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tribvnvs
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MessaggioInviato: Mer Giu 10, 2009 7:03 pm    Oggetto:  
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AquilaLatina ha scritto:
Schedatura di massa: Operazione Facebook?

Scritto da altraconsapevolezza
Sabato 24 Gennaio 2009 00:00

C’è qualcosa di molto importante che dovreste sapere.
Forse non avete mai sentito parlare di un’organizzazione che si chiama In-Q-Tel.

Traduco dal loro stesso sito web:

“In-Q-Tel è un’impresa indipendente, privata, fondata dalla CIA. Lanciata nel 1999, la missione di In-Q-Tel è di identificare e investire in compagnie, sviluppando tecnologie informatiche d’avanguardia che servono gli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America”. (”In-Q-Tel is a private, independent, enterprise funded by the CIA. Launched in 1999, In-Q-Tel’s mission is to identify and invest in companies developing cutting-edge information technologies that serve United States national security interests”)



Perchè la markmonitor, azienda yankee che "monitorava" in continuazione il nostro forum quando era appena agli inizi secondo di chi è ovvero da chi è utilizzata? Ufficialmente ha il compito di proteggere la rete... da chi? E' un altro veicolo di Eschelon... chissà quante forme ha il sistema anglosassone di controllo mondiale delle comunicazioni...
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Ari



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MessaggioInviato: Mer Giu 10, 2009 7:06 pm    Oggetto:  
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La Cina ci fara' da esempio
Gia' google e dell si stanno prodigando per trovare il metodo piu' efficace per censurare internet secondo i voleri del governo comunista cinese

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Il baraccone europeo si mettera' subito a ruota e presto vedremo cose simili anche da noi , sai , "la sicurezza" non ha prezzo.......
Gia' i francesi si sono portati un passo avanti prevededendo il distacco dalla rete per i "piratacci" cattivi che ledono i nobilissimi interessi delle lobby musical-informatiche.
Tempi bui ci attendono , un medioevo informatico ci avvolgera' nella sua fredda coltre di ignoranza e soprusi per far vincere le potenze del male e arricchire sempre piu' i proprietari del castello.
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antimodes
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MessaggioInviato: Gio Giu 11, 2009 2:28 pm    Oggetto:  
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Ari ha scritto:
Tempi bui ci attendono , un medioevo informatico ci avvolgera' nella sua fredda coltre di ignoranza e soprusi per far vincere le potenze del male e arricchire sempre piu' i proprietari del castello.


Brrrr....già mi immagino strade vuote sporche e piene di cadaveri in putrefazione, cavi in fibra che fuoriescono dal terreno sabotati dagli anti-sistemisti, intere cittadine disabitate e spettrali come una chat vuota, cavalieri dal mantello nero e dalla lunga spada a pattugliare le strade derubando i viandanti nel loro "cavallo di ferro"... Confused

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Dvx87




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MessaggioInviato: Gio Giu 11, 2009 3:06 pm    Oggetto:  
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Io penso che si possa essere cautamente ottimisti. 3/4 dei politcanti in circolazione non ha nemmeno la minima idea di come funzioni internet e queste si riflette in progetti legislativi campati per aria e completamente spesso nemmeno applicabili. La realtà è che il modo stesso in cui è fatto internet impedisce che si intervenga in maniera troppo drastica almeno di non andare in contro a spese altissime. Da notare che la cosidetta "caccia al pirata" si sta rivelando fallimentare sia perchè attira più dissensi che consensi sia perchè è molto costosa.
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Dvx87




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MessaggioInviato: Mar Set 22, 2009 1:21 pm    Oggetto:  
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Facebook, addio pubblicità occhiuta

Smantellato il sistema dei beacon che condivideva con terzi i dati riguardanti le preferenze degli utenti. E il social network in blu si dichiara ora profondamente impegnato a difesa della privacy
Roma - Facebook ha ceduto: il suo tanto criticato sistema di pubblicità personalizzata verrà smantellato definitivamente, chiudendo così la class action intrapresa dai 20 cittadini del Texas contro i cosiddetti beacon. Nel momento in cui l'accordo verrà approvato da una corte californiana, pare che il social network si impegnerà nello stanziamento di circa 10 milioni di dollari per mettere in piedi una fondazione indipendente che "investa in progetti ed iniziative volte a promuovere la privacy e la sicurezza online".

I netizen statunitensi avevano fatto causa a Facebook nell'agosto del 2008, accusando il social network di aver violato una serie di leggi tra cui l'Electronic Communications Privacy Act e il Video Privacy Protection Act. Al centro della bufera legale, il sistema di pubblicità che si fondava sui beacon, che condivideva informazioni riguardo alle preferenze degli stessi utenti, comunicandole al di fuori del sito e rendendole note a liste di amici e ad applicazioni terze.

Una grave violazione della privacy, stando all'accusa dei cittadini statunitensi, che si erano scagliati anche contro soggetti coinvolti nel progetto dei beacon, da Blockbuster a Comcast. Il social network in blu aveva così cercato di modificare il discusso sistema pubblicitario, lasciando all'utente la possibilità di scegliere se aderire in modo consapevole. Questo non è bastato ai legali degli attori che non si sono fermati nella propria battaglia.


Mauro Vecchio
lunedì 21 settembre 2009
di Mauro Vecchio
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commenti Commenti (1)
Facebook, addio pubblicità occhiuta

Smantellato il sistema dei beacon che condivideva con terzi i dati riguardanti le preferenze degli utenti. E il social network in blu si dichiara ora profondamente impegnato a difesa della privacy
Roma - Facebook ha ceduto: il suo tanto criticato sistema di pubblicità personalizzata verrà smantellato definitivamente, chiudendo così la class action intrapresa dai 20 cittadini del Texas contro i cosiddetti beacon. Nel momento in cui l'accordo verrà approvato da una corte californiana, pare che il social network si impegnerà nello stanziamento di circa 10 milioni di dollari per mettere in piedi una fondazione indipendente che "investa in progetti ed iniziative volte a promuovere la privacy e la sicurezza online".

I netizen statunitensi avevano fatto causa a Facebook nell'agosto del 2008, accusando il social network di aver violato una serie di leggi tra cui l'Electronic Communications Privacy Act e il Video Privacy Protection Act. Al centro della bufera legale, il sistema di pubblicità che si fondava sui beacon, che condivideva informazioni riguardo alle preferenze degli stessi utenti, comunicandole al di fuori del sito e rendendole note a liste di amici e ad applicazioni terze.

Una grave violazione della privacy, stando all'accusa dei cittadini statunitensi, che si erano scagliati anche contro soggetti coinvolti nel progetto dei beacon, da Blockbuster a Comcast. Il social network in blu aveva così cercato di modificare il discusso sistema pubblicitario, lasciando all'utente la possibilità di scegliere se aderire in modo consapevole. Questo non è bastato ai legali degli attori che non si sono fermati nella propria battaglia.
"Abbiamo imparato molto dall'esperienza dei beacon - ha dichiarato in un comunicato il rappresentante di Facebook Barry Schnitt - perché ha dimostrato quanto possa essere critico il fornire un controllo esteso all'utente su come i propri dati vengano condivisi. Abbiamo inoltre imparato come comunicare efficacemente tutti i nostri cambiamenti all'interno dell'esperienza dell'utente stesso".

Facebook sembra così aver recitato il mea culpa, azzardando anche un profondo impegno a tutela del diritto alla privacy di ogni netizen. "Non vediamo l'ora di creare questa fondazione, con il compito di indirizzare gli utenti della Rete verso un migliore controllo della propria privacy, particolarmente legata alle attività del social networking. Per rendere le loro pratiche online più serene, avendo una maggiore conoscenza e quindi un senso maggiore di controllo".

Mauro Vecchio
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Marcus
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MessaggioInviato: Mar Set 13, 2011 12:19 pm    Oggetto:  
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...ed ecco la ciliegina marcia sulla torta di escrementi che la repubblica delle banane pseudo-italiana ci vuol fare trangugiare...


NESSUN TELEGIORNALE HA AVUTO IL PERMESSO DI DIFFONDERE QUESTA NOTIZIA

Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis:

"Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet"; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60.

Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo... il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta.

In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito.

Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all'ESTERO; basta che il Ministro dell'Interno disponga con proprio decreto l'interruzione dell'attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro.

Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla

disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'ODIO (!) fra le classi sociali.

MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta.

In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.

ITALIA: l'unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.

Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI.

Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.

Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l'Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l'Iran.

Oggi gli UNICI media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata "Punto Informatico" e il blog di Grillo.

Fatela girare il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica la "democrazia" è un concetto VUOTO.


https://www.facebook.com/notes/movimento-pro-sardegna/nessun-telegiornale-ha-avuto-il-permesso-di-diffondereieri-il-senato-ha-approvat/210429825687768

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" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)
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MessaggioInviato: Mar Set 13, 2011 1:29 pm    Oggetto:  
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Citazione:
Fatela girare il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica la "democrazia" è un concetto VUOTO.


..eh già! Infatti se non ci fosse stata questa "risibile" norma, a dispetto di tutta l'impalcatura del sistema bananaro, allora si che saremmo nella vera democrazia!! Shocked

Ma per favore! Il sistema attuale è una dittatura del numero, DA QUANDO E' NATO! ALtro che democrazia!

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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MessaggioInviato: Mar Set 13, 2011 1:44 pm    Oggetto:  
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Citazione:

Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all'ESTERO;



Questo avveniva pure prima. Se uno Stato riscontra una violazione alla "sua" Legge da parte di cittadini sia dello stesso Stato, che anche di altri Stati (se la violazione è inerente direttamente ed esplicitamente quello Stato), può richiedere di intervenire , anche se i contratti firmati sono con operatori o Provider Stranieri. Il diritto internazionale per le telecomunicazioni, purtroppo, consentiva di "obbligare" la collaborazione per la "soluzione" della vertenza. Che ovviamente si conclude con la chiusura del sito "incriminato".

Oggi la cosa è peggiorata, perchè in questo modo, coinvolgendo direttamente i provider della connessione IN LOCO (in Italia, per il nostro caso), si chiede a loro (Telecom, Fastweb, ecc) di TAGLIARE direttamente la connessione. Sarebbe a dire che anche se uno stesse in Zimbawe, se le telecomunicazioni Italiane non fornisono la "tratta" per arrivare da un punto X d'Italia fino in Zimbawe, il risultato è lo stesso e più immediato! Poi ovviamente si ingiunge allo Zimbawe di cancellare il sito.

La "novità" attuale, dunque, è che adesso il Ministero degli Interni può ingiungere, esecutivamente, ai provider delle telecomunicazioni di chiudere tutto. Anche se uno acquistasse uno spazio in Thailandia, se risiede in Francia, ad esempio, si rende necessario ARRIVARE a quella postazione Tahilandese che fonrisce lo spazio. Per cui dalla Fracia alla Thailandia c'è un intreccio di tratte telefoniche, che si può interrompere ora in immediato, per chiudere il sito prima (senza dimenticare le diramazioni estere delle aziende di tlc italiane)...

Prima si entrava in vertenza. Ora si chiude tutto subito...e poi, eventualmente, si riesamina la situazione.

Io direi che siamo messi abbstanza male. E dobbiamo stare, NOI TUTTI, in campana...

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MessaggioInviato: Mer Nov 02, 2011 9:56 am    Oggetto:  
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Attenzione. Non fatevi trarre in inganno dalla apparenza benaugurante dell'articolo. E' una tecnica di comunicazione studiata, per distogliere l'attenzione dal vero fulcro dell'articolo che è un altro. Si ribadisce, infatti, l'intervento censorio e diretto quando si sentono "minacciati" gli "interessi nazionali"..Ovviamente non meglio definiti.


Gb, convegno sul cyberspazio
"No alle censure dei governi"

Il ministro degli Esteri britannico, William Hague, apre il vertice internazionale a cui partecipano rappresentanti di 60 nazioni, con un appello agli stati a non limitare per motivi politici l'uso del Web ai propri cittadini


(afp)
LONDRA - No alla censura dei governi e alla limitazione delle libertà sulla rete. L'appello è del ministro degli Esteri britannico William Hague, che aprendo a Londra il convegno internazionale sul cyberspazio, ha messo in guardia i paesi che hanno approvato leggi contro la libera espressione su Internet.

"Noi dobbiamo sperare in un avvenire in cui Internet non sia più soffocato dal controllo degli stati 1e della censura, ma dove prosperino l'innovazione e la competizione e gli investimenti e lo spirito di iniziativa siano ripagati", ha detto Hague davanti ai rappresentanti di 60 paesi, fra i quali anche Russia e Cina.

"Noi ci opponiamo all'idea che sia accettabile il blocco di internet, dei server e dei media sociali da parte del governo di un paese in cui si sta verificando una sollevazione popolare", ha proseguito il ministro.

"La libertà di espressione è il cuore del problema circa il futuro del cyberspazio", ha detto Hague, aggiungendo che Internet ha anche "accorciato le distanze tra i politici e i cittadini", rendendo più trasparenti i governi. Nonostante questo, "la libertà di espressione su Internet è minacciata" in quei Paesi che "reprimono gli oppositori politici". "L'ideale di libertà non può essere tenuta dietro le sbarre, non importa quando sia forte il chiavistello", ha concluso Hague.

L'obiettivo del convegno internazionale sul cyberspazio è ambizioso: dar vita a "un'agenda", un vademecum da seguire nel prossimo futuro. Perchè Internet è una risorsa ma allo stesso tempo è anche una minaccia, sicurezza nazionale inclusa. Il premier britannico, Cameron, intervenendo alla conferenza, ha spiegato di ritenere internet una "forza positiva" dal punto di vista "economico, sociale e politico". Poi però ha messo in guardia dai rischi del "cybercrimine", separando la questione dai ben più gravi attacchi compiuti di recente ai sistemi informatici del ministero degli Esteri. "Questi sono attacchi ai nostri interessi nazionali: sono inaccettabili. E noi risponderemo in modo altrettanto robusto come faremmo nel caso di ogni altro rischio alla nostra sicurezza nazionale. Il nostro compito - ha concluso Cameron - è quello di trovare il giusto equilibrio: i governi non devono usare la sicurezza come scusa per la censura o negare ai loro popoli le opportunità che internet è capace di portare: i governi non possiedono la rete".

La frase di certo strizza l'occhio ai sostenitori del web libero. "Il pericolo più grave non sono i cybercriminali - ha detto ad esempio Wales - ma gli eccessivi interventi governativi". La soluzione pensata da Londra è allora questa specie di terza via tra l'inattività e un trattato internazionale in piena regola in modo da fissare alcuni paletti.
(01 novembre 2011)
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MessaggioInviato: Mer Nov 02, 2011 10:00 am    Oggetto:  
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Ma come? Prima dite che "i governi non possiedono la rete", e poi progettate un trattato internazionale che fissi dei "paletti"? Con quale titolo, se non "possedete" la rete?

Secondo me, la rete deve essere gestita esattamente come la carta stampata. La differenza sta nell'immediatezza, nell'istantaneità del messaggio. Ma il messaggio rimane in rete anche se si cancella. Per cui, la "gestione" della rete sarebbe più semplice di quanto si possa pensare... I crimini che avvengono su rete potrebbero facilmente essere prevenuti. Facendo funzionare le norme di sicurezza pubblica vigenti. Dando, ovviamente, dove necessario una normativa ad hoc..

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MessaggioInviato: Mer Dic 05, 2012 6:30 pm    Oggetto:  
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Siccome siamo "complottisti" Very Happy , quello che anche gli altri "complottisti" ora "redenti" Very Happy affermavano, ovvero che si sta ottenendo un controllo eterodiretto di tutti i media, si sta avverando:

Internet, prove di tecnocontrollo per l'ONU?

A Dubai l'ITU avvia la revisione di un trattato vecchio di due decenni. Le prime indiscrezioni confermano: tra le priorità ci sono Deep Packet Inspection e la "tassazione" degli OverTheTop

Roma - Questo lunedì ha avuto finalmente il via la World Conference on International Telecommunications (WCIT) di Dubai, occasione in cui l'International Telecommunication Union (ITU, agenzia dell'ONU sulle telecomunicazioni) raccoglierà e ratificherà le proposte per aggiornare un trattato sulle comunicazioni che risale a più di 20 anni fa.

Il rischio, già ampiamente sollevato (tra gli altri) da Google e dal Parlamento Europeo, è che le nuove norme dell'ITU finiscano per imbrigliare le libertà digitali di cui i netizen possono godere al momento e trasformare Internet in un sistema in cui la censura e il tecnocontrollo non siano l'eccezione bensì la norma.

Nel tentativo di fugare questi dubbi, in occasione dell'apertura della WCIT l'attuale capo dell'IUT Hamadoun Toure ha assicurato: la libertà di espressione non verrà intaccata, "niente può fermare la libertà di espressione nel mondo di oggi, niente di questa conferenza riguarderà l'argomento" e nessuna norma avrà come obiettivo il controllo di Internet.

A rasserenare (parzialmente e solo temporaneamente) il clima è arrivata la decisione di aprire le sessioni plenarie della conferenza al pubblico, mentre gli USA si sono detti pronti a proporre la messa al bando di qualsiasi discussione riguardante Internet per tutte e due le settimane dedicate ai lavori di aggiornamento del trattato ITU.

La proposta della Tunisia di trasferire, sic et simpliciter, i diritti umani "offline" al mondo telematico (libertà di espressione inclusa) è stata però bocciata: USA, Europa, Cina e altri si sono opposti all'adozione del principio per evitare il rischio (almeno nei primi due casi) di allargare troppo i confini del trattato fino a includere i contenuti veicolati e scambiati dagli utenti attraverso la Rete.

E mentre i rischi di un eccesso di regolamentazione di qualcosa che funziona (Internet) e che non necessita dell'intervento dell'ONU per funzionare meglio continuavano a venire da Mozilla, eSir Tim Berners-Lee, Vint Cerf e l'Unione Europea, nei meeting segreti dell'ITU si è cominciato a lavorare a regolamentazioni che trasformino radicalmente il modo di gestire e operare la Internet mondiale.

In questi meeting - che prevedibilmente non verranno aperti al pubblico come le sessioni plenarie - i membri dell'ITU hanno approvato l'introduzione di un nuovo standard per la "Deep Packet Inspection" delle comunicazioni telematiche (ITU-T DPI), una misura che non prende minimamente in considerazione i potenziali effetti sulla privacy dei netizen e stabilisce persino la possibilità di servirsi delle chiavi cifrate (magari recuperate sui PC degli utenti?) per decifrare tutto il traffico a piacimento di governi e istituzioni.

L'altra proposta di regolamentazione - che va ad aggiungersi ad una preoccupante "lista" del tecnocontrollo destinata ad allungarsi parecchio prossimo giorni - è quella della "condivisione equa dei profitti" fra società di telecomunicazioni (incumbent e ISP) e quelle dei servizi telematici, una misura che l'ITU avrebbe giustificato con la possibilità di far crescere la diffusione delle infrastrutture e delle connessioni ma che a una seconda occhiata non sembra avere alcun punto di appoggio con la realtà fattuale.

Alfonso Maruccia

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