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I miei articoli a L'Occidentale di Adinolfi

 
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MessaggioInviato: Mar Nov 04, 2008 8:46 am    Oggetto:  I miei articoli a L'Occidentale di Adinolfi
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Vista la drammatica attualità di questa polemica, ho deciso di inserire i due articoli (in realtà uno uscito in due parti), pubblicati sull' Occidentale. Rivista su cui ho scritto per il breve arco di 3 articoli in totale. 2 Pubblicati (quelli di seguito) ed uno "cestinato".

A voi il giudizio.

Quale identità per il fascismo? … destra, sinistra, oppure …

Le radici del problema dell’identità fascista
Fascismo, termine che suscita le reazioni più disparate sia in ambito culturale (almeno oggi) sia nell’ambito della vita quotidiana. Molto di ciò che lo riguarda viene legato, a ragione o a torto, al MSI, movimento che se ne proclamò continuatore. E la storia del MSI si lega indissolubilmente a quella della Guerra fredda e della realtà socio-politica da essa derivata.
In quel clima, il MSI e la sua prassi politica, prendono una piega tale da rimanere quella che marchierà il “neo-fascismo” vita natural durante! Coloro che si proclamavano continuatori del Fascismo, del Corporativismo Socializzatore (non ce ne sono altri e i due concetti non sono in antitesi!), del progetto di Benito Mussolini, dovettero, dopo un primo momento di fermento politico, orientarsi verso la “presa di posizione” relativa ai problemi che sovrastavano la scena politica mondiale. Da che parte stare? La logica dualistica dello scenario internazionale ha condotto tante realtà ricche di fermenti sociali rivoluzionari, nel vero e non distruttivo (non leninista) senso del termine, a “spegnere” le loro idee. Il MSI, quasi da subito, con grande apporto della sua dirigenza, ha scelto: destra! In relazione a questa scelta, il Fascismo ha subito la fine che ci si aspettava: dissolto! Le vicende legate ai Pini, o ai Ruinas di turno, alla “rivolta” incruenta dei sostenitori del valore rivoluzionario e conciliatore del Fascismo , alternativo alla destra e alla sinistra, sono lì a chiarire quale atmosfera si creò dopo la “scelta”. Molti fascisti, nel senso vero del termine, optarono per la “barca” sperando di riportarla in porto nel momento più consono. Altri vennero bastonati (la ricerca di Buchignani insegna), altri esautorati.. La destra, che non poteva non diventare radicale, aveva (ed ha) preso incredibilmente il posto del fascismo e di Mussolini. Il “nuovo duce” del “nuovo fascismo” divenne Evola che portò la sua filosofia nel MSI e nelle sue formazioni giovanili, che si avvicinarono ai miti dell’ Europa del Nord, all’ occultismo, all’esoterismo, all’uso delle rune. Ma, cosa più importante, si volle abbandonare definitivamente il fascio e così il significato ad esso legato. Il simbolo più usato divenne la Croce Celtica, in un campo grafico consimile alla svastica nazista. Cominciò infatti una rivalutazione del “pensiero” di Hitler e del suo movimento, definito più rivoluzionario ed “attuale”. Proprio dall’interno dell’area politica missina, il processo di disintegrazione del fascismo poté raggiungere ottimi risultati. Evola era un tradizionalista pagano, esoterista, antroposofo, teosofo. Grazie a lui, la simpatia dei giovani per il fascismo sparì, perché fu definito “buon proposito ma fallimento, a causa della scarsa forza rivoluzionaria del suo Capo”. Si voleva dunque un “fascismo nuovo”, ovvero un principio che fosse in grado di aggregare, ma diverso da quello di Mussolini. Andare “avanti” era ed è il motto. Il Fascismo era ormai passato. Con la scelta di destra, il MSI ha dunque “aperto” le porte alle più varie esperienze politiche, intruppando Monarchici, liberali, tradizionalisti, ecc. Tutto il mondo della “destra”, in tutte le sue “anime”, si ritrova nel MSI, con il suo proprio progetto. Questo porta un numero indefinito di “idee”, anche in contrasto, all’interno del partito, che oggi sono emerse nello spezzettamento atomico della cosiddetta “area”. L’aggregante era il “Capo”. Spariti i Leaders, sparisce il collante.. E’ per giustificare questo stato di cose che iniziò a circolare la favola che il fascismo risultava essere puro pragmatismo, azione d’istinto che risolve i problemi con il solo mezzo dell’aggregazione. Significativo il fatto che iniziò a sparire il riferimento a Mussolini. Il nome poteva essere buono come slogan. Ma nulla più. I nuovi riferimenti culturali e politici dei giovani missini,erano altri: Evola, Codreanu, DeGrelle, Brasillach, Rosenberg e tutto quanto poteva essere riconducibile ad un’idea di destra radicale o conservatrice.
Lo stesso, anche se in misura minore per ovvi motivi, accadde con i Corporativisti animati da un sano spirito rivoluzionario. Ebbene, con l’esempio di Ruinas, assistiamo ad un inverso processo di decomposizione. Ruinas stava per essere fagocitato da Togliatti. Appena se ne rese conto, volle riportare il suo movimento (fondò un movimento) alla originaria forma “alternativa” del fascismo. Ma ormai era tardi e si sgretolò!
Insomma, il fascismo non aveva (e non ha) pace. Tirato a destra e a sinistra a secondo della convenienza politica del momento. Lo specchio di tale situazione si riflette nell’attualità. La differenza sta nel fatto che le contraddizioni interne sono emerse, dando vita ad una serie indefinita di “movimenti” neo-fascisti, ognuno certo di essere quello “vero”. Anche oggi si ripete in forma peggiore e con caratteristiche particolari ciò che avvenne in passato: alcuni “gruppi” rivendicano l’ “anima” sociale del “neo-fascismo” e si buttano in braccio a uno sviluppo moderno del marxismo, spacciandolo per “vero fascismo”, definendosi orgogliosamente “fascisti eretici” interpreti dell’unico fascismo possibile. Ebbene, se c’è una cosa chiara è che il fascismo, politicamente, non esiste più. Non è sostenuto più da nessuno, dal momento in cui il MSI fece la sua scelta. Il termine è stato abusato ma il significato ampiamente stravolto! Credo anzi di poter affermare senza tema di smentite che ad oggi nessun movimento politico (sottolineo nessuno) può dirsi fascista! Con quale autorità mi permetto di fare questa affermazione? Forse con quella di coloro che proclamano il “loro” modo di essere fascisti il vero ed unico fascismo? Tale autorità mi viene dalla conoscenza degli scritti di Benito Mussolini e Giovanni Gentile, rispettivamente fondatore del Fascismo ed “esegeta” della dottrina, e credo possa bastare. L’altra motivazione che rese possibile lo sgretolamento del fascismo fu il voluto accantonamento dei principi sanciti dal suo fondatore ed ideologo. Ma cosa scrivevano riguardo al Fascismo Mussolini e Gentile?
La dottrina Fascista è basata sul Sindacalismo Nazionale Mussoliniano. Benito Mussolini si rese conto, insieme a molti altri Sindacalisti come Orano, Oliviero Olivetti, Corridoni, che le teorie sociali di Carlo Marx si dimostravano politicamente irrealistiche, oltre che criminali, e dunque fallimentari. Partendo dal pensiero di Sorel, ma prima ancora da quello di Mazzini, il Socialismo Mussoliniano divenne Nazionale e Sindacale, Etico, di matrice mazziniana (quindi superando criticamente anche Sorel). L’approfondimento dell’ideologo repubblicano del Risorgimento lo portò a dichiarare di voler INTEGRARE le sue teorie. E questa dottrina politica sia Mussolini, che Gentile come suo interprete, non nascosero mai. I fascisti sapevano benissimo cosa volevano. Nel 1921 (data della nascita del partito) il corpo dottrinario fascista era di già chiaro e definito. Il realismo fascista è stato usato spesso per definire i suoi contenuti un vuoto e cieco pragmatismo, orientato al solo aggregamento di forze. In realtà il fascismo, proprio perché risolutore dei problemi Sociali e Nazionali, non poteva non essere realistico. Se non lo fosse stato sarebbe stato una semplice variante del leninismo! Ma questo realismo Mussolini non lo negò mai. Anzi lo mise nero su bianco nei suoi articoli del “Popolo d’Italia” (non era un caso che il suo giornale riprendeva il nome del giornale mazziniano), nel suo programma politico del 1919 e del 1921, nei suoi discorsi, nella voce“Dottrina” redatta nel 1933 per l’Enciclopedia Italiana. Quella del ’33 fu solo una sistemazione. Un compendio. Perché i programmi e la dottrina, alla dirigenza fascista erano assai chiari. Proprio questa chiarezza portò alla sorda lotta del neo-fascismo contro il fascismo storicamente inverato! Il Fascismo ha un progetto Sociale e Nazionale. Il suo Socialismo si chiama Corporativismo. La sua dottrina politica si chiama Stato Etico Nazionale del Lavoro! E questo, a lume documentato di dottrina, nessuno mai potrà negarlo. Qualcuno dovrebbe dunque spiegarmi secondo ragione come si possa da più parti affermare di riconoscersi in un determinato progetto politico storicamente costituito e poi manipolarne a proprio piacimento i contenuti, stravolgendone l’originario fine e prescindendo addirittura da chi l’ha creato!

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)


Ultima modifica di RomaInvictaAeterna il Mar Nov 04, 2008 11:56 am, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Mar Nov 04, 2008 8:47 am    Oggetto:  
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(seconda uscita)

Tante identità per nessuna idea
Le deviazioni di Destra e Sinistra, all’interno dell’area, hanno inaugurato un nuovo tempo sposando paradossalmente di fatto e nel modo più estremo le teorie della “vulgata resistenziale”. Perciò secondo tale errata interpretazione la Socializzazione delle imprese sarebbe “altro” rispetto al Corporativismo. Quindi bisogna “evolverla” rivalutando Marx e sviluppandone le teorie in forma attualizzata! Questa assurdità non trova riscontri nel pensiero di Mussolini, che in un indimenticabile discorso politico e programmatico al Teatro Lirico di Milano, nel dicembre 1944, con gli occupanti tedeschi in casa, disse testualmente che … “Dal punto di vista sociale, il programma del fascismo repubblicano non è che la logica continuazione degli anni splendidi che vanno dalla Carta del Lavoro alla conquista dell’Impero. La natura non fa salti, nemmeno l’economia. Bisognava porre le basi con le leggi sindacali e gli organismi corporativi per compiere il passo ulteriore della socializzazione.” Ma poco importa, anche se a corroborare queste parole di per sé chiarissime vi sono le leggi che la anticipano nei venti anni di Regime mussoliniano, i documenti politici che sanciscono a cosa puntasse il fascismo, le dichiarazioni programmatiche degli anni che vanno dal 14 al 21, in date non sospette. Altro che velleità strumentali per fare “finta” di essere quello che il fascismo non è! Altro che mossa propagandistica! Mussolini pronunciò il discorso del Lirico anche contro i nazisti, nei confronti dei quali stava combattendo una vera e propria guerra politica e diplomatica. Sia per il sempre manifestato disprezzo nei loro confronti e nei confronti della loro dottrina barbara (il fascismo non è nazismo né una sua filiazione!), sia per tentare in ogni modo razionale di risparmiare all’Italia, il più possibile la loro furia bestiale. Tutti gli autonominatisi “interpreti” del cosiddetto“vero fascismo”, oggi, concordano nel dire che quanto espresso nelle dichiarzioni politiche mussoliniane non fu veramente “pensiero”, continuando ad invocare la “tesi della vulgata”, purtroppo condivisa parzialmente anche da grandi uomini di cultura, e cioè che il fascismo non fu un fenomeno politico unitario. Vi sono un movimento fascista, un “regime” fascista, un fascismo repubblicano, addirittura per i più inveterati sostenitori della storiografia resistenzialista vi è un nazi-fascismo, ovviamente tutti “fascismi” diversi. Tutte “anime” del fascismo. E il fascismo “vero” ? Quello che le unisce tutte tramite il “capo carismatico”! Le diverse“anime” che l’Uomo di Predappio seppe unire, però, non ci sono più. Oggi sono tutt’altro. Quindi diverso sarà il “neo-fascismo”!
A questo punto vorrei rispondere alla domanda posta in principio di questo mio intervento: il fascismo ebbe un’identità precisa? Ebbe una dottrina politica chiara e univoca a dispetto di quanto detto dai più o fu solo un movimento pragmatista che tendeva alla sola e immediata risoluzione di problemi politici e sociali contingenti? E se ebbe un’identità propria, fu di destra o sinistra?
Da quanto fin qui scritto emerge che il Fascismo ebbe una identità precisa, definita, ovviamente, dai suoi principali esponenti culturali, ovvero Benito Mussolini e Giovanni Gentile. Che sicuramente non fu una identità di Destra, e men che meno radicale. Ma allo stesso tempo non fu neanche di Sinistra, se non altro nel modo convenzionale di identificare questa categoria politica. Già, perché quello di Mussolini fu sicuramente un progetto politico che si potrebbe definire Socialista Nazionale, quindi di Sinistra nel senso stretto del termine, ma questa sinistra non ebbe alcuna corrispondenza con nessun gruppo politico, opponendosi in modo netto alla Sinistra “convenzionale”, al Socialismo materialista, riformista, di tutti i movimenti comunemente identificati in questa categoria. Ad avvalorare le tesi del sottoscritto contribuiscono alcuni brani della dottrina fascista che di seguito riporto:
“…Per questo tutto ciò che, migliorando le condizioni delle masse, aumenta la potenzialità produttiva della nazione e quindi la capacità di espansione e di vittoria nella gara pacifica di domani fra le nazioni del mondo, è difeso e sarà difeso da noi, con assoluto disinteresse, perché noi - e sarebbe forse superfluo ripeterlo - non cerchiamo voti, né stipendi e nemmeno popolarità. La sua formula del 1917 che si riassumeva nel grido:date un contenuto sociale alla guerra!, l'ho ripresa in questi ultimi tempi, con una serie di scritti, da quello del maggio alle ultime «divagazioni», nei quali ho cercato di presentare un sistema di idee, che io chiamerei in sintesi: sindacalismo nazionale.” (Benito Mussolini, Il Popolo d’Italia, 9 novembre 1918)
“Insomma si tratta di creare e «azionare» una convergenza di forze economiche per cui al massimo di potenzialità produttiva, corrisponda il massimo benessere per le masse lavoratrici. Va da sé, che questo aumentato benessere si ripercuoterà sulla potenzialità produttiva. Bisogna convincersi che le due forze economiche, produttori borghesi e produttori proletari, si condizionano a vicenda, con una rigidità matematica. Una borghesia insufficiente, retriva, paurosa ha la sua antitesi necessaria in un proletariato incolto, abbrutito, povero. Sino a ieri proletario e povero erano la stessa cosa, d'ora innanzi proletario e produttore saranno la stessa cosa” (Benito Mussolini, Il Popolo d’Italia, 9 novembre 1918)
“Il fascismo è, in fatto di regime [ecco il famoso appiglio per definire il fascismo cieco pragmatismo, smentito da Mussolini], al disopra della monarchia e della repubblica [all’epoca le forme principali]. Considera queste speciali forme di istituzioni politiche non già «sotto la specie dell'eternità», ma dal punto di vista delle contingenze storiche.” (Benito Mussolini, Il Popolo d’Italia, 25 maggio 1921)
“Il Partito Nazionale Fascista si propone di agitare i seguenti postulati a favore delle classi lavoratrici e impiegatizie: …3)Una rappresentanza dei lavoratori nel funzionamento di ogni industria, limitatamente per ciò che riguarda il personale.4)L'affidamento della gestione di industrie o di servizi pubblici ad organizzazioni sindacali che ne siano moralmente degne e tecnicamente preparate.5)La diffusione della piccola proprietà in quelle zone e per quelle coltivazioni che produttivamente lo consentano.” (Programma del Partito Fascista, 1921)
“- Vorrei perciò che l'assemblea accettasse le rivendicazioni del sindacalismo nazionale dal punto di vista economico (piazza s. sepolcro, 23 marzo 1919 )- Non è singolare che sin dalla prima giornata di Piazza San Sepolcro risuoni la parola corporazione che doveva, nel corso della Rivoluzione, significare una delle creazioni legislative e sociali alla base del regime?” (Dottrina del Fascismo, Benito Mussolini – Giovanni Gentile, 1933)
Si potrebbe continuare quasi all’infinito ad inserire tantissimi altri brani della Dottrina Fascista per mostrarne la coerenza ideale mai mutata nell’arco di tutta l’esperienza del ventennio. Il fascismo aveva in animo la Socializzazione delle imprese quale prodotto intrinseco di una “rivoluzione continua” avente come fine la realizzazione dello Stato Etico Corporativo. La Socializzazione rappresentava il principale aspetto sul versante economico del Corporativismo, e la sua elaborazione dottrinaria è evidente fin già nel programma del Partito del 1921! Non siamo nel 1944 ma nel 1921! Segno che le istanze fasciste in campo economico e sociale erano chiaramente espresse fin dalle origini del movimento ed aspettavano soltanto il momento storico propizio per essere applicate! Dunque pragmatismo sì, ma non senza una precisa direzione dottrinaria da perseguire tenacemente. Oggi, si può dunque essere ancora fascisti? La risposta secondo me è si, basta volerlo. Il fascismo rappresenta ancor’oggi il progetto politico più moderno, equo, democratico e popolare che esista, e certamente non è ascrivibile né alla destra né alla sinistra!

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MessaggioInviato: Mar Nov 04, 2008 10:46 am    Oggetto:  
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Ricordo bene il contegno dell'Occidentale. Già il titolo della rivista era tutto un programma, ma poiché non abbiamo mai rifiutato di esporre il nostro modo di pensare a chiunque ed a prescindere dalle rispettive visioni ideologiche, Stefano accettò di scrivere anche su quella rivista come avevamo già avuto occasione di scrivere anche su altri giornali.
Risultato: l'articolo venne diviso in due, contornato di altri pezzi che cianciavano di multiformità del fascismo e dei meriti del conducador di Arcore,negando con ciò il contenuto stesso di quanto scritto da RomaInvicta al quale venne cestinato l'ultimo articolo che negava qualsiasi corrispondenza ideologica non solo fra destra e fascismo ma l'antiteticità stessa dei "valori" del berlusca con quelli dello Stato Etico fascista.
Insomma al solito "il camaleonte" Adinolfi voleva solo strumentalizzare quanto scriviamo in funzione del suo padrone.

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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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MessaggioInviato: Mar Nov 04, 2008 11:48 am    Oggetto:  
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.Infatti caro Marcus, ecco il famoso III articolo, non pubbilcato. Che fece chiudere definitivamente con la mia "presenza" evidentemente scomoda

La “Liberalizzazione” come strumento dei nuovi Feudi.

Vi sono molti fatti che hanno determinato grandi svolte per l’umanità. Sia in positivo che in negativo. Uno di questi è l’avvento del pensiero “Liberista”, inizialmente accolto sotto grandi auspici a causa dell’aspettativa di “liberazione” dalla logica feudale che esso avrebbe dovuto portare. Ebbene dopo un primo periodo di slancio positivo, come non poteva essere altrimenti visto che si andava delineando il cambiamento da una realtà cristallizzata ad una con aspettative di dinamicità, l’effettiva inadeguatezza, e in ultima analisi, inutilità e dannosità del liberismo per gli equilibri socio-economici si mostrò in tutto il suo dramma.
Il “Liberismo”, legato come era alla filosofia razionalistico – positivista, da essa prendeva forza e giustificazione. Un mondo che doveva fare i conti con i propri eccessi di un tempo, non riusciva a rispondere in modo mediato ed adeguato ai problemi insorgenti. La voglia di sviluppare la civiltà europea (e mondiale), di “liberarsi” dai fardelli e dagli abbrutimenti inumani, invece di portare ad un esame della realtà non ideologico o pregiudiziale ma realistico e dinamico, è degenerato e si è incatenato nei meandri del dogma filosofico. La realtà, secondo la filosofia che prendeva potere nelle menti, doveva “obbedire” ad un dettato che essa stabiliva come razionale (non era importante che lo fosse davvero): e si scivolava così verso un altro periodo di eccessi, che apriva scenari di devastazione planetaria, di cui ancora oggi purtroppo vediamo i risultati.
Il “Liberismo”, che tradisce nel termine una certa spinta bene augurante (si pensa subito alla parola “Libertà”, povero termine abusato in ogni modo!)… in realtà cela una terribile realtà: la trasposizione e lo sviluppo dello stesso Feudalesimo che voleva finalmente superare! La teoria dei “padri” (ad esempio Smith e Ricardo) di questo pensiero fa intuire che sia impossibile che una mente umana ragionevole possa averla creduta (o possa crederla) valida sempre e comunque, per ogni tempo e per ogni Gente! Eppure la “Globalizzazione” ci sbatte in faccia che i “potenti” del mondo impongono oggi come ieri questo proposito assurdo!
Il “Liberismo” vuole una centralità assoluta dell’economia nella vita dei popoli. Vuole che gli Stati Nazionali siano estromessi anche solo dalla possibilità di esprimersi pro o contro un dato “evento” economico (il Liberismo “perfetto”!)! Vuole che la Politica si occupi esclusivamente della gestione dell’ ordine interno allo Stato e della amministrazione ordinaria. Quanto più lo Stato è assente, tanto meglio! Il Positivismo naturalista (quindi come dire: la scienza dà ragione al Liberismo!) è giustificazione della teoria principale per la “prosperità” economica in un “mercato” liberista: il migliore, ovvero chi ha la possibilità, il più forte, fra gli “attori economici” trionfa! E la “libera concorrenza”, che deve essere lasciata nelle condizioni di rimanere libera da ogni organismo intermedio, deve determinare l’avvento della migliore qualità al miglior prezzo puntando al miglior profitto (quindi razionalizzando il più possibile le spese, cercando i maggiori guadagni).
E’ palese in queste “sentenze” il loro limite, in una prospettiva ampia, e insieme la loro pericolosità. E’ chiaro come il sole che una “battaglia” fra attori economici (che ricorda la battaglia fra le specie del pianeta e la vittoria di quella più forte) se non regolamentata da un Ente super – partes, porta de plano alla eliminazione economica dell’avversario con ogni mezzo funzionale al fine! Inoltre ancora più pericoloso il concetto di “profitto”. Se è chiaro che un’azienda deve avere profitto per prosperare, non lo è altrettanto che questo deve essere considerato il criterio di esistenza stessa dell’azienda e il suo fine ultimo! In una situazione del genere, il fine e i mezzi mettono le basi per una stabile e duratura… ingiustizia (penso ad esempio ai salari dei lavoratori)! C’è da dire anche che non è vero, realisticamente, che il migliore, ovvero nella visione Liberista chi ha la possibilità, sia anche il migliore in assoluto! La cronaca e la storia hanno mostrato che idee con un potenziale innovativo e di benessere immenso, per il fatto di non essere supportate o non avere mezzi idonei (la forza) soltanto per entrare nel cosiddetto “mercato”, siano franate rovinosamente. Portando con loro la promessa che le animava. In questo caso la mancanza di mezzi e la impossibilità di entrare in modo paritetico nella concorrenza “leale”, chiedendo solo al “campo” di sancire la validità o meno di una proposta, hanno determinato l’avverarsi del dogma liberista al contrario: il più forte, non importa se il “migliore”, vince! Altra immensa rovina sociale è la costituzione dei cosiddetti “Trust” o Cartelli Economici. Essi sono la quintessenza dell’ingiustizia e della degenerazione della teoria del profitto! Le Aziende tendono naturalmente, guardando al profitto, ad arrivare a frenare la “concorrenza” (chi ha detto che sia leale?) ad un punto di “equilibrio” che possa garantire insieme stabilità e profitto spartito. Si arriva così alle “alleanze” o alle fusioni. Esse generano continuamente aberrazioni tali da diventare mostri monopolistici che si stabiliscono come roccaforti inespugnabili! E’ il caso della Telecom ad esempio, per le nostre telecomunicazioni. Oppure, ancora peggio, degli Istituti Bancari. E’ recente la notizia della prossima ennesima fusione del Banco SanPaolo con BanchIntesa. Vi chiederete: e lo Stato come reagisce a questa che potremmo anche definire una “deformazione”, anche se perfettamente logica, dello stesso liberismo? Lo Stato tace. Soprattutto quando è italiano! Gli Stati rispondono con organi anti-turst che però non hanno nessuna facoltà decisionale assoluta! A parte denunce e condanne, sterili starnazzi, i cosiddetti “anti-trust” fanno opera di propaganda. Anche quando spingono alla revisione effettiva di situazioni mostruose! Bisogna vedere infatti poi come finisce!
Le “Liberalizzazioni” entrano pienamente in questo contesto aberrante. In Italia, dove lo Stato è esso stesso mostruoso e privo di una identità precisa, sono un utile mezzo affinché i feudi economici trustificati allunghino i loro tentacoli fagocitando realtà statali che sono fisiologicamente a pezzi. Nulla da dire che lo Stato Italiano attuale faccia pietà! Ma la soluzione risiede nella riforma integrale, oserei dire rivoluzionaria, dello Stato stesso! Da uno Stato cadavere, ad uno Stato Vivo e Vigile! Le “Liberalizzazioni” tendono a inserirsi in organismi fatiscenti cannibalizzati a suo tempo dalla amministrazione statale e dal ladrocinio istituzionalizzato. Gli organi nazionali, infatti, nella attuale “cultura” sono appendice per interessi oligarchici, ed in questo non sono differenti dalle sanguisughe liberiste! Proprio per questo si formano importanti alleanze strategiche, evidenziate ad esempio dagli episodi che coinvolsero personaggi come Fazio, Geronzi, Ricucci, Fiorani, Consorte, Gnutti e compagnia… Tra l’altro episodi largamente marginali in relazione alla realtà economica attuale. Eventi emersi solo (a rigor di logica) per lo sbocco di lotte intestine di potere, che portano spesso alla volontà di eliminare chi infastidisce le “scalate”! Sempre se, liberisticamente parlando, si ha la “forza” di farlo!
Ebbene, in questa situazione, aggravata da una politica nazionale che vede personaggi indegni di mostrare anche solo la loro faccia alla guida di questo straccio di Stato, tipo Berlusconi, Prodi, Fini, Cossutta, Bertinotti, per citarne solo alcuni, la soluzione non esiste. O meglio, esiste al di fuori di questo sistema politico ed economico. Oggi la soluzione migliore a questo impiastro puzzolente che abbiamo davanti è quella dello Stato Corporativo Fascista! Uno Stato che, facendo da cardine Unitario ed Etico, media ed interviene con le sue Leggi, inserisce nel Diritto il Sindacalismo Nazionale e la funzione Social-Nazionale della Proprietà Privata in Economia, sancisce la Socializzazione delle Imprese, e scardina la dittatura liberista!

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