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Le radici dell'ideale fascista secondo Zeev Sternhell

 
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Marcus
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MessaggioInviato: Mar Mag 29, 2012 6:53 pm    Oggetto: Le radici dell'ideale fascista secondo Zeev Sternhell Rispondi citando

Un ottimo sunto dell'interpretazione di Sternhell realizzato in veste di scheda scolastica per le edizioni SEI

Le complesse radici dell’ideologia fascista

Nel 1989, lo storico israeliano Zeev Sternhell pubblicò un saggio molto originale, nel quale si sforzava di ricostruire la complessa genesi dell’ideologia del fascismo (fenomeno che, a suo giudizio, era da tenere rigorosamente distinto dal nazionalsocialismo). Secondo Sternhell, gli elementi che insieme si congiunsero furono la critica all’individualismo liberale e la polemica contro il socialismo riformista, in nome di una volontà di azione rivoluzionaria più immediata e violenta. In una parola, secondo Sternhell, il fascismo si propose come una rivolta contro il materialismo, cioè come rifiuto dell’intera cultura razionalista dei secoli XVIII e XIX.

Chiunque persista a considerare il fascismo nient’altro che un portato della Grande guerra, un semplice riflesso difensivo della borghesia di fronte alla crisi seguita al conflitto, si condanna con ciò stesso all’incomprensione di questo fenomeno cruciale del Novecento. Il fascismo incarna emblematicamente, invece, il rifiuto estremo della cultura dominante all’inizio del secolo, coinvolgendo nella reazione l’intera civiltà continentale. Nel fascismo tra le due guerre – nel regime mussoliniano come negli altri movimenti fascisti dell’Europa occidentale – non si troverà una sola idea importante che non sia maturata lentamente nel corso del quarto di secolo che precede l’agosto del 1914. [...] Per come si forma al volgere del secolo, e per come si sviluppa negli anni Venti e Trenta, l’ideologia fascista è il prodotto di una sintesi del nazionalismo organico e della revisione antimaterialistica del marxismo. Essa si fa portatrice di un messaggio rivoluzionario fondato sul rifiuto dell’individualismo, marxista o liberale che sia. E mette in campo le grandi componenti di una politica nuova e originale. Si tratta, infatti, di una cultura politica comunitaria, antiindividualistica e antirazionalistica, fondata in un primo tempo sul rifiuto dell’eredità dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese, e, in seguito, sull’elaborazione di una soluzione di ricambio totale, di un quadro intellettuale, morale e politico che, solo, viene ritenuto capace di garantire la perenne sussistenza di una comunità umana in cui siano perfettamente integrati tutti gli strati e tutte le classi sociali. Il fascismo pretende di cancellare gli effetti più disastrosi della modernizzazione del continente europeo, rimediando alla frammentazione della comunità in gruppi tra loro antagonisti, all’atomizzazione della società, all’alienazione dell’individuo, ormai diventato niente più che una merce gettata sul mercato. Il fascismo si leva contro la disumanizzazione introdotta dalla modernizzazione nei rapporti tra gli uomini, ma pretende di conservare gelosamente, nel contempo, i benefici del progresso, senza mai caldeggiare il ritorno ad un’ipotetica età dell’oro. Né reazionario né controrivoluzionario (per come Maurras [fondatore del movimento Action Française, filomonarchico e ostile a ogni manifestazione del mondo moderno, n.d.r.] intendeva questo termine), il fascismo si presenta al contrario come una rivoluzione di tipo nuovo: una rivoluzione che dichiara di voler sfruttare al meglio il capitalismo,

lo sviluppo della tecnologia e il progresso industriale. La rivoluzione fascista ha come obiettivo un mutamento radicale ed essenziale dei rapporti intercorrenti fra l’individuo e la comunità, senza che ciò implichi la rottura del motore stesso dell’attività economica – la ricerca del profitto – o l’abolizione del suo fondamento – la proprietà privata – oppure la distruzione del suo quadro necessario – l’economia di mercato. [...]
In ciò che ha di veramente essenziale, il pensiero fascista costituisce, di fatto, un rifiuto del materialismo. Il liberalismo che accentua alla fine dell’Ottocento i suoi tratti democratici, ed il marxismo con le sue propaggini socialdemocratiche, non rappresentano altro, agli occhi del fascista, che manifestazioni diverse della stessa patologia di tipo materialistico. Qui, per antimaterialismo, si intenderà il rifiuto dell’eredità razionalistica, individualistica e utilitaristica dei secoli XVII e XVIII. In termini di filosofia politica, l’antimaterialismo consiste in un’opposizione recisa e totale alla visione dell’uomo e della società elaborata nel pe- riodo che va da Hobbes a Kant, dalle rivoluzioni inglesi del XVII secolo fino a quelle americana e francese. In termini di pratica politica, l’antimaterialismo predica invece il rifiuto dei principi messi in atto per la prima volta alla fine del Settecento e applicati cento anni dopo su scala assai maggiore dalle democrazie liberali dell’Europa occidentale. Si tratta dunque di un attacco complessivo contro la cultura politica dominante alla fine dell’Ottocento e all’inizio del nostro secolo [il Novecento, n.d.r.], contro i suoi fondamenti filosofici e i suoi principi, tanto nella teoria che nell’esecuzione effettiva. Non vengono messe in dubbio soltanto la dottrina dei diritti naturali e quella del primato dell’individuo, ma tutte le strutture istituzionali della democrazia liberale.
Tuttavia, l’antimaterialismo non esprime esclusivamente la negazione di un liberalismo che – nella sua versione contrattualistica come in quella elaborata dall’utilitarismo inglese – ha sempre teso fin dalle sue origini alla democratizzazione della vita politica e alle riforme sociali. Attorno al 1900, l’antimaterialismo esprime in misura non minore il rifiuto dei postulati centrali dell’economia marxista, con un parallelo attacco all’insieme dei fondamenti razionalistici del pensiero di Marx. Mediante la loro critica del determinismo marxista, i sindacalisti rivoluzionari – questi dissidenti e non conformisti di sinistra – elaborarono nel primo decennio del Novecento le principali componenti della sintesi fascista.
È così che l’antimaterialismo, colpendo dritto al cuore tanto il liberalismo quanto il marxismo, traccia in questo inizio secolo una terza via rivoluzionaria, tra i due grandi sistemi di idee che dominavano allora la vita politica e che, pur con tutte le loro differenze, restavano nondimeno eredi dell’illuminismo settecentesco. Il fascismo è l’antimaterialismo nei suoi contorni più netti. Ma pur levandosi contro liberalismo e marxismo, il fascismo non manca di raccogliere, dal primo, il rispetto per la potenza e la vitalità dei meccanismi dell’economia di mercato e, dal secondo, la convinzione che la violenza sia il motore della storia, di una storia retta esclusivamente dalle leggi della guerra.
Se, nella sua essenza filosofica, il fascismo consiste in un rifiuto dei contenuti razionalistici e individualistici alla base del marxismo e del liberalismo, sul piano dell’ideologia politica e dei movimenti che ad essa si ispirano, il fascismo rappresenta la sintesi di un nazionalismo organico e tribale con quella revisione del marxismo iniziata, alla fine del secolo, da Georges Sorel e dai sorelisti di Francia e d’Italia. Sono queste, dunque, le due grandi colonne portanti dell’edificio fascista, che, preso nell’insieme, costituisce un tutto coerente, logico e ben strutturato.

Z. STERNHELL, Le origini dell’ideologia fascista, Baldini Castoldi, Milano 1993, pp. 13-19, trad. it. G. MORI

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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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MessaggioInviato: Mer Mag 30, 2012 10:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

....altro che Emilio Gentile! Very Happy
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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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MessaggioInviato: Mer Ott 30, 2013 6:43 am    Oggetto: Rispondi citando

Per altri ancora egli si fece portavoce di un fascismo post-bellico, insistendo col fatto che, dopo la fine del fascismo storico, il suo pensiero diede ispirazione alla resurrezione del neofascismo europeo. Assieme a questo, noi abbiamo confidenzialmente detto che Evola è diventato una risorsa dell’ideologia neofascista perché sotto il regime fascista vi era un numero limitato di persone che potevano scrivere libri ed articoli. Siccome pochi fascisti durante il Ventennio potevano scrivere articoli e libri, Evola, che era uno di quei pochi, poté scrivere testi che diventeranno una delle più importanti risorse per il neofascismo che emerse fuori dalle rovine della seconda guerra mondiale.
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Marcus
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MessaggioInviato: Mer Ott 30, 2013 10:54 am    Oggetto: Rispondi citando

...prima di scrivere un qualsiasi commento è bene presentarsi nell'apposita sezione, come previsto dal regolamento del forum. Riguardo il tema da te sollevato, il fatto di aver potuto scrivere articoli e testi durante il Regime fascista, al pari di tanti altri noti antifascisti, non fa di Evola automaticamente un fascista, una qualifica che egli stesso ha rifiutato, "in primis" poichè considerava i propri valori "antecedenti e superiori" a quelli espressi dal Fascismo e poi perché non si iscrisse mai al Partito Nazionale Fascista né tantomeno al Partito Fascista repubblicano. Che poi il suo ideale negasse letteralmente l'essenza stessa espressa nella Dottrina del Fascismo, rappresentata dalla concezione dello Stato etico corporativo, è un tema che abbiamo ampiamente trattato in tante altre discussioni sulle quali, se lo desideri, possiamo indirizzarti.
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