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STORIA E DOTTRINA DEL FASCISMO!

 
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RomaInvictaAeterna
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MessaggioInviato: Ven Ago 17, 2012 2:45 pm    Oggetto:  STORIA E DOTTRINA DEL FASCISMO!
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E' sommamente importante inserire un documento d'epoca, ristampato nel 1942, inerente la VOCE "FASCISMO" di uno dei tanti Dizionari Enciclopedici "popolari" editi dal Regime. Questo Dizionario è un "cimelio" della mia famiglia, e mi ha aiutato non poco i primi tempi del mio approccio all'Ideale Fascista, nella comprensione e nella CHIAREZZA dei contenuti e della Dottrina del Fascismo stesso!

Effettivamente, ho provato su me stesso la validità e l'efficacia degli strumenti formativi del Regime! Soprattutto la competenza politica, culturale ed educativa di chi ne era estensore.

Di seguito pubblico la Voce, così come riportata nella Enciclopedia.

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)


Ultima modifica di RomaInvictaAeterna il Sab Ago 18, 2012 12:24 pm, modificato 2 volte in totale
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MessaggioInviato: Ven Ago 17, 2012 3:22 pm    Oggetto:  
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Fascismo, vasto e profondo movimento rivoluzionario italiano, spirituale e politico ad un tempo, creato da Benito Mussolini, dopo la guerra l9l5-l8,per ricondurre la Nazione nel grande solco maestro del suo pensiero e della sua storia, mettendo in valore la vittoria e lo spirito di impulso che ne derivava in un popolo di così antica civilta; sviluppatosi quindi, dopo la conquista del potere, nel pensiero e nella azione, di fronte alla crisi spirituale ed economica attraversata dal mondo intero,come una visione nuova di rapporti politici, giuridici, economici della vita collettiva e sociale, capace di una ricostruzione totalitaria della società; cosicchè dall’ltalia, sotto forme diverse, rispondenti ai diversi caratteri e alle diverse esigenze dei vari popoli, ha avuto, dopo il l928 una enorme diffusione nel mondo.
Richiede perciò il F. di essere considerato sotto diversi aspetti: quello spirituale, storico, dottrinale, politico, economico e sociale. Anche se intimamente legato a movimenti politici e dottrinali che lo precedettero, per certi suoi aspetti e riferimenti, esso presenta un profondo carattere unitario, come quello che, diversamente dalle altre rivoluzioni storiche, pur avendo avuto impulso da vicende anteriori e da stati d'animo di singoli e di masse, e 'stato però concepito e diretto da una sola mente, da una sola volontà, entrambe eccezionali, quelle di Benito Mussolini; dal cui carattere, dalle cui vicende, dal cui pensiero è impossibile prescindere per chi voglia conoscere a fondo la storia, l’anima e il pensiero del F. Malgrado la sua rapida diffusione in Europa e nel Mondo, e le conseguenti notevoli diversità di interpretazione, il F. rimane l'espressione più chiara dell'anima e della storia italiana, inconfondibile con lo spirito di movimenti simili ma di diversa ispirazione e rispondenti ai diversi interessi, caratteri e tendenze.— ll nome di F. deriva dal Fascio littorio romano.L'antico simbolo è stato rievocato ed assunto ad indicare l'unione spirituale di un popolo e la sua forza severa, — Lo stesso nome di Fasci, che aveva giù avuto un significato rivoluzionario nei moti politici siciliani del 1894, fu dato nel 1914 da Mussolini, alla unione degli uomini di sinistra, sciolti dai legami di partito (socialisti, sindacalisti, repubblicani, democratici, liberali) o non aventi partito alcuno (vi parteciparono i gruppi irredentisti o futuristi).

[Movimento spirituale e politico]
Era diffuso nelle correnti piu intelligenti di tutte le classi del popolo italiano il senso di reazione, pronta a mutarsi in rivolta, alla politica italiana del secondo Risorgimento, culminata nel trasformismo parlamentare da Depretis a Giolitti, nell'abbandono della tradizione spirituale,filosofica e politica del primo Risorgimento, in cui anche i contrasti tra gli elementi vari componevano però una sintesi originale, libera da contaminazioni straniere, legate ai pensatori, ai poeti, agli educatori del XVIII e del XIX sec. Tale senso di reazione, che in molti uomini colti aveva delle profonde radici storiche e che, fra il l870 e il 1900, si manifestò nel gesto disperato di Oberdan, nella tragedia politica di F, Crispi, grande ministro di un piccolo popolo, nel pensiero solitario di A. Oriani, nella poesia sdegnosa di G. Carducci; acuito nei momenti più dolorosi di oscuramento della dignità nazionale, durante i successivi rinnovi della Triplice Alleanza, al momento dello scacco di Tunisi e della rinuncia egiziana, nell’ora triste di Adua, aveva, per una inconscia ribellione, alimentato il cosiddetto spirito sovversivo,diffuso più come rivolta alla miseria spirituale della Nazione o meglio della sua classe dirigente, che come effettiva adesione a teorie e movimenti sociali e politici di origine straniera. L'ltalia appena costituita, e stanca di questo sforzo storico, stava esaurendo il contenuto ideale di movimenti esotici, le energie politiche dei ristretti ceti che l'avevano formata e le inevitabili conseguenze della sua stessa formazione, dovuta a cosi diversi eventi ed elementi; erano in gestazione lenta ma sicura, nella profonda matrice della razza, nuove forze politiche e sociali che affioravano appena alla luce coi loro pionieri e annunciavano il distacco dalla tendenza per cui eravamo scesi sulla china della politica democratica, sconfinante nella demagogia, nel tardo Risorgimento e negli ultimi decenni del sec. XIX.
Tali forze, in gran parte ancora inconsce, non rivelate neppure a se stesse, agivano in seno ai partiti avanzati, come forze rinnovatrici, dissidenti e corrosive, che avrebbero al momento opportuno determinato. la crisi spirituale, proiettando la propria nella collettività. Un profondo disagio, una inquietudine degli spiriti aveva diffuso anche il dissidio religioso, che si rifletteva in tutta la politica, ora abulica ora massonica dello Stato italiano, nei rapporti con la Chiesa Cattolica, che esercitava il suo immenso fascino spirituale da venti secoli sulla grande maggioranza del popolo; l'indifferenza degli spiriti in materia religiosa non era che un velo, sotto cui si celava l'inquietudine delle anime e la ricerca degli spiriti. Non minore era la reazione alla degenerazione del Parlamentarismo e del costume politico, per cui il potere esecutivo era ridotto ad un'ombra senza autorità e l’arbitrio della folla dalle mille teste, irresponsabile, capricciosa e violenta si rifletteva, attraverso l’azione dei demagoghi in tutta la vita della Nazione.
E disgusto profondo nella minoranza sana suscitava l`indifferenza con cui la classe dirigente politica interpretava, nella sua quasi totalità, il compito dello Stato: una assicurazione sulla vita in politica estera (la Triplice); all‘interno la politica emigrazionista, che lasciava partire centinaia di migliaia di Italiani a fecondare e incivilire altre contrade della Terra; che, di fronte al problema sociale, cosi vasto, si limitava al compito di reprimere senza prevenire; nessun senso di dignità, nonchè di grandezza, nessun impulso alle forze vive di un popolo giovane e desideroso di farsi strada nel mondo. Queste condizioni spirituali avevano preparato il terreno a un movimento che i migliori auspicavano gia all’aurora del secolo, che il poeta Gabriele D’Annunzio aveva profetato nei suoi canti, invocanti l’avvento di una giovinezza rigeneratrice (Canzone di Mario Bianco), e che cercava per manifestarsi solo l’uomo che ne fosse stato l'ispiratore e la guida. La guerra 1915-18, operando profondamente nelle fibre del popolo italiano, suscitando le sue tradizioni di grandezza e risvegliando il suo spirito eroico che lo spirito BORGHESE o negava o mortificava, rivelando nuovi valori politici, militari,religiosi, scompaginando i vecchi partiti, vuotandoli di contenuto e dividendo gli ltaliani in interventisti e neutralisti determinò un acceleramento del processo in corso, per cui gli elementi spirituali e politici tendenti a creare una nuova Italia, moralmente e spiritualmente più forte, compresa di una missione mondiale, avrebbero sopraffatto gli elementi disgregatori, di carattere internazionale e sgominata l'ignavia delle classi dirigenti. Quando Benito Mussolini comprese che gli impulsi suscitati dalla guerra e le forze destate dalla Vittoria, oltre a costituire una nobiltà storica per il Popolo italiano, avrebbero potuto essere, la forza di propulsione delle sue nove generazioni verso l'avvenire, e queste forze raccolse e diede ad esse un segno e un grido, una fede e un mito, una volontà e una disciplina, una sicurezza e una dottrina, compiva di per se una rivoluzione, la cui portata si sarebbe rivelata nella sua imponenza solo più tardi; tanto più che agli inizi questa rivoluzione era di necessità repressiva e distruttiva, e si poteva prestare quindi facilmente a interpretazioni inesatte e incomplete. Solo la conquista del potere avrebbe messo alla prova la Rivoluzione e il suo capo; ma anche questo sarebbe avvenuto in due tempi, un decennio di ricostruzione in cui l’ltalia sarebbe stata messa, per cosi dire, a punto; ringiovanita e snellita in tutti gli organi, rifatta nelle sue opere e inquadrata nella disciplina delle sue nuove gerarchie: dopo sarebbe seguita la vera rivoluzione, cioè la preparazione di un nuovo ordine di cose, la cui base sarà nella preparazione di un nuovo spirito, a differenza dei movimenti e delle rivoluzioni materialiste che hanno calcolato solo sullo spostamento degli interessi, convinti che queste sole forze agiscono nella storia. Come trasformazione degli spiriti, la Rivoluzione Fascista ha uno scopo nettamente nazionale ed uno profondamente umano. Lo scopo nazionale si prefigge di arrivare alla formazione di un carattere italiano, non perchè questo sia mancato nei secoli (basta pensare a Roma, al Medioevo e al Rinascimento; tre periodi della nostra storia, cosi ricchi di elementi atti a formare l'uomo integrale, forza politica e religiosa, fisica e spirituale capace di una miglior vita sociale), ma perchè gli elementi migliori di questo carattere s’erano smarriti o contaminati nei secoli di divisione e di servaggio, e l’opera del Risorgimento per riportarli alla superficie era stata interrotta dalle filosofie, dalle politiche, dai sentimenti di origine straniera. Nel senso nazionale, dunque, il F. tende a creare il tipo dell’Uomo Italiano, che integri le migliori qualita della razza che rifulsero in passato e le diedero il dominio politico, militare, artistico, con le sue aspirazioni per l'avvenire. Lo scopo umano della Rivoluzione spirituale compiuta dal F. (ed é la parte di essa che attira naturalmente l`attenzione degli altri popoli) è quello di rendere l’individuo conscio di tutti i suoi doveri verso la collettività nazionale e sociale, di abbandonare gli egoismi spirituali ed economici di fronte ai più vasti interessi della Nazione, di accettare quindi lo Stato come la più alta autorità da cui proviene il flusso stesso della vita collettiva in tale senso, la Rivoluzione Fascista sovverte completamente il verbo democratico, elaborato nel pensiero filosofico dell`enciclopedia, la teoria del diritto naturale, i principi dell’89, i cosidetti "diritti dell`uomo " proclamati nella seduta storica del 4 agosto dalla Costituente francese e dominanti per tutta la politica mondiale nell’Ottocento; vi sostituisce la teoria dei doveri dell’Uomo, proclamata del resto dai nostri pensatori del Risorgimento (Mazzini, Pellico), quella della liberta collettiva che di necessità, disciplina le singole liberta, degli interessi sociali che sovrastano i privati egoisini, della gerarchia, dell'autorità, dell’ordìne. ln questi termini il F, ha segnato al XX sec. una nuova strada per tutta la sua vita sociale, oltre che all’ltalia per la sua vita nazionale. — La storia del F. presenta tre periodi distinti, corrispondenti alle fasi di gestazione, di sviluppo, di rivoluzione. ll primo, di gestazione va dal 1914 al 1919 e comprende l’interventismo, la guerra e la vittoria; il secondo di sviluppo va dal 1919 alla Marcia su Roma e comprende la fondazione dei Fasci, la lotta antisovversiva e la conquista del potere contro lo Stato demoliberale; il terzo di rivoluzione va dal 1922 in poi e comprende tutta l‘opera organizzativa del Partito e riformatrice del Regime e la preparazione dell’ordine corporativo.

[1914-18]. Mussolini, allo scoppio della guerra mondiale era uno dei capi del Partito socialista e dirigeva il giornale ufficiale l'Avanti in contrasto con le sfere dirigenti del Partito, che miravano a istituire piuttosto una vasta rete di interessi e di clientele politiche che agli ideali rivoluzionari, egli manifesta ai primi di agosto del 'l4 il suo pensiero contrario alla neutralità assoluta dell`italia, e ai primi di settembre, apertamente, la sua idea interventista contro gli imperi Centrali, sollevando grave scandalo tra i compagni, appoggiato da una esigua schiera di amici e dagli interventisti appartenenti ad altri partiti che riconoscevano in lui la tempra del Capo. Avendo fondato un nuovo quotidiano dal nome fatidico, Il Popolo d'Italia, per agitare queste sue idee (15 novembre 1914), egli viene clamorosamente espulso dal Partito. Dopo di che inizia una campagna ardente, con tutta la foga del suo spirito di polemista e di uomo d’azione. Alla proclamazione della guerra all’Austria ( 24 maggio 1915) egli, che è con Battisti e Corridoni, il capo interventista piu conosciuto, chiede l'arruolamento, mentre indica alla gioventù italiana l'ora fatidica in cui esse deve osare per toccare il suo destino. Ferito al fronte carsico e mutilato, egli riprende il suo posto di combattimento al fronte interno, ammonendo il Governo della sua debole politica, il popolo italiano della necessita della resistenza fino alla Vittoria. Dopo le infauste giornate di Caporetto, la sua campagna diviene anche più ardente e accompagna la rapida riscossa italiana sino alla vittoria finale e all'armistizio. Quando, dopo il novembre 1918, i partiti contrari alla guerra riprendono anima per la debolezza governativa, per la stanchezza della Nazione, abbandonata dagli Alleati e maldifesa dai suoi rappresentanti alla Conferenza di Parigi, e si scatena nel paese, da elementi responsabili, la cosiddetta campagna rinunciataria, che tende a spingere l'ltalia alla rinuncia alla Dalmazia, alle lsole, persino all‘Alto Adige e a parte dell’Istria, Mussolini raccoglie lo sdegno degli elementi interventisti, ingrossati da alcuni combattenti, coscienti della Vittoria e sostiene la necessità di una politica che la metta in valore e ne diffonda lo spirito nel popolo italiano, Intanto la Rivoluzione bolscevica avvenuta in Russia durante la guerra (1917) e che con la pace separata di Brest Litovsk ha messo a repentaglio la stessa esistenza dell'ltalia, incomincia, ad esercitare sulle masse, abilmente sobillate dai capi socialisti e comunisti, una letale suggestione col miraggio dei paradisi materiali; non solo le masse socialiste, ma persino quelle guidate da partiti in concorrenza col socialismo, per non perdere l'ascendente, vengono ubriacate coi principi bolscevichi, contrari ad ogni convivenza di classe e comunque allo spirito della civiltà occidentale. ll partito socialista accentua la propaganda di queste idee, accennando a voler fare le vendette dell'lintervento e della guerra a cui e stato contrario.

[1919] ll 23 marzo 1919, convocati da un avviso del Popolo d’Italia, convenivano in Piazza San Sepolcro a Milano, nel Palazzo della Federazione dei Commercianti, assieme ad un gruppo di amici che avevano seguito Benito Mussolini in tutte le sue polemiche e battaglie, i rappresentanti dei partiti e delle frazioni che avevano sostenuto l'intervento ed esaltata la Vittoria, dei combattenti, mutilati ed arditi, rappresentanti diretti dello spirito eroico della guerra, dei sindacalisti e dei futuristi, oltre a qualche isolato. Erano poco più di cento persone e sarebbe sembrato audace pensare che di li dovesse muovere una rivoluzione storica e politica di si vasta portata. In una situazione interna paurosa, il gesto di Mussolini e dei suoi pochi seguaci sembra toccare la temerarietà. Le file sovversive ingrossano paurosamente e si preparano a dar l'assalto allo Stato, attraverso un atto rivoluzionario o meglio ancora, una imponente e schiacciante manifestazione elettorale, favoriti dalla delusione e dalla stanchezza dei combattenti, maltrattati e pressocliè derisi, e dalla debolezza del Governo che, non più sostenuto dalla concordia dei partiti, rivela l'intima sua debolezza d'uomini e di principi e accenna a cedere all'assalto combinato di forze oscure della politica e della finanza, nel momento più critico del Congresso di Parigi, quando il Presidente degli Stati Uniti, Wilson, dichiarava di aderire, contro ltalia, alla tesi dei suoi avversari nella questione dalmatica e fiumana. Sintomi paurosi di disfacimento si presentano a far disperare delle sorti della Patria, mentre questo manipolo di uomini si presenta arditamente alla ribalta della vita politica nazionale, oltrechè per salvare la Nazione ad ogni costo o contro l’abulia della maggioranza stessa, per rievocare il senso non mai spento della stirpe nostra e una visione energica ed eroica della vita, individuale e collettiva; a ricordare che il Risorgimento non poteva ritenersi compiuto in una semplice unione di territori e di popolazioni, ma doveva giungere a una profonda fusione degli spiriti, per toccare il punto massimo della sua ricostruzione come Nazione e come Stato, ll nome che il movimento assumeva, il carattere e le idee del suo capo indicavano gia una via e una meta, una chiara e unica base spirituale, direttiva politica, finalità storica, metodo romano e guerriero. Gli avversari, già timorosi di vedersi attraversata come altra volta la via, scherniscono e irridono, mentre la massa dei timidi e degli indifferenti, si scosta. Il 15 aprile 1919, a Milano, in via Mercanti, una cinquantina di studenti del Politecnico, appena congedati, di arditi, di fascisti, affronta un corteo sovversivo, che proviene da un comizio tenuto dopo una giornata di sciopero generale ed è composto di decine di migliaia di persone e lo sbaraglia, s'ingrossa, accorre alla sede del giornale l'Avanti e la incendia. E' il battesimo di sangue e di fuoco, la sfida lanciata al bolscevismo, che, proclamandosi rivoluzionario, è stato affrontato coi metodi scelti da esso. Intanto si sono delineate le prime linee programmatiche: il F. proclama Benito Mussolini, suo capo riconosciuto, non è partito politico, legato a premesse dottrinarie; il suo programma non è un credo intangibile, ma si deve adattare alla mutevoli e multiformi correnti del pensiero, alle indicazioni ed esperienze che l'opera del tempo e la realtà delle cose suggerisce ed impone. Suoi capisaldi: difendere i principi ideali della guerra e mettere in valore la vittoria; opporsi all’infatuazione teorica e alle esperienze pratiche del socialismo; appoggiarsi sulla borghesia produttrice e sul popolo lavoratore, ripudiando gli elementi parassitari; contenere le rivendicazioni operaie nell’ambito degli interessi nazionali; (otto ore di lavoro, rappresentanza operaia, legislazione sociale, formazione di consigli tecnici); riformare i grandi servizi pubblici e fare una grande politica di lavoro. All`estero, il F. combatte la rinuncia sotto qualsiasi aspetto, le forme internazionali utopistiche, il disarmo universale che non sia uguale e simultaneo per tutte le Nazioni; vuole che si conduca una seria politica di equilibrio, che si faccia la revisione dei trattati di pace, che si favorisca l’ emancipazione politica e l'espansione economica dell’ltalia, soprattutto creando relazioni amichevoli con i popoli dell‘Oriente e instaurando una politica di pace coi vinti, non esclusi i paesi retti dal bolecevismo, che si rivendichi alla Nazione il suo diritto ad avere colonie. ll programma, notevole e originale di per sè, lo era anche più per il nuovo spirito che lo informava e per la nuova mentalità che introduceva nella politica, contro tutti i pregiudizi e le prevenzioni che erano stati caratteristici delle antiche formazioni politiche, non escluse quelle rivoluzionarie. Vi si affrermava la necessità di una assoluta spregiudicatezza di pensiero, e di azione, di adattarsi alla realtà, sfruttandola con metodo, con l’audacia delle minoranze che vanno contro corrente, composte di uomini che non attendono passivamente il destino ma che lo affrontano. Fin dai primi momenti il F. ebbe un suo preciso ordinamento e una chiara gerarchia, necessari al suo aspetto come ai suoi fini, più militari che politici. Esso fu all’inizio diretto da un Comitato di 21 membri eletti da un Congresso annuale, e di questi dieci residenti a Milano, origine e sede del movimento; costoro costituivano la Commissione esecutiva deliberante d’urgenza e incaricata di attuare i deliberati del Comitato Centrale; i singoli Fasci, che andarono sorgendo in parecchi punti d`ltalia, fin dal 1919, eleggevano un rappresentante nel Congresso Regionale e l’unione di questi rappresentanti costituiva il Consiglio Nazionale. Ma questo ordinamento politico ben presto ne sorse a fianco un altro militare, costituito delle squadre d'azione che cominciarono a riunirsi in più vaste formazioni, che assunsero nomi (legione, coorte, centuria) comandi (console, seniore, centurione) formazione (pertre), insegne, saluto di ispirazione prettamente romana, ad indicare la decisa volontà di incidere sul carattere italiano, col ricordare alla Nazione il momento della sua forza e della sua potenza. Sostituito V. E. Orlando al potere da F. S. Nitti, personalità politica di estrema sinistra e tendente a favorire le correnti politiche deprimenti per la Nazione, il F. si trovò di dover porre a se stesso chiaramente la questione dei suoi rapporti con lo Stato e la conclusione fu che la sua lotta dovesse combattersi su due fronti, anzichè in uno solo e che quello contro lo Stato liberale democratico era anzi il principale per il futuro sviluppo della Rivoluzione. Dopo lo sciopero generale del luglio 1919, durante il quale il Governo chiuse le sue forze nelle caserme, per "evitare di provocare le masse" e ordinò agli ufficiali (in quei giorni fatti segno agli insulti della plebaglia; soprattutto quelli che erano decorati e mutilati per la guerra) di rimanere disarmati per lo stesso motivo, fu concessa con un larghissimo decreto, l‘amnistia ai disertori, quasi a preparare le elezioni generali, che avrebbero dovuto aver luogo in novembre e che naturalmente si svolsero in una atmosfera di abdicazione dei poteri dello Stato e di entusiasmo dei sovversivi, che credevano di toccare finalmente la vittoria, mentre gli elementi nazionali si disperdevano e si scoraggiavano. Alle elezioni, i Fasci Italiani di Combattimento si presentavano con una loro lista, di cui Mussolini teneva il primo posto e che ottenne circa 4000 voti. Gli avversari derisero e insultarono; i trionfatori chiesero la testa del nemico e Nitti, compiacente fece arrestare tutto il Comitato Centrale dei Fasci. Mussolini esce di prigione dopo pochi giorni più fiducioso che mai, anche se intorno a lui pochi erano rimasti i fedeli; riprende il suo cammino, dichiarando che la sua volontà è ben decisa a continuare la battaglia, denunciando alla Nazione l'illegalità del governo di Nitti e aderendo ancor più esplicitamente alla ribellione dannunziana di Fiume, per cui ha aperto una sottoscrizione.

[1920]. ln mezzo alla disgregazione di tutte le forze vitali, intorno ai Fasci vanno raccogliendosi molti combattenti che hanno ripreso fede dopo l'attimo di delusione, non pochi indipendenti che hanno fin qui sdegnato di aderire a partiti politici e quelli che lasciano gli altri, vedendo finalmente una luce di orientamento nel caos; i sindacalisti di Filippo Corridoni, caduto eroicamente in guerra; gli arditi che compongono i nuclei delle prime squadre in unione a molti studenti delle università e delle scuole medie. La prepotenza incosciente della massa, esaltata e guidata da capi senza coraggio e senza senso di responsabilità, esplode in atti di vandalismo e di odio feroce, mentre si intensifica l`opera corrosiva degli agitatori e organizzatori di scioperi a catena, i quali si stanno estendendo ai lavoratori dei pubblici servizi (ferrovieri, impiegati statali, postelegrafonici), ciò che erode e minaccia la stessa compagine dello Stato. Lo spirito che abbiamo gia visto nei Fasci e il sicuro intuito tempestivo del suo Capo determinano l'azione del movimento; dimostrare con franchezza e fermezza ogni volta che c’e da esaltare il sentimento della Patria e della Vittoria; alla violenza opporre la violenza razionale e riparatrice, determinando la reazione salutare degli elementi migliori che verranno ad ingrossare la schiera; infonder coraggio alle classi lavoratrici e alla borghesia produttrice, spaurite; suscitare la suggestione che sempre si sprigiona dall'ardimento deciso, il fascino che si leva dalla gesta di una massa ordinata e compatta. Si formano così a Milano, a Bologna, a Firenze, a Trieste, le prime squadre d’azione e assumono spontaneamente i nomi delle glorie più pure della Nazione: dei martiri dal Risorgimento, a ricordare una continuazione ideale; degli eroi della guerra, ad attestare una testimonianza incancellabile. Hanno l'aspetto di un manipolo ardito e degli Arditi di guerra assumono la veste esteriore, il canto di Giovinezza, volato sui campi di battaglia fascinoso nel suo ritmo, e lanciano il grido incitatore dettato dal poeta d‘Annunzio per i suoi aviatori e i suoi legionari fiumani: eja,eja Alalà. Hanno sedi anguste e neppure stabili, dalle quali partono quando giungono notizie di azioni o prepotenze sovversive, per l’azione di rappresaglia; sono armati di rivoltelle, ma più spesso di semplici e corti bastoni; pochi uomini le compongono, pronti a tutto, come in guerra. Nelle prime azioni, affrontate dieci contro cento, cadono le prime vittime; comincia a formarsi col martirologio, il mito, la mistica dell‘azione s’infervora nel nome dei morti, che splende a lettere d'oro sui gagliardetti, portati dalle squadre nelle azioni, neri e rossi, al vento. La situazione va precipitando nel secondo semestre: a prostrare lo spirito pubblico ha non poco contribuito l‘abbandono di Vallona e l'agitazione sovversiva a cui Giolitti, capo del governo, sostituitosi a Nitti caduto in giugno, non reagisce affatto, sebbene la propaganda vada insinuandosi nelle caserme, e abbia dato luogo al tristissimo episodio della rivolta di Ancona (26 giugno) in cui un reggimento di bersaglieri non potè partire per Vallona per la ribellione di alcuni gruppi mescoIati a borghesi. Mentre Vallona viene abbandonata e si butta il paese in uno stato di anarchia e di avvilimento, si assiste indifferenti in agosto e settembre alla occupazione delle fabbriche fatta dai socialisti che vogliono iniziare così i soviet; si firma a Rapallo un trattato (12 novembre) che praticamente mette Fiume nelle mani della Jugoslavia; si prepara una spedizione in forze per sloggiare D’Annunzio coi suoi volontari dalla città che si è retta ai Reggenza Italiana del Carnaro (8 settembre). L'occupazione delle fabbriche è stata la conclusione di un crescendo pauroso di conflitti nelle Marche e in Romagna, a Terni, nel Barese, nella Venezia Giulia, a Roma, a Torino, susseguitisi dal giugno al settembre e nei quali sono cadute numerose le vittime del dovere, agenti della forza pubblica ei primi martiri fascisti. Nel novembre avvengono le elezioni comunali e durante gli insediamenti dei consigli, molti dei quali sovversivi, avvengono dimostrazioni e conflitti; il più grave ha luogo a Bologna (20 novembre) dove, durante la cerimonia, mentre sulla piazza avvengono conflitti tra le squadre fasciste e i cortei socialisti, nell’aula consigliare si spara contro il gruppo della minoranza consigliare composta di combattenti e mutilati e cade ucciso il grande mutilato avv. Giulio Giordani. ll grave episodio ha una ripercussione enorme in Romagna e in Emilia, dove le squadre fasciste sorgono d’incanto numerose e s'ingrossano rapidamente, e cosi un po' in tutta Italia. Sul finire di quell`anno il F. ha visto enormemente ingrossare le proprie file ed è in piena formazione del suo assetto militare. Le azioni si susseguono e scoppia più aspra la lotta civile in tutta la valle del Po, nell’lstria, nella Toscana e nella Puglia; da una parte le squadre fasciste percorrono inquadrate le vie delle città e dei paesi, conquistano militarmente i fortilizi nemici, liberano intere regioni dalla tirannia bolscevica dei piccoli demagoghi locali; dall‘altra gli avversari, indispettiti di veder cosi troncato nel momento migliore la marcia che ritenevano ormai sicura al potere, contro uno Stato che non reagiva all'assalto, rispondono raddoppiando le imboscate, gli atti di rappresaglia e di vendetta, che spesso non risparmiano neppure la bara del caduto (Modena,Ferrara), Quando il Governo decide di conquistare Fiume con la forza (Natale di Sangue fiumano; 24-31 dicembre) i Fasci, appena sorti come formazioni militari, sono in piena crisi di formazione e di sviluppo e già impegnati in una lotta mortale con gli avversari, specialmente nella Venezia Giulia. A nulla serve, quindi, il loro accordo con D'Annnnzio, che è costretto dalle circostanze a cedere e a lasciare la città. La lotta coi comunisti ha visto cadere molti dei primi fascisti, fra i più giovani e baldi; i loro nomi, assunti subito da nuove squadre, diventano simboli e bandiere.

[1921]. Nella primavera le squadre, nell'imminenza delle elezioni generali, indette da Giolitti, costituiscono un piccolo esercito, disciplinato, pieno di nervi e di nerbo. La guerra civile si intensifica e si estende a tutta l'Italia: i sovversivi sparano sul corteo funebre di un martire fascista e legionario di Fiume, Ruini a Modena (24 gennaio); a Ferrara si ripete il dramma di palazzo D’Accursio a Bologna; a Firenze si hanno giornate rosse (27-28 gennaio); a Trieste i fascisti insorgono dando allo fiamme l'organo comunista che lavorava a favore dello straniero (9 febbraio); in Toscana avvengono fatti atroci come l'uccisione di Giovanni Berta (28 febbraio), la rivolta di Certaldo, i fatti di Empoli (1 marzo); a Milano la sera del 23 marzo viene lanciata una bomba nel Teatro Diana durante lo spettacolo e vi perdono la vita 18 persone, cento restano ferite, di cui alcune orridamente mutilate, La ripercussione di questa tragedia sanguinosa è enorme; i Fasci raccolgono attorno a sè, con la suggestione della figura e della parola del loro Capo, la parte migliore della Nazione, anelante a ricevere una disciplina, un ordine, uno Stato, che sostituisca quello ormai senza energia nè autorità, che esisteva ancora di nome. Nelle elezioni del 1921 la maggioranza patriottica del Paese si riprende intorno ai blocchi nazionali: vanno alla Camera una trentina di Fascisti, tra cui Mussolini, eletto trionfalmente capolista a Milano e a Bologna; essi sono antiparlamentari e perciò decisi a portarvi spirito e metodo nuovi. Dopo le elezioni, cade Giolitti e lo sostituisce alla testa del governo, lvanoe Bonomi. Nel luglio si cerca, per iniziativa dei capi delle due parti in conflitto, di fare una tregua d’armi ed essa è firmata, ma non ha un tangibile risultato; continuando le imboscate e le uccisioni, è difficile trattenere i Fascisti, divenuti ormai massa, dalle rappresaglie: la tregua viene denunciata. La lotta divampa oramai acerrima e non può chiudersi veramente che con l'eliminazione di uno dei due contendenti. A Roma si svolge all’Augusteo (7-9 novembre) il Congresso Fascista, che dopo una appassionata orazione di Mussolini, decide la trasformazione del movimento in Partito; lo scopo politico è di obbligare coloro che appartengono ad altri partiti e aderiscono al Fascismo a scegliere e, se rimangono nel F. a darsi ad esso anima e corpo. Cosi, secondo il volere del suo Capo il F. diventa veramente un esercito al solo suo comando, pronto alla conquista dello Stato e in cui nessun milite può sentir più nostalgie per le proprie origini. Contemporaneamente si diffonde negli appartenenti alla nuova Milizia come nello spirito degli Italiani la sensazione che non si tratti già più di uno spontaneo moto di reazione alla follia bolscevica, ma piuttosto di una vera Rivoluzione che mira assai più lontano, che ha radici ideali profonde nella storia della nostra razza e che ha scopi e finalità dirette al più lontano avvenire. Mussolini dichiara apertamente che, spezzato lo Stato bolscevico, appena in embrione, rimangono da farei conti definitivi con lo Stato liberaldemocratico, neutrale, abulico e che si è condannato a non intervenire, per programma.

[1922]. E’ l'anno definitivo nella storia del F. Esso ingrossa le sue file tanto da gettar l'allarme nei suoi stessi dirigenti che, Mussolini per primo, fanno dichiarazioni atte ad allontanare quelli che non ne hanno capito bene lo spirito o fingono di non capire, tentano di sfruttarlo ai propri fini. Uno dei mezzi per evitare i danni dell'elefantiasi è quello di stringer sempre più le formazioni militari: dalle squadre son nate le legioni. Nel contempo si è andata sviluppando l’organizzazione sindacale, che, sulle orme di quella creata da Filippo Corridoni e guidata dai suoi stessi più fedeli compagni di un tempo e ora agli ordini diretti del Capo del F. va raccogliendo nelle sue file parte delle masse agricole e operaie, disincantate dal verbo marxista, rientrando cosi nell'ambito della Nazione e dimostrando fin dalla vigilia che il F. intende affrontare la questione sociale come poi farà. ll movimento acquista carattere di vastità nel Ferrarese, sotto la guida di Italo Balbo, nell’Emiliano e nelle Romagne. La manifestazione operaia del 1 maggio di quell'anno a cui il F. si oppone organizzando i pubblici servizi, accentua il movimento di simpatia della Nazione verso di esso e rivela le sue tendenze a formare già uno Stato in potenza, pronto a sostituirsi all`altro, che boccheggia nelle crisi del parlamentarismo. ll governo di Bonomi è sostituito da varie incarnazioni del governo giolittiano di Facta; e in queste crisi a ripetizione lo Stato liberale perde l’ultimo residuo di autorità, mentre sulle piazze gli avversari combattono l`ultima lotta e si accentua sempre più la preponderanza dei Fasci. Cinquantamila fascisti lavoratori si concentrano a Ferrara ( 12 maggio) stroncando le manovre degli avversari: un’imboscata tesa al corteo che reca dal fronte ì resti dell’eroe carsico Enrico Toti (24 maggio) suscita una battaglia nei quartieri popolari di Roma e i fascisti restano vittoriosi; il F. emiliano (fine maggio) concentra le sue forze a Bologna; nel Veneto, in Toscana, in Lombardia avvengono imponenti adunate che fanno riflettere gli avversari ed esercitano un fascino enorme sulla popolazione; nel luglio e agosto del 1922 si forma una lega dei partiti sovversivi, che proclamano lo sciopero generale per "la difesa dello Stato", di quello che avrebbero dovuto essi stessi sovvertire. ll F. mobilita in pieno le sue forze e affronta la battaglia, sostituendosi agli scioperanti e allo Stato con le sue squadre, occupando le piazze, sbaragliando qualche formazione militare rossa (arditi del popolo). L'effetto sulla Nazione è enorme e ognuno prevede l’avvento del F.-Stato. Si intensifica l'organizzazione militare, politica e sindacale del F. Con la Marcia su Bolzano, fulminea e imponente (2 ottobre) il F., in nome dell’ltalia, impone la legge comune dello Stato Italiano a|l’Alto Adige, dove essa era stata compromessa dalla debole politica di un governatore giolittiano . Questa Marcia è una vera prova della mobilitazione fascista per la Marcia su Roma.
Intanto in questi ultimi mesi il F. ha fatto passi da gigante nell'Italia meridionale, dove, fuor che in Puglia, non ha avuto da lottare contro il socialismo, ma appare come il movimento politico, che per i suoi stessi postulati e per la grande forza d'impulso, può affrontare con la necessaria energia la questione meridionale, traducendola in un problema pratico di redenzione della terra, di liberazione dalla politica latifondista e feudale, di miglioramento del tono della vita e dei servizi e di fusione di spirito col resto della Nazione. Durante il mese di ottobre Benito Mussolini, la cui autorità indiscussa di capo del movimento nazionale italiano è definitivamente confermata col nome di Duce, con cui tutti lo designano, ha partecipato ad alcune grandi adunate durante le quali ha fatto importanti dichiarazioni sul F. come movimento e partito tendente ad abolire gli altri partiti, e sul F. come Stato, che, conquistato il potere, tende a formare un nuovo regime, moderno, autoritario, veramente democratico in quanto il suo fine sarà il benessere materiale, la redenzione spirituale e il compimento dei fini storici della Nazione italiana. I discorsi di Udine, di Cremona, della Sciesa di Milano fissano i punti fondamentali e gli scopi immediati e futuri dell’azione Fascista. A Napoli, in una grande adunata (24-26 ottobre) Mussolini pone netto il problema del potere al F. che non costituirà un semplice trapasso, ma l’inizio di una nuova storia. Improvvisamente l'adunata viene sciolta e il 27 tutto il F. italiano riceve l’ordine di mobilitazione. Siamo all'ultimo atto del dramma politico italiano. ll 28 ottobre il Duce lancia da Milano un Proclama in cui si chiamano i fascisti all’azione decisiva e si pone l’esercito rivoluzionario al comando di un quadrunvirato composto di De Bono, De Vecchi, Balbo e Bianchi. L‘azione era stata decisa in una riunione tenuta a Milano il 16 ottobre, in cui Mussolini aveva vinto tutte le difficoltà e riluttanze; essa era stata prevista in quattro tempi. 1.Mobilitazione e occupazione degli edifici pubblici ; 2.Concentramento di cinque colonne armate a S. Marinella, Perugia, Tivoli, Monterotondo e al Volturno; 3. ultimatum al Governo per la cessione del potere; 4. Entrata in Roma e presa di possesso dei Ministeri o ritirata sull‘Umbria in caso di insuccesso, per organizzarvi la riscossa; 5. (eventuale) Costituzione di un Governo Fascista in una città dell’ltalia Centrale e ripresa dell'azione. L’ordine era di evitare ogni conflitto con l'esercito nazionale, molti ufficiali del quale del resto erano alla testa delle colonne rivoluzionarie. Di fronte a questo stato di cose il governo Facta chiese alla Corona la proclamazione dello stato d’assedio generale, che fu negata; ciò significava la vittoria della Rivoluzione. Le colonne fasciste entravano in Roma e il Sovrano invitava Mussolini ad assumere le redini dello Stato; egli si presentava al Capo dello Stato in nome dell'Italia di Vittorio Veneto, mentre L'esercito fascista tornave alle provincie.

- Dalla Marcia su Roma, la storia del F. si identifica con quella italiana, ed è costituita dall’opera di ricostruzione del Paese, in un primo tempo; e poi dall'avviamento ai nuovi istituti di diritto pubblico,costituenti il nuovo Regime corporativo, che creerà nel prossimo futuro lo Stato italiano, già imitato da stati esteri. Il PNF è rimasto a fianco del Gorerno e sotto la guida dello stesso capo, come forza politica integratrice dell’opera di esso, che si diffonde in tutto il Paese divenuta totalitaria dopo la soppressione dei partiti (1925); le squadre d’azione, inquadrate nelle forze regolari dello Stato, son divenute la Milizia Volontario per la Sicurezza Nazionale, presidio della Rivoluzione, in cui vengono avviate le nuove reclute del Partito, provenienti dalle formazioni giovanili : balilla (da 6 a14 anni), avanguardisti (da 15 a 1Cool appartenenti all’Opera Nazionale Balilla, e Giovani Fascisti (da 18 a 21 anni). ll Partito,comandato dal Duce, è disciplinato agli ordini di un Segretario, assistito da un Direttorio Nazionale; è diviso in Federazioni Provinciali dei Fasci di combattimento corrispondenti alle 92 provincie, i cui segretari federali, assistiti da un Direttorio federale dirigono i Fasci della provincia, corrispondenti a ciascun Comune e diretti ciascuno da un Segretario Politico, assistito da un Direttorio del Fascio. L'adunata dei Segretari Federali assume il nome di Consiglio Nazionale. Le grandi direttive ideate dal Duce sono elaborate e approvate da un Gran Consiglio del F. eretto a organo costituzionale dello Stato italiano, da cui sono delineate le grandi linee della nuova legislazione e dell’azione politica ed economica dello Stato, specialmente quella che investe la trasformazione dello Stato in senso corporativo; le leggi in questa materia vengono elaborate da un Consiglio Nazionale delle Corporazioni, il quale va sempre più assumendo una più larga parte nella funzione legislativa dello Stato. ll popolo produttore e lavoratore è stato a sua volta inquadrato in associazioni sindacali riunite in Confederazioni Nazionali (industriali, operai, agricoltori, contadini, commercianti, addetti al commercio, trasporti, impiegati ai tra'sporti, bancari, imprese trasporti di mare e d’aria addetti a imprese marinare e aeree, professionisti e artisti) e nella Federazione artigiani, rimanendo esclusi da tale inquadramento i dipendenti dello Stato e degli Enti pubblici, riuniti in grandi Associazioni nazionali (Ass. Fasc. della Scuola, del Pubblico impiego, Ferrovieri, Postelegrafonici, degli addetti alle Aziende dello Stato); l’ Opera Nazionale del Dopolavoro, radunando in un potente organismo tutte le società di ricreazione, di divertimento, di educazione, di diletto, provvede al solo divertimento del popolo il Comitato Olimpionico Nazionale riunisce invece tutte le associazioni di carattere sportivo e prepara tutti gli sportivi italiani alle gare internazionali. Tutta quest’opera di organizzazione è stata il frutto di lunghi anni di lavoro, durante il quali il F. ha dovuto affrontare, con tutto lo sforzo della sua volontà e l‘impeto della sua fede, opposizioni, insidie e pericoli che ne hanno consolidata la compagine, messa alla più dura prova, coi suoi nascenti ma già fiorenti organismi dalla tremenda crisi economica che ha afflitto tutto il mondo dal 1929 in poi.
Dal 1922 al 1924 Mussolini si valse dell’opera di Partiti affini e del Parlamento che era in carica al momento della Marcia su Roma: le resistenze delle sette (nel febbraio 23 il Gran Consiglio aveva decretata l'incompatibilità tra la Massoneria e il F.) dei partiti, degli ambienti intellettuali, incapsulati in vecchie posizioni dottrinarie, erano state abbastanza forti ma legali e dissimulate, Quando dopo le elezioni del 1924 che diedero una maggioranza di due terzi al F. nella Camera dei Deputati, elementi inscritti al F. ma irresponsabili soppressero il deputato socialista Giacomo Matteotti, parve dovesse riaccendersi in pieno la lotta; tutti i partiti d’ opposizione collegati, ritirarono dalla Camera i propri rappresentanti (Aventino parlamentare) mentre sfruttarono per sconfiggere il F. in tutti i modi l`episodio criminale. ll 3 gennaio 1925 il Duce in un discorso alla Camera, assumendo la responsabilità di tutta quanta l’atmosfera rivoluzionaria da lui creata in ltalia sin dal tempo dell'intervento, iniziava una nuova politica che aveva a base il regime totalitario, per cui tutto il potere passava, senza collaborazione, al F. Scomparivano i partiti e si poteva iniziare veramente la ricostruzione materiale e politica della Nazione, di cui si parla avanti.I più spinti avversari, emigrati all`estero, costituirono centri di propaganda antifascista, dai quali furono organizzati ben cinque attentati alla persona del Duce. Con una ferma politica, interna ed estera, il F. riuscì a vincere in gran parte le prevenzioni straniere, dimostrando la sua capacità non solo a governare, ma ad affrontare problemi eccezionali, come la Questione romana (chiusa col Trattato del Laterano del 13 febbraio 1929), la questione sociale, affrontata con tutta la legislazione di previdenza sociale e di trasformazione politica ed economica verso il corporativismo, la questione meridionale, investita in pieno con la campagna contro la mafia in Sicilia, coi grandi lavori dell`Acquedotto Pugliese e delle Direttissima Roma-Napoli, con l'estensione di provvidenze in tutti i campi a favore delle provincie del Sud; la redenzione della terra, iniziata con la bonifica integrale del territorio nazionale, ecc. Dopo un decennio di opere, nel 1932 il F. poteva festeggiare il decennale della sua assunzione al potere con una Mostra della Rivoluzione in cui, accanto alla rievocazione dei sacrifici fatti nel triennio 1919-22, si riassume l'immenso lavoro compiuto, attirando l' attenzione di tutto il mondo sull’Italia e risolvendosi in una apoteosi di Mussolini. La rappresentanza nazionale, rinnovata nel 1929 e nel 1934 è stata rieletta in una totalità di 400 rappresentanti fascisti, raggiungendo nelle ultime elezioni la quasi totalità dei suffragi, in un Plebiscito di consensi, che può esser paragonato a quello che decretarono le annessioni degli antichi stati al regno da Vittorio Emanuele.

[Dottrina del Fascismo], Non è possibile prescindere, parlando della dottrina del F. da quello che lo stesso ideatore, fondatore e animatore di esso ne ha scritto. "Come ogni salda concezione politica, il F. è prassi ed è pensiero, azione a cui è immanente una dottrina, e dottrina che, sorgendo da un dato sistema di forze storiche, vi resta inserita e vi opera dal di dentro". ln tale sistema, che richiama il binomio mazziniano "pensiero ed azione", i due poli intorno a cui la vita degli nomini si svolge, si integrano a vicenda e creano una sintesi che dà potenza, impulso, volontà al singolo uomo, in quanto si senta parte di una più vasta comunità e contribuisca ad armonizzare la vita collettiva nello Stato; affermazione questa superiore di vìta sociale, a cui hanno concorso le forze storiche e nel cui ambito si prepara la vita futura di un popolo, affermandolo nel mondo come creatore dello spirito, come organizzatore della vita e della potenza collettiva. Il F. è spiritualista: crede cioè in una liberazione dell‘individuo dalla piccola cerchia chiusa dei suoi interessi e dalle tendenze edonistiche; ne proietta la vita in quella più ampia della Nazione, a cui assegna compiti e missione che superano le contingenze materiali del tempo e dello spazio; per esso, individuo e massa sono spinti così a sentire la propria vita estesa al di là delle parvenze materiali. ll F., crede nella libera volontà e perciò si oppone a tutte le filosofie e le dottrine che dominarono nell'Ottocento, ponendo il loro centro fuori dell’uomo: il positivismo, lo scetticismo, il criticismo, il pessimismo, lo stesso facile ottimismo che acquieta l'individuo nelle posizioni raggiunte e che per questo è altrettanto negativo. Crede invece nell’attivismo e nel dinamismo di tutte le facoltà umane; il suo ottimismo, se mai, ha per oggetto le possibilitá umane, la necessità di impegnarle, di lottare, di vincere, non l‘attesa passiva e fatalistica di un bene che non puo derivare' da potenze superiori pronte a premiare l'inerzia, o peggio dal cieco caso. Il F. vuole l'uomo attivo, e impegnato nell'azione con tutte le sue energie: lo vuole virilmente consapevole delle difficoltà che ci sono e pronto ad affrontarle. La vita è lotta, e bisogna, quindi apprestarne le armi, fisiche, morali, intellettuali; tale legge vale per l‘individuo, per la Nazione, per l’Umanità.
ll F. dà quindi un grande valore alla educazione e alla cultura come preparazione alla vita, e al lavoro, attuazione a un tempo e conquista. Concezione dunque etica e religiosa della vita, contrapposta, al concetto statico e immorale della vita comoda; per essa l'individuo è membro consapevole di una societa spirituale. ll F, è anche concezione storica profondamente realistica, che "per agire tra gli uomini, come nella Natura, entra nel processo della realtà e s‘impadronisce delle forze in atto". Non crede quindi alle dottrine filosofiche ed economiche, sorte nel 700, e tendenti a creare nel presente o a sognare nel futuro il paradiso in terra, la possibilità cioè di una definitiva felice sistemazione dell’umanità, col che si nega il perenne fluire della storia come quello degli elementi della Natura. ll F., antindividualista, è contro il liberalismo storico che, nato come reazione all'assolutismo (sovrapposizione della volontà di singoli a quella collettiva) ha finito la sua missione storica nel processo ottocentesco, per cui la necessità dell’armonia di una volontà collettiva, attuante la vita politica e sociale, è penetrata nella coscienza popolare; e contro il socialismo nelle sue varie forme, perchè, invece di fondere e armonizzare gli elementi della vita collettiva, le classi e gli individui, tende al sopravvento violento o graduale di uno di essi; afferma che la vera libertà dell’individuo è nell’ambito dello Stato, a cui la collettività conferisce autorità, potere, volontà superiore di fondere in un interesse unico e superiore gli interessi singoli. ll sistema corporativo è la sua forma di concepire e attuare questa conciliazione e questa armonia. Per il F. il popolo non è numero, come per la democrazia, che attua la volontà dei più; ma è disciplina all' autorità dei migliori, i quali interpretano e attuano la sua volontà nel solco della tradizione, con lo spirito di una missione storica, con la forza d`impulso delle sue aspirazioni; concepisce quindi una vera democrazia, cioè forza di popolo nelle sue espressioni migliori, da svolgere nell‘ambito della storia mondiale. Il popolo che opera cosi nello Stato assume una vera personalità che trascende la breve vita umana per distendersi fuor del tempo nella storia che fluisce. ln questo senso il F. concepisce la Nazione come una creazione dello Stato (e la storia ce ne
offre un esempio lampante nella Francia); è lo Stato che attua e potenzia la Nazione, la quale non è semplice e vaga aspirazione generata da fattori geografici, da elementi e vincoli comuni religiosi e linguistici, ma già nell’atto della formazione, ferma volontà, energica aspirazione ad attuare una propria forma di vita, uno Stato in potenza perciò, prima di essere (e tale fu l'esempio dell’Italia nel Risorgimento), La Nazione vive in quanto seguiti a divenire, a svilupparsi; chi promuove il suo svolgimento e inveramento è precisamente lo Stato, che dà inquadramento giuridico ai suoi rapporti interni ed esterni, norme e leggi ai suoi individui e alle sue classi, forza d’autorità alle sue aspirazioni, soluzione ai suoi problemi, soddisfacimento alle sue necessità, che in una parola lo fa vivere, procedere, espandersi, per una legge naturale di vita, a deterimento di chi questa legge non interpreta o comprende. Lo Stato, quindi, per il F. riassume e comprende tutte le forme della vita nessuna esclusa, materiale, morale, intellettuale;lo Stato è una forza che attua la vita fisica e spirituale della Nazione e che, contrariamente alla teoria liberale, deve sempre intervenire a dare impulso alle energie singole, a guidarle, a ispirarle, operando la sintesi di tutte le forze della Nazione in tutti i campi. Cosi si comprende come il F. sia non solo concezione di vita collettiva, ma norma di vita individuale, religiosa, austera, energica, sia autorità immanente, operante, spronante nello spirito di tutti i cittadini anche nella loro vita particolare. Il F., concludendo, "non è soltanto datore di leggi o fondatore d'lstituti, ma educatore e promotore di vita spirituale, Vuol rifare, non le forme della vita umana, ma il contenuto, l’uomo, il carattere, la fede. E a questo fine vuole disciplina, e autorità che scenda addentro negli spiriti e vi domini incontrastata. La sua insegna perciò è il fascio littorio, simbolo della unità, della forza, della giustizia" (Mussolini).

[Politica, economia, sociologia fascista]. — Nel discorso tenuto da Mussolini in Piazza San Sepolcro a Milano, nella riunione del 23 marzo1919, in cui i Fasci furono fondati, si rilevano alcuni spunti che rivelano tendenze destinate a diventare più tardi vere e proprio linee programmatiche. Affermata la necessità di andare incontro al lavoro, vi si prospetta l'eventualità di assumere la successione di un regime ormai giunto al suo termine, di estendere la rappresentanza alla produzione e al lavoro nei singoli interessi economici, vi si fa persino il nome della corporazione che doveva diventare la base politica, sociale ed economica del F. Mussolini considerava già dal 1905 rotta l’unità dottrinaria del socialismo col movimento revisionista germanico del Bernstein, che determinò le varie tendenze, frangendone la compagine, facendo sorgere in Italia un movimento rivoluzionario senza precisa volontà di azione,in Russia il movimento bolscevico. Dopo la guerra 1915-18 il socialismo rappresentava, più che una dottrina una rete di interessi e un comune rancore contro l’interventismo. Perciò Mussolini si rivolgeva ancora ai sui vecchi camerati dei Fasci d’azione rivoluzionaria interventisti del 1915. Seguirono due anni di lotta furibonda, durante i quali agì negli spiriti l’impulso della fede; ma, pur tra i bagliori della battaglia, nei congressi e nelle riunioni tenute fra il 1920 e la Marcia su Roma, affiorarono qua e la anticipazioni teoriche, che costituiscono già la tela fondamentale di una dottrina, se pur non ancora elaborata. Nell'impeto della lotta contro socialismo, liberalismo, clericalismo, democrazia e massoneria, di necessità vi e un primo periodo di negazione assoluta e dogmatica, a cui ne segue uno di formazione di idee fondamentali, giustificate da una esperienza storica di cui si assisteva alle conclusioni in atto; divenuto regime, il F. per bocca del suo Capo, che ne fu sempre la guida nel pensiero come nell‘azione, e per la elaborazione di studiosi, in gran parte giovani, usciti liberi da una crisi spirituale, traverso il fuoco ardente della guerra e della rivoluzione, formò una suo dottrina chiara e univoca, fissata a pochi fermi principi fondamentali, di cui abbiamo parlato e capace di adattamento a tutti i grandi problemi che travagliano la vita nazionale degli ltaliani non solo, ma quella politica, sociale ed economica degli uomini. A quest’ultima capacità deve il F. la sua universalità che ne ha diffuso i principi in tutto il mondo in cerca dopo la crisi della guerra e l’esaurimento del liberalismo e del socialismo,di nuove idee direttrici dei suoi consorzi politici e civili. Il F., come si è detto, concepisce la vita come lotta e quindi, poichè ama la vita, ama la lotta che ne è la forma essenziale. La vita deve esser vissuta con tutti i suoi rischi e pericoli, per sè, ma ancor più per gli altri, e in questi altri sono compresi non solo i nostri contemporanei, ma altresì i nostri padri con la somma del retaggio storico o ideale che essi ci hanno lasciato e i nostri figli ai quali dovremo lasciare, nella continuità della Nazione, la somma di quel che abbiamo ricevuto e di quel che noi saremo stati capaci di aggiungere. Da questa concezione nasce tutta una visione di rapporti politici. Il F. è logicamente contrario al pacifismo, basato su di una falsa concezione della vita storica o politica, mentre ritiene la guerra una prova collettiva, dolorosa ma necessaria quando l'interesse della Nazione la richieda, prova capace di portare "al massimo di tensione tutte le energie umane e di imprimere un sigillo di nobiltà ai popoli che hanno la virtù di affrontarla". ll F. aborre da ogni concezione e forma politica di carattere internazionalistico; con questo esso vuole uscire dalla formula vaga di un amore del prossimo senza confini, limitando alla realtà profonda e storica della Nazione e rifiutando gli "abbracciamenti universali" che sono sempre finiti a vantaggio del più scaltro e del più potente.La politica è l‘arte stessa dell‘adattamento alla realtà e può avere una sua forza ideale quando non sconfina dai suoi limiti naturali. ll F. nega il materialismo storico per il quale gli uomini non sono che dei fantocci in balia di oscure forze materiali, emergenti alla superficie di una corrente che ha nel profondo le sue forze motrici e crede nelle forze della volontà, nell’azione disinteressata, nella santità e nell‘eroismo; di conseguenza il F. nega anche la lotta di classe, che è cosa ben diversa dalla lotta da esso concepita come base della vita, cioè superamento di ostacoli, di difficoltà, vittoria materiale sulla natura e morale sugli uomini e su se stessi. La lotta di classe è feroce e bestiale accanimento di individui e di classi nella ricerca delle soddisfazioni materiali della vita, per raggiungere il benessere fisico: essa presuppone con la vittoria della rivoluzione un utopistico raggiungimento della felicità comune, del livellamento falansterico delle condizioni umane, salite dalla barbarie al grado attuale di civiltà proprio attraverso la selezione, il superamento, la lotta, la disuguaglianza delle forze materiali, morali, intellettuali. Rimane del socialismo l’aspirazione ad una posizione morale e giuridica delle classi umili e del lavoro, ciò che il F. accetta ed attua rapidamente, passando dalle aspirazioni letterarie e oratorie alla pratica, con tutta l’opera sua. Negata la importanza del numero come forza politica e fonte di autorità, vengono demoliti in pieno i principi della rivoluzione francese e di tutta la democrazia che imperò nell’Ottocento, col suffragio universale e il "popolo sovrano", che è una grande menzogna, imperando nelle democrazie non già il popolo illuso, ma altri tiranni costituiti da gruppi, alcuni dei quali pericolosi sempre, come le società segrete, altri se lasciati arbitri di se stessi e in condizione di servire a interessi di clan politici ed economici, come le banche, la stampa, i circoli e i partiti mentre possono essere delle forze reali se subordinate agli interessi generali. ll F. si ritiene una vera democrazia in quanto riduce tutte queste forze di cui il popolo era in balia, a servire ai reali interessi del popolo-Stato. Nel campo politico perdono d’importanza perciò anche le questioni di forma istituzionale, essendosi provato come le monarchie si prestino talora alle più ardite riforme, dove le repubbliche possono divenire regimi statici e reazionari. Negati i principi fondamentali della democrazia, il F. é naturalmente antiparlamentare e vuol ridare al potere esecutivo la supremazia naturale e necessaria per la buona condotta della politica degli Stati. Dalle dottrine sorpassate del sec. XIX il F,, che non è un ritorno all‘89 ma un superamento di esso, trae gli elementi politici economici e sociali che hanno ancora una ragione di vita: l'aspirazione ad una elevazione delle classi sociali inferiori e la necessità di affrontare il problema sociale; la stessa libertà, intesa però come più vasto diritto della Nazione e armonizzato con l'autorità, senza di che si cade nell’anarchia; la potenza del numero, intesa come forza di propulsione della razza ed elemento di potenza nella gerarchia delle nazioni. Questi principi e altri le cui origini si possono anche trovare in movimenti precedenti, perchè nessuna teoria è uscita formata, come Minerva dal cervello di Giove, nè dal pensiero di un uomo, nè dalla gestazione di una razza, il F. adatta ai suoi principi fondamentali e ne fa scaturire una nuova politica e una nuova economia. Per esso la dottrina stessa è " un atto di vita ". La politica per il F. é l'attuazione continua e consapevole di una volontà, retta da principi religiosi e morali; essa concreta l'organizzazione politica, giuridica, economica della Nazione; per essa lo Stato ha un passato, un presente e soprattutto un futuro, in cui garantisce non solamente la sicurezza interna ed esterna, ma altresì lo sviluppo graduale dello spirito di un popolo, quale si é venuto formando nei secoli e quale deve continuare a evolversi nell’avvenire. La politica Fascista, quindi, tende ad accrescere non solo ma a migliorare e ad educare la razza, a renderci cittadini consapevoli della missione propria e nazionale, a difenderne si gli interessi ma in quanto si concilino con quelli dello Stato, grande e compatta famiglia della Nazione a cui i cittadini appartengono. Nella politica estera difende nella gara mondiale gli interessi morali e materiali della Nazione di cui cura l’espansione,non solo e non tanto come territorio, ma come spirito, cioè complesso di conquiste nel campo del lavoro, della scienza, dell’ arte, dei rapporti economici e giuridici. Nell’economia, dopo il fallimento del principio liberale del non intervento, proclamato dai teorici del XVIII e del XIX sec., il F., che del resto ha messo alla prova le sue idee e i suoi istituti, corroborandoli, durante la crisi mondiale, afferma la posizione preponderante dello Stato, che anche in questo campo deve armonizzare la gara degli interessi e subordinarli a quelli della Nazione. L‘intervento dello Stato, segna le direttive della iniziativa privata, tenendo conto delle necessità nazionali: sono da considerare sotto questo aspetto la battaglia autarchica, la battaglia del grano, le ricerche minerarie, la bonifica integrale, la fusione e Ia divisione dei compiti delle società di navigazione, la formazione degli istituti immobiliari nel momento in cui il capitale rifugge dalle industrie anche da quelle sane o necessarie, la regolazione della produzione, la limitazione dei nuovi impianti. Ed è forse anche più grande la parte dello Stato nella soluzione dei grandi problemi che la crisi del capitalismo moderno impone e che mentre altrove, sotto il pretesto di sopprimerlo ha dato luogo al sorgere di un mastodontico capitalismo di Stato, in Italia, con l'istituzione delle Corporazioni, in cui sono rappresentati tutti gli interessi della produzione, a volgere la crisi stessa a vantaggio della intera Nazione. Nel campo sociale il F. da un grande valore al fatto religioso e quindi al Cattolicismo che è la religione della quasi totalità del popolo italiano; tale politica, che ha a base il tratto più importante di tutta la politica mussoliniana ,il Patto del Laterano (11 febbraio 29), tende a mantenere nel popolo italiano l'assoluto religioso e morale di Dio, quale la rivelazione cristiana ad esso lo trasmise, quale esso lo accolse nel suo cuore ingenuo, quale nei miracoli della fede, forza primordiale della vita, creò la grandezza dei santi, dei mistici, dei martiri.ln questo senso il F. ha una sua mistica, non già in opposizione alla mistica cristiana, ma anzi come riflesso nella vita politica e sociale di quello spirito e di quella fede. Queste in sintesi le dottrine del F. quali furono più volte espresse per bocca stessa del Duce.Per queste dottrine di attività, di energia, di vita, il F. tende all'impero, che può esser raggiunto senza la sottomissione di popoli e di Nazioni ad una tirannia vana e inutile e comunque passeggera, ma con l‘accettazione da parte degli altri popoli e delle altre Nazioni di un nuovo Verbo di vita e da parte nostra di una missione, che si ricollega a quella di Roma, rinnovata nel canto di Dante

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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