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COME FUNZIONANO LE DEMOCRAZIE LIBERALI
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Dvx87




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MessaggioInviato: Gio Apr 02, 2009 10:13 pm    Oggetto:  COME FUNZIONANO LE DEMOCRAZIE LIBERALI
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INTRODUZIONE

So che molti nostri giovani utenti stanno affrontando, affrontano oppure affronteranno le ore scolastiche previste di educazione civica. Purtroppo tali ore hanno il difetto di avre un approccio troppo "formale" alla vita dei nostri sistemi politici, limitandosi, nella maggior parte dei casi, ad una banale enunciazione di leggi scritte oppure alla lettura di alcuni articoli della carta costituzionale. Questo approccio, nettamente superato dalla politologia già da quaranta anni, è ancora molto in voga nelle scuole.
E' mia intenzione descrivere i sistemi politici attuale attraverso l'analisi delle attività dei gruppi di interesse poichè ritengo che questo approccio dia una visione molto più completa e veritiera della realtà che ci circonda.
Tutto ciò sarà molto interessante per chi sta attualmente studiando educazione civica ma sarà anche molto diverso da tutto ciò che ha sentito fino ad ora. Per chi, invece, è esperto di queste cose sarà l'occasione per approfondire dinamiche già conosciute. Chi ha già fatto un corso di educazione civica, si troverà di fronte ad un nuovo approccio nei confronti della materia, in quale è, a mio avviso, molto più interessante perchè offre molteplici spunti di riflessione.

Per una questione di correttezza, distinguerò il momento in cui sto esponendo un opinione dal momento in cui esporrò studi politologici.
Il tema di questa discussione sono i gruppi di interessi e la loro funzione nei sistemi attuali. Ci sarà una parte dedicata anche al corporativismo per ovvi motivi di attinenza a questo forum tuttavia l'intera discussione non girerà attorno al corporativismo.
Consiglio vivamente a tutti gli utenti del forum di seguire questa discussione con particolare attenzione: sono graditi i commenti sensati, le domande, le opinioni e qualsiasi altra forma di partecipazione attiva.


Ultima modifica di Dvx87 il Lun Mag 25, 2009 9:10 pm, modificato 2 volte in totale
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Dvx87




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MessaggioInviato: Ven Apr 03, 2009 10:58 pm    Oggetto:  
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GLI ALBORI
La prima analisi dei sistemi politici in questa prospettiva è avvenuta nel corso del XIX secolo ad opera di autori russoviani, che guardavano in maniera critica la proliferazione dei gruppi d'interesse. I primi a parlare apertamente di gruppi d'interesse, furono i sociologi e politologi della scuola elitista (Micheals, Pareto, Mosca ecc.). Anche gli ideologi dei movimenti totalitari trattano in maniera estesa questo argomento e, spesso, con le loro teorie politiche, cercano di risolverlo. Anche oltre l'oceano vi furono studiosi che si occuparono dello studio di questo argomento tanto da giungera ad una "teoria dei gruppi". Obiettivo di questa teoria era quello di demistificare il funzionamento delle istituzioni formali e di spezzare il predominio della filosofia e della giurispreudenza in questa disciplina.
Queste prime teorie, però, erano molto imprecise poichè non davano definizione precise e non spiegavano bene quali fossero le dinamiche di questi gruppi.


Ultima modifica di Dvx87 il Sab Apr 04, 2009 9:46 am, modificato 1 volta in totale
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Dvx87




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MessaggioInviato: Ven Apr 03, 2009 11:46 pm    Oggetto:  
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GRUPPI DI PRESSIONE E GRUPPI DI INTERESSI: UN PAIO DI DEFINIZIONI.

Sono definiti gruppi di interesse tutte quelle organizzazioni formali costituite da una base volontaria il cui obiettivo è influenzare le decisioni politiche senza accedere direttamente alla carica pubblica. Quando un gruppo di interesse non riamane solo nell'ambito sociale ma si mobilita nell'ambito politico allora diventa un gruppo di pressione. Per pressione si intende l'attività di un insieme di individui, uniti da motivi comuni, che cercano, attraverso l'uso o la minaccia dell'uso di sanzioni, di influire sulle decisioni che vengono prese dal potere politico al fine di mutare la distribuzione prevalente dei beni oppure di mantenerla invariata. Va ricordato che la parola sanzione non ha un significato legale ma politico: essa può essere più o meno lecita, illecita, diretta (influenzare un politico) o indiretta (uso dei mass media). Un esempio pratico di pressione si verifica quando un sindacato minaccia lo sciopero in caso non vegano aumentati i salari. Non bisogna comunque pensare che la sanzione sia sempre un atto di forza poichè essa può consistere anche nello scambio di favori di vario tipo (e anche nella corruzione).
I gruppi svolgono anche altre attività come (importante!) il lobbying che consiste in un processo di comunicazione mediante il quale i rappresentanti dei gruppi tentano di persuadere il personale politico ad accettare i desideri dei gruppi d'appartenenza in ordine ai programmi politici. Anche in questo caso la presuasione può avvenire in modi diversi a secondo del contesto. Altre attività svolte dai gruppi sono la mobilitazione politica, la ricerca di forme di rappresentanza, la sponsorizzazione di candidature politiche, la consultazione e la socializzazione politica.
I gruppi di interesse possono essere di quattro tipi:
1) ECONOMICI: se gli aderenti hanno in comune un interesse economico o una una comune professione.
2) PROMOZIONALI: se la base è accomunata da una causa comune non legata alla percezione di un beneficio materiale.
3) NIMBY: si tratta di piccoli gruppi localisti, spesso legati alla difesa del territorio, di solito non permanenti (tipo i movimenti abientalisti della val di Susa).
4) ISTITUZIONALI: si tratta di gruppi ufficiali, facenti parte dello stato o comunque di organismi pubblici (burocrazia, esercito ecc.).

continua...
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Dvx87




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MessaggioInviato: Dom Apr 05, 2009 2:25 pm    Oggetto:  
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RAPPORTI TRA GRUPPI E PARTITI
I gruppi di interesse ed i gruppi di pressione entrano frequentemente in contatto tra loro e, spesso, i loro compiti si sovrappongono. Tuttavia l'elemento che contraddistingue un partito da un gruppo di interesse è il fatto che il gruppo di interesse non partecipa alla competizione elettorale e non è interessato ad accedere alla cariche pubbliche. Questo succede perchè i gruppi di interesse possono rappresentare anche interessi molto settoriali e ciò li metterebbe in difficoltà di fronte ad una competizione elttorale.
I gruppi, quindi, vogliono influenzare le decisioni politiche ma preferiscono farlo influenzando i decisori pubblici e non attraverso la gestione diretta di una carica pubblica. Infatti ciò che ogni gruppo di interesse cerca di fare è avere un contatto costante con i legislatori. I decisori sono, generalmente, di tre tipi: agevolatori, neutrali ed oppositori (nel confronto del ruolo dei gruppi d'interesse). Essi vengono influenzati dalla opinione pubblica, dalla percezione del ruolo dei gruppi e dalla pressione dei gruppi stessi.
Ritornando ai rapporti che si instaurano tra gruppi e partiti, essi possono essere di tre tipi:
1) il gruppo d'interesse controlla il partito fornendogli risorse, decidendone la politica e fornendogli il personale politico.
2) il gruppo d'interesse è controllato dal partito, il quale gli fornisce risorse economiche, personale militante e vi è un legame di dipendenza ideologica.
3) si instaura un rapporto di collaborazione tra il gruppo ed il partito che, nonostante l'affinità ideologica, non sfocia in un rapporto di indipendenza perchè un tale rapporto danneggerebbe entrambi.

Quest'ultimo caso è tipico dei liberalismi odierni per una svariata serie di motivi: anzitutto il gruppo non vuole identificarsi con un determinato partito perchè tale identificazione potrebbe svantaggiarlo nel caso in cui il partito di rifermineto perdesse le elezioni. Il partito, dal canto suo, cerca di inglobare al suo interno i più svariati interessi e quindi non vuole identificarsi con il gruppo per evitare penalizzazioni elettorali. Riguardo ques'tultimo punto va ricordato che i partiti odierni sono definiti, nella maggioranza, partiti "pigliatutto" perchè hanno sostanzialmente abbandonato ogni ideologia per cenrcare di inglobare all'interno di se stessi ogni tipo di interesse al fine di prendere più voti.
Ma per quale motivo esistono i gruppi di interesse? l'esistenza dei gruppi è determinata dfall'emergere del capitalismo e della modernizzazione, dalla espansione del ruolo dello stato, dalla rivendicazione della libertà di associazione e dalla rinascita del concetto di cittadinanza politica.
I motivi per cui i gruppi possono avere più o meno potere sono determinati dal grado e tipo di consenso sociale di cui godono, dalla legittimità accordata ai gruppi e dal funzionamento del sistema partitico.
I fattori che influenzano le probabilità di successo di un gruppo di interesse sono nove:
1) DIMENSIONE: numero dei membri.
2) RICCHEZZA: quantità di risorse possedute.
3) RAPPRESENTATIVITA': intesa sia nella misura in quanto i capi riescono a rappresentare gli interessi della base che nel numero di di unità operanti in un determinato settore che il gruppo riesce a raccogliere.
4) POSIZIONE STRATEGICA: l'importanza del settore che si è riusciti a monopolizzare che dipende dalla natura delle attività del gruppo.
5) POSIZIONE SOCIALE DEI CAPI.
6) ARMONIA DEGLI OBIETTIVI DEL GRUPPO CON LE NORME CULTURALI: esistono sei tipi di rapporti che si instaurano tra un grupppo e le norme culturali vigenti nella società.
- armonia tra domande del gruppo e norme culturali.
- aumento del grado di accettabilità dei valori politici che fanno da supporto alle domande di un gruppo.
- sostengno fluttuante da parte delle norme culturali rispetto alle domande del gruppo.
- indifferenza di fronte dalle domande di un gruppo.
- attività in opposizione a tendenze culturali contrarie di lungo periodo.
- conflitto tra le domande di un gruppo e le noerme culturali.
7) QUALITA'.
Cool LEGITTIMITA': quanto il gruppo è considerato legittimo dalle autorità.
9) CONOSCENZE: conoscenze tecniche, politiche ed ideologiche possedute da un gruppo.

Le dimesioni del gruppo, la coesione del gruppo e la richezza influiscono su chi saranno i decisori mentre il possesso di conoscenze e la rappresentatività finlusicono sulle decisioni che verranno prese.
Può anche succedere che un gruppo diventi molto rappresentativo perchè lo stato riconosce a quel gruppo una particolare importanza e gli permetta di accedere alle sedi decisionali in maniera formale ed istituzionalizzata.

Al loro interno i gruppi possono organizzarsi in maniere differenti a secondo delle loro idee ed a seconda di chi vogliono influenzare. La gerarchi interna dei gruppi può essere:
1) OLIGARCHICA: pocher persone detengono il comando, sono nettamente divise dalla base e possono rappresentarne o meno gli interessi.
2) STRATARCHIA: proliferazione del gruppo dirigente ediffusione del potere e del suo esercizio tale che esistono degli strati di comando con variabile grado d'indipendenza.
3) DEMOCRATICA: il gruppo dirigente è selezionato dalla base, attraverso una competizione elettorale, e ne rappresenta gli interessi.
4) ANARCHIA.

Ma come sono visti i gruppi dalla cultura politica? Dipende dal tipo di cultura politica vigente in un paese: la cultura politica anglosassone ritiene i gruppi d'interesse siano i fautori stessi dell'interesse generale e li garantisce in ogni modo mentre la cultura politica continentale vede con molto sospetto i gruppi di interesse poichè li considera d'intralcio alla realizzazione dell'interesse generale e, di conseguenza, tende a regolamentarli se non proprio ad istituzionalizzarli. Tuttavia, con l'affermarsi del neoliberismo anche la cultura continentale ha cominciato ad appiattirsi sulle posizioni anglosassoni.
Riguardo ai regimi autoritari essi vedono l'azione dei gruppi come dannosa e cercano quindi di controllarli e di conglelarne la competizione.
Riguardo i regimi totalitari, essi vedono i gruppi come dannosi e cercano di istutuzionalizzarli e di regolamentarli.
Per quel che riguarda il fascismo, i gruppi di intereresse sono considerati dannosi solo se non opportunamente regolati attraverso il meccanismo della camera delle corporazioni. Nella ideologia fascista, infatti, non è cosentita l'esistenza di un lobbying sottoraneo ma soltanto di interazioni alla luce del sole e di dominio pubblico.
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MessaggioInviato: Mar Apr 07, 2009 9:33 pm    Oggetto:  
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LE POLITICHE PUBBLICHE

Prima di continuare la nostra discussione sui gruppi di interesse, è necessario fermarsi un attimo ad analizzare le politiche pubbliche per meglio capire perchè i gruppi d'interesse vogliono partecipare alla loro realizzazione. Analizzeremo quindi il concetto di politica pubblica, il modo in cui esse vengono decise, in cosa esse consistono e con quali criteri vengono decise.

Le politiche pubbliche sono politiche dispiegate da funzionari ed organismi governativi e sono il prodotto dell'attività di una atuorità dotata di potere pubblico e di legittimità costituzionale. Esse si presentano sotto forma di prassi e direttive che promanano da unoo più attori pubblici e non solo pubblici.

Il "ciclo vitale" delle politiche pubbliche può essere schematicamente descritto così

ENTRATA ---- SCATOLA NERA---- USCITE ---- RISULTATI ---- RETROAZIONE

Per entrata si intende l'insieme delle domande, delle preferenze, dei bisogni e dei sostegni che vengono immessi dai cittadini, dai gruppi e qualsiasi altro attore nella scatola nera dove si svolge il processo decisionale.
Per scatola nera si intende l'insieme dei meccanismo che caratterizzano il processo decisionale.
Per uscite si intendono i processi di conversione delle domande e dei sostegni in decisioni.
Per risultati si intendono effetti prodotti dalle decisioni mentre per retroazione si intende la modalità con la quale gli esiti delle decisioni vengono comunicati ed agiscono sulle nuove entrate.

Procediamo ora con la classificazione dei modelli decisionali conosciuti per produrre politiche pubbliche. Essi sono di sei tipi:
1) GOVERNO DI PARTITO: sistema utilizzato nei bipartitismi che produce politiche pubbliche perfettamente attribuibili e riferibili ai partiti e nei quali possiamo trovare gli esponenti di partito in posizioni di rilievo, o comunque sempre presenti, nei processi di produzione delle politiche pubbliche.
2) NEOCORPORATIVISMO: sistema che prevede l'esistenza di tre attori: il governo, i sindacati e le imprese. Queste organizzazioni sono caraterizzate da molto potere e molte risorse e possono raggiungere accordi di grande respiro portando a esiti positivi per tutto il sistema.
3) TRINGOLI DI FERRO: sistema che prevede l'esistenza di tre aggregati principali: gruppi di interesse, agenzie burocraticoamministrative e commissioni parlamentari. Esse stabliscono rapporti stabili tra di loro. Questi triangoli possono essere numerosi e diffusi in tutti i settori con accordi diversa a seconda del settore e delle circostanze. Ciascuno degli attori constribuisce alla funzionalità del triangolo in termini di decisioni, risorse, voti ed affidabilità, favorendone la durata.
4) RETI TEMATICHE: modello basato su interazioni occasionali, di breve durata, visibili al pubblico, che lasciano in sospeso molti problemi anche se aperte alla partecipazione di tutti.
5) COMUNITA' POLITICHE: modello basato sui contatti tra i politici, i burocrati, i rappresentanti dei gruppi d'interesse e gli esperti aventi una elevata continutà nel ruolo e nel tempo, la quale permette l'esistenza di vantaggi derivati dalla conoscenza personale e dalla possibilitò di strutturare un processo di soddisfazione reciproca, nel quale tutti i partecipanti sanno che le eventuali perdite sul piano di una politica pubblica saranno compensate da una nuova politica pubblica ugualmente nel loro interesse.
6) COMITOLOGIA: modello basato sulla attività dei comitati e sulla sovrapposizione difficilmente decrifrabile di compiti ed attori, molti dei quali cambiano frequentemente e che tendono a produrre politiche pubbliche dotate di scarsa chiarezza sulla procedura che le ha portate alla approvazione.
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MessaggioInviato: Mar Apr 07, 2009 10:26 pm    Oggetto:  
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I motivi per i quali possono essere decise delle politiche pubbliche sono svariati: abbiamo un motivo politico-istituzionale quando una politica pubblica è la risposta delle autorità ad una domanda espressa dalla società. Abbiamo un caso di anticipazione quando una politica pubblica risulta essere un tentativo di disinnescare eventuali domande sociali destinate a presentarsi in futuro più pericolosamente. Infine si parla di autopruduzione quando una politica pubblica è la conseguenza delle interazioni tra una pluralità di attori che prendono parte agli scambi istituzionalizzati secondo i modelli già definiti.
In alcuni casi particolari le autorità danno inizio al procedimento decisionale ma senza alcuna intenzione di portarlo a termine: ciò succede quando i decisori ritengono che una eventuale politica pubblica potrebbe danneggiare i propri interessi. Un'altro caso particolare si verifica quando le autorità non sono d'accordo tra di loro sulla politca pubblica da adottare: in quel caso il processo decisionale non sia avvia oppure procede molto lentamente.
I motivi che conducono alla scelta di una politica pubblica sono determinati dai consensi, dai tempi dei risultati, da motivi istituzionali, da chi si avvantaggia dei risultati e dal rapporto tra costi e benefici.

I modelli decisionali utilizzati dai decisori sono schematicamente espressi in quattro tipi:
1) RAZIONALITA' SINOTTICA: il decisore raccoglie tutte le informazioni ed i dati necessari, si impadronisce di tutte le variabili che influenzano la messa in opera di una politica pubblica, le immagazina, ne prende in esame tutte le conseguenze ed, infine, sceglie con precisione e determinazione una politica pubblica piuttosto che un'altra (questo metodo era largamento diffuso in urss).
2) RAZIONALITA' LIMITATA: il decisore si limita consapevolmente alla soddisfazione di alcune esigenze, definite come la raccolta e la valutazione di un numero da lui ritenuto adeguato, che sia sufficentemente ampio di dati, di variabili, di alternative, di problematiche e di conseguenze. Ad un certo punto il decisore sceglie di fermarsi poichè ritiene di essere in grado di scegliere e decidere, rivedendo le sue scelte solo se ritenute sbagliate (tipicamente usato quando si concepiscono progetti di ampio respiro).
3) INCREMENTALISMO SCONESSO: i processi decisionali procedono non in maniera razionale e controllata ma per tentativi ed attraverso accordi e scambi, crescendo su decisioni già prese, revisionandole e modificandole. Il tutto è frutto più dei rapporti di forzxa che si creano anzichè di un piano razionale (tipico di contesti nel quale lo stato ha difficoltà a tenere sotto controllo i gruppi d'interesse).
4) BIDONE DELLA SPAZZATURA: non esistono criteri univoci ed affidabili quindi il decisore seleziona a caso tra le alternative esistenti poichè è costretto a scegliere ma non sa cosa fare. (sotto elezioni Very Happy ).

Per concludere elenco tutti i tipi esistenti di politiche pubbliche:
1) DISTRIBUTIVE: si tratta di distribuire le risorse tra i servizi esistenti.
2) REGOLATIVE: riguardano la produzione di norme che regolano i comportamenti spesso avvantaggiando alcuni gruppi e svantaggiandone altri.
3) REDISTRIBUTIVE: tolgono in maniera visibile ed esplicita le risorse ad alcuni gruppi per darli ad altri gruppi. Sono difficili da eseguire poichè provocano tensione e conflitti.
4) COSTITUENTI: riguardano la formulazione di norme che sovraintendono alla creazione ed al finanziamento delle strutture di autorità e della autorità stesse.
5) SIMBOLICHE: riguardano tutte quelle politiche pubbliche che hanno l'obiettivo di rafforzare l'identità collettiva ed a legittimare il potere dello stato.
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MessaggioInviato: Mer Apr 08, 2009 12:51 pm    Oggetto:  
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Ora che abbiamo imparato cosa sono i gruppi di interesse ed in quali ambiti essi vogliono intervenire, sarà il caso di esporre all'interno di quale contesto i gruppi si muovono. Per fare questo è necessario guardare il sistema liberale dal punto di vista dei gruppi di interesse per scoprire una realtà che, molto probabilmente, non avremmo mai immaginato.
Il primo sistema che incontreremo è denominato pluralismo ed è tipico degli Stati Uniti. Il pluralismo risulta essere già ben sviluppato in america all'inizio del XIX secolo ed è sottoposto a pesanti da gran parte dei movimenti politici europei sopratutto quelli socialisti e quelli nazionalisti. La critica diventerà ancora più radicale nel comunismo e nel fascismo.
Dopo la guerra, nonostante l'affermazione di sistemi liberaldemocratici in europa, la critica verso il modello pluralista rimane sempre molto forte e conduce alla creazione di un nuovo modello denominato neocorporativismo (Philippe Schmitter) che vivrà il suo periodo d'ora nell'europa degli anni '70. I due sistemi che risultano essere il prototipo modello del neocorporativismo sono la Svezia e la Germania nel periodo che va dal 1960 al 1980.
Nel corso degli anni '80 i modelli neocoprorativi cominciano ad estinguersi ed il pluralismo si trasforma in neopluralismo (sostanzialmente identico) e cominciamo ad assistere ad una "americanizzazione" della cultura politica europea che è tutt'ora in corso.

IL PLURALISMO

Il pluralismo è il sistema tipico degli Stati Uniti: esso si basa sulla sovrapposizione dei compiti tra gruppi di interesse e partiti .
Secondo i pluralisti, il compito dei gruppi di interesse è quello di articolare gli interessi mentre i partiti li devono aggregare.
Cercherò di essere più chiaro: il gruppo di interesse ha il compito di raccogliere quelli che sono gli interessi specifici di un settore della società. Il partito deve cercare di inserire questi interessi in un programma politico complessivo assieme a molti altri interessi.
Si può quindi dire che, nelle società moderne, articolazione ed aggragazione degli interessi sono azioni condotte da attori politici diversi.
I gruppi non hanno solo una funzione di articolazione degli interessi ma sono anche importanti perchè trasmettono le domande dalla società al governo. Altre importanti funzioni svolte dai partiti sono il reclutamento della elite politica, la socializzazione politica e la comunicazione.
I neopluralisti aggiungeranno un ulteriore elemento di differenziazione tra gruppi e partiti: i primi non sono interessati a partecipare alle elezioni e nemmeno ad occupare cariche pubbliche perchè il loro carattere particolaristico li svantaggerebbe non poco.

Secondo i pluralisti i gruppi sono indispensabili per la liberaldemocrazia in virtù del principio di associazione multipla. Tale principio produce pragamtismo che a sua volte produce stabilità.
il principio della associazione multipla sostiene che gli individui che appartengono a più gruppi cerchino di conciliare i diversi interessi anzichè combattersi tra loro.
Questo succede perchè i gruppi, esattamente come la società, sono composti da soggetti eterogenei per estrazione sociale e culturale.
Il fatto che ogni individuo possa appartenere a più gruppi spinge l'individuo a riconoscere la legittimità di più interessi ed a riconoscere questi ultimi come validi. Tutto ciò rende il cittadino più disponibili al compromesso ed il compromesso permette di decidere delle decisioni che, anche in caso di cambiamenti, siano il meno traumatiche possibili.
Secondo i pluralisti è un male che un cittadino appartenga prevalentemente ad un solo gruppo o aanche ad una moltitudine di gruppi simili poichè questo spinge l'individuo a radicalizzare le proprie posizioni e quindi a non essere aperto al cambiamento.
I pluralisti non concepiscono nessun tipo di missione all'interno della vita politica, la quale risulta essere nient'altro che un susseguirsi di compromessi.

Secondo i pluralisti, i gruppi d'interesse sono tutti uguali tra di loro e non esistono gruppi più forti e gruppi più deboli perchè la diversità dei settori autonomi e le specificità dei diversi gruppi evitano che si formino disugualianze. La forza della competizione è, inoltre, tale che per un gruppo sarebbe impossibile, in termini di costi, imporsi su tutti gli altri.
Per sostenere questa tesi i pluralisti applicano le leggi del liberismo nella scoietà: esattamente come il mercato si regola da solo anche la società e la competizione tra gruppi è in grado di regolarsi da sola.
Questo succede perchè, anche qualora un gruppo riuscisse a prevalere sugli altri, si mobiliterebbero dei gruppi (detti gruppi potenziali), fino a quel momento inattivi, al fine di diminire il potere del gruppo dominante e quindi di reiquilibrare il sistema.
Il gruppo potenziale è quindi un gruppo in potenza che si trova nella società in stato di letargo pronto a svegliarsi quando si creano degli squilibri. La sua mobilitazione è automatica ed è la conseguenza del risultato di questa legge.
Questo meccanismo fa in modo che i gruppi si autoregolino: nessuno, infatti, cheiderà mai troppo perchè è conscio del fatto di poter svegliare qualche gruppo potenziale e quindi di perdere potere.

Secondo i pluralisti i gruppi di interesse sono utili perchè risolvono la questione dell'interesse generale: esso risulta essere il risultato della competizione dei gruppi tra di loro. L'interesse generale si concretizza nell'accordo raggiunto volta per volta dai gruppi d'interesse.
Lo stato non ha nessuna funzione specifica: esso deve limitarsi a ratificare l'accordo raggiunto dai gruppi di interesse ed a proclamare l'avvenuto accordo come il raggiungimento dell'interesse generale.
Ogni parte avraà interesse a difendere l'accordo raggiunto perchè il compromesso garantisce anche i suoi interessi.
Lo stato non deve in alcun modo intervenire e, anche quando volesse intervenire, dovrebbe essere considerato uno tra i tanti gruppi in competizione. Questo concetto di stato è denominato stato notarile

LE CRITICHE AL PLURALISMO

il pluralismo è stato criticato da diverse posizioni. Farò qui un breve riassunto delle principali critiche.

1) Il comunismo critica il pluralismo in quanto strumento della classe dominate per perpetrare il proprio dominio sulle classi inferiori. Non esiste, infatti, nessuna uguaglianza tra gruppi poichè i gruppi borghesi risultano avere più risorse dei gruppi proletari e quindi possono organizzarsi meglio e più efficacemente. Tutte le leggi mutate dal liberismo vengono confutate e, non risultando azzeccato in economia, non possono essere azzeccate nemmeno nella società. I comunisti, inoltre, criticano anche il fatto che l'aggregazione degli interessi siano svolte in maniera così divisa e netta da due attori diversi.

2) il fascismo critica il pluralismo poichè si basa su assiomi non dimostrati: così come non possiamo dire che il mercato si autoregola non possiamo nemmeno dire che la società ed i gruppi si autoregolano. Al contrario, in un contesto dove predomina una morale di tipo egoistico, i gruppi cercheranno di inventarsi sempre nuovi metodi per prevalere e quindi per garantire il trionfo dell'interesse settoriale su quello generale.
Viene criticata l'idea di interesse generale così come struttrata in quando risulta essere soltanto il risultato dello scontro tra potentati in lotta tra loro. Questi potentati non sono nemmeno uguali tra loro poichè quelli che dispongono di maggiori risorse (in termini economici ma non solo) sono destinati a prevalere sugli altri. Viene criticata anche il concetto di stato notarilo percepito come uno svilimento della autorità nei confronti degli interessi particolaristici.

3) Mancur Olson sostiene che i gruppi non sono uguali e che quindi il meccanismo dei gruppi potenziali non funziona. Infatti i gruppi che possono mobilitarsi sono solo quei gruppi che possono offrire adeguati incentivi ai propri membri oppure che possono forzarli a mobilitarsi. I gruppi che dispongono di tali risorse sono, generalmente, i gruppi occupazionali sopratutto quelli che fanno capo agli interessi più "in alto".
Conseguenza di tutto cià è che solo i gruppi più forti si mobilitano.

4) Theodore Lowi afferma che l'quilibrio sistemi non avviene perchè i gruppi più forti prevalgono su quelli più deboli almeno che non ci sia un intervento riequilibratore dello stato. Se i gruppi più forti prevalgono su quelli più deboli non c'è democrazia ma un sistema di negoziazione tra i privati basato sulla forza. Secondo lowi sarebbe necessario introdurre dei criteri di democrazia economica al fine di democraticizzare i gruppi professionali.

5) Negli anni '70 venne convocata un comissione tripartita composta da diversi studiosi di diversi paesi. Tal comissione fu chiamata ad indagare sui motivi della instabilità politica tipica di quel periodo storico. Il risultato di queste ricerche fu che l'interazione tra gruppi è squilibrata e le varie lotte tra gruppi producono, a loro volta, instabilità nel sistema politico. Tutto ciò impedisce che si possano concepire politiche pubbliche di largo respiro. L'emergere di troppi gruppi e la loro continua competizione e, quindi, causa di instabilità e non vi è nessuna autoregolamentazione. Ciò che serve è un intervento deciso dello stato al fine di ripirstinare l'ordine.

Come si può notare le posizioni sono tutte diverse ma l'elemtno comune che che tutte le critiche sono concordi sul fatto che le interazioni tra gruppi sono squilibrate a vantaggio dei più forti e questo provoca instabilità.
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Dvx87




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MessaggioInviato: Ven Apr 10, 2009 11:35 am    Oggetto:  
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IL NEOCORPORATIVISMO

Il neocorporativismo si diffonde prevalentemente in europa negli anni sessanta e settanta ed è il risultato di una forte critica al pluralismo. I sistemi neocorporativi sono tipici dei paesi che hanno avuto al governo un partito socialdemocratico tuttavia è scoretto associare il neocorporativismo esclusivamente alla socialdemocrazia perchè tale sistema è stato realizzato anche in paesi dove non ci sono stati mai al governo partiti socialdemocratici. E' necessario non confodere il necorporativismo con il corporativismo fascista perchè si tratta di due cose diverse. Non è poi detto che quei paesi che hanno avuto esperienze corporative abbiano poi optato per adottare il neocorporativismo: ciò è successo solo in Austria.
Il modello neocorporativo per eccellenza è la Svezia ed, in generale, tutti i paesi scandinavi. Altri esempi di neocorporativismo sono l'Olanda, l'Austria e la Svizzera. anche la Germania ha vissuto una esperienza neocprorativo negli anni sessanta e settanta.
Il modello necorporativo è caraterizzato da una sfiducia nei confronti dell'operato dei gruppi d'interesse e, per meglio garantire la governabilità, propone di regolamentare e gerarchizzare i gurppi d'interesse.
Ma come funziona il neocorporativismo?
Il funzionamento del sistema neocorporativista si basa su una triangolazione di interessi: gli interessi del sindacato, gli interessi degli imprenditori e gli interessi del governo. Come è intuibile, quindi, i tre gruppi più importanti sono il governo, i sindacati e gli impreditori.
Questi tre attori operano una concertazione dalla quale scaturiscono delle politiche pubbliche di ampio respiro.
Affinchè il sistema funzioni è necessario che questi tra grupi monopolizzino il rispettivo campo d'azione, siano a struttura gerarchicae possano coordinare le attività di interi settori.
Per scendere nel concreto sarà, quindi, necessario che il sindacato controlli e rappresenti la stragrande maggioranza dei lavoratori. A sua volta l'associazione degli imprenditori deve rapprsentare tutti gli imprenditori. Anche il governo deve essere forte quindi rappresentantivo e sostenuto da una ampia maggioranza.
Ma a cosa serve tutta questa gerarchizzazione?
La gerarchizzazione è necessaria affinchè i gruppi prensenti nel triangolo possano far rispettare ai loro membri le decisioni concertate con gli altri attori.
In definitiva si può dire che il necorporativismo è caraterizzato dalla presenta di tre attori politici, i quali prendono le decisioni accordandosi tra di loro. Essi, dopo aver preso le decisioni, sono capaci di renderle effettive "imponendole" ai loro membri.
I sistemi corporativi sono chiamati anche governi dell'interesse privato poichè sono in grado di promuovere politiche pubbliche efficaci ed importanti perchè costituite dalla negoziazione permanente tra i sindacati, gli imprenditori ed i rappredentanti dello stato.

Lo stato svolge un ruolo fondamentale ed è tutt'altro che relegato ad una semplice funzione notarile: esso è un organo al di sopra dei gruppi di interesse ed è dotato di ampi poteri che impiega per autorizzare, regolare e sanzionate l'attività dei gruppi in nome dell'interesse generale della comunità. Esso deve promuovere le istituzioni necorporative attraverso il riconoscimento ed il rafforzamento di quei gruppi che esso ha deciso di inserire nel tringolo corporativo. Lo stato ha anche il compito di strutturare gli interessi per avere la garanzia che nessuno formuli domande incompatibili con le risorse.

Un fattore "facilitante" ma non decisivo è la presenza al governo di un partito favorevole alle richieste dei lavoratori (socialdemocratici, socialisti, laburisti ecc.) poichè i sindacati tendono a fidarsi di più di questi governi e quindi sono più diposti a fare dei sacrifici per progetti di lungo termine. Tuttavia non si tratta di una condizione fondamentale perchè, in molti paesi dove questo approccio ha avuto successo, spesso c'erano al governo partiti di centro oppure grosse coalizioni di unità nazionale.

Il sistema necorporativo garantisce una ottima stabilità sia economica che politica: spesso il neocorproativismo è accompagnato dalla presenza di governi a larghissima maggioranza se non proprio da coalizioni di unità nazionale. Il sistema necorporativo può entrare in crisi soltanto se nasce un nuovo gruppo che fa seria concorrenza ad uno dei gruppi presenti nel triangolo.
I risultati dei governi necorporativi sono stati notevoli: essi hanno limitato i contraccolpi negativi delle crisi economiche ed hanno prodotto politiche sociali molto soddisfacenti nonchè hanno garantito una enorme stabilità politica.

Le critiche ai sistemi necorporativi sono arrivate da più parti:

1) I pluralisti denunciano uno squalibrio nell'accesso alle sedi decisionali: alcuni gruppi vengono grandemente favoriti mentre altri sono completamente esclusi. il risultato è l'ignorare le esisgenze di chi sta fuori dal triangolo.

2) I comunisti accusano il sistema necorporativo di essere un sistema di collusione generale ai danni del proletariato e l'aiuto che si vuole dare a quest'ultimo è di tipo puramente strumentale. La classe dominante, infatti, cerca l'accordo con lo stato per appropriarsi delle leve di potere al fine di conservare il capitalismo. lo stato cerca di accordarsi con gli impreditori per avere accesso a quelle risorse che da solo non è in grado di produrre ma che gli servono per sopravvivere. Ne consegue che i privati più forti si appropiano delle risorse mentre lo stato cerca di farsi percepire come mediatore per non perdere il consenso e, per fare ciò, cerca un accordo con il sindacato. La conseguenza è che questo sistema di accordi produce una collusione strutturale per salvare il capitalismo.

3) Altri due importanti critiche sostengono che il neocorporativismo presti attenzione soltanto agli accordi tra produttori stabilendo una euqazione tra la governabilità e la relizzazione di politiche conomiche. La conseguenza di tutto ciò è che sono considerati importanti soltanto i gruppi professionali ed occupazionali.
L'altra critica si basa sul fatto che gli accordi necorporativi sviliscono le assemblea neazionali elette trasferendo quasi tutto il potere nelle mani di un sottosistema di non eletti. Tale critica, però, non regge molto perchè è più volte successo che i parlamenti respingessero fegli accordi necorporativi.


I sistemi neocorporativi sono entrati in crisi negli anni '80 a causa della recessione economcia, della globalizzazione, della riduzione del potere dei sindacati e dell'aumento della libertà d0iniziativa imprenditoriale sul mercato del lavoro.
L'avanzare delle teorie reeganiane ed la conseguenza diminuzione della legittimazione di tale sistema ha portato ad una rapida scomparsa di tali sistemi. L'americanizzazione della cultura politica europea (sopratutto in direzione neopluralista) sta portando al rapido smantellamento di tutto ciò che è stato costruito da questi sistemi e le privatizzazioni ne sono il sintomo più evidente.
In un certo senso i sistemi necorporativi esistono ancora ma sono profondamente cambiati tanto che si può affermare che soltanto il tipo di dialettica è sopravvissuto mentre tutto il resto è cabiato. Infatti se l'obiettivo del sistema necorporativo è lo scambio immediato di benefici e risorse unito al ruolo compensativo del governo adesso si è passati ad un sistema di collaborazione tra i grandi gurppi d'interesse dove si chiede la collaborazione per il rinlaciò della competitività internazionale dell'economia del paese.
Tutto questo si concretizza in politiche di deregolamentazione del lavoro ed in politiche di progressiva privatizzazione che si vogliono condurre assieme allo stato ed ai sindacati. Questi ultimi hanno l'esclusiva funzione di cercare di attutire un colpo che comunque è destinato ad arrivare.
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MessaggioInviato: Sab Apr 11, 2009 11:03 am    Oggetto:  
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Grazie Daniele per questo tuo preziosissimo e ottimo contributo... Come al solito Wink
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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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MessaggioInviato: Sab Apr 11, 2009 3:03 pm    Oggetto:  
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Grazie Stefano ma ora mi sembra doveroso fare una precisazione riguardo le differenze tra corporativismo e neocorproativismo. In questo, magari, potente aiutarmi tu e marco corregendo mie eventuali dimenticanze.

Corporativismo e neocorporativismo non vanno confuse perchè si tratta di due sistemi molto diversi nonostante l'esistenza di alcuni elementi comuni. Gli obiettivi, inoltre, sono diversi: il corporativismo ha la pretesa di superare il sistema liberale per creare un nuovo modo di governarsi mentre il necorporativismo vuole semplicmente sovrapposri allo stato liberale. Questo significa che il sistema necorporativo non è un vero e proprio sistema ma soltanto un sottosistema che cerca di convivere con il parlamentarismo liberale, il quale rimane, sempre e comunque, l'attore principale della vita politica. Il neocorporativismo si limita a gestire il sottosistema economico e non ha nessuna ambizione di creare un nuovo tipo di rappresentaza. Gli accordi, infatti, per quanto importanti, rimangono sempre informali lasciando ai partiti il potere formale di "investitura" di un accordo.
Non si può dire la stessa cosa per il corporativismo, il quale ha la grossa ambizione di voler creare un sistema nuovo, nel quale i partiti hanno un ruolo marginale. Proprio per questo le corporazioni (che sono dei sindacati di categoria) sono organi dello stato ed alloggiano in una camera precisa. Le decisioni delle corporazioni non sono semplici accordi informali con il governo ma, quando approvate, hanno valenza di legge.
Altra cosa da sottolineare è che il corporativismo non richede una gerarchizzazione così forte come è rischiesta nel neocrporativismo: certo anche nei sistemi corporativi esiste un sindacato unico che rappresenta la quasi totalità dei lavoratori ma i rappresentanti delle singole corporazioni devono essere eletti dai membri delle corporazioni stesse. Questo è un punto importante perchè mentre nel corporativismo i capi delle varie corporazioni sono responsabili nei confronti della corporazione stessa di appartenenza, nel necorporativismo i rappresentanti sindacali mirano prevalentemente a vedere riconosciuto il proprio ruolo dal governo anche al costo di non rappresentare gli interessi dei membri.
Attenzione quindi perchè stiamo parlando di due sistemi diversi!
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MessaggioInviato: Sab Apr 18, 2009 2:14 pm    Oggetto:  
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RAPPORTI TRA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E GRUPPI D'INTERESSE

Prima di passare ad una fase riflessiva, pubblico questo ultimo interessante schema, il quale analizza i rapporti che si possono instaurare tra i gruppi d'interesse e la pubblica amministrazione. Infatti i gruppi d'interesse non dialogano soltanto con i partiti politici ed i governi ma anche con la pubblica ammninistrazione. Per capire perchè ciò avviene è necessario ripercorrere la storia della pubblica amministrazione in europa.
La pubblica amministrazione come settore amministrativo indipendente nasce con la rivoluzione francese: prima di quell'evento il settore amministrativo veniva considerato parte integrante del settore giudiziario ed il suo compito non andava oltre il mettere d'accordo i vari "corpi" tipici della società premoderna (comuni, corporazioni, feudi, poteri di vario tipo). Il concetto di potere amministrativo come potere che applica attivamente delle norme decise dal potere legislativo in nome della comunità e su un piano superiore rispetto agli interessi particolari ha cominciato ad esistere nel XIX secolo. Nel corso di tutto il XIX secolo la pubblica amministrazione è sempre rimasta molto "snella" ed assumenva mansioni puramente "d'ordine". Il procedere della industralizzazione e l'imporsi della questione sociale ha determinato l'ingresso dello stato e della pubblica amministrazione in campo economico e sociale. Questo è avvenuto sopratutto dopo la prima guerra mondiale sia per garantire le riforme sociali, sia per garantire l'intervento dello stato in economia. L'espansione dello stato sociale, cominciata già nel primo dopoguerra, ma completata nel secondo dopoguerra, ingigantì notevolmente la struttura della pubblica amministrazione. Il risultato fu la frammentazione del settore amministrativo che perse quell'unità tipica della amministrazione ottocentesca. Le privatizzazioni degli anni '80 avevano come obiettivo proprio lo snellimento di questo enrome e frammentato apparato ma, paradossalmente, produssero il risultato contrario: infatti, il moltiplicarsi delle atuorità di vigilanza sulle imprese private frammentò ulteriormente l'amministrazione. Questa frammentazione rende difficile l'assegnazione dei fondi e spesso si rivela necessario privilegiare alcuni settori della pubblica amministrazione e penalizzarne altri. Questo situazione sproduce un lotta tra i vari rami della amministrazione che tendono a perdere sempre di più la loro unità.
All'interno di questo scenario si inseriscono i gruppi d'interesse, i quali ne approfittano per interagire con le varie agenzie, per accordarsi con loro e, spesso per fornirgli risorse.
Come abbiamo già sottolineato in precedenza, i gruppi di interesse hanno un caratteristica contradditoria: pretendono la neutralità delle istituzioni ma sono anche tentati dalla collusione per meglio vedere soddisfatti i propri interessi. Per collusione si intende un rapporto preferenziale e permanente di un gruppo con una agenzia governativa, la quale ha titolo a decidere nel argomento oggetto di interesse da parte del gruppo: si tratta di un accordo informale e spesso non visibile ma non per questo meno vincoltante.
Può succedere che i gruppi d'interesse "catturino" rendondole dipendenti da loro:. Queste agenzie sono, a loro volta, in contatto con i politici e così prende il via un meccanismo di collusione generale determinato da una distorsione delle informazioni.
Tutto porta ad esiti dannosi per l'intero paese: i canali d'accesso alle sedi decisionali vengono distorti a favore dei gruppi collusi, gli amministratori ed i politici perdono il senso della loro missione pubblica per dedicarsi al soddisfacimento delle richieste dei propri "clientes". A livello generale, l'intero sistema perde la capacità di produrre politiche pubbliche di largo respiro e di interesse generale per abbandonarsi alla realizzazioni di politiche favorevoli agli interessi dei gruppi d'interesse. Spesso l'interesse dominate non risulta essere null'altro che l'esito dello scontro tra diversi gruppi in lotta tra di loro. Se a tutto ciò uniamo uno scenario in cui vi è scarso senso civico, delle istituzioni deboli e parrecchie fratture nel corpo sociale possiamo facilmente immaginare le conseguenze...

Ecco ora un breve schema che rappresenta i tipi di relazione che si possono instaurare tra gruppi di interesse e la burocrazia:

1) RELAZIONI "LEGITTIME": si tratta delle relazioni che abbiamo già visto in precedenza, nelle quali i gruppi di pressione godono di legittimità e di riconoscimento ufficiale diventando importanti realtà nella vita politica. Alle formule che già conosciamo si potrebbe segnalare la recente introduzione della richiesta di rimessa ovvero l'invio del progetto di un provvedimento ai gruppi interessati al fine di fare in modo che essi possano esprimere un loro parere e l'istituzione di commissioni consultive composte da rappresentanti dei gruppi d'interesse che devono assistere gli organi amministrativi in qualità di referenti tecnici.
Il processo decisionale che si sviluppa attorno a queste relazioni e, generalmente, molto più importante dei risultati delle elezioni politiche poichè può dare luogo a politiche pubbliche di tipo redistributivo e costringe i gruppi ad autoregolamentarsi. L'influenza dei gruppi d'interesse è quindi molto ampia all'interno del processo decisionale e si svolge attraverso la negoziazione.

2) RELAZIONI CLIENTELARI : si manifestano quando un gruppo d'interesse, per una qualsiasi ragione, riesce a diventare agli occhi di una data amministrazione l'espressione naturale e la rappresentanza di un dato settore che, a sua volta, costituisce il bersaglio naturale per l'attività svolta da quella amministrazione. Questo tipo di relazione produce conseguenze molto spiacevoli: la princiaple è la creazione di un rapporto di simbiosi tra il gruppo d'interesse e l'agenzia pubblica a causa della quale i due attori non possono agire l'uno senza l'accordo dell'altro in qualsiasi occasione. Tutto questo è accompagnato ad una sottrazione dal controllo pubblico senza poi contare che questo rapporto esclusivo si forma e cosolida a scapito di tutti gli altri attori politici.
Questo tipo di rapporti produce politiche di tipo autoregolativo (in vista di soddisfare gli interessi dei soggetti destinatari) e distrubitivo (al fine di garantire le risorse ai gruppi coinvolti nella relazione clientalare).

3) RELAZIONI PARENTELARI : Si tratta di una situazione in cui esistono stretti vincoli "familiari" tra il gruppo d'interesse ed il governo o partito di maggioranza che si concretizza nell'assicurarsi l'accesso e la legittimazione grazie al proprio attaccamento ad un particolare partito.
Nel caso specifico dei rapporti tra burocrazia e gruppi d'interesse si concretizza in un rapporto indiretto tra gruppo e burocrazia il cui punto di collegamento è il partito, il quale intercede presso la burocrazia al fine di dare accesso alle sedi decisionali ad un determinato gruppo. Tutto ciò significa che il partito, oltre a controllare l'accesso dei gruppi, controlla pure la politica dell'apparato burocratico.
Le conseguenze di questa relazione sono la creazione di rapporti totalizzanti che facilitano il partito nella sua estensione di influenza all'interno del corpo sociale.
L'impatto dei gruppi sul processo decisionale può essere variabile: se, infatti, vi possono essere pochi interessi a scontrarsi con partiti considerati "amici" è anche vero che, in questo tipo di relazioni, i gruppi di interesse possono assumere una grande importanza e la loro pressione può rilvelasi fondamentale per l'apporvazione o la bocciature di una determinata decisione. Burocrazia e governo non ostacoleranno il gruppo in questione perchè cercheranno di sfruttare le sue conoscenze tecniche al fine di ridurre i costi.
Le politiche prodotte possono essere di vario tipo generalmente di tipo distributivo e regolatico (per assicurarsi le risorse). Va tuttavia ricordato che, in questo tipo di rapporti, le scelte sono pesantemente condizionate dall'ideologia quindi si può assistere, dove retenuto necessario, anche a politiche redistributive.

4) RAPPORTI CLIENTELARI : questo rapporto si presenta quando ne la burocrazia ne il governo considerano un determinato gruppo d'interesse come legittimo. Le attività di pressione del gruppo saranno quindi ignorate provocando frustrazione e la convizione che i mezzi "istituzionali" sono inutili al fine di influenzare l'operato di chi è al potere.
Di conseguenza il gruppo d'interesse uscirà dal percorso politico normale per abbracciare metodi duri, molto eclatanti e, all'occorrenza, violenti.
Non esiste una negoziazione ma soltanto un conflitto tra il gruppo d'interesse, la burocrazia ed il governo. Gli esiti di questo scontro possono essere di due tipi: se il gruppo di interesse fallisce allora non cambia nulla mentre se il gruppo d'interesse ha successo allora assisteremo a politiche di tipo redistributivo.
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MessaggioInviato: Gio Apr 30, 2009 2:05 pm    Oggetto:  
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Passiamo agli esempi pratici per far capire meglio come questo sistema sia ben radicato all'interno della nostra realtà: vi propongo la lettura di questo articolo riguardo il noto caso giudiziario "Pirate Bay".

Studio: «I pirati sono i migliori acquirenti di musica online»
«Giudice in conflitto di interessi»:
Pirate Bay vuole un nuovo processo
L'avvocato di uno dei titolari: «Un magistrato fa parte dell'associazione svedese per la tutela del copyright»

STOCCOLMA - «Quel processo è da rifare». Dopo alcune indiscrezioni di stampa, gli avvocati di "Pirate Bay" vanno all'attacco: uno dei giudici che hanno condannato i titolari del popolare sito di file sharing, sostengono i legali, sarebbe in palese «conflitto di interessi».

TUTELA COPYRIGHT - La notizia è stata diffusa da una radio svedese: Tomas Norstrom, uno dei magistrati del tribunale di Stoccolma che il 17 aprile ha comminato un anno di carcere più un maxi risarcimento danni ai gestori di Pirate Bay, è membro di un'associazione svedese per la tutela del copyright. Della stessa associazione, peraltro, fanno parte anche due persone che nel corso del processo rappresentavano gli interessi delle imprese dell'intrattenimento. L'avvocato di uno dei titolari di Pirate Bay, Peter Althin - che rappresenta Peter Sunde, uno dei tre amministratori del sito internet - chiede che, proprio per questo motivo, il processo sia celebrato di nuovo.
STUDIO - Pirate Bay è un portale consultato da milioni di utenti che mette a disposizione informazioni per reperire e scaricare contenuti sfruttando i sistemi di condivisione di file. È diventato il nemico numero uno per le industrie dei media, dopo i precedenti successi giudiziari nei confronti di siti come Kazaa e Grokster. Una lotta, quella tra pirateria e industria dell'intrattenimento, che va avanti da anni. Da tempo le major puntano il dito contro il "download illegale", affermando che rischia di mettere in ginocchio il settore. Una ricerca recente, pubblicata dal "Guardian", sembra però dimostrare il contrario, almeno per quanto riguarda gli acquisti online. Secondo alcuni studiosi norvegesi, gli utenti della Rete che scaricano materiale gratis (e illegale) sono 10 volte più inclini degli altri a pagare per acquistare musica. I pirati del web, insomma, rappresenterebbero la più larga fetta di clienti per la musica legale online. Il succo, generalizzando un po', può essere questo: scarico ciò che voglio e poi scelgo cosa comprare.

ALLARME VIDEONOLEGGIO - Ma ci sono allarmi e posizioni che vanno anche in senso contrario. Proprio in queste ore, in Italia, il Coordinamento Nazionale delle Videoteche Associate ha incontrato esponenti politici della maggioranza e dell'opposizione per confrontarsi sull'emergenza pirateria. Nel 2008 hanno chiuso 500 videonoleggi ed i pronostici per il 2009 sono ancora peggiori. In seguito a queste chiusure sono andati persi 40 milioni di euro di investimenti - 75 mila euro per ogni esercizio commerciale - e i fatturati delle videoteche hanno subito una perdita del 50% in 3 anni. «In queste condizioni non è auspicabile pensare ad una durata del nostro settore che vada oltre i 2 anni di tempo. Ciò causerà la disoccupazione di 6000 persone», ha dichiarato Davide Caviglia, titolare di un punto di videonoleggio, in rappresentanza della categoria delle videoteche d'Italia.

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MessaggioInviato: Gio Apr 30, 2009 4:09 pm    Oggetto:  
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Interessante questa discussione, le varie definizioni da quali libri sono prese?
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MessaggioInviato: Gio Mag 07, 2009 2:03 pm    Oggetto:  
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Ho estratto e rielaborato queste definizioni da vari libri ed autori: principalmente ho utilizzato Pasquino (Politica e Società), Fisichella (Enciclopedia delle Scienze Sociali), Robert Alan Dahl (Dilemmas of Pluralist Democracy, Who Governs?, Polyarchy) e Guy Peters (La pubblica amministrazione).
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MessaggioInviato: Dom Mag 17, 2009 3:29 pm    Oggetto:  
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Arricchisco questa discussione inserendo due importanti studi, nei quali si utilizza l'approccio dello studio dei gruppi d'interesse, per capire quali siano le diamiche di potere nel nostro paese. Approfitto dell'occasione per ricordare una cosa: cercare di capire le dinamiche di un sistema studiandone i gruppi d'interesse è indispensabile ma bisogna fare attenzione a non cadere dell'errore di credere che soltanto le relazioni tra gruppi d'interesse siano utili al fine di stabilire le dinamiche di potere all'interno di una data comunità politica. E' quindi indispensabile valutare tutti i fattori presenti dai gruppi d'interesse, al ruolo delle istituzioni, all'importanza della legge.

Prima di procedere alla descrizione dei rapporti di potere all'interno del nostro paese è indispensabile indicare quali sono i modelli teorici di di riferimento in questi studi ed i possibili attori. Esistono due tipi di modelli denominati modelli dei tipi di politica degli interessi: uno di tipo processuale ed uno di tipo strutturale, aventi le seguenti caratteristiche:

POLITICA DEGLI INTERESSI DI TIPO PROCESSUALE
1) le decisione vertono su questioni particolari ciroscritte ad ambiti specifici.
2) il processo politico si svolge all'interno di una cornice stabile di valori mai messi in discussione.
3) la dimensione organizzativa preferita dai gruppi è di tipo settoriale al fine di mettere in risalto le particolrità e di articolare meglio le domande.
4) le associazioni sono costituite da attori privati e sono emerse dall processo di democraticizzazione.
5) le associazioni sono autonome ed indipendenti dai partiti.


POLITICA DEGLI INTERESSI DI TIPO STRUTTURALE

1) le decisioni vertono su questioni di ordine generale e di ordine politico.
2) non esiste una cornice stabile di valori perchè le componenti dello stesso sistema vengono spesso messe in discussione.
3) la dimensione organizzativa preferita dai gruppi è quella orizzontale al fine di crare maggiore coesione all'interno del gruppo.
4) le associazioni sono "pubbliche" al fine di incanalare la domanda politica.
5) le associazioni sono dipendenti dai partiti.

Ovviamente questi modelli sono "idealtipi" poichè nella realtà esistono una marea di sfumature tuttavia rimangono utili per capire le dinamiche di potere all'interno di un paese. Un esempio tipico di politica degli interessi di tipo processuale sono gli Stati Uniti mentre un esempio di politica degli interessi di tipo strutturale è l'Italia.
Vi sono dei fattori che possono spingere verso un modello piuttosto che verso un altro: anzitutto il grado di istituzionalizzazione del regime politico (se basso si tende verso il modello strutturale mentre se alto verso quello processuale). Importante è anche come e quando si è articolato il sistema di rappresentanza degli interessi: se tale sistema è precedente alla nascita di un regime allora i gruppi d'interesse saranno più forti.
Infine vanno considerati anche i tipi di gruppi sociali con cui si ha a che fare: un proletariato forte e ben organizzato può portare ad una bassa istituzionalizzazione dovuta alla mancanza di fiducia nei confronti del modello economico capitalista. Un ceto medio scontento è un'altra fonte di preoccupazione perchè si tratta di quella porzione di popolazione che può far sentire il suo peso soltanto attraverso la politica e che, all'occorrenza, può dare luogo a rivoluzioni.
Concludo questa introduzione segnalando quali sono gli attori importanti nella politica degli interessi: gli attori politici (partiti ecc.), le burocrazie (pubblica amministrazione), i gruppi d'interesse e gli esperti.


LA SITUAZIONE ITALIANA

L'italia è un tipico esempio di politica degli interessi di tipo strutturale: così è stato sopratutto nel periodo che va dal 1946 al 1990 ma ancora oggi persistono evidenti caratteristiche di questo tipo di modello.
Ci sono due elementi che caratterizzano il nostro sistema: la prima caratteristica è l'elevata frammentazione del sistema dei gruppi di interessi mentre la seconda è chiamata pluralismo oligopolistico.
Riguardo la prima caratteristica, essa risulta evidente nelle forti divisioni ideologiche e politiche presenti all'interno del mondo sindacale. Anche gli imprenditori risultano molto divisi mentre, in generale, le associazioni sono ideologicamente divise dalle rispettive affiliazioni partitiche. Giocano un ruolo di notevole importanza anche le lotte tra associazioni a livello locale.
Riguardo la seconda caratteristica, denominata pluralismo oligopolistico, intendiamo riferirci ad una forte presenza di lobbies ed associazioni che però viene regolata da criteri particolaristici che limitano fortemente la competitività quando si tratta di inserirsi nel processo politico. I criteri che limitano la competitività non sono ben definiti ma variano a seconda del luogo e del tipo di interessi in gioco. L'unica costante è che questi criteri sono in balia della discrezionalità dell'attore che gestisce i "filtri".

Ci sono tre domande ora da porsi: in che modo la scarsa autonomia del sistema di rappresentanza degli interessi ha generato frammentazione? Come si articola questa scarsa autonomia? Quali sono le cause di questa scarsa autonomia?
La scarsa frammentazione è stata generata dalla colonizzazione dei gruppi da parte dei partiti, dal fatto che i partiti hanno influenzato le posizioni e le strategie dei gruppi, dal fatto che i partiti hanno rimodulato le richieste dei gruppi e dal fatto che i partiti hanno dato vita a politiche pubbliche particolaristiche al fine di avvantaggiare i gruppi più ubbidienti. Tutto ciò ha creato divisioni di tipo partitico all'interno del sistema di rappresentanza degli interessi, aumentando le divisioni tra gruppi e spingendo gli stessi gruppi ad affiliarsi a qualche partito per ottenere risorse e potere.

La scarsa autonomia è stata favorita e si è articolata grazie ad un sistema proporzionale che ha sempre avvantaggiato il frazionamento dell'universo politico. L'imitazione del modello organizzativo del partito è una costante nel contesto italiano: quasi tutte le associazioni hanno imitato le strutture organizzative dei partiti e hanno percepito i partiti come il modo migliore per avere influenza a livello politico.

Le cause di questa scarsa autonomia sono rilevabili all'atto di fondazione del regime liberaldemocratico: i partiti politici liberaldemocratici hanno sempre temuto di essere rovesciati sopratutto dalla classe media (vedi fascismo, qualunquismo e altri movimenti) ed hanno reagito colonizzando i gruppi d'interesse considerati eversivi al fine di istituzionalizzarli e di renderli docili. La discrezionalità nel controllo dei canali d'accesso, gestita proprio dai partiti, ha dato luogo ad interazioni di tipo particolaristico. Tale particolarismo era stato giudicato utile al fine di promuovere soltanto i gruppi non sovversivi e quindi di aumentare il grado di istituzionalizzazione del regime politico tuttavia, l'innalzamento di forti controlli, ha provocato l'effetto contrario. In questo modo un regime che già ha dovuto contrattare la propria esistenza e legittimità davanti a gruppi d'interesse già formati, nel tentativo di aumentare la propria legittimità, ha ottenuto l'effetto contrario. Ancora oggi in Italia ne i governi, ne lo stato è in grado di imporre qualcosa ai gruppi di interesse.

Diamo un sguardo alle politiche pubbliche: l'Italia si caratterizza per il carattere fortemente erogatorio e distributivo delle politiche pubbliche. Si distribuiscono risorse con un facilità incredibile anche laddove ciò appare inutile.
Si riscontrano serie difficoltà nel fare politiche di tipo redistributivo poichè, quando si tratta di togliere qualcosa a qualcuno per assegnarlo a qualcun'altro, il sistema decisionale si paralizza.
Altrettanta debolezza si riscontra nelle politiche di tipo regolativo: questo tipo di politiche vengono abbondantemente utilizzate ma si traducono in legislazioni torrentizie ingorate da qualsiasi attore politico o gruppo sociale. Spesso capita che le politiche regolative siano emanate con la sola intenzione di celare politiche che, in realtà, sono di tipo simbolico.
Infine va ricordata l'eccezionale importanza accordata alle politiche di tipo costitutivo tanto che la modificazione delle procedure e della organizzazione è diventata una ossessione. Nonostante ciò queste politiche risultano inefficaci perchè si mira soltanto a creare soggetti forti al fine di regolare altri soggetti forti aumentando soltanto il caos e la frammentazione.

Vi sono particolarità anche riguardo gli attori: riguardo i partiti si può dire che essi abbiano infiltrato tutti i gruppi d'interesse ma il loro intervento si fa sentire soltanto quando sono toccati i loro interessi altrimenti tendono a sparire lasciando tutto in mano alle iniziative di singoli deputati oppure alle lotte tra gruppi. Per farla breve l'italia è una caso anomalo di partitocrazia: se nella partitocrazia classica i partiti vogliono controllare tutto e sempre, in italia i partiti esercitano il loro potere soltanto quando fa comodo a loro per tutelare i propri interessi per poi sparire e lasciare tutto in balia ai gruppi quando la cosa non tocca i loro interessi.
La burocrazia italiana è debole e completamente assente dal processo decisionale se non quando si tratta di tutelare interessi di tipo particolaristico: questa latitanza della burocrazia crea problemi gravissimi perchè , proprio a causa di ciò, il sistema italiano risulta incapace di anticipare i problemi e tende a risolverli soltanto drammatizzando le situazioni ed applicando situazioni d'emergenza che spesso non funzionano a causa di problemi strutturali.
Riguardo i gruppi d'interesse possiamo dire che quelli più potenti sono quelli economici presenti ovunque vi siamo degli interessi in ballo per loro. I gruppi d'interesse promozionali sono poco presenti perchè vi è la generale tendenza a pensare che i partiti, o altri attori istituzionali, possano tutelare meglio tali interessi.
Gli esperti svolgono un ruolo importante in italia ma solo nell'inquadrare i problemi e non nel risolverli: questo, da una parte, rende il processo decisionale meno in balia delle lotte politiche ma, dall'altra parte, produce la politicizzazione della comunità scientifica, troppo spesso, risulta legata ai partiti.

Concludo esponendo i tipi di interazioni presenti nelle politiche in italia: vi è condivisione di valori soltanto nella politica monetaria mentre in tutti gli altri settori sussistono forti divisioni oppure accordi consolidati che però non producono niente se non il mantenimento dello status quo. Sono stati fatti tentativi per razionalizzare il piano di sviluppo industriale ed il piano nazionale sanitario ma entrambe i tentativi sono falliti e nessun organo istituzionale è sembrato capace di imporre decisioni ai gruppi organizzati.
Le divisioni più forti si verificano in campo istituzionale dove le lotte tra gruppi istituzionali possono produrre la paralisi del sistema politico per tempi lunghissimi.

fonti: L.Lanzalco, Quaderni di Scienza Politica e B.Dente, Le Politiche Pubbliche in Italia.
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