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P.N.F. - i fini e l'organizzazione del partito totalitario

 
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Marcus
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MessaggioInviato: Gio Mar 05, 2009 11:23 am    Oggetto:  P.N.F. - i fini e l'organizzazione del partito totalitario
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IL PARTITO NAZIONALE FASCISTA

1 - L'antipartito degli uomini nuovi.

I Fasci di combattimento, quando furono fondati il 23 marzo 1919 nella storica adunata di Piazza San Sepolcro, sorsero come « movimento ». Annunciando il primo Congresso nazionale dei Fasci, che doveva svolgersi a Firenze nelle giornate del 9 e 10 ottobre 1919, Mussolini stesso nel Popolo d'Italia affermava in maniera precisa che la nascente organizzazione non mirava a divenire un Partito nel senso tradizionale del termine, ma tendeva decisamente alla lotta totale, ponendosi come movimento, anzi come aristocrazia di uomini nuovi legati da profonde affinità ideali sul piano della lotta. Le sue parole erano a questo proposito, come sempre, chiarissime: I Fasci italiani di combattimento sono una organizzazione nuova, il loro atto di nascita porta la data del 23 marzo. Non sono un partito, ma piuttosto l'antipartito. Non sono una organizzazione di propaganda, ma di combattimento. Più che al proselitismo, per vendere marchette, tendono all'azione. Non hanno programmi immutabili. Non promettono il paradiso in terra e la felicità universale. Nella vasta democrazia della civiltà essi rappresentano l'aristocrazia del coraggio. Libertari, sono per necessità antidemagogici. Spregiudicati, sanno andare contro corrente. E' una associazione di uomini che possono provenire da tutti gli orizzonti perchè si « ritrovano » in alcune identità o affinità ideali. Il fatto che i Fasci di combattimento non si presentassero come un Partito non significava che essi non volessero darsi una salda struttura istituzionale e che non desiderassero agire, anche violentemente, sul terreno della lotta politica, per limitarsi ad una pura affermazione di principi spirituali. L'aspirazione alla battaglia aperta e definitiva denunciava nettamente il carattere rinnovatore dell'opera che il movimento intendeva svolgere: i Fasci di combattimento non volevano abbassarsi allo stesso livello degli altri partiti, che nei vani ludi della contesa elettorale consumavano le migliori energie del popolo italiano; ma volevano affrontare all'origine il problema della vita nazionale, rinnovandone le stesse fondamenta con un'azione che, anche uscendo eventualmente fuori dai termini della legalità, trasformasse radicalmente lo Stato e il costume politico. Perciò soprattutto i Fasci di combattimento erano « antipartito »: fin dall'inizio essi si schieravano al di sopra dei gruppi politici particolaristici, e affermavano la loro missione nazionale che non poteva svolgersi se non attraverso la rinascita dello Stato e del popolo attraverso lo Stato. I Fasci non erano quindi l'organizzazione, che inserendosi nel meschino meccanismo delle consuetudini correnti intendeva conquistare una frazione di seggi parlamentari o ministeriali; ma erano un'adunata di energie nuove, espresse dal travaglio delle trincee. che nella morta gora della vita italiana voleva affermarsi come custode di una nuova visione della vita politica, cioè di un'idea nazionale concreta ed operante.

2 - Il Partito artefice della Rivoluzione.

Questo carattere di centro propulsore di una fede politica, che abbraccia la totalità dei problemi della Nazione, è stato delineato dal Condottiero del movimento in varie occasioni ed è stato affermato il 30 settembre 1939 con una lapidaria espressione divenuta famosa: Il Partito — egli ha detto — è l'artefice della Rivoluzione, la spina dorsale del Regime, il motore delle attività nazionali. Dunque, « antipartito » non in senso restrittivo; al contrario in senso amplificativo, cioè organismo che, rifiutando di assumere una posizione particolaristica al fianco delle altre fazioni, si pone immediatamente accanto allo Stato per divenire la sua perenne forza animatrice e il fondamento solido e indiscutibile della sua volontà. La stessa trasformazione del movimento in Partito Nazionale Fascista, avvenuta il 7 novembre 1921 nel terzo Congresso dei Fasci di combattimento svoltosi in Roma, non modifica il carattere della organizzazione fascista; ma anzi lo accentua, perchè da quel momento il Partito, pur con tale denominazione, mira a divenire il Partito unico, cioè la sola forza politica operante nello Stato, non solo rifiutando ogni forma di collaborazione con altre tendenze politiche, ma affermando il suo diritto storico a rinnovare la vita della Nazione. Quindi il movimento fascista si trasforma in Partito non perchè voglia snaturare le proprie origini ideali; ma perchè vuole più profondamente affermarle mediante una forma organizzativa che maggiormente si presti ad esercitare la sua influenza rivoluzionaria nello Stato, allo Stato stesso offrendo la propria dottrina politica perchè esso la accolga interamente e la attui nel Governo e nelle istituzioni. Solo partendo da questa premessa può comprendersi il logico svolgimento che in più di un ventennio di lotta, di eroismo e di costruzione ha portato il movimento fascista alla sua attuale struttura così dal punto di vista ideale come dal punto di vista organizzativo.

3 — I compiti del Partito : la difesa intransigente dell'idea.

Quali sono dunque i compiti del Partito? E quali modificazioni essi hanno eventualmente subito al vaglio dell'esperienza? Risulta evidente che i compiti del Partito possono riassumersi in una formula di contenuto assai vasto e che essi non hanno mai potuto subire alcuna benché minima modificazione, se si tengono presenti non le vicende minori del movimento, che assumono necessariamente un valore contingente; ma la sostanza delle grandi direttive che sono destinate a rimanere immutabili e che assicurano, come una sacra fiamma, la perennità del Fascismo. Anzitutto nella difesa, poi nella attuazione ed infine nella continuazione di questa idea consistono i compiti fondamentali, ai quali il Partito nella sua intensa e molteplice azione ha sempre tenuto rigorosamente fede dinanzi a tutti gli avvenimenti della storia italiana. La difesa dell'idea rivoluzionaria è stata attuata dal Partito sopratutto affermando, così sul piano della vita ideale come sul piano della vita attiva, la più assoluta e ferrea intransigenza nella valutazione delle idee e nella valutazione degli uomini. Affermazione di intransigenza, nel durissimo tempo della vigilia, ha significato per il Partito il netto e preciso rifiuto di qualsiasi alleanza con i partiti politici anche più forti ed espressione di intransigenza del Partito è stata in vari momenti, ma soprattutto negli anni cruciali del 1924 e del 1925, la volontà fermissima di non venire meno, sia pure nel passeggero infuriare delle forze contrarie, a nessuno dei postulati del movimento. Il sentimento dell'intransigenza ha portato ad una vigile e sostanziale difesa dell'idea rivoluzionaria, preservandola da ogni contaminazione e consentendole di svolgersi secondo la sua tendenza originaria, in modo da poter raggiungere attraverso un coerente progresso anche le mete più lontane. Un aspetto costante di questa intransigenza è costituito dalla volontà, periodicamente manifestata dal Partito, di selezionare i suoi uomini, di ridurre i suoi ranghi senza alcuna preoccupazione per la massa in modo da conservarsi quale era sorto alle origini: un organismo di combattimento e di fede, un portatore di idealità nazionali e non di interessi egoistici, un'arma della tradizione politica dello Stato e non uno strumento di interessi egoistici. Fin dal maggio del 1920, nel secondo Congresso dei Fasci svoltosi a Milano, Mussolini dichiarava che non occorre preoccuparsi del numero, ma soltanto occuparsi del proselitismo, il quale però deve essere oculato, specie di fronte agli arrivisti, ai politicanti, e ai malfidi. Il Gran Consiglio del Fascismo nella sua riunione del 26 aprile 1923 ordinava la revisione e la selezione degli iscritti in base alle qualità morali dimostrate e ai precedenti politici acquisiti. In una risolutiva fase della vita rivoluzionaria, l'idea dell'intransigenza trovava ancora un'alta e definitiva affermazione nello storico discorso pronunciato dal Duce il 3 gennaio 1925 ed era quindi attuata rigorosamente mediante uno snellimento numerico delle organizzazioni, le quali vedevano nuovamente accentuato il loro carattere di salde avanguardie lanciate nella battaglia. Ancora una volta nella sua riunione del 24 giugno 1926 il Gran Consiglio del Fascismo riaffermava la necessità di tale rigore e nel 1928 le iscrizioni al Partito, che sarebbero state poi eccezionalmente riaperte soltanto nel 1939 per l'immissione dei combattenti, erano definitivamente chiuse e si consentiva che al Partito entrassero soltanto i provenienti dalle organizzazioni giovanili fasciste, mediante la Leva fascista che era celebrata per la prima volta il 23 marzo 1927. Dopo aver approvato il nuovo Statuto del Partito, emanato il 20 dicembre 1929, il Gran Consiglio del Fascismo emanava inoltre un ordine del giorno con il quale erano invitati « tutti coloro che non si sentivano di accettare in pieno e senza restrizioni la rigida disciplina del P.N.F. a rassegnare le dimissioni entro una settimana ». Il bisogno di selezionare rigorosamente gli uomini è stata dunque una preoccupazione sempre viva del Partito in tutti i momenti del suo sviluppo: selezionare gli uomini per difendere l'idea rivoluzionaria, per creare intorno ad essa le condizioni più propizie ad una piena affermazione morale; selezionare gli uomini per rendere il Partito sempre pronto ad interpretare e ad esaltare lo spirito sano e autentico della Nazione. Il Partito — dirà il Duce il 10 luglio 1938 —
affinando i suoi particolari istituti. selezionando continuamente i suoi uomini, permea del suo spirito e della sua volontà tutta la vita della Nazione.

4 — L'attuazione dell'idea.

La difesa dell'idea rivoluzionaria, lungi dall'essere un compito esclusivo, si presenta invece come la premessa indispensabile attraverso la quale il Partito si rende interiormente capace di assolvere ad un'altra sua missione fondamentale: quella di attuare l'idea rivoluzionaria negli uomini e negli istituti. La realizzazione dell'idea rivoluzionaria negli uomini si risolve fondamentalmente in educazione, cioè formazione del carattere dei gregari secondo i valori della dottrina fascista, rafforzamento del loro temperamento morale e politico, costante volontà di mantenere sempre alta la loro tensione morale. Nella sua funzione di educatore il Partito appare dunque sotto un aspetto essenziale, perchè educare significa fare di un'idea il fondamento e il contenuto di una vita vissuta. Il Partito assolve al suo compito educativo soprattutto ampliando progressivamente la propria struttura organizzativa, rendendola capillare, cioè portandola a contatto diretto non solo con i gruppi minori della vita sociale, ma con l'individuo stesso. Il Partito non deve essere un organismo distante, chiuso in se stesso, ma deve far giungere la sua voce al cuore dell'uomo; al cuore dell'uomo deve dire con un linguaggio persuasivo e immediato quali sono le esigenze dell'azione e quali sono le richieste che l'azione rivolge all'individuo per poter rendere sempre maggiore la sua forza nei riguardi della collettività e per poter sempre meglio raggiungere i suoi fini. Ogni fascista non deve essere un elemento passivo dell'organizzazione; ma un milite convinto ed entusiasta, un portatore attivo dell'idea rivoluzionaria, e deve rappresentare la stessa dottrina divenuta vita e umanità operante. Il metodo educativo del Partito ha però una propria caratteristica inconfondibile: non è un sistema di educazione didascalica; ma un sistema di educazione attiva. Il Partito educa attraverso il sacrificio dei suoi martiri e dei suoi eroi, attraverso l'esempio dei suoi uomini migliori; educa soprattutto attraverso la sua azione efficace e intransigente, attraverso le sue opere, compiute tutte non nel proprio interesse, ma esclusivamente e sempre nell'interesse superiore della Nazione. Il primo gennaio 1928 il Duce, racchiudendo questi concetti in una precisa sintesi. dirà: Il Partito si prepara ad assolvere il compito che gli è proprio: istituire l'aristocrazia educativa e formativa del popolo italiano. Ma se la dottrina si attua per una parte negli uomini, si attua anche per un'altra parte fondamentale, negli istituti. A tal fine il Partito sin dall'avvento al potere. e forse anche da prima, ha esercitato concretamente la funzione di motore delle iniziative istituzionali del Regime. Nel Convegno sindacale di Bologna del 24 gennaio 1922, promosso appunto dal Partito, è istituita la Corporazione nazionale delle Corporazioni sindacali e sono poste saldamente le premesse ideali del futuro ordinamento corporativo. Dopo il discorso del 3 gennaio 1925, nel quinto Congresso nazionale del Partito che si svolge a Roma nel giugno dello stesso anno, sono chiaramente affermati i principi ispiratori di quel sistema che condurrà successivamente, sul piano del diritto, alla fondazione dello Stato fascista. In quella adunata, alla quale ben a ragione è stato attribuito il significato di un momento fondamentale nello sviluppo della Rivoluzione fascista, è affermata con piena consapevolezza la necessità di un rafforzamento del potere esecutivo e la necessità di dare un riconoscimento istituzionale all'azione sindacale che è definita parte integrante della politica fascista. Il Partito è alla testa della Nazione non soltanto con il suo coraggio, con la sua decisione, con la sua virtù combattiva ma anche con la sua forza suscitatrice di leggi e di istituti. Il Partito si pone come un centro di orientamento dinanzi allo Stato traccia le grandi linee per la sua trasformazione futura. L'8 ottobre 1926 il Gran Consiglio del Fascismo, emanando il secondo Statuto del Partito, affermava il principio elle la funzione del P.N.F. è indispensabile per la vitalità del Regime ed il principio non appariva come una vana presunzione ideale, ma come la precisa fedele rappresentazione di una realtà concreta. Il 21 aprile 1927 un organo, allora soltanto del Partito e non ancora dello Stato, il Gran Consiglio del Fascismo, emana la Carta del lavoro che è il documento basilare del nuovo ordine corporativo. Nel corso di un ventennio di storia innumerevoli sono gli esempi attraverso i quali si rivela in pieno l'efficacia e la continuità di questa funzione di iniziativa che il Partito assolve per l'attuazione dell'idea rivoluzionaria negli istituti. Una formidabile azione di propulsione degli istituti, nel settore economico e sindacale, il Partito ha esercitato mediante i Comitati intersindacali, i quali, controllati e diretti dal Comitato centrale intersindacale, hanno avuto il compito di controllare e potenziare la vita sindacale per quanto riguardava la composizione delle vertenze sindacali, l'applicazione dei contratti collettivi e la stipulazione di nuovi accordi. Sempre attraverso i Comitati intersindacali, il Partito era anche chiamato a decidere in merito al licenziamento dei dirigenti sindacali e dava la prima tutela politica ai dirigenti sindacali stessi con una disposizione del Comitato centrale intersindacale del 10 settembre 1929. La funzione di stabilire il costo di produzione dei generi di prima necessità e di indicare di conseguenza l'equo prezzo per la vendita, che i Comitati intersindacali esercitavano in seguito ad una disposizione del 4 novembre 1927 e che era approfondita nel 1934 e nel 1935 con ulteriori disposizioni e con l'attuazione presso il Direttorio Nazionale del P.N.F. di un Comitato permanente di vigilanza sui prezzi, sarà ripresa nel corso dell'attuale guerra con un'azione rapida ed efficace fino al momento in cui tali compiti, così come il 23 aprile 1937 erano stati affidati al Comitato corporativo centrale e ai Consigli provinciali delle Corporazioni, passeranno ad un nuovo organo: il Comitato interministeriale di coordinamento per gli approvvigionamenti, la distribuzione ed i prezzi, istituito appunto sulla base dell'esperienza fornita dal Partito. Immediatamente dopo l'impresa d'Africa, il Partito eserciterà la sua funzione di propulsione mediante una vasta opera di potenziamento e di controllo nella vita produttiva dell'Impero, dove trapianterà l'ordinamento corporativo. Ed un contributo essenziale di iniziativa offrirà ancora il Partito dopo l'unione dell'Albania, divenendo il modello del Partito Nazionale Fascista Albanese che, sulla base dei risultati conseguiti dall'organizzazione fascista, stringerà in un organismo vivo ed efficiente le forze politiche del popolo schipetaro (gli albanesi nella loro lingua n.d.r.)

5 — La continuazione dell'idea rivoluzionaria.

La difesa e l'attuazione dell'idea rivoluzionaria trovano la loro logica conclusione nel terzo compito fondamentale del Partito che è quello della continuazione dell'idea rivoluzionaria nel tempo. Il Partito Nazionale Fascista non si è mai proposto, come i partiti tradizionali, il fine limitato e ristretto d'imprimere una deviazione momentanea alla vita dello Stato; ma ha sempre assunto per sé fin dalle origini la missione più ampia e non transeunte di far vivere senza soluzioni di continuità l'idea del movimento rivoluzionario nello Stato, garantendo nel corso del tempo non solo la vitalità del movimento, ma anche l'adesione piena. completa ed operante dello Stato ai suoi postulati. Per questo, anche idealmente oltre che istituzionalmente, non è possibile pensare lo Stato senza il Partito e non è possibile pensare che ad un certo momento la funzione del Partito possa venir meno. Il 14 settembre 1929 il Duce affermava inequivocabilmente a questo proposito: Non si tratta di sapere se il Partito debba esistere o meno; perchè se il Partito non ci fosse, io lo inventerei e lo inventerei così com'è, numeroso, disciplinato, ardente, a struttura rigidamente gerarchica. Si tratta di situare il Partito nello Stato. Il grande amore e il grande interessamento che il Partito ha dimostrato sempre verso i giovani è la manifestazione concreta di questo suo compito inteso alla continuazione dell'idea rivoluzionaria nel tempo. I giovani sono le generazioni di domani, quelle dalle quali saranno tratte fatalmente le nuove classi dirigenti della Nazione, quelle che dovranno raccogliere l'eredità della vecchia guardia. Continuare l'idea rivoluzionaria significa dunque farla vivere nei giovani, fare in modo che questi divengano ì suoi più convinti ed accesi portatori. Per raggiungere tale fine è necessario che verso le nuove generazioni sia rivolta una intensa opera di educazione e di interessamento morale. La fondamentale importanza che la posizione spirituale delle nuove generazioni assume nella continuazione dell'idea rivoluzionaria è stata prontamente intuita dal Duce fin dall'inizio della sua battaglia rivoluzionaria. Già nel lontano 1914 Benito Mussolini sente il fascino della giovinezza intesa nel suo senso storico di garante del futuro, e l'articolo di fondo pubblicato il 15 novembre 1914 nel primo numero del Popolo d'Italia, che sarà poi la bandiera della Rivoluzione, si conclude anch'esso con un appello ai giovani, che letto a distanza di quasi un trentennio, sembra un preludio all'azione che il suo autore svolgerà in avvenire, meritandosi il titolo di
« princeps juventutis ». Io cammino! — scriveva allora il Duce — E riprendendo la marcia, dopo la sosta che fu breve, è a voi giovani d'Italia, giovani delle officine e degli atenei, giovani di anni e giovani di spirito, giovani che appartenete alla generazione cui il destino ha commesso di far la storia, è a voi che io lancio il mio grido augurale, sicuro che avrà nelle vostre file una vasta risonanza di echi e di simpatia. Questa funzione dominante della giovinezza sarà riaffermata dal Partito continuamente. Nel Foglio d'ordini del P.N.F. n. 4 del 28 agosto 1926 si legge: « Non basta inquadrare i giovani in coorti o centurie: bisogna educarli, farli vivere della passione e delle realizzazioni del Regime e del Partito, alimentare quotidianamente nel loro animo la coscienza della potenza della Stirpe ». E nel Foglio d'ordini successivo del 3 settembre 1926 si legge ancora: « Uno dei problemi più importanti, anzi essenziale per la vita del Partito, è quello dell'educazione e della preparazione dei giovani. La nuova generazione, quella nata con la guerra e cresciuta nell'atmosfera audace e generosa del Fascismo, sarà nel tempo l'interprete fedele e la realizzatrice della grande passione rivoluzionaria ». E il Duce il 23 marzo dell'anno IX, nell'anniversario glorioso della fondazione dei Fasci di combattimento, scriverà nel primo numero di Gioventù Fascista, rivista dedicata ai giovani, queste parole nelle quali il profondo attaccamento del Fascismo e del Partito per le nuove generazioni è espresso in forma oltremodo suggestiva: Nel moto fatale delle generazioni, — scrive il Duce in questo articolo — è dolce per i veterani assistere alle leve dei giovani, poichè il « durare », tipico verbo della mentalità fascista, è in questo avvicendarsi, per cui la vita continua nella vita, per cui l'idea trova sempre nuovi militi e nuovi confessori. Gli uomini del Fascismo che già conobbero le grandi cruente fatiche della duplice guerra, non intendono di essere giubilati anzi tempo: essi guardano vigili ma con simpatia alla gioventù fascista che sorge e che, libera da ogni precedente impaccio ideologico o sentimentale, può veramente dare l'italiano nuovo, cioè l'italiano fascista, l'italiano « virtuoso » nel senso virile e fascista di questa parola romana. Virtù fasciste sono la tenacia nel lavoro, l'estrema parsimonia del gesto e della parola; il coraggio fisico e morale; la lealtà assoluta nei rapporti della vita; la fermezza nelle decisioni; l'affetto per i camerati, l'odio per i nemici della Rivoluzione e della Patria; la fedeltà senza limiti al giuramento prestato; il rispetto della tradizione e nel contempo l'ansia di domani. Le giovani Camicie Nere hanno, così, una formidabile piattaforma per lanciarsi incontro al futuro — con l'entusiasmo e l'ardore dei vent'anni: partono da due guerre e da due vittorie — monito e presagio. Io sento levarsi come tuono l'A Noi! dei giovani fascisti, di fronte all'interrogativo balenante dell'avvenire. Nel grido è un privilegio, una certezza, e l'anima grande del popolo italiano. Nel primo annuale della fondazione dei Fasci giovanili di combattimento il Duce scrive ancora su Gioventù Fascista del 4-11 ottobre IX le seguenti parole: Giovani Fascisti. Ecco due parole che rimbombano nei cuori e riempiono di fierezza le generazioni che ascendono nella nuova Italia voluta dalle Camicie Nere. Giovani quindi ardenti, impetuosi, alieni dai calcoli prudenti e dalle prudenze calcolatrici; giovani e quindi liberi nello spirito non ancora attanagliato dalle necessità della vita e soprattutto ansiosi dell'avvenire nel cui grembo è l'evento che crea la storia. Fascisti e quindi militi di un grande esercito, portatori e trasmettitori di una fede consacrata che trova nei giovani la garanzia del suo sviluppo e della sua durata. Fascisti e quindi inquadrati, disciplinati, dissimili dagli altri che non combattono; già pronti ad assumere le responsabilità, disposti all'obbedienza e consapevoli di un preciso dovere da compiere ... I fascisti che vi precedettero e che oggi vi accompagnano col passo forse più lento ma sempre fermo dei veterani, sono lieti di vedervi a continuare la nostra fatica. Ce n'è per voi e per coloro che verranno dopo di voi. Il secolo nel quale vivete è il secolo del Fascismo. E' vostro. All'esigenza di portare sempre più intimamente nell'ambito dell'idea rivoluzionaria le nuove generazioni è ispirata una parte essenziale dell'attività svolta dal Partito per tutto il primo ventennio. Particolare cura è stata sempre dedicata dal Partito al perfezionamento delle organizzazioni giovanili sia nel vasto campo della gioventù lavoratrice operaia e contadina, come nel campo più ristretto ma qualitativamente non meno essenziale della gioventù studiosa. Dalle prime organizzazioni, sorte al fianco delle squadre d'azione, attraverso un lento e sicuro processo di sviluppo si è giunti alle attuali giovanili, i G.U.F. e la G.I.L., che sono strumenti poderosi e completi di azione politica non solo per il numero degli iscritti, ma soprattutto per l'importanza delle manifestazioni svolte. I Littoriali e i Ludi della cultura, dell'arte e dello sport, i Littoriali del Lavoro, i convegni nei quali i Fascisti universitari sono periodicamente chiamati a discutere, costituiscono insieme con altre iniziative e istituzioni più specifiche, dedicate anch'esse alla educazione dei giovani come i Corsi e il Centro nazionale di preparazione politica, costituiscono un'espressione viva e concreta della profonda sensibilità del Partito per la vita spirituale e politica delle nuove leve del Fascismo. Tali aspetti dell'azione del Partito, che mirano a stabilire un'intima e profonda saldatura tra la vecchia guardia e le giovani generazioni, sono altrettante espressioni di una volontà rivolta a garantire la continuità dell'idea rivoluzionaria nel tempo, in modo che essa possa mantenersi sempre viva e possa animare del suo contenuto tutto il Corpo della Nazione e tutta la struttura dello Stato.

6 — Il Partito e il popolo.

Il carattere rappresentativo del Partito deve essere appunto ricercato in questa sua costante tendenza a porsi al centro della vita nazionale. Poiché il popolo che della Nazione è il protagonista vive degli impulsi politici e spirituali che gli sono impressi dal Partito. il Partito può veramente dirsi l'organismo che lo rappresenta nella sua vita e nella sua azione. D'altra parte il Partito, così come trasmette al popolo l’impulso dell'idea rivoluzionaria, va al tempo stesso incontro ad esso, perché sempre più intima e più spontanea divenga la sua partecipazione al movimento politico. In tal modo tra Partito e popolo si stabilisce un rapporto vivo e dinamico come fra due entità che vivono l'una dell'altra, essendo al Partito affidata la funzione di suscitare un'adesione perenne all'idea rivoluzionaria e al popolo la funzione di offrirle un attivo contenuto umano. Per questo il Partito è andato e va incontro al popolo in tutte le sue forme organizzative e soprattutto con il grandioso complesso delle opere assistenziali che con il progredire del tempo hanno assunto forme sempre più ricche e più organiche. Il Partito assiste il popolo anzitutto da un punto di vista schiettamente politico, raccogliendone le aspirazioni, i desideri, i bisogni in modo che essi possano essere soddisfatti nella maniera più pronta e più facile; ma questa assistenza spirituale trova una concreta manifestazione in una multiforme ed intensa attività di ordine specifico che, conservando immutati alcuni caratteri fondamentali, si adegua di volta in volta alle particolari condizioni del momento. Negli anni duri della crisi economica il Partito diviene il fattore di propulsione dell'opera di collocamento del lavoro; nel tempo della guerra il Partito, attraverso l'istituzione degli « Uffici combattenti », viene particolarmente incontro alle esigenze dei combattenti e delle loro famiglie portando, ovunque la guerra faccia sentire il peso di un eroico sacrificio, la presenza di un conforto pronto e immediato. L'assistenza del Partito giunge anzi fino sulle prime linee, a testimoniare la riconoscenza con la quale tutto il popolo segue i fratelli combattenti. Il Partito porta nelle prime linee i posti mobili di ristoro, treni carichi di pacchi-dono, porta la presenza dei suoi Gerarchi che, avendo tutti vissuto per diretta esperienza la prova della guerra, sono spiritualmente vicini anche con la propria umanità all'animo dei combattenti. Particolare importanza ha nell'ambito del Partito, per quanto riguarda l'attività assistenziale, l'organizzazione dei Fasci femminili che, sorta anch'essa spontaneamente nelle ore della vigilia, è andata poi sempre più potenziandosi ed ampliandosi fino a divenire un saldo organismo politico. Così questo organismo, tenendo presente in ogni momento della sua azione le particolari caratteristiche del temperamento femminile, ha immesso le donne nella vita fascista, sviluppando le loro particolari attitudini ad un'opera di materno conforto. L'autorità derivante dal fatto di essere portatore dell'idea rivoluzionaria e la profonda adesione ai sentimenti delle masse, fanno sì che il Partito rappresenti veramente il popolo e sia in grado in ogni circostanza di mobilitarlo totalitariamente e di avviarlo verso mete che la vita nazionale intende raggiungere. Come il Partito ascolta il popolo, così il popolo ascolta il Partito e obbedisce ai suoi comandamenti che gli appaiono una consegna inderogabile. Questa tendenza del Partito ad essere l'orientatore del popolo, a mobilitare il popolo nell'interesse della Nazione è stata sempre presente agli organizzatori del movimento fascista. Già, il lo agosto 1922, essendo stato proclamato dalle organizzazioni del sovversivismo antinazionale lo sciopero generale, la Direzione del Partito lanciava un manifesto per la mobilitazione delle forze fasciste e per la pronta reazione di tutte le energie sane del Paese. Tale manifesto oltre che ai gregari era rivolto all'intera Nazione, della quale il Partito si poneva come interprete. Esempi memorabili della profonda capacità che il Partito ha sempre avuto di mobilitare tutte le forze vive della Nazione, sono stati offerti in vari momenti della vita nazionale, nei quali era necessario che il popolo desse dimostrazione di una profonda unità spirituale. Così nel 1926 dopo il discorso di Pesaro per la difesa della lira, il Partito chiamava tutti i quadri della Nazione a partecipare alla battaglia economica, perchè l'azione degli speculatori fosse inesorabilmente stroncata e il 12 dicembre 1931, mentre la crisi economica mondiale era nel suo pieno sviluppo, il Duce, ricevendo il nuovo Direttorio del Partito, gli dava la consegna di fronteggiare la crisi economica mobilitando tutte le organizzazioni. Ma una testimonianza veramente memorabile della profonda adesione del Partito al popolo e del popolo al Partito, doveva essere offerta soprattutto in tempo di guerra. In varie circostanze, quando si decidevano i supremi destini della Nazione, ad un ordine del Partito tutto il popolo scattava in piedi per ascoltare la parola del Duce. Così accadeva il 2 ottobre 1935, quando era decisa la guerra per l'Impero, e così doveva ancora accadere il 10 giugno 1940, quando l'Italia interveniva nella seconda guerra mondiale. In questo senso, profondamente impressa nel cuore di tutti è rimasta anche la Giornata della Fede del 18 dicembre 1935 nella quale gli italiani, chiamati dal Partito, donarono con uno slancio unanime le proprie fedi d'oro, per manifestare con un segno tangibile e con un gesto di dedizione la profonda indignazione del popolo italiano per la iniqua imposizione delle sanzioni. Manifestazioni così vaste, così spontanee, le quali impegnano un intero popolo in tutte le sue categorie e in tutti i suoi settori, non possono essere se non l'indice di una totalitaria e assoluta adesione del Partito al popolo, poiché nessuna forma di organizzazione, ove non sia sorretta da un profondo spirito animatore e da un generale consenso di masse, può raggiungere questi risultati. Tali considerazioni dimostrano la profonda verità delle definizioni che il Duce ha dato del Partito. Il Partito — egli ha detto, per esempio, il 24 marzo 1924 — è una riserva sempre intatta della Rivoluzione fascista. E il 14 settembre 1929 ha ancora affermato: E' il Partito con la massa dei suoi gregari che dà all'autorità dello Stato il consenso volontario e l'apporto incalcolabile di una fede. Ogni dualismo di autorità e gerarchia è scomparso. Quando si afferma dunque che il Partito porta il popolo nello Stato, dopo aver modellato lo Stato secondo l'idea rivoluzionaria, si riflette esattamente il senso di una esperienza la quale durante un intero ventennio ha largamente saggiato in maniera definitiva la solidità spirituale e politica del movimento fascista.

7 — Lo sviluppo della struttura organizzativa.

Compiti così vasti e impegnativi hanno reso necessario che il Partito ampliasse sempre più la sua struttura organizzativa e la perfezionasse gradatamente in tutti i suoi particolari. In un primo tempo, dopo la Marcia su Roma, l'organizzazione del Partito si è sviluppata nel senso di prendere effettivo possesso delle forze che gravitano intorno ad esso e alle quali un impulso coesivo era stato impresso fino a quel momento dallo spirito animatore del Capo e dalla volontà di raggiungere la conquista dello Stato. Il Segretario generale del Partito, compiendo nel giugno del 1925, dinanzi al quinto Congresso nazionale la relazione dell'attività svolta, poneva appunto l'accento su questa importantissima opera di accentramento politico e sottolineava il significato dell'unificazione delle Associazioni universitarie in una Federazione nazionale e la portata dell'organizzazione delle forze femminili del Partito. Il processo doveva ancora continuare in tal senso, fin quando poi il Partito, raggiunto il pieno dominio di tutte le organizzazioni, non riteneva opportuno di conferire ad esse una relativa autonomia per snellire il proprio organismo e per farne lo strumento esclusivo dell'azione politica, cioè il portatore dell'idea rivoluzionaria che, pur controllando tutte le attività nazionali secondo un principio di assoluta ortodossia, nessuna ne gestisce direttamente per non appesantire la propria azione con l'assolvimento di compiti nei quali sia una prevalenza di attività amministrativa. L'organizzazione del Partito quale si presenta attualmente è la risultante di questo duplice processo di accentramento e quindi di decentramento che si è svolto nel corso di un ventennio. Quindi riflette in un certo senso una posizione di equilibrio che l'esperienza ha indicato come la più rispondente alle necessità organizzative del Partito. Capo del Partito è il Duce il quale, secondo quanto afferma l'art. 2 dello Statuto in vigore, «impartisce gli ordini per l'azione da svolgere, e, quando lo ritiene necessario, convoca a gran rapporto le gerarchie del Partito Nazionale Fascista ». Il Partito è costituito in Fasci di combattimento che sono inquadrati in Federazioni e che si suddividono a loro volta in Gruppi rionali fascisti, in Settori e in Nuclei. I Fasci di combattimento compresi in ciascuna Federazione sono suddivisi in gruppi che si denominano Zone. Il Partito comprende le seguenti organizzazioni: i Gruppi dei Fascisti Universitari, la Gioventù Italiana del Littorio, i Fasci femminili con le Sezioni delle Massaie rurali e delle Lavoranti a domicilio, l'Associazione fascista della scuola, l'Associazione fascista del pubblico impiego, l'Associazione fascista dei ferrovieri dello Stato, l'Associazione fascista dei postelegrafonici e l'Associazione fascista degli addetti alle aziende industriali dello Stato. Dipendono dal Partito l'Associazione fascista Famiglie Caduti, Mutilati, Feriti per la Rivoluzione, l'Opèra Nazionale Dopolavoro, l'Unione nazionale Ufficiali in congedo d'Italia, il Comitato olimpionico nazionale italiano, la Lega navale italiana, l'Unione nazionale fascista mutilati e invalidi di guerra, l' Associazione nazionale Combattenti, l'Associazione nazionale Famiglie Caduti in guerra, il Gruppo delle medaglie d'oro al valor militare d'Italia, l'Istituto del nastro azzurro per i combattenti e decorati al valor militare, la Legione volontari d'Italia, la Legione garibaldina, i Reparti Arditi d'Italia. i Reparti d'arma, l'Associazione mussulmana del Littorio, il Comitato nazionale forestale.
Presso ogni Federazione dei Fasci di combattimento sono costituiti gli organi provinciali di tutte le organizzazioni del P.N.F. e di tutte le organizzazioni dipendenti.
I Gerarchi del Partito Nazionale Fascista sono:
1 il Segretario del Partito Nazionale Fascista;
2 i Componenti A Direttorio Nazionale del P.N.F. ;
3 gli Ispettori del P.N.F.;
4 i Segretari federali preposti alle Federazioni dei Fasci di combattimento ed i Segretari federali « comandati » con incarichi speciali;
5 i Componenti i Direttori federali;
6 gli Ispettori federali preposti alle Zone e gli Ispettori federali « comandati » per compiti particolari;
7 i Segretari politici preposti ai Fasci di combattimento ed i Segretari politici « comandati » per compiti particolari;
8 i Componenti i Direttori dei Fasci di combattimento;
9 i Fiduciari dei Gruppi rionali fascisti;
10 i Componenti le Consulte dei Gruppi rionali fascisti;
11 i Capi settore;
12 i Capi nucleo;
Pur essendo divenuto organo dello Stato, il Gran Consiglio del Fascismo è rimasto, come si vedrà meglio in seguito, organo collegiale supremo del Partito che delibera sullo Statuto e sulle direttive dell'azione politica.
Sono organi consultivi ed esecutivi del Partito:
1 il Direttorio Nazionale del P.N.F.;
2 il Consiglio Nazionale del P.N.F.;
3 il Direttorio della Federazione dei Fasci di combattimento (Direttorio federale);
4 il Direttorio del Fascio di combattimento;
5 la Consulta del Gruppo rionale fascista.
Il Segretario del Partito Nazionale Fascista è nominato e revocato con Decreto Reale su proposta del Duce ed è responsabile verso il Duce degli atti e dei provvedimenti del P.N.F. Il Segretario del P.N.F., al quale spettano il titolo e le funzioni di Ministro Segretario di Stato, è Segretario del Gran Consiglio del Fascismo; fa parte della Commissione suprema di difesa, del Consiglio nazionale delle Corporazioni, del Comitato corporativo centrale e del Consiglio nazionale dell'Educazione, delle scienze e delle arti; è Segretario dei Gruppi dei Fascisti Universitari ed è Comandante generale della Gioventù Italiana del Littorio. Il Segretario del Partito propone al Duce la nomina e la revoca dei Componenti, non di diritto, il Direttorio Nazionale del P.N.F., degli Ispettori del P.N.F., dei Segretari federali che sono preposti alle Federazioni dei Fasci di combattimento o « comandati » con incarichi speciali, dei Dirigenti nazionali delle organizzazioni dipendenti dal P.N.F. e dei Commissari straordinari presso le Federazioni dei Fasci di combattimento. Egli nomina e revoca anche i Componenti i Direttori federali e i Gerarchi centrali e provinciali delle organizzazioni del P.N.F.; designa al Duce il Presidente e il Vice presidente dell'Istituto nazionale di Cultura fascista, al Ministro per le Corporazioni, i rappresentanti del P.N.F. nelle Corporazioni e i Presidenti di Sezione dei Consigli provinciali delle Corporazioni, al Ministro per l'Africa Italiana, i Vice presidenti delle Consulte corporative, al Ministero per l'interno i rappresentanti del P.N.F. nelle Giunte provinciali amministrative. Il Segretario del Partito ha inoltre facoltà di costituire e sciogliere i Fasci di combattimento; esercita un controllo politico sulle organizzazioni del Regime e sul conferimento ai fascisti di cariche e di incarichi a carattere politico. Il Direttorio nazionale, presieduto dal Segretario del P.N.F., è costituito da tre Vice Segretari, da quattro Componenti di diritto nelle persone dei Ministri per le Corporazioni e per la Cultura popolare, del Sottosegretariato di Stato all'interno, del Capo di S. M. della M.V.S.N. e di altri sette componenti. Con decreto del Duce, a richiesta del Segretario del P.N.F., il numero dei Vice Segretari può essere elevato a quattro. Il Consiglio Nazionale del P.N.F. è costituito dal Segretario del P.N.F., dal Direttorio Nazionale del P.N.F.; dagli Ispettori del P.N.F.; dai Segretari federali preposti alle Federazioni dei Fasci di combattimento e dai Segretari federali « comandati » con incarichi speciali; dal Segretario, dal Vice Segretario e da due Ispettori dei Fasci italiani all'estero; dai Fiduciari nazionali delle Associazioni fasciste della scuola, del pubblico impiego, dei ferrovieri, dei postelegrafonici e degli addetti delle aziende industriali dello Stato; dal Presidente dell'Associazione nazionale Mutilati ed Invalidi di guerra, dal Presidente dell'Associazione fascista Famiglie Caduti, Mutilati e feriti per la Rivoluzione; dal Presidente dell'Associazione nazionale combattenti; dai Presidenti delle Confederazioni fasciste dei datori di lavoro e dei lavoratori e dal Presidente della Confederazione fascista dei professionisti e degli artisti. Ne fa parte anche il Segretario del Partito Fascista Albanese. Il Consiglio Nazionale del Partito è convocato e presieduto dal Segretario del P.N.F. che ne fissa l'ordine del giorno; i suoi componenti fanno parte della Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

8 — La Federazione dei Fasci di combattimento e gli organismi minori.

La Federazione dei Fasci di combattimento è retta dal Segretario federale, il quale attua le direttive ed esegue gli ordini del Segretario del P.N.F. Nell'ambito della provincia egli promuove l'attività dei Fasci di combattimento e delle organizzazioni dipendenti dal P.N.F.; controlla le organizzazioni del Regime e il conferimento ai fascisti delle cariche e degli incarichi; mantiene il collegamento con gli uffici periferici dello Stato e con i rappresentanti degli Enti pubblici locali. Egli è Comandante federale della Gioventù Italiana del Littorio e Segretario politico del Fascio di combattimento del capoluogo, fa parte del Comitato di Presidenza del Consiglio provinciale delle Corporazioni e del Comitato dell'Opera universitaria nelle sedi di università, e dirige i Corsi di preparazione politica per i giovani. I Gerarchi provinciali delle organizzazioni del P.N.F. e degli enti dipendenti dal P.N.F. sono subordinati al Segretario federale che rappresenta il P.N.F. nella provincia a tutti gli effetti. Il Fascio di combattimento è retto dal Segretario politico che attua le direttive ed esegue gli ordini del Segretario federale. Il Gruppo rionale fascista è retto dal Fiduciario. Il Direttorio della Federazione dei Fasci di combattimento è costituito da due Vice segretari federali e da altri nove componenti, che sono: il Vice comandante federale della Gioventù Italiana del Littorio, il Segretario del Gruppo dei Fascisti universitari, l'Ufficiale in S.P.E. della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale più elevato in grado nella provincia, il Presidente del Dopolavoro provinciale, il Presidente della Sezione dell'Istituto nazionale di Cultura fascista, il Presidente del Comitato provinciale del Comitato olimpionico nazionale italiano, un componente per il controllo delle attività amministrative e patrimoniali della Federazione, due componenti prescelti di norma tra gli Ispettori federali e i Segretari politici che abbiano (lato prova di spiccata capacità organizzativa.

9 — Le norme disciplinari del Partito.

Il fascista che viola la disciplina politica e morale del Partito o sia rinviato a giudizio penale è deferito agli organi disciplinari competenti. Le punizioni disciplinari del Partito sono: 1) la deplorazione; 2) la sospensione a tempo determinato (da un mese a un anno); 3) la sospensione a tempo indeterminato. 4) il ritiro della tessera; 5) la radiazione; 6) l'espulsione. Il ritiro della tessera è inflitto al fascista che incorra in gravi mancanze disciplinari e si renda immeritevole di militare nei ranghi del P.N.F. La radiazione è inflitta al fascista che abbia compiuto azioni o riportato condanne che ledano la sua figura morale. L'espulsione è inflitta al traditore della Causa della Rivoluzione fascista.

10 — I Fasci femminili.

Affiancata all'organizzazione dei Fasci maschili è quella dei Fasci femminili, che, dal centro alla periferia, si svolge secondo una struttura parallela, portando nell'organismo del Partito la partecipazione viva ed appassionata delle forze femminili. Presso ogni Fascio di combattimento è costituito un Fascio femminile e presso ogni Gruppo rionale fascista è costituito un Gruppo rionale femminile. I Fasci femminili sono inquadrati nelle Federazioni provinciali dei Fasci femminili.
L'ordine gerarchico delle organizzazioni femminili è il seguente: 1° Ispettrici delle organizzazioni femminili del P.N.F. 2° Fiduciaria della Federazione dei Fasci femminili. 3° Vice fiduciaria della Federazione dei Fasci femminili. 4° Collaboratrici federali. 5° Segretaria provinciale della Sezione operaie e lavoranti a domicilio. 6° Segretaria provinciale per la preparazione coloniale della donna.
7° Vice segretaria del Fascio femminile del Capoluogo. 8° Ispettrici federali di zona dei Fasci femminili. 9° Segretaria di Fascio femminile. 10° Segretaria di Gruppo di Fascio femminile.
11° Vice segretaria di Fascio femminile.12° Vice segretaria di Gruppo rionale femminile.
13° Collaboratrici di Fascio.14° Segretaria della Sezione massaie rurali.15° Segretaria della Sezione operaie e lavoranti a domicilio. 16° Visitatrici di settore.17° Visitatrici di nucleo.18° Visitatrici della Sezione operaie e lavoranti a domicilio. 19° Capo nucleo Massaie rurali.
20° Visitatrici.
Le Ispettrici delle organizzazioni femminili del P.N.F. sono nominate dal Segretario del Partito Nazionale Fascista ed assolvono gli incarichi che questi loro affida. La Federazione dei Fasci femminili è retta da una Fiduciaria nominata dal Segretario del P.N.F. su proposta del Segretario federale, dal quale dipende gerarchicamente. Il Fascio femminile è retto da una Segretaria che, d'intesa con il Segretario del Fascio di combattimento, provvede allo svolgimento delle attività organizzative, assistenziali e di propaganda, secondo le direttive impartite dalla Fiduciaria della Federazione dei Fasci femminili verso la quale è responsabile. Presso ogni Fascio femminile di centro rurale è costituita una « Sezione delle massaie rurali », che inquadra le donne della campagna. La Sezione si propone di promuovere la propaganda fascista ed educativa presso le massaie della campagna e dei centri rurali, curarne l'istruzione professionale ed incrementarne l'attività economica ai fini autarchici, migliorare l'igiene e l'arredamento delle case rurali, favorire l'allevamento igienico della prole, fare apprezzare tutti i vantaggi della vita dei campi per contrastare le dannose tendenze dell'urbanesimo.
Presso ogni Fascio femminile di centro industriale o artigiano è costituita la « Sezione delle operaie e lavoranti a domicilio » elle inquadra le donne operaie dipendenti da stabilimenti, fabbriche o manifatture varie, le lavoranti a domicilio e le donne appartenenti a famiglie operaie. La Sezione si propone di promuovere la propaganda fascista ed educativa presso le operaie, assecondando, d'intesa con le organizzazioni sindacali interessate, il miglioramento delle loro capacità professionali e domestiche; curare l'assistenza morale e sociale delle operaie, con specifico riguardo alla loro attività femminile; facilitare, a mezzo degli uffici competenti, il collocamento delle operaie iscritte alla Sezione, l'assistenza ed il collocamento delle addette ai servizi familiari, l'esercizio del lavoro a domicilio per incarico di terzi e l'applicazione di tutte le provvidenze assistenziali ed assicurative istituite dal Regime per la donna lavoratrice. Presso la Federazione dei Fasci femminili è costituito un ufficio per la preparazione coloniale della donna, allo scopo di creare e sviluppare nelle donne italiane la coscienza coloniale, coltivare in esse l'orgoglio e la dignità della razza preparandole alla vita nelle terre dell'Africa Italiana. Ad ogni zona della Federazione dei Fasci di combattimento corrisponde una zona dei Fasci femminili alla quale è preposta una Ispettrice federale di zona. La nomina è effettuata dalla Fiduciaria della Federazione dei Fasci femminili. con l'autorizzazione del Segretario federale.

11 — Il Partito e lo Stato.

Partito Nazionale Fascista, che, sorto come movimento politico, ha sviluppato progressivamente la propria organizzazione divenendo quindi il Partito unico inteso a rinnovare rivoluzionariamente lo Stato secondo i propri postulati ideali, costituisce per questo un elemento fondamentale dello Stato italiano e non soltanto dal punto di vista politico, ma anche dal punto di vista giuridico. Il perdurare e l'approfondirsi dei rapporti fra il Partito e lo Stato ha portato alla necessità di dare ad essi anche una veste ed una consistenza giuridica ed anzi a questo proposito si è anzitutto posta la questione se il Partito debba considerarsi come un ente superiore allo Stato o se invece non sia questo superiore al Partito. Da quanto si è detto deve dedursi che in un senso prettamente politico il Partito è senza dubbio superiore allo Stato. Il Partito infatti è il portatore di quel complesso di valori politici che dà vita e sostanza allo Stato, imprimendogli un determinato orientamento. Il Partito è « l'artefice della Rivoluzione », cioè l'organismo, nel quale hanno principio i sentimenti, gli ideali e le volontà che animano, cementano la struttura formale dello Stato, facendo di essa una realtà socialmente operante alla quale gli individui danno l'apporto delle proprie energie. Il Partito politicamente sta dunque all'origine dello Stato. In un senso prettamente giuridico invece lo Stato assume il contenuto politico del Partito, inquadra il Partito nella propria struttura formale ed in tanto il Partito acquista una esistenza statuale, cioè la pienezza dei suoi mezzi e dei suoi effetti, in quanto è nello Stato. La manifestazione più importante della esistenza statuale del Partito è fornita dalle stesse disposizioni di legge che in vario modo lo riguardano. Il criterio unitario di interpretazione di queste norme deve essere individuato nel principio che si rinviene nella stessa impostazione del rapporto originario e principale fra il Partito e lo Stato. Dopo aver assunto dal Partito il contenuto politico della propria costituzione e della propria volontà lo Stato garantisce a se stesso il pieno e conseguente svolgimento di tale contenuto, inserendo nella propria struttura organi ed elementi assunti anch'essi dal Partito o riconoscendo che il Partito, sebbene distinto dallo Stato, esercita una funzione in corrispondenza di un suo interesse ed attribuendo quindi al Partito una potestà complementare a quella dello Stato. Il rilievo tanto frequente che la Rivoluzione fascista — cioè il movimento fascista e quindi il Partito — ha permeato di sé l'intera struttura dello Stato, modificandola profondamente anche dove essa ha formalmente conservato immutati i suoi caratteri esterni, quindi non ha soltanto un significato politico, ma ha anche un preciso significato giuridico.

12 — I compiti del Partito ed i fini dello Stato.

Un problema che per il suo interesse merita particolare considerazione è quello riguardante il rapporto fra i compiti del Partito e i fini dello Stato. Nella formulazione data dallo Statuto, i compiti del P.N.F. consistono nella « difesa e nel potenziamento della Rivoluzione fascista » e « nell'educazione politica degli italiani ». Tale formula, della quale si è già illustrato il contenuto, evidentemente ha un significato politico, il quale è chiaramente comprensibile; ma acquista anche un significato rigorosamente giuridico se è posta in relazione con il delineato rapporto originario fra il Partito e lo Stato, il quale non può non costituire la premessa logicamente indispensabile per la definizione della posizione del Partito nello Stato. D'altra parte, ove non si ponga questa premessa, appare impossibile offrire, da un punto di vista giuridico, una coerente interpretazione della formulazione dei compiti del Partito contenuta nello Statuto e rispondente a esigenze di carattere eminentemente politico. E' stato a questo proposito sostenuto che il Partito, in seguito alla legge 14 dicembre 1929-VIII, n. 2099 e al R. decreto 20 dicembre 1929-VIII, n. 2137, emanato in esecuzione dell'art. 6 della legge stessa, avrebbe perduto il potere di determinazione del contenuto della sua attività il quale sarebbe passato al Capo del Governo come tale, sicché il P.N.F. avrebbe cessato di « essere un Partito nel senso proprio di questa parola », mentre il compito di realizzare la grandezza del popolo italiano ad esso assegnato appunto dagli Statuti del 1926-IV e del 1929-VIII avrebbe assunto il valore di « determinazione di un limite generico, di una forma, che può essere riempita di un contenuto variabile, il quale viene impresso ad esso in modo imperativo dal Governo, nell'ambito di quei principi fondamentali, che danno corpo a quel che si è chiamato Regime ». E' intuitivo che non possono accettarsi le affermazioni, del resto interdipendenti, che il Partito non abbia un proprio programma e che da questo punto di vista non si presenti come un Partito nel senso proprio del termine. Infatti, se veramente il Partito non avesse un proprio programma, cioè un proprio contenuto politico, non si potrebbe neppure porre il problema dei suoi rapporti con lo Stato e, pur ammesso che tale difficoltà logica potesse essere risolta, non potrebbe soddisfarsi l'esigenza imprescindibile, per la quale si è portati a definire la realtà del Partito come caratterizzata da una forza di persistenza e da una energia di continuità; cioè l'esistenza stessa del Partito, in quanto portatore di un complesso di valori politici che tendono all'affermazione, che anzi l'hanno conseguita divenendo l’espressione della forza politica dominante nei confronti dello Stato, postula l'immanenza di tali valori, cioè l'immanenza di un programma. Con l'assunzione da parte dello Stato del contenuto politico del Partito, il rapporto fra il Partito e lo Stato diviene interno allo Stato, ma sussiste e sussiste appunto perchè la forza politica dominante, espressa dal movimento fascista, conserva una propria ed inconfondibile soggettività, la quale, sebbene riconosciuta dallo Stato, non risiede in tale riconoscimento, ma nella esistenza degli elementi reali che il riconoscimento stesso richiede per accertare come valida quella soggettività. Il riconoscimento non è costitutivo, ma dichiarativo dell'esistenza dei requisiti ai quali va soggetto per divenire operante. Per il fatto di avere un proprio contenuto politico, cioè un proprio programma, o, se si vuole adoperare un termine più lato, una propria maniera di sentire e risolvere i rapporti della vita sociale, il Partito è in questo senso veramente un Partito, cioè costituisce non la maniera totale e necessaria di sentire e risolvere tali rapporti, ma una ben determinata e singolare maniera fra le tante ipoteticamente possibili, cioè veramente una parte e non un tutto, anche se alle altre parti cioè alle altre maniere di sentire e di risolvere tali rapporti sia preclusa la possibilità di esprimersi. Questa precisazione del carattere proprio del P.N.F. rende fra l'altro comprensibile il particolare significato che assume il concetto di «rivoluzione continua». La rivoluzione, cioè l'affermazione innovatrice del Partito nello Stato, è «continua», non perchè si ispiri a premesse pragmatiste tendendo ad elaborare progressivamente i termini del suo contenuto attraverso il divenire incessante dell'azione, ma perchè in ogni momento del suo tradursi in atto, presuppone dinanzi a sé tutte le altre maniere possibili di sentire e di risolvere i rapporti della vita sociale e « continuamente » riafferma su di esse, spiritualmente e concretamente, la propria maniera, realizzando così nella sua attività interna una dialettica perenne di valori politici. Il Partito dunque è effettivamente tale ed ha un proprio programma, dentro certi limiti immutabile, cioè un contenuto politico immanente nei suoi valori essenziali, il quale, essendo assunto dallo Stato, diventa elemento determinante del suo rapporto con lo Stato dei compiti del Partito nello Stato. Questi compiti sono accolti riconosciuti dallo Stato; ma anche dopo il riconoscimento dello Stato, rimangono intrinseci al Partito e, considerati nello loro espressione più generale, consistono nell'offrire i mezzi organici e strutturali perchè sia instaurata una garanzia permanente la quale assicuri che l'ordinamento costituzionale possa attuarsi coerentemente alle premesse del contenuto politico affermato dalla forza politica dominante, cioè dal Partito. Nel senso di tale funzione di garanzia deve essere inquadrato, da un punto di vista giuridico, anche il complesso dei compiti di organizzazione, di educazione, di disciplina e di vigilanza delegati dallo Stato al Partito, fra i quali assume speciale importanza quello del perfezionamento della coscienza fascista degli iscritti e della formazione spirituale delle nuove generazioni. E' quindi vano il tentativo di compiere una enumerazione o una classifica estrinseca dei compiti affidati al Partito sulla base delle funzioni attribuite al Segretario, agli altri Gerarchi e alle organizzazioni dipendenti dal Partito. In questa materia una enumerazione o una classifica non può rivestire se non un valore puramente esemplificativo, da un punto di vista empirico; da un punto di vista rigorosamente dogmatico i compiti del Partito — anzi il compito del Partito poiché esso, in definitiva, è uno solo dato che ha un contenuto essenziale unitario — devono essere dedotti esclusivamente dalla funzione del rapporto che si stabilisce fra il Partito e lo Stato attraverso l'ordinamento costituzionale. Questo rapporto ha la sua espressione politica nella formula adottata dallo Statuto; ma trova una più esplicita conferma nel fatto che allo Statuto stesso è premessa la Dottrina politica e sociale del Fascismo di Mussolini, a guisa di chiarificazione di tale formula e soprattutto allo scopo di affermare che il Partito deve essere principalmente inteso come il portatore dei valori politici e spirituali scaturiti dalla Rivoluzione ed assunti dallo Stato, cioè dello specifico orientamento al quale si ispira, nella sua volontà di affermazione ormai conseguita, la forza politica dominante nella Nazione.

13 — Il Capo del P. N. F. e il Capo del Governo.

Il problema dei compiti del Partito richiama immediatamente per logica connessione un altro problema che può definirsi fondamentale in materia: quello della definizione del rapporto giuridico intercorrente fra la carica di Capo del P.N.F. e di Capo del Governo. Questo problema non può essere esattamente inquadrato e risolto se non si tengono presenti le considerazioni sin qui svolte. Affermare che il rapporto originario fra il Partito e lo Stato si realizza attraverso l'assunzione da parte dello Stato dei valori politici di cui il Partito è portavoce, significa implicitamente riconoscere che l'instaurarsi di tale rapporto non determina alcuna modifica materiale nell'ordinamento del Partito, il quale anzi continua e deve continuare a vigere immutato proprio per l'esplicazione della funzione alla quale esso è chiamato nello Stato. Nell'ipotesi che l'ordinamento del Partito si modificasse sostanzialmente, tale funzione non potrebbe più essere assolta. Infatti, se, per aver fornito il complesso dei valori politici di cui è portatore, vedendoli posti a base dell'ordinamento costituzionale dello Stato, il Partito dovesse poi attenersi in senso assoluto ai comandi dello Stato ed atteggiare quindi il suo ordinamento e la sua attività secondo tali comandi, lo Stato perciò stesso finirebbe col non assumere più, se non formalmente, il contenuto politico del suo ordinamento dal Partito, ma lo assumerebbe in sostanza da se stesso pur passando attraverso lo strumento meramente tecnico e procedurale del Partito. Il rapporto fra il Partito e lo Stato diverrebbe dunque un rapporto fittizio, il che contrasta con le premesse dalle quali muove il sistema. Posto dunque che il Partito è un sistema di forze politiche il quale continua a vigere secondo il proprio impulso originario, anche quando lo Stato abbia stabilito con esso un rapporto attraverso l'ordinamento costituzionale, bisogna esaminare il significato e la rilevanza della qualifica di Duce. In realtà tale qualifica è con inequivocabile precisione definita nell'art. 2 dello Statuto del Partito del 1938-XVI, il quale, come è stato ricordato, stabilisce che il « Duce è il capo del P.N.F. ». Il Segretario del Partito dunque è l'organo centrale « che sta al vertice della piramide del Partito », mentre il Capo dal quale provengono gli ordini e le grandi direttive politiche per l'azione del Partito è il Duce: e, bisogna ancora aggiungere per maggior chiarimento, il Duce in quanto tale e non in quanto Capo del Governo. Il Partito infatti ha un proprio organo ufficiale, il Foglio d'Ordini, che è riservato esclusivamente alla pubblicazione degli ordini impartiti dal Duce ed alle direttive deliberate dal Gran Consiglio del Fascismo, mentre un altro organo ufficiale, il Foglio di disposizioni, è destinato alla pubblicazione degli ordini diramati dal Segretario del P.N.F. alle dipendenti gerarchie. Ed il Foglio d'ordini è firmato dal Segretario del Partito, d'ordine s'intende, del Duce, mentre il Foglio di disposizioni è firmato dal Segretario del P.N.F. in proprio. Chiarito questo punto, è necessario ancora aggiungere come l'affermazione che il Duce in quanto Capo del P.N.F. è al di sopra e al di fuori del Partito, proprio perchè Capo, appaia contraria al senso giuridico. Infatti il Capo, precisamente in questa sua qualità, costituisce parte integrante ed essenziale dell'organismo al quale è preposto, a meno che questo non debba considerarsi un mero oggetto del suo comando secondo quanto una teoria, che è stata dimostrata errata, ha sostenuto per il regno nei confronti del monarca assoluto. Nel caso presente l'opinione sembra ancor meno accettabile perchè contrasta oltre che con la logica anche con i postulati stessi del movimento fascista dal quale il popolo è inteso quale collettività cosciente. Definita la portata della qualifica e della posizione del Duce nel Partito occorre esaminare i rapporti che intercorrono tra l'ufficio di Duce e quello di Capo del Governo. Le opinioni espresse a questo proposito dal punto di vista giuridico sono varie. Da quanto è stato detto discendono logicamente vari corollari, i quali agevolano lo svolgimento dell'esposizione. Si deve anzitutto escludere che con l'espressione Capo del P.N.F. si voglia soltanto alludere all'ufficio del Capo del Governo e si deve anche escludere che sottoposizione del P.N.F. al Duce significhi generica sottoposizione del P.N.F. al Capo del Governo in quanto tale, a prescindere dalle sue attribuzioni di Capo del P.N.F. E' invece vero e deve particolarmente interessare il fatto che, dato l'attuale ordinamento costituzionale italiano non potrebbe concepirsi, dopo le leggi del 1928 e del 1929, un Capo del P.N.F. per ipotesi diverso dal Capo del Governo. Questo anzi è il momento dei rapporti fra Capo del P.N.F. e Capo del Governo maggiormente significativo. Sebbene logicamente distinti, i due uffici, agli effetti della esplicazione delle rispettive funzioni, appaiono così fortemente connessi che deve necessariamente accogliersi la soluzione della loro unione istituzionale nella stessa persona. Tale unione istituzionale garantisce, come si diceva nei paragrafi precedenti, che l'assunzione da parte dello Stato dei valori politici, che il Partito reca in sé, possa svolgersi compiutamente fino alle sue ultime conseguenze. Ed in effetti il risultato essenziale di tale unione istituzionale è dato dal fatto che in tal modo è assicurata la piena aderenza della azione del Capo del Governo ai valori politici assunti dalla norma fondamentale e da essa realizzati attraverso l'ordinamento costituzionale dello Stato. Il rilievo ha una particolare importanza, perchè porta a concludere che il processo di assorbimento da parte dello Stato di organi e di elementi strutturali propri dell'ordinamento del Partito trova una realizzazione fin dal vertice, cioè dal Capo del Governo, il quale nell'attuale ordinamento costituzionale italiano entra indubbiamente nella composizione dell'organo supremo con una funzione determinante. Alla stregua di tali considerazioni generali risulta che la solenne promessa di « obbedire agli ordini del Duce », contenuta nel giuramento fascista non deve essere intesa come un dovere di obbedienza alla persona — secondo un'interpretazione che sminuirebbe anzitutto il carattere prettamente politico e rivoluzionario della disciplina fascista —; ma come un dovere di obbedienza verso Chi riassume nel suo potere di comando gli stessi valori operanti della Rivoluzione per essere a capo della organizzazione che in sé li custodisce permanentemente. L'unione istituzionale degli uffici di Capo del Governo e di Capo del P.N.F. così assume una portata decisiva nell'attuale ordinamento costituzionale italiano. Escludendo l'esistenza di tale unione istituzionale, il rapporto fra il Partito e lo Stato rimarrebbe in una sfera meramente astratta, e cioè racchiuso nella lettera dei principi costituzionali senza riuscire ad articolarsi. Partito e Stato risulterebbero due ordinamenti non solo distinti, ma anche discordi, mentre invece essi pur restando distinti, divengono concordi, in quanto dall'unione istituzionale è assicurato che le direttive alle quali obbedisce l'attività del Partito si pongano in una relazione di insopprimibile coerenza con quelle alle quali risponde l'attività del Governo.
...CONTINUA

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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)


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14 — Il Gran Consiglio del Fascismo e il Partito.

Altro tipico esempio di assunzione di organismi del Partito da parte dello Stato è dato dal Gran Consiglio del Fascismo. Come è noto il Gran Consiglio del Fascismo è sorto nel gennaio 1923 come organo supremo del Partito. Tale sua posizione è stata nettamente riaffermata nell'art. 2 dello Statuto del 1926, il quale stabiliva che il Gran Consiglio era « l'organo supremo del Fascismo » con il compito di fissare «le direttive dell'azione che il Partito deve svolgere in tutti i campi della vita della Nazione». Tale definizione della posizione del Gran Consiglio è stata sostanzialmente ripetuta con l'art. 7 degli Statuti del 1929 e del 1932 ed infine con l'art. 13 dello Statuto del 1938, il quale dice che «il Gran Consiglio del Fascismo, organo collegiale supremo, delibera sullo Statuto e sulle direttive del P.N.F.».
E' stata avanzata l'ipotesi che secondo tale dizione il Gran Consiglio del Fascismo non debba più intendersi, dopo la sua assunzione ad organo costituzionale dello Stato con la legge 9 dicembre 1928, n. 2393, come organo del Partito, ma semmai come organo del Regime fascista. Quest'ultima opinione, appare infondata se si approfondisce il significato che assume il concetto stesso di Regime. Il Regime, come si è detto, non è un ente cui possa pertanto attribuirsi un organo, ma una situazione di interdipendenza o un sistema di rapporti per cui determinate istituzioni o determinati organi funzionano secondo una ragione di collegamento tendente ad un fine. Escluso che esso possa essere un organo del Regime, o si pensa che il Gran Consiglio dopo la legge del 1928 abbia finito di essere organo del Partito per divenire organo soltanto dello Stato o si pensa che esso sia un organo comune del Partito e dello Stato. Ritenere che il Gran Consiglio del Fascismo, divenendo organo dello Stato abbia finito di essere organo del Partito e si sia posto al di fuori e al disopra del Partito sembra inammissibile, perché, se il Gran Consiglio del Fascismo fosse veramente al di sopra del Partito, sarebbe conseguentemente anche al di sopra del Capo del Partito e questa tesi non può essere neppure prospettata per il fatto che il Capo del Partito è anche Capo del Governo e come tale presiede il Gran Consiglio. L'unica soluzione del problema, che riesca attendibile e che risponda allo spirito dell'ordinamento costituzionale italiano, sembra dunque quella che definisce il Gran Consiglio un organo comune e del Partito e dello Stato. A favore della tesi che il Gran Consiglio sia rimasto organo del Partito sta anzitutto la considerazione che esso è esplicitamente considerato dallo Statuto del Partito come organo collegiale supremo nello stesso articolo 13, nel quale sono anche elencati gli organi consultivi ed esecutivi del Partito stesso. A questo motivo fondamentale bisogna ancora aggiungere la posizione di preminenza attribuita al Segretario del Partito in seno al Gran Consiglio ed infine la norma legislativa la quale stabilisce che « nessuna misura disciplinare contro un membro del Gran Consiglio quale appartenente al P.N.F. può essere adottata, se non con la deliberazione del Gran Consiglio ». Bisogna inoltre tener presente che non considerando il Gran Consiglio del Fascismo come organo del Partito, i Quadrumviri della Marcia su Roma come tali verrebbero a trovarsi fuori della struttura del Partito, poiché la loro posizione è rilevante solo agli effetti della presenza di diritto nel Gran Consiglio. Anche per questi motivi sembra necessario concludere che il Gran Consiglio è organo comune del Partito e dello Stato. In tal modo l'attività del Gran Consiglio del Fascismo è attività dello Stato, ma anche attività del Partito: essa è attività dello Stato in quanto lo Stato ha assunto il Gran Consiglio come proprio organo; è attività del Partito in quanto l'attività del Gran Consiglio sotto ogni suo aspetto risponde ai fini del Partito, tendendo essa ad immettere sempre più profondamente nella struttura dello Stato lo spirito animatore della Rivoluzione.

15 — Il Ministro Segretario del Partito.

Sotto questo profilo il Gran Consiglio del Fascismo, sul piano assai più vasto che gli è proprio, assolve ad una funzione simile a quella assegnata al Segretario del Partito, quale Ministro Segretario di Stato, in base al R. decreto 27 giugno 1941-XIX, n. 600. Per esso (art. 2) « i provvedimenti legislativi da chiunque promossi che — per la loro portata politica sociale ed economica — abbiano riferimento con l'azione, le funzioni e le finalità del Partito nazionale fascista, sono proposti di concerto con il Segretario del P.N.F. Ministro Segretario di Stato. Questa norma, sebbene di data recente, è venuta a conferire una più precisa determinazione al fatto che al Segretario del Partito sia stata attribuita la qualifica di Ministro Segretario di Stato. Tale attribuzione, come le varie altre che spettano al Segretario del Partito, non ha infatti un valore esclusivamente onorifico e non si esaurisce nel conferimento di una dignità, ma ha un valore funzionale e rappresenta uno dei mezzi più importanti attraverso i quali, lo Stato come abbiamo ripetutamente rilevato, assicura attraverso organi ed elementi tratti dalla struttura del Partito l'attuazione dei suoi principi politici nel proprio ordinamento costituzionale. E' inutile soffermarsi sul carattere di unioni istituzionali rivestito dalla coincidenza di varie funzioni statali con quella di Segretario del Partito, poiché il valore di tali unioni risulta, su un piano diverso, simile al valore dell'unione degli uffici di Capo del P.N.F. e di Capo del Governo. La recente precisazione delle attribuzioni del Segretario del Partito nella sua qualità di Ministro Segretario di Stato — attribuzioni che riconoscono e regolano a posteriori un'attività già precedentemente svolta — portano inoltre ed affermare con sempre maggiore sicurezza che il Segretario del Partito come tale è responsabile dinanzi al Duce secondo la disposizione dell'art. 14 dello Statuto del Partito, mentre nella qualità di Ministro Segretario di Stato è contemporaneamente responsabile dinanzi al Capo del Governo e dinanzi al Re, come tutti gli altri Ministri. Due rilievi sono a questo proposito essenziali. La responsabilità del Segretario del Partito dinanzi al Re, Capo dello Stato, costituisce un momento giuridico importantissimo della saldatura dell'attività del Partito con l'attività dello Stato. La semplice responsabilità del Segretario del Partito dinanzi al Capo del Governo e dinanzi al Capo dello Stato può essere distinta logicamente, sebbene essa sia sostanzialmente resa identica dalla unione istituzionale delle cariche di Capo del Governo e di Capo del Partito; ma non possono invece distinguersi le funzioni che il Segretario del Partito svolge come tale e quelle che egli svolge quale Ministro Segretario di Stato. Infatti, agli effetti dell'ordinamento del Partito tutta l'attività del Segretario del Partito è rilevante poiché essa o è attività direttamente svolta in seno al Partito o è attività svolta in seno allo Stato per l'affermazione dei valori rivoluzionari di cui il Partito è portatore ed inversamente agli effetti dell'ordinamento dello Stato tutta l'attività del Segretario del Partito è rilevante poiché essa, comunque, risponde al fine del contenuto politico assunto dallo Stato attraverso il proprio ordinamento costituzionale.

16 — Il Partito e la Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

Oltre che dai fattori istituzionali già esaminati, la rilevanza della funzione che al Partito assegna lo Stato al fine di garantire il pieno svolgimento dei propri principi costituzionali risulta con singolare evidenza anche dall'esame della composizione e degli organi direttivi dell'ordinamento corporativo e della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Per quanto riguarda in particolare il primo punto l'assunzione da parte dello Stato di elementi e di istituzioni, scaturiti dalla spontanea organizzazione del Partito si rivela, oltreché dagli esempi già ricordati, anche attraverso un processo che si svolge in stretta connessione con l'evoluzione stessa dell'ordinamento corporativo. Infatti, mentre le Corporazioni previste dalla legge 3 aprile 1926 (art.3), dal R. decreto 1° luglio 1926 e della Carta del Lavoro non erano attuate nell'attesa che si consolidasse l'ordinamento sindacale, fin dalla fine del 1926, indipendentemente dalle disposizioni di legge, si formavano con compiti eminentemente politici il Comitato intersindacale centrale e i Comitati intersindacali provinciali, presieduti rispettivamente dal Segretario del Partito e dal Segretario federale. Il Comitato intersindacale centrale, come è stato accennato, cessava di funzionare con la istituzione del Comitato corporativo centrale, avvenuta con la legge 20 marzo 1930, n. 206; i Comitati intersindacali provinciali continuavano invece la propria attività fino alla riforma dei Consigli provinciali delle Corporazioni, avvenuta con il decreto ministeriale 28 aprile 1937. Infine la legge del 20 marzo 1930 trasformava il Consiglio nazionale delle Corporazioni, che, istituito dal R. decreto 2 luglio 1926, n. 1131, aveva avuto fin allora una composizione prevalentemente burocratica e funzioni quasi esclusivamente consultive, nel supremo organo direttivo dell'ordinamento corporativo. Secondo la nuova composizione facevano parte del Consiglio il Segretario e i Vice Segretari del Partito. In seno al Consiglio stesso era costituito un Comitato corporativo centrale, del quale facevano egualmente parte gli esponenti del Partito. Come è noto, la composizione del Consiglio nazionale delle Corporazioni è stata profondamente modificata con i decreti del Capo del Governo in data 29 maggio, 9 e 23 giugno 1934 in relazione alla costituzione delle Corporazioni per ciclo produttivo ed infine con la legge 5 gennaio 1939, n. 10, in relazione alla riforma costituzionale promulgata con la legge 19 gennaio 1939, n. 129. Secondo l'ultima riforma, di ogni Corporazione fanno parte, oltre ai rimanenti membri, tre rappresentanti del Partito. Correlativamente è stata modificata pure la composizione del Comitato corporativo centrale, presieduto dal Duce. Di esso continuano a far parte in rappresentanza del Partito il Segretario e i Vice Segretari e i rappresentanti del Partito che abbiano le funzioni di Vice presidenti delle Corporazioni. Poiché i membri del Comitato corporativo centrale e i consiglieri effettivi delle Corporazioni compongono il Consiglio nazionale delle Corporazioni, i rappresentanti del Partito nel Comitato corporativo centrale e nelle Corporazioni entrano anche a far parte del Consiglio nazionale delle Corporazioni. Alla periferia con la legge 28 aprile 1937 sono stati istituiti i Consigli provinciali delle Corporazioni, del cui Consiglio generale fa parte di diritto il Segretario federale, mentre il Presidente ed il Vice Presidente delle Sezioni di cui compone il Consiglio stesso sono nominati con decreto del Ministro per le Corporazioni emanato su proposta del Segretario del Partito. In tal modo, sia al centro che alla periferia, il Partito è presente con una posizione eminente, nel funzionamento dell'ordinamento corporativo. Ai fini di quanto è stato detto, è interessante rilevare come la funzione del Partito negli organi dell'ordinamento corporativo corrisponda esattamente, nella sua tipica natura, alla funzione più generale che il Partito esercita nello Stato, in quanto questo ha assunto i suoi valori politici e rivoluzionari attraverso il proprio ordinamento costituzionale. Mentre i rappresentanti, provenienti dagli organi federali e confederali, esprimono pur nel quadro dei superiori interessi nazionali, le esigenze poste da interessi particolari o quanto meno unilaterali, i rappresentanti designati dal Partito sono al di fuori e al disopra dei singoli interessi ed esprimono le esigenze poste dai fini riconosciuti dallo Stato a contenuto della propria costituzione, cioè i fini generali del Partito che sono anche fini dello Stato. Anche la funzione svolta dai rappresentanti del Partito in seno agli organi dell'ordinamento corporativo è una funzione di garanzia nel senso già esaminato. La partecipazione del Partito alla composizione degli organi corporativi rende inoltre particolarmente importante così dal punto di vista numerico come dal punto di vista funzionale, la sua posizione nella Camera dei Fasci e delle Corporazioni, la quale, come è noto, è composta del Consiglio nazionale delle Corporazioni e del Consiglio nazionale del Partito. Agli effetti della composizione della Camera dei fasci e delle Corporazioni, la incidenza del Partito, risiede nella composizione delle Corporazioni e nella organizzazione stessa del Partito, che ha appunto la sua diretta espressione totalitaria nel Consiglio nazionale.

17 — La posizione del Partito nello Stato.

Solo a conclusione di quanto è stato già detto, è possibile definire, con un riferimento concreto, la posizione che il Partito assume dinanzi allo Stato dal punto di vista giuridico. Dopo la esplicita formulazione dello Statuto del 1938-XVI è ormai indiscusso che il Partito sia una persona giuridica pubblica: ma rimane ancora aperta nella scienza giuridica la questione se esso sia o no un organo dello Stato. Ma deve attendibilmente ritenersi che il Partito non sia organo dello Stato per il fatto che la stessa funzione ad esso attribuita, pur presupponendo l'esistenza di fini coincidenti con quelli dello Stato, non solo esclude la intera risoluzione del Partito nello Stato, ma anzi, postula, come essenziale, la dualità del Partito e dello Stato. Infatti il rapporto fra lo Stato e il Partito si stabilisce mediante l'assunzione da parte dello Stato del complesso dei valori politici che danno origine all'ordinamento del Partito, cioè di una sola parte della sua realtà; ma non della sua intera realtà. Anche dopo che il rapporto si sia istituito, il Partito dunque rimane nella sua piena autonomia esistenziale, conserva la volontà, il potere di organizzazione; la capacità di darsi uno Statuto, la possibilità di perseguire i propri fini e la sua organizzazione rimane sempre distinta dalla organizzazione dello Stato. Anzi in tanto il rapporto stesso continua a sussistere in quanto il Partito conserva la sua autonomia, che un rapporto può permanere soltanto fin quando continuino ad esistere anche gli enti fra i quali esso deve porsi. Anche senza fare ricorso alla questione della incompatibilità della qualità di organo con quella di persona giuridica, è egualmente possibile escludere che il Partito sia organo dello Stato per le ragioni stesse derivanti dalla impostazione generale del rapporto fra il Partito e lo Stato. Una volta ammesso che il Partito è dotato di personalità giuridica e che non è organo dello Stato, deve d'altra parte escludersi che tale personalità sia meramente privata e, prima ancora che per motivi specifici, soprattutto per la considerazione della stessa funzione che il Partito assolve nello Stato, interessando fondamentalmente il suo ordinamento supremo attraverso il rapporto in cui viene con esso. Anzi principalmente da tale considerazione, si è sollecitati a delineare la posizione complessiva del Partito come quella che caratterizza l'intera struttura dell'attuale ordinamento costituzionale italiano, conferendogli un suo tipico carattere. Infatti l'esistenza del Partito incide direttamente attraverso l’unione istituzionale degli uffici di Capo del P.N.F. e di Capo del Governo nella costituzione del Governo, determina attraverso la composizione del Consiglio nazionale del Partito e del Consiglio nazionale delle Corporazioni la formazione della Camera legislativa ed infine permea di sé l'intera vita dello Stato per il fatto di investirla totalitariamente all’origine attraverso l'ordinamento costituzionale.

18 — Conclusione.

La rassegna dei vari aspetti politici e giuridici della struttura del Partito e degli sviluppi progressivi e coerenti che essa ha avuto durante un ventennio di azione dimostrano come effettivamente il Partito debba considerarsi da tutti i punti di vista, secondo la suggestiva definizione del Duce, come il motore della Rivoluzione. La storia del Regime e della vita fascista può essere tutta direttamente o indirettamente ricondotta al Partito che l'ha determinata con la sua azione incessante, intesa ad attuare sempre più profondamente l'idea rivoluzionaria. Per questo il popolo italiano milita con fede inesausta nei ranghi del Partito e vede in esso il presidio più sicuro della sua fede nella grandezza dell'Italia fascista. Tale fede è tanto più viva in quanto il Partito, posto al vaglio del conflitto nel quale tutto il popolo italiano è impegnato, non solo ha dimostrato di essere il portatore dei valori rivoluzionari della guerra ma ha dato la prova di aver conservate intatte, dopo venti anni di lotta, tutte le virtù che nelle ore della vigilia ne hanno fatto una pattuglia di punta decisamente lanciata all'assalto Di questa perenne vitalità del Partito, di questa sua intima e profonda fedeltà ai motivi fecondi della Vigilia, costituisce una espressione particolarmente significativa la Dichiarazione acclamata dal Direttorio Nazionale del Partito nella riunione tenuta a Palazzo Venezia il 26 maggio XX sotto la presidenza del Duce. Nella Dichiarazione, che ha mirabilmente riassunto i valori fondamentali del Partito in relazione alle condizioni determinate dallo stato di guerra, sono riaffermati tutti i principi, che anche nei momenti più duri della storia rivoluzionaria hanno assicurato l'efficienza costruttiva del Fascismo, e primo fra tutti quello riguardante l’intransigenza. Ancora una volta il Partito ha mantenuto rigorosamente fede alla necessità dell'intransigenza e della selezione che ad essa logicamente consegue, stabilendo di « allontanare tutti coloro che — per un motivo qualunque — non meritano più l'onore di militare sotto i gagliardetti del Littorio, consacrati dal sacrificio e dal sangue di migliaia di camerati ». Nonostante tutti i tentativi fatti a varie riprese dagli arrivisti e dai profittatori, la volontà del Partito si è mantenuta diritta ed inflessibile come una lama: il Partito intende conservare la purezza dei suoi ranghi in maniera assoluta e tale esigenza più che mai sente in tempo di guerra, cioè nella fase in cui i valori ideali saggiano concretamente la propria capacità di resistenza e di vittoria contro le forze del fronte opposto, mentre le forze della Rivoluzione subiscono il collaudo della storia. Come nelle ore della vigilia, così anche nell'ora della guerra, il Partito ha voluto rinsaldare i caposaldi della sua struttura spirituale e politica, fortificandola con l'idea dell'intransigenza: insieme con tale idea il Partito ha dichiarato la sua fede incondizionata nei giovani, usciti dalle file delle organizzazioni fasciste, rilevando che proprio « i giovani degni di questo nome conserveranno e difenderanno — tramandandoli — i valori creati dalla Rivoluzione delle Camicie Nere, col sangue dello squadrismo e con le realizzazioni ». Su queste nuove generazioni fonda la propria continuità il Partito, nel quale il popolo vede l'ascesa della Nazione guerriera entrata in guerra per affermare il diritto a una civiltà nuova.

(Estratto integrale da “Venti Anni” a cura dell’ufficio stampa del P.N.F. ,Roma ,1942 ,pp. 127 – 162)

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MessaggioInviato: Gio Mar 05, 2009 7:54 pm    Oggetto:  
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...un documento che descrive molto chiaramente struttura e compiti del Partito fascista. Da notare alcuni temi ricorrenti nel documento quali l'intransigenza ideologica e la prassi pedagogico-formativa ai quali viene dato particolarmente risalto. Vi é inoltre denunciata in un passo specifico l'inconsistenza di una particolare interpretazione in merito alla prassi adottata dal Partito...ma non voglio anticiparvi nulla (scovatelo voi Wink ) e spero che qualcuno noti questo particolare che confuta una volta di più le chiacchere strampalate dei radical-destrorsi in materia di fascismo...
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MessaggioInviato: Ven Mar 06, 2009 9:41 am    Oggetto:  
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Wink
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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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MessaggioInviato: Ven Mar 06, 2009 2:07 pm    Oggetto:  
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Marcus ha scritto:
...un documento che descrive molto chiaramente struttura e compiti del Partito fascista. Da notare alcuni temi ricorrenti nel documento quali l'intransigenza ideologica e la prassi pedagogico-formativa ai quali viene dato particolarmente risalto. Vi é inoltre denunciata in un passo specifico l'inconsistenza di una particolare interpretazione in merito alla prassi adottata dal Partito...ma non voglio anticiparvi nulla (scovatelo voi Wink ) e spero che qualcuno noti questo particolare che confuta una volta di più le chiacchere strampalate dei radical-destrorsi in materia di fascismo...


Il Partito ha mantenuto rigorosamente fede alla necessità dell'intransigenza e della selezione che ad essa logicamente consegue, stabilendo di « allontanare tutti coloro che — per un motivo qualunque — non meritano più l'onore di militare sotto i gagliardetti del Littorio, consacrati dal sacrificio e dal sangue di migliaia di camerati ». Nonostante tutti i tentativi fatti a varie riprese dagli arrivisti e dai profittatori, la volontà del Partito si è mantenuta diritta ed inflessibile come una lama: il Partito intende conservare la purezza dei suoi ranghi in maniera assoluta...

Una cosa fu il PNF, un'altra il calderone neo-missino che tutti conosciamo Wink
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MessaggioInviato: Sab Mar 07, 2009 6:10 pm    Oggetto:  
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...fuochino, anche se il richiamo all'intransigenza rientra tra i messaggi forti del documento al quale noi come associazione IlCovo ispiriamo la nostra condotta, il passo al quale intendevo riferirmi é il seguente:

La rivoluzione, cioè l'affermazione innovatrice del Partito nello Stato, è «continua», non perchè si ispiri a premesse pragmatiste tendendo ad elaborare progressivamente i termini del suo contenuto attraverso il divenire incessante dell'azione, ma perchè in ogni momento del suo tradursi in atto, presuppone dinanzi a sé tutte le altre maniere possibili di sentire e di risolvere i rapporti della vita sociale e « continuamente » riafferma su di esse, spiritualmente e concretamente, la propria maniera, realizzando così nella sua attività interna una dialettica perenne di valori politici. Il Partito dunque è effettivamente tale ed ha un proprio programma, dentro certi limiti immutabile, cioè un contenuto politico immanente nei suoi valori essenziali, il quale, essendo assunto dallo Stato, diventa elemento determinante del suo rapporto con lo Stato dei compiti del Partito nello Stato.

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MessaggioInviato: Mar Gen 24, 2012 7:33 am    Oggetto:  
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Questo documento da solo basta a smontare tutte le falsita' della vulgata.
Si ribadiscono tutti i concetti basilari, dall'importanza dell'educazione, dell'intrasingenza assoluta, della gerarchia, della volonta', della fede, e della coerenza.

Il Partito dunque è effettivamente tale ed ha un proprio programma, dentro certi limiti immutabile, cioè un contenuto politico immanente nei suoi valori essenziali, il quale, essendo assunto dallo Stato, diventa elemento determinante del suo rapporto con lo Stato dei compiti del Partito nello Stato.


Valori essenziali immutabili.Intorno ai quali, e' possibile risolvere i problemi di vita sociale.In poche parole la risposta a tutti i problemi "moderni".

Ma ho trovato particolarmente interessanti anche queste parti

..l'affermazione che il Duce in quanto Capo del P.N.F. è al di sopra e al di fuori del Partito,proprio perchè Capo, appaia contraria al senso giuridico. Infatti il Capo, precisamente in questa sua qualità, costituisce parte integrante ed essenziale dell'organismo al quale è preposto, a meno che questo non debba considerarsi un mero oggetto del suo comando secondo quanto una teoria, che è stata dimostrata errata, ha sostenuto per il regno nei confronti del monarca assoluto. Nel caso presente l'opinione sembra ancor meno accettabile perchè contrasta oltre che con la logica anche con i postulati stessi del movimento fascista dal quale il popolo è inteso quale collettività cosciente

Alla stregua di tali considerazioni generali risulta che la solenne promessa di « obbedire agli ordini del Duce »,contenuta nel giuramento fascista non deve essere intesa come un dovere di obbedienza alla persona — secondo un'interpretazione che sminuirebbe anzitutto il carattere prettamente politico e rivoluzionario della disciplina fascista —; ma come un dovere di obbedienza verso Chi riassume nel suo potere di comando gli stessi valori operanti della Rivoluzione per essere a capo della organizzazione che in sé li custodisce permanentemente

Il Regime, come si è detto, non è un ente cui possa pertanto attribuirsi un organo, ma una situazione di interdipendenza o un sistema di rapporti per cui determinate istituzioni o determinati organi funzionano secondo una ragione di collegamento tendente ad un fine.

Questi tre pezzi da soli, smontano tutte le teorie che vedono nel Fascismo, un Regime dittatoriale e nel Duce l'ideologia stessa, morto il quale sarebbe morto anche il Fascismo.

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MessaggioInviato: Mar Gen 24, 2012 10:09 am    Oggetto:  
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Deduzione ineccepibile...come sempre dritta al cuore del problema! Wink
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MessaggioInviato: Dom Gen 13, 2013 10:28 am    Oggetto:  
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Reputo molto interessante la sintesi dell'identità del Parito Fascista pubblicata per l'Enciclopedia Italiana. Sintesi che si integra PERFETTAMENTE a questa (a sottolineare la coerenza delle esposizioni).

E' interessante, perchè è in appendice alla voce FASCISMO, datata 1938. Quindi una data certamente non sospetta. In questa sintesi, dopo aver mostrato i fini, la struttura e l'organizzazione del Partito Fascista, si fa una trattazione generale sull' "universalità" del Fascismo e sui "movimenti" che nel mondo si "ispirano", direttamente o meno, al Fascismo. Vi risulterà molto interessante leggere le DIFFERENZE, proclamate dal Partito Fascista, con i vari movimenti europei che DICEVANO di ispirarsi al fascismo! DIFFERENZE RIBADITE ANCHE PER IL NAZISMO TEDESCO!

Buona lettura:

Il Partito nazionale fascista - Enciclopedia Italiana - I Appendice (1938)
.

- L'organizzazione del P.N.F.
L'organizzazione del P. N. F. è determinata dallo statuto del Partito, che è approvato con decreto reale su proposta del capo del governo, primo ministro segretario di stato, udito il Gran Consiglio del fascismo e il consiglio dei ministri (legge 14 dicembre 1929, n. 2099), e dai regolamenti annessi. Lo statuto attualmente in vigore fu approvato con decreto reale 28 aprile 1938, n. 513, nel testo deliberato dal Gran Consiglio nella seduta del 12 marzo 1938. Dalla costituzione del Partito (novembre 1921) lo statuto subì revisioni e aggiornamenti una prima volta nel 1926 (Gran Consiglio dell'8 ottobre), e successivamente nel 1929 (Gran Consiglio del 18 dicembre), nel 1932 (Gran Consiglio del 12 novembre e r. decr. 17 novembre 1932, n. 1456), e nel 1938 (Gran Consiglio del 12 marzo).

Il P. N. F., definito nello statuto (art. 1) una milizia civile volontaria agli ordini del Duce e al servizio dello stato fascista, è il partito unico del regime (art. 11) ed ha per compiti la difesa e il potenziamento della rivoluzione fascista e l'educazione politica degl'Italiani (art. 3).

Il P. N. F. è costituito (art. 10) dai fasci di combattimento, i quali sono inquadrati nelle provincie del regno, nei governi dell'Impero, nelle provincie della Libia e nel possedimento delle Isole Egee in Federazioni dei fasci di combattimento. Presso i fasci di combattimento, i quali nell'ambito di ciascuna federazione sono raggruppati in zone, possono essere costituiti gruppi rionali, settori e nuclei. Sono organizzazioni del P. N. F.: l'Associazione fascista famiglie caduti, mutilati e feriti per la rivoluzione; i Gruppi dei fascisti universitarî; la Gioventù italiana del Littorio; i fasci femminili; l'Associazione fascista della scuola; l'Associazione fascista del pubblico impiego; l'Associazione fascista dei ferrovieri dello stato; l'Associazione fascista dei postelegrafonici; l'Associazione fascista degli addetti alle aziende industriali dello stato; l'Opera nazionale dopolavoro; l'Unione nazionale ufficiali in congedo d'Italia; il Comitato olimpico italiano; la Lega navale italiana.

Dipendono direttamente dal P. N. F.: l'Unione nazionale fascista del Senato; l'Istituto nazionale di cultura fascista; l'Associazione nazionale volontarî di guerra; la Federazione nazionale arditi d'Italia; la Federazione nazionale volontarî garibaldini; le associazioni d'arma; l'Ente radio rurale.

1. Capo del P. N. F. è il Duce, il quale impartisce gli ordini per l'azione da svolgere e convoca a gran rapporto le gerarchie del P. N. F. (art. 2).

I gerarchi del P. N. F. sono i seguenti: 1. il segretario del P. N. F.; 2. i componenti il direttorio nazionale del P. N. F.: 3. gli ispettori del P. N. F.; 4. il segretario federale; 5. i componenti il direttorio federale; 6. gli ispettori federali; 7. il segretario politico del fascio di combattimento; 8. i componenti il direttorio del fascio di combattimento; 9. il fiduciario del gruppo rionale fascista; 10. i componenti la consulta del gruppo rionale fascista; 11. il caposettore; 12. il capo-nucleo (art. 12).

Il Partito ha inoltre organi collegiali. Tali sono. il Gran Consiglio del fascismo, organo collegiale supremo (v. consiglio: il Gran Consiglio, XI, p. 196 seg.; App.), il quale delibera sullo statuto e sulle direttive del P. N. F. (art. 13).

Il Consiglio nazionale del P. N. F., presieduto dal segretario del Partito e costituito dai componenti il direttorio nazionale, dagli ispettori del P. N. F. e dai segretarî federali, esercita funzioni consultive su iniziativa del segretario del Partito (art. 17).

I componenti il Consiglio nazionale del P. N. F. sono membri di diritto, a cagione delle loro funzioni e per la durata di queste, della Camera dei fasci e delle corporazioni ( art. 18 ).

Sono organi consultivi ed esecutivi il direttorio nazionale del P. N. F. presieduto dal segretario del P. N. F. e costituito da tre o quattro vicesegretarî, da un segretario amministrativo e da otto o nove componenti (art. 16); il direttorio della Federazione dei fasci di combattimento, presieduto dal segretario federale e composto da uno o due vicesegretarî federali, da un segretario federale amministrativo e da sette o nove componenti (art. 26); il direttorio del fascio di combattimento, presieduto dal segretario politico e composto da un vicesegretario politico, da un segretario amministrativo e da sei componenti (art. 26); e la consulta del gruppo rionale fascista, presieduta dal fiduciario del gruppo e composta da un vicefiduciario, da un consultore amministrativo e da quattro componenti (art. 26).

2. Tutte le cariche e i comandi sono affidati a camicie nere che abbiano operato o combattuto per la rivoluzione, oppure ai fascisti che provengono dalle organizzazioni giovanili. Le nomine e le revoche vengono proposte dal Duce (capo del governo) al Re, per il segretario del Partito; dal segretario del Partito al Duce per i componenti il direttorio nazionale e per i segretarî federali; dal segretario federale al segretario del Partito per i componenti il direttorio federale.

Gl'ispettori del P. N. F. sono nominati e revocati dal segretario del Partito, il quale ha la facoltà di attribuire a uno o più di essi la qualifica di "ispettori per l'Africa italiana" e di "Ispettori del lavoro per l'Africa Italiana" (art. 15). Il segretario federale nomina e revoca gl'ispettori federali e i segretarî politici, che gli propongono la nomina e revoca dei componenti il direttorio del fascio di combattimento, dei fiduciarî dei gruppi rionali, dei capi-settori e dei capi-nucleo.

Il segretario del Partito, cui spettano il titolo e le funzioni di ministro segretario di stato, è responsabile verso il Duce degli atti e dei provvedimenti del P. N. F., che egli rappresenta a tutti gli effetti. Emana norme per il funzionamento degli organi e delle organizzazioni del P. N. F. e degli enti dipendenti dal P. N. F., esercita un controllo politico sulle organizzazioni del regime e sul conferimento ai fascisti di cariche e d'incarichi di carattere politico, ha facoltà di esonerare dalle cariche e dagl'incarichi di partito i gerarchi dipendenti, di annullarne o modificarne i provvedimenti, avendo nei loro riguardi potere di sostituzione (art. 14 e 15).

Il segretario federale regge la Federazione dei fasci di combattimento, attua le direttive ed esegue gli ordini del segretario del P. N. F., promuove e controlla l'attività dei fasci di combattimento e delle organizzazioni del P. N. F., e controlla, nell'ambito della provincia, le organizzazioni del regime e il conferimento ai fascisti delle cariche e degl'incarichi. Il segretario federale, cui sono subordinati i gerarchi provinciali delle organizzazioni del P. N. F. e degli enti dipendenti dal P. N. F., rappresenta nella provincia il P. N. F. a tutti gli effetti (art. 23). Il segretario politico regge il fascio di combattimento ed esercita nell'ambito. del territorio in cui opera il fascio di combattimento, funzioni analoghe a quelle del segretario federale.

L'afflusso normale nelle file del P. N. F. avviene con il passaggio dalle organizzazioni giovanili per mezzo della Leva fascista che si effettua ogni anno (art. 19).

3. Condizione necessaria per appartenere al P. N. F. è la cittadinanza italiana ( art. 8 ). Il fascista, che "comprende la vita come dovere, elevazione, conquista e deve sempre avere presente il comandamento del Duce: credere obbedire combattere" (art. 4), all'atto della sua entrata nel Partito presta giuramento con la formula fascista, nelle mani del segretario politico (art. 9).

Il fascista che violi la disciplina politica e morale del Partito o sia rinviato a giudizio penale è deferito agli organi disciplinari competenti (art. 27; corte centrale di disciplina, commissione federale di disciplina, commissione di disciplina) ed è passibile delle punizioni contemplate nello statuto ( art. 28 ): 1. deplorazione; 2. la sospensione a tempo determinato (dal minimo di un mese al massimo di un anno); 3. la sospensione a tempo indeterminato; 4. il ritiro della tessera; 5. la radiazione; 6. l'espulsione. Il segretario del Partito è competente a infliggere, revocare e modificare tutti i provvedimenti disciplinari. La commissione federale di disciplina è competente ad infliggere i provvedimenti di cui ai numeri 1, 2 e 3. Il segretario federale è competente ad infliggere su proposta della commissione federale di disciplina il provvedimento di cui al n. 4 e direttamente, nei casi urgenti, tutti i provvedimenti tranne quelli di cui ai numeri 5 e 6, per i qualì deve avanzare sempre proposta al segretario del Partito. Per i provvedimenti inflitti dal segretario federale è ammesso il ricorso al segretario del P. N. F. e per quelli adottati dalla commissione federale di disciplina al segretario federale; i provvedimenti però, nonostante il ricorso, sono immediatamente esecutivi (art. 32).

Il segretario del P. N. F. ha la facoltà di riesaminare la posizione dei fascisti puniti e può revocare o modificare i provvedimenti disciplinari adottati (art. 35). Il segretario federale può riesaminare la posizione dei fascisti puniti e determinare la cessazione, la modificazione o la revoca dei provvedimenti adottati da lui o dalla commissione federale di disciplina, però, quando si tratti dei provvedimenti di cui ai numeri 4, 5 e 6, deve avanzare motivate proposte al segretario del P. N. F., cui spetta la decisione sulla riammissione (art. 36).

Il P. N. F. contava al 28 ottobre 1937, 2.152.240 iscritti.

Per la posizione costituzionale del P. N. F. e del segretario del Partito e per le attribuzioni di quest'ultimo, v. sotto.

4. Gruppi dei fascisti universitari - I gruppi dei fascisti universitarî (G. U. F.) posti alla diretta dipendenza del segretario del P. N. F. "inquadrano la gioventù studiosa italiana, per educarla secondo la dottrina del fascismo" (art. 1 del regolamento allegato allo statuto del P. N. F.).

Possono appartenere ai G. U. F.: a) dai 18 ai 21 anni, gli iscritti ad un'università o a un istituto superiore o ad un'accademia militare, provenienti dalla G. I. L.; b) dai 21 ai 28, gli iscritti ad una università o ad un istituto superiore o ad un'accademia militare, che appartengano al P. N. F.; c) sino al 28° anno di età, i laureati o gli ufficiali provenienti da un'accademia militare, iscritti al P. N. F.; d) dai 21 ai 28 anni, gli iscritti al P. N. F., in possesso di diploma di un istituto medio superiore.

L'iscrizione al G. U. F. per gli studenti universitarî è subordinata al conseguimento del brevetto sportivo.

Presso ogni capoluogo di provincia è costituito un gruppo dei fascisti universitarî retto da un segretario e da un direttorio composto da un vice-segretario e da 5 componenti. Il segretario del G. U. F. fa parte del direttorio della Federazione dei fasci di combattimento.

Nelle sedi di università il segretario del gruppo dei fascisti universitarî ha per collaboratori anche i fiduciarî di facoltà e i capi corso.

In ogni città dove risiedono almeno 25 fascisti universitarî è costituito un nucleo di fascisti universitarî retto da un fiduciario, il quale fa parte del direttorio del fascio di combattimento locale.

Presso ogni accademia militare è costituito un nucleo retto da un fiduciario.

Segretario dei gruppi dei íascisti universitarî è il segretario del P. N. F., coadiuvato da un vicesegretario dei gruppi dei fascisti universitarî.

Presso ogni G. U. F. sono costituite: una sezione femminile, una sezione laureati e diplomati e una sezione studenti stranieri.

La sezione femminile tende "ad affinare le virtù spirituali, intellettuali e fisiche della gioventù studiosa femminile, preparandola al compito che il fascismo attribuisce alla donna italiana" ed è retta da una fiduciaria che è anche collaboratrice della fiduciaria provinciale dei fasci femminili.

La sezione laureati e diplomati svolge principalmente opera di assistenza e di tutela verso i proprî iscritti, è retta da un fiduciario ed ha i proprî rappresentanti nei direttorî dei sindacati nazionali fascisti e nei direttorî dei sindacati periferici, inquadrati nella Confederazione faseista dei professionisti e degli artisti.

La sezione studenti stranieri raccoglie gli studenti stranieri delle università italiane con lo scopo di renderli partecipi alla vita dei G. U. F. ed è retta da un fiduciario.

D'intesa con la segreteria generale dei fasci italiani all'estero sono stati costituiti presso ogni centro estero di studî un gruppo dei fascisti universitarî che è retto da un segretario ed ha scopi educativi, assistenziali e propagandistici.

Per i fascisti universitarî valgono le stesse norme disciplinari fissate per gl'iscritti al P. N. F. e contemplate nello statuto del P. N. F.

Per poter assolvere i complessi e molteplici compiti i G. U. F. si servono di speciali sezioni e uffici che curano le attività riguardanti l'organizzazione, la cultura e l'arte, lo sport e l'assistenza.

L'attività culturale ed artistica si esplica nello studio dei principî della dottrina fascista e nella preparazione dei fascisti universitari alle varie manifestazioni culturali ed artistiche le quali culminano, attraverso i Pre-Littoriali, nei Littoriali della cultura e dell'arte. Notevoli, in questo campo, sono anche le attività teatrale, cinematografica, editoriale e giornalistica. Attività che hanno trovato la loro espressione concreta nella Scuola di mistica fascista istituita a Milano e intitolata a Sandro Italico Mussolini, nel teatro sperimentale dei G. U. F. istituito a Firenze, nel controllo di tutta l'attività cinedilettantistica affidata ai G. U. F. dal Ministero della cultura popolare, nei varî giornali editi dai G. U. F. e nella raccolta e pubblicazione delle dispense dei corsi universitarî.

L'attività assistenziale viene svolta attraverso le case e le mense dello studente, gli ambulatori medici e l'attività editoriale.

L'attività sportiva è svolta di concerto con il C. O. N. I. in tutti i campi dello sport e trova la sua maggiore manifestazione nei Littoriali dello sport ai quali i fascisti universitarî giungono attraverso l'eliminatoria degli agonali.

L'organizzazione e la partecipazione a manifestazioni di carattere nazionale e internazionale, i campi invernali, le settimane alpinistiche e marinare completano l'attività sportiva dei G. U. F., che tendono soprattutto alla diffusione e alla valorizzazione dello sport tra le masse universitarie.

Ai G. U. F. è affidato il controllo sui corsi di preparazione politica per i giovani, istituiti presso le federazioni dei fasci di combattimento.

L'attività educativa e politica dei G. U. F. è completata dall'organizzazione dei Pre-Littoriali e Littoriali del lavoro cui possono partecipare tutti i giovani dai 18 ai 28 anni di età iscritti alla G. I. L. o al P. N. F. e ai rispettivi sindacati di categoria e che consistono in gare teoriche, vertenti sulle conoscenze tecniche e professionali e sugli elementi della storia del fascismo e delle istituzioni del regime con particolare riguardo all'organizzazione del lavoro, e in gare pratiche.

Gli iscritti ai G. U. F., 12.560 nel giugno 1927, raggiungevano gli 82.004 al 28 ottobre 1937.

5. Gioventù Italiana del Littorio - La Gioventù Italiana del Littorio (G. I. L.) istituita in seno al P. N. F. alla diretta dipendenza del segretario del P. N. F. il quale ne è il comandante generale, è l'organizzazione unitaria e totalitaria delle forze giovanili del regime. Sorta per ordine del Duce, il 29 ottobre 1937, dalla fusione delle due organizzazioni giovanili del fascismo, l'O. N. B. e i FF. GG. C., la G. I. L. accoglie nelle sue file i giovani di ambo i sessi dai 6 ai 21 anno, che, ai fini dell'ordinamento, sono inquadrati nelle seguenti categorie: Giovani Fascisti (dai 17 ai 21 anno); Avanguardisti dai 14 ai 17); Balilla (dai 9 ai 13); Giovani Fasciste (dai 17 anni); Giovani Italiane (dai 15 ai 17); Piccole Italiane (dai 9 ai 14); Figli della Lupa, maschi e femmine ( fino agli anni 8 ).

I compiti che si propone la G. I. L. sono, oltre che di natula essenzialmente politico-educativa, anche rivolti a curare la preparazione spirituale sportiva e militare dei giovani.

Alla G. I. L. è perciò affidato sia l'insegnamento dell'educazione fisica nelle scuole elementari e medie, l'istituzione e il funzionamento di corsi, scuole, collegi, accademie aventi attinenza con le sue finalità, sia l'istruzione premilitare obbligatoria (terrestre, marinara, aeronautica).

Oltre questi compiti la G. I. L. svolge un'attività assistenziale attraverso i campi, le colonie climatiche, il patronato scolastico e le sezioni sanità e assistenza.

Cura inoltre l'organizzazione di viaggi e crociere, l'istituzione di corsi professionali e nel campo femminile, affiancando l'opera dei fasci femminili, l'istituzione di corsi a carattere domestico-sociale.

L'ordinamento della G. I. L. è parallelo all'organizzazione del P. N. F. e, pur tenendo nettamente distinte le varie categorie, in cui essa si suddivide, ha tuttavia uno spiccato carattere accentratore conferitogli dall'unicità di comando, il quale è affidato al centro al segretario del P. N. F., comandante generale della G. I. L., nel capoluogo di provincia al segretario federale, comandante federale della G. I. L., nel comune al segretario politico del fascio di combattimento, comandante della G. I. L. di fascio.

L'ordinamento contempla la netta distinzione tra la forza maschile inquadrata nei due reparti Balilla e Avanguardisti (AA. BB.), e Giovani Fascisti (GG. FF.) e la forza femminile inquadrata nei 4 reparti Figli della Lupa (di ambo i sessi), Piccole italiane (PP. II.), Giovani Italiane (GG. II.) e Giovani Fasciste (GG. FF.).

I reparti maschili fanno capo gerarchicamente nel comune al comandante della G. I. L. di fascio di combattimento, al vice-comandante della G. I. L. di fascio di combattimento e a due comandanti (uno per gli AA. BB. e l'altro per i GG. FF.), nel capoluogo al comandante federale della G. I. L., a due vice comandanti federali (uno per gli AA. BB. e uno per i GG. FF.) e al capo di stato maggiore federale e infine al comandante generale della G. I. L., ai vice comandanti generali, che sono i vice segretari del P. N. F., e a un comando generale retto dal capo di stato maggiore della G. I. L., coadiuvato dal sotto capo di stato maggiore della G. I. L.

I vice comandanti federali fanno parte del direttorio della Federazione dei fasci di combattimento.

Il vice comandante della G. I. L. di fascio di combattimento e i comandanti dei GG. FF. e degli AA. BB. fanno parte del direttorio del fascio di combattimento.

Le forze femminili fanno capo nel comune all'ispettrice della G. I. L. di fascio femminile, che è la segretaria del fascio femminile, alla vice-ispettrice della G. I. L. e a quattro capo gruppo (una per le GG. FF., una per le GG. II., una per le PP. II. e una per i Figli della Lupa), nel capoluogo all'ispettrice federale della G. I. L. che è la fiduciaria provinciale dei fasci femminili, alla vice ispettrice federale e a quattro capo raggruppamento (una per le GG. FF., una per le GG. II., una per le PP. II. e una per i Figli della Lupa, al centro all'ispettrice della G. I. L.

La vice ispettrice federale e le capo raggruppamento sono anche collaboratrici della fiduciaria provinciale dei fasci femminili.

La vice ispettrice della G. I. L. di fascio femminile e la capo gruppo sono collaboratrici della segretaria del fascio femminile.

Con r. decr. legge del 27 ottobre 1937, n. 1839, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 12 novembre 1937, n. 262, sono stati attribuiti al P. N. F. tutti i compiti prima assegnati all'O. N. B. (v. balilla, V, p. 966) e al Sottosegretariato per l'educazione fisica.

La G. I. L. contava all'inizio dell'anno XVI (29 ottobre 1937) 2.514.742 Balilla, 960.118 avanguardisti, 1.163.363 Giovani Fascisti, 2.164.530 Piccole Italiane, 483.145 Giovani Italiane e 256.085 Giovani Fasciste. In totale la forza della G. I. L. assommava a quella data a 7.541.983 iscritti.

6. Fasci femminili - E affidato ai fasci femminili "il compito di concorrere ad attuare le opere assistenziali organizzate dal P. N. F., di divulgare e tenere desta l'idea fascista anche fuori dell'ambito della famiglia".

I fasci femminili costituiti presso ogni fascio di combattimento e retti da una segretaria, fanno capo in ciascuna provincia a una Federazione dei fasci femminili, retta da una fiduciaria provinciale.

L'ordine gerarchico è cosi stabilito: ispettrice delle organizzazioni femminili del P. N. F. nominata dal segretario del Partito; fiduciaria della Federazione dei fasci femminili, nominata su proposta del segretario federale dal segretario del Partito; vice fiduciaria; ispettrice di zona dei fasci femminili; segretaria provinciale sezione massaie rurali; segretaria provinciale sezione operaie e lavoranti a domicilio; segretaria provinciale per la preparazione coloniale della donna fascista; collaboratrice della fiduciaria; segretaria di fascio femminile o di gruppo rionale; vice segretaria; collaboratrice della segretaria; visitatrice di settore; visitatrice di nucleo; visitatrice; segretaria di sezione massaie rurali; segretaria di sezione operaie e lavoranti a domicilio; capo nucleo massaie rurali.

Presso i fasci femminili sono costituite due speciali sezioni deIiominate sezione massaie rurali e sezione operaie e lavoranti a domicilio: la prima inquadra le donne che risiedono abitualmente in comuni a carattere rurale e che appartengono a famiglie di proprietarî coltivatori diretti, affittuarî coltivatori diretti, coloni e mezzadri e operai agricoli e si propone di promuovere la propaganda attiva presso le massaie della campagna e i centri rurali; facilitarne l'istruzione professionale; migliorare l'arredamento e l'igiene delle case rurali; favorire l'allevamento igienico della prole; fare apprezzare tutti i vantaggi della vita dei campi per contrastare la dannosa tendenza all'urbanesimo.

La sezione operaie e lavoranti a domicilio inquadra le donne operaie dipendenti da stabilimenti, da fabbriche o da manifatture varie, le lavoranti a domicilio e le donne appartenenti a famiglie operaie allo scopo di svolgere una propaganda fascista educativa, di promuoverne il miglioramento delle capacità professionali e domestiche, di curarne l'assistenza morale e sociale, di facilitarne, a mezzo degli uffici competenti, il collocamento, l'esercizio del lavoro a domicilio, l'applicazione di tutte le previdenze assistenziali e assicurative istituite dal regime per le donne lavoratrici.

Queste sezioni sono rette nell'ambito dei fasci femminili da una segretaria di sezione, nell'ambito delle federazioni dei fasci femminili da una segretaria provinciale.

I fasci femminili curano inoltre un programma di attività da svolgere per la preparazione della donna alla vita coloniale, preparazione intesa a creare nella donna fascista una potenza nazionale, riguardo ai compiti e alle esigenze della vita nelle terre dell'Africa italiana.

Le iscritte ai fasci femminili, in numero di 50.161 nel giugno 1927, raggiungevano al 28 ottobre 1937 il numero di 737.422 e le massaie rurali 895.514.

Associazioni fasciste. - Curano la formazione di una coscienza fascista nei loro iscritti (art. 2 del regol.), e l'appartenenza alle stesse, eccezion fatta per gli iscritti al P. N. F., che ne hanno l'obbligo, è volontaria e presuppone e importa piena e incondizionata adesione al regime fascista.

Gli iscritti alle associazioni fasciste al 28 ottobre 1937 erano: 148.475, per la scuola (così suddivisi: 109.940, scuola elementare; 32.264, scuole medie; 2645 professori universitarî; 2235 assistenti universitarî; 1391, belle arti e biblioteche); 266.652, per il pubblico impiego; 130.795, per i ferrovieri; 75.085, per i postelegrafonici; 96.424, per gli addetti alle aziende industriali dello stato.

7. Unione Nazionale Ufficiali in congedo d'Italia - L'U. N. U. C. I. è istituita per legge ed è presieduta dal segretario del P. N. F.

Al 28 ottobre 1937 contava 210.613 iscritti.

8. Comitato Olimpico Nazionale Italiano - Il C. O. N. I., presieduto dal segretario del P. N. F., coordina e disciplina l'attività sportiva italiana attraverso le federazioni sportive che sono le seguenti: 1. Federazione Italiana di Atletica Leggiera (F. I. D. A. L.); 2. Federazione Italiana Sport Invernali (F. I. S. I.); 3. Federazione Italiana di Nuoto (F. I. N.); 4. Federazione Italiana di Atletica Pesante (F. I. A. P.); 5. Reale Federazione Italiana di Canottaggio (R. F. I. C.); 6. Federazione Italiana di Scherma (F. I. S.); 7. Reale Federazione Ginnastica Italiana (R. F. G. I); 8. Federazione Italiana Sports Equestri (F. I. S. E.); 9. Federazione Ciclistica Italiana (F. C. I.); 10. Federazione Pugilistica Italiana (F. P. I.); 11. Federazione Italiana della Vela (F. I. V.); 12. Unione Italiana Tiro a Segno (U. I. T. S.); 13. Federazione Italiana Giuoco Calcio (F. I. G. C.); 14. Federazione Italiana Pallacanestro (F. I. P.); 15. Federazione Italiana Hockey e Pattinaggi (F. I. H. P.); 16. Reale Federazione Motociclistica Italiana (R. F. M. I.); 17. Reale Federazione Italiana Motonautica (R. F. I. M.); 18. Federazione Automobilistica Sportiva Italiana (F. A. S. I.); 19. Federazione Italiana Tennis (F. I. T.); 20. Federazione Italiana Tiro a Volo (F. I. T. A. V.); 21. Federazione Italiana Rugby (F. I. R.); 22. Federazione Italiana Golf (F. I. G.); 23. Federazione della Caccia (F. C.); 24. Centro Alpinistico Italiano (C. A. I.); 25. Associazione Italiana Cronometristi (A. I. C.); 26. Federazione Italiana Medici degli Sportivi (F. I. M. S.). V. anche olimpici, giuochi, XXV, p. 280.

Gl'iscritti raggiungevano complessivamente al 28 ottobre 1937 il numero di 806.979.Opera Nazionale Dopolavoro: v. dopolavoro, xIII, p. 155, e App.Lega Navale Italiana: v. lega navale italiana. Al 28 ottobre 1937 gli iscritti e aderenti erano 163.199.

9. Istituto Nazionale di Cultura Fascista - Nacque come organo del direttorio nazionale del P. N. F., col compito di svolgere una sistematica azione dì cultura per la formazione di una coscienza politica nazionale salda e organica". Fu inaugurato in Campidoglio, alla presenza del Duce, con un discorso del suo primo presidente, Giovanni Gentile, il 19 dicembre 1925 (il primo statuto è del 10 agosto 1925). Fu eretto in ente morale con r. decr. 6 agosto 1926, che approvava il nuovo statuto, del 20 luglio. Lo statuto attualmente in vigore è quello pubblicato nel Foglio di disposizioni, n. 847, del 3 agosto 1937

L'istituto ha per scopi (art. 1): "a) di promuovere e coordinare gli studî sul fascismo; b) di tutelare, diffondere, all'interno e all'estero, le idealità, la dottrina del fascismo e la cultura nazionale mediante corsi di lezioni, pubblicazioni, collezioni di libri e opuscoli, istituzioni di biblioteche; c) di promuovere e disciplinare la propaganda corporativa".

Le origini dell'Istituto risalgono al congresso di Bologna del 29 marzo 1925 che radunò tutti gl'intellettuali fascisti, ed emanò un manifesto rivolto agl'intellettuali di tutte le nazioni, in cui furono esposte e chiarite le ragioni storiche e ideali del fascismo; il "fascismo, alle sue origini, fu un movimento politico e morale. La politica sentì e propugnò come palestra di abnegazione e sacrificio dell'individuo ad un'idea, in cui l'individuo possa trovare la sua ragione di vita, la sua libertà ed ogni suo diritto; idea che è patria, come ideale che si viene realizzando storicamente senza mai esaurirsi, tradizione storica determinata e individuata di civiltà; ma tradizione che nella coscienza del cittadino, lungi dal restare morta memoria del passato, si fa personalità consapevole di un fine da attuare; tradizione perciò e missione".

Ispirandosi a questo concetto il Partito nazionale fascista si fece assertore della sua fede nella sua cultura, fondando l'Istituto nazionale di cultura fascista, destinato, provvisoriamente, a sventare la manovra antifascista, precaria e contingente per la sua stessa natura, e, in maniera costante, a costituire un punto ideale di resistenza e d'irradiazione all'interno dello stesso fascismo. Istituto, che, a somiglianza di tutte le accademie tradizionali, riunisse e coordinasse, dal punto di vista fascista, tutti gli uomini più eminenti nelle varie discipline onde si compone l'organismo del pensiero scientifico; ma, a differenza delle vecchie accademie, queste energie stimolasse a non rinchiudersi in astratte speculazioni remote da ogni azione sulla vita nazionale, economica, morale e politica, e anzitutto le rivolgesse a illuminare e formare la coscienza della nuova Italia che i fascisti vagheggiano, fiera del suo passato glorioso e insieme possente per rinnovato fervore di lavoro e di pensiero nella disciplina dello stato consapevole degli alti destini nazionali.

L'Istituto, sottoposto all'alta vigilanza del Duce, è alla diretta dipendenza del segretario del Partito.

Ha come organi centrali, un presidente, nominato con decreto del Duce su proposta del segretario del Partito, e un consiglio direttivo composto dal presidente, da due vice presidenti, di cui uno viene nominato tra i fiduciarî nazionali dell'Associazione fascista della scuola, e da 15 consiglieri, fra i quali gli altri due fiduciarî dell'A.F.S., il vice-segretario dei G. U. F., il presidente della Confederazione fascista professionisti e artisti, il vice presidente della Corporazione delle professioni e delle arti. In ogni capoluogo di provincia e nei centri dell'Impero sedi della Federazione dei fasci di combattimento sono istituite delle sezioni rette da un presidente e da un consiglio direttivo; nei comuni sede di università e in quelli che abbiano tradizioni di studî e di cultura sono istituite delle sottosezioni rette da un fiduciario e da un consiglio direttivo. Le sezioni agiscono nell'orbita delle Federazioni provinciali, di cui si possono dire l'organo culturale, attorno al quale tutte le altre istituzioni si coordinano, pur rimanendo distinte, sia dal punto di vista amministrativo sia nella loro specifica attività.

L'Istituto ha una larghissima rete di soci, nazionali e provinciali, i quali partecipano alla sua attività direttamente o indirettamente, attraverso cioè le pubblicazioni; verso i quali va perfezionando sempre più i proprî rapporti. Conta circa 400 tra società e istituzioni aderenti, le quali tutte raccolgono complessivamente oltre 100.000 soci.

Lavorano nell'ambito dell'Istituto enti tra i più rappresentativi della cultvra: qui ricorderemo l'Istituto italiano di studî germanici, il Centro italiano di studî per le scienze amministrative, l'Istituto italiano di diritto internazionale, l'Istituto nazionale del dramma antico.

Dal 1932 l'Istituto ha assorbito, per disposizione del Ministero delle corporazioni, l'attività dei centri di cultura corporativa, provvedendo con la sua organizzazione a svolgere opera scientifica e di propaganda anche in questo speciale campo e aspetto del fascismo.

Nella sede centrale l'Istituto dispone di una grande biblioteca di cultura politica e storica, ricca di oltre 13.000 volumi, completa per quanto si riferisce alla letteratura sul fascismo, italiana e straniera; vi si possono consultare anche quotidiani italiani e stranieri tra i più importanti. Annesso alla biblioteca, è lo schedario centrale di bibliografia sul fascismo, e il centro d'informazioni bibliografiche sul fascismo.

L'Istituto pubblica una rivista politica mensile; Civiltà fascista (v. periodici, XXVI, p. 758), e cura l'edizione di un Annuario corporativo, che è la raccolta più completa dei provvedimenti legislativi di carattere corporativo e dei documenti relativi all'attività svolta nel campo sociale dagl'istituti e dalle associazioni sindacali, e delle collezioni: Biblioteca di cultura politica (pubblicati al 15 giugno 1938, n. 24 volumi); Collana di studi giuridici e storici (pubblicati 8 volumi); Classici del pensiero politico (pubblicati 7 volumi); Testimonianze (collana che mira a documentare le opere del fascismo e le azioni della rivoluzione: pubblicati 2 volumi); Bibliotechina corporativa (pubblicati 6 volumi); La conquista dell'Impero (pubblicati 2 volumi); Studi di civiltà fascista (pubblicati 19 volumi); Quaderni (pubblicati in 8 serie, n. 49 volumi); Documenti per la storia del fascismo (pubblicati 2 volumi). L'Istituto ha infine continuato la pubblicazione delle Guide bibliografiche (nella 2ª serie sono stati pubblicati 5 volumi), nonché ha curato la pubblicazione di opere varie di cultura stolico-politica.

Posizione giuridica del P. N. F. nello stato italiano

1. Nell'ottobre del 1922 il Partito nazionale fascista assumeva il governo dello stato in seguito alla marcia su Roma e costituzionalmente con l'incarico dato dal re al capo del P. N. F., on. Mussolini, di formare il nuovo ministero. E assunto il potere esso si costituì presto unico partito politico nella vita costituzionale dello stato, vietando l'esistenza di ogni altro partito politico (statuto del P. N. F., art. 11).

Con ciò cessava in Italia il sistema di governo parlamentare, venendo meno una delle sue basi essenziali, la pluralità e uguaglianza dei partiti politici, alternantisi al governo dello stato, secondo il risultato delle elezioni politiche, per attuarvi il proprio programma. Si instaurava, invece, un "regime di autorità", a base di un partito politico unico, secondo una direttiva politica, impostasi anche ad altri popoli, di organizzare nel suo insieme tutta la vita nazionale, sociale e politica, con unità e continuità nella direzione politica del governo dello stato.

Il P. N. F. fu un partito politico solo nel primo periodo della sua vita. Assunto il potere, si è venuto gradatamente inserendo nello stato, collegandosi a mano a mano, sempre più intimamente, alla organizzazione statale e assumendo compiti che sono anche dello stato. Oggi del "partito" il P. N. F. non ha più che il nome. Esso si è posto nello stato come una istituzione di diritto pubblico fondamentale dell'attuale regime politico, che di sé condiziona tutta l'organizzazione e la vita politica e amministrativa dello stato. Depositario e custode dello spirito e del programma politico del fascismo, esso fa opera di difesa e di propaganda dei suoi principî in mezzo al popolo, di educazione politica e sociale del popolo stesso, di assistenza morale ed economica delle classi popolari, di propulsione della vita nazionale. Prepara, accompagna, integra l'azione dello stato in tutte le sue funzioni, assumendo compiti dello stato, collaboratore in ogni caso efficace degli organi statali.

2. Il P. N. F. condiziona di sé tutta l'organizzazione e la vita politica e amministrativa dello stato. In particolare: a) Per nomina del re, è capo del governo, primo ministro, il capo del P. N. F., Duce del fascismo; sono ministri segretarî di stato, membri del governo stesso, le persone appartenenti al P. N. F., che per la nomina a quell'ufficio sono proposte al re dal capo del governo.

Per queste nomine il Gran Consiglio del fascismo, su proposta del capo del governo, forma e tiene aggiornata una lista di nomi da presentare alla Corona, per la nomina a capo del governo, in caso di vacanza: e forma e tiene aggiornata un'altra lista di persone, che esso reputa idonee ad assumere funzioni di governo, come ministri o sottosegretarî di stato, in caso di vacanza di tali uffici.

E il Gran Consiglio del fascismo è un organo costituzionale dello stato: l'organo supremo consultivo politico del governo; e come organo dello stato fa le designazioni indicate (designazioni non vincolanti). Ma esso è anche organo del P. N. F., l'"organo supremo collegiale, che delibera sullo statuto e sulle direttive politiche del partito".

b) Al segretario del P. N. F., gerarca supremo del partito, la leggc ha attribuito il titolo e le funzioni di ministro segretario di stato, per cui egli fa parte del governo dello stato (governo del re) di diritto, cioè in quanto segretario del P. N. F.

c) Organi del P. N. F. o componenti di essi concorrono a costituire organi dello stato. Così:

α) I componenti del consiglio nazionale del P. N. F. (organo centrale che nel partito esercita funzioni consultive su iniziativa del segretario del partito) fanno parte (di diritto) della Camera dei fasci e delle corporazioni (organo, che dev'essere ancora istitutivo con una legge di riforma della costituzione della Camera dei deputati e relativa modificazione dello Statuto del regno).

β) Il segretario del P. N. F. fa parte (di diritto) del Gran Consiglio del fascismo e ne è il segretario. È membro di diritto di una serie di organi consultivi dell'amministrazione centrale dello stato (Commissione suprema di difesa, Consiglio superiore dell'educazione nazionale, Consiglio nazionale delle corporazioni, Comitato corporativo centrale, ecc.). È comandante generale e presidente di organizzazioni nazionali del P. N. F., come l'Associazione fascista famiglie caduti, mutilati e feriti per la rivoluzione; la Gioventù italiana del Littorio; l'Opera nazionale dopolavoro; la Lega navale italiana. Altre, che "dipendono dal partito", sono "alle dirette dipendenze" del segretario del P. N. F., come le associazioni delle varie categorie di ex-combattenti nelle guerre nazionali; le associazioni del partito, come quella della scuola, del pubblico impiego, dei ferrovieri, dei postelegrafonici, ecc.; l'Istituto nazionale di cultura fascista; il Comitato nazionale forestale.

γ) Il segretario amministrativo del P. N. F. fa parte (di diritto) del Consiglio nazionale delle corporazioni, del Comitato corporativo centrale e del Comitato centrale per le opere universitarie.

δ) Fanno parte (di diritto) del Consiglio nazionale delle corporazioni e del Comitato corporativo centrale i vice segretarî del partito, ecc.

d) Nomine ad uffici statali sono fatte su designazione di organi del partito. Così, su designazione del segretario del P. N. F., sono disposte le nomine dei presidenti di sezione dei Consigli provinciali delle corporazioni; "dei rappresentanti del P. N. F." nelle Giunte provinciali amministrative, ecc.

Il segretario del partito esercita un controllo politico sulle "organizzazioni del regime", e tra queste, le organizzazioni sindacali; e sul conferimento ai fascisti di cariche e di incarichi di carattere politico. E mantiene il collegamento tra il partito e gli organi dello stato: ad es., con la presidenza del Senato e della Camera; col comando generale della milizia volontaria per la sicurezza nazionale (statuto del partito, art. 15).

e) I poteri e le funzioni, che abbiamo veduti attribuiti al segretario del P. N. F. in riguardo agli organi centrali dello stato e del partito e alle organizzazioni nazionali del P. N. F. o da questo dipendenti, sono attribuiti ai segretarî federali, nell'ambito delle federazioni dei fasci di combattimento, cui sono preposti, nei riguardi degli organi federali del partito; dei fasci di combattimento; delle organizzazioni dipendenti dal partito; delle organzzazioni del regime; degli organi periferici dello stato e dei rappresentanti degli enti pubblici locali. Nell'esercizio delle loro funzioni, essi "attuano le direttive ed eseguono gli ordini del segretario del partito" (stat. del P. N. F., art. 23).

E lo stesso si ripete per i segretarî politici, nell'ambito dei fasci di combattimento, ai quali sono preposti. Così, ad es., il "rappresentante del fascio di combattimento" nel comitato che amministra l'"Ente comunale di assistenza", è nominato dal prefetto su designazione del segretario del fascio. I segretarî politici nelle loro funzioni, "attuano le direttive ed eseguono gli ordini dei rispettivi segretarî federali" (statuto del P. N. F., art. 24).

f) Atti di organi amministrativi dello stato sono emanati col concorso, che assume varie forme, di organi del partito. Alle volte sono deliberati "sentito" l'organo del P. N. F. Così, ad es., sono adottati, "sentito" il segretario del P. N. F., i decreti del capo del governo e dei ministri per l'Interno e per le Finanze, per il riconoscimento della capacità giuridica alle associazioni ed istituti, promossi dal partito per scopi culturali, di propaganda, di assistenza, ecc.: i provvedimenti delle autorità statali, centrali e provinciali, relativi all'attuazione del "sabato fascista" in riguardo al personale ed agl'istituti ed enti dipendenti o controllati dai singoli ministri (decr. legge 18 ottobre 1934, n. 1779)

Altre volte i provvedimenti sono presi "d'intesa" con l'organo del P. N. F.: ad es., i provvedimenti del prefetto di sospensione, per superiori esigenze d'interesse generale, dell'attuazione del "sabato fascista" per prestatori d'opera non statali.

Altre volte, infine, i provvedimenti sono presi "di concerto" col segretario del P. N. F. Così, ad es., i regolamenti da emanarsi dal ministro dell'Interno, per disciplinare l'attività assistenziale dell'Ente comunale di assistenza, per mezzo del fascio femminile (legge 3 gennaio 1937, n. 847).

g) L'iscrizione al Partito nazionale fascista (fasci di combattimento) è condizione della piena capacità di diritto pubblico del cittadino italiano. Essa è requisito per l'ammissiope dei cittadini italiani agl'impieghi e alle cariche dello stato e degli altri enti pubblici. E coloro che cessano di appartenere al partito, decadono dalle cariche e dagl'incarichi che ricoprono presso i detti enti.

Le punizioni disciplinari, nelle quali il fascista incorra per violazione dei doveri politici e morali, cui è tenuto (tranne la più lieve: la deplorazione), producono, per lo statuto del partito, effetti giuridici per l'esercizio dei diritti politici da parte del fascista. Egli "deve cessare da ogni attività politica"; e se è colpito dalla pena disciplinare massima, l'espulsione dal partito, "deve essere messo al bando della vita pubblica" (st. del P. N. F., art. 36).

3. Lo statuto del P. N. F., assegna a questo due compiti: "la difesa e il potenziamento della rivoluzione fascista; l'educazione politica degli Italiani" (art. 3). E il P. N. F. provvede a questi compiti, oltre che con i proprî organi, con l'opera di istituzioni costituite alla sua dipendenza.

Tale in primo luogo la "Gioventù italiana del Littorio" (v. sopra). È la "organizzazione unitaria e totalitaria delle forze giovanili del regime fascista". Vi appartengono i giovani di ambo i sessi dai 6 ai 21 anni, inquadrati nelle organizzazioni giovanili del regime (giovani fascisti, avanguardisti, balilla, ecc.). È istituita in seno al P. N. F., alle dirette dipendenze del segretario del partito, che ne è il comandante generale. Ha, però, personalità giuridica propria e amministrazione propria, distinte da quella del P. N. F. Ha come suoi compiti la preparazione spirituale, sportiva e premilitare dei giovani; l'insegnamento dell'educazione fisica nelle scuole elementari e medie; l'assistenza svolta essenzialmente attraverso i campi, le colonie climatiche, il patronato scolastico. ecc.; l'istituzione di corsi, scuole, collegi, ecc., secondo le finalità dell'ente; l'organizzazione di viaggi e crociere, ecc. (decreto legge 27 ottobre 1937?, n. 1839). Per tal modo la formazione fisica e spirituale delle nuove generazioni è dallo stato affidata al partito; le attribuzioni del ministro per l'Educazione nazionale in riguardo all'Opera Balilla, e del presidente dell'Opera stessa, sono devolute al segretario del P. N. F. E in coordinamento con le forze armate e con i Ministeri dell'educazionr nazionale e dell'interno, questi disciplina la vita e regge l'amministrazione dell'ente.

Tale ancora l'Opera nazionale dopolavoro (v. App.). Ha lo scopo di "promuovere il sano e proficuo impiego delle ore libere dei lavoratori intellettuali e manuali, con iniziative dirette a svilupparne le capacità morali, fisiche e intellettuali, nel clima spirituale della rivoluzione fasciste". È una "organizzazione del P. N. F., alla diretta dipendenza del duce, presieduta dal segretario del partito". Ha personalità giuridica propria. E, agli effetti delle imposte e tasse, è parificata alle amministrazioni dello stato. Il bilancio di previsione delle entrate e delle spese dell'Opera è presentato al parlamento in allegato allo stato di previsione della spesa del Ministero delle corporazioni; e il conto consuntivo è allegato in appendice al rendiconto generale dello stato (decreto legge 10 maggio 1925, n. 582, e legge 24 maggio 1937, n. 817).

E infine nelle associazioni ed istituzioni costituite in seno al P. N. F. e poste alle dipendenze del segretario del partito, quali le associazioni fasciste della scuola, del pubblico impiego, dei ferrovieri, dei postelegrafonici, degli addetti alle aziende dello stato, il partito cura la formazione di una coscienza fascista negli associati e promuove tutte le iniziative opportune per il loro miglioramento, fisico, morale e culturale.

4. Per tal modo il P. N. F., per la sua azione nel governo dello stato e nell'amministrazione, tanto dello stato che di tutti gli altri enti pubblici, nazionali e locali, e per la sua opera nella vita della nazione, particolarmente nella formazione fisica e spirituale delle nuove giovani generazioni, e nell'assistenza e nell'educazione sociale e politica delle classi popolari, ha investita tutta la vita della nazione. A nessuna manifestazione di questa esso è rimasto estraneo. Nessuna parte di essa è sfuggita alla sua azione di organizzazione e di disciplina. La vita del fascismo si è identificata con la vita della nazione. All'azione dello stato, in tutti i suoi compiti, si accompagna sempre l'azione del partito. Non vi è opera importante dello stato, alla quale il partito non sia presente. "Esso (sono parole del duce), arriva dovunque, dando all'autorità dello stato il consenso volontario e l'apporto incalcolabile della fede delle masse popolari".

5. Il decreto reale (1938) che ha approvato il nuovo statuto ha riconosciuto espressamente al P. N. F. la personalità giuridica (statuto del P. N. F., art. 11), risolvendo così, come si conveniva, la questione che in proposito era sorta sotto il vigore degli statuti precedenti. E ha mantenuto il riconoscimento della personalità alle federazioni dei fasci di combattimento e ai fasci stessi, già loro concessa negli statuti anteriori (art. 11).

Il Partito nazionale fascista è costituito, come dicemmo, dai fasci di combattimento; e quindi l'unità di fatto, che nella persona giuridica del partito è organizzata, è formata da altre persone giuridiche, i fasci di combattimento, in cui sono inquadrati gli appartenenti al P. N. F., cioè i fascisti. I fasci di combattimento costituiscono l'organizzazione sociale e giuridica fondamentale del P. N. F.

Ma questa struttura del partito non esclude l'esistenza del rapporto di subordinazione diretta e immediata, in cui sono posti i singoli fascisti di fronte al partito e per esso ai suoi organi direttivi, rapporto che nasce con l'iscrizione del fascista al Partito. Ciò appare, fra l'altro, dalle disposizioni dello statuto del partito, che attribuiscono l'esercizio del potere disciplinare sui fascisti agli organi del partito e delle federazioni.

6. Le persone giuridiche, costituenti il Partito nazionale fascista, per il collegamento in cui dalla nostra legislazione sono poste con lo stato, sia negli organi dello stato, come del partito, sia nei compiti, che costituiscono le finalità del partito e delle organizzazioni dipendenti, sono di diritto pubblico.

Di tale collegamento abbiamo data la dimostrazione nei numeri precedenti. Aggiungiamo che fin dai primi anni del nuovo regime, il "fascio littorio", che è l'"emblema del partito" (statuto del P. N. F., art. 5), fu da un decreto legge (12 dicembre 1926, n. 206) "considerato a tuttii gli effetti emblema dello stato". Ad esso si accordò una tutela giuridica speciale (decr. legge 30 dicembre 1926, n. 2273) e ne fu prescritto e regolato l'uso da parte delle pubbliche amministrazioni, accanto allo stemma dello stato, finché non si è fuso con questo in una nuova figura data allo stemma dello stato. Alle insegne del P. N. F., delle federazioni di fasci di combattimento e dei fasci stessi (labari e gagliardetti) sono dovuti gli onori militari e spetta una scorta d'onore (st. del p., art. 6).

Nel regolare l'ordine delle precedenze a Corte e nelle pubbliche funzioni tra le varie cariche e dignità, si sono assegnati posti di rango a cariche del P. N. F. Si è collocato alla seconda categoria, classe terza, il segretario del partito, per cui egli, già prima di avere il titolo e le funzioni di ministro segretario di stato, rivestiva la dignità di grande ufficiale dello stato, ecc.

L'ordinamento del partito è stabilito dallo stato. Lo statuto ne è approvato con decreto reale, su proposta del capo del governo, udito il Gran Consiglio del fascismo e il Consiglio dei ministri (legge 1929, articolo 6 cit.); e in esso sono poste disposizioni, che superano i rapporti interni del partito e hanno efficacia su rapporti ad esso estranei, come le disposizioni che regolano le conseguenze delle punizioni disciplinari irrogate nel P. N. F. per l'esercizio di diritti politici dei cittadini e degli stessi membri delle camere legislative: senatori e deputati (statuto del P. N. F., art. 33 e 34).

Con decreto reale, come vedemmo, su proposta del capo del governo, è nominato e revocato il segretario del P. N. F.; e con decreto del capo del governo, su proposta del segretario del partito, sono nominati e revocati i membri del direttorio nazionale del P. N. F. e i segretarî federali (legge 1929, art. 7 e segg.). E in questo potere di revoca dei detti supremi "gerarchi" del partito, si deve necessariamente riconoscere compreso il potere di controllo, come alta vigilanza, sulla loro attività.

Tra le categorie delle persone giuridiche pubbliche (corporazioni e istituzioni), se si tengono presenti le finalità e i compiti del P. N. F., i quali rispondono non ad interessi degli appartenenti al partito, ma agli interessi superiori, politici e sociali, della nazione e dello stato, per i quali i fascisti devono sentirsi organizzati, devono le persone giuridiche pubbliche costituenti il partito ascriversi alla categoria delle istituzioni.

7. Nella sua personalità il partito è distinto dallo stato. Gli atti dei suoi organi sono atti del partito. E rispettivamente sono atti della federazione o del fascio di combattimento gli atti dei loro organi. In nessun caso gli atti del partito e delle organizzazioni che lo costituiscono, sono atti dello stato. Il Partito nazionale fascista, perciò, non è organo dello stato, se di organo si intende parlare nel senso giuridico della parola.

Un organo nello stato (e lo stesso si deve ripetere per ogni altra persona giuridica) è costituito da un ufficio pubblico dello stato, e da un gruppo di compiti e di poteri dello stato, e da una o più persone preposte a quell'ufficio, per adempiere quei compiti ed esercitare a tale fine i poteri attribuiti alla competenza dell'ufficio. L'organo, perciò, non ha una esistenza giuridica a sé, distinta dallo stato, ma, come qualunque organo in un organismo, è parte dello stato stesso. I compiti e i poteri dell'organo sono compiti e poteri dello stato: l'organo ne ha solo la competenza. Gli atti dell'organo, nei rapporti con altri soggetti di diritto, sono atti dello stato: l'organo che vuole e agisce, è lo stato stesso che vuole e agisce. Se gli atti degli organi del partito non sono atti dello stato, il partito non è organo dello stato.

Il P. N. F., tuttavia (lo dispone il suo statuto) è al servizio dello stato fascista. Esso è "una milizia civile volontaria, agli ordini del duce, al servizio dello stato fascista" (statuto del P. N. F., art. 1). E, come scriveva il capo del governo e duce del fascismo, in documenti fondamentali (circolare del capo del governo, ministro dell'Interno, ai prefetti, 6 gennaio 1927, e discorso all'assemblea quinquennale del regime, 14 settembre 1929) "il partito e le sue gerarchie, dalle più alte alle minori, non sono, a rivoluzione compiuta, che uno strumento consapevole della volontà dello stato, tanto al centro, quanto alla periferia"; "una forza civile e volontaria agli ordini dello stato". Il Partito nazionale fascista, quindi, nel nostro ordinamento, è subordinato allo stato, ma nei sensi che emergono da tutto quanto abbiamo esposto di sopra.

CONTINUA...

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)


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Il Fascismo nel mondo

Nei giudizî dati intorno al fascismo, da uomini delle più diverse tendenze politiche o culturali, nei varî paesi del mondo, si può tuttavia segnalare - al disotto delle divergenze di valutazione suggerite dal contrasto di presupposti teorici, di simpatie, d'interessi - qualche elemento comune, che permette di contraddistinguere con sufficiente chiarezza tre momenti spirituali, quasi tre fasi, attraverso cui la cosiddetta opinione pubblica mondiale è passata. E queste fasi si possono determinare anche cronologicamente in modo abbastanza preciso; per quanto residui della fase precedente perdurino anche durante la successiva, e persino residui della prima nel corso della terza. Chi abbia presente la storia del movimento fascista non farà, poi, fatica a constatare che queste fasi corrispondono anche, a un dipresso, ai diversi "periodi" in cui la storia stessa del fascismo si può suddividere. È stato, insomma, il fascismo stesso che con la sua azione politica concreta e, attraverso questa, con la determinazione sempre più netta delle sue dottrine, ha per forza propria contribuito a modificare il giudizio che ne veniva dato fuori d'Italia e costretto l'opinione pubblica mondiale a passare dall'incomprensione allo studio, da questo all'imitazione degl'istituti o all'accoglimento delle dottrine del fascismo o, quanto meno, ad accettare la formulazione e la determinazione che il fascismo stesso veniva dando dei principali problemi politici. Si direbbe che vi sia stata, inizialmente e per parecchi anni, una specie di assoluta incapacità a scorgere nel movimento ciò ch'esso conteneva ancora in potenza, come germe non del tutto sviluppato; così come nella maggior parte degli studiosi stranieri del fascismo si nota, anche dove uno sforzo in questo senso venga tentato, una straordinaria difficoltà a scorgere la logica intima, la continuità storica che ricongiunge il fascismo d'oggi a quello del 1919 e all'interventismo del 1914 e, più ancora, a tutta la tradizione storica italiana. Effetto di scarsa conoscenza intima (anche quando non faccia difetto quella di date e fatti esteriori) della storia italiana, senza dubbio; ma anche, conseguenza di certe difficoltà - e si direbbe quasi impossibilità - di afferrare uno dei caratteri fondamentali del fascismo, il suo idealismo, il suo senso vivo della storia e dell'umanità come continuamente operanti e modificantisi sotto l'impulso della volontà. Onde una tendenza, esponendola, a raggelare la dottrina in sistema chiuso e questo in formule rigide, che si rivelano poi inadeguate; a intendere la critica che il fascismo fa di principî, istituti, dottrine, come ispirata da concezioni astratte, procedendo per via di deduzione; e quindi, la meraviglia allorché e nelle affermazioni d'indole teorica e nella prassi lo schematismo del preteso sistema e la rigidità delle pretese formule vengono superati e infranti; quando sia le istituzioni sia le idee che il fascismo oggi, storicamente, respinge, vengono, rispetto al loro tempo, dal fascismo stesso storicamente giustificate.

Incomprensione, dunque, da principio: allorché anche da simpatizzanti (e tali precipuamente per questo) il fascismo viene considerato in prevalenza, e anzi quasi soltanto, come un movimento di carattere conservatore, non molto dissimile da altri; la volontà di ristabilire l'ordine e l'autorità dello stato, l'antidemagogismo e l'antiparlamentarismo, per non dire dell'antibolscevismo, fascisti, semplicemente come un proposito di mantenere, o rimettere in piedi, uno stato di cose preesistente; insomma, un puro e semplice ritorno all'antico, di prima dei trattati di pace, o della guerra mondiale, o delle organizzazioni dei lavoratori, se non di prima del 1830 o, addirittura, del 1789. E da ciò, naturalmente, l'avversione al fascismo di tutti quei gruppi, movimenti, ecc., ch'erano veramente gli avversarî contro i quali esso combatteva; socialismo internazionalista e affarismo non meno internazionalista di tinta socialisteggiante o democratica, massoneria, democrazia parlamentaristica, ecc.: i quali trovavano appoggio e conforto di argomentazione negli avversarî italiani del fascismo, già fuorusciti o in via di diventarlo. E la critica rivolta al fascismo, sotto la veste dell'obiettività e di una tal quale superiorità di pensiero, d'essere movimento "antistorico" in contrasto cioè con quelle che sarebbero state le tendenze dominanti nell'epoca storica in cui esso pure si affermava trionfante. Anche i riconoscimenti, che certo non mancavano, dell'opera compiuta dal fascismo, riguardavano assai più i miglioramenti arrecati nella vita economica, con la sicurezza data alle industrie e per conseguenza ai capitali in esse impiegati, con i lavori pubblici, con il riassetto del bilancio dello stato, ecc., che non la sostanza intima del movimento rinnovatore della vita italiana. La stessa cessazione degli scioperi era considerata, semplicisticamente, come effetto soltanto d'una politica energica di repressione del socialismo anziché come risultato, anche, dell'adesione data al fascismo, fin da prima della Marcia su Roma, da masse sempre più vaste di lavoratori: a quel fascismo che aveva pure manifestato in maniera così chiara la sua essenza allorché, giunto al governo, aveva bensi abolito la socialistica "festa dei lavoratori" del 1° maggio, ma per sostituirla con la "festa del lavoro" fascista e romana del 21 aprile. Sicché, di fronte al fascismo, non v'era gran differenza di punti di vista tra certi lodatori e certi avversarî. E il fascismo ebbe allora contraria la maggior parte delle menti nell'Europa e nel mondo. Si temeva da esso una politica estera di avventure, di cui si osteggiavano le iniziative, anche le più manifestamente pacifiche e che era giudicata ambigua e incerta, specie per i rapporti stabiliti con la Russia, da coloro che nel fascismo vedevano soltanto un anticomunismo conservatore; e intanto i rappresentanti dei sindacati operai fascisti dovevano ogni volta conquistarsi il diritto di sedere accanto a quelli degli altri paesi nelle assemblee di Ginevra; e si temeva soprattutto, nel trattare con il governo fascista, che ogni cosa potesse essere compromessa da un suo crollo improvviso, che tutti, o quasi, si compiacevano di prognosticare.

Ma intanto, il fascismo proseguiva per la sua via. Basterà qui ricordare, poiché sono ampiamente illustrate in altre voci, le leggi e gli atti di governo che tra il 1925 e il 1928 hanno profondamente mutato, rinnovato anzi completamente, la struttura e la forma giuridica dello stato italiano: dalla legge 24 dicembre 1925 sulle attribuzioni e prerogative del capo del governo alla riforma della legislazione penale; dalle leggi 17 maggio e 9 dicembre 1928 sulla rappresentanza politica e sull'ordinamento e le attribuzioni del Gran Consiglio del fascismo a quella del 3 aprile 1926 sulla disciplina giuridica dei rapporti collettivi di lavoro e alla promulgazione (21 aprile 1927) della Carta del lavoro. E intorno a queste, e dopo, come conseguenza di queste, tante e tante altre. Leggi rivoluzionarie, eppure lontane dall'enfasi e dal semplicismo incompetente che parevano dover essere proprî delle innovazioni introdotte in periodi di rivoluzione; leggi profondamente, lungamente studiate e che, nonostante il mutato ordinamento costituzionale che sembrava avere privato il Parlamento delle sue maggiori e migliori funzioni, potevano essere discusse a lungo e con competenza; leggi, soprattutto, che già allo stato di semplici progetti trovavano una coscienza pubblica matura e disposta ad accoglierle, sì che, anche se sottoposte direttamente al voto popolare, sarebbero state certamente approvate. E in mezzo a questo, dichiarazioni di B. Mussolini alla Camera (27 maggio 1927; non marzo, cfr. XIV, p. 876), le quali non potevano non stupire chi s'era avvezzo a considerare il fascismo come non altro che un movimento conservatore di vecchio stampo: "Noi preannunziamo al mondo la creazione del potente stato unitario italiano dalle Alpi alla Sicilia e questo stato si esprime in una democrazia accentrata, organizzata, autoritaria". Dunque, il fascismo non creava uno stato rivolto a dominare il popolo nell'interesse d'una classe o d'un gruppo, così come non pensava ad asservire l'operaio, cosi come non sottoponeva lo stato agl'interessi o alle passioni di nessuna categoria, per quanto numerosa, così come non rinnegava la proprietà privata; ma creava una democrazia "accentrata, organizzata, autoritaria" e pertanto nuova, ma pur sempre democrazia; creava uno stato nuovo, un ordinamento economico e sociale nuovo. Espressione palese e, si potrebbe dire, plastica, di questo stato di cose, il rivolgersi che il Capo faceva direttamente alle masse, in adunate sempre più numerose e imponenti di popolo, al quale manifestava direttamente il suo pensiero, ricevendone l'approvazione; espressa con acclamazioni entusiastiche. Il Capo, per molti stranieri ancora il "dittatore" i per gl'Italiani il "Duce", che comanda, ma soprattutto guida, addita il cammino e la mèta: dittatore, come ne eleggevano i Romani che con il loro senso giuridico lo distinguevano dal "tiranno"; dittatore, come era stato Giuseppe Garibaldi. Ora, tutto questo, non poteva non suscitare l'interesse d'ogni studioso di politica, di diritto, di economia, di storia: l'Italia, dopo l'Inghilterra, la Francia, il Belgio, era divenuta il paese in cui si tentavano gli esperimenti più nuovi e dove le riforme più audaci non erano soltanto progettate, ma attuate: le leggi del fascismo dimostravano di resistere alla prova dei fatti, di operare sul terreno della realtà. Nessun altro uomo politico mostrava, quanto Benito Mussolini, di saper guardare nel futuro con la fede d'un apostolo e d'un profeta, progettare con la fantasia di un poeta, e insieme valersi dei dati tecnici e statistici più concreti e minuti con la precisione d'un ingegnere. C'era qualche cosa che meritava di essere studiato; e gli stranieri studiarono.

Coincidono infatti con questo periodo la creazione di un centro internazionale di studî sul fascismo, a Ginevra, e l'apparizione di numerosi libri, non tutti egualmente bene informati, non tutti obiettivi, non tutti sereni nelle critiche, meno che mai tutti incondizionatamente favorevoli. Ma non mancano, nella bibliografia già immensa intorno al fascismo, anche le opere serie, meditate, scritte con serietà scientifica e con amore all'argomento, e che testimoniano un reale sforzo verso quella comprensione storica, che nessuno studioso, di qualunque cosa tratti, riesce a raggiungere senza simpatia.

Ad attrarre l'attenzione degli stranieri sul fascismo ha concorso altresì la politica estera dell'Italia, con i numerosì trattati di commercio, di arbitrato, di non aggressione, ecc., tutti volti ad assicurare il mantenimento della pace mondiale, anzi a eliminare cause possibili di conflitti; come l'adesione data prontamente e senza secondi fini alle varie iniziative tendenti allo stesso scopo, dai patti di Locarno alle conferenze economiche, dalla conferenza di Londra per gli armamenti navali tra le grandi potenze marittime alle successive trattative, che ampiamente dimostrarono la buona volontà dell'Italia, alla conferenza internazionale per il disarmo, e via via fino al patto di Roma tra le quattro grandi potenze dell'Europa occidentale e all'adesione data ad altri accordi di non aggressione. Gli scopi pacifici di questa politica non potevano, a lungo andare, non essere riconosciuti, come non poteva non essere scorta la profonda differenza tra il fascismo - che rifugge dal pacifismo ed esalta l'educazione militare, ma anche, e come propria battaglia, quella per la redenzione del già incolto e deserto Agro Pontino - e i nazionalismi di vecchio stampo, militaristi e aggressivi in sostegno di interessi materiali, anziché di ideali da difendere e di una missione da compiere. Appunto perché conscio della propria missione, il fascismo non può ammettere una dottrina "che nasconde una rinuncia alla lotta e una viltà di fronte al sacrificio"; ma il fascismo non rinnega, anzi potenzia al massimo grado, la solidarietà tra i popoli e gli stati. Il fascismo governa e ha rinnovato l'Italia, precisamente affinché il popolo italiano, forte della sua tradizione e delle sue nuove esperienze, potesse con sempre maggiore efficacia concorrere allo sviluppo della civiltà universale. La crisi economica - che ha imposto con precisione e con urgenza anche maggiore di affrontare i problemi che il fascismo aveva già veduti per suo conto, e che ha spinto il fascismo a risolverli - ha contribuito ad acuire ancor più il senso di questa solidarietà e della necessità di salvare la civilta europea: quel patrimonio cioè di valori e di ideali alla cui conservazione il popolo italiano è tanto più interessato e sensibile, in quanto questa civiltà europea è, nelle sue origini, civiltà mediterranea, sviluppata ancora e resa una prima volta universale da Roma, e poi continuamente ravvivata e accresciuta dal contributo dell'Italia.
E appunto con la crisi mondiale, economica ma anche politica e morale, con la più piena attuazione del sistema corporativo, con gli sviluppi più recenti della politica estera dell'Italia, tendente a introdurre nelle relazioni ihternazionali più ordine e disciplina e giustizia reale, soprattutto concretezza e senso della realtà, s'è aperta una terza fase, un terzo periodo, quello della diffusione delle idee e della mentalità del fascismo nei più diversi paesi del mondo. Questo terzo periodo è contrassegnato da due fatti di cui non può sfuggire l'importanza.

Il primo è che di più in più appaiono nelle nuove costituzioni e nelle nuove leggi, che si vengono creando negli stati stranieri, l'influenza e l'ispirazione dei principî, dai quali hanno tratto origine le riforme e le leggi instaurate dal fascismo in Italia. Le nuove costituzioni dell'Ungheria, della Polonia, della Romania, della Grecia, per citarne qualcuna, rivelano l'accettazione di certi principî fondamentali fascisti circa la funzione dello stato nell'economia e circa la composizione e l'azione del governo, precisando in maniera inequivocabile il dovere del potere esecutivo in rapporto alle necessità della nazione. Vi sono stati come il Brasile e il Portogallo che si ricostituiscono su una base corporativa totalitaria, accogliendo il risultato dell'esperienza fascista.

Il secondo è che in quasi ogni stato si è visto il sorgere di movimenti politici organizzati, che nelle premesse teoriche, nei programmi d'azione, nelle forme dell'organizzazione, spesso anche nel nome, richiamano, in maniera più o meno palese, il fascismo, da essi imitato o seguito con maggiore o minore chiarezza e coscienza, con più o meno profonda comprensione: in qualche paese, movimenti politici affini al fascismo hanno già assunto il potere e incominciato ad attuare riforme più o meno profonde e sostanziali. Per movimenti siffatti, si può con serena obiettività osservare che la difficoltà maggiore consiste precisamente in un problema d'intelligenza storica: si tratta per essi di determinare quanto, nel programma ideale e nell'azione pratica del fascismo, è particolare, esclusivamente italiano, prodotto cioè di una tradizione, di circostanze, di esigenze e condizioni proprie dell'Italia, e quanto invece è universale, trascende cioè ogni contingenza, anche storica, per assumere valore assoluto. È chiaro che l'imitazione pura e semplice di aspetti esteriori, e anche di istituzioni, leggi, costumi, adatti a un paese quale l'Italia, non può dare grandi risultati, ove non sia accompagnata da un rinnovamento degli spiriti. Siffatta imitazione esteriore, peggio ancora l'adozione senza discernimento di istituti e provvedimenti, è destinata a rimanere esteriorità, copia, gesto infecondo: chi imitasse il fascismo in questo modo ripeterebbe l'errore di quegl'ingenui primi rivoluzionarî italiani che andavano chiedendo, per il Piemonte e per Napoli, senza neppure bene conoscerla, la costituzione di Spagna. E nulla più che una simile imitazione sarebbe contrario allo spirito vero, profondo, universale del fascismo. Il quale si presenta oggi come una dottrina pienamente cosciente del proprio valore, superamento di più vecchie dottrine politiche ed economico-sociali. Ma, nel bandire il principio del nuovo assetto corporativistico della società e dell'economia, nel propugnare la sua nuova concezione dello stato, neppure il fascismo dimentica quella che fu sua caratteristica fin dalle origini: lo spirito d'iniziativa disciplinata, il coraggio freddo e spregiudicato di guardare in faccia la realtà, la prontezza nel valutare le circostanze e nel saper mutare, allorché esse siano mutate. Sicché il fenomeno forse più interessante e significativo cui sia dato oggi di assistere è precisamente quello che si manifesta in paesi dove un vero e proprio movimento fascista, che abbia assunto questo nome e fatto proprio pienamente il contenuto ideale del fascismo, ancora non esiste; e dove, ciò nonostante, dottrine, idee, aspirazioni e sentimenti proprî del fascismo incominciano ad essere accolti nel patrimonio spirituale di gruppi culturali e politici disparatissimi e sovente tali, per origini o per necessità pratiche, che la rivelazione dell'origine e del carattere fascista delle loro affermazioni programmatiche susciterebbe in molti dei loro seguaci una reazione di meraviglia, forse dolorosa.

Questo fenomeno è particolarmente notevole nei paesi dove la tradizione del regime politico democratico-parlamentare è più antica e radicata così fortemente che nulla, sembra, potrebbe valere a scuoterla; così gli Stati Uniti d'America e la Francia. Nel primo di questi paesi, la crisi economica mondiale ha probabilmente conchiuso un'epoca storica, quella della formazione del grande capitalismo e dell'affermazione teorica dell'individualismo politico ed economico. In realtà, la democrazia americana ha, da tempo, ben poche possibilità di atteggiarsi spiritualmente in maniera diversa dalla grande massa dei cittadini; così come gl'interessi della grande industria o della grande agricoltura o delle grandi leghe operaie, in contrasto o d'accordo tra loro, hanno sovente concorso a determinare l'azione politica del governo federale. Ma la nuova politica economica organizzata dal presidente Franklin D. Roosevelt si distingue in quanto ora l'iniziativa dei provvedimenti di natura economico-sociale è presa direttamente dallo stato: è questo che fissa i nuovi "codici" industriali, che presentano le caratteristiche principali del contratto collettivo e dell'accordo economico del sistema corporativo italiano; è lo stato che predispone e attua le misure tendenti a "controllare, attraverso adeguati programmi, la creazione e la distribuzione dei beni". Si è, con ciò, ancora in uno stadio rudimentale, rispetto a quanto il regime fascista è venuto compiendo in Italia; ma molto dello spirito del fascismo è pur penetrato e si manifesta in dichiarazioni di principio e nel fatto stesso che il capo dello stato e del governo cerchi di mettersi veramente alla testa del popolo, con l'animo di un comandante di eserciti, e chieda ad esso sacrifici e disciplina assoluta per condurlo alla vittoria; si mostri disposto a chiedere e ottenere "poteri così larghi come quelli che mi si potrebbero dare se il nostro suolo fosse invaso da un nemico straniero".

In Francia, astraendo da movimenti di carattere reazionario e strettamente nazionalistico - la Lega repubblicana-nazionalista del Millerand, la Federazione nazionalista cattolica del generale Castelnau, l'Unione della gioventù patriottica, molto affine alla precedente - i quali in sostanza poco o nulla avevano a che fare col fascismo, se pure fu loro impropriamente dato qualche volta questo nome, un aggruppamento politico più interessante, per qualche affinità col fascismo italiano, fu quello che fece capo a G. Valois, autore anche d'un libro sul fascismo francese (1926), in cui rivendicava alla Francia, con G. Sorel, la creazione stessa del fascismo. A parte che ciò significava confondere il fascismo con il sindacalismo rivoluzionario di prima della guerra mondiale - e i rapporti, innegabili, tra i due movimenti non si esauriscono in quella formula semplicistica - l'assemblea nazionale dei combattenti e dei produttori, tenuta a Reims nel 1926, constatava l'inettitudine dello stato parlamentare, e chiedeva il riconoscimento da parte dello stato dell'organizzazione corporativa, che doveva servire di base a una ricostruzione sociale e politica, per la quale il Valois chiedeva l'aiuto dei combattenti, invitandoli a compiere la rivoluzione nazionale. Ma il movimento stesso non ha più dato segni concreti della sua esistenza, o, quanto meno, di vitalità e forza politica. Un altro movimento sorto più tardi a Strasburgo sembrò, molto più che i precedenti, accogliere certi principî fondamentali del fascismo, dichiarando indispensabili alla Francia: 1. una riforma totale dello stato sulla base d'un governo e di un'amministrazione veramente responsabili; 2. l'utilizzazione effettiva di tutte le forze nazionali; 3. una riforma radicale della costituzione col ristabilimento dell'autorità dello stato; 4. una rappresentanza popolare sulla hase corporativa; 5. la rivalorizzazione della morale pubblica. La vitalità di questo movimento non si è manifestata all'altezza del compito, ma le idee da esso agitate mostrano anche adesso la loro rispondenza alle aspirazioni di larghe masse francesi, che da varie parti e da gruppi differenti invocano innovazioni profonde e radicali del regime parlamentare e dell'assetto economico vigente.

Con sempre maggiore frequenza si chiede l'avvento d'una dittatura "per cacciare i parassiti, per imporre silenzio ai chiacchieroni, per spezzare le resistenze degl'interessi particolari..." (P. Reboux); s'invoca "un uomo nuovo, che abbia il temperamento e l'anima d'un capo e che non sia insozzato nel pantano parlamentare" e intorno al quale i giovani e i reduci della guerra mondiale "si stringano in massa con fiducia e con disciplina... come ci si stringeva in guerra intorno ai grandi capi militari" (G. Hervé). Si constata sempre più l'insufficienza delle attuali forme politiche: "Una enorme impopolarità sale dal paese verso le assemblee... Quando un paese è malcontento, non serve a niente accumulare le repressioni di polizia. Di fronte a tale situazione, solo la riforma, non la repressione, liquida il passato e prepara l'avvenire. I partigiani del lasciar fare e gli avversarî delle riforme si condannano a essere un giorno prigionieri della forza" (A. Tardieu). S'invoca un regime d'autorità, come il più consono alle tendenze e alle necessità del momento storico: "che vi sia bisogno ovunque di autorità, nessuno può negarlo. Questo bisogno si manifesta anche nei paesi repubblicani e democratici". (C. Colrat). Soprattutto, si riconosce che "il liberalismo economico è morto. Il capitalismo lo ha ucciso... c'è da riformare e bisogna sbrigarsi a farlo. Ma come volete procedere a queste riforme con una organizzazione così cattiva?" (P. Cot). Si afferma che "bisogna agire, riformare, riorganizzare questa società nata dalla guerra, che si esaurisce su vecchie formule, su vecchi temi, su abitudini ed espedienti vieti. No, non è esitando che si giungerà alla riforma delle nostre istituzioni, ma agendo. Agendo d'accordo con quella grande forza dei tempi moderni che si chiama il sindacalismo e in collaborazione con questo... incorporare queste forze nuove, delimitare il loro campo e quello dello stato, di modo che lo stato esca da esse fortificato e rimanga solo padrone delle missioni essenziali che incombono e capace allora di infrangere tutte le resistenze che da troppo tempo gli si oppongono" (J. Paul-Boncour). Significativo e importante, sotto questo aspetto, anche il movimento, impropriamente battezzato dalla stampa col nome di neofascista, dei socialisti dissidenti Montagnon, Marquet, Déat e altri, movimento rimasto senza largo seguito, e con soltanto scarsi punti di contatto con il fascismo; "ma che ha avuto il merito di far entrare la parola fascismo nel linguaggio politico corrente", contribuendo a far meglio conoscere all'opinione pubblica francese, rimasta ferma alla concezione di un fascismo puramente conservatore, la realtà della politica e dell'opera sociale del fascismo. Un altro movimento, capeggiato dal Doriot, è sorto negli ultimi tempi con un programma a sfondo sindacalista nazionale, di riforme radicali. Da tale movimento è sorto il partito popolare, al quale il suo capo ha impresso un caratterí non privo d'interesse per la sua combattività e per certi principî nei quali non manca né il riflesso della dottrina fascista, né l'aspirazione all'ordine nuovo creato dal fascismo.

Insomma, si nota anche in Francia il formarsi d'uno stato d'animo d'insoddisfazione sempre crescente, un bisogno sempre più prepotente di rinnovare, di scuotersi, di agire; aspirazioni ancora confuse e incerte, ma che ricordano precisamente lo stato d'animo ch'era, in Italia, tra il 1919 e il 1921, quello di molti, che seguirono prima o poi B. Mussolini e il fascismo. Manca ancora in queste aspirazioni della gioventù francese, il centro attorno a cui raccogliersi e concretarsi, uno spirito animatore, soprattutto l'uomo, il capo, che sappia chiarificarle ed esprimerle, unire intorno a sé le forze vive, indirizzarle e guidarle. "La Francia della fine del 1933 è completamente diversa da quella del principio dell'anno. Sembra che una corrente si delinei sempre più irresistibile e che trascini il paese verso un altro avvenire... Tutti capiscono che si preparano dei grandi avvenimenti. Quali? Non si sa bene. Precisamente come alla vigilia della rivoluzione quando l'inglese Young, che viaggiava nella Francia dal 1788, osservava che 'i Francesi aspettavano qualche cosa e con sapevano cosa'... Il domani francese è terribilmente confuso. Da qualunque parte ci si volti, non si scorgono che soluzioni rivoluzionarie, ma sulla loro direzione si può restare incerti. Per il momento i segni negativi la vincono su quelli positivi" (G. Roux, in Gerarchia, novembre 1933).

Anche in Inghilterra, accanto al franco riconoscimento del valore del fascismo dato, p. es., da G. B. Shaw, oltre che da numerosi uomini politici, l'inadeguatezza, e perciò la fine, del regime democratico-liberale e del liberalismo economico-politico è ormai proclamata chiaramente da uomini delle più diverse tendenze: da W. Churchill al laburista G. Lansbury, da lord Percy a D. Lloyd George. Ma l'Inghilterra conta anche vere e proprie organizzazioni fascistiche. La British Union of Fascists ha per capo sir Oswald Ernald Mosley, nato il 16 novembre 1896, già combattente alla fronte francese nella guerra mondiale, membro della Camera dei comuni dal 1918, cancelliere del ducato di Lancaster nel ministero MacDonald nel 1929-30. Il programma enunciato dal Mosley comprende l'abolizione della lotta di classe, attraverso l'abolizione delle Trade Unions e delle federazioni dei datori di lavoro: le une e le altre dovranno essere assorbite in una forma di stato corporativo, e la corporazione nazionale dell'industria sostituirsi alla Camera dei lord. Il Mosley vede nel fascismo ("non possono esservi diversi fascismi - ha detto in un'intervista - ve n'è uno solo, quello del Duce") un grande movimento di pensiero, che dovrà essere comune a tutti i popoli civili, salvo, nelle attuazioni pratiche, a concretarsi alquanto diversamente nei varî paesi, secondo è richiesto dalle condizioni locali, dalle tradizioni storiche, ecc. Più di recente, questo movimento, che ha ricevuto anche l'appoggio d'un importante giornale quotidiano, il Daily Mail, sembra avere guadagnato nuovo terreno, e in varî discorsi il Mosley ha ribadito le sue affermazioni, presentandole come un vero e proprio programma di governo.

Più anziana di questa organizzazione è l'Imperial Fascist League, che tuttavia s'ispira più direttamente, nonostante il nome, ai principî nazionalsocialisti che a quelli fascisti.

Un partito, che si dice fascista, è sorto anche nell'Irlanda settentrionale: aspira all'unione tra le due parti dell'isola in un dominion dell'impero britannico. Esso, a quanto pare, vuol procedere d'accordo con quello delle "camicie azzurre", di cui è capo il gen. O' Duffy, che nel dicembre 1933 venne dichiarato illegale dal governo dello Stato libero d'Irlanda. Questo cosiddetto neofascismo irlandese mira anch'esso all'unione delle due parti dell'isola e a una riforma del sistema parlamentare, la quale dovrebbe porre fine alla rivalità dei partiti. In sostanza, si tratta sopra tutto d'un movimento di opposizione, con carattere antidemocratico e antirepubblicano, e non senza un certo carattere personalistico; ma anch'esso dimostra, come nella gioventù irlandese comincino a farsi sentire aspirazioni verso un più alto tono di vita civile, politica, economica e sociale, verso uno stato nazionale totalitario e forte, con una curiosità e una crescente ammirazione verso l'Italia e il fascismo, un disgusto sempre maggiore verso i dibattiti parlamentari e le lotte e zuffe dei partiti.

L'influsso del fascismo si rivela anche nettamente nell'azione di partito e di governo svolta dal nazionalsocialismo in Germania. L'alacrità con cui il governo del cancelliere A. Hitler si è accinto a riformare lo stato (v. germania: App.), la natura di molti dei provvedimenti presi o progettati, l'interesse con cui l'opera del fascismo viene seguita e spesso imitata, infine dichiarazioni in questo senso degli stessi capi del movimento ne sono una prova palmare. Nella volontà di costituire un regime totalitario, di rimanere un movimento in perenne sviluppo, nel rifiutare il parlamentarismo e l'individualismo, nell'ideale dello stato forte a costituzione gerarchica, il nazionalsocialismo s'ispira indubbiamente al fascismo che lo ha preceduto. Esistono, si capisce, differenze dovute alle diversità di tradizione, di condizioni ambientali, di struttura sociale e di mentalità tra i due paesi; fra queste una differenza fondamentale è nel modo stesso di concepire la nazione. Il fascismo intende infatti la nazione idealisticamente e in conformità della tradizione spirituale più viva e nobile del Risorgimento, come un'entità storica, fondata sull'unità delle tradizioni, della cultura e della civiltà, del sentimento e della volontà; tutta l'azione politica del fascismo, anche nel campo demografico ed economico, mira a elevare e potenziare il tono di vita, la produzione, la potenza e la ricchezza del popolo italiano. Il nazionalsocialismo, svolgendo sotto questo aspetto dottrine già esposte in Germania anche prima della guerra mondiale, p. es., da H. St. Chamberlain sulle orme del resto di J.-A. de Gobineau, identifica la nazione con la razza (v. nazionalsocialismo, App.).
Simili differenze di atteggiamento spirituale che sono utili a marcare in più precisa maniera le peculiari caratteristiche di ciascuno dei due grandi movimenti rivoluzionarî, aiutano anche a comprendere la diversità dei metodi attraverso i quali essi giunsero alla conquista del potere nonostante la loro comune necessità di schiacciare il bolscevismo senza distruggere, anzi ravvivando, in ambedue i popoli la loro legittima comune aspirazione ad un nuovo ordine sociale e ad una più alta giustizia. L'analogia costruttiva dei due regimi mostra un parallelismo crescente di direttive negli sviluppi delle due rivoluzioni che hanno ormai stabilito un ordine morale e politico, basato sulla realizzazione di una perfetta e granitica unità nazionale, sulla totalitarietà dello stato e sulla legittima e indiscutibile autorità di questo nell'organizzazione e nel controllo delle attività individuali e collettive.

Interessanti sono anche gl'influssi che il fascismo sta esercitando su movimenti politici e sull'azione del governo in Polonia. Il partito chiamato di "conciliazione nazionale", formato il 20 marzo 1937 dal colonnello Adamo Koc, rivela nettamente nei suoi principî fondamentali ben chiare ispirazioni fasciste. Il concetto dello stato e della sua funzione in rapporto ai problemi sociali ed economici della nazione, la coordinazione delle attività e degl'interessi individuali nel quadro delle superiori necessità nazionali, la netta opposizione ad ogni attività politica parlamentare o extraparlamentare suscettibile di nuocere alla forza dello stato e al diritto di questo di regolare e disciplinare ogni attività, plincipî questi proclamati dal Koc come fondamentali, mostrano che la falsariga del fascismo è quella su cui la Polonia si è avviata. Ed è particolarmente interessante constatare come in quel paese masse rurali anche cospicue dopo un periodo abbastanza lungo di appartenenza al partito dei contadini di Witoś parlamentarista e in sostanza socialdemocratico, si siano staccate da questo per dare origine sotto la guida del deputato Waleron ad un nuovo partito dei contadini a tendenza corporativa e con programma fascista, nel quale la massa degli aderenti ritrova "la sana democrazia" invocata dalle categorie lavoratrici.

Il fascismo va diffondendosi sempre più anche negli stati baltici. La Lettonia, dopo essersi data un regime autoritario, procede nettamente verso la stabilizzazione di questo in senso totalitario e corporativo. In Lituania si sta procedendo a una riforma della costituzione tendente a rafforzare l'autorità dello stato e a costituire su basi corporative la rappresentanza nazionale. In Estonia un partito a carattere fascista costituito dal dott. Sirk e che raccolse nel suo seno gli ex-combattenti, non ebbe successo nel tentativo d'impadronirsi del potere con un colpo di stato (dicembre 1935), ma vide i principî del fascismo accolti dal governo in riforme quali la trasformazione del parlamento su basi corporative e l'organizzazione del paese sulle stesse basi o in provvedimenti interessanti la nuova politica demografica, la protezione della maternità e dell'infanzia, le organizzazioni giovanili, ecc.

In Finlandia il movimento lappista sorto sotto la guida di V. Kosola nell'inverno 1929-30 per combattere il comunismo e il malgoverno dei partiti si è dal 1935 praticamente trasformato nel partito I. K. I., conservando i suoi principî fascisti e le sue organizzazioni. Esso conta oggi 14 deputati al parlamento e 12 giornali.

In Norvegia l'influenza fascista si ritrova in diversi aggruppamenti politici come il Bondeparti antisocialista, antiliberale e a tendenze corporative, il Fedrelandslaget, fondato dal Nansen a sfondo anticomunista e nettamente corporativista, il Nasjonal Samling che proclama la necessità di un governo forte in uno stato totalitario e l'organizzazione corporativa della nazione e del parlamento. Ne è capo Vidkum Quiling.

In Svezia non mancano riferimenti fascisti, come nella S. N. F. (Sveriges Nationella Forbund) a marcata tinta corporativa e nella Riksförbundet det nya Sverige proclamante uno stato autoritaiio su basi corporative.

Forti tendenze di carattere fascista si notano in Bulgaria in varie associazioni patriottiche e nazionalistiche quali la Rodna Zaščita, fondata poco dopo la Marcia su Roma, e l'Unione nazionale fascista, costituita nel 1931, con lo scopo fondamentale di attuare la costituzione dello stato corporativo. Sciolti nel 1934 tutti i partiti, anche quelli a carattere fascista cessarono di esistere, finché nel maggio 1937 veniva costituito il Partito del lavoro per il progresso della nazione bulgara, che in un programma di acceso nazionalismo inquadra principî d'ispirazione fascista.

In Romania, si sono pure affermate, contro i vecchi partiti, tendenze nazionaliste. Uomini politici, quali Panfilo Seicaro e Gregorio Filippescu furono a capo, durante il govemo del partito dei contadini del Maniu, di gruppi nazionalisti: l'affinità di questi col fascismo consisteva sopra tutto nella lotta accanita contro ogni forma di democrazia e nel desiderio d'instaurare un regime d'autorità. La lega nazionale cristiana fondata nel 1923 dal Cuza a carattere nazionalista e antisemita si è fusa col Partito nazionale agrario, di cui era capo Ottaviano Goga (v. App.), dando luogo al Partito nazional cristiano, i cui iscrittì portano la camicia azzurra. Principio basilare di questo partito è il nazionalismo integrale e la formazione di uno stato autoritario.

Molto più ha fatto parlare di sè l'organizzazione delle Guardie di ferro, capeggiata da C. Codreanu. Essa, che aveva per organo il giornale Calendarul, è stata dichiarata illegale nel novembre 1933 dal governo presieduto da I. Duca, ucciso il 29 dicembre da seguaci dell'associazione stessa, contro la quale vennero prese perciò gravi misure di polizia. Essa si trasformò nel partito "Tutto per la patria" e vi aderirono in massima parte giovani studenti e professionisti, che adottarono come uniforme la camicia verde. Ha anch'essa carattere nazionalista e antisemita; vuole rafforzare l'indipendenza della Romania nel campo politico ed economico, soprattutto mettere fine alle lotte dei vecchi partiti. Ma anche il "Tutto per la patria" è stato sciolto nel 1938. Va altresì segnalato il Fronte romeno, di cui è capo Vaida Voevod, il quale propugna la riforma dello stato sulla base fascista e corporativa e l'istituzione del numerus valaccus per limitare l'ammissione degli ebrei e delle minoranze in tutte le funzioni statali, in proporzione del rapporto fra razza, minoranza e popolazione. Deve essere infine ricordata la "Lega nazionale corporativa" fondata da M. Manoilescu per studiare il corporativismo fascista, mirando ad attuarne anche in Romania l'istituzione.

Nel Belgio, influssi di fascismo si manifestarono particolarmente in seno alle organizzazioni giovanili cattoliche, fra le quali il de Becher, il Laloire e il Mothonet diedero origine a correnti di idee anticlassiste, antiparlamentaristiche e autoritarie. È da quelle organizzazioni che è uscito il "rexismo", il cui capo Léon Degrelle è particolarmente noto per le sue qualità di organizzatore e di polemista, mercé le quali egli è riuscito a riunire nel suo partito gli accoliti dei diversi aggruppamenti a tendenza fascista, che erano apparsi in Belgio negli anni del dopoguerra. Il programma di questo partito è volto all'instaurazione di uno stato autoritario su basi corporative.

Anche in Olanda le idee fasciste hanno trovato un numero ragguardevole di aderenti che hanno dato luogo a varî aggruppamenti, i quali si sono andati tuttavia ordinando e fondendo in due partiti: quello capeggiato da Mussert e il Fronte nero diretto da Arnoldo Mejier, ambedue aventi principî unitari e corporativi.

In Spagna lo scoppio della rivoluzione del luglio 1936 ha trovato varie correnti che si orientavano verso il fascismo nel delicato momento della loro organizzazione che si compieva sotto la persecuzione del governo e in piena cruenta battaglia con le forze sovversive dal governo protette e impiegate.

Dinnanzi alla durissima prova della guerra civile, diversi aggruppamenti a carattere nazionalista facenti capo ad elementi intellettuali ed aventi programmi di rinnovamento nazionale antindividualista e sindacale, scompaiono nelle più importanti masse che si erano venute raccogliendo nella falange spagnola (J. O. N. S.) e nei requetés. La falange è stata fondata nel 1913 da J. A. Primo De Rivera, figlio del dittatore, arrestato poi dal governo bolscevizzante e fucilato dopo un simulacro di processo; ha un programma di stato totalitario e raccoglie i suoi aderenti particolarmente fra le masse agricole e la piccola borghesia. L'ispirazione fascista in questo movimento, proclamata del resto dal suo stess0 fondatore, si ritrova anche nei suoi principî religiosi e morali come nelle sue aspirazioni nel campo economico e sociale.

I tradizionalisti o requetés, aventi anch'essi un programma di rinnovamento nazionale, bene organizzati particolarmente in alcune regioni come la Navarra, l'Aragona e in alcune zone della Catalogna, hanno anch'essi un programma ispirato ai principî fascisti, quantunque forse in certi aspetti meno radicale di quello della falange.

La guerra civile scoppiata per impedire la bolscevizzazione della spagna condusse naturalmente i due partiti a prendere le armi e a combattere a fianco dell'esercito contro le forze sovversive armate dal governo e che aiutate dal comunismo internazionale e dal governo di Mosca avevano dato inizio col terrore e i massacri alla rivoluzione comunista. Sotto la guida del generale Franco la fusione delle forze dei due partiti, che era già un fatto verificatosi in combattimento mentre entrambi davano il fiore della loro giovinezza in difesa della Spagna, avvenne poi in maniera definitiva, con decreto del generalissimo che creava con le due forze nazionali il partito unico di carattere nazionale denominato "Falange spagnola tradizionalista e del J. O. N. S.", capo del quale è il capo dello stato. Tutti gli appartenenti ai due partiti entrano a far parte della milizia nazionale, la quale viene considerata ausiliaria dell'esercito e di cui è capo il capo dello stato.

Tale inquadramento di forze sotto il comando del capo della nuova Spagna viene così a rappresentare il nocciolo dello stato nazionale spagnolo che sorgerà dopo la prova terribile della guerra civile. I principî del fascismo già confermati dalla concezione dello stato totalitario, dalla costituzione della Milizia, dall'inquadramento della gioventù, hanno trovato una solenne affermazione nel primo gesto compiuto dal governo di Franco con la promulgazione della Carta del lavoro (Fuero del trabajo), che, sul modello di quella italiana, statuisce la nuova morale e i diritti e i doveri della classe lavoratrice nel complesso unitario nazionale.

Anche nella svizzera si notano influenze sensibili delle idee fasciste, sia nella vita pubblica, sia in alcune organizzazioni politiche sorte in varî cantoni, le quali, pur mantenendo il carattere derivante loro dalla particolare costituzione federalistica del paese e dalle diverse tradizioni culturali dei tre popoli che lo compongono, hanno assunto taluni principî fascisti sia nel loro programma, sia nella critica del sistema democratico e nella lotta che conducono contro il comunismo.

Si fanno notare sparsi nei diversi cantoni, la Jeunesse nationale, l'Ordre et Tradition, l'Ordre National neuchâtelois, il Cercle fédéraliste de Fribourg, la Ligue vaudoise, la Neue Front ed altri come l'"Helvétisme" sorto ultimamente a La-Chaux-de-Fonds, che ha assunto per intero il progmmma del fascismo ed anche la divisa data dal Duce alla gioventù italiana: "Credere, obbedire, combattere". Ma i due principali movimenti di tendenza fascista restano l'Unione nazionale, costituita a Ginevra da Giorgio Oltramare e il Fronte nazionale, costituitosi a Zurigo e di cui è capo il dott. Tobler. Ad essi per le sue accentuate affermazioni corporative può essere aggiunta la Lega nazionale ticinese di Lugano, diretta dall'avvocato Riva.

L'aspirazione a un rinnovamento della vita politica svizzera, l'avversione al marxismo e al comunismo e ad ogni azione d'indebolimento dello stato hanno guadagnato molto terreno negli ultimi tempi nella Confederazione e se ne sono constatati gli effetti anche in varie deliberazioni a carattere spiccatamente autoritario prese dal Consiglio federale svizzero che non ha esitato nell'interesse del paese a governare con pieni poteri e a risolvere con metodi nuovi questioni importantissime fra cui anche quella costituzionale.

In Ungheria si sono pure costituite varie associazioni aventi caratteristiche anticomuniste, antiparlamentari e principî nazionali e corporativi. Gran parte di esse si sono riunite in una federazione e altre si sono fuse costituendo il partito del Fronte nazionale ungaro-socialista sotto la guida di Giovanni Sallö. Un altro movimento chiamato "Le croci a frecce" fondato recentemente dal deputato Festetics va svolgendo un'attività degna di nota specie fra le masse degli operai e dei contadini, propugnando la riforma dello stato in senso corporativo e i principî fascisti della Carta del lavoro.

In Portogallo l'irradiazione del fascismo ha assunto un particolare aspetto nelle riforme introdotte in quello stato dal generale Carmona che dal 1926 ha assunto la carica di presidente, abolendo tutti i partiti e iniziando un sistema di governo a base autoritaria e nazionalista che trova oggi nel Salazar il suo alto esponente.

I principî fascisti si ritrovano largamente nel nuovo statuto che ha proclamato il Portogallo: Repubblica unitaria e corporativa; nello Statuto del lavoro nazionale che sulla falsariga della Carta del lavoro italiana regola i diritti e i doveri dei cittadini nei rapporti con lo stato e con le imprese di produzione, nell'organizzazione dei sindacati aventi personalità giuridica, nell'istituzione della Magistratura del lavoro, nelle leggi sociali italiane accolte integralmente, nell'inquadramento della gioventù nell'Acção Escolar Vanguard e nella fondazione della Legione portoghese, raggruppante allo scopo di difendere lo stato e i principî informatori dclla sua azione, cittadini di ogni classe e categoria fedeli alle tradizioni culturali e religiose del paese e avversi a ogni forma di degenerazione politica democratica o sovversiva.

In Grecia, dopo il colpo di stato del 1936, col quale il generale Metaxas concentrava nelle sue mani il potere, è in corso una riforma del regime che lo stesso Metáxas non esita a definire come una "derivazione ideologica dallo stato mussoliniano".

Rafforzata con nuove leggi l'autorità dello stato, messo fuori legge il comunismo, adottati provvedimenti di ordine sociale intesi a ricondurre su una base di equità le masse lavoratrici nel grembo della nazione, il capo del governo ellenico ha dichiarato di avviarsi decisamente verso l'ordinamento corporativo dello stato, e ha istituito l'arbitrato obbligatorio introducendo, in pari tempo, il sistema dei contratti collettivi di lavoro e il controllo dello stato nelle forze economiche.

Analogamente si procede alla riorganizzazione del paese nel campo politico richiamando i cittadini al rispetto dei principî nazionali e dell'autorità dello stato.

L'idea del fascismo ha, com'era naturale, varcato anche gli oceani e, specialmente nell'America latina, anche se non bene precisata e non sempre compresa, essa è apparsa tuttavia come una potente forza di rinnovamento, capace di dare un più profondo contenuto ideale alle aspirazioni di quanti ambiscono in quei paesi un ordine nuovo.

Così in Argentina fra le due vecchie correnti radicale e conservatrice che dominano la vita pubblica, si sono incuneati un certo numero di aggruppamenti che nel fascismo hanno trovato la loro ispirazione anche se non ancora il loro punto di fusione. Vanno così segnalati un Partito fascista argentino che, adottate la divisa e le insegne del fascismo italiano, ha anche avuto le sue vittime in scontri cruenti con le forze del comunismo; una Federazione fascista di Santa Fe; una Acción nacionalista argentina; una Legión civica argentina; un gruppo "Restauración", un gruppo "Nacionalismo argentino"; un gruppo "Flechas" e altri.

In Brasile non è difficile ritrovare l'influenza del fascismo nello stato d'animo creatosi e allargatosi singolarmente in tutto il paese fra il 1936 e il 1937, avverso al formulismo vacuo dei partiti democratici e del parlamentarismo e volto a vaste riforme politiche e sociali in un regime di autorità, di prestigio e di capacità costruttiva. Significative le parole con le quali Getulio Vargas un anno prima di compiere il colpo di stato, col quale ha accentrato il potere nelle sue mani, esprimeva le aspirazioni del paese: "L'essenziale per il momento è di fortificare la struttura dello stato e garantire la continuiià della nostra formazione storica; è necessario perdere il feticismo delle formule senza contenuto sociale nelle quali si radicano, come aderenze parassitarie, i bizantinismi di quanti col pretesto di difendere la democrazia, la consegnano inerme nelle mani dei loro più implacabili nemici".

Il Partito integralista fondato dal dott. Pljnio Salgado, fu l'organizzazione politica che, partendo da tali concetti, si diede un contenuto ideale e un programma politico di evidentissima derivazione fascista. Dopo il colpo di stato compiuto dal Vargas, questi decretò lo scioglimento di tutti i partiti come una misura necessaria all'opera di riorganizzazione del paese a cui si accingeva e pur con qualche resistenza anche il partito integralista fu disciolto.

Nel Chile, nella Colombia, nell'Uruguay, si notano da qualche tempo corremi non trascurabili che s'indirizzano sempre più chiaramente sulla falsariga del fascismo e fanno sentire la loro influenza nella vita politica di tali paesi.

Momenti di carattere fascista sono inoltre segnalati nel Canada, in Australia e nell'unione Sudafricana (federati nell'Unione fascista imperiale) e in Islanda dove il Movimento fascista islandese è stato fondato da Gisli Sigurbjorusson con un programma di riforme sociali e politiche a tipo corporativo e totalitario.

Così il fascismo si viene affermando come forza ideale, animatrice di una civiltà nuova, alla quale sta dando la sua impronta. Carattere essenziale di questa sua penetrazione è quello di essersi compiuta, come avviene sempre di tutti i grandi movimenti spirituali, per forza propria, non per effetto di semplice propaganda e tanto meno per imposizione dall'esterno, sia pure di carattere pacifico. L'organizzazione dei Fasci all'estero, come l'azione della Società Dante Alighieri, si svolgono infatti unicamente nei riguardi degl'Italiani residenti all'estero e per ciò che concerne i loro rapporti con la patria. Se il fascismo attira su di sé l'attenzione e se le sue istituzioni sono considerate sempre più come un modello da imitare, ciò avviene esclusivamente in virtù della loro efficacia e bontà intima, del fatto, cioè, ch'esse si manifestano ogni giorno maggiormente come le più adatte, le più consone al momento storico presente. Certo, alla diffusione del fascismo, come ad attrarre su esso l'attenzione, ha molto contribuito la personalità affascinante di un Capo, i cui scritti e discorsi suscitano sempre una larghissima eco di consensi, promuovono vivi dibattiti, suscitano la riflessione; così come giova l'accresciuto prestigio dell'Italia. Ma questo è a sua volta conseguenza del fascismo, né esso avrebbe potuto conseguire tale risultato senza una virtù propria; quella è del fascismo stesso una caratteristica essenziale. È stato detto, con immagine mercantile, che il fascismo non è "merce d'esportazione". Ciò è vero, nel senso appunto ch'esso non può essere esportato materialmente, né imposto ai "consumatori" mediante i varî artifici cui si ricorre nel campo economico. Fatto spirituale, il fascismo si diffonde liberamente, così come libero è lo spirito stesso.


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