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RECENSIONE DEL LIBRO SU UN QUOTIDIANO BERLUSCONIANO

 
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Marcus
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MessaggioInviato: Sab Ago 30, 2008 12:37 pm    Oggetto:  RECENSIONE DEL LIBRO SU UN QUOTIDIANO BERLUSCONIANO
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Una nuova recensione del nostro libro è stata fatta su un quotidiano del "popolo delle libertà". Come avrete modo di leggere il recensore a mio giudizio non ha colto l'essenza del contenuto del libro, ad ogni modo, fatta presente la doverosa replica inviata allo stesso giornalista che allego unitamente alla recensione, invito tutti quanti voi ad esprimere il vostro parere.

L'Opinione delle libertà, Edizione 172 del 21-08-2008

“L’identità fascista” ovvero il socialismo in salsa italiana

di Romano Bracalini

Sebbene l’esperienza fascista sia sufficientemente lontana da noi, e per molti della generazione attuale una fase storica non vissuta, sussiste ancora l’idea, specie in ciò che resta della sinistra comunista, che il fascismo sia stato essenzialmente un regime di “violenza”, un movimento reazionario “piccolo borghese”, senza motivazioni sociali né basi filosofiche e culturali. Un altro grossolano errore culturale, sempre da parte marxista-leninista fu quello di definire il fascismo la “fase suprema del capitalismo”, quando invece fin dal 1919 esso palesò di voler combattere la grande borghesia industriale, i “pescicani”, affamatori del popolo (in un linguaggio analogo a quello di cellula), per erigere sulle ceneri dello stato individualista borghese lo stato etico e corporativo dell“uomo nuovo”, suprema ambizione di tutte le tirannie sociali. In realtà il fascismo fu tutto e il contrario di tutto: repubblicano e monarchico, rivoluzionario e pantofolaio, di sinistra e di destra.

Ebbe una visione imperiale e da strapaese, in un connubio inestricabile di velleità provinciali. Merito di due studiosi, Marco Piraino e Stefano Fiorito, l’aver fatto giustizia nel loro libro, “L’Identità Fascista” (Lulu 2008), di molti luoghi comuni e manipolazioni circa il carattere demoniaco, “criminale”, del fascismo, per rintracciare con più costrutto le origini e le motivazioni del progetto politico e dottrinario del fascismo in base a una vasta e rara documentazione che per eccesso di semplificazione rischierebbe di andare perduta. Il fatto è che la vulgata consolatoria, tesa a scagionare un intero popolo dalla taccia di opportunismo e collaborazionismo col regime, continua ad accreditare la tesi mendace che il fascismo occupò lo stato ed esservì un popolo virtuoso mantenendo il potere per vent’anni senza incidere nella mentalità e nel costume degli italiani.

Una balla gigantesca. Il fascismo non fu “un’invenzione” momentanea e contigente: fu un riflesso inconscio del carattere italiano, quale si era formato nei secoli della decadenza: gradasso ma vile, nazionalista ma pronto e vendersi, orgoglioso ma privo di nerbo. Il movimento fascista, che riassumeva tutti gli stati d’animo e tutte le dottrine politiche dell’Ottocento, promise il riscatto e l’emancipazione di un popolo. Promise il ritorno all’antico prestigio e alla potenza militare, che in Italia per la verità non s’era mai vista. Non a caso vennero riassunti tutti i possibili motivi di orgoglio, dall’antica Roma al Risorgimento eroico, per dare agli italiani una nuova coscienza nazionale e una identità nuova di zecca. Così il fascismo, al contrario di come viene rappresentato, fu lo sbocco fatale di un paese alla ricerca dell’uomo che portasse a compimento le attese, le speranza e il destino di un popolo frammentato e diviso, rimasto in coda all’Europa civica e liberale che vantava secoli di primati e di esperienza; sicchè nei metodi sbrigativi e autoritari del fascismo esso vide un’occasione per bruciare le tappe e guadagnare il tempo perduto.

Non è così facile rimediare in poco tempo alle secolari lacune della cultura e dell’educazione. Da qui l’esasperato nazionalismo da paese povero - simile a quello odierno dei paesi del Terzo Mondo - la politica di rivendicazioni territoriali, il tardivo colonialismo per eguagliare l’orgoglio imperiale di inglesi e francesi. Tutto ciò invece di suscitare irrisione, unì in un unico sentimento patriottico popolani, borghesi, intellettuali. Il fascismo fu un fenomeno complesso e i due autori ci mettono in guardia dalle facili asserzioni e dalle strumentalizzazioni fatte a fini di propaganda ideologica di segno opposto. Solo di recente, scrive A. James Gregor, professore di scienze politiche dell’università Berkeley della California, nella presentazione del libro, “un crescente numero di studiosi del fascismo ha cercato di comprendere meglio il fondamento razionale del movimento rivoluzionario che ha modellato gran parte della storia del ventesimo secolo. Fino a poco tempo addietro, ciò è stato molto difficile”.

La rinuncia della critica marxista a collocare il fascismo nella prospettiva di una ricerca storica seria, senza dogmi e prevenzioni, mantenendo ferma la condanna politica (chi tenta un approccio diverso, più consono ai tempi, è bollato con l’epiteto infamante di “revisionista” che equivale a un’altra condanna), obbedisce all’obbligo ideologico di relegare il fascismo all’opposto del comunismo, che ne sarebbe l’antidoto; mentre in realtà fascismo e comunismo nascono dalla stessa matrice autoritaria e anzi il comunismo non fu che il superamento del fascismo del quale i partiti comunisti dell’Est e di Occidente ebbero ed hanno in comune metodi, riti, programmi, cerimonie, perfino lo stesso linguaggio “proletario”, oltre alla cornice autoritaria in cui lo stato e il partito dovevano prevalere sull’egoismo individuale e sulla libertà dell’uomo. Se si preferisce, il fascismo è stato un “socialismo reale” più blando. La differenza è tutta qui.



Risposta del 28-08-2008

Caro Bracalini, mi scuso per il ritardo con il quale le rispondo ma solo ora sono tornato dalle ferie e vengo a conoscenza della sua recensione inerente L’Identità Fascista. La ringrazio per il tempo che ha voluto dedicare alla lettura del nostro lavoro e per la sua disponibilità a recensirlo per la sua testata, anche se, ad onor del vero, non le nascondo che non reputo condivisibili la maggior parte delle sue osservazioni. Esse infatti a mio parere non sembrano cogliere che il punto di vista nel quale andrebbe più giustamente collocata la nostra analisi non riguarda il come le masse, italiane o straniere, percepirono il fascismo, né come esso possa essere stato interpretato erroneamente dalle scuole politiche marxista o liberale, ma piuttosto su come esso percepisse se stesso e volesse essere percepito dalla massa, facendo luce cioè su ciò che gli stessi fascisti (in tal senso non questo o quel fascista, ma i principali ideologi nonché i documenti ufficiali diffusi dal P.N.F.) consideravano come essenza della loro ideologia. Alla luce di ciò e della documentazione prodotta nel libro appare allora fuorviante parlare del fascismo in termini di “riflesso inconscio del carattere italiano” poiché casomai tale carattere esso voleva rimodellare costituendone di fatto l’esatta antitesi. Né mi pare possa essere descritto come rincorsa tesa a colmare ad ogni costo e con ogni mezzo il divario con la cosiddetta “Europa civica e liberale”, poiché se è vero che fu movimento eminentemente moderno e progressista, di certo marciava in direzione di una modernità diversa ed alternativa a quella espressa dai liberali di ogni segno e colore. Una nuova modernità, che in quanto tale non può essere in alcun modo incatenata agli angusti e superati schemi delle categorie di destra e sinistra, poiché incentrata sul concetto cardine dello Stato Etico all’insegna di quella che veniva definita dalle stesse camice nere come una “rivoluzione totalitaria permanente”, che faceva proprie le istanze di giustizia sociale e partecipazione della massa alla vita dello Stato corporativo ma che non per questo può essere accomunata al cosiddetto socialismo reale dell’ex Unione Sovietica o delle sue filiazioni più o meno spurie, poiché a differenza di questi ultimi esso era animato da una visione dell’Uomo eminentemente antimaterialista in cui, come si legge nella ufficiale dottrina del fascismo … l'uomo è veduto nel suo immanente rapporto con una legge superiore, con una Volontà obbiettiva che trascende l'individuo particolare e lo eleva a membro consapevole di una società spirituale … una concezione in cui il mondo … non è questo mondo materiale che appare alla superficie, in cui l'uomo è un individuo separato da tutti gli altri e per sé stante, ed è governato da una legge naturale, che istintivamente lo trae a vivere una vita di piacere egoistico e momentaneo. L'uomo del fascismo è individuo che è nazione e patria, legge morale che stringe insieme individui e generazioni in una tradizione e in una missione, che sopprime l'istinto della vita chiusa nel breve giro del piacere per instaurare nel dovere una vita superiore libera da limiti di tempo e di spazio: una vita in cui l’individuo, attraverso l'abnegazione di sé, il sacrificio dei suoi interessi particolari, la stessa morte, realizza quell’'esistenza tutta spirituale in cui è il suo valore di uomo … visione questa totalmente assente nei vari comunismi e che vedeva in tale giustizia sociale il solo mezzo, ma non il fine ultimo, per giungere all’attuazione dell’Uomo integrale. l’Uomo Nuovo che, come l’antico cittadino romano, era in grado di pervenire ad una nuova società gerarchicamente ordinata, insieme nazionale ed imperiale, italiana per cultura e contemporaneamente universale. Dunque era il fascismo che in virtù della sua essenza spirituale pensava di superare le tare del materialismo comunista e non viceversa, dando così vita ad un modello politico ideologico totalmente nuovo. Senza la comprensione di tale fondamentale passaggio si finisce col negare di fatto l’essenza stessa e l’originalità dell’identità politica fascista, peraltro sempre rivendicati ufficialmente dagli stessi ideologi in camicia nera. Si nega cioè la vera novità del movimento fascista, riconosciuta invece dagli stessi professori Gregor e Griffin. Si rischia in ultima analisi di perpetuare ancora una volta l’incomprensione di tale fenomeno politico, alimentando non più l’errato pregiudizio di parte marxista, che lo voleva reazione del capitalismo più becero, ma quello ugualmente errato di parte liberale, che lo descrive appunto come pallida imitazione dei socialismi marxisti. Ecco perché, quantunque abbia apprezzato la sua personale disponibilità, non mi sento di condividere la sua analisi.
Cordialmente
M P


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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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MessaggioInviato: Dom Ago 31, 2008 4:55 am    Oggetto:  
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Mbeh, caro Marco, mi fa piacere che il libro abbia avuto un'altra recensione.
Mi fa meno piacere che sia stata così strumentale. Nel merito hai già ampiamente fatto notare tutto quello che c'era da notare.
In questo caso l'uso struentale è in funzione anticomunista. Se ci pensate bene, hanno utilizzato l'MSI in questo modo per 50 anni. Tant'è vero che poi il braccio armato della DC, morta la DC, è diventata un DC di seconda o terza categoria.
Ora il libro viene interpretato in questa funzione, ma poi quando la lettura non diviene più utile a certe altre pregiudiziali, il contenuto viene stravolto. Al punto che si dubita che il libro sia stato letto o compreso completamente. Ci può pure stare - anzi ci sta pienamente - la lettura del libro come una ennesima smentita della vulgata resistenziale nella comprensione del Fascismo. E fin qui nulla da eccepire.
Ma quando sento affermazioni di questo tipo: "In realtà il fascismo fu tutto e il contrario di tutto: repubblicano e monarchico, rivoluzionario e pantofolaio, di sinistra e di destra." o "Il fascismo non fu “un’invenzione” momentanea e contigente: fu un riflesso inconscio del carattere italiano, quale si era formato nei secoli della decadenza: gradasso ma vile, nazionalista ma pronto e vendersi, orgoglioso ma privo di nerbo." oppure "Se si preferisce, il fascismo è stato un “socialismo reale” più blando", vedo interpretazioni completamente estranee ed anzi antitetiche al contenuto del libro.
O forse io ho letto un altro libro? O forse si vuol capire quello che piace e quello che non piace lo cassiamo?
In queste affermazioni è chiara la volontà strumentale. Almeno è chiara l'interpretazione del recensore, che sarà la sua personale, però non è affatto quella del libro... di questo no di sicuro. Sua personale che però rientra nel contesto della vulgata antifascista, non di quella marxista e vulgata per eccellenza, ma di quella di segno opposto che vede nel fascismo un coacervo, "tutto e contrario di tutto" appunto.
Posizione questa che guardacaso, come più volte visto su queste pagine, coincide con quella dell'area-rottame.
Cosa questa che ci dà un'utile spunto di riflessione. Perchè conferma, ancora una volta, che l'area recepisce il giudizio di sè, lo fa suo, che di essa danno i suoi denigratori antimarxisti (e non solo) ma al bisogno opportunisti manovratori in funzione antimarxista o più banalmente elettorale.
Esattamente come l'MSI a suo tempo! Il braccio armato della DC... I servi dei servi del padrone d'oltreoceano. Così come oggi è l'area...
Tutto ciò conferma, agli occhi di chi sia in buona fede, le nostre antiche ragioni.
L'area, non potendoci strumentalizzare, ci odia e ci attacca. Ora i manovratori ci scoprono, e fin qui ci fa piacere, ma purtroppo per un uso strumentale. Esattamente come fanno con l'area-letame. Solo che essa, a differenza nostra, è strumento felice di essere tale.
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MessaggioInviato: Dom Ago 31, 2008 10:09 am    Oggetto:  
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Tribvnvs ha scritto:

O forse si vuol capire quello che piace e quello che non piace lo cassiamo?
In queste affermazioni è chiara la volontà strumentale. Almeno è chiara l'interpretazione del recensore, che sarà la sua personale, però non è affatto quella del libro... di questo no di sicuro. Sua personale che però rientra nel contesto della vulgata antifascista, non di quella marxista e vulgata per eccellenza, ma di quella di segno opposto che vede nel fascismo un coacervo, "tutto e contrario di tutto" appunto.
Posizione questa che guardacaso, come più volte visto su queste pagine, coincide con quella dell'area-rottame.
Cosa questa che ci dà un'utile spunto di riflessione. Perchè conferma, ancora una volta, che l'area recepisce il giudizio di sè, lo fa suo, che di essa danno i suoi denigratori antimarxisti (e non solo) ma al bisogno opportunisti manovratori in funzione antimarxista o più banalmente elettorale.
Esattamente come l'MSI a suo tempo! Il braccio armato della DC... I servi dei servi del padrone d'oltreoceano. Così come oggi è l'area...
Tutto ciò conferma, agli occhi di chi sia in buona fede, le nostre antiche ragioni.
L'area, non potendoci strumentalizzare, ci odia e ci attacca. Ora i manovratori ci scoprono, e fin qui ci fa piacere, ma purtroppo per un uso strumentale. Esattamente come fanno con l'area-letame. Solo che essa, a differenza nostra, è strumento felice di essere tale.


Da incorniciare. Sintesi perfetta ed indiscutibile a causa della realtà dei fatti che la rende cristallina. Purtroppo.

Questo, nel nostro piccolo (e manco tanto piccolo Wink ) dovrebbe far riflettere i tanti che vanno dietro a certi partiti, radicali o moderati che siano, pensando ancora che usino "strategia". Sì. Che da 60 anni, molto strategicamente, porta alla sudditanza al Sistema, al ladrocinio, ai crimini, allo sfruttamento e alla svendita allo straniero oppressore!!
Ma quando neanche questa evidenza basta... si comincia a dubitare di chi sostiene in ogni caso questo letame, a prescindere da ciò di cui blatera e dei paroloni con cui si riempie la bocca. Delle due l'una:o babbei o prezzolati. O tutt'e due le cose.

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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Dvx87




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MessaggioInviato: Dom Ago 31, 2008 10:58 am    Oggetto:  
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Francamente, da esperto in materia, sono stanco di veder propinata la solita ricetta del "nazionalismo esasperato per colmare lacune culturali" che, nel contesto pseudo-italiano, viene inculcata persino a livello universitario senza rendersi conto che tale schematismo impedisce una reale comprensione dei fenomeni politici e sociali del passato ma anche del presente.
Il fascismo non ritiene di dover colmare alcuna lacuna nei confronti dell'europa liberale e, in special modo, della cultura francese poichè considerava se stesso come la ricetta per la creazione di una nuova modernità. Non è un processo troppo difficile da capire perchè, alla fine del '800, la germania guglielmina fece qualcosa di simile proclamandosi ufficialmente interprete di una nuova modernità (la famosa kultur tedesca). Il vedere l'europa come una entità culturale perfettamente unita nel segno della rivoluzione francese e dell'illuminismo è una menzogna storiografica che viene oggi propinata per scopi politici. Il continente europeo è stato diviso da diverse correnti di pensiero fino a cinquanta anni fa ed in parte continua ad esserlo ancora ora. Il fascismo italiano si inserisce a pieno titolo tra queste correnti di pensiero. Esso non va a dividere ciò che era già unito ma si inserisce in un contesto già diviso di suo (altrimenti come si spiegherebbe la prima guerra mondiale se c'era tutta questa unità?).
Questa vera e propria ottusità impedisce l'analisi di fenomeni più recenti avvenuti nel terzo mondo, i quali vengono classificati come nazionalismi esasperati ma in realtà non lo sono.
Facciamo un paio di esempi giusto per rendere l'idea: il regime degli ayatollah in iran, l'integralismo religioso in medioriente, la democrazia consociativia in india, la politica di potenza della russia di putin, le aspirazioni di maggiore potere del giappone ecc.
Siamo sicuri che tutti questi fenomeni siano classificabili in semplice nazionalismo?
Ad una analisi più attenta di tali fenomeni ci rendiamo, invece, conto che non si tratta di nazionalismi nati per colmare la distanza con l'occidente ma di nazioni che, rifiutando il modello occidentale, propongono o si auspicano di porporre deiversi modelli di sviluppo. Che poi si possa condividere o meno tali modelli non è oggetto di analisi politologica.
Finchè si contiunuerà a ragionare considerando il nostro modello come "il migliore dei mondi possibili" e la ricetta finale per ogni male dell'umanità allora sarà impossibile comprendere i fenomeni che sono accaduti e che tutt'ora accadono con conseguenze che potrebbero essere non soltato "accademiche".
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MessaggioInviato: Dom Ago 31, 2008 1:40 pm    Oggetto:  
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Dvx87 ha scritto:

Facciamo un paio di esempi giusto per rendere l'idea: il regime degli ayatollah in iran, l'integralismo religioso in medioriente, la democrazia consociativia in india, la politica di potenza della russia di putin, le aspirazioni di maggiore potere del giappone ecc.
Siamo sicuri che tutti questi fenomeni siano classificabili in semplice nazionalismo?
Ad una analisi più attenta di tali fenomeni ci rendiamo, invece, conto che non si tratta di nazionalismi nati per colmare la distanza con l'occidente ma di nazioni che, rifiutando il modello occidentale, propongono o si auspicano di porporre deiversi modelli di sviluppo. Che poi si possa condividere o meno tali modelli non è oggetto di analisi politologica.
Finchè si contiunuerà a ragionare considerando il nostro modello come "il migliore dei mondi possibili" e la ricetta finale per ogni male dell'umanità allora sarà impossibile comprendere i fenomeni che sono accaduti e che tutt'ora accadono con conseguenze che potrebbero essere non soltato "accademiche".


Giustissimo Daniele. Lo stesso concetto totalizzante di "occidente", a sua volta inserito nel concetto di modello "insuperabile" di "democrazia" e "libertà", è un modello falso e imposto dai vincitori della guerra guerra fredda a partire dal 1945. Gli sconfitti della guerra fredda, nell'est, dicevano la stessa cosa di loro stessi. Il "blocco" dell'est era tutto tranne che un blocco così compatto come la propaganda sovietica e talvolta, alla convenienza, quella "occidentale" volevano fa credere. I fatti di Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia, e la politica estera intraprendente della Romania di Ceaucescu lo dimostrano.
Allo stesso modo l'"occidente" creato dalla propaganda padronale è un'invenzioone. Ma a differenza dei sovietici, i manovratori atlantici sono stati e sono più capaci e furbi. Innanzitutto hanno utilizzato la vecchia tecnica delle oligarchie asservite che tutelano gli interessi della superpotenza, lasciando loro ampio argine di manovra per tutti gli altri campi a partire dallo sfruttamento dei popoli sottomessi (in primis in America latina), cosa che i sovietici non permettevano, pretendendo dogmaticamente un unico modello granitico di socialismo senza alcuna autonomia ai vari "politburo" dei partiti comunisti dell'est (ma anche dell'ovest). Invece gli USA hanno lasciato sempre ampio margine alle oligarchie o dittature asservite fintantochè non ostacolavano i loro interessi geostrategici ed economici. La loro tecnica di dominio, essendo molto più efficace e subdola, anche perchè priva di dogmatismi ideologici e molto più pragmatica e meramente opportunistica, tra l'altro organizzata e innaffiata con ampio dispendio di risorse economiche (campagne acquisti). Insomma i "figli di prostituta, ma nostri figli di prostituta" di kissingeriana memoria.
In questo senso pseudo-italia è stata più volte richiamata all'ordine quando l'autonomia delle oligarchia andava, anche marginalmente, a ledere gli interessi dei padroni. Basti pensare a Craxi quando ostacolò i padroni a Sigonella. Ma pensiamo anche alle mani della CIA nell'affare De Lorenzo e Borghese poi. In entrambi i casi gli atlantici riconsiderarono i loro passi all'ultimo minuto. Essendo da sempre pseudo-italia un alleato inutile ed infido e un nemico inoffensivo, i padroni non potevano non tenerlo sotto un occhio particolarmente attento, a maggior ragione vista la sua strategicità mediterranea (il numero delle basi dei padroni lo dimostra ampiamente).
Un paese inserito nell'alleanza atlantica, ma con uno dei più grossi, se non il più, partito comunista d'occidente, spesso operante in combutta con il "nemico" della DC, nonchè uno dei paesi occidentali con i maggiori rapporti economici con l'URSS. Atlantico e obbediente agli amerikani, ma con intrallazzi coi comumisti e con sospetti rapporti di amicizia con Gheddafi, i terroristi palestinesi e gli arabi.
Il concetto di "occidente" e "democrazie occidentali" è la propaganda che il padrone impone sul suo blocco come i sovietici facevano a suo tempo col loro. Un esempio lampante è il coro a senso unico dell'europa asservita, come sempre dal '45, quando si tratta degli interessi geostrategici fondamentali dei padroni, nella vicenda della Georgia. Un paese retto da un tirannello "democratico" perche amico di USA e Israele che lo armano perchè punti un coltello alle costole della Russia. Questo scemo attacca le regioni scissioniste filorusse (retaggio dell'immigraziane russa organizzata ai tempi dell'URSS nelle zone "ribelli") e poi gli invasori sarebbero i russi? Nessuno dei capi di stato fantoccio dell'europa asservita che si domandi chi ha armato la Georgia? Chi è l'aggressore?
Come e perchè questo paese deve entrare nell'Alleanza? L'Alleanza è diventato un patto anche offensivo? Ha senso restare in Patto che dopo la caduta del muro va completamente rivisto e sembra essere diventato non più difensivo ma offensivo? Addirittura questi imbecilli d'Europa hanno proposto delle sanzioni (ma ci hanno ripensato subito) alla Russia. Roba che se i Russi sospendessero le esportazioni di gas e petrolio metterebbero l'Europa in ginocchio in 5 minuti.
Gli USA piazzano lo scudo stellare in Polonia e armano la Georgia ed è tutto regolare? Ma che direbbero se la Russia armasse Cuba e piantasse in missili nel Venezuela?
E' giusto far capire che "l'occidente" non esiste. E che questo non è il migliore dei mondi possibili per molti occidentali e per quasi tutti i non bianchi della terra. Ma questo non conviene ai padroni, che accusano la Russia di Putin "nemica dell'Occidente", ma ancora non hanno spiegato dove stavano le armi di distruzioni di massa di Saddam.
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Dvx87




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MessaggioInviato: Lun Set 01, 2008 5:12 pm    Oggetto:  
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Esatto!
l'europa come una entità culturale perfettamente unita nel segno della rivoluzione francese e dell'illuminismo è un abominio propagandistico strumentale agli interessi delle oligarchie dominanti che, attraverso tale teoria, dichiarano antieuropa ed antioccidente qualsiasi fenomeno politico e culturale che non si identifichi con il vigente ordine. Guarda caso tale teoria sostiene che gli unici interpreti della cultura occidentali siano gli attuali partiti di destra (più precisamente centrodestra) e di sinistra (socialdemocratici) mentre tutti gli altri sono fenomeni antioccidentali (ma che caso tutti i concorrenti diventano pure criminali).
In nome di tale teoria, completamente priva di fondamento storico, gli oligarchi attuali sbattono tra i nazisti quasi tutti i romantici tedeschi e tirano una bella equazione tra bismark ed hitler Shocked .
Stessa cosa vale per l'italia dove chiunque non è incluso nell'arco costituzionale viene classificato antioccidentale e sbattuto tra i fascisti "nemici dell'occidente" con il plauso degli usa.

Riguardo la questione di putin sono d'accordo con te: da evidenziare come gli oligarchi pseudoeuropei vadano a sprecare fiato con la Russia mentre gli americani si mettono a piazzare scudi stellari in pieno territorio europeo: ma come non volevano l'europa unita??? e come sperano di otteneral vendendo pezzi del loro territorio ad uno straniero???
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