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Il ROMANO PONTEFICE lascia il soglio di Pietro

 
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MessaggioInviato: Lun Feb 11, 2013 1:25 pm    Oggetto:  Il ROMANO PONTEFICE lascia il soglio di Pietro
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Il Papa: “Lascio per l’età avanzata”

Benedetto XVI era stato eletto il 19 aprile del 2005

andrea tornielli

Benedetto XVI ha deciso di dimettersi e di lasciare il pontificato il prossimo 28 febbraio. Il Pontefice lo ha annunciato a sorpresa, nel corso del concistoro per le nuove canonizzazioni. È la prima volta che accade nell’epoca moderna. Ratzinger ha spiegato di sentire il peso dell’incarico di pontefice, di aver a lungo meditato su questa decisione e di averla presa per il bene della Chiesa. «Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede - ha detto - per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo»



La decisione che il cardinale Angelo Sodano, decano del collegio cardinalizio, ha definito «Un fulmine a ciel sereno». La possibilità della rinuncia, prevista dal codice canonico, era stata citata proprio da Benedetto XVI nel libro nel libro intervista con Peter Seewald «Luce del mondo» pubblicato nel novembre 2010: «Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli – disse Benedetto XVI – allora ha il diritto e in talune circostanze anche il dovere di dimettersi».



Il Papa, che ben ha conosciuto il suo predecessore e ha seguito dall’interno della curia romana la lunga fase della malattia di Giovanni Paolo II, intendeva chiarire che in certe condizioni riteneva opportuna la rinuncia. Nell’estate 2011 aveva cominciato a circolare con insistenza, fuori e dentro il Vaticano, una voce relativa a possibili dimissioni «programmate» e non legate a malattie invalidanti. Di questa ipotesi aveva parlato per primo Antonio Socci sul quotidiano «Libero»: «Il Papa non scarta la possibilità di dimettersi allo scoccare dei suoi 85 anni, ovvero nell’aprile del prossimo anno», cioè nell’aprile 2012. Quell’articolo e quella notizia furono allora seccamente smentiti dalle fonti vaticane e dai più stretti collaboratori del Pontefice. Evidentemente però il Papa stava davvero pensando alle dimissioni.

Non essendoci evidenti e conosciuti impedimenti fisici, il Papa lascia perché non si sente più in grado di svolgere il suo compito. Non bisogna dimenticare che la decisione viene comunicata dopo un anno particolarmente difficile del pontificato, con il caso vatileaks. Alla luce di questa clamorosa decisione - che il Papa si limita a comunicare, dato che le sue dimissioni non devono essere accettate da nessuno - si comprende meglio anche la decisione di «correggere» il concistoro per la creazione dei nuovi cardinali del febbraio 2012, molto italiano e curiale, con la nuova e a questo punto ultima creazione ratzingeriana dello scorso novembre, tutta internazionale.

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MessaggioInviato: Gio Feb 14, 2013 5:34 pm    Oggetto:  
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La DECLARATIO (annuncio di Abdicazione)

Carissimi Fratelli,

vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.

Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio.

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MessaggioInviato: Gio Feb 14, 2013 6:20 pm    Oggetto:  
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La vicenda di questa Abdicazione ha davvero dello straordinario e allo stesso tempo del terribile.
Fatti di questo tipo, nella storia della Chiesa Cattolica Romana, sono avvenuti altre 6 volte in passato. L'ultima quella famosa di San Celestino V. La cui Declaratio ha punti di contatto con quella di Benedetto XVI sopra citata.

Ebbene, ho volutamente aspettato questi giorni prima di analizzare l'avvenimento con questo articolo, perchè davanti vi erano l'Udienza Generale e il Mercoledì delle Ceneri. Due momenti Liturgici che potevano (come hanno fatto) approfondire gli elementi da considerare in questa lettura dei fatti.
Come avevamo visto (Cfr.
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), la situazione della Chiesa Cattolica, nelle sue Gerarchie, negli ultimi 50 anni è andata sempre peggiorando.
Il motivo è stato evidenziato dai Papi in un elemento-cardine: la secolarizzazione/materialismo.
Il fondamento di questo Pontificato, più degli altri, è stato proprio la denuncia di questa Secolarizzazione, di questo relativismo e di questo materialismo.
Ma questa denuncia è venuta a "scoprire" i nervi del materialismo INTERNO alla Chiesa di Roma. Per questa operazione del Pontefice, la Chiesa di Roma è andata alla ribalta delle cronache, con gli scandali che l'hanno infangata.
Il Papa, con questa abdicazione, ha detto APERTAMENTE che all'interno della Curia, delle Gerarchie, esiste una sovversione palese al potere del Successore di San Pietro.
Infatti, nessun Papa avrebbe necessità di essere "in forze" per governare. Questo perchè il Papa è COLUI CHE COMANDA, per decreto Divino, per cui i Gerarchi ESEGUONO, ovviamente non "in modo cieco", ma obbedendo al mandato DIVINO e quindi comprendendo la sua necessità. Certamente la Gerarchia ha un margine di dialogo con il Pontefice, ma quando si mette il punto, sviscerando ogni elemento, il Papa HA IL MANDATO DIVINO per farsi OBBEDIRE.
Questa Declaratio ha invece evidenziato che questo mandato non è più rispettato. Perchè se un Papa ha bisogno di forze FISICHE E PSICOLOGICHE elevate, significa che deve letteralmente COMBATTERE CONTRO gruppi RIOTTOSI, esattamente come è avvenuto negli eventi degli ultimi anni.
La conferma di questa lettura, l'ha data lo stesso Pontefice nell'Omelia del Mercoledì delle Ceneri:

"..Questa preghiera ci fa riflettere sull’importanza della testimonianza di fede e di vita cristiana di ciascuno di noi e delle nostre comunità per manifestare il volto della Chiesa e come questo volto venga, a volte, deturpato. Penso in particolare alle colpe contro l’unità della Chiesa, alle divisioni nel corpo ecclesiale. Vivere la Quaresima in una più intensa ed evidente comunione ecclesiale, superando individualismi e rivalità, è un segno umile e prezioso per coloro che sono lontani dalla fede o indifferenti....Gesù sottolinea come sia la qualità e la verità del rapporto con Dio ciò che qualifica l’autenticità di ogni gesto religioso. Per questo Egli denuncia l’ipocrisia religiosa, il comportamento che vuole apparire, gli atteggiamenti che cercano l’applauso e l’approvazione. Il vero discepolo non serve se stesso o il “pubblico”, ma il suo Signore, nella semplicità e nella generosità" (Cfr
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)

Anche nell'area Cattolica non è passato in secondo piano questo elemento:

"Ecco le ragioni addotte ieri dal Papa: “sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”. Con la sua abituale limpidezza il Papa ha detto la semplice verità e ha fatto la scelta che ritiene migliore per il bene della Chiesa, fra l’altro una scelta di umiltà, che è un tratto importante della sua umanità e della sua fede. Noi tuttavia possiamo e dobbiamo osservare che quasi tutti i papi precedenti sono invecchiati e sono rimasti in carica con forze ridotte, governando attraverso i loro collaboratori.
Si può dunque ipotizzare che Benedetto XVI non abbia ritenuto di fare questa scelta perché non giudica di avere collaboratori all’altezza di un tale compito (con le sue dimissioni tutte le cariche di Curia sono azzerate). Di certo si può dire che Benedetto XVI è stato un grande pontefice e che il suo pontificato è stato – almeno in parte – azzoppato da una Curia non all’altezza, ma anche dalla scarsa rispondenza al Papa di parte dell’episcopato."
(Cfr
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)

I credenti hanno avuto modo di vedere, verificare, questo "scollamento" tra il Pontefice e gran parte della Gerarchia (e tra larga parte della Gerarchia e i fedeli). Soprattutto quella che amministra il governo della Chiesa dalla Santa Sede.
Il Papa ha voluto DIRETTAMENTE far emergere il sudiciume di certa Gerarchia, per RIMUOVERE in qualche modo i fondamenti del problema. Durante questi atti, il Papa è stato attaccato direttamente da Vescovi e Cardinali (e dai media ovviamente, che vomitavano fango su di lui per l'ignominia di altri Gerarchi), anche del suo stesso gruppo di governo! Di questi attacchi sono stati riempiti i giornali, e non è nemmeno necessario citarli. Tra l'altro non è lo scopo di questa analisi. Il Papa stesso, apertamente, li ha ricordati.

Dunque il Papa ha evidenziato che la Chiesa di Roma è immersa nel materialismo e che vive una crisi di fede per la contiguità con la "società laica e materialistica". E qui arriviamo al punto. Perchè? Perchè la Chiesa di Roma ha una contiguità con la società materialistica?
Il perchè è da ricercare in un elemento POLITICO, purtroppo. L'elemento del "Popolarismo" pseudo-cattolico.
Alla fine della Guerra, gli Italiani Cattolici avevano davanti uno stato liberal-parlamentare. Invece di usare un sano "pragmatismo" (che mantenesse intatte le condanne Magisteriali che ancora oggi esistono, condanne alle Società individualistiche e materialistiche, ma che permettesse l'inevitabile co-esistenza con queste Società), il Vaticano ha optato per il "compromesso storico". Ovvero lo sdoganamento del "Cattolicesimo Popolare", come "leva" per garantire una presenza Cattolica nella Società Civile.
Questo atto, che ha messo "fra parentesi" la condanna per le società individualiste, proprio per permettere il compromesso, ha determinato, alla fine, un SUICIDIO sia politico che religioso.

Quello stesso suicidio che fu evitato dallo Stato Fascista, nell'ottica della Conciliazione, sempre Fascista. E' un caso che il Pontefice fa la sua Declaratio nell'anniversario dei Patti Lateranensi e nella ricorrenza della Madonna di Lourdes (protettrice dei malati)? NO! Perchè NULLA, almeno nel Cattolicesimo, è un caso! Soprattutto quando si tratta di DATE E RICORRENZE.
Il Papa ha evidenziato che nella Chiesa, in questi anni, si è andata manifestando, COME RAPPRESAGLIA A CIO' CHE STAVA CERCANDO DI PORTARE AVANTI, una rivolta secolarista. Rivolta che ha dei nomi e degli obiettivi. Rivolta che si fonda sul profitto e sul potere. I gruppi, radicati, che portano avanti questa rivolta, sono assolutamente riconoscibili. Sono gruppi che nemmeno fanno più mistero della loro contiguità con la società ECONOMICA e politica. Proprio perchè questa stessa ammissione è un ricatto.
Cio che manca alla Chiesa di Roma, oggi, è l' "integralismo". Manca l'assoluto rigetto alla Società Politica. Infatti, la "parte sana" del Cattolicesimo Romano è surclassata o dai marxisti ante litteram, che vedono Cristo come un Socialista Democratico, o da conservatoristi anti-realisti che vedono Cristo come una specie di Re Politico moralistico.
In tutt'e due i casi, però, esiste la "mediazione" del materialismo, che purtroppo porta queste due "fazioni" interne alla Chiesa a entrare nella Società individualistica, concedendogli POTERE. In fondo, alla base di queste fazioni c'è sempre e comunque il materialismo. L' "apparire per il pubblico", come ricorda il Papa.

Ciò che fa riflettere è certamente l'atto del Papa. Un atto che apre grandi interrogativi per il futuro della Chiesa di Roma, poichè al suo interno queste fazioni sono presenti e forti. La minoranza sana, anche all'interno della Gerarchia, è schiacciata e non ha la forza di reagire. Perchè quando esegue i comandi del Pontefice è attaccata dagli stessi Gerarchi più vicini al governo della Chiesa. Il prossimo Conclave sarà il più drammatico della storia della Chiesa di Roma.

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MessaggioInviato: Lun Mag 06, 2013 4:37 pm    Oggetto:  
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In ambito Cattolico esiste una consapevolezza della antiteticità della Società MATERIALISTA (di tutti i colori!) rispetto ai vaolri del Cristianesimo Cattolico Romano. E', inevitabilmente, prerogativa di una ristretta MINORANZA, schiacciata dai due "LATI" del Popolarismo! Infatti un bell'articolo di un Padre Francescano di STRETTA OSSERVANZA (eh sì! E' un "integralista"! ), denuncia questa deformazione della Fede Cattolica che viene dal suo interno, portata avanti proprio dal Popolarismo:
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! Dico subito, a scanso di equivoci, che questo Padre Francescano non è nè "tradizionalista", nè "progressista" (che sono le due categorie POPOLARISTICHE che IMPOSITIVAMENTE vegono stabilite come UNICHE buone per riconoscere un "cattolico")!
E' un CATTOLICO ORTODOSSO, ovvero un Cattolico PUNTO E BASTA. Uno che OBBEDISCE INTRANSIGENTEMENTE alla Dottrina Cattolico-Romana. E per questo EMARGINATO! Come oggi lo sono tutti coloro che, DOPO AVER SPOSATO COSCIENTEMENTE UN PRINCIPIO, fosse anche politico, LO SOSTENGONO CON COERENZA INTRANSIGENTE. Troppo spesso, infatti, si confonde l'INTRANSIGENZA NEI PRINICPI, con l'INTOLLERANZA ALLE PERSONE! Io posso essere il più intransigente sulla faccia della terra, rispetto ai principi che sposo, ma il PIU' TOLLERANTE DELLA TERRA rispetto coloro che CHIARAMENTE E IN TRASPARENZA professano principi differenti!

L'articolo, veramente bello per quanto sintetico, denuncia il relativismo non solo in seno alla Chiesa Romana, Denuncia anche IL POPOLARISMO POLITICO, che alla fine erige la "Costituzione più bella del mondo" come se fosse la NUOVA BIBBIA! Di posizioni anti-popolaristiche ve ne sono state altre. A partire dal Pontefice Benedetto XVI, i POCHI gerarchi che hanno OBBEDITO sono stati silenziati presto:
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In ogni caso, anche se nella Chiesa Romana esiste una stretta minoranza ORTODOSSA che PARLA CHIARO e concepisce l'astensione al Voto come un DOVERE DI COSCIENZA, è chiaro che larga parte della Gerarchia "Cattolica", ha messo in atto il "compromesso popolaristico".

Questo rende difficile concepire la possibilità di atti di DENUNCIA APERTA alla Società materialistica attuale. Anche perchè la stessa SOCIETA', con la quale larga parte dei gerarchi cattolici sono "contigui", SCORAGGIA decisamente atti di questo tipo con le sue "lusinghe" e con le sue "lunghe mani" che si sono ben piantate SOPRA QUEL COLLE, a insozzarlo e umiliarlo.

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MessaggioInviato: Lun Mag 06, 2013 4:44 pm    Oggetto:  
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Sulla stessa linea, altri due articoli. Uno del Vescovo Negri, l'altro di M. Palmaro. Molto interessanti:

UN PASTORE ALLARMATO DI FRONTE A POSIZIONI E POLITICHE CHE AFFERMANO CHE “L’UOMO E’ DIO”. LETTERA DI MONS. LUIGI NEGRI AL DIRETTORE DEL FOGLIO

Carissimo direttore, poiché mi trovo quasi sempre d’accordo con le tue posizioni dal punto di vista cultural-politico, mi permetto di farti avere delle osservazioni che sento assolutamente necessario, in coscienza, formulare e pubblicare. Mi hanno indotto a questo anche due bellissimi articoli che ho letto recentemente sulla questione dell’assetto cultural- social-politico in questo momento tragicomico della nostra storia nazionale.

Uno è un articolo del professor Francesco Alberoni sul fanatismo devastante di certe posizioni politiche, che mi ha ricordato i tempi indimenticabili dei miei studi universitari, in cui l’allora giovane professor Alberoni ci insegnava i rudimenti della sociologia. E poi l’articolo molto acuto del professor Aldo Grasso con cui ho condiviso tanti anni di insegnamento in Cattolica.

Non voglio fare nessun intervento nell’ambito specifico dell’impegno dei laici, soprattutto dei laici che hanno deciso di partecipare attivamente alla vita delle istituzioni. Non tocca ai vescovi stabilire l’identikit del presidente della Repubblica e non tocca ai vescovi indicare le priorità di carattere politico in senso stretto, ma tocca ai vescovi intervenire sulle gravi vicende di carattere culturale che sono arrivate, nel nostro paese, a un livello di crisi che mi sembra senza ritorno.

Mi sono chiesto se è giusto che noi continuiamo a tacere di fronte a posizioni culturali, sociali e politiche che affermano letteralmente che l’uomo è Dio; e che affermano una subordinazione totale e parossistica alla rete, indicata come soluzione globale di tutti i problemi dell’umanità.

Se si possa tacere di fronte a una modalità di porsi, nella vita politica, che disprezza, nel linguaggio e negli atteggiamenti, qualsiasi interlocutore che viene sbrigativamente percepito come avversario da eliminare. Se è possibile far prevalere tutta una serie di valutazioni personalistiche di carattere moralistico come ambito in cui decidere la presentabilità o meno di candidati a questa o a quella carica. A parte l’ignoranza spaventosa per cui si possono citare frasi del primo hitlerismo e di alcuni documenti delle più terribili dittature del Ventesimo secolo cercando di dargli una patente di credibilità e di autorevolezza. In questo contesto, dove una persona ragionevole, io non vorrei scomodare la fede, una persona ragionevole si trova veramente a disagio, ritengo che sia giusto che un vescovo della chiesa cattolica dica che c’è una sostanziale inconciliabilità fra la visione della realtà che nasce dalla fede e questa vita politica ridotta alla difesa accanita dei propri interessi particolari o di formazione ideologica.

Non credo che sia giusto che si possa continuare in un’equivoca tolleranza di posizioni che obiettivamente sono distruttive, non solo e non tanto della fede cattolica, ma di una vita sociale autenticamente fondata su valori sostanziali e inderogabili, quelli che Benedetto XVI aveva così genialmente sintetizzato nell’espressione “valori non negoziabili”.

Di fronte alla proposta di una vita socio- politica ridotta a posizioni teoriche demenziali, corredate da un linguaggio e relativi atteggiamenti dello stesso tipo, io mi sento di dire con tranquillità, almeno ai fedeli cattolici della mia diocesi, che non è possibile essere cristiani e contemporaneamente appoggiare a qualsiasi livello posizioni e scelte che sono evidentemente in contrasto con la concezione della vita che la chiesa, coerentemente, da duemila anni insegna. Se poi la novità è rappresentata, anche sul piano istituzionale, da disegni di legge che riguardano il riconoscimento civile delle unioni gay, il cambiamento a spese del Servizio sanitario nazionale del sesso, ci rendiamo conto da che parte va questa presunta novità.

Ma c’è un ulteriore e ultimo disagio. Mi sono chiesto in questi giorni: ma dove è finita la presenza politica dei cattolici in Italia? Si caratterizzano per le scelte politiche che fanno, destra o sinistra, ma non più per quella vera appartenenza a valori in forza dei quali diventa possibile un vero dialogo, confronto, e al limite la collaborazione.

Mi sono reso conto con amarezza che la presenza politica dei cattolici sembra non esistere più. Esistono dei cattolici che a titolo sempre più personale, quindi nel senso restrittivo della parola, militano di qua o di là ma ricevono la loro dignità dalla scelta analitica che hanno fatto. E forse qui non è in ballo soltanto la responsabilità dei laici. Forse l’azione educativa che noi dovremmo insistentemente riprendere con i nostri laici, soprattutto quelli impegnati nei campi più difficili, sembra essere venuta meno. Non so se non è più chiesta. Resta il fatto che da noi vescovi viene offerta in modo sempre più blando e sempre meno mordente. Non è un contributo ma non credo che potessi tacere ai fedeli della mia chiesa questa direttiva che ho ritenuto necessario dare.

Siccome poi il vescovo di una diocesi particolare vive e deve vivere un affetto per la chiesa universale, pongo questo mio intervento a disposizione di quanti, nelle altre chiese, possano riconoscersi e ritrovarsi in esso. (Il Foglio del 19/04/2013)

Luigi Negri
Arcivescovo di Ferrara – Comacchio

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I cattolici e quel buchino nella diga
di Mario Palmaro

Giustamente il direttore della Nuova Bussola Quotidiana ha espresso su queste pagine con molta chiarezza tutte le sue perplessità di fronte a una strana posizione che nel mondo cattolico italiano va facendosi strada in materia di unioni gay. Si tratta di una nuova dottrina che si può riassumere nello slogan: no al matrimonio tra omosessuali, ma sì al riconoscimento dei diritti civili e di forme di unioni diversamente denominate.

Ora, la faccenda è di notevole portata, quando si pensi che a sostenere questa posizione sono, fra gli altri, monsignor Vincenzo Paglia, monsignor Piero Marini, il quotidiano della CEI Avvenire, il portavoce della sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi, il filosofo del diritto e presidente dell’Unione Giuristi cattolici Francesco D’Agostino.

Fino a qualche decennio fa, quando fra i cattolici qualcuno sbandava e la sparava grossa, ce la si cavava dicendo: beh, è una posizione isolata, è una voce stonata fuori dal coro. Succedeva così con i teologi ribelli, le comunità di base, i preti operai, i frate mitra, i cattocomunisti del regime sandinista, i moralisti dell’università di Nimega, eccetera eccetera. Adesso il quadro si è fatto più complicato, e di fronte alla presa di posizione che caldeggia forme di riconoscimento delle unioni diverse dal matrimonio, nessuno può più cavarsela dicendo che si tratta di sparate solitarie. Anzi: i solitari rischiano di diventare quelli che a tali posizioni aperturiste provano a opporsi.

Qui assistiamo a un fenomeno organico: dopo aver sostenuto per decenni che non c’era alcun bisogno di legiferare per tutelare le persone omosessuali o eterosessuali conviventi more uxorio – ragioni riassunte in modo cristallino da Gianfranco Amato sempre su queste pagine – tutt’a un tratto il mondo cattolico italiano ufficiale fa marcia indietro, e scopre che invece la tutela ci vuole, e che bisogna fare una legge in materia.

Era giusta la posizione precedente, o quella attuale? Il principio di non contraddizione impedisce di ammettere che siano entrambe vere, poiché sono intrinsecamente alternative e contraddittorie fra loro. Per quale ragione Avvenire e i giuristi di area cattolica prima liquidavano i Dico del Governo dei “cattolici” Prodi-Bindi come un mostro inaccettabile, e adesso invece invocano soluzioni giuridiche che ripercorrono quella strada? Che cosa è successo? Semplice: sta per essere girata una nuova puntata della telenovela cattolica dedicata al cosiddetto male minore.

Da una decina d’anni, la dottrina del male minore si è impossessata come un demone di importanti fette del mondo cattolico. In base a questa strategia, i cattolici in politica - e gli organi di informazione e formazione che li spalleggiano – non devono più “limitarsi” (sic) ad affermare i principi non negoziabili opponendosi alle iniziative legislative che li negano, ma devono assumere l’iniziativa legislativa promuovendo leggi che affermano quei principi solo in parte, ma che impediscono l’approvazione di leggi peggiori.

La madre di tutte le battaglie per il male minore è stata quella sulla fecondazione artificiale: gli esponenti dell’ex Pci – sinceramente non mi ricordo se all’epoca si chiamassero Pds, Ds, o Pd – promossero una legge che avrebbe legalizzato i bambini in provetta ammettendo sia la fivet omologa che quella eterologa, e adottando una linea estremamente permissiva. A quel punto, i cattolici produssero un documento che definiva “buona” una legge che avesse vietato la fecondazione artificiale eterologa. Tra i promotori principali di quel manifesto si segnalò il professor Antonio Maria Baggio, lo stesso intellettuale cattolico che l’altro giorno ha salutato la nomina di Emma Bonino a ministro degli Esteri dicendo: “Vorrei sottolineare, per esempio, l’inserimento della signora Bonino nel governo, posta in un luogo come gli Esteri, che lei ha sempre vissuto in chiave soprattutto di diritti umani e di diritti dei popoli piuttosto che di rapporti tra gli Stati. Anche questa, vorrei sottolineare, è una scelta che a me sembra positiva».

La conseguenza operativa di quel manifesto fu la legge 40 del 2004, che fu presentata dai mass media come “la legge cattolica sulla fecondazione artificiale”, e culturalmente divenne anche sul piano morale “la via cattolica alla provetta”. Sappiamo che la legge da allora è oggetto di un’operazione di smantellamento giudiziario, al quale il mondo cattolico si oppone con particolare tenacia. Al punto che la fivet omologa viene presentata come buona, e quella eterologa come cattiva. Con il fenomeno legge 40 si compiva una svolta epocale nel modus operandi del mondo cattolico: si accettava di lavorare a favore di leggi di compromesso, allo scopo di limitare i danni, rinunciando a combattere sul piano giuridico, politico, culturale, morale e teologico per proclamare la verità tutta intera su una questione cruciale di rilevanza pubblica. Non a caso la legge 40 fotografava la prassi clinica in atto all’ospedale “cattolico” San Raffaele, il cui comitato etico sosteneva già nel 1996 che la fivet omologa senza embrioni soprannumerari fosse conforme alla dottrina cattolica sulla procreazione. Tesi smentita – anche se non pubblicamente – dalla Congregazione per la dottrina della fede.

Una seconda puntata di quella telenovela venne girata nell’autunno del 2008, quando, sotto la spinta del caso Englaro - che avrebbe avuto il suo tragico epilogo nel febbraio del 2009 – il presidente della Conferenza Episcopale cardinale Angelo Bagnasco decise un altro cambiamento di rotta: sì al testamento biologico, ribattezzato Dichiarazioni anticipate di trattamento, le famose Dat. Ogni studioso di bioetica sa che gli autori cattolici sono sempre stati contrari all’uso di questo strumento. Quindi anche in questo caso si assisteva allo sdoganamento politico e giuridico di una soluzione – quella delle Dat – che fino a pochi giorni prima di quel discorso della Cei era totalmente osteggiato dal mondo cattolico. La legge fu sostenuta con furore dagli ambienti cattolici ufficiali, ma non passò a causa della crisi del Governo Berlusconi. Anche in questo caso, il risultato è stato che il testamento biologico viene presentato nel mondo cattolico come uno strumento buono, auspicabile, e perfino necessario.

Il caso della giravolta dottrinale sulle unioni gay si può comprendere solo dentro a questo scenario. Anche in questo caso, i cattolici temono – e hanno ragione – che la massa di deputati del Pd, di Sel, dei grillini, insieme a spezzoni dei laici del Pdl e di Scelta Civica, votino una legge sui gay del tutto simile a quella francese. Ed ecco il “colpo di genio”: prendere l’iniziativa, promuovendo una legge che riconosca alcuni diritti civili, che permetta anche di regolamentare le unioni fra persone dello stesso sesso, rimuovendo l’aspetto sessuale-affettivo del legame, e permettendo a chiunque – quindi anche ai gay – di beneficiare di tale normativa. In questo modo – pensano questi autorevoli cattolici – eviteremo che si usi a sproposito il termine matrimonio, e impediremo le adozioni da parte di persone conviventi dello stesso sesso.

Come si vede, la logica è sempre la stessa: la linea del Piave morale non è più tracciata da principi invalicabili proclamati anche con l’azione politica e giuridica. Non ci si assesta più su posizioni intransigenti, del tipo: no al divorzio, no all’aborto, no ai bambini in provetta, no all’eutanasia, no al riconoscimento dell’omosessualità come valore che genera uno status giuridico. Per carità, queste posizioni non sono apertamente negate. Semplicemente, scompaiono dal dibattito pubblico. Il politico di riferimento, al quale i cattolici hanno appaltato i temi eticamente sensibili, su questi principi tace. E diventa molto loquace nel sostenere le soluzioni di compromesso – ovviamente lodate come punto di equilibrio alto e civile – che verranno sostenute in sede parlamentare. Dunque la linea del Piave morale per i cattolici si sposta continuamente: in un certo momento coincide con il rifiuto dei matrimoni gay; in un momento successivo, arrivate le nozze gay, coincide con il rifiuto delle adozioni per i gay; in un momento ancora successivo, giunte le adozioni, il politico cattolico sposta la trincea al punto in cui si richiede che i gay siano conviventi da almeno cinque anni, e facciano la raccolta differenziata correttamente e allevino un cucciolo di cane da almeno tre. E così via.

Insomma: al mondo cattolico sta accadendo quello che succede, da sempre, ai partiti politici, in special modo di sinistra: la “linea” del comitato centrale sostituisce e si mangia la dottrina ideologica, modificandola in continuazione. Per il militante del Pci italiano, nel 1956 i carri armati sovietici in Ungheria vanno bene, nel 1968 quelli a Praga vanno già meno bene; nel 1978 i carri armati in Polonia non vanno più bene; nel 2013 il militante ex comunista dichiara: “quali carri armati?”

Ovviamente, con riferimento alla Chiesa cattolica non stiamo parlando di una ideologia, ma di una dottrina divinamente ispirata, fondata sulla Tradizione e sulla Sacra Scrittura. Il nostro è solo un ragionamento analogico, per capirci. Questa è la ragione per cui il cattolico – peggio se è un intellettuale, o un giornalista, o perfino un politico – che oggi insista a testimoniare pubblicamente la non negoziabilità di certi principi, finisce in fuorigioco, fa la fine del classico giapponese che combatte nell’isola del Pacifico una guerra che non c’è più.

Ma almeno, uno potrebbe chiedere, questa “dottrina del male minore” porta davvero dei risultati? Sì: il disastro. Quando ero bambino, mio padre mi ripeteva spesso l’apologo della diga. Per quanto grande e robusta possa essere una diga – mi diceva – se in quel cemento armato si apre un piccolo forellino, e l’acqua comincia a passarci attraverso, è solo questione di tempo, e prima o poi la diga viene giù tutta quanta. Ecco, la dottrina del male minore ignora che ogni concessione fatta pubblicamente al male e alla menzogna è un buco nella diga della verità. Prima o poi, tutto è travolto dalla logica, distruttiva, del compromesso.

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Ultima modifica di RomaInvictaAeterna il Mar Mag 07, 2013 8:48 am, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Lun Mag 06, 2013 4:48 pm    Oggetto:  
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..col clima che c'è oggi, l'aver solo citato questi articoli da parte nostra, rischia di "bruciare" questi esponenti del mondo cattolico, che magari non sono affatto nostri simpatizzanti. Ma tanto è. Anche questo fa parte del gioco delle parti popolaristico.
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MessaggioInviato: Mar Mag 07, 2013 12:17 pm    Oggetto:  
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RomaInvictaAeterna ha scritto:
..col clima che c'è oggi, l'aver solo citato questi articoli da parte nostra, rischia di "bruciare" questi esponenti del mondo cattolico, che magari non sono affatto nostri simpatizzanti. Ma tanto è. Anche questo fa parte del gioco delle parti popolaristico.


...e perché mai, a rigor di logica, qualunque cattolico sincero non dovrebbe apprezzare la nostra personale constatazione che solo l'intransigenza più assoluta, (tanto nel seguire i precetti di una dottrina religiosa come noi seguiamo quelli espressi in quella politica che ci rappresenta) è in grado di produrre dei risultati concreti e positivi? Il compromesso ideologico genera sempre ibridi mostruosi che travolgono prima o poi i principi che tale compromesso in teoria avrebbe dovuto invece salvaguardare, ciò vale tanto nel caso della Chiesa cattolica quanto nel caso che più direttamente ci riguarda. Ed è precisamente quanto emerge dagli articoli che hai citato. Di chi in malafede tenta di strumentalizzare i fatti distorcendoli, coloro che affermano la virtù della coerenza in nessun caso si dovranno mai preoccupare poiché col tempo scompaiono dimenticati da tutti, tornando nel limbo che li ha generati. Bisogna avere sempre il coraggio delle proprie affermazioni che vanno portate fino in fondo alle loro logiche conseguenze.

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MessaggioInviato: Mar Mag 07, 2013 12:33 pm    Oggetto:  
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Condivido la tua puntualizzazione.

La mia chiosa verteva sul fatto che per tacitare queste voci, anche autorevoli, le si butta nel calderone "di destra->fascista->intollerante->razzista" (buttandoci anche noi ovviamente).

E che questa spada di Damocle è sempre agitata sulle teste anche di uomini coerenti e coraggiosi come questi... I quali sono sempre sotto ricatto...

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