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Almirante: «Non voglio morire da fascista»
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Il Littore



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MessaggioInviato: Gio Mar 05, 2009 1:47 pm    Oggetto:  Almirante: «Non voglio morire da fascista»
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di Daniele Protti

«Ma lei pensa davvero che io continui a fare politica per guidare un partito destinato comunque a morire perché una generazione va al cimitero e un’altra in galera?»: furono le prime parole di Giorgio Almirante, dopo il suo invito a spegnere il registratore. Era il settembre del 1980.

Da più di un mese la strage del 2 agosto alla stazione di Bologna era definita “fascista” dalla maggioranza della stampa e della tv. A Giuliano Zincone (direttore de Il Lavoro di Genova), Gad Lerner e Francesco Cevasco (caporedattori) proposi di intervistare il segretario del Msi. L’unica resistenza venne dai tipografi dello storico quotidiano ex socialista (acquistato da Rcs a fine anni Settanta), già diretto anche da Sandro Pertini: «Ma come, diamo la parola a un fascista?». In tipografia, accanto alle rotative, la discussione fu animata ma serena, c’era un clima di reciproca fiducia, quasi familiarità. Bei tempi. L’intervista fu concordata con la collaborazione del deputato Francesco Giulio Baghino, eletto a Genova. La condizione posta era ovvia: correttezza nel riportare le risposte del leader missino. Appuntamento fissato nello studio di Almirante, al gruppo parlamentare della Camera, dove il segretario arriva puntualissimo. Appare stanco, con il viso tirato. Non si inquieta mai, anche di fronte alle domande sugli attentati marcati dall’estrema destra (Peteano nel 1972, Brescia e Italicus nel 1974, senza contare piazza Fontana nel 1969). Tradisce un certo nervosismo quando rigetta i sospetti sulla “firma” fascista della strage di Bologna. L’intervista si avvia alla fine, Almirante argomenta lo “sciacallaggio” dei partiti (dal Pci alla Dc) contro il Msi e non nasconde proprio la sua inquietudine per l’esistenza di frange estremiste di destra, anch’esse contro il Msi.

«La prego, spenga il registratore. Quello che le dirò ora esula dall’intervista. Ho l’impressione che lei sia educato, ma non convinto delle mie risposte. Anzi. Allora sono io che le pongo una domanda. Con una premessa. Sto a Montecitorio dal 1948, da più di trent’anni. Il Msi si è trasformato, da quel nucleo iniziale di reduci del fascismo. Ormai fa parte stabilmente della geografia politica dell’Italia repubblicana. È stato un processo lento e difficile. Bene: ma lei crede davvero che io possa pensare di chiudere la mia carriera, la mia vita politica, facendo il becchino di un partito che muore perché una generazione si spegne per motivi anagrafici e un’altra perché chiusa in galera? Crede davvero che sia così miserabile da avere questa ambizione da nostalgico rincoglionito?».

Lo sguardo non è quello cui ero abituato, ironico e sarcastico, a volte beffardo. È uno sguardo sofferto, quasi angosciato, come le parole, che fluiscono veementi. E irate. Mi sembra sincero, sono sorpreso. «Le dirò di più: io non voglio morire da fascista. Tanto che sto lavorando per individuare e far crescere chi dovrà prendere le redini del Msi dopo di me. Giovane, nato dopo la fine della guerra. Non fascista. Non nostalgico. Che creda, come ormai credo anch’io, in queste istituzioni, in questa Costituzione. Perché solo così il Msi può avere un futuro. Altrimenti è costretto a sparire. Capisce perché sono così deciso nel negare qualsiasi legame con chiunque abbia messo la bomba di Bologna? È un nemico anche del Msi». Poi, dopo un attimo, aggiunge (e per la prima volta sorride): «Nulla di tutto questo è registrato, spero di non dover rivivere il solito film delle smentite e controsmentite. Ma Baghino mi ha detto che lei è perbene, anche se tutt’altro che di destra. Buon lavoro». L’intervista uscì su Il Lavoro ovviamente soltanto con le parti registrate. E Baghino era tutto felice («il segretario è soddisfatto!»).

Un anno dopo, Giampiero Mughini, su L’Europeo, scrisse di Gianfranco Fini come giovane emergente nel Msi, di cui diverrà per la prima volta segretario nel 1987, pochi mesi prima della morte di Almirante (22 maggio 1988). Racconto ampiamente, per la prima volta, questa storia perché può essere utile per capire il percorso dal reduce di Salò al protagonista di Fiuggi (il funerale del Msi, la nascita di Alleanza nazionale), che è proprio il tema di questo numero de L’Europeo.

Il percorso dell’estrema destra, tra rappresentanza istituzionale e nuclei eversivi e violenti. «La politica è sangue e *****», diceva il socialista Rino Formica, in modo brutale ma efficace. Poi, più tardi, aggiunse: «Ma talvolta riesce a diventare persino nobile».

 
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Una cosa che vorrei sapere è: ma quando mai Almirante è stato fascista? I grandi misteri della vita... Confused
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AquilaLatina




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MessaggioInviato: Gio Mar 05, 2009 1:55 pm    Oggetto:  
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Nulla di cui stupirsi, il Fascismo è morto nel 1945.
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tribvnvs
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MessaggioInviato: Gio Mar 05, 2009 3:39 pm    Oggetto:  
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Bravo Littore, mi hai battuto sul tempo, volevo postare anch'io questo significativo articolo. Come vedete sempre nuove ragioni si accumulano a quelle che già da tempo confermano la completa dirittura delle nostre posizioni...
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Marcus
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MessaggioInviato: Mar Mar 10, 2009 8:02 pm    Oggetto:  
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...mi pare superfluo domandarsi di chi fosse la responsabilità del fatto che questo signore,per sua stessa ammissione, dirigesse un partito composto da vecchi nostalgici o da carcerati,senza una identità e quel che é peggio senza alcun futuro politico. Ad ogni modo, con buona pace dell'egregio Almirante, ritengo di poter dire che noi da fascisti vogliamo vivere...
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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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Quintox



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MessaggioInviato: Mar Mar 10, 2009 8:50 pm    Oggetto:  
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Niente di nuovo sotto il fronte occidentale...
Peccato che tanti ci credano ancora...

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Il culto delle memorie è indice sicuro del grado di civiltà di un Popolo e della coscienza che esso ha della propria forza.
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Dvx87




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MessaggioInviato: Sab Mar 14, 2009 9:04 pm    Oggetto:  
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Guardatevi questo filmato e fate le vostre considerazioni riguardo i personaggi che tanto esaltano almirante. Ovviamente si tratta di antifascisti e su questo avevo pochi dubbi!
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MessaggioInviato: Mer Mar 18, 2009 5:30 pm    Oggetto:  
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La memoria storica del mondo ex Msi: il migliore è La Russa
«An? Almirante capì tutto, Silvio è già il capo della destra»

Caradonna: questo partito è inutile, Fini non ci ha compreso

ROMA — La foto con dedica è quella inconfondibile del Caudillo: A nuestro queridisimo amigo Giulio Caradonna, Francisco Franco. «Ho studiato all'università di Santander. La città presa dalle nostre camicie nere» ricorda lui. Ovviamente, fermacarte con profilo del Duce: «Ora mi hanno proposto l'acquisto di un bel ritratto futurista di Mussolini, ecco le foto. Bello no? Credo lo prenderò». C'è anche un autografo di padre Pio, che ringrazia Giuseppina Caradonna, la madre, per le 50 mila lire versate alla Casa sollievo della sofferenza. E il ritratto del padre Giuseppe a cavallo, con camicia e stendardo neri.

«Papà è stato il vero antagonista di Di Vittorio, non quel barone smidollato vestito di bianco, che non è mai esistito. Quanti errori nella fiction tv! Mio padre non aveva latifondi, ma uno stabilimento vinicolo, che gli fu bruciato. E poi lo scontro non era per le terre; era politico. Giuseppe Caradonna fondò la cavalleria pugliese per difendere le masserie assediate dai sovversivi. E fu tra gli artefici della marcia su Roma», qui ricordata dallo schizzo di una squadra fascista su un camion 18 BL. «Quando, dopo la guerra, mio padre fu arrestato, Di Vittorio non disse una parola contro di lui. Del resto era un ardente patriota. Non è vero che fu chiamato alle armi per punizione: era un sindacalista rivoluzionario interventista, prima di partire aveva baciato il Tricolore sulla piazza di Cerignola. Papà uscì di prigione con l'amnistia Togliatti. Nasceva l'Msi...». Giulio Caradonna, classe 1927, otto legislature, oltre trent'anni in Parlamento, è la memoria più antica della storia che si chiude definitivamente sabato prossimo. «An rappresenta una fase transitoria. In fondo inutile, visto che già Almirante aveva inventato la Destra nazionale, per superare il revanscismo fascista. Per fortuna ora avremo il Pdl: il grande partito di destra che mancava all'Italia. Da tempo anche per l'elettorato di An il capo è Berlusconi. Un vero uomo di destra trova un riferimento naturale nel Cavaliere, non certo in Fini, eterno agnostico, che non ha mai compreso sino in fondo il ruolo politico-culturale dei missini».

«L'Msi fu una grande operazione di Michelini e Almirante, che ereditarono il fascismo anticattolico, antisemita e antiborghese di Salò [antisemita? anticattolico? Bravo! CONFERMA LA VULGATA, CHE HA IL PIU' GRANDE AIUTO IN VOI! PRIMI ANTIFASCISTI] e ne fecero una forza conservatrice, filoisraeliana e filoatlantica. Questo uno come La Russa l'ha ben chiaro. Di quella generazione è il migliore, grazie alla scuola del padre, figura di primo piano nella politica e nella finanza. Anche Gasparri l'ha capito: pure lui viene da un'ottima famiglia, di alti ufficiali dell'Arma. Alemanno invece non l'ha capito mai. Me lo ricordo ragazzo: grande coraggio fisico, poca intelligenza politica. Lo rivedo con la kefiah in testa, guidare i nostri giovani sinistrorsi e filoarabi: gente che imbrattò di vernice rosso sangue l'ambasciata israeliana, che tentò di bloccare il corteo di Nixon. Rautiano di ferro, ne sposò la figlia ma lo mollò per Fini. Ora mi dicono si sia ravveduto [lo confermo io, che ce l'ho sindaco! Ma poi ravveduto de che? Rauti è nel libro paga della CIA!]. Vedremo come farà il sindaco di Roma». Storace? «Bravo ragazzo. Sinistrorso pure lui. Ma dove vuole che vada il suo partitino?». Fini? «Stava a metà strada. Agnostico, appunto. Non ho mai avuto un gran rapporto con lui. In vista delle elezioni del '94, feci un'intervista per dire: dopo De Lorenzo e Miceli basta reclutare uomini dei servizi, se no tireranno fuori la storia che siamo collusi. Lui annunciò la mia esclusione dalle liste in tv».
Matteoli? «Brav'uomo. Ma non conosce neppure la storia della sua terra. Quando gli suggerii di erigere un monumento a Montefiori, l'ebreo livornese che dà il nome al primo quartiere moderno di Gerusalemme, mi rispose: "E chi è?". A proposito: io entrai con la kippah nel museo dell'Olocausto già nel '73; e senza bisogno di abiure». Urso? «Bravino. Ma l'intelligenza più lucida è una donna: Angiola Tatarella, la moglie di Pinuccio. Lui era accorto, ma sopravvalutato. La vera mente era lei. Purtroppo la destra resta maschilista; altrimenti accanto a Berlusconi avremmo Angiola». Sulla scrivania, tra Alcyone di D'Annunzio e il Cammino di Josemaria Escrivà da Balaguer, Caradonna ha il saggio di Orazio Tognozzi Licio Gelli e i giorni della linea gotica. «Gelli era una bravissima persona. Sono stato con lui nella P2, e per questo fui sospeso dal Msi, perseguitato da inchieste di partito, ma poi riammesso. Perché da Gelli mi aveva mandato Almirante: "Vedi un po' di parlare con questo signore, perché senza il suo assenso i soldi ai partiti non arrivano". La missione ebbe successo, e Gelli aiutò Almirante».

Guardi che donna Assunta ci trascina in tribunale. «So quel che dico. Giorgio mi espresse la sua eterna gratitudine. Non è vera invece quell'altra diceria, secondo cui guidai con Almirante la squadra che assalì l'università di Roma nel '68». E i leggendari pugili di Caradonna? «Fondai una scuola di pugilato, mia grande passione. Ma quel giorno i pugili restarono in palestra. Io arrivai tardi, quando già i nostri erano stati respinti, ed essendo claudicante dovetti riparare con loro nella facoltà di giurisprudenza. Ma la causa era sacrosanta. I ragazzi di destra non dovevano mischiarsi con i rossi. Già allora sul '68 si intravedeva l'ombra della Cia». La Cia? «Chi c'era dietro la scuola di Francoforte? Chi dietro la rivolta francese che mise in ginocchio de Gaulle? Il '68 fu un anno torbido. Per fortuna, la destra vigilava».

Aldo Ca22ullo
18 marzo 2009

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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MessaggioInviato: Mer Mar 18, 2009 5:59 pm    Oggetto:  
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Devo ammettere che questo articolo mi ha letteralmente fatto incaxxare!

In realtà non è assolutamente NULLA DI NUOVO. Anzi, la riconferma di quello che andiamo dicendo da MOOOOOLTO PRIMA di questo scritto, dicendolo anche alla cosiddetta "destra" che si scontra con noi. Rimediando i nostri "bravi" insulti... Noi, accusati di dire menzogne!!! INVECE ECCOVI IL BENSERVITO!

Quello che NON RIESCO FISICAMENTE A SOPPORTARE è questo squallido ANTIFASCISMO MILITANTE di questi LOSCHI E SPORCHI FIGURI, VENDUTI AI PADRONI!

E giunto il tempo, per questa MONNEZZA, di parlare semi-apertamente. Perchè il "conducador" PORTA A COMPIMENTO IL "SOGNO DI ALMIRANTE"! Mentre l' "agnostico" Fini esitava!

E pensare che Almirante puntava su di lui!!!! Ma non mancherà di ADEGUARSI!

Ciò che emerge da questo ennesimo articolo, sono i SOLITI luoghi comuni sul "fascista-tipo".

Questo CRIMINALE associa OVVIAMENTE la solita MESSINSCENA TEATRALE a un non meglio identificato "fascismo", che i vari Almirante avrebbero MODIFICATO in "DESTRA NAZIONALE"!

Busti, foto, Camicie, e compagnia... CHE VOMITO!

Il tutto condito da un "lui avrebbe voluto così"! In realtà Lui, Benito, SI STA RIVOLTANDO NELLA TOMBA!

Potente conferma dello stereotipo del "fascista antisemita, razzista e violento"!

Dobbiamo dire "grazie" a questa MONNEZZA UMANA per il perpetuarsi della nostra persecuzione, CHE TUTTI VOGLIONO!

Per non parlare delle BOIATA relative ai "Personaggi" delle famose "correnti" definiti "sinistrorsi"!!!!!

Beh! SE PENSATE CHE NOI VENIAMO DEFINITI COMUNISTI!!!!!!!!! Fate un po' voi...

Cò che emerge dalla lettura di questi articoli, oltre le MILIONESIME conferme, è un grande senso di VOMITO..

E ANCORA CI VENGONO A DIRE CHE LA DESTRA RADICALE E' IL "FASCISMO DEL FUTURO"... MA ANDATE A ZAPPARE!

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)


Ultima modifica di RomaInvictaAeterna il Mer Mar 18, 2009 9:44 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Mer Mar 18, 2009 6:43 pm    Oggetto:  
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Ste, questa spazzatura vivente ha il merito di confermare, ancora una volta, di come l'MSI sia stato un partito de facto antifascista e asservito al sistema come i suoi figliocci sia ANali che d'area. Ringraziamolo Caradonna, sempre lui che ci conferma come l'area, l' MSI e gli ANali siano soltanto burattini del sistema...
Per quanto riguarda il fascismo, dopo il 28/04/1945 il nulla....
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MessaggioInviato: Mer Mar 18, 2009 6:46 pm    Oggetto:  
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In italia c'è un gran bisogno di svegliarsi e questo vale per tutti gli schieramenti politic che non si identificano nella democrazia liberale.
La manovra qui tanto esaltata in qeull'articolo è nota persino a livello accademico e viene citata come "esempio" di come "svuotare" un movimento politico potenzialmente rivoluzionario. Tale manovra è consistita nel radunare tutti quelli che hanno avuto a che fare con il fascismo in un apposito contenitore (in modo da circoscriverli) e, successivamente, trasformare quel contenitore in un partito conservatore (quindi pienamente funzionale alle logiche del sistema). Ovviamente tale contenitore ha storicamente perso il nome di msi. Very Happy
Stessa cosa è successa con i movimenti marxisti che, grazie alla collaborazione di vari gruppetti di sinistra radicale, sono stati trasformati in partiti radicali.
Tutto ciò, ovviamente, ci viene nascosto cercando di raccontarci la falvoletta degli estremismi: secondo questi signori, infatti, la critica mussoliniana non sarebbe nient'altro che l'esteremizzazzione di concetti già espressi dai movimenti della destra. Seguendo la stessa logica, il leninismo non sarebbe nient'altro che l'estermizzazione dei concetti espressi dalle attuali sinistre. Ecco così che tali movimenti non necessiterebbero altro che essere "educati" a rispettare le regole del sistema vigente. Ecco così che tali movimenti vengono completamente svuotati del loro potenziale rivoluzionario per essere condotti nei "recinti" prestabiliti dalla partitocrazia. Ad essere mantenuta è soltanto la retorica e la coreografia in modo da attrarre gli idioti di turno (e strumentalizzarli per i propri fini elettorali).

Noi dobbiamo opporci a quelle che, ancor prima di essere una operazione politica di neutralizzazione, è una menzogna storica di dimesioni proporzionali.
Il fascismo non è una estremizzazione dei concetti della destra perchè il fascismo rigetta in toto il sistema delle destre e delle sinistre. Il fascismo non si riconosce nella democrazia liberale ma la vuole criticare per costruire un nuovo tipo di democrazia, quella corporativa. Qualsiasi tentativo di conciliare il fascismo ed il corporativismo all'interno del liberalismo può soltanto essere una operazione politica mirata a togliere qualsiasi contenuto rivoluzionario alla ideologia e quindi va rifiutato a prescindere.
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MessaggioInviato: Mer Mar 18, 2009 8:32 pm    Oggetto:  
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Peccato per il padre di Caradonna, magnifico organizzatore delle squadre napoletane prima, durante e dopo la marcia su Roma...
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MessaggioInviato: Lun Mar 23, 2009 1:19 pm    Oggetto:  
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Il cerchio si chiude, proprio come avevano desidrato fin da principio le alte sfere dell'MSI...
Con lo scioglimento di AN e la creazione del Pdl si compie sul “versante destro” la manovra iniziata ormai decenni addietro col concorso attivo dello stesso Movimento sociale italiano di creare un sistema bipolare quanto più vicino possibile a quello dei padroni d’oltreoceano, che meglio rispecchiasse ed applicasse i desiderata di chi in realtà comanda davvero nella repubblica delle banane pseudo-italiana, lasciando ovviamente che gli spifferi costituiti dal radicalismo destrorso si organizzino nei loro bei ghetti senza alcuna prospettiva futura concreta, preda del loro nulla ideologico più totale, ma ovviamente sempre buoni per costituire un utile spauracchio in funzione antifascista ed all’occorrenza un efficace serbatoio di manovalanza e voti. Insomma a ben guardare niente di nuovo sotto il sole.

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MessaggioInviato: Mar Mar 24, 2009 10:42 pm    Oggetto:  
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Ricevo questo articolo di Franco Cardini dalla community e volentieri inoltro.

Notate come ancora una volta il peccato originale del MSI-AN venga erroneamente retrodatato al Fascismo.
Anche uno storico generalmente abbastanza serio come Cardini, analizzando correttamente le contraddizioni, gli equivoci e le falsità del MSI-AN e dei suoi dirigenti, ricade nel solito luogo comune della vulgata resistenziale del "fascismo-calderone". In questo caso il vate di questa intuizione sarebbe stato Gobetti, guardacaso esegeta dell'antifascismo più vicino al carattere (liberale e conservatore) dello storico e giornalista fiorentino. Del tutto assurdo invece il riferimento a De Felice come storico che aveva capito le presunte "contraddizioni" del fascismo, quando invece è stato l'esatto contrario. Da Cardini un passo falso che non mi sarei aspettato.
Credo però che se escludiamo la solita tiritera della vulgata che attribuisce i difetti e le contraddizioni del MSI al fascismo presunto padre del MSI, l'articolo coincida perfettamente nella nostra lettura e critica della storia - puramente strumentale - della "destra nazionale" che ha alla fine coerentemente chiuso il cerchio dopo 60 anni di ipocrita esistenza.

LA DESTRA ITALIANA, DA ALLEANZA NAZIONALE AL POPOLO DELLE LIBERTA’ –

Qualcuno li dice in malafede, qualcun altro ha la sensazione che siano disperati, altri ancora li giudicano tattici esperti o furbastri opportunisti. Ma cominciamo a guardarli per quello che davvero sono, questi alti dirigenti di AN d’origine “missina DOC”. Quaranta-cinquantenni (il decano, a parte l’ottantenne Mirko Tremaglia, è il settantenne Matteoli), ancora un quarto di secolo fa avevano buoni motivi ad aver paura d’uscir di casa; li segnavano a dito, non li lasciavano parlare nelle assemblee pubbliche, li sprangavano; nella migliore delle ipotesi – ma erano eccezioni...- affibbiavano loro l’epiteto di “fascisti intelligenti”, sentito come un ossimoro. Erano spesso dei picchiati, eppure i mass media li definivano sempre “picchiatori”. Molti di loro si sarebbero accontentati della prospettiva di diventar consiglieri provinciali. Ed ora eccoli là: ministri, sottosegretari, senatori, deputati, grands commis d’état.

AN si è sciolta, confluendo nel nuovo soggetto politico berlusconiano. Eppure ha molte ragioni Gianfranco Fini, nella sua allocuzione di domenica 22 marzo: quella fine è in realtà un principio, o almeno potrebbe esserlo. Il Presidente della Camera, per un attimo tornato militante e dirigente ma pur sempre terza autorità dello stato, ha insistito soprattutto su due concetti: primo, “non ci sono stati né regalo, né grazia ricevuta”; secondo, la Destra non più AN ma confluita nel Popolo delle Libertà marcia decisa verso l“ammodernamento”.

C’è un’indubbia coerenza in questa visione. Il MSI, erede contrastato e semicostituzionale del fascismo, ne aveva ereditato soprattutto un aspetto: quello che, defelicianamente, si potrebbe riassumere nella formula “regime versus movimento”. Già prima di De Felice, era stato Gobetti a cogliere l’insanabile contraddizione del fascismo: instabile e paradossale alleanza di un conservatorismo ottuso, benpensante e forcaiolo con un libertarismo violento, iconoclasta, socialoide e genialoide. Soltanto la geniale demagogia carismatica d’un agitatore socialista prestato al ristabilimento dell’ordine, Benito Mussolini, era riuscito a tener insieme e a gestire per un quarto di secolo quell’instabile amalgama.

Il regime fascista fu forse – entro certi limiti - una realtà “di destra”, cioè conservatrice e liberista, corretta però dal dirigismo statalista autoritario; mentre il “movimento” si disperdeva nei rivoli di mille fronde, dal tradizionalismo cattolico o neopagano fino al sindacalismo rivoluzionario e massimalista che, non a caso, nella repubblica di Salò seppe trascinare dalla sua perfino un vecchio comunista come Nicola Bombacci, che rarissima avis saltò all’ultimo momento sul carro degli sconfitti (scelta folle, ma ben più rispettabile di quella dei soliti troppi italioti che usano correre in extremis in aiuto al vincitore). Ma va pur detto che le “fronde fasciste” furono il fenomeno di gran lunga più interessante nel panorama intellettuale italiano fra le due guerre.

Quindi, tra ’46 e ’93, il MSI si dibatté entro questi veri e propri “opposti estremismi”, anche se poco di tutto ciò trapelava nella vita ufficiale e parlamentare del partito.

Ma le iterate emorragie di giovani missini (e non i peggiori) che dagli Anni Cinquanta in poi se ne andavano sciamando verso il nasserismo, il castrismo, il guevarismo, il “nazional-europeismo sociale” di Jean Thiriart o la “Nuova Destra” di Alain Benoist la dicevano lunga al riguardo: mentre i dirigenti sognavano la costruzione di “grandi destre” e di un “partito degli italiani” che però per il momento era potenzialmente congelato e ingabbiato ingabbiato nella Democrazia Cristiana.

Quando Montanelli fondo' “Il Giornale”, una delle sue tesi era che si dovessero recuperare e rendere utili al centro democratico i tre milioni di voti che stavano nel “frigorifero” antifascista. Berlusconi, che Montanelli era uno dei pochi ad aver capito sul serio quando eravamo ancora in tempo, ha rovesciato quel teorema montanelliano: dimostrando che il vero frigorifero era la DC, che con quel tanto di patina cattolica teneva un po’ a freno il cinismo, l’egoismo e la mancanza di cultura dell’ “opinione media” italiana. Consentendole di diventare senza più pudori quel che in effetti essa è, il Cavaliere è riuscito adesso a far confluire in quella palude anche gli ex neo-post-antifascisti finalmente liberati dall’equivoco movimentista (e soprattutto da quel molto o poco che in esso c’era di buono).

Gianfranco Fini, però, con tutto questo originariamente non c’entrava. Non era né un nostalgico del “si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio” né del “quando-c’era-Lui,-caro-Lei”; non si era mai innamorato né di José Antonio, né di Codreanu; era un ragazzo delle magistrali che voleva farsi i fatti suoi e andar al cinema a vedere John Wayne: e dovette stupirsi non poco quando si accorse di essere entrato in un partito nel quale non erano rari quelli che invece tifavano, guarda un po’, per i Vietcong. Tuttavia Fini, che non è mai stato fascista e non ha mai avuto una cultura fascista, seppe essere buon allievo e poi delfino di un Almirante che aveva ben intuito le potenzialità “di governo” del partito di emarginati e di refrattari che guidava: sarebbe bastato un nulla, un colpo di fortuna; chi si aspettava che sarebbe arrivato Berlusconi? E Fini è stato il protagonista del lungo viaggio che, cominciato non senza difficoltà e attraverso la fondamentale tappa di Fiuggi, ha alla fine portato la Destra conservatrice e benpensante italiana, ambiguamente afascista o non-antifascista, a depurarsi del tutto delle scorie del movimentismo rivoluzionario politicamente e culturalmente d’estrema destra e socialmente d’estrema sinistra.

Per chi tuttavia, passando dal MSI ad AN, non era ancora guarito dalle vecchie illusioni e dai sogni rivoluzionari, per chi non sapeva rinunziare del tutto a Sorel e a Corridoni ed era reticente a dichiararsi “tory” o “conservatore”, restava ancora un’illusione. I dirigenti di AN sapevano di gestire un partito “pesante”, che aveva una storia, un passato, una dignità e un’identità per quanto questo patrimonio era sempre meno spendibile e sempre piu implicito e magari rinnegato; i loro alleati di Forza Italia, per contro, costituivano un partito “leggero”, evanescente, praticamente privo di vita interna, istituzionalmente inconsistente, prono al volere del loro Padre-Padrone Presidente del Consiglio ma anche di Mediaset, di vari giornali, perfino di una squadra di calcio. Ma. ragionavano quelli di AN, Berlusconi non è eterno: e i nostri quadri dirigenti sono migliori di quelli di FI; quando il padre-Padrone, per raggiunti limiti di età o per qualunque altra ragione si tirerà da parte, saremo noi a gestire il nuovo partito della destra unificata. E insomma, com’è scappato scritto al vecchio Giano Accame su “Liberal” del 21 marzo: visto che ora c’è l’occasione, è meglio comandare. E magari chiedere gli arretrati del tempo delle catacombe.

Ma i continui sdoganamenti e i non meno continui compromessi accettati talvolta con palese ipocrisia o con trasparente malumore hanno frattanto svuotato AN di qualunque originale contenuto. Al punto da vederli talmente in malafede a ridursi ad applaudire le tesi “antimercatiste” del liberale Tremonti: tesi che avrebbero dovuto semmai esser proprio loro ad esprimere, e con ben maggiore fermezza.

Ora, gli ex-missini di AN si trovano, di fronte ai democristiani, ai craxiani e ai liberali confluiti in FI e ormai loro compagni di partito, nella condizione del soldato che aveva fatto cento prigionieri i quali pero' non gli permettevano di rientrare dai suoi compagni. Certo, molte delle loro carriere - brillanti, in alcuni casi – si salveranno. Il prezzo politico pero sara' ed e gia' la perdita d’identità: il totale cedimento a una forza liberista, occidentalista, atlantista, che ha il suo reale punto di forza nella monopolizzazione della paura di una società civile che si sente arrivare addosso la prossima crisi mondiale e reagisce solo invocando maggior “sicurezza” e rispolverando le vuote banalita retoriche del Dio-Patria-Famiglia. La miseria intellettuale delle idee d’accatto che in fretta e furia si stanno mettendo insieme nei rari think tanks di partito la dice lunga al riguardo.

Chi si salverà in caso che la crisi arrivi davvero a sconvolgere tutto, e quindi anche il quadro politico? Molto probabilmente Fini, che guarda gia oltre: e che, parlando di “nuove sintesi”, non allude al supposto nuovo equilibrio che dovrebbe stabilirsi nel Popolo delle Libertà tra ex-alleanzini ed ex-forzisti, bensi a quel che gli esperti navigatori a vista sapranno trarre da una tempesta dalla quale riemergeranno frammenti della sinistra oggi “in sonno” e del centro oggi guardingo e perplesso. Fossi uno del Popolo delle Libertà, oggi guarderei con una certa fiducia alla diarchia Fini-Tremonti. Comunque, il cammino è appena cominciato. Buon divertimento a tutti.

Franco Cardini, 22/3/2009
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MessaggioInviato: Mer Mar 25, 2009 6:11 pm    Oggetto:  
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In realtà non conosco bene Cardini come storico... in realtà dicevo Franco Cardini ma avevo in mente Franco Bandini, lui sicuramente uno storico equilibrato...
Cardini so che è uno specialista di storia medievale... se capisce di fascismo come Canfora (esperto di storia antica)... Bah!
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MessaggioInviato: Mer Mar 25, 2009 11:21 pm    Oggetto:  
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tribvnvs ha scritto:
Cardini so che è uno specialista di storia medievale... se capisce di fascismo come Canfora (esperto di storia antica)... Bah!


E' lo stesso Luciano Canfora che ha scritto un paio di libri nel quale critica la democrazia ? Proprio l'altro giorno se ne parlava al tg2 dove lo bacchettavano per questo
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