Indice del forum

Associazione Culturale Apartitica-"IlCovo"
Studio Del Fascismo Mussoliniano
Menu
Indice del forumHome
FAQFAQ
Lista degli utentiLista degli utenti
Gruppi utentiGruppi utenti
CalendarioCalendario
RegistratiRegistrati
Pannello UtentePannello Utente
LoginLogin

Quick Search

Advanced Search

Links
Biblioteca Fascista del Covo
Canale YouTube del Covo
IlCovo su Twitter

Who's Online
[ Amministratore ]
[ Moderatore ]

Utenti registrati: Nessuno

Google Search
Google

http://www.phpbb.com http://www.phpbb.com
Il Duce? Sconfitto più dai suoi generali, che dagli inglesi

 
Questo forum è chiuso. Non puoi inserire, rispondere o modificare i Topics   Topic chiuso    Indice del forum -> Libro, Cinema e...
Precedente :: Successivo  
Autore Messaggio
tribvnvs
Cittadino Fascista-Gruppo ADMIN
Cittadino Fascista-Gruppo ADMIN



Registrato: 04/04/06 23:22
Messaggi: 2097

MessaggioInviato: Mer Gen 02, 2013 11:59 pm    Oggetto:  Il Duce? Sconfitto più dai suoi generali, che dagli inglesi
Descrizione:
Rispondi citando

E' la tesi dello storico militare britannico John Gooch.
Lo scopo dell’autore, dichiarato esplicitamente sin dall’introduzione, è di capire quale delle due principali scuole storiografiche abbia ragione, se quella anglosassone, guidata da Denis Mack Smith, che considera la politica estera fascista «un gigantesco bluff attuato da un millantatore borioso e incompetente», oppure se hanno ragione Renzo de Felice e i suoi discepoli, che al contrario giudicano il Duce «una persona concreta, intraprendente e politicamente abile», che cercò di mantenere il più a lungo possibile l’Italia in equilibrio tra i giochi delle grandi potenze europee.
Curiosamente, per uno storico britannico, Gooch preferisce assecondare la posizione di De Felice.
Ma nello studio delle cause della sconfitta militare italiana nella seconda guerra mondiale, egli trova come principale la questione irrisolta della diarchia fascismo-monarchia nel suo versante politico-militare, cioè l'ampia diffusione di conservatori, reazionari, massoni e conformisti/opportunisti ai vertici delle FFAA.

Luca Gallesi per “Avvenire“

Dalla Rivoluzione francese alla fine del secondo conflitto mondiale, la guerra era normalmente considerata un modo legittimo ed efficace di favorire l’interesse delle nazioni, e di conseguenza la guerra e la sua effettiva conduzione erano due degli avvenimenti più importanti nella vita di qualsiasi Stato». Questa considerazione, che apre l’ormai classico Soldati e borghesi nell’Europa moderna, di John Gooch, tradotto più di trent’anni fa da Laterza, deve essere sempre tenuta presente dal lettore del nuovo, ponderoso saggio dello storico britannico: Mussolini e i suoi generali. Forze armate e politica estera fascista 1922-1940, (pagine 764, euro 45,00), appena pubblicato dalla Libreria Editrice Goriziana. Oggi, infatti, la prospettiva è cambiata: alla guerra si sostituisce la “missione di pace” e all’invasione di un territorio si preferisce il “bombardamento chirurgico”; ma la realtà, allora, era diversa, e alle guerre commerciali, finanziarie e informatiche di oggi, si preferivano quelle vere, combattute con uomini e mezzi consapevolmente sacrificati in nome di ideali ritenuti condivisi da tutta la nazione. Fatta questa doverosa premessa si può apprezzare appieno il grande sforzo di John Gooch per ricostruire dettagliatamente i piani dell’esercito, della marina e dell’aeronautica militare italiani nello sviluppo della politica estera dell’Italia fascista, a partire dalla Marcia su Roma del 1922, fino alla dichiarazione di guerra del 1940, attingendo soprattutto a documenti custoditi negli archivi delle Forze Armate.
Lo scopo dell’autore, dichiarato esplicitamente sin dall’introduzione, è di capire quale delle due principali scuole storiografiche abbia ragione, se quella anglosassone, guidata da Denis Mack Smith, che considera la politica estera fascista «un gigantesco bluff attuato da un millantatore borioso e incompetente», oppure se hanno ragione Renzo de Felice e i suoi discepoli, che al contrario giudicano il Duce «una persona concreta, intraprendente e politicamente abile», che cercò di mantenere il più a lungo possibile l’Italia in equilibrio tra i giochi delle grandi potenze europee. La conclusione, come era prevedibile, porta a un compromesso: la politica estera di Mussolini non era né casuale né generica, come talvolta è stata descritta, e soprattutto ha sempre avuto in mente obiettivi conformi al credo fascista; ma, nonostante la sua indiscutibile abilità, il Duce ha confidato troppo nel suo istinto, che spesso gli consigliava di evitare lo scontro con la realtà effettiva, preferendo le visioni edulcorate dei suoi adulatori e lasciando insoluti i nodi relativi alle conseguenze della diarchia Duce-Sovrano. Quando prende il potere, Mussolini si trova a gestire un esercito antiquato, guidato da vertici monarchici e massoni che guardano al fascismo con ricambiato sospetto. Poco alla volta, Mussolini intraprende il compito di riformarlo, per fascistizzarlo (a partire dal 1933) e renderlo adatto ai nuovi scenari bellici, che lui identifica soprattutto contro la Francia e la Jugoslavia. Come capo militare, Mussolini, per quanto abile, non riesce a dare un’impronta netta alla strategia dell’esercito, diviso tra rivoluzione e conservazione; tra le pulsioni ideologiche del Partito, espresse ad esempio da Farinacci e Bottai, che per ragioni diverse disprezzavano egualmente i generali di carriera, attenti solo a conservare i loro privilegi, e la politica estera ufficiale, guidata in modo abbastanza tradizionale da Galeazzo Ciano, che assecondava la miopia dei vertici delle Forze Armate, assolutamente refrattari a sposare una linea di condotta comune. Ma l’errore più grande di Mussolini, come sottolinea correttamente Gooch, è non capire che i tempi sono cambiati, e che più del valore individuale dei soldati, in una guerra moderna contano le risorse industriali e economiche. Quando il ministro delle finanze Paolo Ignazio Thaon di Revel, gli sottopone le sue preoccupazioni per le riserve monetarie inadeguate ad affrontare lo sforzo bellico, il Duce gli risponde incautamente dichiarando che «gli Stati non crollano per debiti, ma solo per una disfatta o per dissoluzione interna». Si sbagliava. [Ndr: 1 in questo caso il recensore dovrebbe chiarirsi, non erano i generali le figure preposte a farglielo capire? 2 visti i risultati sull'Italia come è finita dopo il '45, forse non si sbagliava...).
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
RomaInvictaAeterna
Site Admin
Site Admin


Età: 40
Registrato: 30/11/04 13:52
Messaggi: 3235
Località: Roma

MessaggioInviato: Ven Gen 04, 2013 4:40 pm    Oggetto:  
Descrizione:
Rispondi citando

Mah... Certamente il comportamento dei quadri militari e civili, durante la guerra, ha determinato una più veloce e certa sconfitta. Certamente la "diarchia" non ha aiutato. Anzi. Ma è chiaro che non avevamo i mezzi per vincere. Anche se avessimo partecipato alla guerra senza "ammutinamenti" e "interessi egoistici", avremmo forse ritardato la sconfitta. Ma non credo che l'avremmo evitata.
_________________
Solo gli utenti registrati possono vedere le immagini!
Registrati o Entra nel forum!

"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email MSN Messenger
Mostra prima i messaggi di:   
Questo forum è chiuso. Non puoi inserire, rispondere o modificare i Topics   Topic chiuso    Indice del forum -> Libro, Cinema e... Tutti i fusi orari sono GMT + 1 ore
Pagina 1 di 1

 
Vai a:  
Non puoi inserire nuovi Topic in questo forum
Non puoi rispondere ai Topic in questo forum
Non puoi modificare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi cancellare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi votare nei sondaggi in questo forum
Non puoi allegare files in questo forum
Non puoi downloadare files da questo forum





Associazione Culturale Apartitica- 
Powered by MasterTopForum.com with phpBB © 2003 - 2006