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Ultimo articolo a Rinascita in risposta alle loro bugie

 
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RomaInvictaAeterna
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MessaggioInviato: Ven Ott 13, 2006 9:02 am    Oggetto:  Ultimo articolo a Rinascita in risposta alle loro bugie
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Ho mandato un articolo a Rinascita per arginare la strumentalizzazione tutta missina che continuano a fare col fascismo trasformandolo a loro piacimento e ficcandolo in mezzo a mille idee assurde, tutte materialiste (oltre che anticristiane)!

Sono trascorsi dodici giorni e non è stato pubblicato.

A voi i giudizi.

Fascismo e Socialismo nazionale comunitarista… due scelte in contrasto!
Di Stefano Fiorito

Soddisfazione parziale, ecco lo stato d’animo suscitato in me dal contenuto di alcuni articoli pubblicati su Rinascita in questi ultimi tempi. Una condizione che trova sempre più riscontri nelle posizioni espresse quotidianamente dal giornale la cui parabola evolutiva ideale, contrariamente a quanto qualcuno pensa, osservo da parecchio tempo, di certo da molto prima di proporre questa estate con un paio di articoli all’attenzione dei suoi lettori un dibattito schietto sull’attualità dello Stato Etico Corporativo Fascista. Ebbene inviai quei pezzi dopo aver percepito la stanchezza e l’indeterminatezza di una certa politica che caratterizzano in modo ricorrente quella particolare “area non omologata” rappresentata dai radicalismi di Sinistra o di Destra, incapace di svegliarsi dal torpore ideale in cui si trascina da decenni, proprio perché sicuro dell’unicità dei valori e della potenzialità dirompente che la dottrina mussoliniana dello Stato fascista ha il potere di suscitare negli animi. Essa non può essere ignorata poiché si impone alla riflessione degli uomini di buona volontà in quanto provocatoria per indole, in senso positivo e propositivo. Richiama prepotentemente l’attenzione su di sé poiché non solo afferma di annunziare una parola definitiva sul tema dei valori politici e sociali, ma pretende inoltre di dire quella giusta! Questo dunque il motivo che mi ha spinto a proporre un tale dibattito, approfittando dell’indipendenza e della liberalità di questo quotidiano, a sua volta impegnato nel vagliare le possibili strade politiche capaci di pervenire alla sospirata “Terza via”. Per questo dico che il numero di Domenica 24/9, nel quale un articolo affrontava apertamente l’argomento parlando in termini chiari di Stato Etico Fascista, mi ha soddisfatto parzialmente. Poiché se giudico positivamente il fatto che il dibattito prosegua da qualche mese, trovo però strana ed ambigua la forma con cui esso procede. Da una parte infatti vi è chi correttamente, come il sig. Marco Piraino, si è attenuto a descrivere in modo imparziale i tratti ideologici della concezione etica mussoliniano-gentiliana, denunciandone l’oggettiva incompatibilità di fondo con l’azione politica svolta da tutte le formazioni pseudofasciste partendo dall’MSI per giungere all’attuale galassia radicaldestrorsa, sottolineando l’assoluta mancanza in tale area di una salda coscienza politica permeata da una dottrina chiara ed univoca che invece contraddistingueva in modo marcato il fascismo mussoliniano. Dall’altra invece chi, come il sig. Giorgio Vitali, stravolgendo il senso della discussione ritiene ozioso sottolineare peculiarità, originalità e modernità dello Stato Etico Corporativo fascista, puntando esclusivamente sull’aggregazione indiscriminata degli individui che si oppongono all’attuale degenerazione della politica italiana, scambiando tale dibattito per una dotta discussione da salotto procrastinabile alle calende greche. Oppure chi, più sottilmente ma presumo con uguali intenzioni, come il sig. Stelvio Dal Piaz, tenta di imprigionare l’universalismo della concezione mussoliniana dello Stato, che è quint’essenza del fascismo, infilandogli l’angusta camicia di forza del cosiddetto “socialismo nazionale”, negandone di fatto con ciò l’ampio respiro ideale. Più in generale, mi pare di assistere da più parti a tentativi maldestri di interpretare strumentalmente tali istanze ideali al fine di addomesticarne le potenzialità rivoluzionarie e renderle così compatibili col teatrino della politica italiana, un atteggiamento che contraddice e rovescia il senso di quello che è l’intento stesso di codesta discussione. Tutti pronti insomma a confermare di aver “superato” il fascismo ed ugualmente a saccheggiarne parzialmente e demagogicamente istanze e proposte. Dimenticando che lo Stato etico corporativo costituisce una concezione spirituale della vita organica, totalitaria e inscindibile, in parole povere o lo stato etico è integralmente fascista o non é. Altra è invece l’intenzione che anima i promotori della cosiddetta “rivolta non conforme”, che hanno polemizzato contro tale concezione sulle colonne del giornale, una tendenza questa presente nella cosiddetta area di destra radicale che cerca sempre più di rimuovere forzosamente differenze ideologiche fondamentali al fine di riunire gli individui più disparati in nome di un generico ed amorfo rifiuto teorico del cosiddetto occidentalismo di marca statunitense . Una tendenza questa priva di reali sbocchi politici e che ignora quanto invece l’uomo abbia bisogno in primis di un chiaro principio etico di Giustizia per cui spendere la propria vita e la propria sofferenza, capace di produrre quello slancio vitale positivo indispensabile nella lotta per l’affermazione della “politica dell’umano” di mussoliniana memoria, cosa ben diversa dalla ricerca di una possibile unità di intenti in nome dell’odio, sicura fonte di implosioni sociali e conflitti interni. Si giunge così a perpetuare nuovamente, come avviene ormai da decenni, lo scambio fra le cause reali dei problemi della Società con i relativi effetti, dimenticando che la “vexata quaestio” è costituita casomai dal capitalismo consumistico e dal materialismo edonista che generano plutocrazia e sfruttamento, e non da questo o quello Stato particolare. Ergo, qualsiasi realtà politica ponga alla base del proprio modello di convivenza la Plutocrazia, sia essa asiatica, africana, araba, americana, europea o latino-americana, facendo più che lotta reale, lotta pregiudiziale contro qualcuno e non giustamente contro il materialismo stesso, non può essere presa in nessun modo a modello politico di riferimento. Questo è il vero nodo gordiano da sciogliere, tanto più se ci si riconosce nel modello statale mussoliniano. Non proponendo improbabili Comunitarismi Eurasiatici da contrapporre all’America, o rispolverando tra gli arnesi filosofici ottocenteschi presunte conflittualità latenti ed irrisolvibili del Corpo Sociale con relative Lotte di Classe che sanno di muffa, oppure affermando che la Proprietà privata debba essere sostanzialmente eliminata essendo presumibilmente causa prima dell’ingiustizia. Tutto ciò denota l’irrigidimento dualista proprio di quei socialismi materialistici come il marxismo per cui la realtà è un blocco spiritualmente immodificabile e non interpretabile. Significa contro ogni logica riportare indietro le lancette della Storia creando le premesse al ripetersi di lutti e tragedie che già hanno caratterizzato il Novecento. In tal senso i cosiddetti “socialisti nazionali” mostrano di fare propri tutti i canoni del materialismo, contraddicendo con ciò l’essenza stessa dello Stato Etico corporativo cui vorrebbero dare ad intendere di ispirarsi. Giacché aveva presente Gentile: “Lo Stato fascista,[…]è una creazione tutta spirituale. Ed è Stato nazionale, perché la stessa nazione, dal punto di vista del fascismo, si realizza nello spirito, e non è un presupposto.[…] Lo Stato fascista […] è Stato popolare, e in tal senso Stato democratico per eccellenza. Il rapporto tra lo Stato e non questo o quel cittadino, ma ogni cittadino che abbia diritto di dirsi tale, è cosí intimo[…] che lo Stato esiste in quanto e per quanto lo fa esistere il cittadino. Quindi la sua formazione è formazione della coscienza dei singoli, e cioè della massa, nella cui potenza la sua potenza consiste. (Giovanni Gentile, Origini e Dottrina del Fascismo)”. Da ciò risulta evidente quanto sia letteralmente impossibile nello Stato Etico Corporativo Fascista concepire contrapposizioni interne al corpo sociale, siano esse di classe o religiose. Mussolini stesso espresse in tal senso un pensiero inequivocabile: “malgrado centinaia di articoli e decine di discorsi[…] c'era gente che continuava a dipingerci come quello che non siamo e non siamo mai stati; gente che sotto l'etichetta di fascista contrabbandava i liquidi più equivoci e utilizzava, ai fini non della conservazione della civiltà nazionale, ma del proprio tornaconto personale il generosissimo sangue versato dalla gioventù fascista in tante piazze d'Italia. E allora io mi sono detto che bisognava strappare con un gesto clamoroso almeno qualcuna delle troppe maschere che amici inintelligenti o nemici in malafede avevano, in vari tempi, appiccicato al gagliardo giovane volto del fascismo italiano. È forse la prima volta che in Italia il capo di un movimento esercita, come faccio io in questo momento, il diritto di critica in modo così acerbo e, si potrebbe aggiungere, così spietato. Gli è che noi, prima di dire la verità agli altri, la diciamo a noi stessi. In questo coraggio è il sigillo della nostra aristocrazia. In ciò è il vero segno «distintivo» del movimento fascista: il coraggio di guardare in sé, e quello non minore di infischiarcene del successo. Se il movimento fascista non avesse ancora ragioni formidabili di vitalità, noi ci risparmieremmo questo discorso; ma il movimento è forte, grandeggiante, luminoso. Bisogna liberarlo dalle scorie, dai profittatori dell'ultima ora, dalle farfalle che sono accorse attorno alla nostra fiamma, da tutti coloro che fiutano l'aria del successo e vanno e vengono a seconda dei casi. Il fascismo, che fu concepito come una milizia, deve rispettare la linea della sua coerenza spirituale. Esso non è la guardia di Sua Maestà Vittorio di Savoia, o di Sua Maestà il Proletariato, o di Sua Maestà la Cassaforte; esso - ripetiamolo ancora un volta! - non è la guardia di caste o di classi, ma della nazione, intesa nel suo complesso politico, economico, morale e nel suo divenire. Questo era ed è il fascismo. Tutto il resto è mistificazione o inganno.” (Benito Mussolini, Il Popolo d’Italia – Intervento Chirurgico). Lo Stato si pone dunque come realtà viva ed operante immanente ad ogni cittadino, punto di armonizzazione collettiva dei differenti interessi e mediatore rispetto alle differenze presenti nel corpo sociale, siano esse economiche che culturali o religiose. Risulta incredibile quindi che abbia visto citato il direttore della Scuola di Mistica fascista Niccolò Giani nel tentativo di dimostrare una presunta posizione pregiudizialmente anticattolica da parte fascista. Giani diceva chiaramente che rispettando la “mistica di Dio” (Dio in genere! Non necessariamente quello Cattolico), non era illegittimo pensare ad una mistica dell’uomo! Da qui a far passare lo Stato Etico in naturale contrasto, per sua essenza con il Cattolicesimo (si perché non si parla di religione, ma di Cattolicesimo in particolare) , ne corre e parecchio! Ed ancora riguardo al problema religioso Gentile proseguiva: “(…) Per altro, in quanto lo Stato corporativo tende ad attuare in modo piú intimo e sostanziale l'unità o il circolo dell'autorità e libertà mediante un sistema di rappresentanza piú sincero e rispondente alla realtà, il nuovo Stato è piú liberale dell'antico. (…) L'autorità dello Stato perciò non viene a patti, non transige, non divide il suo campo con altri principi, morali o religiosi, che possano interferire nella coscienza.(…) Lo Stato fascista italiano, aderente, come vuol essere per le ragioni esposte, alla massa degli Italiani, o non è religioso, o è cattolico. Religioso non può non essere, perché l'assolutezza che esso conferisce al proprio valore e alla propria autorità non s'intende senza relazione a un Assoluto divino. Religione che abbia una base anzi una radice e un senso per la massa del popolo italiano, e in cui possa innestarsi questo sentimento religioso dell'assolutezza della volontà della Patria, non ce n'è che una: salvo che non si volesse stupidamente, in questo caso, non sviluppare quello che è nella coscienza, ma introdurvi ad arbitrio quel che non c'è. E cattolici non si è se non vivendo nella Chiesa e sotto la sua disciplina. Dunque, necessità politica, riconoscimento politico, ai fini della realizzazione dello stesso Stato. La politica ecclesiastica dello Stato italiano deve risolvere il problema di mantenere intatta e assoluta la sua sovranità, anche di fronte alla Chiesa, senza urtare la coscienza cattolica degl'Italiani, né quindi la Chiesa, a cui questa coscienza è subordinata” (Giovanni Gentile, Origini e Dottrina del Fascismo). Dunque considerazioni prettamente politiche di riconoscimento di una realtà oggettiva da ARMONIZZARE per mezzo dello Stato Etico Corporativo. Soltanto facendo propria integralmente la visione etica dello Stato fascista se ne comprende l’equilibrio armonico di ogni sua parte, constatando quanto tutto il complesso ideologico dottrinario dei valori che esprime tenda ad un unico scopo, ovvero la concordia morale e l’unità materiale del popolo. Solo così ben si comprende ad esempio il legame esistente secondo il capo del fascismo tra l’essenza senza tempo dello spirito romano, che il fascismo assurse al rango di massimo valore morale ispiratore della sua azione politica, e la Chiesa Cattolica:“ […] Non antireligioso in genere, il fascismo non è anticristiano o anticattolico in particolare. Il fascismo vede nel cattolicesimo lo sfogo gigantesco e riuscito di adattare ad un popolo come il nostro una religione nata in Oriente fra uomini di altra razza e di altra mentalità. Il cattolicesimo è la sintesi fra la Giudea e Roma, fra Cristo e Quirino. E’ la religione praticata da secoli e secoli dall'enorme maggioranza delle popolazioni italiane. Universale, perché creato sull'armatura di un impero universale, il cattolicesimo fa di Roma uno dei centri più potenti della vita dello spirito religioso nel mondo” (Benito Mussolini, Il Popolo d’Italia - Noi e il Partito Popolare). Dove si distingue il riferimento alla romanità più verace, quella che pone come valore l’armonizzazione e l’accoglimento nello Stato di tutti coloro che si riconoscono in esso, SENZA DISTINGUO DI RAZZA O CREDO. Come infatti ricorda lo storico Emilio Gentile citando le parole di un insigne romanista degli Anni Trenta … Il fascismo guardava al mito di Roma non solo come potenza imperiale ma soprattutto come organizzazione politica, come l’espressione di “ una concezione etico-religiosa in cui sono stati innalzati a simboli di fede le ragioni essenziali dell’esistenza e della forza dello Stato”[…] “ una costruzione in cui sono armonicamente inquadrati tutti i momenti e gli elementi essenziali dell’organizzazione e della vita politica”, risultato di uno sviluppo “ guidato da un continuo, ostinato, sapiente processo di integrazione, inteso a far partecipare alla vita della CIVITAS ed a disciplinare entro le sue strutture un numero sempre maggiore di cittadini, suscitando in essi la coscienza della funzione e della missione dello Stato romano e attribuendo ad essi un’attività responsabile in pace ed in guerra”.( E.Gentile, Il mito dello Stato Nuovo) A confutare la pretestuosa interpretazione di una presunta “civiltà” europea in cui sembrerebbe che il valore e la forza di Roma antica risiedessero nel suo sangue e non nello spirito delle sue leggi, facendone quasi una succursale antelitteram del Reich hitleriano! Quindi, per dirla con Mussolini, lo Stato Fascista non tende a creare con le vecchie, nuove divisioni, ma risolve alla radice il problema del materialismo in tutte le sue forme. Esso rappresenta una concezione spirituale della vita totalitariamente onnicomprensiva, non può dunque essere ridotto a mero corollario culturale né tantomeno essere assorbito da teorie politiche parziali e limitate di alcun gruppo politico. Piaccia o meno lo Stato Etico corporativo è fascismo, o non è !!

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)


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Marcus
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MessaggioInviato: Ven Ott 13, 2006 7:12 pm    Oggetto:  
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Caro Roma Invicta, condivido integralmente il contenuto del tuo scritto. Effettivamente ho notato che, in alcuni articoli presenti su Rinascita, alcuni personaggi equivoci hanno stravolto il senso degli scritti che abbiamo inviato al giornale. Dunque una risposta chiara come questa credo sia assolutamente d'obbligo. Sarei meno pessimista invece sulla possiblilità che questo tuo ultimo intervento non venga pubblicato. In fin dei conti fino ad oggi la redazione del quotidiano ha sempre mostrato di essere aperta alla discussione, anche su temi per così dire a lei non particolarmente graditi. Ecco il motivo per cui in riconoscimento di questa rara virtù giornalistica,nonostante dissenta su molti punti con la linea editoriale, compro ancora assiduamente il giornale.
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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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MessaggioInviato: Dom Ott 15, 2006 11:00 am    Oggetto:  
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Ancora una volta Marcus ha dimostrato la sua lungimiranza.
Anche se devo ammettere le mie riserve e il mio scetticismo nei confronti della testata che, comunque, rimane obiettivamente l'unica che ha fatto "risuonare" la nostra voce, le considerazioni di Marcus sono state premiate dalla verità dei fatti.
L'articolo è stato pubblicato.
E, al contario del solito, Gaudenzi non ha risposto.
La "risposta" all'articolo è presente a pagina 3, in un certo senso in contraddizione con la cronologia del giornale, perchè il mio articolo è alla terzultima pagina!
In realtà la cosa è perfettamente coerente! Perchè l'articolo di un "socialista nazionale", mette le mani avanti! E "risponde", precedendo e "preparando" il lettore, a quello che si afferma nel mio articolo.
Ma questa volta non ci sono attacchi... C'è qualcosa di altro, anche se sempre in linea con il "pensiero" di Rinascita...
Se potete andate a comprarlo!

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