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IMPORTANTE A.J. GREGOR - JULIUS EVOLA
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Dvx87




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MessaggioInviato: Ven Gen 08, 2010 10:31 pm    Oggetto:  IMPORTANTE A.J. GREGOR - JULIUS EVOLA
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Ecco finalmente pronta la traduzione di un capitolo del libro di Gregor riguardo Julius Evola. Questo scritto è estratto da "The Search for Neofascism - the use and abuse of social science" capitolo IV (Julius Evola, Fascism and Neofascism) pag 83-110.
Consiglio caldamente a tutti la lettura di questo capitolo in quanto conferma ciò da sempre noi del covo sosteniamo.

JULIUS EVOLA, IL FASCISMO ED IL NEOFASCISMO

Una delle caratteristiche più curiose inerenti la ricerca sul neofascismo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale è l’importanza che, secondo ricercatori affermati, Julius Evola, ovvero Giulio Cesare Andrea Evola, nato a Roma il 19 maggio del 1898, rampollo di una antica famiglia aristocratica, ha avuto nella ideologia del neofascismo europeo postbellico. Evola è stato considerato come la base dell’ ideologia neofascista. Le sue idee sono state considerate come la sostanza del neofascismo. Umberto Eco, che identificò il tradizionalismo come parte essenziale del “fascismo” dei circoli di UR, sostenne che esso sia il nucleo del neofascismo in generale, citando in particolare Evola come esponente critico. Altri hanno identificato Evola come un fascista creativo ed originale. Per altri ancora egli si fece portavoce di un fascismo post-bellico, insistendo col fatto che, dopo la fine del fascismo storico, il suo pensiero diede ispirazione alla resurrezione del neofascismo europeo. Assieme a questo, noi abbiamo confidenzialmente detto che Evola è diventato una risorsa dell’ideologia neofascista perché sotto il regime fascista vi era un numero limitato di persone che potevano scrivere libri ed articoli. Siccome pochi fascisti durante il Ventennio potevano scrivere articoli e libri, Evola, che era uno di quei pochi, poté scrivere testi che diventeranno una delle più importanti risorse per il neofascismo che emerse fuori dalle rovine della seconda guerra mondiale. Anche uno dei teorici del neofascismo italiano scelse di identificare Evola come il più autorevole teorico delle correnti più vitali del neofascismo. Tutto ciò si suppone sia rimasto oscuro ai più fino ad oggi. Il fatto è che la relazione di Evola con il fascismo per quasi un quarto di secolo della sua storia e quella con il neofascismo che è seguito, fu sempre problematica. Considerati questi fatti, è sempre più difficile vedere Evola come un fascista. Niente nella sua gioventù fa pensare a lui come ad uno di quei pochi che avrebbero potuto e dovuto scrivere articoli o libri apologetici sul fascismo. Il dicianovenne Evola servì l'esercito italiano nella Grande Guerra. Ma contrariamente a coloro che sostenevano l'intervento in quella guerra e che sarebbero poi entrati e far parte dei ranghi del fascismo subito dopo, egli obiettava l'alleanza della sua nazione con le democrazie industrializzate. Egli preferiva l'alleanza con la più tradizionalista Germania guglielmina e la monarchia Austriaungarica. Già a diciassette, Evola cercava di sostenere il tradizionalismo che identificava nelle credenze e nella politica degli imperi centrali. Nel corso della Grande Guerra, mentre il fascismo era poco più che una aspirazione, Evola riportò entusiasta la sua esperienza nelle montagne del nord Italia. Egli parlò di pratiche occulte sotterranee quando non era completamente occupato come ufficiale di artiglieria. Fu in quelle montagne ed a quel tempo, che Evola separò se stesso dal suo corpo, per arrivare in contatto con presenze invisibili. Egli identificò queste esperienze come trasfigurazioni, come una gioiosa espansione della coscienza. Prima dei venti anni, Evola era già stato iniziato al misticismo, cercando la liberazione trascendentale e la potenza personale nella magia. Al contrario di quanti erano entrati nel fascismo dopo il 1919, Evola, con la fine della guerra, si dedicò alle arti astratte, al misticismo, ed agli studi occulti. Egli diventò un difensore ed un protagonista dell’avanguardia dadaista, nella quale scoprì delle affinità con le scienze invisibili antroposofiche di Rudolf Steiner. Durante questo percorso, Evola rifiutò esplicitamente il movimento artistico dominate in quel momento nel suo ambiente: il futurismo, la singolare creazione di Filippo Tommaso Marinetti. Evola trovava il futurismo inaccettabile perché Marinetti usava il movimento per difendere il rapido sviluppo industriale e tecnologico dell'Italia. Tale difesa fu condotta attraverso un intenso nazionalismo – tutti elementi sgraditi ad Evola. Ancor di più, il futurismo nazionalista, che presto si identificò con i Fasci di Combattimento di Mussolini, pubblicizzò se stesso come un movimento modernizzatore. Come il fascismo, in genere, il futurismo si fece difensore della crescita tecnologica ed industriale dell'Italia con tutti i fattori ad essa connessi, produzione meccanica, motorizzazione e volo meccanico. Evola denunciò tutto questo. Egli pensava che lo sviluppo industriale e tecnologico fossero la dimostrazione del fallimento del mondo moderno di vivere al di fuori dei confini del materialismo. E' un materialismo che uccide lo spirito. Non c'è niente di spirituale da trovare nella tecnologia e nella produzione meccanizzata. Tutta la decantata potenza di quelle che Evola chiamò “scienze profane”, che costituiscono la base delle realizzazioni materiali, possono solo fornire i sostituti meccanici per quella che tradizionalmente è stata la potenza di “pochi esseri superiori” i quali hanno l'abilità di ottenere risultati non attraverso l'uso delle macchine e della tecnologia ma invocando le forze cosmiche del mondo spirituale nascosto dietro le cose ordinarie. Per Evola la vera potenza è quella potenza che c'è solo in quegli unici individui che hanno intrapreso la tortuosa strada verso le altezze dell'altro mondo e che si sono sottoposti alla iniziazione rituale ed alla disciplina ascetica. Ciò che Evola cercava non era la potenza materiale che egli era convinto fosse una esistenza desacralizzata ma la potenza che ognuno può “democraticamente” acquisire imparando a conformarsi alle leggi naturali. Evola cercava la potenza superiore, il prodotto di entrambe le conoscenze noetica e metafisica, accessibili attraverso speciali facoltà che sono solo il risultato di un lungo ed indispensabile allenamento occulto. Rifiutando il futurismo, Evola segnalò la sua essenziale disposizione antifascista. L'esoterismo di Evola era incentrato su un individualismo radicale che trovò espressione nel solipsismo epistemologico, nel antinominalismo politico assieme a delle convinzioni sociali ed economiche reazionarie.
Come conseguenza, i primi scritti politici di Evola erano semplicemente antifascisti. Nel 1925, tre anni dopo la marcia su Roma che aveva portato Mussolini al potere , e su invito di uno dei suoi colleghi occultisti, Evola scrisse il suo primo articolo giornalistico su “Lo Stato Democratico”: si trattava di un attacco al fascismo. Evola descrisse il fascismo come la parodia di una rivoluzione. Per Evola, il fascismo era basato sul materialismo; esso non possedeva radici culturali e spirituali. Nel suo articolo, Evola rifiutò ogni forma di nazionalismo in quanto stupida e basata su sentimenti vuoti. Manipolando il sentimento “sciovinista”, i pseudorivoluzionari fascisti avevano creato una rivoluzione ridicola, nel tempo in cui era perfettamente chiaro a tutti che il nazionalismo sarebbe stato il mito principale del fascismo. Tre anni dopo l'ascesa al potere di Mussolini, Evola insisteva che per essere “veramente umani” ognuno avrebbe dovuto superare la “contaminazione collettivista”; ognuno doveva “epurare se stesso” dalla sensazione di essere uniti con gli altri dal destino, dal sangue, dalla patria o dagli affetti. Questo tipo di sentimento collettivo, il cuore del nazionalismo fascista, non trovava posto nel pensiero di Evola delle virtù tradizionali. Evola fu, ricordiamolo, sempre un antinazionalista per tutta la sua vita.
Oltre a ciò, Evola era contrario a qualsiasi rivoluzione proveniente dal basso anziché dall'alto. Ciò che Evola disprezzava sommariamente erano gli squadristi raccolti intorno al fascismo poiché essi erano composti da veterani di guerra, disoccupati, studenti impoveriti tutti uniti insieme come “le bande di delinquenti”. Evola trovava inaccettabile che Mussolini fosse un socialista prima della guerra e che ora fosse alleato con altri elementi per lui discutibili: i sindacalisti rivoluzionari ed i futuristi di Marinetti. Tutti questi erano conosciuti per sostenere un rapido sviluppo industriale e radicali riforme sociali ed economiche. Essi parlavano di ristrutturazione corporativa dell'industria. E si parlava anche di politiche demografiche per incrementare le nascite e ridurre la mortalità infantile, di provvedere ai cittadini sostenendoli in tutto. Evola trovava queste politiche deplorevoli. Ancora peggio, Mussolini si proclamava tendente alla secolarizzazione ed antimonarchico. Tuttavia il secolarismo di Mussolini non era tale da renderlo unilateralmente anticattolico e la sua attitudine a trovare un accordo con la monarchia era di tipo puramente pragmatico e non aveva nulla a che fare con le concezioni mistiche che Evola attribuiva a tale istituzione. In effetti Evola non trovava nulla di attrattivo nel primo fascismo e nulla cambio con il passare del tempo. Il fatto è che Evola non fu mai fascista. Egli non fu nemmeno un “criptofascista”, un “parafascista” o un “neofascista”. Egli fu e sempre rimase un occultista, un mago pagano, un sostenitore dei riti iniziatici. “La vita richiedeva una conoscenza predicata con criteri di verità differenti da quelli dominati nella cultura moderna. Come conseguenza, egli identificava il problema principale della filosofia nella epistemologia, l'articolazione e la difesa dei criteri utilizzati per stabilire la verità dello stato empirico, normativo e filosofico. In termini epistemologici, Evola fu un solipsista, un individualista radicale. Il mondo in cui lui viveva poteva essere soltanto il suo mondo. Il suo più elaborato trattato epistemologico, scritto nella metà degli anni venti, era contenuto nella sua “Teoria dell'individualismo assoluto” e “Fenomenologia dell'individualismo assoluto”, entrambe erano essenzialmente solipsistiche, governate dalla premessa che la verità epistemologica, ontologica, deontologica debba essere misurata con ed contro la “potenza e libertà dell'individuo reale”. Al tempo della comparsa delle sue maggiori opere, Evola fu un aggressivo antigentiliano proprio nel momento in cui Gentile difendeva il fascismo dalle critiche interne ed esterne. Evola giudicò l'attualismo di gentile come sterile, basato sulla promessa che le attività degli individui occupano il centro della vita, ed arresa alle astrazioni intellettuali, timorosa di fronte al prospetto che le singole realtà plasmano il mondo. Evola insistette sul fatto che i filosofi accademici come Gentile sono spaventati dal non conoscere la reale potenza del pensiero, una potenza che la gnostica saggezza della tradizione le ha sempre riconosciuto. Evola scelse di concepire la nozione di “io trascendentale” letteralmente. Egli sostenne che solo nel misticismo possono essere risolti i problemi epistemologici ed ontologici della filosofia. I filosofi accademici temono l'occulto e di conseguenza hanno poco o niente da offrire ad un mondo in crisi. Solo il misticismo può offrire agli uomini contemporanei la vera libertà e potenza. Successivamente Evola prese le distanze dall'attualismo di Gentile, la prospettiva filosofica che Mussolini aveva dato alla fondazione ufficiale della dottrina fascista. Evola mantenne sempre l'opinione che la vera potenza e libertà degli individui poteva essere realmente capita soltanto attraverso la cultura occulta dell'Asia dell'est e del sud oppure nelle antiche culture del mediterraneo orientale, greche e romane. Con queste particolari orientamenti, Evola non fu soltanto un individualista ma un antinomianiano che credeva che il mondo potesse essere governato da principi che potevano essere soltanto divini. Evola fu essenzialmente un misteriosofico, un fatto che difficilmente l'avrebbe reso ben accetto all'interno del Partito Nazionale Fascista. Infatti Evola non diventò mai un membro di quel partito. Evola non fu mai un membro del partito fascista perché egli non ebbe mai i requisiti minimi per ottenere l'adesione. Evola era un mistico in cerca della sua peculiare verità piuttosto che un fascista. In questo esercizio egli difese una dimensione sovra-razionale e sacra come distinta dalle scienze profane. A differenza delle scienze standard, la scienza sacra di Evola era universale ed infallibile. Era un scienza che rifiutava la nozione di “mondo ordinario”, un mondo nel quale i fenomeni sono gli effetti dei sensi dell'impatto dell'individuo nel finito, contingente ed accidentale realtà atomica e subatomica. Per la scienza sacra, il mondo era una interazione di esseri eterici, di forze soprasensibili assieme ad effetti mistici in accordo con non alterabili e trascendenti principi. Per Evola gli essere umani ordinari solo occasionalmente possono cogliere il sacro mondo dietro al mondo materiale attraverso le esperienze paranormali, la psicocinesi, l'antiveggenza, il viaggio nel tempo e le proiezioni astrali. Nella rivista UR e Krur, che egli pubblicò in questo periodo, Evola espose tutto questo con assoluta certezza. Come Rudolf Steiner, l'antroposofista che esercitò maggiore influenza su Evola, egli percepì realtà non percepibili dai comuni mortali. A causa delle sue speciali capacità ed il possesso della verità infallibile, Evola criticò molte idee della Chiesa Cattolica esattamente come molte dello stato etico di Mussolini. Egli sollevò queste critiche a metà degli anni venti e le portò avanti fino alla morte. Verso la fine del 1920, Evola si preparò a portare le sue idee in campo politico. Egli aveva imparato che non poteva semplicemente rifiutare il fascismo che detestava. Piuttosto avrebbe dovuto cercare di influenzare il sistema politico dall'interno. La sua prima mossa verso questa direzione fu appellarsi a Giuseppe Bottai, uno degli elementi di spicco del regime, con il quale egli aveva combattuto in guerra.
Bottai diede ad Evola l'accesso a “Critica Fascista”, una delle maggiori riviste del periodo, nella quale Evola pubblicò due articoli contenenti le idee già citate. Questo fu seguito nel 1928 dalla pubblicazione del primo maggiore testo politico di Evola: Imperialismo Pagano.
Imperialismo Pagano fu una franca dichiarazione delle idee di Evola. Il testo comincia con l'opinione di Evola in merito al potenziale terapeutico del fascismo , dato a ciò che egli percepiva come una Europa in un avanzato stadio di malattia. Dopo sei anni di governo fascista, e due o tre anni di dittatura , Evola decise che se il fascismo voleva avere degli effetti salutari avrebbe dovuto sviluppare un'”anima”. Evola proseguì avvisando i seguaci di Mussolini che ciò si sarebbe avverato soltanto se il fascismo avesse rinnegato se stesso , diventando l'agente dell'ermetica sapienza dell'antichità, abbandonando i contenuti sociali, economici e militari, per diventare l'avanguardia di una vera rivoluzione.
Il fascismo, sostenne Evola, era l'imitazione di una rivoluzione. “esso nacque sotto forma, da confuse condizioni, e dalle brute forze scatenate dalla Grande Guerra. Nel fascismo prevalsero la retorica ed il compromesso alimentati dalle piccole ambizioni di piccoli uomini. Il fascismo aveva preso forma ma rimaneva senza anima”. Per provvedere a procurare un'anima al fascismo era necessario la piena adozione di quella che Evola chiamava “la tradizione mediterranea e pitagorica”, che era, per tutto il mondo, uguale alla saggezza esoterica dell'oriente. Questo voleva dire che il fascismo avrebbe dovuto seguire la “scienza sacra” del upanisha, del bhagavad, del samkhya e del tantra se voleva essere qualcosa di più di una tentativo fallito di rivoluzione. La prima conseguenza di questa trasformazione, insisteva Evola, avrebbe dovuto essere l'abbandono di qualunque cosa associata alle “istituzioni moderne sociali, economiche ed industriali” e la “restaurazione del sistema a caste e della aristocrazia” dell'antichità. “La saggezza avrebbe rimpiazzato le scienze positive e l'iniziazione avrebbe preso il posto della religione e della moralità. La Magia”, continuava Evola, “avrebbe preso il posto della tecnologia”. Questo avrebbe cominciato a rendere il fascismo una vera rivoluzione. Senza questa trasformazione il fascismo sarebbe rimasto non redento. La sola cosa che avrebbe potuto salvare la rivoluzione fallita sarebbe stato il ritorno alla tradizione pagana. Più importante di ogni altra cosa, il fascismo avrebbe dovuto adottare il tipo di individualismo radicale adottato da Evola, abbandonando ogni forma di collettivismo implicita nel nazionalismo, nello statalismo e nel corporativismo. Tutti questi – gli elementi economici, industriali, militari ed amministrativi che il fascismo aveva – furono definiti completamente irrilevanti da Evola. Essi erano semplicemente materialisti. Ciò che era richiesto era lo spirito ed esso poteva essere trovato solo nelle scienze sacre che animavano il mondo prima della nascita di Cristo. Ciò che è chiaro in tutto questo è che l'antifascista Evola del 1925, autore di un articolo apparso su “Lo Stato Democratico” fu lo stesso Evola che cercò malamente di conciliarsi con il fascismo nel 1928 nel suo Imperialismo Pagano. L'unico cambiamento fu di tipo strategico. Non vi era alcun cambiamento nella sostanza delle sue idee. Se Evola era un antifascista nel 1925, egli continuò ad esserlo anche nel 1928. Con la pubblicazione di Imperialismo Pagano, vi fu una forte reazione da parte degli intellettuali fascisti: oltre al semplice antifascismo, scandalizzò anche la polemica anticristiana contenuta in questo articolo. Imperialismo Pagano apparve proprio quando Mussolini era coinvolto nei negoziati con la Chiesa cattolica per risolvere la questione romana. L'articolo di Evola fu una lunga diatriba, presumibilmente nel nome del fascismo, contro la Chiesa Cattolica.
Per la sua parte, la quasi totalità della gerarchia fascista del periodo sperava che la negoziazione con la Chiesa andasse a buon fine con il coronamento di una spettacolare vittoria politica per il regime. A molti se non tutti i fascisti Imperialismo Pagano sembrava una minaccia per la buona riuscita dei negoziati. La realtà fu che Mussolini accolse con favore l'intervento di Evola. Egli desiderava le invettive di quello che considerava un “anticlericale isterico” al fine di utilizzarlo come esca per i rappresentanti del vaticano. Mussolini era convinto che i delegati del Papa sarebbero stati più malleabili se avessero intuito la possibilità di un “fascismo anticlericale” che avrebbe preso il posto della politica possibilista adottata fino a quel momento. Lo stratagemma di Mussolini funzionò bene. Il risultato fu un accordo che permise a Mussolini di ottenere ciò che voleva dai Patti lateranensi. Egli aveva usato Evola per mettere sotto pressione e manipolare i rappresentanti del vaticano. Egli ottenne un successo. Evola servì per i suoi propositi.
Dopo di che, Evola fu rifiutato. Il principale periodico fascista scrisse riguardo le sue opere che erano “sofisticate e prive di sostanza”, opere nelle quali “ogni parola conteneva un mucchio di grossolani errori”. Le pubblicazioni di Evola, fu detto, non erano serie, poco più che meritevoli “ di essere messe da parte senza pensarci più sopra”. Imperterrito, Evola continuò il suo tentativo di riempire, con la sua saggezza esoterica, quello che egli considerava il vuoto vessillo del fascismo. All'inizio degli Anni trenta, egli diede il via alla pubblicazione di un nuovo, essenzialmente politico, giornale chiamato “La Torre”, che avrebbe dovuto servire come area di partenza dalla quale i cavalieri della tradizione avrebbero potuto fare una sortita per dare battaglia. La pubblicazione attirò figure relativamente ben conosciute del mondo dell'occultismo iniziatico. Alcuni degli stessi occultisti ed esoteristi che contribuirono ai circoli di Ur e Krur negli Anni venti riapparvero per sostenere la nuova avventura. Il maggiore di essi fu Renè Guenon, le idee del quale avevano cominciato a formare Evola. Guenon fu un orientalista, il suo rigetto per il mondo moderno trovò piena espressione nel tradizionalismo di Evola. Fu, almeno in parte, da Guenon che Evola imparò tutto ciò che doveva essere rifiutato del mondo moderno. Questa permanente ed inalterabile verità poteva essere trovata soltanto nel realismo trascendentale della scienza sacra del Vedanta e nelle muse del Sanskrit asiatiche, più “obiettivo di qualsiasi cosa di essere trovato in qualunque scienza profana”. La posizione di Guenon riguardo la natura della scienza era perfettamente chiara. Per Guenon la scienza aveva poco a che fare con l'osservazione empirica, la formazione di ipotesi, e la prova. La vera scienza era la scienza sacra, puramente metafisica e frutto dell'intelligenza intuitiva degli iniziati. La scienza suprema si rivela ed è predicata su principi infallibili ed universali dai quali tutte le verità relative del mondo empirico e transempirico possono essere dedotte. Guenon supportò la repulsione di Evola per le scienze profane come incerte e non permanenti, a causa della loro dipendenza dalla osservazione, dalla deduzione logica e dalle circostanze specifiche assieme alla costante revisione empirica. Qualsiasi differenza tra Guenon ed Evola, per esempio nella definizione dell'io ed altro, erano differenze comuni tra gli occultisti e tra coloro che ricercavano la natura dell'uomo nell'occulto. Quello in cui tutti loro erano concordi era il riconoscimento che tutte le scienze moderne erano da rifiutare perché avevano ucciso lo spirito dell'umanità. Come Evola, Guenon vedeva la verità non nelle scienze moderne, ma nei miti, nelle metafore e nelle analogie. Allo stesso modo era respinta la discussione dialettica. Evola era amante dell'epigramma di Laotze “Questi che conosceva la verità non la discuteva ; quelli che la discutevano, non la conoscevano”. Quello che è evidente in ogni cosa che Evola scriveva era che le sue idee erano state fissate nella sua giovinezza e mai sostanzialmente cambiarono nel corso del tempo. In maniera simile, la tattica di Evola, come i suoi punti di vista, cambiarono poco negli anni se non superficialmente. Egli sempre insistette che solo se il fascismo si fosse trasformato nel sistema che egli sosteneva avrebbe potuto essere degno di rispetto. Questo voleva dire che il fascismo, per essere realmente rivoluzionario secondo i parametri di Evola, avrebbe dovuto abbandonare qualunque suo impegno in ambito filosofico, politico sociale, economico strategico, religioso. Se questo fosse stato accettato come una seria proposta, sarebbe stato difficile immaginare che quanto sarebbe emerso da questa trasfigurazione avrebbe potuto essere ancora qualificato come fascismo. Una volta riconosciuti, non fu difficile identificare i temi che sarebbero apparsi nelle pagine della nuova rivista, La Torre. Nel primo numero, con perfetta franchezza, Evola rese chiare le sue intenzioni: “Il nostro giornale non è creato per sussurrare e insinuare qualche cosa riguardo il fascismo o riguardo...Mussolini, perché nessuno dei due...avrebbe saputo cosa fare con quello. Il nostro giornale è stato creato piuttosto per difendere principi che per noi sono sempre assoluti e gli stessi, indipendentemente dal fatto che si viva sotto un regime comunista, anarchico o democratico. A questo punto se il fascismo difenderà questi principi, noi possiamo considerarci fascisti. E questo è tutto.” Al tempo della quinta uscita della rivista, Evola fu costretto a scrivere “Non siamo ne fascisti ne antifascisti. L'antifascismo è nulla. Ma per quelli di noi...che si oppongono irriducibilmente ad ogni politica plebea ed ad ogni ideologia nazionalista...il fascismo non è abbastanza”. Quando Evola fu informato che Mussolini non condivideva nessuna idea apparsa sulle pagine de “La Torre”, egli rispose: “Peggio per Mussolini”. Ciò che è perfettamente chiaro è che c'era veramente poco di fascista nel sistema di pensiero di Evola. Con il 1930, egli aveva offeso quasi tutte i membri della gerarchia fascista, per non parlare della maggior parte degli intellettuali fascisti. Evola si oppose letteralmente ad ogni aspetto del fascismo. In quell'anno, Ugo Spirito, uno dei più grandi intellettuali fascisti, scrisse una devastante recensione su alcuni dei lavori di Evola. Evola, scrisse Spirito, era una persona con “la mania della originalità ad ogni costo, con l'invano gusto di costruire romanzi ed una malata insofferenza per la impegnativa disciplina morale che è il centro di un idealismo ben capito”. Spirito rifiutò come confusionarie ed autoillusive le idee di Evola riguardo le scienze segrete che avrebbero permesso agli uomini di trasformarsi in enti trascendentali. La nozione di Evola della superiorità dell’ “l'individuo concreto” che egli vedeva come “creatore del mondo”che possedeva “il potere assoluto in perfetto e completo possesso di se stesso”, Spirito la rifiutò considerandola conseguenza di una intossicazione con un esotico occidente orientalizzato. Al tempo della prima uscita de “La Torre”, i fascisti, in genere, furono accuratamente esclusi. Le loro critiche ad Evola e le sue idee arrivarono nella forma di una critica sistematica. Bottai, che aveva provveduto a fornire un piattaforma di lancio per Evola pochi anni prima, descrisse il suo lavoro come “ un arbitrario accoppiamento di una massa mal digerita di nozioni”. Assieme alla critica intellettuale arrivarono anche le minacce di violenza fisica e per un periodo Evola si mosse per Roma accompagnato da una guardia del corpo. Più dannose furono le pressioni delle autorità. Diventò sempre più difficile per Evola pubblicare la sua rivista. Con l'apparizione del decimo numero il 15 giugno del 1930, La Torre cessò le sue pubblicazioni. A quel tempo, Evola si rese conto che se voleva sopravvivere come voce della tradizione, avrebbe dovuto abbandonare i suoi sforzi per una indipendenza assoluta. Egli aveva bisogno di alleati. In linea con questa più matura strategia, Evola cercò una alleanza con Giovanni Preziosi ed, attraverso quest'ultimo, con Roberto Farinacci, ex segretario generale del partito. Ne preziosi, ne Farinacci furono mai, o si aspettavano di essere, fascisti ortodossi. Preziosi era violentemente anticlericale. Un prete spretato, egli era diventato uno dei pochi veri antisemiti nell'Italia fascista. Prima del 1920, la sua rivista, “La Vita Italiana”, era un canale per il più violento antisemitismo. Come antisemita, Preziosi aveva pochi seguaci in Italia. Negli anni presi in considerazione, Mussolini stesso non diede segni di antisemitismo personale o politico. Alcuni dei suoi più stretti collaboratori erano ebrei, che vanno dai suoi amici ai suoi collaboratori politici. Da Angelo Oliviero Olivetti alla sua compagna di lavoro ed amante Margherita Sarfatti. In effetti, durante gli anni presi in considerazione, Preziosi fu una figura marginale ed inconsistente. Il caso di Farinacci era differente. Farinacci era uno dei capi degli squadristi, la milizia armata del fascismo originario. In base al proprio passato prestigio, Farinacci, successivamente, si presentò sempre come una forza politica con cui fare i conti. Era sempre in contrasto con Mussolini e frequentemente si opponeva alle sue politiche. Negli anni presi in considerazione, egli servì brevemente come segretario del partito e poi si ritirò nella sua provincia, dalla quale continuò ad operare con considerevole autonomia. Quello che riscontriamo è che Evola cercò di rimanere in compagnia di chi era antisemita e, tendenzialmente, filogermanico, vale a dire nazionalsocialista. Nessuno dei due personaggi citati, risulta subito evidente, era “Mussoliniano”. Entrambi, come era stato il caso di Evola, cercavano un “fascismo alternativo”.

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MessaggioInviato: Ven Gen 08, 2010 10:33 pm    Oggetto:  
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Fu con il supporto di questi personaggi che Evola riuscì a sopravvivere in un ambiente ormai diventato ostile. Evola si rifugiò nelle pubblicazioni private di Farinacci e Preziosi dove, sotto la facciata della ortodossia, egli fu un antifascista che cercò di promuovere la causa di quella che chiamo “l'autentica destra”. Negli Anni trenta Evola era perfettamente consapevole che le sue idee non avevano colpito nessuno nell'Italia fascista. La piccola collezione di esoteristi che aveva radunato attorno a sé rimase quello che era sempre stata: una corrente politica eccentrica e marginale, che tradussero nell’invidia per l’ammissione che il fascismo non sarebbe servito come veicolo per le loro scienze sacre. Quasi nello stesso periodo, vi furono numerosi interessanti sviluppi che influenzarono il carattere ed i contenuti dei successivi lavori di Evola. In primo luogo, la traduzione di “Imperialismo Pagano” in tedesco, fornì l'occasione ad Evola di crearsi contatti in Germania in un periodo in cui sia la destra tedesca, conservatrice e composta da membri della piccola nobiltà, che i nazionalsocialisti di Hitler erano in ascesa costante. Evola cominciò ad utilizzare il suo tempo coltivando i contatti in Germania. Nella traduzione tedesca di Imperialismo Pagano, Evola fece attenzione a marginalizzare il fascismo nel corso della sua esposizione. Ancor di più, il testo, che apparse con il nome di Heidnischer Imperialismus, fu un documento che colpì fortemente per il fatto che Evola non era nazionalsocialista così come non era fascista. Il testo largamente ribadiva il catalogo familiare delle nozioni occultiste di Evola: Ancora una volta, egli fini per ripetere la critica fatta al fascismo di Mussolini. Ancora una volta si ripeté su come il fascismo fosse popolato dagli elementi più plebei della società italiana. Ancora una volta venne ribadito come i sindacalisti nazionali ed i corporativisti cercavano di soccorrere gli “inferiori”, guardando al bolscevismo come loro modello normativo. Ancora una volta venne detto che la fittizia gerarchia fascista era composta da persone moralmente povere. Ancora una volta disse che il fascismo non aveva compreso il ruolo della monarchia, permettendo al re d'Italia di vegetare ai margini del sistema politico. Ancora una volta si ripeté che le macchine industriali ed il progresso tecnologico uccidevano lo spirito. Ancora una volta ribadì che l'esistenza di un partito di massa era deplorevole e che con l'etica totalitaria si negava all'individuo la libertà e l'appagamento che stavano al centro della tradizione. Nel testo tedesco, siamo esplicitamente informati che se una dittatura antibolscevica ed antidemocratica non ha alcun significato storico, allora è destinata a diventare un regime di transizione che avrebbe, in ultima istanza, ricostruito la società tradizionale composta dalle caste, dalla disciplina e dalla aristocrazia, diretta, in ultima analisi, “dalla forze trascendentali invisibili”. Chiunque legga Heidnischer Imperialismus potrà facilmente trarre la conclusione che sia il fascismo che il nazismo, nella visione cosmica della storia di Evola, falliscono tutte le loro funzioni storiche proposte. A giudizio di Evola, sia il fascismo che il nazismo sono, nel migliore dei casi, da considerarsi esterni alla destra autentica. Ma c'è qualcos'altro che possiamo trovare in Heidnischer Imperialismus. In una nota, a parte dal percorso intellettuale di Evola, gli editori di Armanen Verlag, ricordarono ai loro lettori che “in Italia Evola è virtualmente il solo rappresentante dell'idea nordico-ariana ed antisemita”, una descrizione che era solo parzialmente vera ed ingannevole. Le idee ariane ed antisemite di Evola erano molto singolari e solo una parte di un complicato, tortuoso e bizzarro sistema di credenze. Sin dalla gioventù, Evola era convinto che molti elementi della società tradizionale erano sopravvissuti in Germania più che in ogni altro luogo d'Europa. Durante la sua attività politica, Evola si indirizzò verso quelle persone e gruppi che rappresentavano quegli elementi, essenzialmente proprietari terrieri, militari, e pubblici ufficiali della classe degli Junker, i quali pensava impersonassero le antiche virtù prussiane. Egli trovò il suo ambiente naturale tra i membri del Herrenklub di Berlino, una associazione di conservatori, membri della nobiltà tedesca, sopravvissuti alla Grande Guerra. Come con il caso del fascismo, Evola si preparò a lavorare sul pensiero del nazionalsocialismo di Hitler, riconoscendo in esso tutti i deficit già identificati nel fascismo. Questo nonostante, egli trovasse nel nazismo alcuni lineamenti occulti: l'invocazione ai rituali pagani ed alle rune, il tentativo di organizzazione che prendeva spunto da alcuni lineamenti degli ordini cavallereschi premoderni, così come alcune somiglianze con la ricostruzione delle caste basata su distinzioni deterministe presumibilmente disegnate tra “creatori” e “portatori” e quelli che avrebbero distrutto la cultura. Era di più di quanto avesse trovato nel fascismo di Mussolini. Quello che Evola stava facendo era di indirizzare i suoi sforzi attraverso i tedeschi. Da quando Hitler era salito al potere, Evola completò quello che fu la sua opera principale, Rivolta contro il Mondo Moderno. Come abbiamo già anticipato, la pubblicazione non fu pubblicizzata in Italia. Nella Germania di Adolf Hitler invece attirò parecchie attenzioni. C'erano parecchie ragioni affinchè ciò avvenisse. Evola sembrò aver adattato il testo per un pubblico tedesco e tendenzialmente nazista. Come fu per il caso della traduzione di Imperialismo Pagano, la rivoluzione che egli proponeva per la Germania non cercava più di restaurare una tradizione mediterraneo-pitagorica. Rivolta contro il Mondo Moderno faceva riferimento ad una tradizione più familiare ai tedeschi ed ai nazisti: quella nordica ed ariana. Più di questo, l'intera questione della razza diventò il punto centrale del lavoro di Evola in Rivolta contro il Mondo Moderno. Ciò che era appena accennato nella versione del 1928 di Imperialismo Pagano, diventò ricorrente nel successivo testo. Ugualmente enfatizzato fu l'antisemitismo come lineamento critico della discussione concernente la razza. Anche l'antisemitismo era presente in Imperialismo Pagano ma era un argomento di poco importanza. I semiti e gli Ebrei venivano indicati come gli oppositori millenari delle scienze sacre e della società tradizionale. Abbiamo detto che essi costituivano “un fermento di decomposizione” tra i popoli dell'antichità. Molti dei difetti tradizionali delle chiese cristiane, come il sentimentalismo umanistico e gran parte del collettivismo sovversivo dell'individualismo ariano-nordico, di cui tutti alimentati nel culto della eguaglianza, del marxismo, del capitalismo, del comunismo e del bolscevismo stesso di cui tutti nemici della tradizione, sono tutti influenzati dal semitismo. Qualunque lineamento mediterraneo associato al tradizionalismo in Imperialismo Pagano viene presentato in Rivolta contro il Mondo Moderno come il prodotto delle origini ariane di Ur, il risultato della primordiale migrazione ariana dall'iperboreo, dalla Thule, da Atlantide e da Lemuria. Evola citò “Mithus des XX jahrhunderts” di Alfred Rosenberg in supporto alle sue congetture. Possono esserci pochi dubbi sul fatto che nel '33 e '34, Evola scrisse Rivolta contro il Mondo Moderno adattando l'opera ad un pubblico tedesco. Non ebbe alcuna influenza sull'Italia Fascista. La Germania nazista, d'altro canto, sembrava offrigli un terreno più fertile. Nonostante ciò non si può dire che Evola adattò le sue idee in funzione del suo pubblico in cambio di vantaggi, al contrario egli apportò soltanto dei cambiamenti “cosmetici” e marginali lasciando inalterate le sue idee. Egli avvisò loro che il mondo moderno era impregnato di materialismo e che ogni sforzo per reintrodurre la sacra idea di virilità, di azione, di personalità, e di indipendenza avrebbe probabilmente generato nell'immediato la trasformazione nelle secolari controparti come il successo materiale nella invenzione meccanica, il successo finanziario nello sport e la semplice conquista in guerra. Egli procedette nell'avvisare il suo pubblico che il fatto che il fascismo ed il nazismo avessero invocato i simboli dell’ antica società nordica e della antica società romana non voleva dire nulla. Entrambi potevano facilmente decadere in ideologie politiche, prive di trascendenza, supermondane, prive del culto della tradizione. La convinzione di Evola era che dalla mescolanza tra la sua scienza sacra con dei lineamenti superficiali del fascismo e del nazismo, egli avrebbe potuto aumentare il suo potenziale di sopravvivenza nel mondo moderno contaminato. Così egli parlò della sua spirituale “razza solare iperborea” come razza nordica ed ariana. Egli enfatizzò il ruolo negativo dei semiti e degli ebrei. Egli parlò dei nordici-ariani come una razza virile, eroica e creazione di cultura bionda. Egli parlò male della mescolanza tra razze e fu entusiasta riguardo le virtù degli antichi germani e romani. Egli sembrava aver articolato una forma di razzismo biologico che il mondo riconobbe come quella riscontrabile nel Mein Kampf di Hitler. Attualmente, come vedremo, molto poco di ciò che Evola scrisse fu razzista nel senso biologico del termine. Ciò che egli disse, infatti, aveva poco in comune con l'ideologia nazista ed ancor di meno con il fascismo. La sua associazione con entrambi fu fondata nella speranza che egli li avrebbe usati entrambi come base di lancio per il suo tradizionalismo. Negli anni immediatamente successivi alla pubblicazione di Rivolta contro il mondo moderno, Evola pubblicò una innumerevole quantità di materiale riguardo la questione razziale, contribuendo alla monumentale confusione che circonda le sue idee politiche fino ai nostri giorni. Ci sono indicazioni che Evola contribuì materialmente e coscientemente alla creazione di questa confusione. Nel 1934, Evola decise chiaramente di tentare di influenzare le gerarchie politiche naziste inviando le sue raccomandazioni in termini familiari. Così come i termini di gerarchia, eroismo, misticismo, anti-intellettualismo, leadership, antiparlamentarismo, disciplina, ascetismo, lotta ed imperialismo significavano qualcosa nel lessico del fascismo, Evola prese questi termini e li mise al proprio servizio, dandogli dei significati completamente diversi. In maniera simile, tutti i termini familiari ai nazisti fecero la loro comparsa nelle pubblicazioni di Evola. Ma come possiamo osservare, il loro significato, nella maggior parte dei casi fu completamente alterato. La prima grossa pubblicazione di Evola fu dedicata interamente alla questione razziale, Il mito del sangue apparso nel 1937. La piena dichiarazione delle sue visioni iniziatiche apparve quattro anni più tardi, nella Sintesi della Dottrina della Razza, nel corso della guerra che avrebbe distrutto sia il fascismo che il nazismo. Il Mito del Sangue fu unico nel senso che fu l'unico lavoro nel quale Evola non prese una posizione interamente chiara. La sua intenzione era quella di creare una enciclopedia del pensiero razzista nella sua evoluzione fino a Johann Gottilieb Fichte, Johann Gottfried Herder, Franz Bopp ed Adolf Hitler. La sua esposizione coprì il pensiero generale dei vari autori, separandoli dal pensiero degli argomenti maggiori: la superiorità nordica, l'antisemitismo, la trasmissione dei tratti fisici e psichici, problemi di tipologia e classificazione, concezione razzista della storia, e la legge. Sebbene Evola non contestasse nulla di specifico delle dichiarazioni fatte dai teorici del razzismo con i quali si trovava daccordo , egli mantenne da loro un certo grado di distacco. Nel caso dei teorici del nazismo come Alfred Rosenberg, Evola sollevò delle critiche. In primo luogo, egli sembrava suggerire che Rosenberg era coinvolto in un circolo vizioso, affermando che solo la cultura nordica poteva essere di riferimento e poi definendo cultura solo quella creata dai nordici. Ancor di più c'erano delle decise obiezioni da parte di Evola nell'uso del termine spirito riferito ad una comunità biologica identificata come razza. Questo divenne evidente quando egli discusse l'ideologia di Hitler. La parola spirito assumeva un significato speciale per Evola. L'intero capitolo dedicato alle idee di Hitler enfatizza la preoccupazione del Furher riguardo i tratti somatici dei tedeschi. La preoccupazione di Hitler riguardo la palese questione dei tratti antropologici dei germani fu il chiaro predicato della convinzione che le speciali qualità spirituali dei nordici erano associate ai tratti fisici dei nordici stessi. Nella sua discussione, è evidente che Evola rifiutava di fare qualsiasi associazione. Egli rifiutò di fare qualsiasi affermazione che mettesse in relazione la vera spiritualità con le caratteristiche fisiche. E’ chiaro che qualsiasi precauzione Evola prendesse nella sua espressione mantenne le sue riserve nei confronti del materialismo biologico di Hitler.
Infatti le obiezioni di Evola erano enfatiche. Nel capitolo dedicato alle idee di Hitler, Evola sottolineò che, in generale, il pensiero razzista prevalente si è umiliato tramite generalizzazioni, esagerazioni e caricato di termini politici e tutto ciò ha gettato discredito sull'intero pensiero. In definitiva Evola non può essere definito come un semplice apologeta del pensiero di Hitler . Non lo fu a quel tempo e non lo sarà negli anni a venire. Il razzismo di Evola non era ne fascista ne nazista. Negli anni che seguirono la pubblicazione de “Il Mito del Sangue” , Evola sviluppò il proprio pensiero con quello che venne chiamata la questione della razza. Dopo il 1938 le sue teorie riguardanti quello che egli chiamava la teoria totale della razza apparvero nella rivista semiufficiale “Difesa della Razza” che nacque subito dopo la pubblicazione delle leggi razziali in Italia. Il documento conteneva dieci paragrafi che spiegavano la posizione ufficiale del regime sulla questione della razza. Tra la pubblicazione del “Mito del Sangue” nel 1937 e la pubblicazione de “La Sintesi di Dottrina della Razza”, Evola dedicò la maggior parte delle sue energie alla produzione di ciò che egli considerava una comprensiva ed iniziatica teoria della razza, derivata dai principi della tradizione. Nel periodo preso in considerazione, egli pubblicò una serie di articoli su “Difesa della Razza”, un giornale che attrasse ben pochi, se non quasi nessun teorico fascista. In uno degli articoli pubblicati, Evola delineò le caratteristiche uniche della sua metodologia, nella quale si sconfessava il “miope e vuoto positivismo” come metodo “filologico accademico ed archeologico” per supportare l'intuitiva interpretazione del mito e dei simboli. Evola sostenne che i miti ed i simboli sono i veicoli più adatti per dare espressione ai significati spirituali che provvedono attraverso l'esoterismo a far accedere all'inaccessibile mondo metafisico soprannaturale.
Per Evola, l'interpretazione intuitiva dei miti e dei simboli avrebbe fornito informazioni più credibili sul passato e sul presente di qualsiasi forma di scienza moderna. Chiaramente queste convinzioni sono il frutto dell'intero repertorio di credenze occulte di Evola. Simili posizioni sono rintracciabili anche in Rivolta contro il Mondo Moderno. Nell'introduzione a quest'ultimo lavoro, egli espresse la distanza nei confronti delle scienze moderne come metodo di acquisizione della conoscenza. Egli semplicemente negò il valore di queste scienze affermando che il mito e la leggenda sono le uniche fonti di conoscenza certa. Su queste convinzioni, Evola costruì la sua teoria della razza. Dall'inizio del 1939, Evola diede espressione alla sua concezione totale del termine razza. Ogni razza, secondo il pensiero di Evola, può essere avvicinata a tre distinti livelli: quello fisico ed antropologico, quello caratteriale e quello spirituale. Evola indicò il primo come biologico e materiale ed il secondo come in funzione dell'anima. La natura del terzo non era ben definita. E' chiaro che per spirito si intendeva qualcosa di trascendente ma tale nozione non è sufficiente. In una citazione Evola definì la spiritualità come ciò che è stato attualizzato con successo e tradotto in senso di superiorità radicato nell'anima, ed un comportamento nobile, che è espresso nel corpo. Niente di tutto ciò è particolarmente chiaro. Sembra che per Evola la spiritualità sia qualcosa di ultrasensoriale, una forza dinamica e trascendentale che influenza gli esseri umani e che genera in essi un senso di superiorità e potenza che si manifesta in specifici comportamenti. I comportamenti includono l'eroico, il sacro, le dimostrazioni di fede, di lealtà, di disciplina e di ascetismo. Per Evola tali manifestazioni del carattere non sono semplicemente la conseguenza del possesso di una anima. Sono il prodotto dello spirito. Qualcosa di soprannaturale che, in qualche modo, agisce sull'anima. Da quando Evola negò vi fosse una qualsiasi legge che regolasse il fenomeno, come succede nelle scienze moderne, la relazione tra carattere e spirito rimane poco chiara. Ciò che è chiaro è che Evola era convinto che tutto questo fosse il risultato deduttivo del possesso di alcune premesse tradizionali come verità inalterabili. Seguendo il ragionamento di Evola, possedendo una serie di premesse soprarazionali come verità assolute, si può dedurre da semplici riti, un insieme di simboli, o una serie di miti le complesse circostanze della vita dell'intera storia di un popolo nei termini della sua razza biologica e la vera essenza della sua civiltà. Sulla base di queste congetture misteriose, Evola produsse il suo “Dottrina della Razza”. Nel suo lavoro, Evola racconta la storia di un misteriosa e primordiale razza iperborea, che possedeva una spiritualità non umana, che apparentemente non ha una storia evolutiva. Questa razza sovrannaturale era semplicemente il prodotto di forze invisibili che sono la risorsa metafisica e la vera vita. Ad un certo punto una scissione nell'asse della terra portò il ghiaccio e le tenebre ad Iperborea, la terra della luce e dell'abbondanza, e guidò la sua popolazione a sud ed ad est, vero la mitica Atlantide, la leggendaria Thule, e la favolosa Mu. Ovunque gli Iperborei si stabilissero, portarono cultura e civiltà; nelle Americhe, in Asia, in Medioriente, sul litorale mediterraneo ed in Europa. Gli Iperborei erano ariani che, nei loro viaggi, si mischiarono con altri popoli che crearono i vari tipi di ariani oggi esistenti nel mondo. I nordici ed i latini sono quanto di più vicino agli Iperoborei. Con l'aumentare del mischiarsi ad altri popoli, essi diminuirono il loro talento creativo. I tratti degli iperborei sono ora presenti in diverse regioni del mondo alcuni dei quali sono ancora latenti o inconsciamente posseduti nelle qualità spirituali dei loro antenati. La migrazione degli iperborei permise la distribuzione dei loro caratteri nel mondo a quelle civiltà che sono rimaste l'orgoglio dell'umanità. Queste civiltà cercarono di preservare il talento dei loro fondatori creando un complesso sistema di caste ereditario che bloccò l'infusione del sangue inferiore in quello dei creatori della cultura. Il sistema a caste dell'antica Cina, dell'India, di Sparta e del Egitto riflette questo tentativo. Il crescente venir meno delle costrizioni di casta, che è proceduto costantemente dall'età dell'oro fino all'età moderna, ha reso possibile la fraternizzazione tra le caste con il risultato di aver dato origine ad eredi non in grado di sostenere la cultura ereditata. Le razze inferiori con cui interagirono gli Iperoborei erano i residui dei precedenti cicli razziali. Diversamente, le razze oscure hanno origine dall'Africa subsahariana, che include tutti i rimasugli delle razze estinte, ed i loro discendenti, scoperti dai paleontologi ed antropologi, ed immaginati essere contatti mancanti richiesti da ciò che Evola definiva fantasie darwiniane sulla evoluzione. Evola sostenne che tutti questi resti non erano nostri antenati ma i rimasugli dei precedenti cicli razziali. Le popolazioni primitive come gli africani, le popolazioni indigene dell'Asia e dell'arcipelago indonesiano, erano tutte considerate inferiori da Evola. Oltre a questi, oggetto di un particolare disprezzo, erano gli ebrei. Essi sono portatori di uno spirito che li ha resi il germe della decomposizione all'interno delle culture ariane, dionisiaci, tellurici nella disposizione, sensualistici, intellettualmente astratti, materialisti e collettivisti. Essi sono distruttivi, il prezioso strumento per il fronte segreto della sovversione globale. L'antipatia di Evola per gli ebrei ha origine nella sua giovinezza. Ve ne sono tracce in imperialismo pagano, dove egli parla di contaminazione ebraica che è espressa nel corpo. Niente di tutto ciò pare particolarmente illuminante. Il suo antisemitismo diventò più forte in Rivolta contro il mondo moderno per diventare pervasivo in Sintesi di dottrina della Razza. Questa è la dottrina razziale che Evola avrebbe voluto vedere accettata dal fascismo. Si trattava di una dottrina derivante dall'esoterismo e dalle doti iniziatiche. Si tratta di una dottrina che avrebbe provveduto a riempire i vuoti spirituali del fascismo. Si trattava di una dottrina scoperta grazie all'intuizione, all'interpretazione del mito, all'analisi dei simboli, e la lettura dell'antica letteratura della prima antichità. Questo insieme agli scritti razzisti del XIX e XX secolo pare abbia influenzato il pensiero di Evola. Sembra molto improbabile che Evola abbia letto qualcosa di antropologia, genetica, filologia, o storia. Così come era singolare il suo pensiero, alcune delle sue nozioni individuali erano ancora più singolari. Per esempio Evola credeva che le mutazioni genetiche fossero dovute da influenze sovrabiologiche provenienti dal mondo sovrannaturale. Questi cambiamenti nella struttura genetica, che modellano la razza per vie misteriose, sono originate dall'alto da una sorgente non terrestre. Gli esseri umani possono contribuire al processo di cambiamento razziale iniziato dall'alto creando coscientemente un ambiente che avrebbe potuto stimolare quelle virtù eroiche possedute dagli Iperborei, armonizzando la volontà individuale con tutto ciò che è sovraumano. Assieme alla restaurazione di un sistema a caste per impedire la miscela tra razze superiori ed inferiori, simili sforzi avrebbero dovuto essere intrapresi per ripristinare le virtù perdute degli antichi iperborei. Se si analizzano i dettagli del pensiero di Evola, il tutto diventa più chiaro. Ovunque nei suoi discorsi, dopo la stesura di Rivolta contro il Mondo Moderno, Evola parla di armonia organica delle tre componenti degli esseri umani. Nel vero uomo, membro ideale della razza pura, il soma, il corpo fisico, è pienamente compatibile con l'anima che a sua volta è pienamente compatibile con lo spirito. Tuttavia non è chiaro come uno possa dimostrare l'esistenza di questa armonia.
Evola trattò il problema con una certa solennità. In una occasione egli prese una critica al lavoro dello psicologo tedesco Ludwig Klages. Evola trovò il lavoro di Klages discutibile. Egli scrisse che quest'ultimo fallì nel comprendere le vere ragioni del razzismo e di conseguenza aveva una influenza deleteria sul pensiero razzista del nazionalsocialismo. Evola approfittò dell'occasione per ammonire questi che non era sufficiente l'aspetto fisico per identificare un individuo come ariano. Evola sostenne che Klages non era un vero ariano perchè il suo lavoro dimostrava lievi affinità con i lavori prodotti dagli ebrei (Freud, Bergson, Adler). Klages possedeva uno spirito ebraico o era stato ebraizzato. Egli non era più fedele al suo sangue e con le grandi forze trascendenti di origine iperborea. Quindi, al di là dell'apparenza fisica, Klages era un ebreo. Le implicazioni di questi tipi di ragionamenti sono evidenti. Il razzismo di Evola non era collegato con la visibilità sociale o le evidenti basi dell'identità razziale. I tratti fisici, per Evola, erano di secondaria importanza rispetto al resto. Essi non dicevano tutto riguardo una persona. Ciò che è di primaria importanza per Evola sono i comportamenti manifestati. La distinzione è confermata dalla stessa storia di Evola. La sua storia intellettuale fu influenzata da due ebrei: Carlo Michelastaedter e Otto Weininger . I loro comportamenti furono sufficientemente eroici, ascetici e sacrali da essere qualificati come residuali degli iperborei e simili agli ariani. In merito a queste considerazioni, è perfettamente chiaro che l'antisemitismo di Evola non poteva essere mantenuto. Mentre lui parlava delle influenze semitiche che contaminavano il mondo ariano, egli si riferiva ai comportamenti e non alle variabili biologiche. In ultima analisi, le nozioni di Evola riguardo la razza erano veramente un ripensamento elaborato costruito sulle fondamenta del suo “idealismo” magico. Molti pensatori fascisti seri riconobbero tutto ciò. Nel 1941 dei seri fisici dell'Italia fascista definirono Evola come portatore di una bizzarra metafisica e di tesi antiscientifiche, in parte fantasiose, sostenute da occultisti che ritenevano di essere in possesso dell'unica via per arrivare alla verità divina. Il fatto che Evola, seguace delle scienze magiche e dell'esoterismo, rifiutasse come stupida la teoria dell'evoluzione di Darwin era semplicemente considerata una cosa senza senso. Nel 1942, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, gli intellettuali fascisti pubblicarono una forte critica al razzismo di Evola. C'erano recensioni di “Sintesi della Dottrina della Razza” che smontavano completamente la struttura dell'esposizione di Evola. La critica principale diceva che se lo spirito dell'umanità era la preoccupazione di Evola, e c'erano gli ebrei, oppure i neri, che disperdevano le eroiche e sublimi proprietà degli iperborei, quale differenza ciò faceva se tale spirito albergava in corpi non ariani? Quale importanza avevano i tratti fisici quando la vera preoccupazione era con la spiritualità? In uno dei più importanti giornali fascisti, la critica di Evola ha sottolineato che molti ariani nordici, senza parlare degli ariani mediterranei, hanno fallito nel dimostrare qualsiasi proprietà iperborea. Invece, essi resero evidente il loro materialismo, la libidine, la loro indifferenza per il sacrificio e la lealtà assieme alla loro avidità. In cosa essi differiscono dalle razze inferiori e perchè qualcuno dovrebbe favorirli in qualsiasi modo? La critica continuava. Evola, come era sottolineato, rifiutava quasi ogni tratto del fascismo: il nazionalismo, il partito unico, le sue politiche economiche e sociali, il corporativismo, l'appello all'Italia del rinascimento con le sue scienze profane, e l'Italia del Risorgimento e di Mazzini. Fu ricordato che in più di una occasione Evola avesse detto di non essere fascista rifiutandosi, in quanto aristocratico, di aderire a politiche plebee, ogni sorta di nazionalismo, ogni intrigo di partito esattamente come ogni forma di socialismo e trappole simili. Quasi nello stesso tempo, Michele Sciacca pubblicò l'ultimo suo volume della storia della filosofia italiana nel XX secolo, nel quale l'idealismo magico di Evola veniva liquidato in poche pagine. Sciacca, in gran parte, criticava l'esoterismo di Evola come idealismo ontologico presto decaduto in una forma assoluta di solipsismo che preparò il terreno per la deificazione del pensiero individuale in una sorta di processo arcano. L'intero sistema occulto di Evola fu classificato come una idiosincrasia indisciplinata. Tutto ciò suggerisce che gli intellettuali fascisti non presero mai sul serio Evola come pensatore, tanto meno come pensatore fascista ed infatti egli stesso non ebbe mai la pretesa di essere fascista. Quei pochi fascisti che permisero ad Evola di usare i loro mezzi per divulgare il suo pensiero furono figure politiche marginali. Quasi ogni importante pensatore fascista rifiutò il tradizionalismo di Evola. Con l'inizio della Seconda Guerra Mondiale non esistevano fascisti e ben pochi nazisti che consideravano Evola come pensatore fascista. Poco dopo che Evola cominciò il suo corteggiamento alla Germania di Hitler, l'entourage di Himmler riferì che, nel loro giudizio, Evola rappresentasse nient'altro che un curioso utopista pseudoscientifico, la cui visione avrebbe dovuto portare ad una insurrezione della vecchia aristocrazia nei confronti del mondo moderno. Il rapporto indicava che Evola, al massimo, fosse sopportato e tollerato a fatica dal fascismo, e concludeva con la raccomandazione che non vi era nessun motivo tattico per assisterlo. Ed i nazisti si comportarono secondo queste parole.

CONTINUA...


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Dvx87




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MessaggioInviato: Ven Gen 08, 2010 10:34 pm    Oggetto:  
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Con il collasso del fascismo nel 1943, e gli sforzi tedeschi per riaffermare Mussolini nel nord dell'Italia sotto la protezione dei nazisti, Evola si rifiutò di collaborare sia con il fascismo che con Mussolini. Le ragioni non erano difficili da comprendere. Furono le stesse che spinsero Evola a non aderire al fascismo nei due decenni precedenti. Invece, egli rimase a Roma, come ricorderà in seguito, per preparare le basi di un futuro movimento che avrebbe dovuto rappresentare la destra autentica per come lui la intendeva. Nel 1945, dopo che aveva cominciato a creare questo movimento, fu indicato dal governo italiano post-fascista per il crimine di glorificazione del fascismo e tentativo di ricostruirlo. Evola rispose direttamente ed in larga misura onestamente agli attacchi. Egli affermò di non essere ne un fascista ne un nazista. Tutte quelle rispettive teorie erano sbagliate ed egli riaffermò quanto già affermato ai tempi della dittatura fascista. Egli insistette di essere fascista soltanto nella misura in cui il fascismo avrebbe supportato le sue idee che erano superiori ed anteriori al fascismo. Per fare maggiore chiarezza, egli citò tutte le sue obiezioni sul pensiero di Mussolini. Egli si oppose al fascismo in quanto socialista, totalitario, corporativo, incentrato sulla modernizzazione e sullo sviluppo economico, vicino alle idee filosofiche di Giovanni Gentile, strutturato a partito unico, mancante di spiritualità, materialista, antimonarchico e collettivista. Se a qualcuno è sembrato che egli abbia supportato il fascismo è solamente perchè alcune delle sue idee , in qualche modo, erano vicine alla verità della gnostica degli antichi. La corte D'assise di Roma giudicò Evola non colpevole. Non solo Evola non era fascista ma non lo era neanche mai stato. Negli anni che seguirono, Evola continuò a ripetere le idee che aveva sviluppato nel corso della sua giovinezza. Chiunque egli abbia influenzato, egli influenzò loro con delle idee che potevano essere definite solo come tradizionaliste certamente non fasciste. Chi definisce le idee di Evola come la quintessenza della razionalità e del misticismo fascista commette un grossolano errore. Evola non fu un pensatore fascista, ed è davvero arduo immaginare che le sue idee possano essere addirittura la quintessenza del fascismo. Ancor di più, le nozioni di “razionalità” e misticismo di Evola erano idiosincratiche e non certamente fasciste. Le sue idee potevano essere soltanto la quintessenza di se stesso. Pare che i commentatori angloamericani scegliessero di identificare ogni ideologia antidemocratica, razzista, anticomunista o antifemminista come neofascista. Tali caratteristiche appaiono in modo enfatizzato se qualcosa di mistico, occulto o mitico può essere trovato in tale dottrina. Come già visto, certi termini come mistica ed antintelluttalismo sono definiti con una certa precisione. Essi possono essere utilizzati per servire propositi pregiudiziali. Per esempio, il fascismo aveva la sua Scuola di Mistica Fascista ed in modo molto misero questo fatto fu messo in evidenzia per bollare il fascismo come irrazionale. Infatti la “mistica” della scuola di Mistica Fascista definì il misticismo come una sorta di spiritualismo che può essere riscontrato, per primo, nella parte filosofica della Dottrina del Fascismo di Giovanni Gentile, che diede la base filosofica razionale al regime. La mistica fascista venne definita nelle idee fondamentali della dottrina del fascismo nei termini prevalentemente razionali (non razionalisti però) della filosofia di Gentile. Non vi è nulla dell'idealismo magico di Evola riscontrabile nella scuola di mistica fascista. Il problema principale è che il fascismo è considerato così riprovevole, che gli accademici angloamericani non si sono sentiti obbligati di trattarlo con la dovuta attenzione. Altezzose ed irresponsabili affermazioni sono state fatte. Così, non solo Evola è stato definito un fascista, ma le sue nozioni e la sua bizzarra concezione delle scienze e della razza è stata incorporata nei tratti fondamentali del fascismo storico. Finchè il fascismo verrà considerato il male assoluto, nessuno potrà realmente aspettarsi di essere considerato attendibile per lo studio delle sue idee. I risultati sono evidenti. Pochi accademici avrebbero tollerato un simile trattamento riservato al marxismo leninista. La conseguenza è che, in più di una occasione, si sono costruite caricature del pensiero fascista. Pochi accademici hanno letto le fonti primarie. Ne è conseguita una enorme perdita di tempo e la convinzione che il fascismo non avesse nessuna idea precisa. E' un pregiudizio comune di molti che mentre Marx, Lenin, Mao, Fidel Castro hanno delle idee, i fascisti non le abbiano. Come risultato noi non sappiamo cosa aspettarci dal pensiero dei “neofascisti”. Come già detto, qualcuno vede del neofascismo nelle politiche reganiane, nelle tifoserie, negli skinhead, nei vandali, nelle milizie, negli antisocialisti, negli antiegalitari, ed in chiunque si discosti dal pensiero “politicamente corretto”. Il risultato è stato imbarazzante a livello intellettuale. Il pensiero non fascista di un occultista come Evola fu considerato come fascista mentre idee che erano inconfondibilmente fasciste non sono state considerate come tali. Questo risulta evidente nei modelli di pensiero che in qualche modo sono stati insultati dalla critica. Negli Stati Uniti, molti pensatori rivoluzionari sono solo così in più di quanto lo sia, è stato considerato come un pensiero suis generis in quanto prodotto unico di una esperienza irripetibile. Attualmente troviamo più fascismo nella letteratura della protesta nera che in tutti i lavori di Julius Evola ed in tutta l'antologia neofascista.

FINE
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MessaggioInviato: Sab Gen 09, 2010 9:37 am    Oggetto:  
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Citazione:

Ecco finalmente pronta la traduzione di un capitolo del libro di Gregor riguardo Julius Evola. Questo scritto è estratto da "The Search for Neofascism - the use and abuse of social science" capitolo IV (Julius Evola, Fascism and Neofascism) pag 83-110.
Consiglio caldamente a tutti la lettura di questo capitolo in quanto conferma ciò da sempre noi del covo sosteniamo.


Daniele, la tua benemerenza nei confronti della nostra Associazione è grandiosa.

Ti ringrazio a nome di tutti, primo perchè sei un elemento irrinunciabile, secondo perchè hai una dedizione ed un impegno assoluto.

Questo tuo vero e proprio lavoro e la tua passione valgono un miliardo di piazzate inconcludenti!

GRAZIE. A nome di tutti.

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"La mistica appunto precisa questi valori...nella loro attualità politica...e dimostra l'universalità di luogo e di tempo del Fascismo"(Giani)
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Il Littore



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MessaggioInviato: Sab Gen 09, 2010 2:23 pm    Oggetto:  
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Complimenti a Daniele anche da parte mia.

Ci vuole tanto tempo è dedizione per tradurre e postare queste cose. E non è nè la prima, nè l'ultima, che posta.

Ti rinnovo i miei complimenti.
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Franz




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MessaggioInviato: Sab Gen 09, 2010 2:46 pm    Oggetto:  
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Rispondi citando

Non posso che concordare con quanto detto da RomaInvicta e Il Littore. Grazie Daniele, il tuo lavoro è veramente prezioso.
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Nico




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MessaggioInviato: Sab Gen 09, 2010 2:50 pm    Oggetto:  
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Ci metterò un pò a leggerlo tutto, ma apprezzo questo lavoro.
Da tutte queste cose si capisce la qualità della gente de Il Covo, fate paura quando muovete la mente Very Happy

Ovazione per Daniele!

_________________
AquilaLatina ha scritto:
Mi spiegate la differenza tra destra e sinistra?


tribvnvs ha scritto:
Ti riferisci alle chiappe? Laughing


Viaggiatore, va' a dire a Sparta che noi siamo morti per ubbidire alle sue leggi!
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XXI Aprile



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MessaggioInviato: Sab Gen 09, 2010 6:20 pm    Oggetto:  
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Grazie a Daniele e alla sua dedizione anche da parte mia!
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"Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir vitute e canoscenza!"
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AquilaLatina




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MessaggioInviato: Ven Gen 15, 2010 8:14 pm    Oggetto:  
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Da stampare e spedire a tutti i circoli neofascisti... perchè a casapound non fanno una conferenza sull'Evola antifascista?

Ottima traduzione Daniele Wink
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msdfli




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MessaggioInviato: Mer Gen 20, 2010 11:20 pm    Oggetto:  
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AquilaLatina ha scritto:
Da stampare e spedire a tutti i circoli neofascisti... perchè a casapound non fanno una conferenza sull'Evola antifascista?

Ottima traduzione Daniele Wink


Ora va di moda Casa Pound
li aspetto quando si candideranno per il faraone di arcore... Cool

un grazie a chi ha postato l'articolo.

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herrenklub




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MessaggioInviato: Gio Feb 11, 2010 5:00 pm    Oggetto:  
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dispiace constatare che il prof. Gregor non possiede conoscenze adeguate su Evola e il Fascismo. Su Evola sono state dette molte inesattezze....alcune che rasentano il ridicolo e dimostrano di non essere "informato".

Parlare, poi, della Scuola di Mistica Fascista come una relatà che ha coniugato la "spiritualità" o la filosofia di Giovanni Gentile è qualcosa di antistorico.
La SMF sin dal suo inizio [N. Giani] e in seguito [G. Pallotta, B. Ricci, G.S. Spinetti] si caratterizzò per essere profondamente anti-gentiliana e anti-idealista.
Per quanto riguarda i trapporti con Evola, tenuto in gran considerazione da Giani, si può sottolineare come su Dottrina Fascista [organo ufficiale della SMF] il suo nome appare all'inizio tra i "corrispondenti" e in seguito come membro della redazione ad indicare che il suo pensiero era in linea con quello dello Scuola.

Contatti di Gentile, Spirito o altri gentiliani con la SMF non risultano.

Parlare di Giovanni Preziosi [anche qui date e riferimenti sono del tutto arbitrari] in questo modo non solo è offensivo per chi al Fascismo ha sacrificato la sua vita, ma a colui che nell'ottobre del '22 era il Federale del Fascio di Napoli, organizzatore del Congresso del PNF da cui fu accesa la scintilla della Marcia su Roma....

J. Gregor e Zeev Sternhell.. non sono molto d'aiuto, ma ognuno fa quello che può.
grazie.
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tribvnvs
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MessaggioInviato: Gio Feb 11, 2010 6:42 pm    Oggetto:  
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msdfli ha scritto:


Ora va di moda Casa Pound
li aspetto quando si candideranno per il faraone di arcore... Cool



Allora te li sei persi... si sono già candidati col faraone... Rolling Eyes
Ti ricordi quando facevano "duce duce" a p.zza S. Giovanni?
Erano loro eh... quando stavano coi fiammiferi; prima che si mandassero reciprocamente a ffan con Romagnoli e prima che il faraone mandasse a ffan loro e i fiammiferi... (usa, getta e riusa... come diciamo da sempre su questo forum... a proposito di utili idioti...).

Herrenklub, è inutile girarci attorno: Evola non è un pensatore organico al fascismo e anzi ha avuto aspetti ed elementi decisamente antifascisti... non a caso il suo pensiero era soprattutto apprezzato dai nazisti.
E' stato Mussolini a strumentalizzare Evola quando gli poteva fare comodo qualcuno che giustificasse un "razzismo spirituale" italiano da contrapporre a quello biologico nazista, nell'ottica della realpolitik che sta dietro alle leggi razziali che infatti nulla avevano di ideologico e la cui base giustificativa doveva essere inventata di sana pianta.
Stesso discorso per Preziosi, il cui antisemitismo rimase un fatto assolutamente isolato all'interno del fascismo fin quando Mussolini - idem come sopra - strumentalizzò anche Preziosi in occasione delle leggi razziali la cui motivazione, come abbiamo ripetutamente dimostrato, era tutto tranne che ideologica.
Questi sono i dati di fatto, poi nessuno contesta il ruolo di Preziosi nel fascismo campano (peraltro dalle vicende a essere buoni diciamo un po' confuse) ma questo non c'entra in alcun modo.
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Dvx87




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MessaggioInviato: Gio Feb 11, 2010 6:59 pm    Oggetto:  
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C'è da dire che come ampiamente dimostrato da Emilio Gentile, l'antisemitismo veniva considerato dallo stesso Mussolini come poco più di una opinione personale e quindi priva di qualsiasi valenza ideologica.
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herrenklub




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MessaggioInviato: Ven Feb 12, 2010 6:52 pm    Oggetto:  
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Evola collaborò con le maggiori testate giornalistiche e di cultura che uscirono durante il Fascismo.
Scrive su Critica Fascista di Bottai, sul Lavoro d’Italia di Luigi Fontanelli [prima settimanale e poi quotidiano della Confederazione delle Corporazioni Sindacali, nella redazione si possono trovare nomi come Edmondo Rossoni, Alceste De Ambris, Michele Bianchi e luigi Razza], su Vita Nova di Leandro Arpinati [ai tempi in cui era vicesegretario del PNF e podestà di Bologna], su Regime Fascista di Roberto Farinacci, su La Vita Italiana di Giovanni Preziosi, su Corriere Padano di Italo Balbo, su Lo Stato di Carlo Costamagna, su Bibliografia Fascista di Alessandro Pavolini, su Tevere, Quadrivio e Difesa della Razza di Telesio Interlandi, collaborò con vari giornali e periodici legate alla Scuola di Mistica Fascista.
Da sottolineare la collaborazione con Educazione Fascista poi trasformatosi in Civiltà Fascista diretta da Giovanni Gentile
Il 18 novembre 1943 nel quartiere generale di Hitler Mussolini appena liberato incontra oltre ai propri familiari, Evola, Farinacci, Pavolini e Preziosi che dopo il 25 luglio 1943 si erano prodigati insieme ad Ettore Muti a riorganizzare le file fasciste

Evidentemente qualcuno considera tutti coloro che hanno collaborato con Evola degli antifascisti in seduta permanente… salvo poi essere costretti ad affermare che costoro il Fascismo l’hanno fatto veramente… e quindi se Evola era un antifascista .. strano come in tanti non se ne fossero accorti.

Ma c’è di più, qualcosa che rompe i luoghi comuni e le leggende metropolitane che da anni si sentono.
Parlo del rapporto di Evola con Mussolini, che secondo quest’ultimo iniziò ancor prima del 1922, quando Evola fu presentato al Duce da Marinetti.
La cosa che merita sicuramente una certa attenzione è che sempre Mussolini cita Evola tra gerarchi e uomini di cultura vicini al Fascismo contrari al patto tra socialisti e fascisti [per la cronaca contrari si schierarono Grandi, Baroncini, Arpinati, Farinacci, Balbo, Barbiellini-Amidei, Dino Perrone-Compagni. Diffidenti Malusardi, Capoferri, De Marsinich, Padovani, Villelli, Fanelli, Razza, Postiglione, Di Crollalanza, Caradonna, Evola è citato accanto a Panunzio]

Sorprende ancor di più conoscere che Mussolini seguisse l’attività del suo “amico” Evola e ne apprezzasse gli studi, tanto da considerare Evola e il suo pensiero quello che spiegherà alle generazioni future l’essenza del Fascismo

Che ciò di cui parlo è verosimile lo si può facilmente comprendere quando nel novembre del 1939 Mussolini ricevendo a Palazzo Venezia il direttore e i quadri della Scuola di Mistica Fascista diede loro la “Consegna” non solo la sede del “Covo” in cui il Fascismo nacque, ma l’imprimatur dell’ortodossia della Dottrina Fascista.

È veramente tempo di farla finita con i luoghi comuni, che non appartengono alla visione fascista.
Poi ognuno fa quello che più gli garba, ma un minimo di ricerca storica e politica non guasta.
Spero di non aver dato troppo fastidio. Grazie dell’attenzione
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Marcus
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MessaggioInviato: Ven Feb 12, 2010 8:25 pm    Oggetto:  
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Francamente ci aspettavamo che certi ambienti radical destrorsi mal digerissero le constatazioni argomentate del professor Gregor, poiché dimostrano l’incompatibilità tra Evola ed il fascismo, ma l’evidente intento provocatorio dell’ennesimo sconosciuto “signor nessuno” che si atteggia a “paladino del nulla” può solo suscitare ilarità per l’evidente inconsistenza della polemica. Non mi riferisco di certo al giudizio inerente la preparazione del professor americano in materia di fascismo (0), rispetto al quale, constatata l’impossibilità di opporre ad essa alcunché di concreto da parte del fantomatico polemista improvvisato, si può solamente stendere un velo pietoso, bensì alla ricorrente tesi in certi ambienti male informati secondo la quale non vi sarebbe alcuna attinenza tra la Scuola di Mistica fascista ed il pensiero politico di Giovanni Gentile. Per dimostrare l’assurdità di tale affermazione cominciamo col definire cosa si intende per Mistica dal punto di vista fascista. Al riguardo Mussolini già nel 1939 ebbe a dire che…

“La mistica è più del partito, è un ordine. Chi vi partecipa deve essere dotato di una grande fede. Il fascismo deve avere i suoi missionari, cioè degli uomini che sappiano convincere alla fede intransigente. È la fede che muove – letteralmente – le montagne. Questa può essere la vostra parola d'ordine. Bisogna essere intransigenti e saper combattere fino all'estremo sacrificio per la propria fede. […] La mistica anticipa le rivoluzioni. Voi dovete lavorare per l'avvenire. Per far questo occorre la fede. E’ facile a un certo momento deviare nella politica: voi dovete essere al di fuori e al di sopra delle necessità della politica.” (1)

Successivamente, consultando l’autorevole definizione del Dizionario di Politica pubblicato nel 1940 a cura del PNF, troviamo scritto che:

« Mistica fascista si definisce la preparazione all'azione più energica e più accesa che tende a tradurre in realtà le affermazioni ideali del fascismo. [...] Fonde in uno solo i due momenti che in un primo tempo sembravano distaccati, il momento puramente spirituale della Mistica fascista come credenza in un "assoluto" e il momento attivo di essa come azione. La Mistica fascista può quindi meglio definirsi come l'azione fascista determinata dalla fede più salda nell'assoluta verità delle affermazioni fasciste. In tal senso si può comprendere come si possa parlare di una Mistica fascista facente parte della dottrina o meglio dell'azione dottrinale del fascismo, e come sia opportuna una scuola che prepari e indirizzi la parte migliore della gioventù italiana verso questa Mistica, cioè verso questa azione "più fascista"». (2)

Nulla dunque che rimandi all’esoterismo né alla teosofia, men che meno ad alcuna forma di tradizionalismo. Semplicemente mistico del fascismo è colui che coerentemente vive integralmente la propria vita agendo su se stesso e sul mondo che lo circonda alla luce dei principi ideologici sanciti nella dottrina fascista, prodigandosi nel diffonderne i valori etici. Scrive infatti lo stesso Giani…

"Non cercate altrove, guardate al fascismo, imparate a conoscerlo e lo amerete, studiatelo e diventerà la vostra idea. Né per voi sarà mai una catena ma un vincolo d’amore verso una creazione più grande dell’umanità. Esso sarà per voi e per tutti l’alba di un nuovo giorno". (3)

In tale contesto l’appiglio del tradizionalista ed antifascista Evola per cercare di far breccia all’interno della Scuola, al fine di veicolarvi il proprio messaggio in modo camuffato, si incentra sull’etimologia del termine che spera potrebbe innescare una riflessione legata alle vie di accesso alla Tradizione in quanto...
"mistica", riportato alla sua etimologia, si riferisce a un ordine effettivamente superiore alla semplice religione e alla semplice fede. Il "miste", nell'antichità, voleva dire l'iniziato", colui che veniva ammesso alla conoscenza e alle realizzazioni proprie ai "Misteri", termine derivato dallo stesso termine di "mistica"». (4)

Ma purtroppo per Evola (e gli evoliani) è lo stesso Giani che a scanso di possibili equivoci rincara la dose facendo un chiaro riferimento ideologico alla fonte unica e sola a cui deve attingere il mistico del fascismo:

"Ogni vera rivoluzione mondiale ha la sua mistica, che è la sua arca santa, cioè quel complesso di idee-forza che sono destinate ad irradiarsi e ad agire sul subcosciente degli uomini. La scuola, è sorta appunto per enucleare dal pensiero e dall’azione del Duce queste idee-forza. La fonte, la sola, unica fonte della mistica è infatti Mussolini, esclusivamente Mussolini. Forse che ignorando o non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no. Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica, che è conoscenza di Mussolini". (5)

Stando così le cose, a rigor di logica per conoscere quali fossero i principi etico-politici all’insegna dei quali agiva la Scuola di Mistica fascista ci basta semplicemente andare a leggere quali sono i valori fondamentali del fascismo che lo stesso Mussolini volle lapidariamente mettere per iscritto. Ed è qui che qualsiasi polemica inerente la presunta incompatibilità tra i giovani rivoluzionari fascisti della fine degli Anni 30 e Gentile di fatto crolla miseramente, poiché proprio le idee fondamentali del fascismo cui si appellano gli intransigenti fascisti di Mussolini sono quelle incentrate sullo Stato Etico corporativo che lo stesso filosofo di Castelvetrano contribuì ufficialmente a fissare nella Dottrina.


IDEE FONDAMENTALI (6)
I
Come ogni salda concezione politica, il fascismo è prassi ed è pensiero, azione a cui è immanente una dottrina, e dottrina che, sorgendo da un dato sistema di forze storiche, vi resta inserita e vi opera dal di dentro. Ha quindi una forma correlativa alle contingenze di luogo e di tempo, ma ha insieme un contenuto ideale che la eleva a formula di verità nella storia superiore del pensiero. Non si agisce spiritualmente nel mondo come volontà umana dominatrice di volontà senza un concetto della realtà transeunte e particolare su cui bisogna agire, e della realtà permanente e universale in cui la prima ha il suo essere e la sua vita. Per conoscere gli uomini bisogna conoscere l'uomo; e per conoscere l'uomo bisogna conoscere la realtà e le sue leggi. Non c'è concetto dello Stato che non sia fondamentalmente concetto della vita: filosofia o intuizione, sistema di idee che si svolge in una costruzione logica o si raccoglie in una visione o in una fede, ma è sempre, almeno virtualmente, una concezione organica del mondo.
II
Così il fascismo non si intenderebbe in molti dei suoi atteggiamenti pratici, come organizzazione di partito, come sistema di educazione, come disciplina, se non si guardasse alla luce del suo modo generale di concepire la vita. Modo spiritualistico. Il mondo per il fascismo non è questo mondo materiale che appare alla superficie, in cui l'uomo è un individuo separato da tutti gli altri e per sé stante, ed è governato da una legge naturale, che istintivamente lo trae a vivere una vita di piacere egoistico e momentaneo. L'uomo del fascismo è individuo che è nazione e patria, legge morale che stringe insieme individui e generazioni in una tradizione e in una missione, che sopprime l'istinto della vita chiusa nel breve giro del piacere per instaurare nel dovere una vita superiore libera da limiti di tempo e di spazio: una vita in cui l’individuo, attraverso l'abnegazione di sé, il sacrificio dei suoi interessi particolari, la stessa morte, realizza quell’esistenza tutta spirituale in cui è il suo valore di uomo.
III
Dunque concezione spiritualistica, sorta anche essa dalla generale reazione del secolo contro il fiacco e materialistico positivismo dell'Ottocento. Antipositivistica, ma positiva: non scettica, né agnostica, né pessimistica, né passivamente ottimistica, come sono in generale le dottrine (tutte negative) che pongono il centro della vita fuori dell'uomo, che con la sua libera volontà può e deve crearsi il suo mondo. Il fascismo vuole l'uomo attivo e impegnato nell'azione con tutte le sue energie: lo vuole virilmente consapevole delle difficoltà che ci sono, e pronto ad affrontarle. Concepisce la vita come lotta pensando che spetti all'uomo conquistarsi quella che sia veramente degna di lui, creando prima di tutto in sé stesso lo strumento (fisico, morale, intellettuale) per edificarla. Così per l'individuo singolo, così per la nazione, così per l'umanità. Quindi l'alto valore della cultura in tutte le sue forme - arte, religione, scienza - e l'importanza grandissima dell'educazione. Quindi anche il valore essenziale del lavoro, con cui l'uomo vince la natura e crea il mondo umano (economico, politico, morale, intellettuale).
IV
Questa concezione positiva della vita è evidentemente una concezione etica. E investe tutta la realtà, nonché l'attività umana che la signoreggia. Nessuna azione sottratta al giudizio morale; niente al mondo che si possa spogliare del valore che a tutto compete in ordine ai fini morali. La vita perciò quale la concepisce il fascista è seria, austera, religiosa: tutta librata in un mondo sorretto dalle forze morali e responsabili dello spirito. Il fascista disdegna la vita comoda.
V
Il fascismo è una concezione religiosa, in cui l'uomo è veduto nel suo immanente rapporto con una legge superiore, con una Volontà obiettiva che trascende l'individuo particolare e lo eleva a membro consapevole di una società spirituale. Chi nella politica religiosa del regime fascista si è fermato a considerazioni di mera opportunità, non ha inteso che il fascismo, oltre a essere un sistema di governo, è anche, e prima di tutto, un sistema di pensiero.
VI
Il fascismo è una concezione storica, nella quale l'uomo non è quello che è se non in funzione del processo spirituale a cui concorre, nel gruppo familiare e sociale, nella nazione e nella storia, a cui tutte le nazioni collaborano. Donde il gran valore della tradizione nelle memorie, nella lingua, nei costumi, nelle norme del vivere sociale. Fuori della storia l'uomo è nulla. Perciò il fascismo è contro tutte le astrazioni individualistiche, a base materialistica, tipo sec. XVIII; ed è contro tutte le utopie e le innovazioni giacobine. Esso non crede possibile la felicità sulla terra come fu nel desiderio della letteratura economicistica del `700, e quindi respinge tutte le concezioni teleologiche secondo cui per un certo periodo della storia ci sarebbe una sistemazione definitiva del genere umano. Questo significa mettersi fuori della storia e della vita che è continuo fluire e divenire. Il fascismo politicamente vuol essere una dottrina realistica; praticamente, aspira a risolvere solo i problemi che si pongono storicamente da sé e che da sé trovano o suggeriscono la propria soluzione. Per agire tra gli uomini, come nella natura, bisogna entrare nel processo della realtà e impadronirsi delle forze in atto.
VII
Antiindividualistica, la concezione fascista è per lo Stato; ed è per l'individuo in quanto esso coincide con lo Stato, coscienza e volontà universale dell'uomo nella sua esistenza storica. E' contro il liberalismo classico, che sorse dal bisogno di reagire all'assolutismo ed ha esaurito la sua funzione storica da quando lo Stato si è trasformato nella stessa coscienza e volontà popolare. Il liberalismo negava lo Stato nell'interesse dell'individuo particolare; il fascismo riafferma lo Stato come la realtà vera dell'individuo. E se la libertà deve essere l’attributo dell'uomo reale, e non di quell’astratto fantoccio a cui pensava il liberalismo individualistico, il fascismo è per la libertà. E' per la sola libertà che possa essere una cosa seria, la libertà dello Stato e dell'individuo nello Stato. Giacché, per il fascista, tutto è nello Stato, e nulla di umano o spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato. In tal senso il fascismo è totalitario, e lo Stato fascista, sintesi e unità di ogni valore, interpreta, sviluppa e potenzia tutta la vita del popolo.
VIII
Né individui fuori dello Stato, né gruppi (partiti politici, associazioni, sindacati, classi). Perciò il fascismo è contro il socialismo che irrigidisce il movimento storico nella lotta di classe e ignora l'unità statale che le classi fonde in una sola realtà economica e morale; e analogamente, è contro il sindacalismo classista. Ma nell'orbita dello Stato ordinatore, le reali esigenze da cui trasse origine il movimento socialista e sindacalista, il fascismo le vuole riconosciute e le fa valere nel sistema corporativo degli interessi conciliati nell'unità dello Stato.
IX
Gli individui sono classi secondo le categorie degli interessi; sono sindacati secondo le differenziate attività economiche cointeressate; ma sono prima di tutto e soprattutto Stato. Il quale non è numero, come somma d'individui formanti la maggioranza di un popolo. E perciò il fascismo è contro la democrazia che ragguaglia il popolo al maggior numero abbassandolo al livello dei più; ma è la forma più schietta di democrazia se il popolo è concepito, come deve essere, qualitativamente e non quantitativamente, come l'idea più potente perché più morale, più coerente, più vera, che nel popolo si attua quale coscienza e volontà di pochi, anzi di Uno, e quale ideale tende ad attuarsi nella coscienza e volontà di tutti. Di tutti coloro che dalla natura e dalla storia, etnicamente, traggono ragione di formare una nazione, avviati sopra la stessa linea di sviluppo e formazione spirituale, come una coscienza e una volontà sola. Non razza, né regione geograficamente individuata, ma schiatta storicamente perpetuantesi, moltitudine unificata da un'idea, che è volontà di esistenza e di potenza: coscienza di sé, personalità.
X
Questa personalità superiore è bensì nazione in quanto è Stato. Non è la nazione a generare lo Stato, secondo il vieto concetto naturalistico che servì di base alla pubblicistica degli Stati nazionali nel secolo XIX. Anzi la nazione è creata dallo Stato, che dà al popolo, consapevole della propria unità morale, una volontà, e quindi un'effettiva esistenza. Il diritto di una nazione all'indipendenza deriva non da una letteraria e ideale coscienza del proprio essere, e tanto meno da una situazione di fatto più o meno inconsapevole e inerte, ma da una coscienza attiva, da una volontà politica in atto e disposta a dimostrare il proprio diritto: cioè, da una sorta di Stato già in fieri. Lo Stato infatti, come volontà etica universale, è creatore del diritto.
XI
La nazione come Stato è una realtà etica che esiste e vive in quanto si sviluppa. Il suo arresto è la sua morte. Perciò lo Stato non solo è autorità che governa e dà forma di legge e valore di vita spirituale alle volontà individuali, ma è anche potenza che fa valere la sua volontà all'esterno, facendola riconoscere e rispettare, ossia dimostrandone col fatto l'universalità in tutte le determinazioni necessarie del suo svolgimento. E’ perciò organizzazione ed espansione, almeno virtuale. Così può adeguarsi alla natura dell'umana volontà, che nel suo sviluppo non conosce barriere, e che si realizza provando la propria infinità.
XII
Lo Stato fascista, forma più alta e potente della personalità, è forza, ma spirituale. La quale riassume tutte le forme della vita morale e intellettuale dell'uomo. Non si può quindi limitare a semplici funzioni di ordine e tutela, come voleva il liberalismo. Non è un semplice meccanismo che limiti la sfera delle presunte libertà individuali. È forma e norma interiore, e disciplina di tutta la persona; penetra la volontà come l'intelligenza. Il suo principio, ispirazione centrale dell'umana personalità vivente nella comunità civile, scende nel profondo e si annida nel cuore dell'uomo d'azione come del pensatore, dell'artista come dello scienziato: anima dell'anima.
XIII
Il fascismo insomma non è soltanto datore di leggi e fondatore d'istituti, ma educatore e promotore di vita spirituale. Vuol rifare non le forme della vita umana, ma il contenuto, l'uomo, il carattere, la fede. E a questo fine vuole disciplina, e autorità che scenda addentro negli spiriti, e vi domini incontrastata. La sua insegna perciò è il fascio littorio, simbolo dell'unità, della forza e della giustizia.


Tali principi dopo la ufficiale codifica attuata nell’Enciclpedia Italiana nel 1933 rimasero sostanzialmente immutati costituendo l’orizzonte politico del regime mussoliniano. Ha visto giusto dunque lo storico Paolo Buchignani che ha correttamente sottolineato l’immenso debito che tutto il fascismo rivoluzionario finì con il contrarre nei confronti del pensiero gentiliano che…

costituì una solida piattaforma ideologica, un fondamentale punto di riferimento, o, almeno, una sponda per tutti quei fascisti (compresi coloro che si professavano antigentiliani) decisi a contrastare l'affermazione di un fascismo conservatore e reazionario […] Concetti gentiliani riecheggiano in misura maggiore o minore, in modo più o meno diretto e consapevole, fin dai primi anni Venti, nell'ideologia e nelle posizioni politiche di molti intellettuali e giovani che identificano il fascismo con la rivoluzione, che da esso si aspettano l'affermazione non soltanto di una nuova cultura, ma anche di uno Stato nuovo e di un uomo nuovo. Fin dall'età giolittiana, del resto, come abbiamo rilevato, gli «incunaboli» del fascismo rivoluzionario (sindacalisti soreliani, futuristi, vociavi), pur presentando elementi di differenziazione rispetto al gentilianesimo (quali, per esempio, il mito della rivoluzione palingenetica, il sogno di utopie millenaristiche, estranei allo storicismo hegeliano di Gentile), finiscono di fatto per gravitare nell'ambito dell'attualismo: essi, infatti, tanto in quel periodo quanto nelle successive fasi dell'interventismo e poi, soprattutto, del nascente fascismo e dell'avvento del Regime mussoliniano, sono tutti «mistici dell'azione», così come lo sono, alla fine degli anni Venti e negli anni Trenta, i fascisti della generazione più giovane, loro discepoli. Nel clima della reazione antipositivista, spiritualista e neoidealista del primo Novecento, è comprensibile come questi soggetti, animati da un irrefrenabile desiderio di protagonismo politico e culturale, permeati da una cultura politica impregnata di miti giovanilistici e rivoluzionari, antiliberali e antiborghesi, sostanziati di violenza e di «guerra-rivoluzione», rifuggano dall'idealismo di Benedetto Croce (il filosofo liberale e giolittiano della «dialettica dei distinti») e finiscano con l'essere risucchiati dalla filosofia gentiliana dello «spirito come atto»; da una filosofia che risolve il pensiero nell'azione, che considera la Grande Guerra come una «collaborazione alla storia», un evento rivoluzionario e rigeneratore; e quindi, assai meglio della «distinzione» crociana, tale filosofia si presenta loro come lo strumento più idoneo a trasformare radicalmente l'Italia: quella prebellica, quella postbellica e, infine, quello stesso «fascismo-Regime» che non corrisponde alle aspirazioni e alle attese dei fascisti rivoluzionari. I quali, perfino nei casi in cui, specie all'inizio degli anni Trenta, respingono la cultura gentiliana come un retaggio dell'Italia liberale e un ostacolo alla creazione della «nuova cultura» e della «nuova civiltà fascista», di fatto non riescono a liberarsi di Gentile, a uscire dal solco da lui tracciato: la loro ideologia, pur assumendo di frequente connotati palingenetici e millenaristici che contraddicono lo storicismo idealista, conserva, specialmente attraverso la mediazione di Bottai e di Pellizzi, fondamentali elementi riconducibili al pensiero del filosofo siciliano. È una concezione attivistica e dinamica della realtà e della storia, innanzi tutto, che porta i sovversivi mussoliniani a convergere (quando non a identificarsi) con gli idealisti nella battaglia contro il fascismo autoritario e restauratore (nazionalista e/o cattolico), in nome di un fascismo che si innesta nella tradizione italiana per superarla e costruire il nuovo. Entrambi, fascisti rivoluzionari e idealisti gentiliani (più che Gentile stesso), hanno abbracciato il fascismo ritenendolo un fenomeno rivoluzionario e non si rassegnano alla sua involuzione «normalizzatrice». Entrambi, mazzinianamente (e gentilianamente), intendono impegnarsi a fondo per tradurre il pensiero in azione, per completare e inverare il Risorgimento attraverso il fascismo, per realizzare una rivoluzione antropologica, una riforma politico-religiosa degli italiani. I fascisti rivoluzionari, inoltre, come già abbiamo ripetutamente sottolineato, hanno della politica e dello Stato una visione religiosa e totalitaria, mutuata con tutta evidenza dal gentilianesimo; il quale, pur definendosi liberale, in realtà (come si è visto attraverso la presa in esame dei gentiliani Bottai e Pellizzi) si colloca agli antipodi del liberalismo classico di Locke e di Montesquieu e si configura, viceversa, come «la più radicale teoria dello Stato totalitario». Non altrimenti, infatti, può essere definito lo «Stato etico» teorizzato dal filosofo di Castelvetrano: uno Stato nel quale l'individuo si annulla, le libertà e i diritti individuali sono soppressi, uno Stato come moderno Leviatano, che assorbe e riassume in sé tutta la realtà. Uno Stato che crea la nazione e successivamente l’«Impero universale fascista»; un impero concepito in contrapposizione al nazionalismo e fondato sulla tradizione universalistica italiana, che ne costituisce la specificità e la legittimazione. Un'idea di impero, questa di Gentile, in evidente sintonia con quella di Bottai, di Pellizzi, degli «universalisti» rivoluzionari fiorentini più volte richiamati, che a quell'idea (anche se non solo a essa) certo sono debitori. «Rivoluzione» e «impero», i due cardini del fascismo rivoluzionario e totalitario, trovano, dunque, un valido supporto nella filosofia e nel pensiero attualisti, dai quali, di conseguenza, i rivoluzionari in camicia nera difficilmente possono prescindere. (7)

Come spiegare allora l’apparente contraddizione di un movimento politico che, pur contestando ufficialmente Gentile come rappresentante dell’Italia prefascista , di fatto alimentava il proprio intransigentismo ideologico con un visione dottrinaria che era sostanzialmente il prodotto del connubio della riflessione fiolosofica gentiliana e dell’intuizione politica mussoliniana?
A tale proposito può essere illuminante la riflessione condotta da Alessandra Tarquini nel recente lavoro “Il Gentile dei fascisti”…

Negli anni trenta, tuttavia, gli antigentiliani più convinti furono i giovani, gli intellettuali e gli uomini del partito. I giovani erano cresciuti nell'universo ideologico creato dal regime e, per questo, sentivano di rappresentare meglio di altri lo spirito rivoluzionario del fascismo; sostenevano che la loro generazione fosse l'unica ad aver assimilato fino in fondo la cultura politica del regime e rivendicavano uno spazio maggiore al suo interno per proseguire l'opera di costruzione del nuovo ordine politico, iniziata nel 1922. Cattolici e laici, studiosi di letteratura e di filosofia, positivisti e idealisti, corporativisti e sindacalisti, espressero una dura protesta nei confronti di Gentile, che nelle loro riviste divenne il simbolo dei ritardi con cui il fascismo procedeva nella costruzione del regime totalitario. Fra le diverse espressioni della cultura giovanile degli anni trenta vi furono realtà molto diverse: fra i giovani filosofi e studiosi di psicoanalisi del «Saggiatore», i cattolici fascisti de «La Sapienza», gli artisti strapaesani de «L'Universale» e i fascisti intransigenti de «1l Secolo fascista» sembrerebbe esserci poco in comune, se non appunto la polemica contro Gentile. In realtà, come si è cercato di evidenziare, le differenze fra i diversi gruppi non furono più rilevanti del comune appartenere al regime totalitario e cioè l'affermare con forza il primato della politica. I giovani degli anni trenta ed erano convinti che il regime avesse inventato un nuovo rapporto fra teoria e prassi; mentre in tutte le epoche storiche le ideologie avevano influenzato la politica, nel senso che le decisioni politiche erano state orientate dalle diverse teorie, nel regime fascista la prassi politica si era sostituita alla teoria, non aveva bisogno di legittimazioni teoriche, poteva creare un nuova realtà costruendola su un senso collettivo della vita dell’uomo. Nemici dell’ individualismo, che gli appariva figlio di un'epoca superata dall'avvento del fascismo, i giovani antigentiliani rivendicarono con orgoglio che il regime cui appartenevano considerava l'agire politico superiore a qualunque altra espressione dell'esistenza umana. Un discorso analogo riguarda i teorici del fascismo, che contribuirono alla definizione della dottrina del fascismo, della sua cultura politica e dei suoi valori. Molti furono severi antigentiliani, come Francesco Orestano, Carlo Costamagna e Giorgio Del Vecchio. Altri si erano formati all'attualismo di Gentile, come Ugo Spirito e Armando Carlini. Alcuni ebbero incarichi politici di rilievo, come lo stesso Costamagna, Sergio Panunzio e Carlini, altri ancora non ebbero responsabilità politiche, come Julius Evo-la. Alcuni erano antigentiliani dall'inizio del secolo come Orestano e Del Vecchio, altri lo divennero negli anni trenta, come Costamagna ed Evola. Furono intellettuali molto diversi, che spesso entrarono in contrasto gli uni con gli altri. Basti pensare alla distanza che intercorre fra un cattolico realista come Francesco Orestano e un corporativista come Ugo Spirito o a quella che divide l'idealismo magico diJulius Evola dal giusnaturalismo di Giorgio Del Vecchio, o basti ricordare che Del Vecchio e Panunzio erano neokantiani, mentre Carlini e Spirito erano cresciuti nel neoidealismo italiano. Nonostante ciò, negli anni trenta, tutti questi autori, come gli altri che si sono incontrati nel corso del volume, furono d'accordo nel ritenere che la filosofia di Gentile non potesse rappresentare il riferimento teorico dell'ideologia del fascismo e che, anzi, l'idealismo italiano da filosofia egemone caratterizzava ormai solo una minoranza degli intellettuali italiani. Anche loro, come i giovani, sostennero che il fascismo non aveva bisogno di una filosofia che lo legittimasse, anche se aveva una sua dottrina che postulava il primato della politica intesa come esperienza integrale; celebrava il mito dello stato come soggetto unico capace di risolvere le contraddizioni del regime liberale; rifiutava la democrazia, il socialismo e il liberalismo; e non auspicava il ritorno ad una civiltà premoderna, ma sosteneva l'affermazione di nuova modernità, basata appunto sul primato della politica e dello stato e sul rifiuto di quella emersa dalla rivoluzione francese. Dal 1922 fino al 1944, tuttavia, il principale avversario di Gentile fu il partito fascista che, soprattutto dagli anni trenta, considerò il filosofo un intellettuale estraneo alla politica rivoluzionaria e un pericolo per il processo di fascistizzazione della società e dello stato. Da parte sua, Gentile ribadì spesso che lo scopo del fascismo doveva essere quello di creare un'Italia fascista e che il Pnf avrebbe dovuto sciogliersi all'interno delle strutture dello stato per collaborare ad educare gli italiani, tutti gli italiani, i fascisti e gli antifascisti, alla nuova fede fascista. Era convinto, infatti, che la grande trasformazione del paese non potesse coincidere con il dominio di un partito, cioè di una parte, sulla società italiana e in questo senso accusava il Pnf di esprimere una logica faziosa, non dissimile da quella dei partiti politici del primo dopoguerra. Per Gentile, un partito diverso dagli altri sarebbe stato un partito-sentinella dello stato, un partito in grado di controllare l'ortodossia dei suoi iscritti e di collaborare alla creazione del totalitarismo fascista. E così, mentre il filosofo pensava che il fascismo avrebbe costruito lo stato degli italiani perché il fascismo era l'Italia, il partito non accettava l'approccio statalistico del filosofo. Gli esponenti del Pnf avevano, ed erano orgogliosi di avere, una concezione della politica faziosa. Proprio per questo rivendicavano il carattere rivoluzionario del loro partito rispetto ad uno stato che avrebbe dovuto rappresentare l'esito dell'azione del partito, ma che da diversi punti di vista resisteva all'urto della forza politica fascista. Sembrerebbe allora, come molti sostengono, che Gentile si sbagliò pensando di poter realizzare un proprio fascismo e non comprendendo quello che trasformò l'Italia in un regime ditta- toriale. Sembrerebbe, cioè, che data la natura e la diffusione dell'antigentilianesimo, dalla seconda metà degli anni venti all'inizio degli anni quaranta, avessero ragione i suoi avversari accusandolo di non essere fascista. In realtà, lo si è affermato più volte e lo si ribadisce concludendo questo lavoro, il filosofo cercò di realizzare un progetto che, per molti e decisivi aspetti, coincideva con quello del partito. Anche Gentile contribuì a creare un regime che celebrava il mito dello stato e aveva della politica una concezione integrale e assoluta. Come i fascisti, anche lui considerava il fascismo come una missione da svolgere, come un impegno politico ed esistenziale costante. E, come loro, riteneva che per costruire una nuova politica fosse necessario superare molteplici ostacoli, mediare fra esigenze diverse, aspettare i tempi della politica senza per questo mettere in discussione l'appartenenza al partito fascista o la valenza del progetto politico. Del resto, dal 1922 al 1944, Gentile ribadì più volte di essere un precursore del fascismo, individuando i presupposti filosofici del pensiero fascista nel socialismo di Marx, nel sindacalismo rivoluzionario di Sorel, e nell'idealismo italiano contemporaneo. Come si è cercato di sottolineare, Gentile riteneva che l'antintellettualismo dei fascisti derivasse da una scelta teorica che l'idealismo italiano aveva contribuito a determinare. E per questo di fronte agli attacchi più duri, alle critiche di chi lo accusava di essere un liberale, e di aver aderito al fascismo solo per realizzare la riforma scolastica, per tutti i ventidue anni in cui si dichiarò fascista, rispose rivendicando il ruolo che il suo pensiero aveva avuto nel provocare l'avvento del nuovo regime. Nei primi quindici anni del fascismo gli scontri fra gli esponenti del partito e Gentile non arrivarono mai al punto di rottura del 1937, che fu provocato dal segretario del Pnf Starace. In questo senso si potrebbe concludere sostenendo che il partito determinò la sconfitta del filosofo. Non sarebbe sbagliato. Aggiungendo però che, accanto al Pnf, alla fine degli anni trenta, l'antigentiliano più importante e più autorevole fu Bottai. E, infatti, la sua carta della scuola del 1939 ebbe il sostegno degli antigentiliani più agguerriti e degli ex gentiliani che condividevano l'impegno nel totalitarismo fascista di quegli anni e accolsero con entusiasmo un progetto incentrato sull'identità fra politica e cultura. Bottai aveva saputo tenere insieme le diverse anime dell'ideologia fascista in una sintesi che riusciva a soddisfare i fascisti come Paolo Orano e Carlo Costamagna e gli intellettuali come Carlini, come Spirito, come Pellizzi o come i giovani Guf della scuola di mistica di Milano. Un esempio emblematico di questo orientamento politico fu la rivista «Primato» in cui all'inizio degli anni quaranta si ritrovarono giovani fascisti, antigentiliani ed ex gentiliani, tutti d'accordo nel presentare il fascismo come un regime rivoluzionario, moderno e totalitario. E tutti d'accordo nel ritenere che Gentile non potesse più svolgere il ruolo che aveva avuto nei primi anni del regime, perchè non era stato in grado di rispondere alle sfide degli anni successivi. Gentile morì nell'aprile del 1944. Un anno dopo per l'Italia la guerra era davvero finita. Nei mesi che seguirono l'uccisione del filosofo, la maggior parte degli intellettuali italiani dichiarò al tribunale per l'epurazione di essere stato antigentiliano già dal 1922 e di essersi opposto al fascismo ufficiale, che aveva nel filosofo idealista il suo più importante ideologo. Ma a questo punto, come già si notava, solo un grande scrittore potrebbe restituire il senso dell'assurdo e quello della tragedia per cui gli intellettuali italiani, quelli che si accinsero ad offrire il proprio contributo alla nascente repubblica, sostennero di essere stati tutti antigentiliani perché, in fondo, fascisti eterodossi se non addirittura antifascisti. ( 8 )

NOTE

0. Tra libri, articoli e recensioni la vastissima produzione del professor Gregor dedicata al fascismo è impressionante, mi limito a citare soltanto i lavori più importanti :

Gregor, A. James. The Ideology of Fascism: The Rationale of Totalitarianism. New York: Free Press, 1969. (tradotto in italiano, L'Ideologia del Fascismo. Milano. Il Borghese,1974)

Gregor, A. James. Interpretations of Fascism. Morristown, N.J.: General Learning Press, 1974. (Tradotto in italiano, Il fascismo interpretazioni e giudizi, Roma,. Volpe Editore, 1977)

Gregor, A. James. Sergio Panunzio, Il Sindacalismo ed il Fondamento Razionale del Fascismo. Roma, Giovanni Volpe Editore, 1978.

Gregor, A. James. Young Mussolini and the Intellectual Origins of Fascism. Berkeley: University of California Press, 1979.

Gregor, A, James. Roberto Michels e l'ideologia del fascismo. Rome: Giovanni Volpe Editore, 1979.

Gregor, A, James. Italian Fascism and Developmental Dictatorship. Princeton: Princeton University Press, 1979.

Gregor, A, James. Phoenix: Fascism in Our Time. New Brunswick: Transaction, 1999. 208p.

Gregor, A, The Faces of Janus: Marxism and Fascism in the Twentieth Century. New Haven, CT: Yale University Press, 2000. 256p.

Gregor, A, James. Giovanni Gentile : philosopher of fascism, New Brunswick, N.J.: Transaction Publishers, 2001

Gregor, A, James. Origins and Doctrine of Fascism: Giovanni Gentile, Transaction Publishers, 2nd ed. 2004.

Gregor, A, James. The Search For Neofascism, Cambridge University Press, 2006

Gregor, A, James. Mussolini's Intellectuals: Fascist Social and Political Thought, Princeton University Press, new ed. 2006

Gregor, A, James. Marxism, Fascism and Totalitarianism : Chapters in the Intellectual History of Radicalism, Stanford University Press, 2008

1. Mussolini, discorso del 20 novembre 1939, La consegna del Duce, in “Dottrina fascista”, anno V, numero speciale, ottobre-gennaio 1940-41

2. T.Carini, Niccolò Giani e la scuola di Mistica fascista, Milano, 2009, p. 125.

3. N. Giani, Aver coraggio, Dottrina fascista, settembre 1937.

4. T.Carini, op. cit. p. 128

5. Generazioni di Mussolini sul piano dell’ impero, estratto dalla rivista Tempo di Mussolini, n. 2 1937

6. Enciclopedia Italiana vol. XIV pp. 847 – 851

7. P. Buchignani, La rivoluzione in camicia nera, Milano, 2006, p. 165-167

8. A. Tarquini, Il Gentile dei fascisti, Bologna, 2009, p. 365-369

_________________
" Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica,che è conoscenza di Mussolini" (N. Giani)


Ultima modifica di Marcus il Sab Feb 13, 2010 10:57 am, modificato 1 volta in totale
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