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Fascismo e Religione secondo Bottai

 
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RomaInvictaAeterna
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MessaggioInviato: Mer Gen 18, 2006 1:32 pm    Oggetto:  Fascismo e Religione secondo Bottai
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Chiesa e Fascismo - Giuseppe Bottai
Noi vorremmo che i fascisti, i quali nella politica hanno portato, arricchiti del travaglio meditativo della guerra, un senso di passione calda e avvincente, guardassero oggi al Vaticano, dove il corpo esile e magro di Benedetto XV giace nella serenità della morte, più splendente dei suoi paramenti mondani, con ben altra disposizione d'animo, che non quella d'una fatua curiosità.

E ciò, secondo noi, sotto due punti principali di vista.

Primo: sotto il punto di vista spirituale.

Poiché, è ben certa una cosa: che politica vera, e, quindi, trascendente quella realtà economica e sociale, a cui certo positivismo dozzinale ci vorrebbe oggi fermi e contenti, non può darsi, dopo la catastrofe ideologica degli anni di guerra, se non riponendosi ogni problema anche, e principalmente, da un punto di vista spirituale; essendo il sostrato spirituale di nostra razza, nelle sue più alte espressioni di pensiero e nelle sue più umili manifestazioni di vita, innegabilmente cattolico, è ovvio che la Chiesa di Roma sia un fattore della vita nazionale non trascurabile da parte di chi della vita nazionale voglia farsi rigeneratore.

Chi ripensi lo stesso Risorgimento italiano, non sui facili schemi della storia “ad usum delphini”, ma con analisi spregiudicata, potrà constatare come, salvo residui ideologici del secolo XVIII, esso fu un movimento religioso e consapevole dell'immensa forza della Chiesa, cui riguardò non come a organismo da eliminare, ma da inquadrare nella vita d'Italia. Basterebbero questi nomi: Capponi, Gioberti, Rosmini, Manzoni, Cavour, Ricasoli. Il 9 aprile 1861 Cavour faceva al Senato la seguente dichiarazione: «Io credo che sia facile di dimostrare che l'Italia è la Nazione del mondo più atta ad applicare i grandi principî che ho avuto l'onore di proclamare. E perché, o signori? Perché in Italia il partito liberale è più cattolico che in qualunque altra parte d'Europa».

Il grandissimo movimento di anime e di spiriti, che portò all'unificazione d'Italia, non fu, dunque, irreligioso, e la famosa “breccia” non ha avuto quel significato miseramente anticlericale, che annualmente sentiamo proclamare nelle concioni commemorative. Ma, accanto a questa forza che chiameremo, per intenderci, ortodossa, operò, certo, per quanto in modo subordinato, una corrente antireligiosa, che, dagli spigolatori della cattiva letteratura del tempo, fu artificialmente elevata a fattore principale della nostra unità.

Ora, una cosa è pacifica: che la Chiesa cattolica sta, che niente ha saputo sostituirla nello spirito del popolo italiano e che il razionalismo senza Dio, dopo essersi patullato con le sue incongruenti costruzioni pseudo-filosofiche e con le sue bolse esercitazioni retoriche e metriche (non poetiche!) di carducciana memoria, dopo avere “épaté le bourgeois” col “naturalismo matematico” del Bovio e avere tentato il “trucco” di Francisco Ferrer, non è ormai nulla più di un lacrimoso tritume di luoghi comuni, un anticlericalismo forse preciso nell'aneddoto, ma ridicolo nell'assieme, annidato nella sudicia osteria della “Giordano Bruno”, che apre i suoi battenti dinanzi all'alta mole dei palazzi vaticani.

I “liberi pensatori”, in sostanza, anziché creare per la vita italiana una giustificazione profonda, invece di operare una sostituzione di fede nell'ambito stesso di quella coscienza, ch'essi vollero svincolata dal dogma cattolico, si accontentarono d'una innovazione esoterica, fatta più di intenzioni che di persuasioni, di “pose” che di azioni, e contribuirono, attraverso la scuola laica, da essi, compiacente lo Stato, governata, a vuotare gli italiani d'ogni preoccupazione non meramente materialistica.

Ma la guerra, forse per reazione al lungo digiuno di cose spirituali, ma più ancora per un'improvvisa autonomia delle coscienze sopra i ruinati sacri principî della Scienza coll'esse maiuscola, ha angosciosamente riposto, dinanzi alle giovani generazioni italiane, il problema d'una più elevata sistemazione di vita singola e collettiva. L'affermazione che la crisi italiana sia, soprattutto, crisi spirituale, è oggi sulla bocca di molti e negli scritti di alcuno, che non fu eccessivamente idealista nella valutazione della moralità nuova nata dalla guerra.

È questa affermazione, più che di altri nostra, poiché non intendiamo ingabbiarci in un partitone elettoralistico e demagogico dei soliti.

Però, se non ci vogliamo limitare a sterili proponimenti, è necessario mutare la mentalità nostra non solo intenzionalmente ma attivamente, e vedere se, in quella formazione, che ci proponiamo, della coscienza nazionale, ci sia, o non, possibile “superare” (e superare in senso vero, non in quello di negare senza una successiva affermazione) lo spirito che promana dalla Chiesa cattolica; e, se sì o no, in qual senso e in quali modi.

Questo il primo punto, che noi poniamo, senza tentare, almeno per ora, di risolvere.

Secondo: sotto il punto di vista politico [...].

[...] Se residui di settarismo vi sono ancora nel mondo laico, non mancano nel mondo dell'altra sponda vecchi cervelli nostalgicamente reazionari.

In una delle sue opere postume, “Della libertà cattolica”, Gioberti, rivedendo quanto aveva espresso nel “Primato”, scriveva tra le altre cose: «Io voglio rinnovare e purgare Roma e il cattolicismo colla riforma politica di Roma, e coll'associarla al Risorgimento italiano. Ma ciò che avrebbe dovuto sollecitare all'opera il Papa, ne lo rimosse. Bisogna dunque procedere a rovescio: purgar prima Roma, il Papa, il Cattolicismo per abilitarli ad essere italiani».

In quest'ultima frase v'è, forse, ancora, qualche cosa di attuale. Quando noi chiediamo alla Chiesa di divenire italiana, noi non chiediamo, s'intende, che divenga nazionale. Ciò segnerebbe la sua fine. L'universalità è la sua atmosfera. Noi le chiediamo di vivere nella realtà storica della nazione italiana, così come vive nella realtà storica di ogni altra nazione. La sua universalità necessaria è comprensibile e vitale solo se, contemporaneamente, viva in ogni organismo nazionale.

(Morto un papa..., in “Il Popolo di Trieste”, 27 gennaio 1922, p. 1).


Ultima modifica di RomaInvictaAeterna il Ven Ago 27, 2010 3:33 pm, modificato 2 volte in totale
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MessaggioInviato: Lun Mag 01, 2006 5:59 pm    Oggetto:  
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Citazione:
Però, se non ci vogliamo limitare a sterili proponimenti, è necessario mutare la mentalità nostra non solo intenzionalmente ma attivamente, e vedere se, in quella formazione, che ci proponiamo, della coscienza nazionale, ci sia, o non, possibile “superare” (e superare in senso vero, non in quello di negare senza una successiva affermazione) lo spirito che promana dalla Chiesa cattolica; e, se sì o no, in qual senso e in quali modi.

Potresti chiarirmi questo punto? Cosa intende lui per "superamento"?Intende superare l'anticlericalismo oppure superare una concezione di religione di stampo superstizioso?
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MessaggioInviato: Ven Mag 05, 2006 10:20 am    Oggetto:  
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Dunque Daniele. Provo a semplificare il più possibile la forma del ragionamento di Bottai, che effettivamente è abbastanza complicata. Politicamente.
Bottai, sulla scorta della dottrina fascista (alla faccia di quelli che dicono che i fascisti “improvvisavano”; invece sapevano benissimo cosa volevano sulla scorta della loro dottrina politica, che nel 1922 era assolutamente chiara e limpida), pone un principio che ogni italiano, rivoluzionario, volendo rifare lo Stato, dovrebbe porsi: il rapporto con la religione del popolo italiano: il Cattolicesimo! Ed il confronto dello Stato Unitario Italiano con il Cattolicesimo, non può non riportare il discorso al “Risorgimento” (uso le virgolette perché quando i fascisti fanno la rivoluzione hanno il problema di portare a compimento il Risorgimento, che era ancora solo un pio desiderio).
L’ “incipit” di Bottai è molto chiaro (uno dei passaggi chiari è proprio questo): Bottai dice che i fascisti, sulla scorta della loro dottrina passata per il travaglio della guerra, devono guardare al Vaticano con una disposizione d’animo che non sia mossa da semplice “curiosità”!
Il fascista deve guardare al Vaticano(=Cattolicesimo) facendo un’analisi politica, dottrinaria, che comprenda l’approfondimento di due punti di vista, che sono i punti di vista propri dell’analisi politica fascista in senso lato: quello SPIRITUALE e quello POLITICO. E qui il punto di vista Spirituale non è sinonimo di “Morale” come spesso avviene nelle disamine fasciste. Qui si parla di Trascendenza! Di rapporto con Dio e dell’atteggiamento che il fascismo assume riguardo questo rapporto.
Ovviamente il primo punto analizzato da Bottai è quello Spirituale. E qui Bottai, secondo me, fa una analisi ineccepibile. In sintesi, richiama alla memoria il Risorgimento (incompiuto) e con grande abilità riassuntiva e giornalistica, fa emergere i principi che lo hanno animato, nelle varie correnti indipendentiste che concorsero a realizzarlo.
Ebbene, Bottai dice una cosa che tutt’oggi anima le polemiche di certe categorie “intellettuali”, suscitando lo “scandalo”: il Risorgimento fu un movimento indipendentista RELIGIOSO e CONSAPEVOLE dell’immensa forza Spirituale della Chiesa Cattolica nell’identità italiana. Ebbene questo è assolutamente VERO! Bottai fa dei nomi, palesemente e dichiaratamente legati alla religione Cattolica. Esclude Mazzini, per due motivi: uno, non era un Cattolico ortodosso; due, era alleato di Garibaldi, apertamente anticlericale. Ma anche Mazzini (e tu dovresti saperlo per aver letto I doveri dell’uomo), aveva una concezione politica legata al fatto religioso e convinta che questo avesse una parte fondamentale non solo nella formazione dell’italiano ma dell’uomo in genere. Mazzini, in realtà, si scontra verbalmente in alcuni casi particolari ed importanti, con la Chiesa per un problema che lo stesso Bottai cita al secondo punto. Ma lo vedremo dopo. Infatti Mazzini, le persone in genere, dovrebbero essere valutate dal punto di vista concreto, del loro progetto e della loro politica, non dal punto di vista del pregiudizio. Questo hanno fatto e fanno molti cattolici e molti “liberali”, che sono ostili solo per “questioni di Principio”. Senza andare al fondo e verificare che il progetto potrebbe essere buono… nonostante sia portato avanti da chi ha una visione della spiritualità e della religione, magari non identica alla nostra o che abbia avuto un percorso politico che noi non condividiamo in tutto.
Comunque, tornando a Bottai, egli fissa la questione del primo punto di vista fascista, in modo netto: il Risorgimento fu un movimento attento al problema religioso. Il realismo di Bottai gli fa dire subito (e giustamente) che nel Risorgimento non furono isolate le correnti più becere ed antireligiose, che anche se furono solo una “parte” del Risorgimento, vengono identificate con “tutto” il Risorgimento. Addirittura Bottai bestemmia, secondo certo intellettualismo. Vede la “breccia” (di Porta Pia) come un evento dal significato non “miseramente” anticlericale, ma di valore diverso. Bottai si riferisce al valore “indipendentista”. Se la riprende con gli ambienti intellettuali (come dargli torto?) che hanno “innalzato” l’antireligiosità come unica componente del Risorgimento. E questo lavoro ha dato ottimi frutti, visto che anche oggi questa unica componente (che, ripeto, era sicuramente presente) è valutata come la “base” del Risorgimento.
E qui Bottai inizia quel ragionamento che fa da sfondo a quel periodo che non hai ben compreso, Daniele.
Egli dice: la Chiesa Cattolica STA; nulla ha saputo SOSTITUIRLA nello Spirito del Popolo, men che meno il Razionalismo senza Dio, freddo e sconfinante nel materialismo, vuoto di contenuti e limitato oltre che presuntuoso di formare e determinare matematicamente, falsamente e freddamente la vita dell’uomo.
Il senso del periodo successivo, “I liberi pensatori….”, va letto alla luce di quello precedente. Se la prende con gli intellettuali razionalisti non solo perché hanno eliminato la Spiritualità Trascendente, ma anche perché, ancor peggio, non hanno dato una “alternativa” Spirituale forte e concretamente concorrente (ovvero che avesse il diritto di concorrere, sulla base di una dottrina VERA). Una “alternativa” Spirituale alla forza del Cattolicesimo Romano.
I Razionalisti (e non poteva essere altrimenti in quanto sono razionalisti), hanno SVUOTATO l’uomo della Spiritualità Trascendente. Punto e basta! E questo a Bottai (in linea con la dottrina di Mussolini, non si dimentichi) sembra ancora più assurdo che la proposta fantomatica di una dottrina alternativa al Cattolicesimo! Comunque sarebbe stata più sensata, anche se assurda! Perché all’uomo non gli si può togliere il senso della Trascendenza! E’ antiumano!
Andando nel periodo successivo, Bottai, stabilisce che dopo gli eventi storici della guerra e della fase successiva ad essa, si è posto il nocciolo della crisi italiana: è una crisi SPIRITUALE.

E veniamo al periodo che non capisci. Bottai fa sua (e del fascismo) la motivazione della crisi italiana. E’ una crisi Spirituale. E dice che il fascismo vuole formare la coscienza nazionale ,portare a compimento il Risorgimento (“.. in quella formazione, che ci proponiamo, della coscienza nazionale…”), quindi vincere questa crisi. Ma come? “Superando” lo spirito che promana dalla Chiesa Cattolica? Qui bisogna chiarire. “Superare lo Spirito che promana dalla Chiesa” è inteso nei modi coerenti con il resto dell’articolo di Bottai è può essere spiegato come nei seguenti punti:
1. impiantando uno Spirito nuovo negli italiani (!!). E deve trattarsi di Spirito religioso, Teista. Cosa che, abbiamo visto, lo stesso Bottai reputa assurda (e come non potrebbe esserlo). Anche perché Bottai ammette che il Cattolicesimo deve essere considerato dai fascisti come parte dell’identità italiana. Un altro modo di intendere questa affermazione contraddirebbe tutto il concetto di Bottai fin qui espresso, infatti bottai si fa una domanda: è POSSIBILE superare lo spirito che promana dalla Chiesa? Si o no? Dal suo resoconto emerge abbastanza netto un no. E nel caso del si, dovrebbe entrare in gioco il fattore “alternativo” che abbiamo visto essere assurdo;
2. lo “Spirito che promana dalla Chiesa”, potrebbe essere inteso anche alla luce di quanto afferma Bottai nel secondo punto. Nella Chiesa (non dimentichiamoci che siamo ancora prima del Concordato) c’è un “rifiuto” del riconoscimento del Risorgimento. La Chiesa si è sentita aggredita senza che si sia RISOLTA la questione. Senza appunto un superamento ed una composizione della questione; quindi Bottai dice bene quando incita una soluzione in un senso o in un altro. Superare o no?
3. la fine del periodo rende bene l’idea. Se superiamo lo Spirito che promana dalla Chiesa come facciamo (“e, se sì o no, in qual senso e in quali modi”)? E questa prima parte rientra nella disamina dei due punti precedenti. Nel caso di un no, cosa ovvia per la realtà Cattolica italiana, come fare per risolvere la situazione di crisi?

E qui Bottai accenna alla Risoluzione nel secondo Punto. Il punto di vista politico. Se nel primo punto Bottai analizza che un “superamento” assurdo dello Spirito che promana dalla Chiesa sarebbe possibile solo con una ancora più assurda affermazione religiosa alternativa, MANTENENDO PERO’ INTATTO IL RISPETTO PER LA CHIESA CATOLLICA DAL PUNTO DI VISTA POLITICO, nel secondo punto anticipa la Conciliazione.
Il rendere la Chiesa “italiana” ovvero risolvere il problema chiedendo che accetti l’Indipendenza Italiana, e che quindi VIVA nella compagine italiana nuova come vive in tutte le altre nazioni, ricomporrebbe la situazione e metterebbe un punto alla crisi.
Guarda caso, questo è quello che è successo nel 1929!
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MessaggioInviato: Dom Mag 11, 2008 7:15 pm    Oggetto:  
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Ottimo ed Esauriente.
Bottai esprime in maniera perfetta una questione che io mi son sempre posto, con riferimento al relativismo moderno, ovvero: se a tutti i costi si vuole estromettere il Cattolicesimo (rectius: i suoi principj) dall'Etica della società attuale, ci si deve anche assumere la responsabilità di dare dei valori per quest'Etica "laica" che siano egualmente attendibili e condivisi come quelli del Cattolicesimo. E ciò non è stato fatto, limitandosi, i materialisti amorali, a chiosare che se una determinata massima proviene dal Cattolicesimo, allora è da ripudiare ab origine! Questo modus operandi fatto soltanto di sterile critica ha dimostrato l'ovvio: cioè che non è possibile in nessun modo rimuovere la spiritualità dagli esseri umani senza rischiare altamente di minare le basi di una società umana, civile, solidaristica.

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Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam.
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