane)

Oppure: << è con la razza che si fa la storia>> (1921)

<<bisogna vigilare seriamente sul destino della razza; bisogna curare la razza>>(1927)

E nel 1938 egli stesso ricordò che il razzismo fascista non intende scimmiottare quello tedesco e tutte le volte che egli si è riferito alla “stirpe” <<avevo inteso riferirmi alla razza>>. A riprova di tale affermazione uno scritto del primo Mussolini (1919) evidenzia come sostenga che l’ebreo, assoggettato e privato dei mezzi normali per lottare direttamente, nel mondo moderno è ricorso ai mezzi indiretti costituiti dal danaro, dalla finanza e dalla cultura per esercitare un dominio e affermarsi. In più, in un articolo, sempre del 1919 si era chiesto se il bolscevismo, appoggiato nelle sue origini da banchieri ebrei di londra e NYC e avente (allora) numerosi ebrei tra i suoi dirigenti non fosse una <<rivincita di Israele contro la razza ariana>>.

Citazione:
La critica continuava. Evola, come era sottolineato, rifiutava quasi ogni tratto del fascismo: il nazionalismo, il partito unico, le sue politiche economiche e sociali, il corporativismo, l'appello all'Italia del rinascimento con le sue scienze profane, e l'Italia del Risorgimento e di Mazzini.
qui c’è sia da rettificare, che da respingere in toto. Il nazionalismo era respinto nella forma già spiegata in quanto si poneva preminenza allo Stato, rispetto a popolo e nazione (così come lo stesso Mussolini ammise, quindi al di la della retorica di regime non mi sembra ci sia nulla di antifascista in una concezione di stato organico, in cui tutte le parti del sistema cooperano in vista di un fine comune e superiore). Idem per il partito unico viene criticato nella misura in cui esso non rispetta un qualcosa di qualitativo. Evola auspicava un “ordine”, un gruppo cioè di persone votate alla causa e preparate a difenderla (cosa che sappiamo il partito unico coi suoi tradimenti non fu proprio); se il partito unico avesse avuto un carattere di ordine, gerarchico, qualitativo, superiore, le cose sarebbero andate diversamente il 25aprile, tanto per dirne una. Eliminando poi il parlamentarismo democratico la definizione di “partito” non ha più cagion d’essere, a maggior ragione se si tratta di un partito unico (la definizione di partito indica delle “parti”, che sono logicamente in antitesi con l’uno). Evola sostanzialmente criticava questo, quasi la "definizione" del partito unico, in quanto di partito non si poteva più parlare. Trall’altro l’accezione di partito rimanda ad un idea parlamentarista, segno che qui la rivoluzione fascista si dimostrò poco drastica, affermando di negare ed eliminare il parlamentarismo marcio del dopoguerra, ma mantenendo le sue strutture partitiche (sebbene il partito fosse unico). La definizione di Ordine appare quindi più corretta e soprattutto utile allo scopo, in quanto ancora una volta si contrappone la concezione qualitativa da quella quantitativa(ordine, che etimologicamente sta a significare la “maniera di procedere, di andare avanti” a sottolineare l’anti immobilismo della tradizione). Il partito unico infatti fu effettivamente un organo quantitativo; non occorrevano capacità speciali per aderirvi, non bisognava dimostrare nulla... la semplice dichiarazione di fedeltà al Duce bastava per ottenere la tessera (e sappiamo poi quei tesserati come si sono comportati dopo la guerra). Di questo problema, per un movimento nato in opposizione alle concezioni quantitative del marxismo, se ne accorse lo stesso Mussolini, che raddrizzò il tiro durante la consegna alla scuola di mistica, affermando: <<La mistica è più del partito, è un ORDINE. Chi vi partecipa deve essere dotato di una grande fede. Il fascismo deve avere i suoi missionari, cioè degli uomini che sappiano convincere alla fede intransigente. È la fede che muove - letteralmente - le montagne. Questa può essere la vostra parola d’ ordine>>. Infatti nella scuola di Giani, vigeva la qualità non la quantità; era la scuola per gli uomini nuovi del fascismo: qualificati, pochi, votati incondizionatamente all’idea, dotati di vera fede. Anche in questo quindi non ci vedo niente di antifascista ma solo rettificazione necessaria (come lo stesso Mussolini e Giani in primis capirono). Sul corporativismo c’è da dire che il Gregor ha volutamente finto di non sapere che su “Gli uomini e le Rovine” c’è un intero capitolo relativo al corporativismo quale unico mezzo economico auspicabile. Il corporativismo è il sistema economico tradizionale per antonomasia e quando Mussolini afferma “non c’è fascismo senza corporativismo” e per via analoga si sa che “non c’è corporativismo senza tradizione” io per la proprietà transitiva leggo: “non c’è fascismo senza tradizione” (non mi fucilate è Laughing). Quindi anche qui niente di antifascista. Sul risorgimento direi che ormai la storiografia moderna ha dato ragione a chi sempre ha sostenuto, prima del 1925, che la massoneria ha agito per vie più o meno dirette, sul risorgimento italiano, quindi l’esaltazione del risorgimento fascista non mi sembra nulla di dogmatico o intrinseco all’essenza della dottrina fascista, anzi non può solo che rientrare nella retorica di regime (dato che fu solo nel 25 che la massoneria fu bandita e il fascismo proclamato continuatore del risorgimento dato che Alessandro Luzio, uno storico del fascismo, sostenne infondatamente, al contrario della tesi universalmente accettata e confessata dagli stessi massoni, che il risorgimento fu merito di un settarismo liberomuratorio di stampo demo-liberale).

Citazione:
Con l'inizio della Seconda Guerra Mondiale non esistevano fascisti e ben pochi nazisti che consideravano Evola come pensatore fascista.
anche questa affermazione mi sembra quantomeno denigratoria e semplicistica considerando il fatto che Evola fu l’unico, assieme al figlio Vittorio Mussolini e a Preziosi, che si ritrovò al quartier generale del fuhrer con Mussolini il 14settembre 43’.

Citazione:
Con il collasso del fascismo nel 1943, e gli sforzi tedeschi per riaffermare Mussolini nel nord dell'Italia sotto la protezione dei nazisti, Evola si rifiutò di collaborare sia con il fascismo che con Mussolini. Le ragioni non erano difficili da comprendere. Furono le stesse che spinsero Evola a non aderire al fascismo nei due decenni precedenti.
anche questo è falso; come è scritto nel Cammino del cinabro Evola, pur rifiutando il carattere proto-socialista del fascismo di Salò - dovuto a esigenze contingenti e traumi contro il tradimento del sovrano – aderì alla RSI in quanto movimento legionario e combattentistico, esaltando inoltre coloro i quali si erano riuniti dietro le barricate di un fronte perso in partenza!

Citazione:
incentrato sulla modernizzazione e sullo sviluppo economico, vicino alle idee filosofiche di Giovanni Gentile, strutturato a partito unico, mancante di spiritualità, materialista, antimonarchico e collettivista. Se a qualcuno è sembrato che egli abbia supportato il fascismo è solamente perchè alcune delle sue idee , in qualche modo, erano vicine alla verità della gnostica degli antichi. La corte D'assise di Roma giudicò Evola non colpevole.
Qui c’è da chiarire; la corte d’assise, per quanto pubblicamente aizzò lo spauracchio fascista, il pretesto dell’incriminazione era dare la colpa ad Evola per la errata interpretazione dei suoi scritti dei movimenti eversivi post bellici. La corte d’assise lo dichiarò assolto in quanto non ebbe nulla a che fare con i FAR e con le loro interpretazioni dei suoi scritti. Sulla modernizzazione e il processo tecnologico rimando ancora una volta agli scritti di Evola e agli esempi, soprattutto riguardo il Giappone pre-bellico, che nulla hanno a che fare con posizioni anti-storiche da ritorno all’ “età della pietra” come qualcuno vorrebbe far credere. Il concetto della tradizione è un concetto dinamico, è un “togliere conservando” posto se vogliamo nella dialettica hegeliana tanto cara a Gentile.
Sulle idee di Gentile è risaputo lo scontro tra i due anche se non fu certo l’unico ad avversare l’attualismo gentiliano durante il fascismo:
Dante dini, Del Vecchio, la maggior parte dei pensatori del fascismo (non solo Evola) andò contro Gentile; perché era considerato un liberale; collocava il fascismo come prosecuzione ideale della destra storica post-risorgimentale (lo stesso Bottai diventerà anti-gentiliano dopo il 26); il manifesto degli intellettuali venne bollato come “un saggio discre-tamente riuscito di manualetto di propaganda, di un filosofo da cattedra”, e Spinetti il fondatore delle rivista "la Sapienza", rivista antigentiliana talmente apprezzata dal Duce da divenire il suo ufficio stampa. l’attualismo fu chiaramente legato a corrente massonica filo-liberista e storicista, nella fiducia nel futuro indeterminato e in altri elementi sicuramente spuri e compromettenti per un movimento che si affermava come antitesi diretta alla precedente Italietta filoliberale. Del resto se si analizza l’attualismo, l’aderenza di Gentile al fascismo è una questione di determinismo storico, non certo di attaccamento e condivisione di un’idea (anche se si deve il merito a Gentile di non averlo rinnegato di fronte alla morte). Il fascismo è novità, è <<missione storica>>, rompe gli schemi e si impone sulla scena storica (chi si impone nella storia, secondo lo storicismo gentiliano, ha il diritto di comandare; un consequenzialismo che trova ampio spazio di manovra persino su fronti antitetici come quelli marxisti…) In base a ciò, se si fosse imposto un qualunque altro movimento dopo il biennio rosso egli, per aderenza al suo sistema, vi avrebbe aderito, foss’anche il marxismo; del resto già nel suo libro d’inizio secolo “la filosofia di Marx” Gentile non si affretta certo a dissociarsene. Egli critica il marxismo ma semplicemente il suo carattere anti-idealista, e anzi Gentile dimostra infine che idealismo e marxismo sono vicini perché hanno in comune una filosofia “della prassi”. L’attualismo è una filosofia fondamentalmente atea che porta una sorta di religione dell’immanenza; ultimo prodotto della modernità secolarizzata e illuministica; uno stato che si fonda su un etica razionalista non trova il principio usque ad unum per verificarsi (e questo fu certo problematico per un movimento che proclama nei suoi punti << il fascismo è contro tutte le astrazioni individualistiche a base materialistica tipo secolo XVIII; ed è contro tutte le innovazioni e le utopie giacobine>> oppure << noi rappresentiamo la antitesi netta, categorica, definitiva dl tutto il mondo della democrazia, della plutocrazia, della massoneria, di tutto il mondo, per dire in una parola, degli immortali principi dell'89>> una negazione della Rivoluzione Francese, ovvero della modernità illuministica e razionalista, chiara e netta) Come può dirsi spirituale un movimento che segue un attualismo che ripone tanta importanza all’immanenza e al progredire della contingenza?
Lo stesso Bottai nella carta della scuola del 39 invita praticamente tutti antigentiliani (Volpicelli, Carlini, Spirito, Pellizzi). Tale carta andava di fatto a smantellare la struttura attualista della riforma gentiliana degli anni 20… E sempre Bottai fonda come tutti sappiamo la rivista “Primato”, che per tre anni fu il ritrovo conclamato di tutti gli antigentiliani, prima della sua definitiva chiusura.


Citazione:
Essi possono essere utilizzati per servire propositi pregiudiziali. Per esempio, il fascismo aveva la sua Scuola di Mistica Fascista ed in modo molto misero questo fatto fu messo in evidenzia per bollare il fascismo come irrazionale. Infatti la “mistica” della scuola di Mistica Fascista definì il misticismo come una sorta di spiritualismo che può essere riscontrato, per primo, nella parte filosofica della Dottrina del Fascismo di Giovanni Gentile, che diede la base filosofica razionale al regime. La mistica fascista venne definita nelle idee fondamentali della dottrina del fascismo nei termini prevalentemente razionali (non razionalisti però) della filosofia di Gentile.
Questo non è proprio vero, la scuola di mistica è fortemente antirazionalista e antirazionalistica (ma non per questo irrazionale); la dimensione metarazionale, trova qui la sua più ampia espressione. In “Dottrina fascista”, il mensile della “Scuola di mistica fascista” fondata da Niccolò Giani nel 1930, che “non fece dell’antigentilianesimo il tratto caratteristico della propria identità politica, nel senso che la distanza fra Gentile e la politica totalitaria del regime fu presentata come un fatto scontato”. In altri termini, la riforma del 1923, adeguatamente storicizzata, fu descritta <<come un provvedimento…voluto da un filosofo non fascista, che…aveva contribuito alla creazione della scuola del regime>>. Ed anche il convegno nazionale di mistica del 1940, con la partecipazione di molti dei protagonisti della campagna anti-gentiliana degli anni trenta, ribadì il primato della politica sulla cultura, la funzione del partito quale organo supremo del fascismo, il culto del Duce quale fondamento della dottrina fascista, il rifiuto di qualsiasi filosofia, compreso l’idealismo, come presupposto della stessa, pur condividendo tuttavia con Gentile l’interpretazione del fascismo come fenomeno nuovo e moderno…

Gentile sostanzialmente fu un patriota di spiriti risorgimentale, legato a filo doppio col mondo della cultura liberale. Non a caso, tutti i discepoli di Gentile (quelli intelligenti, che contano qualcosa nella cultura), militano oggi in campo antifascista e persino comunista. Chi legge “genesi e struttura della società” non può non rimanere perplesso di fronte allo spirito democratico-sociale di quest’opera che, degnamente, culmina nell’ideale bolscevico dell’«umanesimo del lavoro». Così, non può meravigliare che un gentiliano come Ugo Spirito si atteggi, di volta in volta, ora a «corporativista», ora a «comunista», senza bisogno di cambiare un rigo di ciò che ha scritto.


Citazione:
Come già detto, qualcuno vede del neofascismo nelle politiche reganiane, nelle tifoserie, negli skinhead, nei vandali, nelle milizie, negli antisocialisti, negli antiegalitari, ed in chiunque si discosti dal pensiero “politicamente corretto”. Il risultato è stato imbarazzante a livello intellettuale.
se qui ha ragione il Gregor nel considerare la storiografia ufficiale superficiale nei confronti del fascismo, poi pecca lui di superficialità, quando butta nel calderone skinhead, vandali, teppisti, ultras, come se tutti insieme formassero un sottoprodotto di stampo univoco e omogeneo; anche qui la distinzione è d’obbligo e non si possono confondere certi individui sotto l’etichetta (concordo qui col Gregor) neofascismo…

Concludo qui. In merito a qualche commento mio personale mi sembra che per quanto Gregor affronti con diligenza lo studio storico sul fascismo non abbia ben capito ciò che Evola volle trasmettere (e non ideare) trasformandolo in una sorta di stregoneria strampalata. Per certi argomenti si dovrebbero invece consultare altri illustri studiosi come il grande Adriano Romualdi, allievo dell’illustre de Felice e grande studioso di Evola e del tradizionalismo.

Cordiali saluti a tutti
Wink
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Marcus
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MessaggioInviato: Ven Mag 14, 2010 8:12 pm    Oggetto:  
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...se qualcuno non vuol vedere deliberatamente determinati fatti non saremo certamente noi ripetendoci per l'ennesima volta né nessun altro in grado di convincerlo del contrario, nemmeno se tutta una serie di documenti ed interpretazioni di accademici acclarati stanno a dimostrare la validità della nostra tesi. Al riguardo possiamo solo suggerire al nostro nuovo utente di leggere integralmente la presente discussione, inoltre questa stessa sezione del forum contiene tutta una serie di altri documenti inerenti fonti storiche primarie o interpretazioni storiografiche di accademici di chiara fama che, pur non limitandosi affatto ai soli scritti del professor Gregor, avallano ugualmente quanto da noi affermato in tema di fascismo mussoliniano.
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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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MessaggioInviato: Sab Mag 15, 2010 10:11 am    Oggetto:  
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Esatto.

Ma anche in questa stessa "apologia" filoEvoliana, fatta dall'utente in questione, ci sono grossi difetti interpretativi e logici, messi in atto per accreditare Evola come Fascista e più ancora per cercare di portare avanti l'impossibile operazione di uguaglianza tra Tradizionalismo Evoliano (che lo ricordo è più di una filosofia, è quasi una religione) e Fascismo.

Questa operaizone è stata portata avanti per i motivi di cui abbiamo ampiamente trattato, anche in questa discussione, che l'utente "confutatore" ha però evitato di leggere ,cosa che avrebbe dovuto fare se avesse voluto davvero confutare.

L'operazione di Evolizzazione del Fascismo è però un ossimoro antifascista, perchè in primis (si cerca di far coincidere ciò che è opposto, ovvero le concezioni di Evola e il Fascismo) lo stesso J. Evola ha affermato a chiarissime lettere ed in tempi non sospetti (ovvero anche negli anni stessi dei fatti) quanto strumentale fosse il suo avvicinamento al Fascismo e a Giani e quanto la sua Filosofia della Tradizione fosse SUPERIORE ad ogni concezione politica, ivi compreso il Fascismo.

La cosa assurda in tutto questo dibattere, è che è stato ignorato volutamente il pensiero di Evola. Forzandone l'interpretazione a dispetto dello stesso Evola. Forzando l'interpretazione, vieppiù, di singoli aspetti del Pensiero Evoliano che possono essere messi in parallelo col Pensiero Fascista ma che palesemente non esauriscono nè condividono il suddetto pensiero!

Infatti, tutto ciò è in linea con la strumentalità affermata a chiare lettere dallo stesso Evola, che si appoggiava a qualche aspetto del fascismo per quanto in quel dato aspetto si potesse portare avanti la sua propria visione che vi si differenziava (vedi anche l'adesione strumentale e solo formale alla RSI, data più per la sua concezione Nibelungica della lotta che per altro. Infatti non mancò mai di denunciare come inammissibile la dottrina Fascista espressa così chiaramente in quel periodo).

Se quindi non si risponde al primo quesito: perchè affermare il fascismo di Evola se egli stesso si dichiara a-fascista (in un periodo fu addirttura ANTI-fascista!)? Perchè forzare la presunta uguaglianza tra fascismo e religione della tradizione, quando questa uguaglianza è semplicemente assurda e quando solo alcune posizione evoliane si avvicinano solamente ad alcune posizioni fasciste, peraltro assolutamente merginali e strumentali?

Senza la risposta a queste domande, come ampiamente dimostrato, ogni altro tentativo risulta inutile e dannoso.

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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MessaggioInviato: Sab Mag 15, 2010 5:04 pm    Oggetto:  
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Sottolineando quanto scritto da RomaInvicta, eccoti una risposta argomentata alle tue obiezioni.

Citazione:
Non si capisce dove il Gregor abbia tirato su una idea simile, per il quale Evola non avrebbe potuto in futuro scrivere scritti apologetici sul fascismo. Molti intellettuali del tempo - con bagagli culturali differenti - videro l'ascesa del fascismo con grande benevolenza.
Inoltre l'obiezione sostenuta da Evola riguardo l' alleanza dell'Italia con le democrazie plutocratico-liberali mi pare molto coerente, soprattutto a confronto di tutti quelli che in futuro si diranno anti-democratici, anti-liberali, anti-massonici (un’alleanza con Francia e Inghilterra, culla delle idee più abiette e avversate dal fascismo stesso non mi sembra una scelta così anti-fascista, anzi).


Invece a me pare proprio una scelta “antifascista”, e ti spiego subito il perché. Anzitutto puoi fartene un’idea tu stesso, leggendo qui:

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Agli occhi di Mussolini e dei sindacalisti interventisti rivoluzionari, gli imperi centrali erano il simbolo vivente della REAZIONE. Le dinastie degli Hohenzollern e degli Asburgo rappresentavano, dal punto di vista dei Fasci di Azione Rivoluzionaria, le dinastie retrive e reazionarie che dovevano essere abbattute dalla guerra. Non a caso il futuro duce accuserà i neutralisti socialisti di essere reazionari e contro-rivoluzionari, in quanto a suo dire il PSI si era “alleato moralmente, e forse anche materialmente, con le forze della reazione europea”.

In secundis, non giudicare un Paese in base alle idee prodotte. La Francia, se è vero che è stata la culla della democrazia liberale, è altrettanto vero che è stata la culla del proto-fascismo soreliano!

Citazione:
In realtà qui ci sono da fare alcune precisazioni. Come si legge nel "Cammino del cinabro" Evola inizialmente partecipò al futurismo, aggregandosi ai giovani artisti che si incontravano presso lo studio di Giacomo Balla,del quale Evola - come scrive Crispolti - fu praticamente allievo. Si distanziò dal futurismo solo quando questo venne influenzato sempre più dal marinettismo sul quale Evola scisse: <<In esso mi infastidiva il sensualismo, la mancanza di interiorità, tutto il lato chiassoso ed esibizionistico, una grezza esaltazione della vita e dell’istinto curiosamente mescolata con quella del macchinismo e di una specie di americanismo, mentre, per un altro verso, ci si dava a forme sciovinistiche di nazionalismo>> Anche qui non mi sembra nulla di anti-fascista, dato che si da risalto all'aspetto anti-spirituale, vitalistico ed edonistico del marinettismo (e come ben si sa il fascismo fu un movimento, come ebbe a dire più volte Mussolini, spirituale e caratterizzato da un profondo senso dell'ethos, al di la della retorica di regime).

Riguardo certe posizioni intransigenti di gioventù, Evola si fece più accondiscendente, riguardo ad esempio al progresso tecnologico (citando più volte il Giappone imperiale, classico esempio di stato organico fortemente tradizionale e spirituale, non contaminato però dal forte progresso tecnologico)


Io mi chiedo come tu possa conciliare il vitalismo modernistico del fascismo (il futurismo non ne è che il precursore) col totale rigetto della modernità e del progresso compiuto da Evola. Il fascismo è un movimento di avanguardia nazionale? Postula programmi che auspicano uno Stato tipicamente moderno che sviluppi e accelleri il progresso industriale e tecnologico del Paese, all’insegna di un rivoluzionario progetto economico definito “produttivista”? La risposta è si! Evola rigetta la modernità? Si! Dunque Evola – e mi pare pacifico affermarlo, ne potrai convenire tu stesso – non è fascista.

Citazione:
questa definizione rimarca ancora una volta il considerare il pensiero di Evola una filosofia (ecco la classificazione forzata in un’epistemologia), cosa che invece non è, poiché si può parlare al massimo di “interpretazione” di verità assolute insite nell’uomo e nelle sue civiltà fin dall’alba dei tempi.


Il fatto che secondo te Evola abbia “interpretato” verità assolute insite nell’uomo sin dall’alba dei tempi, non significa che tutti debbano pensarla come te. Per chi come me non crede in queste cose ha tutto il diritto di considerarle come postulazioni filosofeggianti teorizzate da uomini.

Citazione:
anche qui non è corretto, e basta andarsi a rileggere gli uomini e le rovine o fascismo e terzo reich per rendersi conto che Evola non fu affatto antinazionalista, fu semmai contro una nazione di stampo massonico, riconducibile al vago concetto di patria intesa come popolo o territori (elementi eterogenei e alquanto transeunti) in favore di una preminenza assoluta dello Stato sulla nazione (come anche il fascismo riteneva; sono di Mussolini infatti le inequivocabili parole <<Senza lo Stato non vi è nazione. Ci sono soltanto degli aggregati umani, suscettibili di tutte le disintegrazioni che la storia può infliggere loro>> e ancora: <<solo lo Stato da l’ossatura ai popoli>> e: <<non p la nazione a generare lo Stato. Anzi la nazione è creata dallo stato che dà al popolo una volontà e quindi un’effettiva esistenza>> infine: <<il popolo è il corpo dello Stato e lo Stato è lo spirito del corpo>> etc…)


Qui, decontestualizzando lo scritto di Gregor, hai fatto un po di confusione. Nell’articolo scritto nel 1925, Evola attacca il fascismo ed il suo peculiare “nazionalismo”, onde voler superare la “contaminazione collettivista”, come la chiama lui. Il punto è che la Nazione costituiva per i fascisti ed i sindacalisti nazionali quel “mito collettivo” tanto disprezzato dal caro Evola. Evolvendo dalla “classe” alla “nazione”, intesa come vissuto storico di un popolo conosciuto e fatto proprio consapevolmente da ogni cittadino tramite l’azione pedagogica svolta dallo Stato che è l’elemento vivificatore della Nazione stessa, il fascismo aveva sviluppato una concezione modernista e “collettiva”. Nazione = Comunità Nazionale.

Citazione:
su questa parte una precisazione però è d’obbligo. Prima di tutto non c’è una sua razza iperborea dato che, come bene espresso in Rivolta, Evola si limita a citare fonti antiche di varie tradizioni che, pur non essendosi mai incontrate o avuto contatti di sorta tra loro nel periodo che va ascritto come “storia”, hanno tutti in comune il ricordo di una discendenza nordica, di una civiltà sia tecnologicamente che spiritualmente progredita che discese dal nord a seguito di un cataclisma naturale (e le nuove scoperte sia antropologiche, che genetiche, che paleontologiche attestano ampiamente questo). Il razzismo biologico poi non ha assolutamente nulla a che spartire con quello esposto da Evola, in quanto meramente materialista (già dalla definizione appare paradossale come qualcuno possa attribuire ad un Evola un razzismo “biologico”, il cui materialismo zoologico è evidente fin dal nome stesso), e anzi Evola fu sempre critico nei confronti di questo razzismo, persino quando lo adottò nei primi tempi il fascismo, rettificandolo (criticò ampiamente il manifesto della razza per le sue logiche abborracciate e materialistiche ). Sul Volksgemeinshaft hitleriano poi non ci può essere nessun punto in comune in quanto l’idea del popolo-razza, oltre a essere un assurdo, è un’idea fortemente democratica e collettivizzante, senza che della razza si dia alcun connotato qualitativo.


Se continui a decontestualizzare in questa maniera il lavoro di Gregor, gli farai dire tutto e il contrario di tutto.

Citiamo integralmente:

Egli parlò male della mescolanza tra razze e fu entusiasta riguardo le virtù degli antichi germani e romani. Egli sembrava aver articolato una forma di razzismo biologico che il mondo riconobbe come quella riscontrabile nel Mein Kampf di Hitler. Attualmente, come vedremo, molto poco di ciò che Evola scrisse fu razzista nel senso biologico del termine. Ciò che egli disse, infatti, aveva poco in comune con l'ideologia nazista ed ancor di meno con il fascismo. La sua associazione con entrambi fu fondata nella speranza che egli li avrebbe usati entrambi come base di lancio per il suo tradizionalismo.

Questo, tanto per mettere i puntini sulle “i” su ciò che dice Gregor.

Citazione:
Il credere che tali termini nascano e si sviluppino integralmente nell’orbita fascista è sintomo di ristrettezza mentale, perché come è evidente che essi sussistano di per sé, Evola non mise a suo servizio proprio niente, poiché “espose” (e qui si ritorna sempre all’errore di considerare le considerazioni di Evola un ideologia o qualcosa di soggettivo e da lui inventato di punto in bianco) significati che tali termini ebbero sempre avuti. Molti saggi precedenti, anche del secolo precedente, attestano ciò, quindi mi sembra quantomeno grottesco tacciare Evola di essere un demiurgo della semantica.


Non mi pare che Gregor scriva che tali termini nascano e si sviluppino dal fascismo. Più semplicemente afferma giustamente che Evola si appropriò strumentalmente di una terminologia usata dai totalitarismi dell’epoca, ne stravolse i significati o cercò di stravolgerli per il suo scopo: trasformare il fascismo in una religione della tradizione!

Valga per tutti il termine “mistica”, di diversa impostazione ideologica per evola e per i fascisti.

Citazione:
anche qui c’è faziosità; il rozzo antisemitismo venne sempre avversato da Evola, criticato negli scritti sul terzo reich e nella stessa dottrina della razza citata dal Gregor (per non parlare del libretto 3problemi della questione ebraica); dove si capisce chiaramente che non esiste avversione per l’ebreo in quanto tale o in quanto essere umano, alla stregua di un antisemitismo ottocentesco positivista, si parla qui di Weltangshauung semita, come concezione di vita, come culto del denaro, come antropologizzazione spinta del divino in terra, come concezione vittimistica della vita ottenebrata dal senso “di colpa”. Si parla di un qualcosa che trascende il mero antisemitismo (chiarificato in parte successivamente nell’articolo).


Anche qui si fa dire a Gregor ciò che non dice! Gregor parla di antisemitismo evoliano, ma non ha mai scritto che questo antisemitismo fosse di natura biologica!

Citazione:
Peraltro il Gregor sembra abbia scordato di scrivere, sul tema razza, che Evola nel gennaio 34’ (quando ancora non eran state promulgate neanche le leggi razziali) ricevette il plauso di Mussolini in merito ad un articolo su un razzismo “culturale e spirituale” concernente “la forma interna” di un vero razzismo; così come quando Mussolini, avendo letto il libro sintesi di “dottrina della razza”, convocò il 12settembre 41 a Palazzo Venezia Evola con Pavolini (ministro della cultura popolare) confessando di approvarne le tesi esposte incondizionatamente, e che dovessero essere divulgate attraverso varie iniziative come la rivista bilingue “sangue e spirito” e un indagine sulle componenti razziali del popolo italiano (interrotta però dalla guerra). Per non parlare dell’articolo di Evola del 28settembre 1943 su Politica Nuova, che piacque talmente tanto a Mussolini che lo fece ripubblicare in forma di opuscolo per un’ampia diffusione.


Non mi pare che qui si sia mai negato l’uso strumentale che Mussolini fece di Evola circa la questione del razzismo, che meglio si adattava alle sue concezioni spirituali. Ciò non significa che Mussolini sia pervenuto al “razzismo spirituale” grazie ad Evola, o che quest’ultimo ne abbia influenzato il pensiero.

Mussolini aveva già maturato una sua concezione peculiare “razzista”, come Gregor riconosce e come viene riconosciuto nella defeliciana intervista sul fascismo:

[…] Per Mussolini, la razza non era una concezione biologica ma, com’era da aspettarsi, spirituale. Secondo lui, esistevano valori spirituali diversi, ed egli riteneva che in determinati, drammatici momenti della storia era possibile parlare di razze che coesistevano con le nazioni. Così era per l’Italia fascista, in cui il genio degli italiani aveva reso possibile l’edificazione dello Stato fascista. Per i cittadini che non si erano trasformati, fascistizzati spontaneamente, soccorreva la disciplina fascista. Come Mussolini ha detto una volta al suo biografo De begnac, per lui era possibile arianizzare gli ebrei, cosa che per Hitler era una violazione delle leggi della natura. Questa concezione di una politica temporanea di discriminazione,che avrebbe dovuto ricondurre gli italiani alla vita fascista,sembra confermare quanto detto prima,e cioè che lo scopo fondamentale dell’azione fascista era di preparare gli italiani alla rivoluzione…[…]

R. De Felice, Intervista sul fascismo, Milano, 1992 , Mondadori pg. 90


Citazione:
E trincerarsi dietro affermazioni del tipo “fu pragmatismo” o “il razzismo non faceva originariamente parte della dottrina” è antiscientifico (se si vuol fare della politologia e un’analisi storiografica le interpretazioni non vanno supposte in base a ciò che uno pensa ma ci si deve riferire ai fatti) perché talmente tanti sono le prove a dimostrare il contrario che non entro nel merito. Sarebbe come fare alla maniera dei marxisti, ove la realtà non rispetta il loro determinismo, rigirarlo e interpretarlo a proprio piacimento.


Se ci si professa sostenitori di una determinata ideologia politica questo significa condividerne i principi della teoria politica. Questo implica l'esistenza di una divisione tra teoria politica e prassi politica e la possibilità per una persona di rifiutare un determinato tratto della prassi politica. Appartenendo le leggi razziali alla prassi politica, per i motivi che adesso ti verranno spiegati, nessun fascista è vincolato a doverle seguire.

Qui nessuno sta interpretando i fatti a proprio piacimento, viceversa contestualizzando i FATTI nel periodo storico in questione, possiamo affermare che:

1) Nessuna teoria della razza fu elaborata dai teorici fascisti prima e dopo il 1938. Anzi, nella Dottrina del Fascismo del 1932 l’unico riferimento che compare sulla “razza” nega che questa possa costituire un elemento nazionale. Ciò non significa che il fascismo e Mussolini non avessero già sviluppato una propria concezione “spirituale” di civiltà, come ti ho già accennato.

2) Le “leggi razziali” si possono spiegare come un provvedimento scaturito dalla percezione della minoranza ebraica come gruppo "ostile" al regime. Tale gruppo “omogeneo” rifiutava di “amalgamarsi” alla Collettività Nazionale, di aderire entusiasticamente alla morale dell’italiano nuovo e di lasciarsi plasmare dal totalitarismo fascista. Tuttavia il percepire una minoranza come "ostile" al proprio regime politico non denota discriminazione razziale quanto piuttosto discriminazione politica. La discriminazione razziale, infatti, si verifica quando si discrimina o si perseguita una minoranza in virtù della proprio appartenenza biologica o etnica ad una determinata razza o etnia. E' questo il caso del nazismo ma non è il caso del fascismo che, quando operò discriminazioni, lo fece esclusivamente su base politica (la domanda che ci si poneva era se questo o quel gruppo fossero o meno fedeli al regime).

3) Tutti gli storici più seri, a cominciare da De Felice, riconoscono che Mussolini ricorse a pretesti di “discriminazione razziale” per ingraziarsi la Germania nazista e cementare l’Asse Roma-Berlino. Le “leggi razziali” si possono spiegare come il tentativo cinico e opportunista di Mussolini di “sacrificare” ideologicamente poche migliaia di ebrei al tavolo dell’alleanza con la Germania. Salvo poi di fatto muoversi nel senso opposto alle leggi, limitandosi a “discriminare e non perseguitare”.

4) L'ideologia fascista é essenzialmente totalitaria ma non razzista, essendo il fascismo dottrina insieme nazionale ed universale in quanto erede dell'universalismo romano. Ecco perché dal punto di vista della dottrina la legislazione razziale nella misura, in cui tendeva a discriminare in base a presunte caratteristiche biologiche, costituiva una contraddizione rispetto all'ideologia. Ma le motivazioni biologiche di fatto costituirono solo un pretesto peraltro disatteso, dovuto a motivi transeunti ed assolutamente contingenti di natura geopolitica.

Tutto ciò è sunto che puoi approfondire qui:

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Citazione:
Giusto qualche citazione dello stesso Mussolini per non dare adito a dubbi:

<< il fascismo è un profondo, perenne bisogno di questa stirpe ariana e mediterranea che ad un dato momento si è sentita minacciata nelle ragioni stesse della sua esistenza>> (aprile 1921,discorso a Bologna, un periodo di cui non si può certo parlare di influenze hitleriane)

Oppure: << è con la razza che si fa la storia>> (1921)

<<bisogna vigilare seriamente sul destino della razza; bisogna curare la razza>>(1927)

E nel 1938 egli stesso ricordò che il razzismo fascista non intende scimmiottare quello tedesco e tutte le volte che egli si è riferito alla “stirpe” <<avevo inteso riferirmi alla razza>>. A riprova di tale affermazione uno scritto del primo Mussolini (1919) evidenzia come sostenga che l’ebreo, assoggettato e privato dei mezzi normali per lottare direttamente, nel mondo moderno è ricorso ai mezzi indiretti costituiti dal danaro, dalla finanza e dalla cultura per esercitare un dominio e affermarsi. In più, in un articolo, sempre del 1919 si era chiesto se il bolscevismo, appoggiato nelle sue origini da banchieri ebrei di londra e NYC e avente (allora) numerosi ebrei tra i suoi dirigenti non fosse una <<rivincita di Israele contro la razza ariana>>.


Mera propaganda fatta a giochi di decontestualizzazioni e strumentalizzazioni arbitrarie.

I termini “stirpe”, “razza”, “popolo” e “civiltà” negli anni venti erano termini intercambiabili. Non v’è nessuna prova che Mussolini si riferisse ad una concezione biologica e materialista di razza. All’epoca il termine “razza” non aveva dei connotati ben precisi. Michels ad esempio nel 1924 scriveva di fenomeni connessi alla “razza o, per dir meglio… popolo o nazione”. L’uso indifferenziato ed intercambiabile dei termini “razza”, “popolo” e “nazione” era comune nella letteratura italiana e nazionalista dell’epoca (vedi anche Marinetti). Lo stesso termine “ariano”, come rivela Gregor, era di uso corrente in Italia e serviva ad indicare uno qualsiasi dei numerosi popoli che parlavano una lingua che si potesse ricollegare alle lingue definite “indoeuropee”. Sono molte le prove che posso portare a dimostrazione di ciò, ma preferisco non entrare nel merito. Mi basta far notare che a smentire ogni qualunque pretesto che quelle frasi avessero un qualche valore “biologico” o di razzismo virulento come si sarebbe manifestato negli anni successivi, un semplice fatto: durante tutto il ventennio israeliti furono diversi ideologi e teorici del fascismo, nonché membri del governo (Angelo Olivero Olivetti, Aldo Finzi, Guido Jung etc.), israelite furono moltissime Camicie Nere e iscritti al PNF, ebrea infine fu la prima biografa di Mussolini nonché sua amante, Margherita Sarfatti. E nel 1932 Mussolini affermò a chiare lettere:

<< Naturalmente non esiste più una razza pura, nemmeno quella ebrea. Ma appunto da felici mescolanze deriva spesso forza e bellezza ad una Nazione. Razza: questo è un sentimento, non una realtà; il 95% è sentimento. Io non crederò che si possa provare biologicamente che una razza sia più o meno pura. Quelli che proclamano nobile la razza germanica sono per combinazione tutti non germanici: Gobineau francese, Chamberlain inglese, Woltmann israelita, Lapouge nuovamente francese: Chamberlain è arrivato perfino a chiamare Roma la capitale del Caos. Una cosa simile da noi non succederà mai […] l'orgoglio nazionale non ha affatto bisogno dei deliri di razza>>.

A ulteriore dimostrazione che quelle frasi altro non erano che un euforico nazionalismo.

Citazione:
Idem per il partito unico viene criticato nella misura in cui esso non rispetta un qualcosa di qualitativo. Evola auspicava un “ordine”, un gruppo cioè di persone votate alla causa e preparate a difenderla (cosa che sappiamo il partito unico coi suoi tradimenti non fu proprio); se il partito unico avesse avuto un carattere di ordine, gerarchico, qualitativo, superiore, le cose sarebbero andate diversamente il 25aprile, tanto per dirne una. Eliminando poi il parlamentarismo democratico la definizione di “partito” non ha più cagion d’essere, a maggior ragione se si tratta di un partito unico (la definizione di partito indica delle “parti”, che sono logicamente in antitesi con l’uno). Evola sostanzialmente criticava questo, quasi la "definizione" del partito unico, in quanto di partito non si poteva più parlare. Trall’altro l’accezione di partito rimanda ad un idea parlamentarista, segno che qui la rivoluzione fascista si dimostrò poco drastica, affermando di negare ed eliminare il parlamentarismo marcio del dopoguerra, ma mantenendo le sue strutture partitiche (sebbene il partito fosse unico). La definizione di Ordine appare quindi più corretta e soprattutto utile allo scopo, in quanto ancora una volta si contrappone la concezione qualitativa da quella quantitativa(ordine, che etimologicamente sta a significare la “maniera di procedere, di andare avanti” a sottolineare l’anti immobilismo della tradizione). Il partito unico infatti fu effettivamente un organo quantitativo; non occorrevano capacità speciali per aderirvi, non bisognava dimostrare nulla... la semplice dichiarazione di fedeltà al Duce bastava per ottenere la tessera (e sappiamo poi quei tesserati come si sono comportati dopo la guerra). Di questo problema, per un movimento nato in opposizione alle concezioni quantitative del marxismo, se ne accorse lo stesso Mussolini, che raddrizzò il tiro durante la consegna alla scuola di mistica, affermando: <<La mistica è più del partito, è un ORDINE. Chi vi partecipa deve essere dotato di una grande fede. Il fascismo deve avere i suoi missionari, cioè degli uomini che sappiano convincere alla fede intransigente. È la fede che muove - letteralmente - le montagne. Questa può essere la vostra parola d’ ordine>>. Infatti nella scuola di Giani, vigeva la qualità non la quantità; era la scuola per gli uomini nuovi del fascismo: qualificati, pochi, votati incondizionatamente all’idea, dotati di vera fede. Anche in questo quindi non ci vedo niente di antifascista ma solo rettificazione necessaria (come lo stesso Mussolini e Giani in primis capirono).


E con questa tu ed Evola dimostrate di non aver capito nulla sulla funzione FONDAMENTALE assegnata da Mussolini al ruolo del Partito all’interno dello Stato Totalitario Fascista. Per Mussolini infatti…

“Il partito è lo strumento formidabile, e al tempo stesso estremamente capillare, che immette il popolo nella vita politica e generale dello Stato; la corporazione è l’istituto con cui rientra nello Stato anche il mondo, sin qui estraneo e disordinato, dell’economia ”

Come si legge chiaramente, per i fascisti il Partito era lo strumento indispensabile per IMMETTERE gli Italiani all’interno dello Stato, della sua politica, e per mobilitarli. Il Partito si qualifica come strumento fondamentale del totalitarismo fascista. Inquadrare le masse nel Regime in maniera capillare ed educarle politicamente è possibile solo avvalendosi di tutte le organizzazioni assistenzialistiche di cui si era dotato il PNF.

Come si legge in “Venti Anni”, edito dal PNF…

Nella formulazione data dallo Statuto, i compiti del P.N.F. consistono nella « difesa e nel potenziamento della Rivoluzione fascista » e « nell'educazione politica degli italiani ».

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Ad usare parole quanto mai chiare, è ancora una volta il filosofo di Castelvetrano:

“Il rapporto tra lo Stato e non questo o quel cittadino, ma ogni cittadino che abbia diritto di dirsi tale, è così intimo, come s'è visto, che lo Stato esiste in quanto e per quanto lo fa esistere il cittadino. Quindi la sua formazione è formazione della coscienza dei singoli, e cioè della massa, nella cui potenza la sua potenza consiste. Quindi la necessità del Partito e di tutte le istituzioni di propaganda e di educazione secondo gli ideali politici e morali del fascismo, che il fascismo mette in opera per ottenere che il pensiero e la volontà del Duce diventi­no il pensiero e la volontà della massa. Quindi il problema enorme, in cui esso si sente impegnato, di stringere nei quadri del Partito e delle istituzioni da questo create tutto il popolo, a cominciare dagli anni più teneri

Curiosi poi gli strani cavilli sulla terminologia della parola “partito”. Si vorrebbero utilizzare questi cavilli per affermare niente popò di meno che – avallando l’antifascismo – “la rivoluzione fascista si dimostrò poco drastica (…) mantenendo le strutture politiche del parlamentarismo”. Affermazione banale, superficiale, che dimostra una totale incomprensione del progetto politico fascista nella sua intera parabola storica.

Come nota E.Gentile in "La via italiana al totalitarismo" riportando le analisi di Finer "Mussolini's Italy":

"Il PNF non poteva più essere considerato un "partito" nel senso comune del termine, cioè come una organizzazione politica in competizione con altre organizzazioni per il governo del paese. Il mutamento sostanziale era avvenuto non soltanto in seguito alla soppressione degli altri partiti, ma specialmente con la nuova sistemazione costituzionale del PNF nello Stato Fascista. La legge 9 dicembre 1928, n. 2693, sull'ordinamento e attribuzioni del Gran Consiglio, aveva trasformato l'organo supremo del partito in organo dello Stato (...). Divenuto organo dello Stato il PNF non poteva esser definito nei termini convenzionali con i quali erano definiti i partiti politici operanti in un sistema liberale. Gli stessi fascisti, notò Finer, si affaticavano nel cercare una definizione adeguata per la posizione e il ruolo del loro partito - milizia, istituzione di diritto pubblico, "chiesa" ecc. - non riuscendo a districarsi dal groviglio concettuale del partito come "parte" e del "partito unico" che pretendeva di identificarsi, in modo confuso, con la Nazione e lo Stato"

Il "Partito" Fascista, dunque, non va inteso come sinonimo di "partes" politica, perchè se fosse il rappresentate di una sola parte porterebbe proprio alla divisione del Corpo Sociale che il Fascismo vuole evitare. Il "partito" si configura piuttosto come un "ordine" col compito di fascistizzare gli italiani inquadrando le masse nelle sue organizzazioni politiche aiutando in tal modo lo Stato, essere custode dell'Idea quindi garante della "rivoluzione permanente" che spetta al partito continuare, infine compito fondamentale formare una classe dirigente!

Citazione:
Sul corporativismo c’è da dire che il Gregor ha volutamente finto di non sapere che su “Gli uomini e le Rovine” c’è un intero capitolo relativo al corporativismo quale unico mezzo economico auspicabile. Il corporativismo è il sistema economico tradizionale per antonomasia e quando Mussolini afferma “non c’è fascismo senza corporativismo” e per via analoga si sa che “non c’è corporativismo senza tradizione” io per la proprietà transitiva leggo: “non c’è fascismo senza tradizione” (non mi fucilate è ). Quindi anche qui niente di antifascista.


Bisognerà vedere come intende Evola il corporativismo, presumo nella sua accezione medievale, chiusa, di casta. Mentre per il fascismo il corporativismo è una concezione dinamica, sindacale, ricca di fermenti, una “democrazia corporativa” per l’appunto.

Sulla tradizione, si è già detto e ripetuto a sazietà che il fascismo è una rivoluzione che intende demolire le vecchie concezioni morali e politiche per edificare le sue concezioni. Per maggiori info su tradizione e fascismo:

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Citazione:
Sul risorgimento direi che ormai la storiografia moderna ha dato ragione a chi sempre ha sostenuto, prima del 1925, che la massoneria ha agito per vie più o meno dirette, sul risorgimento italiano, quindi l’esaltazione del risorgimento fascista non mi sembra nulla di dogmatico o intrinseco all’essenza della dottrina fascista, anzi non può solo che rientrare nella retorica di regime (dato che fu solo nel 25 che la massoneria fu bandita e il fascismo proclamato continuatore del risorgimento dato che Alessandro Luzio, uno storico del fascismo, sostenne infondatamente, al contrario della tesi universalmente accettata e confessata dagli stessi massoni, che il risorgimento fu merito di un settarismo liberomuratorio di stampo demo-liberale).


Allora, abbiamo discusso della questione qui:

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In poche parole: il fascismo si ricollega ad una tradizione risorgimentale che ha il suo precursore in Mazzini. Il fatto che Mazzini o altri si servirono degli aiuti della massoneria (meglio definirla “carboneria”) per il loro progetto è irrilevante. Si potrebbe fare un esempio sul fatto che Mussolini nel 1914 prese degli aiuti finanziari dal borghese Filippo Naldi, o che nel 1920 agrari e industriali finanziarono il fascismo. Questo significa che il fascismo è la “guardia bianca” della borghesia? No, semplicemente ci si serve dell’aiuto provvisorio di chi può aiutarmi a raggiungere uno scopo in quanto la cosa può avere dei vantaggi comuni. Ma ciò non può mettere in discussione la validità del mio scopo! Capito?

Citazione:
anche questa affermazione mi sembra quantomeno denigratoria e semplicistica considerando il fatto che Evola fu l’unico, assieme al figlio Vittorio Mussolini e a Preziosi, che si ritrovò al quartier generale del fuhrer con Mussolini il 14settembre 43’.


Più che essere denigratoria (dove denigra?) e semplicistica, afferma un fatto, ossia che Evola non è e non può essere considerato un pensatore fascista. Oltre al fatto che non ha apportato nulla di nuovo alla Dottrina già delineata da Mussolini e Gentile, le sue concezioni sono antitetiche al modello di Stato totalitario Fascista per i motivi su esposti.

Citazione:
anche questo è falso; come è scritto nel Cammino del cinabro Evola, pur rifiutando il carattere proto-socialista del fascismo di Salò - dovuto a esigenze contingenti e traumi contro il tradimento del sovrano – aderì alla RSI in quanto movimento legionario e combattentistico, esaltando inoltre coloro i quali si erano riuniti dietro le barricate di un fronte perso in partenza!


Se affermi che il “proto-socialismo” (che altro non era che un ventennale sviluppo logico della dottrina fascista, come affermato da Mussolini stesso) era dovuto a contingenze storiche, o sei in malafede o hai fatto proprie le narrazioni dell’ANPI.

In base a cosa affermi che evola aderì alla RSI? In realtà subito dopo l'8 settembre, il filosofo romano, che si trova in Germania per tenere alcune conferenze, raggiunge a Monaco gli altri esuli fascisti «[...] osservando con distacco reazionario scelte che non lo convincono». Farà ritorno in Italia solo al termine della guerra e dirà a chiare lettere, smentendoti in pieno: «dal nostro punto di vista, nulla è da raccogliere dal fascismo della Repubblica Sociale»

Il motivo di cotanta diffidenza è palese: Evola, pur non essendo un “savoiardo”, è rigorosamente contrario all'abrogazione della Monarchia e alla trasformazione dell'Italia in una Repubblica, per di più Sociale.

Citazione:
Il concetto della tradizione è un concetto dinamico, è un “togliere conservando” posto se vogliamo nella dialettica hegeliana tanto cara a Gentile.


Il cammino dell'uomo durante la sua involuzione (come la definisce lo stesso Evola) avviene attraverso un percorso di tipo circolare, non lineare. Traccia di questa teoria la si trova, ad esempio, nello schema proposto da Esiodo relativo alla così detta teoria delle quattro età. Una concezione ciclica è di per sé statica, quindi non lineare e dinamica.

Citazione:
Sulle idee di Gentile è risaputo lo scontro tra i due anche se non fu certo l’unico ad avversare l’attualismo gentiliano durante il fascismo:
Dante dini, Del Vecchio, la maggior parte dei pensatori del fascismo (non solo Evola) andò contro Gentile; perché era considerato un liberale; collocava il fascismo come prosecuzione ideale della destra storica post-risorgimentale (lo stesso Bottai diventerà anti-gentiliano dopo il 26); il manifesto degli intellettuali venne bollato come “un saggio discre-tamente riuscito di manualetto di propaganda, di un filosofo da cattedra”, e Spinetti il fondatore delle rivista "la Sapienza", rivista antigentiliana talmente apprezzata dal Duce da divenire il suo ufficio stampa. l’attualismo fu chiaramente legato a corrente massonica filo-liberista e storicista, nella fiducia nel futuro indeterminato e in altri elementi sicuramente spuri e compromettenti per un movimento che si affermava come antitesi diretta alla precedente Italietta filoliberale.


Non diciamo sciocchezze. Tralasciando le errate interpretazioni sull’attualismo, che fu assunta da Mussolini stesso quale filosofia ufficiale del Fascismo, commetti un madornale errore di valutazione circa le critiche degli “antigentiliani” fascisti, e un tentativo di accorpare in questa componente fascista antigentiliana il filosofo Evola. Ti spiego subito il perché.

Gli studi più recenti hanno dimostrato che l’opposizione di alcuni fascisti a Gentile fu solo una opposizione FORMALE. Questo significa che non fu una opposizione IDEOLOGICA, di fondo. E non potrebbe essere diversamente, dal momento che Gentile è il “razionalizzatore” dell’Ideologia Fascista. Tarquini ad esempio, afferma esplicitamente che le differenze all'interno del regime erano tali da "non mettere mai in discussione la comune appartenenza allo stato fascista, il comune aderire ai suoi valori, ai suoi miti, alle sue battaglie", culture diverse "unite dalla convinzione di rappresentare lo spirito della rivoluzione fascista". Quello che i fascisti criticavano in Gentile era (a loro dire, ma fraintendendolo) l’intellettualismo da cattedra ed il fatto di “provenire” da una cultura di matrice liberale. Alla luce dei nuovi studi però, è stato dimostrato che la “contrapposizione” Scuola di Mistica Fascista-Gentile non fu netta, e neppure ideologica. Scrive infatti Katia Colombo in “La Scuola di Mistica fascista”: “Nonostante la programmatica opposizione all’attualismo e al fascismo gentiliano, che ebbe nell’Istituto di Cultura fascista lo strumento fondamentale della propria divulgazione, sono individuabili elementi di continuità tra fascismo mistico e fascismo gentiliano. La stessa simmetria organizzativa tra la Scuola di Mistica e l’istituto fondato da Gentile, è riconducibile alla comune idea della politica come pedagogia”. Colombo prosegue su questa direttrice, mettendo in luce la continuità sostanziale e i punti di contatto tra i due (pseudo) opposti poli: lo Stato, il fascismo come religione civile, la fede unificatrice nell’Italia etc. Scrive ancora Colombo: “Insomma, la realtà si sarebbe trasformata, modificando il soggetto. Questa prospettiva fenomenologica, che è l’elemento identificativo del fascismo mistico, è il lascito più rilevante dell’attualismo gentiliano”.

A pagina 1 di questa stessa discussione, sono stati inseriti da Marcus dei brani estratti dai lavori di Tarquini e Buchignani che spiegano meglio la “non contrapposizione di fondo“ che invece cerchi di far credere. E, ad ogni modo, Evola non rientra in una “componente fascista antigentiliana”, è palese che la sua filosofia (anzi religione) è lo scorno dell’attualismo gentiliano.

Citazione:
Del resto se si analizza l’attualismo, l’aderenza di Gentile al fascismo è una questione di determinismo storico, non certo di attaccamento e condivisione di un’idea (anche se si deve il merito a Gentile di non averlo rinnegato di fronte alla morte). Il fascismo è novità, è <<missione storica>>, rompe gli schemi e si impone sulla scena storica (chi si impone nella storia, secondo lo storicismo gentiliano, ha il diritto di comandare; un consequenzialismo che trova ampio spazio di manovra persino su fronti antitetici come quelli marxisti…) In base a ciò, se si fosse imposto un qualunque altro movimento dopo il biennio rosso egli, per aderenza al suo sistema, vi avrebbe aderito, foss’anche il marxismo;


Se cerchi un “determinismo” lo trovi nello stesso Evola! Egli disse chiaramente che le sue concezioni filosofiche erano superiori e antecedenti il fascismo stesso, per cui insistette di essere fascista soltanto nella misura in cui il fascismo avrebbe supportato le sue idee. Ne consegue che, se al posto del fascismo si fosse imposta una qualsiasi altra dittatura di stampo reazionario, Evola l’avrebbe supportata per quanto essa rispecchiava le sue idee.

Quanto al dare una connotazione “deterministica” alla filosofia di Gentile, è una cosa tanto falsa quanto risibile. Anzitutto Gentile nega una qualsiasi forma di determinismo, in quanto è l’uomo che fa la storia. In secundis, Gentile aveva già sviluppato in gioventù in molte opere una serie di concezioni razionalmente definite cui resterà fedele per tutta la sua vita e che vedrà concretizzarsi con la nascita del fascismo. Scrive ad esempio Gregor:

“Gentile poteva sostenere che « lo Stato rappresenta la vera personalità dell'individuo » e nello stesso tempo la volontà unitaria della nazione, tesi già da lui avanzata nei Fondamenti della filosofia del diritto, pubblicati nel 1916. In questo senso, egli era già fascista ancor prima della nascita del Fascismo”.

Non è che Gentile aderisce al fascismo perché è una “novità”. Quanto piuttosto perché il Fascismo fu sostanzialmente compatibile coll'attualismo gentiliano ed in esso Gentile ravvisò la concretizzazione dei suoi ideali.

Citazione:
del resto già nel suo libro d’inizio secolo “la filosofia di Marx” Gentile non si affretta certo a dissociarsene. Egli critica il marxismo ma semplicemente il suo carattere anti-idealista, e anzi Gentile dimostra infine che idealismo e marxismo sono vicini perché hanno in comune una filosofia “della prassi”.


Gentile, così come Mussolini, così come Bottai (leggi la mia firma: “La validità storica del Fascismo risiedeva in ciò: nell'opporre a un comunismo, germogliato da una filosofia materialista, un comunismo scaturito da una filosofia spiritualista”. Giuseppe Bottai, Diario 11 marzo 1946) non NEGANO Marx. Mussolini nel PSI esegue con alcuni suoi compagni di Partito, riallacciandosi ad un processo inaugurato da George Sorel in Francia, una revisione antimaterialista del marxismo. Il Fascismo nasce ideologicamente a sinistra da una revisione (non negazione!) del marxismo in senso spirituale e nazionale. Esso altro non è che la via mussoliniana al socialismo, l’unico socialismo possibile e realizzabile.

Citazione:
L’attualismo è una filosofia fondamentalmente atea che porta una sorta di religione dell’immanenza; ultimo prodotto della modernità secolarizzata e illuministica; uno stato che si fonda su un etica razionalista non trova il principio usque ad unum per verificarsi


L’attualismo è una filosofia atea?

Leggiti “La mia Religione” di Gentile:

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E un sunto dell’attualismo:

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Gentile non pensa che la filosofia sia dio. Non pensa che lo "Spirito" sia "immanente" e non crede che il Pensiero "crei" Dio.

Lo dice nel suo cavallo di battaglia che originò il c.d. "Attualismo": Teoria Generale dello Spirito come Atto Puro. E lo dice in "La mia Religione".

E' vero che la filosofia di Gentile ebbe delle "fasi". Una prima fase più vicina all'Immanentismo. Ma la sua Maturazione definitiva, quando Gentile formò quindi il suo proprio pensiero dopo aver criticato gli altri, si attesta in uno Spiritualismo Cosciente. Si potrebbe chiamare auto-coscienza di sè e del ruolo cardine del Pensiero nella realtà.

L' Io Trascendentale si innesta nel solco di Fichte. Da esso "scaturiscono" gli "Io Empirici" l' "Io" della Persona Umana Che da Esso è "creato" e ad Esso "tende".

Si vuole troppo accodare Gentile a Hegel, anche quando si fanno dei distinguo che poi non vertono sulla sostanza.

Gentile non è Immanentista filosofico. La sua filosofia politica prevede in alcuni casi una certa specie di "totalità", che però non può essere elevata ad assoluto. E soprattutto non può essere associata ad altri pensieri.


Citazione:
(e questo fu certo problematico per un movimento che proclama nei suoi punti << il fascismo è contro tutte le astrazioni individualistiche a base materialistica tipo secolo XVIII; ed è contro tutte le innovazioni e le utopie giacobine>> oppure << noi rappresentiamo la antitesi netta, categorica, definitiva dl tutto il mondo della democrazia, della plutocrazia, della massoneria, di tutto il mondo, per dire in una parola, degli immortali principi dell'89>> una negazione della Rivoluzione Francese, ovvero della modernità illuministica e razionalista, chiara e netta) Come può dirsi spirituale un movimento che segue un attualismo che ripone tanta importanza all’immanenza e al progredire della contingenza?
Lo stesso Bottai nella carta della scuola del 39 invita praticamente tutti antigentiliani (Volpicelli, Carlini, Spirito, Pellizzi). Tale carta andava di fatto a smantellare la struttura attualista della riforma gentiliana degli anni 20… E sempre Bottai fonda come tutti sappiamo la rivista “Primato”, che per tre anni fu il ritrovo conclamato di tutti gli antigentiliani, prima della sua definitiva chiusura.


E Bottai di contro, si potrebbe dire, che fu più gentiliano dello stesso Gentile, se guardiamo alla sostanza e non alla forma, come tu fai.

Sulla Rivoluzione francese dobbiamo specificare qualcosina. Il fatto che il fascismo sia l’antitesi netta delle filosofie germogliate da quella rivoluzione (democrazia, liberalismo, razionalismo, giusnaturalismo etc.) non significa che esso NEGHI e RIGETTI la Modernità scaturita da quella Rivoluzione. “Il fascismo non erge De Maistre a profeta” disse Mussolini nella Dottrina, e non intende neppure far tornare il mondo a quello che era prima del 1789. Ecco perché Bottai potè tranquillamente affermare: “Lo Stato Corporativo è la sola soluzione dei problemi della vita contemporanea, è la forma verso cui tende la sostanza sociale del mondo moderno. Esso deve, dunque, fatalmente essere l’erede e l’assuntore di tutta la storia moderna, che nel suo corso politico e nei suoi ordinamenti giuridici è una conseguenza della rivoluzione francese”.

Per avere una visione più chiara, dovresti leggerti “Corporativismo e princípi dell'ottantanove” di Bottai, che trovi qui:

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Citazione:
Questo non è proprio vero, la scuola di mistica è fortemente antirazionalista e antirazionalistica (ma non per questo irrazionale); la dimensione metarazionale, trova qui la sua più ampia espressione. In “Dottrina fascista”, il mensile della “Scuola di mistica fascista” fondata da Niccolò Giani nel 1930, che “non fece dell’antigentilianesimo il tratto caratteristico della propria identità politica, nel senso che la distanza fra Gentile e la politica totalitaria del regime fu presentata come un fatto scontato”. In altri termini, la riforma del 1923, adeguatamente storicizzata, fu descritta <<come un provvedimento…voluto da un filosofo non fascista, che…aveva contribuito alla creazione della scuola del regime>>. Ed anche il convegno nazionale di mistica del 1940, con la partecipazione di molti dei protagonisti della campagna anti-gentiliana degli anni trenta, ribadì il primato della politica sulla cultura, la funzione del partito quale organo supremo del fascismo, il culto del Duce quale fondamento della dottrina fascista, il rifiuto di qualsiasi filosofia, compreso l’idealismo, come presupposto della stessa, pur condividendo tuttavia con Gentile l’interpretazione del fascismo come fenomeno nuovo e moderno…


A smentirti e a dare ragione a Gregor invece, è l’autorevole definizione di Mistica Fascista che troviamo nel “Dizionario di Politica” pubblicato nel 1940 a cura del PNF:

« Mistica fascista si definisce la preparazione all'azione più energica e più accesa che tende a tradurre in realtà le affermazioni ideali del fascismo. [...] Fonde in uno solo i due momenti che in un primo tempo sembravano distaccati, il momento puramente spirituale della Mistica fascista come credenza in un "assoluto" e il momento attivo di essa come azione. La Mistica fascista può quindi meglio definirsi come l'azione fascista determinata dalla fede più salda nell'assoluta verità delle affermazioni fasciste. In tal senso si può comprendere come si possa parlare di una Mistica fascista facente parte della dottrina o meglio dell'azione dottrinale del fascismo, e come sia opportuna una scuola che prepari e indirizzi la parte migliore della gioventù italiana verso questa Mistica, cioè verso questa azione "più fascista"».

Stando così le cose, a rigor di logica per conoscere quali fossero i principi etico-politici all’insegna dei quali agiva la Scuola di Mistica fascista ci basta semplicemente andare a leggere quali sono i valori fondamentali del fascismo che lo stesso Mussolini volle lapidariamente mettere per iscritto. Ed è qui che qualsiasi polemica inerente la presunta incompatibilità tra i giovani rivoluzionari fascisti della fine degli Anni 30 e Gentile di fatto crolla miseramente, poiché proprio le idee fondamentali del fascismo cui si appellano gli intransigenti fascisti di Mussolini sono quelle incentrate sullo Stato Etico corporativo che lo stesso filosofo di Castelvetrano contribuì ufficialmente a fissare nella Dottrina.


IDEE FONDAMENTALI
I
Come ogni salda concezione politica, il fascismo è prassi ed è pensiero, azione a cui è immanente una dottrina, e dottrina che, sorgendo da un dato sistema di forze storiche, vi resta inserita e vi opera dal di dentro. Ha quindi una forma correlativa alle contingenze di luogo e di tempo, ma ha insieme un contenuto ideale che la eleva a formula di verità nella storia superiore del pensiero. Non si agisce spiritualmente nel mondo come volontà umana dominatrice di volontà senza un concetto della realtà transeunte e particolare su cui bisogna agire, e della realtà permanente e universale in cui la prima ha il suo essere e la sua vita. Per conoscere gli uomini bisogna conoscere l'uomo; e per conoscere l'uomo bisogna conoscere la realtà e le sue leggi. Non c'è concetto dello Stato che non sia fondamentalmente concetto della vita: filosofia o intuizione, sistema di idee che si svolge in una costruzione logica o si raccoglie in una visione o in una fede, ma è sempre, almeno virtualmente, una concezione organica del mondo.
II
Così il fascismo non si intenderebbe in molti dei suoi atteggiamenti pratici, come organizzazione di partito, come sistema di educazione, come disciplina, se non si guardasse alla luce del suo modo generale di concepire la vita. Modo spiritualistico. Il mondo per il fascismo non è questo mondo materiale che appare alla superficie, in cui l'uomo è un individuo separato da tutti gli altri e per sé stante, ed è governato da una legge naturale, che istintivamente lo trae a vivere una vita di piacere egoistico e momentaneo. L'uomo del fascismo è individuo che è nazione e patria, legge morale che stringe insieme individui e generazioni in una tradizione e in una missione, che sopprime l'istinto della vita chiusa nel breve giro del piacere per instaurare nel dovere una vita superiore libera da limiti di tempo e di spazio: una vita in cui l’individuo, attraverso l'abnegazione di sé, il sacrificio dei suoi interessi particolari, la stessa morte, realizza quell’esistenza tutta spirituale in cui è il suo valore di uomo.
III
Dunque concezione spiritualistica, sorta anche essa dalla generale reazione del secolo contro il fiacco e materialistico positivismo dell'Ottocento. Antipositivistica, ma positiva: non scettica, né agnostica, né pessimistica, né passivamente ottimistica, come sono in generale le dottrine (tutte negative) che pongono il centro della vita fuori dell'uomo, che con la sua libera volontà può e deve crearsi il suo mondo. Il fascismo vuole l'uomo attivo e impegnato nell'azione con tutte le sue energie: lo vuole virilmente consapevole delle difficoltà che ci sono, e pronto ad affrontarle. Concepisce la vita come lotta pensando che spetti all'uomo conquistarsi quella che sia veramente degna di lui, creando prima di tutto in sé stesso lo strumento (fisico, morale, intellettuale) per edificarla. Così per l'individuo singolo, così per la nazione, così per l'umanità. Quindi l'alto valore della cultura in tutte le sue forme - arte, religione, scienza - e l'importanza grandissima dell'educazione. Quindi anche il valore essenziale del lavoro, con cui l'uomo vince la natura e crea il mondo umano (economico, politico, morale, intellettuale).
IV
Questa concezione positiva della vita è evidentemente una concezione etica. E investe tutta la realtà, nonché l'attività umana che la signoreggia. Nessuna azione sottratta al giudizio morale; niente al mondo che si possa spogliare del valore che a tutto compete in ordine ai fini morali. La vita perciò quale la concepisce il fascista è seria, austera, religiosa: tutta librata in un mondo sorretto dalle forze morali e responsabili dello spirito. Il fascista disdegna la vita comoda.
V
Il fascismo è una concezione religiosa, in cui l'uomo è veduto nel suo immanente rapporto con una legge superiore, con una Volontà obiettiva che trascende l'individuo particolare e lo eleva a membro consapevole di una società spirituale. Chi nella politica religiosa del regime fascista si è fermato a considerazioni di mera opportunità, non ha inteso che il fascismo, oltre a essere un sistema di governo, è anche, e prima di tutto, un sistema di pensiero.
VI
Il fascismo è una concezione storica, nella quale l'uomo non è quello che è se non in funzione del processo spirituale a cui concorre, nel gruppo familiare e sociale, nella nazione e nella storia, a cui tutte le nazioni collaborano. Donde il gran valore della tradizione nelle memorie, nella lingua, nei costumi, nelle norme del vivere sociale. Fuori della storia l'uomo è nulla. Perciò il fascismo è contro tutte le astrazioni individualistiche, a base materialistica, tipo sec. XVIII; ed è contro tutte le utopie e le innovazioni giacobine. Esso non crede possibile la felicità sulla terra come fu nel desiderio della letteratura economicistica del `700, e quindi respinge tutte le concezioni teleologiche secondo cui per un certo periodo della storia ci sarebbe una sistemazione definitiva del genere umano. Questo significa mettersi fuori della storia e della vita che è continuo fluire e divenire. Il fascismo politicamente vuol essere una dottrina realistica; praticamente, aspira a risolvere solo i problemi che si pongono storicamente da sé e che da sé trovano o suggeriscono la propria soluzione. Per agire tra gli uomini, come nella natura, bisogna entrare nel processo della realtà e impadronirsi delle forze in atto.
VII
Antiindividualistica, la concezione fascista è per lo Stato; ed è per l'individuo in quanto esso coincide con lo Stato, coscienza e volontà universale dell'uomo nella sua esistenza storica. E' contro il liberalismo classico, che sorse dal bisogno di reagire all'assolutismo ed ha esaurito la sua funzione storica da quando lo Stato si è trasformato nella stessa coscienza e volontà popolare. Il liberalismo negava lo Stato nell'interesse dell'individuo particolare; il fascismo riafferma lo Stato come la realtà vera dell'individuo. E se la libertà deve essere l’attributo dell'uomo reale, e non di quell’astratto fantoccio a cui pensava il liberalismo individualistico, il fascismo è per la libertà. E' per la sola libertà che possa essere una cosa seria, la libertà dello Stato e dell'individuo nello Stato. Giacché, per il fascista, tutto è nello Stato, e nulla di umano o spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato. In tal senso il fascismo è totalitario, e lo Stato fascista, sintesi e unità di ogni valore, interpreta, sviluppa e potenzia tutta la vita del popolo.
VIII
Né individui fuori dello Stato, né gruppi (partiti politici, associazioni, sindacati, classi). Perciò il fascismo è contro il socialismo che irrigidisce il movimento storico nella lotta di classe e ignora l'unità statale che le classi fonde in una sola realtà economica e morale; e analogamente, è contro il sindacalismo classista. Ma nell'orbita dello Stato ordinatore, le reali esigenze da cui trasse origine il movimento socialista e sindacalista, il fascismo le vuole riconosciute e le fa valere nel sistema corporativo degli interessi conciliati nell'unità dello Stato.
IX
Gli individui sono classi secondo le categorie degli interessi; sono sindacati secondo le differenziate attività economiche cointeressate; ma sono prima di tutto e soprattutto Stato. Il quale non è numero, come somma d'individui formanti la maggioranza di un popolo. E perciò il fascismo è contro la democrazia che ragguaglia il popolo al maggior numero abbassandolo al livello dei più; ma è la forma più schietta di democrazia se il popolo è concepito, come deve essere, qualitativamente e non quantitativamente, come l'idea più potente perché più morale, più coerente, più vera, che nel popolo si attua quale coscienza e volontà di pochi, anzi di Uno, e quale ideale tende ad attuarsi nella coscienza e volontà di tutti. Di tutti coloro che dalla natura e dalla storia, etnicamente, traggono ragione di formare una nazione, avviati sopra la stessa linea di sviluppo e formazione spirituale, come una coscienza e una volontà sola. Non razza, né regione geograficamente individuata, ma schiatta storicamente perpetuantesi, moltitudine unificata da un'idea, che è volontà di esistenza e di potenza: coscienza di sé, personalità.
X
Questa personalità superiore è bensì nazione in quanto è Stato. Non è la nazione a generare lo Stato, secondo il vieto concetto naturalistico che servì di base alla pubblicistica degli Stati nazionali nel secolo XIX. Anzi la nazione è creata dallo Stato, che dà al popolo, consapevole della propria unità morale, una volontà, e quindi un'effettiva esistenza. Il diritto di una nazione all'indipendenza deriva non da una letteraria e ideale coscienza del proprio essere, e tanto meno da una situazione di fatto più o meno inconsapevole e inerte, ma da una coscienza attiva, da una volontà politica in atto e disposta a dimostrare il proprio diritto: cioè, da una sorta di Stato già in fieri. Lo Stato infatti, come volontà etica universale, è creatore del diritto.
XI
La nazione come Stato è una realtà etica che esiste e vive in quanto si sviluppa. Il suo arresto è la sua morte. Perciò lo Stato non solo è autorità che governa e dà forma di legge e valore di vita spirituale alle volontà individuali, ma è anche potenza che fa valere la sua volontà all'esterno, facendola riconoscere e rispettare, ossia dimostrandone col fatto l'universalità in tutte le determinazioni necessarie del suo svolgimento. E’ perciò organizzazione ed espansione, almeno virtuale. Così può adeguarsi alla natura dell'umana volontà, che nel suo sviluppo non conosce barriere, e che si realizza provando la propria infinità.
XII
Lo Stato fascista, forma più alta e potente della personalità, è forza, ma spirituale. La quale riassume tutte le forme della vita morale e intellettuale dell'uomo. Non si può quindi limitare a semplici funzioni di ordine e tutela, come voleva il liberalismo. Non è un semplice meccanismo che limiti la sfera delle presunte libertà individuali. È forma e norma interiore, e disciplina di tutta la persona; penetra la volontà come l'intelligenza. Il suo principio, ispirazione centrale dell'umana personalità vivente nella comunità civile, scende nel profondo e si annida nel cuore dell'uomo d'azione come del pensatore, dell'artista come dello scienziato: anima dell'anima.
XIII
Il fascismo insomma non è soltanto datore di leggi e fondatore d'istituti, ma educatore e promotore di vita spirituale. Vuol rifare non le forme della vita umana, ma il contenuto, l'uomo, il carattere, la fede. E a questo fine vuole disciplina, e autorità che scenda addentro negli spiriti, e vi domini incontrastata. La sua insegna perciò è il fascio littorio, simbolo dell'unità, della forza e della giustizia.


Tali principi dopo la ufficiale codifica attuata nell’Enciclpedia Italiana nel 1933 rimasero sostanzialmente immutati costituendo l’orizzonte politico del regime mussoliniano.

Citazione:
Gentile sostanzialmente fu un patriota di spiriti risorgimentale, legato a filo doppio col mondo della cultura liberale. Non a caso, tutti i discepoli di Gentile (quelli intelligenti, che contano qualcosa nella cultura), militano oggi in campo antifascista e persino comunista. Chi legge “genesi e struttura della società” non può non rimanere perplesso di fronte allo spirito democratico-sociale di quest’opera che, degnamente, culmina nell’ideale bolscevico dell’«umanesimo del lavoro». Così, non può meravigliare che un gentiliano come Ugo Spirito si atteggi, di volta in volta, ora a «corporativista», ora a «comunista», senza bisogno di cambiare un rigo di ciò che ha scritto.


A parte che ti contraddici da solo (se Gentile fosse stato legato ad una qualsiasi forma di liberalismo, ne dovrebbe convenire che i suoi discepoli fossero stati conservatori, e non invece militanti comunisti), la verità è che nelle sua opere teoriche e filosofiche Gentile distrugge ogni qualsiasi forma di liberalismo negando l’individualismo sociale e affermando invece una dottrina etico-totalitaria dello stato.

Genesi e Struttura della Società è una perfetta razionalizzazione di quel Socialismo Totalitario e Umanesimo del Lavoro cui Mussolini e i fascisti cercarono di concretizzare durante il loro percorso rivoluzionario. Se è vero che “il fascismo stabilisce l’uguaglianza verace e profonda di tutti gli individui di fronte il Lavoro e di fronte la Nazione” e che “Nel tempo fascista il lavoro, nelle sue infinite manifestazioni, diventa il metro unico col quale si misura l'utilità sociale e nazionale degli individui e dei gruppi”, dunque l’umanesimo del lavoro lungi dall’esser un ideale bolscevico, è la forma suprema di quello “Stato del Lavoro” Mussoliniano agognato dai fascisti, e la “Corporazione Unica” di Spirito presentata al Convegno di Ferrara del 1932 col plauso di Mussolini rappresentava il culmine e la fine della distinzione tra pubblico e privato, tra collettivo e individuale come parte dell'eredità della concezione pluralistica e individualistica della società lasciata dal liberalismo classico.

Perché dunque fascisti come Spirito passarono nel dopoguerra nelle file del PCI? A rispondere è lo storico Buchignani in “La rivoluzione in camicia nera” e in “Fascisti Rossi”. In coerenza con le loro idee antiliberali e anticapitaliste, i fascisti pensarono di poter portare a compimento quella rivoluzione sociale tanto agognata durante il Ventennio nelle fila del PCI, aborrendo a ragion veduta il neofascismo missino.

Citazione:
se qui ha ragione il Gregor nel considerare la storiografia ufficiale superficiale nei confronti del fascismo, poi pecca lui di superficialità, quando butta nel calderone skinhead, vandali, teppisti, ultras, come se tutti insieme formassero un sottoprodotto di stampo univoco e omogeneo; anche qui la distinzione è d’obbligo e non si possono confondere certi individui sotto l’etichetta (concordo qui col Gregor) neofascismo…


Non mi pare che Gregor nel suo scritto accumuli quelle realtà, piuttosto le definisce come discosti dal pensiero “politicamente corretto”, secondo la vulgata.

Ad ogni modo, non possono neppure confondere i neofascisti (meglio chiamarli pseudo fascisti) sotto l’etichetta di “fascisti”.

Citazione:
Concludo qui. In merito a qualche commento mio personale mi sembra che per quanto Gregor affronti con diligenza lo studio storico sul fascismo non abbia ben capito ciò che Evola volle trasmettere (e non ideare) trasformandolo in una sorta di stregoneria strampalata. Per certi argomenti si dovrebbero invece consultare altri illustri studiosi come il grande Adriano Romualdi, allievo dell’illustre de Felice e grande studioso di Evola e del tradizionalismo.


Romuladi non è da considerare una fonte attendibile in quanto è risaputo il suo aderire al pensiero di Evola. Quanto a Gregor, penso che abbia dimostrato ciò che già si sapeva, ossia che Evola non è e non può essere considerato fascista.
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MessaggioInviato: Ven Gen 28, 2011 9:14 pm    Oggetto:  
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Riporto un articolo trovato casualmente sul web:

L'ANTIFASCISTA EVOLA

Durante il Ventennio fascista, Evola non rappresentò un punto di riferimento culturale e politico. Fu uno dei tanti che visse la sua esistenza di studioso senza infamia e senza lode.
Alla Repubblica sociale italiana, Evola non aderì. L'avventura dell'ultimo fascismo, il più vero ed autentico, Evola non la visse preferendo lasciare ad altri l'affermazione di quello spirito legionario di cui tanto amerà parlare negli anni successivi.
Rientrato in Italia nel 1948, Evola si trova subito a suo agio nell'ambiente del Movimento sociale italiano, tanto che nel 1949 inizia a scrivere per il "Meridiano d'Italia", diretto da Franco Maria Servello che, ancora nel 1945, scriveva sui giornali antifascisti contro il fascismo.
Del resto, il fondatore di "Meridiano d'Italia" era stato messo in galera dai fascisti repubblicani e tanto fece sì che Franco De Agazio già nel mese di agosto del 1945, a Milano, mentre i mitra dei partigiani e i fucili del plotoni di esecuzione dello Stato continua vano ad uccidere i fascisti, ottenesse dalle autorità alleate di occupazione il permesso per pubblicare il suo periodico.
Arrestato per eccesso di zelo e impreparazione culturale dai funzionari dell'Ufficio politico della Questura di Roma nel mese di aprile del 1951 perchè ritenuto l'ideologo del gruppo di "Imperium" che compiva attentati dinamitardi firmandosi "Legione nera", Julius Evola si affiderà alla difesa dell'avvocato antifascista Francesco Carnelutti, e si farà vanto dinanzi ai giudici di essere un "non fascista" pur non volendo presentarsi, bontà sua, come "antifascista né come vittima del fascismo".
Ma si smentisce subito dopo affermando che egli difende "idee fasciste" "non in quanto sono 'fasciste', ma nella misura in cui riprendono una tradizione superiore e anteriore al fascismo, in quanto appartengono al retaggio della concezione gerarchica, aristocratica e tradizionale dello Stato, concezione avente carattere universale e mantenutasi fino alla Rivoluzione francese".
In altre parole, Evola chiarisce che lui, per carità, non ha idee fasciste, afferma idee preesistenti al fascismo e non è colpa sua se questo le ha riattualizzate.
E per essere chiaro fino in fondo, specifica: "In realtà le posizioni che ho difeso e che difendo, da uomo indipendente. . .non sono da dirsi 'fasciste' bensì tradizionali e contro­rivoluzionarie" .
Insomma, con un linguaggio involuto ma egualmente comprensibile, Julius Evola si proclama non fascista, afascista, antifascista diciamo noi.
Perchè rivendica il giudizio espresso sul suo conto dallo svizzero A.Mohler che, dice, "mi fa l'onore di mettermi a fianco di Pareto e mi considera il principale esponente italiano della cosiddetta rivoluzione conservatrice'".
Il fascismo fu tutto meno che "rivoluzione conservatrice". Il fascismo non ha mai ritenuto la rivoluzione francese, tanto odiata da Evola, come un fatto negativo, anzi la considera un passo significativo verso l'affermarsi di un mondo nuovo, così come la rivoluzione bolscevica che alla borghesia uscita vittoriosa dalla rivoluzione del 1789,contrapponeva il proletariato non più desideroso solo di eguaglianza ma proteso alla conquista del primato. Il fascismo che non condannava le due rivoluzioni precedenti, poneva infatti se stesso come la terza e definitiva rivoluzione quella che aveva la capacità di creare la sintesi fra le classi sociali per creare un mondo nuovo in cui capitale e lavoro avessero pari dignità e nessuna classe potesse prevalere sull'altra.
Idee che, certamente, un conservatore borghese come Julius Evola non poteva accettare né condividere.
Difatti, Evola sottolinea di aver "attaccato ripetutamente la teoria della 'socializzazione' che, come si sa, fu una parola d'ordine del fascismo di Salò: al quale non ho aderito in quanto dottrina... Nella socializzazione vedo un marxismo travestito, una tendenzialità demagogica...".
E se non è affermazione di antifascismo questa!

Evola, quindi, svolge all'interno del Msi un'azione di destra in grado di portare all'emarginazione quelle componenti di "sinistra" che ancora ai primi degli anni Cinquanta erano presenti in questo partito.
Non è un'ipotesi. Lo dice proprio Evola: "La vera azione che io volevo esercitare sui giovani del gruppo 'Imperium' e di altre correnti giovanili era nel senso di una contrapposizione e tendenzialità materialiste e di sinistra presenti nel M.S.I."
Evola si pone, quindi, dinanzi agli sprovveduti giovani missini del periodo come l'aristocratico che condanna la rivoluzione borghese del 1789, quella proletaria del 1848, quella infine fascista del 1919, proclamando la sua fedeltà al mondo preesistente ad essa, spazzato via dalla violenza che proveniva dal basso, dalle folle, dalle masse, dal popolo i cui capi non avevano nelle loro vene il sangue di principi ed imperatori ma quello di operai, contadini, fabbri.
Un mondo fantastico, quello di Julius Evola, in cui ci sono i "signori" che comandano sui servi, per volere e per grazia di un Dio che non è dato riconoscere quale esso sia.
Sul piano politico, quello che qui c'interessa, l'azione di Julius Evola, incide in maniera determinante nella formazione di quello che, ancora oggi, è impropriamente definito "neofascismo".
Se il "maestro" disprezzava il fascismo in quanto dottrina, ammirando in esso solo la capacità di aver risvegliato in tanti italiani la volontà e la capacità di combattere dalla parte destinata alla sconfitta, i suoi allievi non potevano essere che peggiori di lui.
Fedeli allo Stato, in quanto fonte di autorità, i Rauti e compari finiranno tutti, pochissimi esclusi, per divenire confidenti dei servizi di sicurezza e delle questure con lo scopo ufficiale di combattere la "sovversione rossa".
Peccato che Evola ed i suoi seguaci non hanno spiegato quale sia la fonte divina dalla quale lo Stato italiano democratico ed antifascista ha tratto la sua autorità.
Forse, nell'ansia di distruggere il fascismo sovversivo, si sono dimenticati che l'autorità di questo Stato viene dalla V armata americana e dall' VIII armata britannica che hanno conquistato la penisola dal 1943 al 1945, e sulle loro baionette hanno issato i padri dell' attuale repubblica italiana.
Dobbiamo dedurne che il potere dello Stato attuale è derivato per Evola ed i suoi allievi da "forze divine", dall'alto dove, difatti, volavano i B-29 americani e i Lancaster britannici che bombardavano l'Italia.
Queste le "entità divine" che hanno creato questo potere al quale Julius Evola, Pino Rauti e soci si sono asserviti per combattere il bolscevismo,e liquidare per sempre quel che restava del fascismo, di cui bisognava ricordare niente altro che lo "spirito legionario" di cui, peraltro né il maestro né gli allievi hanno mai dato prova, non perchè ne sia mancata l'occasione ma per quella viltà insita nella plebe che pretende di trasformarsi in aristocrazia e riesce solo a piegarsi dinanzi ai padroni del momento.
La plebe evoliana che condanna lo "Stato etico" di Giovanni Gentile, che liquida il patrimonio ideale del fascismo come "comunisteggiante", che rinnega la rivoluzione fascista e, a ritroso, quelle che l'hanno preceduta e dalle quali essa ha tratto alimento non ha ancora rinunciato a presentarsi come "fascista", o "neofascista" come suole dirsi.
Sarà forse giunto il momento di spiegare a questa massa plebea che il suo maestro, Julius Evola, almeno aveva il coraggio di definirsi esponente della "rivoluzione conservatrice" che nulla ha a che vedere con il fascismo.
Non è il caso, di conseguenza, che si continui in quella farsa di presentare il Msi ed i gruppi collegati come "neofascismo" al posto di un blocco reazionario e conservatore che ha inteso difendere i privilegi della classe agiata e il potere di uno Stato sorto dopo il fascismo, contro il fascismo.
La lettura e la comprensione della storia italiana del dopoguerra saranno rese certamente più agevoli dal riconoscimento che non è esistito un neofascismo, che gli Evola ed i suoi seguaci non hanno mai avuto alcun rapporto con il fascismo, inteso come ideologia, e che, viceversa, hanno svolto un ruolo funzionale all'antifascismo di matrice conservatrice e reazionaria.
Liberarsi per sempre da questa informe zavorra di codardi, dissociati, bombaroli, stragisti, confidenti, spioni, stupratori ed esaltatori di stupratori, è opera meritoria per chi, come noi, nel fascismo non vede il"male assoluto"ma una pagina della storia italiana ed universale che ancora,per quanto sua dottrina sociale, rimane attuale.
Certo, l'antifascismo - e lo comprendiamo - non vorrà mai riconoscere la funzionalità per i suoi piani di Julius Evola, di Pino Rauti, Giorgio Almirante, e via via discendendo dei Freda, dei Murelli, degli Izzo, ma la storia non terrà conto dei desideri dell'antifascismo, perchè il suo verdetto lo ha già emesso e fra le tante colpe attribuite, a torto o a ragione, al fascismo quella di aver annoverato costoro come suoi seguaci l'ha già cancellata.
Sono costoro, lo sono sempre stati e tali resteranno per le generazioni future, i figli della Repubblica italiana, nata il 25 aprile 1945.
E, con cotanta Madre, non potevano agire diversamente da come hanno fatto.





Vincenzo Vinciguerra, Opera 18 ottobre 2009
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Marcus
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MessaggioInviato: Sab Gen 29, 2011 9:45 am    Oggetto:  
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...ovviamente sottoscriviamo il tutto poiché é quello che diciamo da anni e se, come credo, l'estensore del documento é lo stesso Vinciguerra della strage di Peteano
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che la realtà dei cosiddetti "neofascisti" l'ha conosciuta in prima persona, scontando ( uno dei pochi se non il solo ) tutto il suo ergastolo, ebbene la sua risulta una testimonianza fondamentale scritta da chi é stato a sua volta strumento dell'antifascismo della repubblica delle banane.
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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)


Ultima modifica di Marcus il Lun Feb 07, 2011 7:15 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Dom Gen 30, 2011 12:00 pm    Oggetto:  
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...peraltro per noi è l'ennesima conferma...e l'ennesima scoperta dell'acqua bollente per chi ha occhi per vedere
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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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MessaggioInviato: Dom Gen 30, 2011 4:07 pm    Oggetto:  
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Marcus ha scritto:
...ovviamente sottoscriviamo il tutto poiché é quello che diciamo da anni e se, come credo, l'estensore del documento é lo stesso Vinciguerra della strage di Peteano
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che la realtà dei cosiddetti "neofascisti" l'ha conosciuta in prima persona, scontando ( uno dei pochi se non il solo ) tutto il suo ergastolo, ebbene la sua risulta una testimonianza fondamentale scritta da chi é stato a sua volta strumento dell'antifascismo della repubblica delle banane.


Assolutamente!
Non solo è l'ennesima riconferma di quanto sosteniamo, ma è ancor più paradossale e significativo consiuderando da chi provengono queste giuste osservazioni...
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