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I discorsi di Mussolini
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Autore Messaggio
Giovanni




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MessaggioInviato: Ven Mar 13, 2009 8:17 am    Oggetto:  
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L’ULTIMO DISCORSO

A Milano, nel tardo pomeriggio del 23 aprile 1945, il sottocapo di Stato Maggiore della Guardia Nazionale Repubblicana, Asvero Gravelli, conduce inquadrati nel cortile di palazzo Monforte tutti gli ufficiali della Guardia stessa presenti in città. Invocato, Mussolini scende dal suo ufficio e rivolge agli ufficiali le parole qui riportate.

Asvero Gravelli vi ha portato a me, perché voi volevate vedermi ed udire la mia voce.
Voi, quanti siete, costituirete il Reparto arditi ufficiali della Guardia. Avrete, immediate, le disposizioni per l'impiego.
Ma io vi dico che gli eventi che maturano vi devono trovare pronti ed in piedi. Bisogna battersi come gli eroici fascisti di Firenze, Forlì e Bologna, che contesero il passo al nemico. Questa nostra adorabile patria non deve perire: se l'Italia morisse, non varrebbe la pena di vivere per noi !
Noi raggiungeremo la Valtellina per fare il quadrato per l'ultima e disperata difesa: morire col sole in faccia e lo sguardo rivolto alle cime dei monti, ultimo sorriso della patria.
L'ora è grave, ma qualunque sia il destino, miei veterani della Milizia, io vi lancio il grido antico e nuovo: «Uno per tutti, tutti per uno!».
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Marcus
Cittadino Fascista-Gruppo ADMIN
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MessaggioInviato: Mer Mar 25, 2009 8:26 am    Oggetto:  
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...caro Giovanni, anche se con qualche giorno di ritardo, mi pare doveroso a nome di tutta l'associazione ringraziarti per il lavoro che hai pazientemente e silenziosamente svolto, un lavoro prezioso che conferma una volta di più come IlCovo, grazie allo sforzo di tutti i suoi cittadini fascisti, sia intenzionato a portare avanti la battaglia che é insieme culturale e politica finalizzata alla conoscenza del fascismo.
Avanti così!

_________________
" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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Il Littore



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MessaggioInviato: Mer Mar 25, 2009 2:35 pm    Oggetto:  
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Mi associo a Marcus nel lodare Giovanni per i suoi innumerevoli discorsi postati, che valgono come tributo ineguagliabile della Storia e del Ricordo di una Italia che fu.
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Giovanni




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MessaggioInviato: Mer Mar 25, 2009 3:13 pm    Oggetto:  
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vi ringrazio, colgo l'occasione per onorare chi questi discorsi li ha pensati, pronunciati e tradotti nella pratica, lasciandoceli infine perchè, davvero, attraverso essi e più in generale i documenti si possa conoscere anche oggi il Fascismo.

Il lavoro non è ancora compiuto, ve ne sono ancora alcuni minori che inserirò un po' alla volta
Come giustamente disse un Grande Mistico: Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no!
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Il Littore



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MessaggioInviato: Mer Mar 25, 2009 9:39 pm    Oggetto:  
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Giovanni ha scritto:
IL DISCORSO DELLA MOBILITAZIONE

A mano a mano che gli avvenimenti incalzavano, rivelando - da una parte, l'ostinazione della politica ginevrina, eccitata dall'influenza britannica e dagli oscuri intrighi dell'antifascismo internazionale -, dall'altra, la pervicacia del governo abissino; a mano a mano che si sentiva avvicinare con sempre maggiore intensità una serie di eventi gravi e gloriosi per i destini della Patria - lo spirito nazionale si faceva più acceso e più intenso.
Il Duce volle, in questo periodo, dare prova al mondo intero dell'unità di tutto il popolo italiano. Si avvertì che, un giorno da destinarsi, all'improvviso, tutti i cittadini sarebbero stati chiamati per una grande mobilitazione nazionale. Era una prova dell'entusiasmo e della coesione popolare; era una prova di cui tutti in Italia erano ben sicuri, ma che era pur necessario fornire all'ammirazione, e forse allo stupore, di tutti gli altri Paesi del mondo.
La prova riuscì mirabilmente, superando tutte le aspettative. Il giorno 2 Ottobre 1935-XIII - in ogni città d'Italia, in ogni piccolo centro, da un capo all'altro della penisola -, il suono delle sirene, la radio, le campane a stormo, alle ore quindici precise, avvertirono che il popolo italiano era mobilitato. Ogni lavoro fu interrotto e tutti corsero all'appello. La radio portò in ogni parte d'Italia la voce del Duce, che pronunciò il suo discorso, fra le 13.45' e le 19.10', dal balcone di Palazzo Venezia, davanti alla più vasta adunata di popolo che la stessa Ronza avesse mai veduto.
L'avvenimento ebbe una ripercussione altissima, non solo negli animi degli Italiani, ma in ogni parte del mondo. Ancora una volta si vide con chiarezza che l'Italia fascista è il solo Paese della terra, in cui popolo e Duce, popolo e Stato, rappresentino una unità compatta, pronta ad affrontare tutte le avversità, pronta a procedere conferma e serena audacia verso tutti gli ostacoli. L'adunata del due ottobre segna un avvenimento storico di altissima importanza: è l'intero popolo d'Italia che afferma solennemente, di fronte al mondo, la sua ferma volontà di difendere i propri diritti alla vita, al lavoro, allo sviluppo civile.
Il discorso pronunziato il due Ottobre da S. E. il Capo del Governo è il seguente:

Camicie Nere della Rivoluzione! Uomini e donne di tutta Italial Italiani sparsi nel mondo, oltre i monti e oltre i mari: ascoltate!
Un'ora solenne sta per scoccare nella storia della Patria. Venti milioni di uomini occupano in questo moinento le piazze di tutta Italia.
Mai si vide nella storia del genere umano, spettacolo più gigantesco. Venti milioni di uomini: un cuore solo, una volontà sola, una decisione sola.
La loro manifestazione deve dimostrare e dimostra al mondo che Italia e Fascismo costituiscono una identità perfetta, assoluta, inalterabile.
Possono credere il contrario soltanto cervelli avvolti nella più crassa ignoranza su uomini e cose d'Italia, di questa Italia 1935, anno XIII dell'Era Fascista.
Da molti mesi la ruota del destino, sotto l'impulso della nostra calma determinazione, si muove verso la mèta: in queste ore il suo ritmo è più veloce e inarrestabile ormai!
Non è soltanto un esercito che tende verso i suoi obiettivi, ma è un popolo intero di 44 milioni di anime, contro il quale si tenta di consumare la più nera delle ingiustizie: quella di toglierci un po' di posto al sole.
Quando nel 1915 l'Italia si gettò allo sbaraglio e confuse le sue sorti con quelle degli alleati, quante esaltazioni del nostro coraggio e quante promesse! Ma, dopo la Vittoria comune, alla quale l'Italia aveva dato il contributo supremo di 670.000 morti, 400.000 mutilati, e un milione di feriti, attorno al tavolo della pace esosa non toccarono all'Italia che scarse briciole del ricco bottino coloniale.
Abbiamo pazientato 13 anni durante i quali si è ancora più stretto il cerchio degli egoismi che soffocano la nostra vitalità. Con l'Etiopia abbiamo pazientato 40 anni! Ora basta!
Alla Lega delle Nazioni, invece di riconoscere i nostri diritti, si parla di sanzioni.
Sino a prova contraria, mi rifiuto di credere che l'autentico e generoso popolo di Francia possa aderire a sanzioni contro l'Italia. I 6000 morti di Bligny, caduti in un eroico assalto che strappò un riconoscimento di ammirazione allo stesso comandante nemico, trasalirebbero sotto la terra che li ricopre.
Io mi rifiuto del pari di credere che l'autentico popolo di Gran Bretagna, che non ebbe mai dissidi con l'Italia, sia disposto al rischio di gettare l'Europa sulla via della catastrofe, per difendere un paese africano, universalmente bollato come un paese senza ombra di civiltà.
Alle sanzioni economiche opporremo la nostre disciplina, la nostra sobrietà, il nostro spirito di sacrificio.
Alle sanzioni militari risponderemo con misure militari.
Ad atti di guerra risponderemo con atti di guerra.
Nessuno pensi di piegarci senza avere prima duramente combattuto.
Un popolo geloso del suo onore, non può usare linguaggio né avere atteggiamento diverso!
Ma sia detto ancora una volta, nella maniera più categorica - e io ne prendo in questo momento impegno sacro davanti a voi - che noi faremo tutto il possibile perché questo conflitto di carattere coloniale non assuma il carattere e la portata di un conflitto europeo. Ciò può essere nei voti di coloro che intravvedono in una nuova guerra la vendetta dei templi crollati, non nei nostri.
Mai come in questa epoca storica il Popolo italiano ha rivelato le qualità del suo spirito e la potenza del suo carattere. Ed è contro questo Popolo al quale l'umanità
deve talune delle sue più grandi conquiste, ed è contro questo Popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di navigatori, di trasmigratori, è contro questo Popolo che si osa parlare di sanzioni.
Italia proletaria e fascista, Italia di Vittorio Veneto della Rivoluzione, in piedi! Fa che il grido della tua decisione riempia il cielo e sia di conforto ai soldati che attendono in Affrica, di sprone agli amici, e di monito ai nemici in ogni parte del mondo: grido di giustizia, grido di vittoria!

La tua versione del discorso, praticamente l'unico tipo che si trova su internet, si discosta molto, e non so perchè, dal file audio della Mobilitazione che ascolto sovente.
Stasera ho messo tutto per iscritto:

Il Segretario del PNF, Achille Starace: Camicie Nere, Saluto al DUCE!

Parla il DUCE:

Camicie Nere della Rivoluzione, uomini e donne di tutt’Italia, Italiani sparsi nel mondo, oltre i monti ed oltre gli oceani: ASCOLTATE!
Un ora solenne sta per scoccare nella storia della Patria. Venti milioni di Italiani sono in questo momento raccolti nelle piazze di tutta Italia. E’ la più gigantesca dimostrazione che la Storia del genere umano ricordi. Venti milioni! Ma un cuore solo, una volontà sola, una decisione sola!
Questa manifestazione vuole significare che l’identità tra Italia e Fascismo è perfetta, assoluta, inalterabile!

Solo dei cervelli illanguiditi da puerili illusioni, o intorpiditi in una grassa ignoranza, possono pensare il contrario. Poichè essi ignorano che cos’è questa Italia Fascista del 1935!

Da molti mesi la ruota del destino, sotto l’impulso della nostra calma determinazione, va verso la meta. In queste ultime ore il ritmo è diventato più veloce ed è oramai inarrestabile!
Non è soltanto un esercito che marcia verso i suoi obiettivi, ma sono quarantaquattro milioni di italiani che marciano con questo esercito tutti uniti! Poichè si tenta di commettere contro di loro la più nera delle ingiustizie, quella di toglierci un pò di Posto al Sole!

Quando nel 1915 l’Italia unì le sue sorti a quelle degli Alleati, quanti gridi di ammirazione e quante promesse! Ma dopo la vittoria comune, alla quale l’Italia aveva portato il supremo contributo di 670.000 morti, 400.000 mutilati, 1.000.000 di feriti! Quando divenne attorno al tavolo della esosa pace! A noi toccarono soltanto le briciole del lauto bottino coloniale altrui!

Durante tredici anni abbiamo pazientato mentre si stringeva attorno di noi sempre più rigido il cerchio che vuole soffocare la nostra dirompente vitalità! Con l’Etiopia abbiamo pazientato quarant’anni, ORA BASTA!

Alla Lega delle Nazioni invece di riconoscere il giusto diritto dell’Italia, si osa parlare di sanzioni.
Ora io sino a prova contraria, mi rifiuto di credere che l’autentico popolo di Francia possa associarsi a sanzioni contro l’Italia. I seimila caduti di Pligny! Morti in un eroico assalto, che strappò un grido d’ammirazione allo stesso comandante nemico! Trasalirebbero sulla terra che li ricopre! E sino a prova contraria mi rifiuto di credere che l’autentico popolo della Gran Bretagna voglia versare il suo sangue, e avviare l’Europa sulla via della catastrofe! Per difendere un paese africano, universalmente bollato come paese barbaro e indegno di stare tra i popoli civili!

Tuttavia! Non dobbiamo fingere di ignorare le eventualità di domani!
A sanzioni di carattere economico risponderemo con la nostra disciplina! Con la nostra sobrietà! Col nostro spirito di sacrificio!
A misure di ordine militare risponderemo con misure di ordine militare!
AD ATTI DI GUERRA RISPONDEREMO CON ATTI DI GUERRA!
Nessuno si illuda di piegarci, senza prima avere duramente combattuto!
Un popolo geloso del suo onore, e del suo avvenire, non può tenere e non terrà mai un atteggiamento diverso!

Ed è contro questo Popolo al quale l'umanità deve le maggiori delle sue conquiste! Ed è contro questo Popolo di eroi, di poeti, di santi, di artisti, di navigatori, di colonizzatori, di trasmigratori, che si osa parlare di sanzioni!

Italia! Italia proletaria e Fascista! Italia di Vittorio Veneto e della Rivoluzione! IN PIEDI!

Fa che il grido della tua fermissima, incrollabile decisione riempia il cielo! E giunga ai nostri soldati nell’Africa Orientale! E sia di conforto a loro che si accingono a combattere! Sia di sprone agli amici, di monito ai nemici! E la parola d’Italia che va oltre i monti ed oltre i mari in tutto il mondo!

Il grido dell’Italia di oggi è un grido di giustizia e un grido di vittoria!
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Giovanni




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MessaggioInviato: Gio Mar 26, 2009 8:23 am    Oggetto:  
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I discorsi sono stati tratti da: Scritti e discorsi, edizione definitiva (Hoepli, 1938) e dall'opera omnia del Susmel (La Fenice), sono stati scansionati e poi convertiti in testo. Ciò spiega i frequenti errori di battitura (me ne scuso cercherò di rimediare pian piano).
Credo che la spiegazione a quanto fai giustamente notare possa ricondursi essenzialmente a questi due fattori: o all'improvvisazione oratoria del momento, cioè che Mussolini, parlando a braccio, possa avere utilizzato termini o espressioni diverse dal testo che aveva predisposto, o che abbia successivamente corretto le bozze del discorso prima di licenziarlo per le stampe, preferendo alcune espressioni ad altre.

Dell'una e dell'altra evenienza si fa cenno almeno in un paio di occasioni nella biografia del De Felice (francamente non mi ricordo più però i discorsi a cui De Felice si riferiva).
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MessaggioInviato: Gio Mar 26, 2009 3:02 pm    Oggetto:  
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Te l'ho detto solo perchè il discorso audio, che ho sentito diverse volte, era così come te l'ho scritto io.
Cio mi induce a pensare che sia stato manipolato dalla Propaganda del tempo(non so il perchè peraltro, dato che è sublime).
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